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dossier TENDE DA SOLE
anno 2015

EDILIZIA PRIVATA: L'intervento di montaggio tenda parasole è da qualificarsi come manutenzione straordinaria.
Questo Tribunale ha recentemente rilevato che: <<con riguardo alle tende parasole, il Collegio rileva che in giurisprudenza possono registrarsi tre diverse posizioni.
Secondo un primo orientamento, si tratterebbe di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiederebbe, in quanto tale, alcun titolo concessorio.
Secondo un'opposta opinione, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del Permesso di costruire.
Secondo, infine, una posizione intermedia, l’istallazione di tende da sole rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001>>,
Il Collegio condivide quest’ultima configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, del D.P.R. n. 380/2001, nel testo precedente alle modifiche introdotte dalla legge 11.11.2014, n. 164.
Infatti, le tende solari, pur alterando lo stato dei luoghi nei quali vengono installate (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio, in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia.
---------------
Il Collegio ritiene applicabile le considerazioni appena esposte anche al caso di specie, che non sono inficiate dalla circostanza rilevata da parte ricorrente secondo cui tali strutture avrebbero carattere duraturo a prescindere dal periodo in cui vengono concretamente utilizzate.
Sul punto, sempre con particolare riferimento alle tende parasole installate nell’ambito di attività del tipo di quella per cui è causa, la giurisprudenza amministrativa ha infatti rilevato che: <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>>.
Si deve quindi ritenere che, nel caso di specie, l’intervento edilizio costituito dall’installazione di due strutture in ferro di supporto ad un tendaggio di copertura predisposto al fine di offrire riparo dal sole o dalla pioggia agli avventori del locale esercito dalla ricorrente rientrino nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria sottratte, quindi, al regime del Permesso di costruire.
Tali strutture, al più, sono assoggettate al regime semplificato della d.i.a. (ora s.c.i.a.), la cui inosservanza comporta l’irrogazione di una sanzione pecuniaria, ai sensi dell’art. 37, co. 1, del Testo unico dell’edilizia, di cui al D.P.R. n. 380/2001.

---------------
... per l'annullamento:
- delle ordinanze del Responsabile del Servizio Urbanistica ed Edilizia del Comune di Campomarino nn. 21 e 22, prot. nn. 11358 e 11359 del 14.08.2007, aventi ad oggetto la rimozione, rispettivamente, di n. 1 struttura piramidale in ferro poggiante su 4 montanti e copertura con un telo plastificato per la superficie di mq 100 e n. 2 strutture analoghe per la superficie di 32 mq. nonché l'ordine di ripristino dello status quo ante;
- delle note prot. 5958 del 03.05.2007 e 6858 del 17.05.2007, dei verbali di polizia municipale del Comune di Campomarino n. 11/07 del 20.04.2007 e n. 12/2007 del 05.05.2007.
...
Il ricorso è meritevole di accoglimento.
Questo Tribunale in una fattispecie analoga a quella oggetto del presente giudizio ha recentemente rilevato che: <<con riguardo alle tende parasole, il Collegio rileva che in giurisprudenza possono registrarsi tre diverse posizioni.
Secondo un primo orientamento, si tratterebbe di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiederebbe, in quanto tale, alcun titolo concessorio (TAR Lombardia Milano, sez. III, 31.07.2006, n. 1890).
Secondo un'opposta opinione, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del Permesso di costruire (TAR Basilicata, sez. I, 27.06.2008, n. 337).
Secondo, infine, una posizione intermedia, l’istallazione di tende da sole rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001
>>,
Il Collegio condivide quest’ultima configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, del D.P.R. n. 380/2001, nel testo precedente alle modifiche introdotte dalla legge 11.11.2014, n. 164.
Infatti, le tende solari, pur alterando lo stato dei luoghi nei quali vengono installate (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio, in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia (così: TAR Molise, sez I, 04.05.2015, n. 181; TAR Molise, sez. I, 31.01.2014, n. 66).
Il Collegio ritiene applicabile le considerazioni appena esposte anche al caso di specie, che non sono inficiate dalla circostanza rilevata da parte ricorrente secondo cui tali strutture avrebbero carattere duraturo a prescindere dal periodo in cui vengono concretamente utilizzate.
Sul punto, sempre con particolare riferimento alle tende parasole installate nell’ambito di attività del tipo di quella per cui è causa, la giurisprudenza amministrativa ha infatti rilevato che: <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>> (così: Cons. Stato, sez. IV, 17.05.2010, n. 3127).
Si deve quindi ritenere che, nel caso di specie, l’intervento edilizio costituito dall’installazione di due strutture in ferro di supporto ad un tendaggio di copertura predisposto al fine di offrire riparo dal sole o dalla pioggia agli avventori del locale esercito dalla ricorrente rientrino nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria sottratte, quindi, al regime del Permesso di costruire (cfr.: TAR Molise 181/2015, cit.; TAR Campania, Napoli Sez. IV, 12.10.2011, n. 5324; TAR Campania, Napoli Sez. IV, 16.12.2011, 5919).
Tali strutture, al più, sono assoggettate al regime semplificato della d.i.a. (ora s.c.i.a.), la cui inosservanza comporta l’irrogazione di una sanzione pecuniaria, ai sensi dell’art. 37, co. 1, del Testo unico dell’edilizia, di cui al D.P.R. n. 380/2001 (cfr: TAR Molise 31.01.2014, n. 66).
In definitiva, il ricorso deve essere accolto e le ordinanze gravate annullate (TAR Molise, sentenza 04.12.2015 n. 459 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Sulla qualificazione dell'intervento di installazione tenda parasole.
Con riguardo alle tende parasole, il Collegio rileva che in giurisprudenza possono registrarsi tre diverse posizioni.
Secondo un primo orientamento, si tratterebbe di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiederebbe, in quanto tale, alcun titolo concessorio.
Secondo un'opposta opinione, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del Permesso di costruire.
Secondo, infine, una posizione intermedia, l’istallazione di tende da sole rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001.
Il Collegio condivide quest’ultima configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, D.P.R. n. 380/2001, nel testo precedente alle modifiche introdotte dalla legge 11.11.2014, n. 164.
Infatti, le tende solari, pur alterando lo stato dei luoghi nei quali vengono installate (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio, in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia.
Con particolare riferimento alle tende parasole installate proprio nell’ambito di attività del tipo di quella oggetto del presente giudizio, il Consiglio di Stato ha rilevato che: <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>>.
Si deve quindi ritenere che, nel caso di specie, l’intervento edilizio costituito dall’installazione di una struttura di supporto di una tenda rientri, per quanto di una certa ampiezza, nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria e che quindi non sia sottoposto al regime del Permesso di costruirre..
Il Collegio osserva ancora, per ragioni di completezza, che a seguito delle modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 prima dall’art. 5, del D.L. 25.03.2010, n. 40 (convertito con L. 22.05.2010, n. 73), e in ultimo con il D.L. 12.09.2014, n. 133, che ha convertito in legge il d.l. 11.09.2014, sul regime giuridico degli interventi di manutenzione straordinaria (entrate in vigore in data successiva a quella di accertamento delle opere per cui è causa), tali interventi possono ormai essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione, anche per via telematica, di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest’ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00.

... per l'annullamento dell’ordinanza n. 7 prot. 1986 del 06.03.2014 notificata il 10.03.2014 con cui il Responsabile del Terzo Settore del Comune di Agnone ha ingiunto al sig. -OMISSIS- di demolire l'opera realizzata e ripristinare lo stato dei luoghi entro 90 giorni, di ogni atto presupposto, connesso e/o conseguente.
...
Con riguardo alle tende parasole, il Collegio rileva che in giurisprudenza possono registrarsi tre diverse posizioni.
Secondo un primo orientamento, si tratterebbe di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiederebbe, in quanto tale, alcun titolo concessorio (TAR Lombardia Milano, sez. III, 31.07.2006, n. 1890).
Secondo un'opposta opinione, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del Permesso di costruire (TAR Basilicata, sez. I, 27.06.2008, n. 337).
Secondo, infine, una posizione intermedia, l’istallazione di tende da sole rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001.
Il Collegio condivide quest’ultima configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, D.P.R. n. 380/2001, nel testo precedente alle modifiche introdotte dalla legge 11.11.2014, n. 164.
Infatti, le tende solari, pur alterando lo stato dei luoghi nei quali vengono installate (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio, in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia (cfr. TAR Campania Napoli Sez. IV, 02.12.2008, n. 20791).
Con particolare riferimento alle tende parasole installate proprio nell’ambito di attività del tipo di quella oggetto del presente giudizio, il Consiglio di Stato ha rilevato che: <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>> (Cons. Stato, sez. IV, 17.05.2010, n. 3127).
Si deve quindi ritenere che, nel caso di specie, l’intervento edilizio costituito dall’installazione di una struttura di supporto di una tenda rientri, per quanto di una certa ampiezza, nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria e che quindi non sia sottoposto al regime del Permesso di costruire (TAR Campania, Napoli Sez. IV, 12.10.2011, n. 5324; TAR Campania, Napoli Sez. IV, 16.12.2011, 5919).
Il Collegio osserva ancora, per ragioni di completezza, che a seguito delle modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 prima dall’art. 5, del D.L. 25.03.2010, n. 40 (convertito con L. 22.05.2010, n. 73), e in ultimo con il D.L. 12.09.2014, n. 133, che ha convertito in legge il d.l. 11.09.2014, sul regime giuridico degli interventi di manutenzione straordinaria (entrate in vigore in data successiva a quella di accertamento delle opere per cui è causa), tali interventi possono ormai essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione, anche per via telematica, di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest’ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00 (cfr. TAR Campania, sez. IV, 01.12.2014, n. 6197) (TAR Molise, sentenza 04.05.2015 n. 181 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2013

EDILIZIA PRIVATA: Le opere appartenenti alla tipologia de qua (ndr: tenda con struttura metallica ancorata alla parete e al pavimento, e copertura in telo ombreggiante) sono configurabili come interventi di manutenzione straordinaria, ai sensi dell'art. 3, comma primo, D.P.R. n. 380/2001, ciò in quanto "le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell'edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell'immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia)".
Consegue, dalla predetta qualificazione dell'intervento de quo, la sua estraneità al regime demolitorio, presupponente la necessità -non riscontrabile nella specie- dell'acquisizione del permesso di costruire ai fini della sua legittima realizzazione.
Come statuito con la sentenza citata, infatti, a seguito delle modifiche apportate all'art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall'art. 5, del D.L. 25.03.2010, n. 40 (convertito con L. 22.05.2010, n. 73), gli interventi di manutenzione straordinaria possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest'ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00.

Iniziando dall'opera costituita da "tenda con struttura metallica ancorata alla parete e al pavimento, e copertura in telo ombreggiante", deve richiamarsi l'orientamento giurisprudenziale ben rappresentato da TAR per la Campania, Napoli, Sez. IV, 16.12.2011, n. 5919, a mente del quale le opere appartenenti alla tipologia de qua sono configurabili come interventi di manutenzione straordinaria, ai sensi dell'art. 3, comma primo, D.P.R. n. 380/2001, ciò in quanto "le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell'edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell'immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia)".
Consegue, dalla predetta qualificazione dell'intervento de quo, la sua estraneità al regime demolitorio, presupponente la necessità -non riscontrabile nella specie- dell'acquisizione del permesso di costruire ai fini della sua legittima realizzazione.
Come statuito con la sentenza citata, infatti, a seguito delle modifiche apportate all'art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall'art. 5, del D.L. 25.03.2010, n. 40 (convertito con L. 22.05.2010, n. 73), gli interventi di manutenzione straordinaria possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest'ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00 (TAR Campania-Salerno, Sez. I, sentenza 21.06.2013 n. 1377  - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: La tenda (da sole) è più che amovibile nell’immediato ed avvolgibile in sé. La stessa è oggettivamente precaria e di carattere occasionale senza che ne risulti alcun aumento volumetrico di aspetto tridimensionale e stabile; la medesima sembra anche atteggiarsi come di utilità alla struttura principale quale pertinenza.
Conseguentemente, è illegittimo l'ordine di rimozione della stessa in quanto installata abusivamente sulla presunzione della necessità preventiva di un permesso comunale.

... per l'annullamento dell'ordine di rimozione di tenda da sole e canale di raccolta acque piovane prot. n. 16886/12.
...
Con l’ordinanza qui impugnata è stato imposto al ricorrente di rimuovere e demolire una tenda da sole, non meglio descritta nello stesso atto di cui sopra ed un canale di gronda e di scolo dell’acqua piovana disposto in fregio ad una finestra di un appartamento altrui il cui proprietario è stato qui chiamato in giudizio, ritenendo il Comune medesimo trattarsi, nel caso, di opere necessitanti un preventivo permesso qualificandosi così le stesse ed allo stato di carattere abusivo.
Ovviamente la difesa del ricorrente, ritenendo essere stata messa in campo una fallace interpretazione di varie norme di cui al DPR 3820/2001 e alla L.R. 12/2005 e l’insistenza di vari profili del vizio di eccesso di potere, ha finito col concludere che le opere sopra descritte non necessiterebbero di alcun titolo legittimante data la loro natura e la loro funzione.
Il Comune, costituitosi in giudizio, ha controbattuto ritenendo infondato il ricorso.
All’Udienza Pubblica dell’08/05/2013, la causa è stata spedita in decisione.
Il ricorso è fondato.
Ed invero la tenda è più che amovibile nell’immediato ed avvolgibile in sé. La stessa è oggettivamente precaria e di carattere occasionale senza che ne risulti alcun aumento volumetrico di aspetto tridimensionale e stabile; la medesima sembra anche atteggiarsi come di utilità alla struttura principale quale pertinenza.
Per quanto riguarda invece il canale di scolo, a tutto concedere, lo stesso può definirsi come strumento di sostanziale manutenzione teso ad evitare infiltrazioni ed umidità. Ovviamente simili declinazioni lasciano salvi tutti i diritti di terzi in relazione ad eventuali vertenze privatistiche.
Le spese di lite della presente vertenza sono a carico del Comune soccombente e sono quantificate in dispositivo, data la vasta letteratura giurisprudenziale conforme all’esito di cui sopra (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 16.05.2013 n. 468 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Posizionamento telo ombreggiante.
La sentenza affronta il tema della rilevanza penale degli interventi edilizi “minimi” (con nota dell'Avv. Alessandro Brustia) (link a www.lexambiente.it - TRIBUNALE di Novara, sentenza 14.05.2013 n. 656).

anno 2011

EDILIZIA PRIVATAL’istallazione di tende solari rientra nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determina alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario è costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001.
Infatti, le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell'edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell’immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia).
L’assenza della necessità del permesso di costruire ha, inoltre, ricevuto l'avallo del Consiglio di Stato in relazione ad una fattispecie di maggiore gravità rispetto a quella oggi in discussione, secondo cui <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>>).
Il Collegio osserva peraltro, al riguardo, che a seguito delle modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall’art. 5, del D.L. 25.03.2010, n. 40 (convertito con L. 22.05.2010, n. 73) sul regime giuridico degli interventi di manutenzione straordinaria, tali interventi possono ormai essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest’ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00.
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Il fatto che l’area dell’intervento sia sottoposta a vincolo paesaggistico comporta in ogni caso la necessità per l’interessato di munirsi dell’autorizzazione della competente Sovrintendenza.
Pur trattandosi, infatti, di intervento di manutenzione straordinaria, l’autorizzazione è comunque necessaria, in quanto si tratta di un intervento che, per sua natura, altera (anche se in modo del tutto transeunte e contingente) lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici (cfr. art. 149, comma primo, lett. a), D.Lgs. n. 42/2004).
L’autorizzazione paesaggistica potrebbe eventualmente essere rilasciata in sanatoria, trattandosi, per l’espressa codificazione normativa appena riportata, di intervento potenzialmente sussumibile nella fattispecie derogatoria di cui all’articolo 167, comma 4, lett. “a”, D.Lgs. n. 42/2004 (riguardante lavori che non hanno determinato creazione di superfici utili o di volumi), nonché –per quanto più sopra considerato in ordine alla natura giuridica dell’intervento in questione- in quella di cui alla lett. “c” della medesima disposizione (concernente lavori integranti interventi di manutenzione straordinaria).
Il ricorso merita accoglimento.
Il provvedimento gravato si fonda sull'erroneo presupposto che il contestato intervento sia sottoposto al regime del permesso di costruire.
Come compiutamente evidenziato dalla recente sentenza di questa Sezione n. 5324 del 12.10.2011, sulla problematica concernente l’individuazione del titolo edilizio necessario per l'istallazione di tende solari, si registravano in giurisprudenza, prima della modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall’art. 5 D.L. 25.03.2010, n. 40, tre diverse posizioni.
Secondo un primo orientamento, si sarebbe trattato di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiedeva, in quanto tale, alcun titolo concessorio (cfr. TAR Lombardia Milano, sez. III, 31.07.2006, n. 1890).
Secondo un'opposta opinione, invece, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del permesso di costruire (cfr. TAR Basilicata, sez. I, 27.06.2008, n. 337).
A parere, infine, di una posizione intermedia (espressa proprio da questa Sezione con la sentenza 02.12.2008, n. 20791), l’istallazione di tende solari rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001.
Il Collegio ribadisce, in accordo con quanto recentemente espresso nella già richiamata sentenza n. 5324 del 12.10.2011, di condividere la riferita configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, D.P.R. n. 380/2001.
Infatti, le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell'edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell’immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia).
Al riguardo, difatti, l’articolo 6, comma 1, lettera d), del Regolamento Edilizio del Comune di Napoli fa rientrare fra le opere di manutenzione straordinaria, le <<opere finalizzate alla sistemazione di spazi esterni, che non comportino la realizzazione di superfici utili o volumi, quali: - realizzazione di giardini, opere di arredo, quali vasche, aiuole per impianti floreali o arborei, fontane, eccetera; realizzazione di pergolati, grillages e gazebi>>.
L’assenza della necessità del permesso di costruire ha, inoltre, ricevuto l'avallo del Consiglio di Stato in relazione ad una fattispecie di maggiore gravità rispetto a quella oggi in discussione (cfr. C.d.S., sez. IV, 17.05.2010, n. 3127, secondo cui <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>>).
Si deve quindi ritenere che, nel caso di specie, il contestato intervento edilizio rientri nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria e che quindi fosse sottoposto, alla data in cui è stato realizzato, al regime della denuncia di inizio attività, all’epoca applicabile a tale categoria di opere, ai sensi delle richiamate disposizioni normative di cui agli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001.
Il Collegio osserva peraltro, al riguardo, che a seguito delle modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall’art. 5, del D.L. 25.03.2010, n. 40 (convertito con L. 22.05.2010, n. 73) sul regime giuridico degli interventi di manutenzione straordinaria (entrate in vigore in data successiva a quella di realizzazione delle opere per cui è causa), tali interventi possono ormai essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest’ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00.
Alla luce delle considerazioni che precedono, si deve pertanto ritenere che l'impugnato provvedimento di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi risulti affetto dai vizi denunciati dal momento che esplicitamente postula che per la sua realizzazione sia necessario il permesso di costruire.
Si tratta, infatti, per quanto più sopra esposto, di affermazione assolutamente non corretta sul piano giuridico.
Nella sua memoria difensiva, il Comune di Napoli mostra di condividere la suindicata impostazione secondo cui l'intervento in questione è ascrivibile alla tipologia della manutenzione straordinaria (sottoposto quindi a denuncia di inizio attività).
Tuttavia, deduce che non risulta l'interessato abbia presentato alcuna denuncia in tal senso e pertanto, l'intervento in questione sarebbe stato realizzato “senza titolo” e quindi l'impugnato ordine demolitorio sarebbe pienamente legittimo ai sensi dell'articolo 27, comma secondo, D.P.R. n. 380/2001.
Inoltre, l’avvocatura comunale eccepisce l’inammissibilità del ricorso.
Parte ricorrente non avrebbe difatti contestato che l’area in questione sia sottoposta a vincolo paesaggistico ovverosia il presupposto in base ai quali è stata ordinata la demolizione ai sensi del citato articolo 27, comma secondo, D.P.R. n. 380/2001.
Il Collegio, al riguardo, ritiene di non discostarsi sostanzialmente da quanto recentemente espresso nell’analogo caso di cui alla già citata sentenza di questa Sezione n. 5324 del 12.10.2011, sia pure in base ad argomentazioni parzialmente diverse.
Le argomentazioni difensive dell’avvocatura comunale (che introducono un nuovo elemento di valutazione in sede giudiziale e che quindi sarebbero tecnicamente inammissibili, per il divieto di integrazione “postuma” della motivazione), non possono tuttavia essere condivise, in quanto da un lato contrastano con l’obiettiva circostanza che l’unico profilo motivazionale contenuto nel provvedimento impugnato sia quello dell’asserita –ma erronea- necessità del permesso di costruire (senza alcuna altra distinzione o specificazione) e, dall’altro, non tengono conto dell’autonomia dei due diversi titoli, quello edilizio e quello paesaggistico, sancita normativamente dall’art. 146, comma quarto, D.Lgs. n. 42/2004.
Inoltre, la semplice menzione della circostanza che l’area in questione sia sottoposta a vincolo paesaggistico e l’indicazione dell’art. 27, comma 2, della legge n. 380/2001 non costituiscono un autonomo motivo dell’atto gravato tale da giustificare da solo il provvedimento negativo, facente sorgere l’onere di impugnativa.
Anzi, al contrario, il mero riferimento a tali circostanze, in assenza di alcuna specificazione in ordine alla mancanza di autorizzazione paesaggistica ed alla deduzione di tale circostanza come presupposto della misura sanzionatoria, non è sufficiente a far considerare l’aspetto dell’assenza di titolo paesaggistico quale motivazione della misura sanzionatoria, che si concentra invece sul profilo della necessità del permesso di costruire.
Al riguardo, il fatto che l’area dell’intervento sia sottoposta a vincolo paesaggistico -pur non mutando per quanto anzidetto la questione per quanto riguarda la legittimità del provvedimento gravato- comporta in ogni caso la necessità per l’interessato di munirsi dell’autorizzazione della competente Sovrintendenza.
Pur trattandosi, infatti, di intervento di manutenzione straordinaria, l’autorizzazione è comunque necessaria, in quanto si tratta di un intervento che, per sua natura, altera (anche se in modo del tutto transeunte e contingente) lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici (cfr. art. 149, comma primo, lett. a), D.Lgs. n. 42/2004).
L’autorizzazione paesaggistica potrebbe eventualmente essere rilasciata in sanatoria, trattandosi, per l’espressa codificazione normativa appena riportata, di intervento potenzialmente sussumibile nella fattispecie derogatoria di cui all’articolo 167, comma 4, lett. “a”, D.Lgs. n. 42/2004 (riguardante lavori che non hanno determinato creazione di superfici utili o di volumi), nonché –per quanto più sopra considerato in ordine alla natura giuridica dell’intervento in questione- in quella di cui alla lett. “c” della medesima disposizione (concernente lavori integranti interventi di manutenzione straordinaria).
In conclusione, il ricorso deve essere accolto, nei termini e per le ragioni suindicate, con conseguente annullamento dell'impugnata Disposizione Dirigenziale (TAR Campania-Napoli, Sez. IV, sentenza 16.12.2011 n. 5919 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAL'installazione di n. 3 tende solari estensibili per complessivi ml. 17,00 x 3,00 di sporgenza si configura quale intervento di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, D.P.R. n. 380/2001.
Infatti, le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell'edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell’immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia).
L’assenza della necessità del permesso di costruire ha, inoltre, ricevuto l'avallo del Consiglio di Stato in relazione ad una fattispecie di maggiore gravità rispetto a quella oggi in discussione, secondo cui <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>>.
Tuttavia è bene notare al riguardo, ancorché non applicabile al caso di specie (in quanto sono state introdotte in data successiva a quella di realizzazione delle opere per cui è causa), che le modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall’art. 5 D.L. 25.03.2010, n. 40 (conv. L. 22.05.2010, n. 73) sul regime giuridico degli interventi di manutenzione straordinaria comporta che tali interventi possono ormai essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest’ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00.
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Il fatto che l’area dell’intervento sia sottoposta a vincolo paesaggistico comporta in ogni caso la necessità per l’interessato di munirsi dell’autorizzazione della competente Sovrintendenza.
Pur trattandosi di intervento di manutenzione straordinaria, l’autorizzazione è comunque necessaria, in quanto si tratta di un intervento che, per sua natura, altera (anche se in modo del tutto transeunte e contingente) lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici (cfr. art. 149, comma primo, lett. a), D.Lgs. n. 42/2004).
Si tratta tuttavia di un intervento di <<lieve entità>>, per il quale è applicabile la procedura semplificata disciplinata dal D.P.R. 09.07.2010 n. 139, come stabilito dal relativo Allegato 1, n. 16, che espressamente ricomprende tra tali interventi quelli concernenti la <<collocazione di tende da sole sulle facciate degli edifici per locali destinati ad attività commerciali e pubblici esercizi>> (come nel caso di specie, in cui la tenda è tra l’altro funzionale alla migliore fruizione del corrispondente suolo pubblico di cui il ricorrente è legittimo concessionario).
L’autorizzazione paesaggistica può inoltre essere rilasciata in sanatoria, trattandosi, per l’espressa codificazione normativa appena riportata, di intervento di lieve entità, perfettamente sussumibile, quindi, nella fattispecie derogatoria di cui all’articolo 167, comma 4, lett. “a”, D. Lgs. n. 42/2004 (riguardante lavori che non hanno determinato creazione di superfici utili o di volumi), nonché –per quanto più sopra considerato in ordine alla natura giuridica dell’intervento in questione- in quella di cui alla lett. “c” della medesima disposizione (concernente lavori integranti interventi di manutenzione straordinaria).

Il ricorso è fondato e deve essere accolto.
Come infatti esattamente dedotto dal ricorrente con la prima censura (e come già osservato da questa Sezione in sede cautelare), l’impugnato provvedimento si fonda sull'erroneo presupposto che il contestato intervento (consistente nell'istallazione, nel giugno del 2009, nello spazio antistante l'ingresso dell'esercizio commerciale sito alla via Partenope n. 11, di <<n. 3 tende solari estensibili per complessivi ml. 17,00 x 3,00 di sporgenza>>) sia sottoposto al regime del permesso di costruire (e non invece a quello della Denuncia di Inizio Attività, ratione temporis applicabile alla fattispecie).
In ordine alla problematica concernente l’individuazione del titolo edilizio necessario per l'istallazione di tende solari, occorre rilevare che, in giurisprudenza, prima della modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall’art. 5 D.L. 25.03.2010, n. 40 (conv. L. 22.05.2010, n. 73), si potevano registrare tre diverse posizioni.
Secondo un primo orientamento, si tratterebbe di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiederebbe, in quanto tale, alcun titolo concessorio (cfr. TAR Lombardia Milano, sez. III, 31.07.2006, n. 1890).
Secondo un'opposta opinione, invece, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del permesso di costruire (cfr. TAR Basilicata, sez. I, 27.06.2008, n. 337).
Secondo, invece, una posizione intermedia (espressa proprio da questa Sezione con la sentenza 02.12.2008, n. 20791), l’istallazione di tende solari rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001.
Il Collegio condivide pienamente la riferita configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, D.P.R. n. 380/2001. Infatti, le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell'edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell’immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia).
Non è un caso che, in particolare, per quanto riguarda le opere eseguite nel territorio comunale, il Comune di Napoli espressamente annoveri, nel proprio regolamento edilizio, l’installazione di tende solari nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria (cfr. art. 6, comma primo, lett. g), R.E., che fa a tal fine testuale riferimento agli interventi di <<realizzazione, modifica o integrazione di mostre, vetrine, tende e insegne per gli esercizi commerciali, terziari o artigianali>>).
Tale configurazione ha inoltre ricevuto l'avallo del Consiglio di Stato in relazione ad una fattispecie di maggiore gravità rispetto a quella oggi in discussione (cfr. C.d.S., sez. IV, 17.05.2010, n. 3127, secondo cui <<hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e "pesante" rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di "porticato" o di "veranda"; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)>>).
Si deve quindi ritenere che, nel caso di specie, il contestato intervento edilizio rientri nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria e che quindi fosse sottoposto, alla data in cui è stato realizzato, al regime della denuncia di inizio attività, all’epoca applicabile a tale categoria di opere, ai sensi delle richiamate disposizioni normative di cui agli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001.
E’ bene notare infatti, al riguardo, che le modifiche apportate all’art. 6 D.P.R. n. 380/2001 dall’art. 5 D.L. 25.03.2010, n. 40 (conv. L. 22.05.2010, n. 73) sul regime giuridico degli interventi di manutenzione straordinaria (secondo cui tali interventi possono ormai essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa semplice comunicazione di inizio lavori, con previsione, in caso di mancanza di quest’ultima, di una sanzione pecuniaria pari ad euro 258,00), non possono essere considerate applicabili alla presente fattispecie, in quanto sono state introdotte in data successiva a quella di realizzazione delle opere per cui è causa.
Alla luce delle considerazioni che precedono, si deve pertanto ritenere che l'impugnato provvedimento di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi risulti affetto dei vizi denunciati con la prima censura, dal momento che non soltanto omette di qualificare la natura giuridica dell'intervento contestato, ma esplicitamente postula che per la sua realizzazione sia necessario il permesso di costruire.
Si tratta, infatti, per quanto più sopra esposto, di affermazione assolutamente non corretta sul piano giuridico (che tra l'altro contraddice immotivatamente le risultanze della richiamata istruttoria tecnica del 28/05/2010, in cui si rileva invece che si tratta di manutenzione straordinaria, sottoposta a dichiarazione inizio attività).
Nella sua memoria difensiva, il Comune di Napoli mostra di condividere tale impostazione. Afferma infatti che l'intervento in questione è ascrivibile alla tipologia della manutenzione straordinaria, sottoposto quindi a denuncia di inizio attività. Tuttavia, osserva ancora che l'interessato non ha presentato alcuna denuncia in tal senso e che, inoltre, non ha acquisito il parere favorevole della Sovrintendenza (che sarebbe stato necessario, stante il vincolo paesaggistico gravante sull'area dell'intervento). Nella specie, pertanto, l'intervento in questione sarebbe stato realizzato “senza titolo” e quindi l'impugnato ordine demolitorio sarebbe pienamente legittimo ai sensi dell'articolo 27, comma secondo, D.P.R. n. 380/2001.
Le argomentazioni difensive dell’avvocatura comunale (che introducono un nuovo elemento di valutazione in sede giudiziale e che quindi sarebbero tecnicamente inammissibili, per il divieto di integrazione “postuma” della motivazione), non possono tuttavia essere condivise, in quanto da un lato contrastano con l’obiettiva circostanza che l’unico profilo motivazionale contenuto nel provvedimento impugnato sia quello dell’asserita –ma erronea- necessità del permesso di costruire (senza alcuna altra distinzione o specificazione) e, dall’altro, non tengono conto dell’autonomia dei due diversi titoli, quello edilizio e quello paesaggistico, sancita normativamente dall’art. 146, comma quarto, D.Lgs. n. 42/2004.
In ogni caso, il fatto che l’area dell’intervento sia sottoposta a vincolo paesaggistico non muta i termini della questione, ma comporta semplicemente la necessità per l’interessato di munirsi dell’autorizzazione della competente Sovrintendenza.
Pur trattandosi infatti di intervento di manutenzione straordinaria, l’autorizzazione è comunque necessaria, in quanto si tratta di un intervento che, per sua natura, altera (anche se in modo del tutto transeunte e contingente) lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici (cfr. art. 149, comma primo, lett. a), D.Lgs. n. 42/2004).
Si tratta tuttavia di un intervento di <<lieve entità>>, per il quale è applicabile la procedura semplificata disciplinata dal D.P.R. 09.07.2010 n. 139, come stabilito dal relativo Allegato 1, n. 16, che espressamente ricomprende tra tali interventi quelli concernenti la <<collocazione di tende da sole sulle facciate degli edifici per locali destinati ad attività commerciali e pubblici esercizi>> (come nel caso di specie, in cui la tenda è tra l’altro funzionale alla migliore fruizione del corrispondente suolo pubblico di cui il ricorrente è legittimo concessionario).
L’autorizzazione paesaggistica può inoltre essere rilasciata in sanatoria, trattandosi, per l’espressa codificazione normativa appena riportata, di intervento di lieve entità, perfettamente sussumibile, quindi, nella fattispecie derogatoria di cui all’articolo 167, comma 4, lett. “a”, D. Lgs. n. 42/2004 (riguardante lavori che non hanno determinato creazione di superfici utili o di volumi), nonché –per quanto più sopra considerato in ordine alla natura giuridica dell’intervento in questione- in quella di cui alla lett. “c” della medesima disposizione (concernente lavori integranti interventi di manutenzione straordinaria).
In conclusione, assorbito ogni altro motivo, il ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento dell'impugnata disposizione dirigenziale n. 233 del 15/07/2010 (TAR Campania-Napoli, Sez. IV, sentenza 14.11.2011 n. 5324 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: L’installazione di una tenda da sole facilmente smontabile, in funzione ornamentale ed accessoria del fabbricato e di protezione dalle intemperie, non integra i caratteri propri della costruzione e non necessita quindi di concessione edilizia.
Occorre premettere che, secondo la giurisprudenza amministrativa, l’installazione di una tenda da sole facilmente smontabile, in funzione ornamentale ed accessoria del fabbricato e di protezione dalle intemperie, non integra i caratteri propri della costruzione e non necessita quindi di concessione edilizia (cfr. TAR Toscana, Sez. II, 24.07.1997 n. 470).
Pertanto, ai fini dell’illiceità dell’opera, non vale argomentare sul vincolo di inedificabilità assoluta cui si trova assoggettata l’intera zona, ricompresa nel piano urbanistico territoriale della costiera Sorrentino-Amalfitana, ai sensi dell’art. 5, comma 1, della legge regionale 27.06.1987 n. 35.
Il detto vincolo, infatti, concerne soltanto il rilascio delle concessioni edilizie (oggi, dei permessi di costruire) e, ai sensi del comma 4, non si applica agli interventi subordinati ad autorizzazione ed a quelli per i quali non sono necessari né la concessione, né l’autorizzazione (TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 27.04.2011 n. 748 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2008

EDILIZIA PRIVATA: La "struttura in ferro stilizzata … a falda ondulata e leggermente inclinata … parzialmente coperta da pannelli trasparenti in policarbonato … corredata da tre tende ritraibili di mq. 36 per m. 3 di altezza", sul terrazzino di pertinenza dell’immobile, per la sua tipologia e per l’uso di materiali dal non rilevante impatto visivo, può ritenersi un arredo dello spazio esterno con la conseguenza che la stessa può farsi rientrare fra le opere di manutenzione straordinaria, ai sensi dell’articolo 6 del Regolamento Edilizio del Comune.
Sicché, illegittimo si rileva il provvedimento impugnato con il quale il Comune erroneamente ha ritenuto le opere, realizzate dal ricorrente, di ristrutturazione edilizia con la conseguente irrogazione della sanzione demolitoria.

Al riguardo si deve rilevare che, come risulta dagli atti, il Comune ha sanzionato la realizzazione di una <<struttura in ferro stilizzata … a falda ondulata e leggermente inclinata … parzialmente coperta da pannelli trasparenti in policarbonato … corredata da tre tende ritraibili>> di mq. 36 per m. 3 di altezza, sul terrazzino di pertinenza dell’immobile sito in Napoli via ....
Tale struttura, per la sua tipologia e per l’uso di materiali dal non rilevante impatto visivo, come emerge anche dalle foto depositate, può ritenersi, come sostenuto dal ricorrente, un arredo dello spazio esterno con la conseguenza che la stessa può farsi rientrare, come pure sostenuto dal ricorrente nel quinto motivo di ricorso, fra le opere di manutenzione straordinaria, ai sensi dell’articolo 6 del Regolamento Edilizio del Comune di Napoli.
Infatti l’articolo 6, comma 1 lettera d), del Regolamento Edilizio del Comune di Napoli fa rientrare fra le opere di manutenzione straordinaria, le <<opere finalizzate alla sistemazione di spazi esterni, che non comportino la realizzazione di superfici utili o volumi, quali: - realizzazione di giardini, opere di arredo, quali vasche, aiuole per impianti floreali o arborei, fontane, eccetera; realizzazione di pergolati, grillages e gazebi>>.
Illegittimo si rileva pertanto il provvedimento impugnato con il quale il Comune di Napoli erroneamente ha ritenuto le opere realizzate dal ricorrente di ristrutturazione edilizia con la conseguente irrogazione della sanzione demolitoria (TAR Campania-Napoli, Sez. IV,
sentenza 02.12.2008 n. 20791 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Per l’installazione di tende e/o strutture parasole risulta necessario il rilascio del provvedimento di concessione edilizia, ora denominato permesso di costruire, in quanto opere edilizie che, essendo finalizzate alla migliore fruizione di un immobile, risultano destinate ad essere utilizzate in modo permanente (anche se, come nella specie, solo per alcuni mesi all’anno) e non a titolo precario.
Al riguardo va sottolineato che per l’installazione di tende e/o strutture parasole risulta necessario il rilascio del provvedimento di concessione edilizia, ora denominato permesso di costruire (sul punto cfr. TAR Piemonte Sez. I Sent. n. 1136 del 26.04.2005; TAR Lazio Roma Sez. II-ter Sent. n. 1841 dell’08.03.2002), in quanto opere edilizie che, essendo finalizzate alla migliore fruizione di un immobile, risultano destinate ad essere utilizzate in modo permanente (anche se, come nella specie, solo per alcuni mesi all’anno) e non a titolo precario.
Ma nella specie l’impugnata autorizzazione n. 9 del 05.07.2005 assume la configurazione di un normale permesso di costruire, in quanto dopo l’entrata in vigore del DPR n. 380/2001 la previgente autorizzazione edilizia gratuita è stata sostituita dalla Denuncia di Inizio di Attività, la quale risulta efficace soltanto dopo il mero decorso di 30 giorni, se entro tale termine il competente Dirigente Comunale non adotta il provvedimento inibitorio, previsto dall’art. 23 DPR n. 380/2001.
Mentre anche i permessi di costruire rientrano nell’ampio genus degli atti autorizzatori; al riguardo si osserva che, tenuto conto di quanto statuito dalla Corte Costituzionale nella Sentenza n. 5 del 30.01.1980, secondo cui il diritto di edificare inerisce al diritto di proprietà del suolo, si desume agevolmente che il termine “concessione edilizia”, prima usato dal Legislatore era improprio, in quanto il provvedimento di concessione attribuisce un diritto creato ex novo, mentre l’atto di autorizzazione rimuove un limite legale all’esercizio di un preesistente diritto, come nel caso del diritto di edificare, che costituisce una delle facoltà del diritto di proprietà di un terreno, per cui sarebbe stata più corretta la denominazione di autorizzazione edilizia (la quale poteva essere suddivisa in autorizzazione edilizia gratuita ed autorizzazione edilizia onerosa), anziché quella di concessione edilizia
(TAR Basilicata, sentenza 27.06.2008 n. 337 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2006

EDILIZIA PRIVATA: Circa la collocazione di una tenda a spiovente, sorretta da struttura (in alluminio) mobile zavorrata in appoggio sul selciato, di dimensione corrispondente all’occupazione già autorizzata, costituita da un telo in PVC bianco sostenuto da otto piantane, per la protezione dei fiori esposti alle intemperie, la stessa risulta priva di rilevanza edilizia e non necessita, quindi, di titolo concessorio per la sua installazione.
Il ricorrente espone di essere titolare di autorizzazione rilasciata dal Comune di Milano per l’esercizio del commercio ambulante di fiori, nonché di concessione per l’occupazione di spazio pubblico della superficie di m. 12x5, destinata a posteggio fisso sul Piazzale Cimitero Maggiore.
Lo stesso precisa di aver presentato al Comune di Milano, in data 25.10.1995, domanda di autorizzazione per la collocazione di una tenda a spiovente, sorretta da struttura mobile zavorrata in appoggio sul selciato, di dimensione corrispondente all’occupazione già autorizzata, costituita da un telo in PVC bianco sostenuto da otto piantane, per la protezione dei fiori esposti alle intemperie.
Con successiva nota in data 21.05.1996, l’interessato ha invitato l’amministrazione comunale a pronunciarsi entro il termine di trenta giorni, preavvertendo che, in difetto, avrebbe dato corso al posizionamento della tenda.
L’autorizzazione è stata negata con provvedimenti emessi in data 26.11.1997, in ragione del contrasto tra la tipologia di concessione, relativa a posteggio per banco mobile, e il carattere di permanenza ed inamovibilità della struttura destinata a tenda ombrasole; con gli stessi provvedimenti l’interessato veniva anche diffidato a rimuovere il manufatto abusivamente installato.
...
Ciò posto, il Collegio ritiene che il manufatto in questione, consistente in una intelaiatura in alluminio zavorrata, ma non ancorata al suolo, destinata a fungere da supporto di una tenda parasole, facilmente rimovibile per le modalità in cui è stata posata, risulti privo di rilevanza edilizia e non necessiti quindi di titolo concessorio per la sua installazione (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 31.07.2006 n. 1890 - link a www.giustizia-amministrativa.it).