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dossier BOSCO
anno 2015

EDILIZIA PRIVATA: Beni Ambientali. Bosco ed efficacia del vincolo indipendentemente dalla qualificazione dell'area da parte degli strumenti urbanistici.
La definizione legislativa di "bosco" si applica ai fini dell'individuazione dei territori coperti da boschi di cui all'articolo 142, lett. g), d.lgs. 22.01.2004, n. 42.
I limiti di applicabilità all'applicazione del vincolo, previsti in via del tutto eccezionale dall'art. 142, comma 2, d.lgs. 42 del 2004, dimostrano "a contrariis" che, una volta accertata la natura boschiva di un'area, esso produce effetti indipendentemente da eventuali diverse definizioni ad essa date dagli strumenti urbanistici comunali e comporta l'ineludibile obbligo di presentare all'amministrazione competente il progetto degli interventi che si intendano intraprendere affinché l'area non venga distrutta o vi siano introdotte modificazioni che possano recar pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione (art. 146, commi 1 e 2, d.lgs. n. 42 del 2004).

6.9. Limitandoci per ora alle questioni che attengono alla sussistenza del reato (e dunque alla esistenza del  vincolo violato), è necessario ricordare che la  definizione legislativa di "bosco" «si applica ai fini dell'individuazione dei territori coperti da boschi di cui all'articolo 146, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 29.10.1999, n. 490» (oggi art. 142, lett. g, d.lgs. 22.01.2004, n. 42).
6.10. I limiti di applicabilità all'applicazione del vincolo, previsti in via del tutto eccezionale dall'art. 142, comma 2, d.lgs. 42 del 2004, dimostrano "a contrariis" che, una volta accertata la natura boschiva di un'area, esso produce effetti indipendentemente da eventuali diverse definizioni ad essa date dagli strumenti urbanistici comunali e comporta l'ineludibile obbligo di presentare all'amministrazione competente il progetto degli interventi che si intendano intraprendere affinché l'area non venga distrutta o vi siano introdotte modificazioni che possano recar pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione (art. 146, commi 1 e 2, d.lgs. n. 42 del 2004).
6.11. Il fatto che il PRG del Comune di Pelago classificasse la zona come "area ad attrezzature" ricompresa all'interno del perimetro del centro abitato non vale ad escluderne la natura boschiva (e dunque la sussistenza del vincolo) se, come già detto, sussistevano i requisiti di fatto per classificarla come tale.
6.12. Né rileva il fatto che l'area fosse compresa all'interno del perimetro del centro abitato poiché tale circostanza legittima l'esclusione del vincolo nei soli casi tassativamente ed eccezionalmente previsti dal già citato art. 142, comma 2, d.lgs. n. 42 del 2004, nessuno dei quali ricorre nel caso di specie e comunque mai nemmeno dedotti nei giudizi di merito.
6.13. Non ha nemmeno importanza stabilire se i lavori disposti con D.I.A. dovessero essere o meno autorizzati con permesso di costruire; quel che rileva, perché possa dirsi insussistente il reato di cui all'art. 181, comma 1, d.lgs. 42 del 2004, è che l'intervento, oltre quelli che l'art. 149, stesso d.lgs., già sottrae alla necessità dell'autorizzazione, sia di tale minima consistenza da non avere nemmeno in astratto l'attitudine a ledere i valori paesaggistici protetti
(Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 12.05.2015 n. 19533 - tratto da www.lexambiente.it).

anno 2014

EDILIZIA PRIVATA: Beni ambientali. Individuazione terreni boschivi vincolati.
In tema di tutela del paesaggio ed al fine di individuare i terreni boschivi protetti da vincolo va qualificato come bosco, alla luce della speciale normativa di settore (art. 2 del D.Lgs. 227/2001) qualsiasi terreno coperto da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, sughereti o da macchia mediterranea, con il limite spaziale di una estensione non inferiore a 2000 mq., con larghezza media non inferiore a mt. 20 e con copertura per l’intera superficie non inferiore al 20% (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 10.07.2014 n. 30303 - tratto da www.lexambiente.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Concetto di bosco.
Domanda
Nei terreni boschivi soggetti a incendio è possibile l'attività edificatoria?
Risposta
La Corte di cassazione, sezione terza penale, con la sentenza del 29.07.2013, numero 32807, ha affermato che in tema di tutela del paesaggio, dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo numero 227, del 2001, deve qualificarsi come bosco ogni terreno coperto da vegetazione forestale arborea associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, sughereti o da macchia mediterranea, purché aventi un'estensione non inferiore a 2 mila metri quadrati, con larghezza media non inferiore a metri 20 e copertura non inferiore al 20%. Un tale territorio, pertanto, per i giudici è meritevole di protezione ai sensi della disposizione portata dall'articolo 181 del decreto legislativo 22.01.2004, numero 42.
Per quanto riguarda l'interpretazione del nuovo articolo 10 della legge quadro sugli incendi boschivi, numero 353, del 21.11.2000, così come modificato dalla legge 24.12.2003, numero 350, la giurisprudenza (Tribunale del riesame di Savona) aveva sottolineato che, mentre la normativa antecedente alla succitata legge prevedeva, in modo esplicito, che fosse vietata ogni edificazione su un'area percorsa dal fuoco, con l'eccezione dei casi in cui per detta realizzazione fosse già stata rilasciata, in data precedente l'incendio, la relativa autorizzazione o concessione, la nuova normativa ha escluso il riferimento espresso all'autorizzazione o concessione e si riferisce esclusivamente alla circostanza che la realizzazione dell'opera sia sta prevista prima dell'incendio dagli strumenti urbanistici vigenti a tale data.
La Corte di cassazione con la succitata sentenza ha affermato che l'aggettivo «prevista», richiamato dall'articolo 10 della legge numero 353, del 2000, citata, così come modificato dalla successiva legge numero 350, del 2003, pure su citata, e «prevedibili» non sono affatto sinonimi, atteso che, per ottenere quanto ritenuto dai Giudici del riesame, il legislatore avrebbe dovuto intervenire non tanto sul nomen degli strumenti abilitativi, quanto sul contenuto dell'eccezione, sostituendo all'aggettivo prevista l'aggettivo prevedibile (articolo ItaliaOggi Sette del 16.06.2014).

AMBIENTE-ECOLOGIA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 1 del 02.01.2014, "Approvazione del documento “Indicazioni per gli operatori forestali in applicazione del regolamento (UE) n. 995/2010”" (decreto D.S. 23.12.2013 n. 12634).

anno 2013

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 49 del 02.12.2013, "Adeguamento delle sanzioni amministrative pecuniarie in materia di danni alle superfici boschive e ai terreni soggetti a vincolo idrogeologico (art. 61, comma 14, l.r. n. 31/2008)" (decreto D.S. 26.11.2013 n. 10974).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: T. Millefiori, Sulla definizione normativa di bosco (28.11.2013 - link a www.lexambiente.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: B.U.R. Lombardia, supplemento n. 47 del 19.11.2013, "Approvazione di criteri per la redazione dei piani di assestamento forestale (PAF)" (deliberazione G.R. 08.11.2013 n. 901).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 43 del 21.10.2013, "Individuazione degli interventi di irrilevante impatto sulla stabilità idrogeologica dei suoli, ai sensi dell’articolo 44, comma 6, lettera b), della l.r. 31/2008 e delle relative procedure. Contestuali precisazioni sulla definizione di “Trasformazione del Bosco” (art. 43 l.r. 31/2008) e sulla definizione di “Mutamento di destinazione d’uso del suolo” ai sensi dell’art. 4-quater, comma 5-bis della l.r. 31/2008" (deliberazione G.R. 11.10.2013 n. 773).

EDILIZIA PRIVATA: Beni Ambientali. Nozione onnicomprensiva di area boscata.
L'impostazione “onnicomprensiva” della nozione di bosco è condivisibile poiché quel che rileva, in ultima analisi, è l'identità di ratio che accomuna-la tutela dei terreni coperti da foreste di alto fusto a quella delle aree inserite in un contesto di vegetazione anche di tipo arbustivo (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 29.07.2013 n. 32807 - tratto da www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: BOSCHI E MACCHIA MEDITERRANEA - Nozione onnicomprensiva di area boscata - Legge n. 353/2000 - Art. 181, c. 1, d.lgs. n. 42/2004.
Nell’impostazione "omnicomprensiva" della nozione di bosco quel che rileva, in ultima analisi, è l'identità di ratio che accomuna la tutela dei terreni coperti da foreste di alto fusto a quella delle aree inserite in un contesto di vegetazione anche di tipo arbustivo ( Cons. Stato, sez. IV, 12/03/2013 n. 1481).
BOSCHI E MACCHIA MEDITERRANEA - Nozione di bosco o territorio boschivo - Giurisprudenza - L. n. 353/2000 - Art. 181, c.1, d.lgs. n. 42/2004.
La nozione di bosco o territorio boschivo (di cui al d.lgs. 18.05.2001 n. 227, penalmente tutelato dall'articolo 181 d.lgs. 22.01.2004 n. 42, norma annoverata tra quelle dei capi d'imputazione) deve intendersi in senso normativo e non naturalistico, essendo il senso normativo un concetto estensivo che include anche la macchia mediterranea, qualora (Cass. sez. III, 15/12/2004 n. 48118), comprenda alberi di medio fusto o essenze arbustive ad elevato sviluppo (macchia alta) o in un'accezione ancora più estensiva (Cass. sez. III, 16/11/2006 – 23/01/2007 n. 1874, per cui "deve qualificarsi come bosco, dopo l'entrata in vigore del D.Lgs. 18.05.2001 n. 227, ogni terreno coperto da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, sughereti o da macchia mediterranea, purché aventi un'estensione non inferiore a mq. duemila, con larghezza media non inferiore a metri venti e copertura non inferiore al 20 per cento") di recente pervenuta anche a ritenere tutelata quale area boschiva pure la macchia mediterranea caratterizzata dall'assenza di alberi d'alto fusto (Cass. sez. III, 20/07/2011 n. 28928).
INCENDI BOSCHIVI – Strumenti urbanistici vigenti prima dell'incendio - Concetto di prevedibilità Art. 4, c. 173, L. n. 350/2003 – L. n. 353/2000 Legge quadro in materia di incendi boschivi - Art. 44, c. 1, lett. c), d.p.r. n. 380/2001.
L’articolo 4, comma 173, L. n. 350/2003, (che modifica la L. n. 353/2000 - Legge quadro in materia di incendi boschivi) ha escluso che sia sufficiente la compatibilità delle opere (che, seppur con una intensità semantica minore, può assimilarsi al concetto di prevedibilità) con gli strumenti urbanistici vigenti prima dell'incendio per integrare l'eccezione all'inedificabilità dettata dall'articolo 10, occorrendo che l'area sia già stata riservata dallo strumento urbanistico alla realizzazione delle opere stesse (Cass. sez. III, 28.03.2011 n. 16592) (Corte di cassazione, Sez. III penale, sentenza 29.07.2013 n. 32807 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: Parcheggio adiacente all’attività alberghiera, inapplicabilità legge n. 122/1989.
Al parcheggio realizzato al piano terra di un edificio diverso, sebbene adiacente, da quello oggetto dell’attività alberghiera, non può applicarsi la norma contenuta nell’art. 9 della legge n. 122/1989, che prevede, per la realizzazione di parcheggi, il loro assoggettamento ad autorizzazione gratuita e non a concessione.
Infatti, la norma trova applicazione solo nei casi espressamente e tassativamente considerati, trattandosi di norma eccezionale che deroga agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi vigenti.
In particolare essa presuppone che il parcheggio venga realizzato nello stesso fabbricato ove sono situate le unità immobiliari di cui il parcheggio costituisce pertinenza, mentre nella fattispecie è stato realizzato nel quadro di un intervento ristrutturativo di altro edificio seppur adiacente (massima tratta da www.lexambiente.it - Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 10.07.2013 n. 3672 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 21 del 20.05.2013, "Aggiornamento Albo regionale delle imprese boschive (l.r. 31/2008, art. 57)" (decreto D.S. 13.05.2013 n. 3951).

EDILIZIA PRIVATAGli alberi? Si può anche abbatterli. Cds sulla tutela piante in aree industriali.
La legge posta a tutela del paesaggio non vieta l'abbattimento di un centinaio di pini posti trent'anni fa a dimora per mimetizzare uno stabilimento siderurgico. Ciò in quanto il Codice dei beni culturali e del paesaggio non tutela, in generale, la cosa in quanto tale, ma il valore paesaggistico del quale essa è portatrice. In sostanza, non sempre un insieme di alberi costituisce un bosco.

È quanto ha affermato il Consiglio di Stato, Sez. VI, con la sentenza 29.03.2013 n. 1851.
Via libera, quindi, e senza ulteriori intoppi alla riconversione dell'intera area di Bagnoli voluta da Comune, Provincia e Regione, ma stoppata dalla Soprintendenza regionale e dal Corpo forestale. La prima, esprimendo parere contrario al rilascio della autorizzazione paesaggistica necessaria a sanare le violazioni commesse a seguito del taglio dei pini, il secondo, ponendo sotto sequestro l'intera area sul presupposto che, trattandosi di un «bosco» era necessaria anche una specifica autorizzazione regionale.
La nozione di «bosco» richiamata dall'art. 142 del cosiddetto Codice Urbani (dlgs 42/2004) è in principio normativa, ha chiarito il Collegio, perché fa espresso rinvio alla definizione di bosco stabilita dall'art. 2 dlgs 227/2001 che, peraltro, demanda alle regioni di stabilirne eventualmente una diversa. Ed è dalla corretta interpretazione di tali disposizioni che, a giudizio del Collegio, il quale ha capovolto la decisione del Giudice di primo grado, un insieme di 268 piante, prevalentemente di pino domestico e messe a dimora a filari paralleli, non corrisponde alla nozione di «bosco»: né alla luce della legge regionale, né alla luce della nozione generale stabilita dall'art. 2, comma 6, del dlgs n. 227 del 2001, né alla luce, comunque, del comune significato proprio della parola.
La decisione della VI Sezione, in sostanza, è stata motivata dal fatto che foreste e boschi sono presunti di notevole interesse e, quindi, meritevoli di salvaguardia quando sono elementi originariamente caratteristici del paesaggio, cioè del territorio espressivo di identità. E per questa ragione ne sono esclusi gli insiemi arborati, come nel caso in questione, che non costituiscono elementi propri e tendenzialmente stabili della forma del territori (articolo ItaliaOggi del 04.04.2013).

EDILIZIA PRIVATA: Per riconoscere ai fini dell’art. 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio la presenza di un bosco occorre un terreno di una certa estensione, coperto con una certa densità da “vegetazione forestale arborea” e -tendenzialmente almeno- da arbusti, sottobosco ed erbe. Questa copertura, per rispondere ai detti caratteri, deve costituire un sistema vivente complesso (non perciò caratterizzato da una monocoltura artificiale), di apparenza non artefatta (come ad es. se a filari).
Deve inoltre essere tendenzialmente permanente: perciò non solo non destinato all’espianto o alla produzione agricola, ma anche, in virtù del dato naturale, mediamente presumibile come capace di autorigenerarsi perché dotato di risorse tali da consentirne il rinnovamento spontaneo, caratteristica che la norma regionale richiamata contiene nell’ampio concetto di “densità piena”, dove la “pienezza” della massa boschiva sta non solo a significare il livello di copertura del suolo, ma anche ad evocare la naturale capacità di rigenerazione o rinnovazione.
Il bosco è un complesso organismo vivente, nel quale le nuove risorse sono in grado di sostituire spontaneamente quelle in via di esaurimento. Non è quindi sufficiente la presenza di piante, quand’anche numerose, ma non strutturate fino a sviluppare un ecosistema in grado di autorigenerarsi.
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Nel caso in esame, si è in presenza di una copertura arborea artificiale con carattere quasi integrale di monocultura (pino domestico), disposta per filari paralleli (cioè in modo innaturale), priva di strato arbustivo ed erbaceo; e nella quale lo stato fitosanitario degli elementi arborei è del tutto scadente, con chioma rarefatta, con visibile presenza di miceli di parassiti fungini.
Pertanto, deve escludersi che all’insediamento in questione possa attagliarsi, ai fini paesaggistici che qui interessano, la definizione di bosco, difettandone la morfologia, la complessità e la vitalità endogena e compiuta.
La mancanza del valore paesaggistico presunto dall’art. 142, comma 1, lett. g), d.lgs. n. 42 del 2004 esclude quindi che il terreno in questione -per di più ricadente in zona definita nella strumentazione urbanistica comunale dapprima come industriale e, successivamente, di riqualificazione urbanistica compresa nella superficie fondiaria edificabile- possa essere considerato tra quelli sottoposti a tutela paesaggistica ex lege ai sensi dello stesso art. 142, e per le cui trasformazioni il successivo art. 146 e l’art. 17 della detta legge regionale campana n. 11 del 1996 rendono necessarie, rispettivamente, l’autorizzazione paesistica e quella forestale.
Questa conclusione è corroborata dalla considerazione che oggetto della tutela del Codice non è, in generale, la cosa in quanto tale, ma il valore paesaggistico del quale essa è portatrice.
Il tema da decidere si concentra così sulla questione se sussistevano i presupposti del (violato) obbligo di autorizzazione paesaggistica: vale a dire se nella specie sussisteva il vincolo paesaggistico ex lege dell’art. 142, comma 1, lett. g), d.lgs. n. 42 del 2004, che riguarda “i territori coperti da foreste e da boschi […] come definiti dall'articolo 2, commi 2 e 6, del decreto legislativo 18.05.2001, n. 227”.
Si tratta dunque di verificare, alla luce degli espletati accertamenti in fatto, se qui si era in presenza di un vero e proprio “bosco”.
Premesso che si tratta di una nozione di ordine sostanziale, per la cui operatività in concreto non è necessario un previo atto amministrativo di ricognizione e perimetrazione, va rilevato che la nozione di “bosco” richiamata ai fini della tutela paesaggistica dall’art. 142 è in principio normativa, perché fa espresso rinvio alla “definizione di bosco” dell’art. 2 d.lgs. 18.05.2001, n. 227 (Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’articolo 7 della legge 05.03.2001, n. 57), che (comma 2) demanda alle regioni di stabilire la definizione stessa e che (comma 6) nelle more, “ove non diversamente già definito dalle regioni stesse”, prevede cosa si debba considerare per “bosco”.
L’art. 14, comma 1, della ricordata legge regionale campana n. 11 del 1996, che non appare in contrasto con questa successiva legge statale e che comunque va, anche per esigenze di omogeneità nazionale, a questa rapportata, considera “boschi” “i terreni sui quali esista o venga comunque a costituirsi, per via naturale o artificiale, un popolamento di specie legnose forestali arboree od arbustive a densità piena, a qualsiasi stadio di sviluppo si trovino, dalle quali si possono trarre, come principale utilità, prodotti comunemente ritenuti forestali, anche se non legnosi, nonché benefici di natura ambientale riferibili particolarmente alla protezione del suolo ed al miglioramento della qualità della vita e, inoltre, attività plurime di tipo zootecnico”.
Nella fattispecie in esame il terreno era coperto da un insieme di 268 piante, prevalentemente di pino domestico, messe a dimora a filari paralleli negli anni ’80 del secolo scorso.
A giudizio del Collegio, questo insieme non corrisponde alla nozione di “bosco”: né alla luce della detta disposizione regionale, né alla luce della nozione generale stabilita dall’art. 2, comma 6, del d.lgs. n. 227 del 2001, né alla luce, comunque, del comune significato proprio della parola.
Poiché qui si verte di tutela del paesaggio, è essenziale considerare che il rinvio alla definizione normativa, che è propria del distinto ordinamento del settore forestale, è sottoposto all’insuperabile limite di ragionevolezza e di proporzionalità rispetto alla finalità propria di questa tutela (diversamente, l’apparato autorizzatorio e sanzionatorio del paesaggio verrebbe incongruamente traslato ad apparato autorizzatorio e sanzionatorio dell’interesse forestale: così in particolare dicasi per gli interventi di distruzione o di “modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione” ai sensi dell’art. 146). Come altri vincoli “morfologici” del medesimo art. 142 d.lgs. n. 42 del 2004, questo vincolo per categoria legale muove dalla considerazione che foreste e boschi sono presunti di notevole interesse e meritevoli di salvaguardia perché elementi originariamente caratteristici del paesaggio, cioè del “territorio espressivo di identità” (art. 131) (cfr. Cons. Stato, VI, 12.11.1990, n. 951). Per questa ragione ne sono esclusi gli insiemi arborati che non costituiscono elementi propri e tendenzialmente stabili della forma del territorio, quand’anche di imboschimento artificiale; ma che rispetto ad essa costituiscono inserti artefatti o naturalmente precari.
Al tempo stesso, va considerato che “foreste e boschi” sono a questi propositi evidentemente altro da “i giardini e i parchi […] che si distinguono per la loro non comune bellezza” e non tutelati come beni culturali individui, di cui parla il precedente e contestuale art. 136, comma 1, lett. b), a proposito dei beni paesaggistici che possono essere vincolati in via amministrativa (non vi sarebbe ragione di un vincolo in via amministrativa se già vi fosse il vincolo ex lege).
Perciò, in coerenza con queste distinzioni, per riconoscere ai fini dell’art. 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio la presenza di un bosco occorre un terreno di una certa estensione, coperto con una certa densità da “vegetazione forestale arborea” e -tendenzialmente almeno- da arbusti, sottobosco ed erbe. Questa copertura, per rispondere ai detti caratteri, deve costituire un sistema vivente complesso (non perciò caratterizzato da una monocoltura artificiale), di apparenza non artefatta (come ad es. se a filari).
Deve inoltre essere tendenzialmente permanente: perciò non solo non destinato all’espianto o alla produzione agricola, ma anche, in virtù del dato naturale, mediamente presumibile come capace di autorigenerarsi perché dotato di risorse tali da consentirne il rinnovamento spontaneo, caratteristica che la norma regionale richiamata contiene nell’ampio concetto di “densità piena”, dove la “pienezza” della massa boschiva sta non solo a significare il livello di copertura del suolo, ma anche ad evocare la naturale capacità di rigenerazione o rinnovazione. Il bosco è un complesso organismo vivente, nel quale le nuove risorse sono in grado di sostituire spontaneamente quelle in via di esaurimento. Non è quindi sufficiente la presenza di piante, quand’anche numerose, ma non strutturate fino a sviluppare un ecosistema in grado di autorigenerarsi.
Nel caso in esame, i risultati della verificazione disposta dal primo giudice evidenziano la presenza di una copertura arborea artificiale con carattere quasi integrale di monocultura (pino domestico), disposta per filari paralleli (cioè in modo innaturale), priva di strato arbustivo ed erbaceo; e nella quale lo stato fitosanitario degli elementi arborei è del tutto scadente, con chioma rarefatta, con visibile presenza di miceli di parassiti fungini.
In base a tale accertamento, secondo il Collegio deve escludersi che all’insediamento in questione possa attagliarsi, ai fini paesaggistici che qui interessano, la definizione di bosco, difettandone la morfologia, la complessità e la vitalità endogena e compiuta.
La mancanza del valore paesaggistico presunto dall’art. 142, comma 1, lett. g), d.lgs. n. 42 del 2004 esclude quindi che il terreno in questione -per di più ricadente in zona definita nella strumentazione urbanistica comunale dapprima come industriale e, successivamente, di riqualificazione urbanistica compresa nella superficie fondiaria edificabile- possa essere considerato tra quelli sottoposti a tutela paesaggistica ex lege ai sensi dello stesso art. 142, e per le cui trasformazioni il successivo art. 146 e l’art. 17 della detta legge regionale campana n. 11 del 1996 rendono necessarie, rispettivamente, l’autorizzazione paesistica e quella forestale.
Questa conclusione è corroborata dalla considerazione che oggetto della tutela del Codice non è, in generale, la cosa in quanto tale, ma il valore paesaggistico del quale essa è portatrice.
Le considerazioni che precedono, riferite al dato sostanziale della tutela del paesaggio, consentono di prescindere dall’indagine sul dato formale forestale, se cioè questo insieme arboreo vada escluso da quella stretta nozione di “bosco” in virtù dell’art. 15 (Colture ed apprezzamenti non considerati boschi), commi 1 e 2, della stessa l.r. Campania n. 11 del 1996, perché qualificabile tra le “piantagioni arboree dei giardini e parchi urbani”: distinzione che comunque riflette, ai fini paesaggistici, quella esplicitata dal confronto dell’art. 142 comma 1, lett. g), con il ricordato art. 136, comma 1, lett. b), del Codice (Consiglio di Stato, Sez. VI, con la sentenza 29.03.2013 n. 1851 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Beni Ambientali. Nozione di bosco e compatibilità paesistica.
La nozione di bosco deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste di alto fusto, ma anche (per identità di ratio) a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto con la preponderanza di vegetazione, anche di tipo arbustivo.
Pertanto, a prescindere dalla presenza o meno di alberi di alto fusto, non vi sono dubbi sulla sussistenza di un vincolo boschivo anche qualora l'area fosse coperta solo da vegetazione qualificabile come macchia.
E’ legittimo il provvedimento con il quale, a fronte dell'esistenza di un vincolo paesaggistico, l'Amministrazione, valutando la compatibilità dell'altezza degli edifici come da progetto con le esigenze di tutela del paesaggio, respinga, con adeguata ed esaustiva motivazione, i progetti attinenti le costruzioni private che, pur rientrando formalmente nei limiti previsti dal piano regolatore relativo alla zona interessata (e quindi astrattamente legittimi) risultino di notevole incidenza visiva quanto ad impatto paesistico.
Va anzitutto sgombrato il campo dalla doglianza contenuta alle pagg. 10-13 del ricorso in appello:la circostanza che gli atti sottesi ai gravati provvedimenti di diniego fossero carenti di una documentazione fotografica relativa al contesto boschivo in cui sorge l’immobile, e la doviziosa rassegna giurisprudenziale riportata nell’appello con riferimento al concetto di “bosco”, sono del tutto inconducenti: ciò in quanto, a tutto concedere, essi avrebbero potuto spiegare pratico rilievo in favore di parte appellante laddove fosse stato contestato che l’immobile sorgesse effettivamente in un bosco.
Ma neppure l’appellante si spinge ad una simile affermazione, di guisa che non è dato comprendere il motivo per cui dovesse essere specificata e documentata la “tipologia” di bosco, tanto più che la legge non distingue, in punto di sussistenza del vincolo, le caratteristiche “di pregio” che l’area boschiva dovrebbe possedere.
Ad abundantiam si rileva, comunque, che la censura appare anche infondata alla stregua della condivisibile giurisprudenza secondo la quale “la nozione di "bosco" deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste di alto fusto, ma anche (per identità di ratio) a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto con la preponderanza di vegetazione, anche di tipo arbustivo. Pertanto, a prescindere dalla presenza o meno di alberi di alto fusto, non vi sono dubbi sulla sussistenza di un vincolo boschivo anche qualora l'area fosse coperta solo da vegetazione qualificabile come macchia” (TAR Lombardia Milano Sez. IV, 11.07.2012, n. 1941) (massima tratta da www.lexambiente.it - Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 12.03.2013 n. 1481 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2012

EDILIZIA PRIVATA: La nozione di territorio coperto da bosco nella legislazione paesaggistica deve essere ricavata non solo in senso naturalistico ma anche normativo, riferendosi a provvedimenti legislativi, nazionali e regionali, ed ad atti amministrativi generali o particolari, sicché non è possibile adottare, alla luce della "ratio" della legge n. 431 del 1985, una concezione quantitativa e restrittiva di bosco, dovendosi includere anche le aree limitrofe che servono per la salvaguardia e l'ampliamento, attesa la significativa differenza tra bosco e territorio coperto da bosco, che implica un elemento tipizzante quella zona.
Peraltro, l’adozione da parte del legislatore della formula "territori coperti da foreste e boschi", in luogo di quella prevista dal d.m. 01.09.1984, che sottoponeva a generalizzato vincolo paesaggistico "i boschi e le foreste", implica il riferimento ad una nozione normativa di bosco che non è circoscritta ai soli terreni boscati, ma ad un elemento tipizzante il territorio che non può essere ricoperto da alberi e può servire per salvaguardare il bosco.
In altri termini, il concetto di bosco è da intendersi a livello eco-sistemico, non solo quale formazione vegetale ma quale insieme di elementi biotici, abiotici e paesaggistici che ne connotano il proprio essere peculiare.
Ne consegue che la presenza di essenze arboree e floreali formatesi spontaneamente dimostra la naturale vocazione del terreno a bosco, peraltro normale nei terreni limitrofi ai boschi, allorché venga dissodato il terreno e tolto il manto erboso, come è avvenuto nel caso in esame, in cui è stato effettuato lo scavo propedeutico alla edificazione del fabbricato rurale.

La nozione di territorio coperto da bosco nella legislazione paesaggistica ed in particolare nella legge n. 431 del 1985 ora inserita nel testo del d.lgs. n. 490 del 1999, deve essere ricavata non solo in senso naturalistico ma anche normativo, riferendosi a provvedimenti legislativi, nazionali e regionali, ed ad atti amministrativi generali o particolari, sicché non è possibile adottare, alla luce della "ratio" della legge n. 431 del 1985, una concezione quantitativa e restrittiva di bosco, dovendosi includere anche le aree limitrofe che servono per la salvaguardia e l'ampliamento, attesa la significativa differenza tra bosco e territorio coperto da bosco, che implica un elemento tipizzante quella zona (Cassazione penale, sez. III, 09.06.1994, n. 7556).
Peraltro, l’adozione da parte del legislatore della formula "territori coperti da foreste e boschi", in luogo di quella prevista dal d.m. 01.09.1984, che sottoponeva a generalizzato vincolo paesaggistico "i boschi e le foreste", implica il riferimento ad una nozione normativa di bosco che non è circoscritta ai soli terreni boscati, ma ad un elemento tipizzante il territorio che non può essere ricoperto da alberi e può servire per salvaguardare il bosco.
In altri termini, il concetto di bosco è da intendersi a livello eco-sistemico, non solo quale formazione vegetale ma quale insieme di elementi biotici, abiotici e paesaggistici che ne connotano il proprio essere peculiare.
Ne consegue che la presenza di essenze arboree e floreali formatesi spontaneamente dimostra la naturale vocazione del terreno a bosco, peraltro normale nei terreni limitrofi ai boschi, allorché venga dissodato il terreno e tolto il manto erboso, come è avvenuto nel caso in esame, in cui è stato effettuato lo scavo propedeutico alla edificazione del fabbricato rurale (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 23.10.2012 n. 5410 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: E’ onere di chi intende edificare in zona soggetta a vincolo richiedere all’amministrazione preposta alla tutela del vincolo il parere o nulla osta.
Non può, pertanto, essere imputato al Comune che ha rilasciato il titolo a costruire la responsabilità per non aver chiesto il parere o nulla osta dell’autorità preposta alla tutela del paesaggio.
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La materia della tutela delle zone boscate e dell’ecosistema forestale è disciplinato a livello statale dal RD n. 3267 del 1923 e dal d.lgs. n. 227 del 2001 ed a livello regionale dalla l.regionale n. 27 del 2004.
Le citate disposizioni normative sono preposte alla cura di un interesse pubblico del tutto differente e distinto dalla tutela e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente tutelato da un altro corpo normativo: art. 734 c.p.; d.lgs. n. 42 del 2004; d.lgs. n. 152 del 2006; art. 80 e segg. della l.reg. Lombardia n. 13 del 2005.
In caso di costruzione in zona sottoposta a vincolo paesistico e a vincolo forestale occorrono l’autorizzazione forestale al mutamento di destinazione d’uso da foresta a zona antropizzata da parte dell’ente preposta alla tutela boschiva e l’autorizzazione paesaggistica da parte dell’ente preposto alla tutela paesaggistica oltre naturalmente al permesso di costruire di competenza del Comune.
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La realizzazione di qualunque opera in assenza della prescritta autorizzazione forestale costituisce un illecito amministrativo sanzionato dagli artt. 4 e 23 della l.reg. n. 27 del 2004.
In particolare, l’art. 23 della l.reg. citata stabilisce che la sanzione pecuniaria sia sempre dovuta per il fatto di aver eseguito opere in assenza di autorizzazione (illecito formale) ed in caso di mancato ottenimento o mancata richiesta di autorizzazione in sanatoria, il ripristino dello stato dei luoghi.
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La sanzione ripristinatoria nella materia della tutela del bosco prescinde dal danno ambientale ed è dovuta per il solo fatto dell’eliminazione di una parte di bosco.
Essa è prevista dalla legge, oltre ed a prescindere da quella pecuniaria, sempre e comunque dovuta.

E’, infatti, onere di chi intende edificare in zona soggetta a vincolo richiedere all’amministrazione preposta alla tutela del vincolo il parere o nulla osta.
Non può, pertanto, essere imputato al Comune che ha rilasciato il titolo a costruire la responsabilità per non aver chiesto il parere o nulla osta dell’autorità preposta alla tutela del paesaggio.
Quanto al potere di verifica della compatibilità paesaggistica delle opere esso è autonomo rispetto a quello riguardante il controllo edilizio–urbanistico.
Nella Regione Lombardia, peraltro, le distinte funzioni sono attribuite ad amministrazioni diverse, precisamente la tutela paesaggistica è affidata alla Provincia, mentre quella urbanistica ed edilizia spetta al Comune, sicché la verifica della compatibilità paesaggistica non poteva essere richiesta al Comune.
In conclusione, la circostanza che i ricorrenti disponessero di permesso di costruire e che in forza di tale titolo abbiano effettuato le operazioni di taglio di arbusti, non esclude la configurabilità della violazione in materia paesaggistica.
In ordine all’asserita duplicazione delle ordinanze ingiunzioni, in quanto si fondano sulla stessa violazione accertata dal Corpo Forestale dello Stato, come rilevato dal giudice di primo grado, la duplicazione non sussiste poiché le norme violate sono tra loro in rapporto di specialità con conseguente concorso apparente di norme, poiché tutelano distinti beni giuridici non sovrapponibili tra loro.
La materia della tutela delle zone boscate e dell’ecosistema forestale è disciplinato a livello statale dal RD n. 3267 del 1923 e dal d.lgs. n. 227 del 2001 ed a livello regionale dalla l.regionale n. 27 del 2004.
Le citate disposizioni normative sono preposte alla cura di un interesse pubblico del tutto differente e distinto dalla tutela e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente tutelato da un altro corpo normativo: art. 734 c.p.; d.lgs. n. 42 del 2004; d.lgs. n. 152 del 2006; art. 80 e segg. della l.reg. Lombardia n. 13 del 2005.
In caso di costruzione in zona sottoposta a vincolo paesistico e a vincolo forestale occorrono l’autorizzazione forestale al mutamento di destinazione d’uso da foresta a zona antropizzata da parte dell’ente preposta alla tutela boschiva, nel caso la Provincia di Como e l’autorizzazione paesaggistica da parte dell’ente preposto alla tutela paesaggistica, nel caso ugualmente la Provincia di Como, oltre naturalmente al permesso di costruire di competenza del Comune.
Né può trarre in inganno il fatto che l’autorizzazione paesaggistica e quella forestale siano di competenza dello stesso ente, atteso che vengono rilasciate a seguito di due diversi procedimenti, essendo diverse le finalità della tutela.
La realizzazione di qualunque opera in assenza della prescritta autorizzazione forestale costituisce un illecito amministrativo sanzionato dagli artt. 4 e 23 della l.reg. n. 27 del 2004.
In particolare, l’art. 23 della l.reg. citata stabilisce che la sanzione pecuniaria sia sempre dovuta per il fatto di aver eseguito opere in assenza di autorizzazione (illecito formale) ed in caso di mancato ottenimento o mancata richiesta di autorizzazione in sanatoria, il ripristino dello stato dei luoghi.
Appare evidente a tal punto l’equivoco in cui sono incorsi gli appellanti che hanno ritenuto che l’amministrazione provinciale abbia proceduto ad emanare due sanzioni per uno stesso fatto, senza considerare che con lo stesso fatto erano stati commessi due distinti illeciti amministrativi.
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La sanzione ripristinatoria nella materia della tutela del bosco prescinde dal danno ambientale ed è dovuta per il solo fatto dell’eliminazione di una parte di bosco (cfr. Cons. Stato, sez. V, 02.06.2000, n. 3184).
Essa è prevista dalla legge, oltre ed a prescindere da quella pecuniaria, sempre e comunque dovuta.
Né vi è, quindi, alcuna contraddizione tra quanto valutato dal settore ambiente in ordine alla opportunità del ripristino dello stato dei luoghi e l’obbligo di ripristino dei luoghi in mancanza di sanatoria nella fattispecie di danno ambientale per eliminazione di essenze arboree.
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L’art. 8, comma 1, della l. n. 689 del 1981 stabilisce che “Salvo che sia diversamente stabilito dalla legge, chi con una azione od omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative e commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata sino al triplo”.
La norma di portata generale non consente alcun distinguo tra illeciti formali o sostanziali.

Il divieto di cumulo di sanzioni per il caso di più illeciti commessi con un’unica azione o un unico disegno criminoso prescinde dalla valutazione del tipo di reato e delle diverse autorità cui spetta il potere sanzionatorio, essendo una disposizione a favore del reo, onde mitigare l’effetto sanzionatorio dell’azione delittuosa che contestualmente abbia causato più violazioni distintamente tutelate.
La regola dettata dall’art. 8 della l. n. 689 del 1981 è conforme a principi di civiltà giuridica, sicché la sua applicazione non può essere esclusa da difficoltà pratiche, quali la mancanza di criteri normativi per la determinazione delle sanzioni.
Ben può valutarsi in concreto quale sia la sanzione più grave applicata dall’amministrazione ed applicare successivamente il correttivo dell’aumento del triplo.
Nel caso, come correttamente rilevato dal TAR, essendo stata parametrata la sanzione in materia paesaggistica ai criteri fissati dall’art. 23 della l.reg. n. 27 del 2004 che sanzionano gli illeciti forestali, applicati anche dal Dirigente di Polizia locale, v’era equivalenza delle sanzioni e, quindi era di semplice applicazione il criterio indicato dall’art. 8, comma 1, della l. n. 689 del 1981
(Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 23.10.2012 n. 5410 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 34 del 22.08.2012, "Approvazione di modifiche ed integrazioni al d.d.u.o. n. 1556 del 21.02.2011 e s.m.i. sulle modalità di accesso e di funzionamento della procedura informatizzata per il taglio di boschi, in attuazione dell’art. 11, comma 2, del r.r. 5/2007 (Norme forestali regionali)" (decreto D.U.O. 10.08.2012 n. 7301).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Beni Ambientali. Individuazione vincolo area boscata.
Il concetto di bosco dato dall’art. 6 del decreto legislativo n. 227 del 2001 è, per espresso disposto di legge, cedevole rispetto alle eventuali diverse definizioni stabilite dalle regioni con norme già adottate o da adottarsi nei dodici mesi successivi. Per determinare se un appezzamento di terreno è ricompreso all’interno di una superficie con vincolo boschivo, l’accertamento dell’ente competente deve riguardare non la sola area oggetto di indagine, ma l’area considerata nel suo complesso.
D’altronde, se così non fosse, basterebbe ritagliarsi, all’interno di un’area boscata, una porzione di terreno con dimensioni inferiori ai parametri previsti dalle norme per negare a questa la natura di area boscata e pretendere allora il rilascio di un titolo edificatorio, il che sarebbe evidentemente inammissibile.

Il concetto di “bosco” data dall’art. 6 del citato decreto legislativo n. 227 del 2001 è, per espresso disposto di legge, cedevole rispetto alle eventuali diverse definizioni stabilite dalle regioni con norme già adottate o da adottarsi nei dodici mesi successivi.
La disposizione legislativa richiamata fa rinvio alle norme regionali e non richiede che questa assumano veste di norme di legge. Nel caso di specie, il P.U.T.T./p della Regione Puglia è strumento idoneo allo scopo, dato che esso, oltre a recare prescrizioni concrete, ha natura di atto normativo (così Cons. Stato, Sez. IV, 31.01.2012, n. 476).
Peraltro, proprio ai parametri offerti dal piano ai fini della definizione di “bosco” (in termini di superficie, larghezza media e copertura) ha riguardo il sopralluogo effettuato dalla Regione nell’area in discorso.
Dal sopralluogo emerge che il terreno in oggetto rientra nella definizione normativa di “bosco”.
A questa conclusione fattuale, non contestata nella sua concreta dimensione, non possono essere opposti:
- né i dati per avventura difformi recati dalla cartografia annessa al piano o ad altri strumenti urbanistici (dovendosi per l’appunto prendere in considerazione, ai fini della tutela, lo stato di fatto);
- né il rilievo -sviluppato dalla parte privata anche nell’udienza pubblica- che il sopralluogo avrebbe avuto ad oggetto non la sola area di proprietà degli appellati, bensì l’intera area boscata, perché oggetto di indagine non poteva che essere l’area considerata nel suo complesso. D’altronde, se così non fosse, basterebbe ritagliarsi, all’interno di un’area boscata, una porzione di terreno con dimensioni inferiori ai parametri previsti dalle norme per negare a questa la natura di area boscata e pretendere allora il rilascio di un titolo edificatorio: il che sarebbe evidentemente inammissibile.
Trattandosi dunque di bosco, si applica l’art. 4, comma 2, del decreto legislativo più volte ricordato, secondo cui “la trasformazione del bosco è vietata, fatte salve le autorizzazioni rilasciate dalle regioni …” 
(massima tratta da www.lexambiente.it - Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 06.08.2012 n. 4502 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATALa nozione di "bosco" deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste di alto fusto, ma anche (per identità di ratio) a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto con la preponderanza di vegetazione, anche di tipo arbustivo. Pertanto, a prescindere dalla presenza o meno di alberi di alto fusto, non vi sono dubbi sulla sussistenza di un vincolo boschivo anche qualora l'area fosse coperta solo da vegetazione qualificabile come "macchia".
Il motivo non merita accoglimento, essendo fondato sull’errato presupposto che la nozione, in questa sede rilevante, di “bosco”, debba tenere in considerazione i confini di proprietà dei singoli mappali.
Il tenore letterale dell’art. 42, c. 3, L.R. n. 31/2008 è invece inequivoco sul punto, affermandosi che “i confini amministrativi, i confini di proprietà o catastali, le classificazioni urbanistiche e catastali, la viabilità agro-silvo-pastorale e i corsi d'acqua minori non influiscono sulla determinazione dell'estensione e delle dimensioni minime delle superfici considerate bosco”.
Parimenti, in giurisprudenza si è affermato che la nozione di "bosco" deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste di alto fusto, ma anche (per identità di ratio) a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto con la preponderanza di vegetazione, anche di tipo arbustivo. Pertanto, a prescindere dalla presenza o meno di alberi di alto fusto, non vi sono dubbi sulla sussistenza di un vincolo boschivo anche qualora l'area fosse coperta solo da vegetazione qualificabile come "macchia" (C.S. Sez. IV 10.10.2011 n. 5500).
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Il corretto esercizio dei poteri comunali in materia urbanistica ed edilizia presuppone, in taluni casi, l’intervento di altre autorità pubbliche preposte alla tutela di altri valori costituzionalmente protetti, come accade nella materia di che trattasi, in cui gli interessi pubblici tutelati dalla legislazione in materia di boschi e da quella urbanistica, sono nettamente distinti ed autonomi rispetto a quelli privatistici, assentiti nei provvedimenti comunali (TAR Puglia, Lecce, Sez. III 08.04.2005 n. 1981) (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 11.07.2012 n. 1941 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 20 del 17.05.2012, "Indicazioni operative per la compilazione delle denunce di taglio boschivo nel SiTaB" (comunicato regionale 14.05.2012 n. 55).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 3 del 18.01.2012, "Testo coordinato della d.g.r. 675/2005 con le modifiche ed integrazioni apportate dalla d.g.r. 2848/2011 “Criteri per la trasformazione del bosco e per i relativi interventi compensativi” (art. 43, comma 8, l.r. 31/2008)" (comunicato regionale 09.01.2012 n. 1).

AMBIENTE-ECOLOGIA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 3 del 17.01.2012 "Approvazione del “Manuale dei controlli ispettivi” per l’aiuto “Misure forestali” - L.r. 31/2008 artt. 25, 26, 40 comma 5 lettera B), 55 comma 4 e 56" (decreto D.S. 21.12.2011 n. 12686).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 1 del 04.01.2012, "Modifiche ed integrazioni alla d.g.r. VIII/675/2005 «Criteri per la trasformazione del bosco e per i relativi interventi compensativi» (art. 43, comma 8, l.r. 31/2008)" (deliberazione G.R. 29.12.2011 n. 2848).

anno 2011

EDILIZIA PRIVATA: Beni Ambientali. Nozione di bosco.
La nozione di “bosco” deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste di alto fusto, ma anche (per identità di ratio) a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto con la preponderanza di vegetazione, anche di tipo arbustivo.
Pertanto, a prescindere dalla presenza o meno di alberi di alto fusto, non vi sono dubbi della sussistenza di un vincolo boschivo anche qualora l’area sia coperta solo da vegetazione qualificabile come "macchia".

La qualificazione di un’area come “boscata” o meno, attiene alla sfera della discrezionalità amministrativa, per cui, una volta intervenuto l'accertamento da parte della Commissione, della ricorrenza del vincolo in ragione della presenza di flora arborea (art. 1, lett. g, l. n. 431/1985), è irrilevante disquisire se tale tipologia vegetativa sia costituita, prevalentemente od esclusivamente, da alberi di alto fusto o piuttosto da macchia tipica quale quella carsica (cfr. Sez. IV 14.04.2010 n. 2105, concernente proprio il Comune di Sgonico nella stessa zona).
In ogni caso, l'art. 72 della legge regionale F.V.G. n. 34/1997, definisce il “bosco” come la “formazione vegetale in cui la componente arborea copre il suolo in misura superiore al 20%”.
Tale definizione del resto è in linea con quanto anche disposto dall' art. 2, comma 3, lett. b), d.lgs. 08.06.2001 n. 327, per cui la nozione di “bosco” deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste di alto fusto, ma anche (per identità di ratio) a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto con la preponderanza di vegetazione, anche di tipo arbustivo.
Pertanto, a prescindere dalla presenza o meno di alberi di alto fusto, non vi sono dubbi della sussistenza di un vincolo boschivo anche qualora l’area fosse coperta solo da vegetazione qualificabile come "macchia"
(Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 10.10.2011 n. 5500 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Nozione di bosco.
Il bosco risulta essere una nozione di tipo naturalistico e comprende ogni terreno coperto da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, sughereti o da macchia mediterranea ed indipendentemente dal fatto che la zona venga riportata come tale dalla Carta tecnica regionale, atteso che ai fini della sottoposizione a vincolo paesaggistico la nozione non può essere intesa in senso riduttivo, dovendo comprendere anche le aree limitrofe (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 26.09.2011 n. 34752 - tratto da www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: Beni ambientali. Bosco e macchia mediterranea.
Per bosco e macchia mediterranea, meritevole di tutela ai fini paesaggistici, si intende anche quella caratterizzata dalla assenza di alberi di alto fusto (tratto da link a www.lexambiente.it - Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 20.07.2011 n. 28928).

EDILIZIA PRIVATA: Beni ambientali. Boschi e radure.
Il bosco è caratterizzato dalla presenza di vegetazione e da un’estensione minima, mentre per le radure e le altre superfici che interrompono il bosco, rientranti tra le “aree assimilate”, è previsto un limite massimo di estensione superato il quale viene meno l’assimilazione. E’ poi evidente che dette aree vengono, appunto, assimilate al bosco perché non posseggono le caratteristiche indicate nella definizione. Le radure, in particolare, presentano, evidentemente, l’assenza di vegetazione del tipo di quella che caratterizza il bosco altrimenti, come le altre aree indicate, non potrebbero interromperlo.
Con riferimento specifico alle ipotesi contemplate dall’articolo 149 D.Lv. 42/2004, la valutazione circa la non soggezione dell’intervento ad autorizzazione paesaggistica in base alla tipologia dei lavori non può essere lasciata ad una soggettiva interpretazione della normativa di settore da parte del privato che detti lavori intende eseguire, sottraendo ogni possibilità di controllo preventivo all’autorità amministrativa (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 10.03.2011 n. 9690 - link a www.lexambiente.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - VARI: Lombardia, Indicazioni pratiche per i controlli sui tagli dei boschi da parte delle GEV.
Le Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) sono competenti, in base all’art. 61 della l.r. 31/2008, ad effettuare la vigilanza e l’accertamento delle violazioni relative ai danni alle superfici forestali.
Il r.r. 5/2007 “Norme Forestali Regionali” obbliga gli enti forestali a svolgere annualmente controlli su almeno il 2% dei circa 23 mila permessi di taglio concessi annualmente in Lombardia. A tal fine, la collaborazione fra uffici boschi di parchi, comunità montane e province e GEV è fondamentale.
Purtroppo, spesso molte guardie ecologiche non dispongono delle necessarie informazioni pratiche per effettuare i controlli nel settore forestale
La presente pubblicazione mira proprio a fornire alcuni consigli pratici sui controlli dei tagli colturali del bosco e a costituire, in ogni gruppo di GEV, un nucleo di alcune guardie preparate sul settore forestale (Indicazioni pratiche per i controlli sui tagli colturali dei boschi da parte delle Guardie Ecologiche Volontarie di Regione Lombardia - 1^ edizione - gennaio 2011 - link a www.sistemiverdi.regione.lombardia.it).

anno 2010

EDILIZIA PRIVATA: BOSCHI E FORESTE - Misure normative a tutela dei boschi - Estensione - Limitazione alle sole ipotesi riconducibili ad alberi di alto fusto - Esclusione - Lettura sistematica della normativa - Artt. 2 e 3 L. n. 353/2000 - Art. 2, c. 1 d.lgs. n. 227/2001 - Alberi di olivo - D.lt. 475/1945 - Divieto di abbattimento.
Da una lettura sistematica della normativa in materia di boschi e dalle specifiche finalità di salvaguardia del territorio perseguite dalla legge, emerge con chiarezza che nell'ambito delle misure protettive dei boschi sono indubbiamente ricomprese numerose ipotesi di vegetazione non soltanto riconducibile a quella degli alberi di alto fusto, includendosi anche la vegetazione qualificabile come macchia, oltreché coltivazioni da frutto di vario genere (cfr. artt. 2 e 10 L. n. 353/2000, art. 2, c. 1 d.lgs. n. 227/2001): con specifico riferimento agli alberi di olivo, che come è noto possono raggiungere volumi ed altezze considerevoli e che, sotto tale profilo, possono già di per sé accomunarsi agli alberi di alto fusto, è tuttora vigente la disciplina dettata dal decreto luogotenenziale 27.07.1945, n. 475, recante il divieto di abbattimento di tali alberi se non in numero limitato e con specifica autorizzazione delle autorità competenti.
BOSCHI E FORESTE - INCENDI - Aree percorse dal fuoco - Divieto di modificazione della destinazione urbanistica - Uliveto - Zona arborata - Inapplicabilità del divieto di cui all’art. 10, c. 1 L. n. 353/2000 - Inconfigurabilità - Ragioni.
Le finalità di salvaguardia del territorio e delle sue entità naturalistiche indispensabili alla vita (fattispecie relativa al divieto di modificazione della destinazione urbanistica, ai sensi dell’art. 10, c. 1 della L. n. 353/2000, di area coltivata ad uliveto percorsa dal fuoco) non possono essere ristrette a limitate ipotesi di particolari tipi di bosco e di pascoli, ponendosi una simile conclusione non solo in stridente contrasto, nella specie, con la normativa riguardante la speciale salvaguardia degli uliveti, ma pure in evidente contraddizione con la vigente disciplina generale in materia forestale, che ammette l'estensione della tutela addirittura alla sola sterpaglia, come ben messo in evidenza anche dalla giurisprudenza del giudice penale (cfr. Cass. Sez. I. penale, 04.03.2008, n. 14209) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 09.07.2010 n. 4457 - link a ww
w.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: BOSCHI E FORESTE - Disciplina normativa forestale - Disciplina paesaggistica - Tutela del bosco - Presupposti differenti - Costruzione in zona sottoposta a vincolo forestale e paesistico - Atti autorizzativi distinti.
Mentre la disciplina normativa forestale (R.d.l. n. 3267/1923; d.lgs. n. 227/2001: L.r. Lombardia n. 27/2004) tutela il bosco in quanto tale, cioè quale elemento fondamentale per lo sviluppo socio-economico e per la salvaguardia ambientale del territorio della Repubblica italiana, la disciplina paesaggistica tutela il bosco in quanto espressione dei valori naturali ed estetici del territorio.
Si comprende, allora, perché, in caso di costruzione che si trovi in zona sottoposta sia a vincolo forestale che a vincolo paesistico, occorrano tre distinti atti autorizzativi:
- l’autorizzazione forestale ex artt. 7 R.d. n. 3267/1923, 4 d.lgs. n. 227/2001 e 4 legge regionale Lombardia n. 27/2004;
- l’autorizzazione paesaggistica da parte dell’ente preposto, ai sensi degli artt. 146 e 167 d.lgs. n. 42/2004 e 80 L.R. Lombardia n. 12/2005;
- il permesso di costruire da parte del Comune, che può essere rilasciato soltanto nel caso in cui siano state previamente rilasciate le predette autorizzazioni paesaggistiche e forestali che ne costituiscono il presupposto legale (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 14.04.2010 n. 1078 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: INCENDI BOSCHIVI - Inedificabilità delle aree percorse dal fuoco - Art. 1-bis d.l. n. 332/1993 - Modifica all’art. 9, c. 4, della L. n. 47/1975 - Funzione meramente ricognitiva di un principio immanente nell’ordinamento - Tutela del patrimonio boschivo - Tipizzazione urbanistica preesistente all’evento incendiario - Irrilevanza - L. n. 353/1990.
La modifica apportata all’art. 9, c. 4, della L. n. 47/1975 dall’art. 1-bis d.l. 30.08.1993 n. 332, convertito con l. 29.10.1993 n. 428, a mente delle cui indicazioni “fino all’approvazione dei piani di cui all’articolo 1, in tutte le zone i cui soprassuoli boschivi siano stati distrutti o danneggiati dal fuco è vietato l’insediamento di qualsiasi tipo”, risulta meramente ricognitiva ed esplicativa di un principio immanente alle finalità conclamate di tutela del patrimonio boschivo, e cioè quello dell’assoluta inedificabilità delle aree in questione, a prescindere dalla loro tipizzazione urbanistica preesistente all’evento incendiario, siccome intesa a prevenire fenomeni speculativi e ad assicurare la rigenerazione del “bosco…considerato nella sua entità unitaria di ecosistema complesso” e la tutela del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualità della vita.
Non a caso la successiva normativa di riforma (legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353 del 1990) esclude in radice radice la possibilità di edificazione delle aree percorse da incendio sulla base della mera previsione che dette aree fossero edificabili prima dell’evento incendiario (art. 10, comma 1) (TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 25.03.2010 n. 2353 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2009

EDILIZIA PRIVATA: Definizione di aree boscate ai fini dell’applicazione dei divieti ex l. n. 353/2000.
La definizione di “incendio boschivo” di cui all’art. 2 si riferisce ad aree (boscate, cespugliate o arborate) più ampie di quelle richiamate nel comma 1 dell’art. 10 che limita, invece, l’applicazione dei divieti, prescrizioni e sanzioni soltanto a “zone boscate e pascoli i cui soprassuoli” sono stati percorsi dal fuoco, cioè un insieme di aree naturali e vegetali più delimitato rispetto a quello di cui sopra.
Ne deriva che l’ambito oggettivo di applicazione della norma speciale è più limitato e riguarda le sole zone boscate e pascoli (e non le zone arborate).
A ciò va aggiunto che nella definizione di “bosco” il legislatore sia nazionale che regionale ha previsto una equiparazione dello stesso alla foresta e alla selva (art. 2, comma 1, D.Lgs. 18.05.2001, n. 227; art. 3, comma 3, L.R. 28.10.2002, n. 39) ed ha individuato alcune fattispecie assimilate a bosco (art. 2, comma 3, D.Lgs. n. 227 del 2001), inoltre ha distinto la vegetazione forestale da quella arbustiva (art. 3, commi 3 e 4, L.R. n. 39 del 2002), definendo così una disciplina unitaria e coordinata per i boschi e le aree boscate (TAR Lazio-Roma, Sez. II-bis, sentenza 17.11.2009 n. 11242 - link a www.altalex.com).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: BOSCHI E FORESTE - INCENDI - Aree percorse dal fuoco - Divieti, sanzioni e prescrizioni - Art. 10 L. n. 353/2000 - Ambito oggettivo di applicazione della norma - Zone boscate e pascoli - Zone arborate cespugliate - Esclusione - Fattispecie - Coltivazione ad uliveto.
Dalla lettura degli artt. 2 e 10, cc. 1 e 2 della legge quadro sugli incendi boschivi (L. n. 353 del 2000) emerge che la definizione di “incendio boschivo” di cui all’art. 2 si riferisce ad aree (boscate, cespugliate o arborate) più ampie di quelle richiamate nel comma 1 dell’art. 10 che limita, invece, l’applicazione dei divieti, prescrizioni e sanzioni soltanto a “zone boscate e pascoli i cui soprassuoli” sono stati percorsi dal fuoco, cioè un insieme di aree naturali e vegetali più delimitato rispetto a quello di cui sopra.
Ne deriva che l’ambito oggettivo di applicazione della norma speciale è più limitato e riguarda le sole zone boscate e pascoli (e non le zone arborate).
A ciò va aggiunto che nella definizione di “bosco” il legislatore sia ha previsto una equiparazione dello stesso alla foresta e alla selva (art. 2, comma 1, D.Lgs. 18.05.2001, n. 227) ed ha individuato alcune fattispecie assimilate a bosco (art. 2, comma 3, D.Lgs. n. 227 del 2001), inoltre ha distinto la vegetazione forestale da quella arbustiva (art. 3, commi 3 e 4, L.R. n. 39 del 2002), definendo così una disciplina unitaria e coordinata per i boschi e le aree boscate (fattispecie relativa ad area coperta da coltura agraria - oliveto e vigneto) (TAR Lazio-Roma, Sez. II-bis, sentenza 17.11.2009 n. 11242 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: Un quesito su “disboscamenti in sanatoria”…
V. Stefutti, E’ possibile effettuare legalmente un cambio di coltura da bosco a verde agricolo?
Capita infatti che, in territorio vincolato idrogeologicamente e paesaggisticamente, si verifichino dei cambi di coltura abusivi tramite taglio di alberi, dissodamento del terreno e messa a dimora di colture agricole (generalmente vigneti). Si tratta, a tutti gli effetti, di condotte punibili ai sensi degli artt. art. 181 D.Lgs. 22.01.2004 n. 42 ed art. 44 del D.P.R. 06.06.2001 n. 380.
Tuttavia, talune Amministrazioni paiono ritenere sanabile il reato a seguito della modifica all'art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004, avvenuta con D.Lgs. 24.03.2006 n. 157, che al comma 12 richiama i cosiddetti interventi edilizi minori, di cui all'art. 167 comma 4 e 5, consideri legittimo che i coltivatori agricoli avviino una pratica di cambio di coltura in sanatoria che, a fine iter, conceda legalmente al reo quanto da lui abusivamente ottenuto.
E questo in virtù del fatto che non si sono create superfici utili o volumi ed assimilando di fatto un cambio di coltura abusivo, che può essere indifferentemente di 500 m² ma anche di 10.000 m², ad un intervento edilizio minore. E la creazione di una superficie agricola dove prima era bosco, può essere assimilata alla creazione di una superficie utile e quindi non sanabile? (link a www.simoline.com).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Beni ambientali. Bosco (individuazione).
La natura di zona boscata è determinata dalla presenza effettiva di bosco fitto di alto fusto o di bosco rado indipendentemente dal dato che la zona sia riportata come tale dalla Carta tecnica regionale (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 01.09.2009 n. 33534 - link a www.lexambiente.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATALa natura di “zona boscata” è indipendente dal dato che la zona sia riportata come tale dalla Carta tecnica regionale.
La natura di zona boscata è determinata dalla presenza effettiva di bosco fitto di alto fusto o di bosco rado indipendentemente dal dato che la zona sia riportata come tale dalla Carta tecnica regionale (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 01.09.2009 n. 33534 - link a www.simoline.com).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 20 del 18.05.2009, "Chiarimenti e linee guida per il rilascio e il diniego delle autorizzazioni alla trasformazione del bosco (art. 4 d.lgs. 227/2001, art. 43 l.r. 31/2008; d.g.r. 675/2005 e s.m.i." (circolare regionale 24.04.2009 n. 7 - link a www.infopoint.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: Taglio di bosco autorizzato e danneggiamento ceppaie.
In materia di tutela ambientale, qualsiasi modificazione del territorio, al di fuori delle ipotesi consentite, purché astrattamente idonea a ledere il bene protetto, configura il reato di cui all’articolo 181 del d.lgs. n. 42 del 2004. Quindi anche il decespugliamento, il disboscamento, il taglio o la distruzione di ceppaie, al di fuori di qualsiasi pratica colturale ed in assenza di autorizzazione o in difformità da essa, configura il reato di cui all’articolo 181 del d.lgs. n. 42 del 2004. Il possesso dell’autorizzazione per il taglio di un bosco non legittima quindi il danneggiamento delle ceppaie (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 14.05.2009 n. 20138 - link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: BENI CULTURALI ED AMBIENTALI - BOSCHI E FORESTE - Taglio di bosco autorizzato - Danneggiamento ceppaie - Reato di cui all'art. 181 D.L.vo n. 42/2004 - Configurabilità.
In materia di tutela ambientale, qualsiasi modificazione del territorio, al di fuori delle ipotesi consentite, purché astrattamente idonea a ledere il bene protetto, configura il reato di cui all'articolo 181 del decreto legislativo n 42 del 2004.
Quindi anche il decespugliamento, il disboscamento, il taglio o la distruzione di ceppaie, al di fuori di qualsiasi pratica colturale ed in assenza di autorizzazione o in difformità da essa, configura il reato di cui all'articolo 181 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (cfr Cass. n. 29483/2004, Cass. n. 35689/2004, Cass. n. 16036/2006).
Il possesso dell’autorizzazione per il taglio di un bosco non legittima il danneggiamento delle ceppaie (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 13.05.2009 n. 20138 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2008

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: La nozione di bosco deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste, ma anche, per identità di ratio, a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto forestale.
Osserva il Collegio che l'art. 2, comma 3, lettera b, del D.Lgs. n. 227/2001 assimila a bosco i terreni temporaneamente privi di vegetazione arborea o forestale per via di utilizzazioni forestali, avversità biotiche o incendi, allo scopo di evitare che l’opera dell’uomo –ceduazione– o eventi accidentali possano distrarre dalla disciplina e dal regime formale del bosco, terreni che invece presentano ordinariamente caratteri tali da farli ascrivere al concetto di bosco.
Vuole la norma anche, a parere del Collegio, che l’opera dell’uomo non sottragga dei terreni a fini strumentali alla disciplina delle aree boschive, semplicemente effettuandone la ceduazione.
Invero il Collegio richiama l’orientamento della Sezione, secondo il quale “la nozione di bosco deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste, ma anche, per identità di ratio, a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto forestale” (TAR Piemonte, Sez. I, 10.03.2007, n. 1174).
La riportata decisione è quindi in linea con il dettato di cui all’art. 2, comma 3, lett. b), del D.Lgs. n. 227/2001, secondo il quale se il coefficiente minimo della natura boscata di un’area è la sua caratteristica di area parzialmente boscata sempre che inserita in un contesto forestale (TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 30.10.2008 n. 2722 -
 link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Nozione di bosco - Aree parzialmente boscata - Contesto forestale - Impianto di specie ornamentale ad opera del proprietario dell’area - Qualifica di bosco - Esclusione - Giardino privato.
La nozione di bosco deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste, ma anche, per identità di ratio, a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto forestale (TAR Piemonte, Sez. I, 10.03.2007, n. 1174).
Se il coefficiente minimo della natura boscata di un’area è quindi la sua caratteristica di area parzialmente boscata sempre che inserita in un contesto forestale, deve escludersi in radice la qualificabilità in termini di bosco di un terreno utilizzato per l’impianto di specie arboree ornamentali o di pregio ad opera dello stesso proprietario e dotato di dispositivi artificiali di irrigazione. Il terreno de quo presenta infatti le predette caratteristiche che lo pongono al di fuori di una nozione intrinseca e costitutiva di bosco per ascriverlo, invece, più correttamente, ad una nozione di giardino privato (TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 30.10.2008 n. 2723 -
link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATAAree boschive - Costruzione abusiva - Nozione di bosco - Vincolo ambientale - Fattispecie - D.Lgs n. 227/2001 - Art. 44 lett. C d.p.r. n. 380/2001.
Al fine di individuare i territori boschivi protetti da vincolo, dopo l'entrata in vigore del d.lgs 18.05.2001, n. 227, deve qualificarsi come bosco, ogni terreno coperto da vegetazione forestale arborea associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, da sughereti o da macchia mediterranea (Cass. pen. sez. 1111 sent. 16/11/2006, n. 1874). Sicché, nei casi di riscontro positivo del vincolo è corretto applicare l'art. 44 lettera C del d.p.r. n. 380 del 2001 che sanziona la violazione del vincolo ambientale. Nella specie, la zona in cui era stata eseguita la costruzione abusiva, in ragione delle colture arboree in esse esistenti, era naturalmente sottoposta a vincolo boschivo in quanto interamente coperta da sughereta, consociata con roverella, precisando che l'ispezione dei luoghi aveva evidenziato che erano stati eseguiti lavori sul terreno dal quale erano stati rimossi massi di basalto ed altro materiale roccioso e al contempo estirpati ceppi vitali di sughera, roverella, lentisco, olivastro ed altre piante tipiche della macchia mediterranea che, in precedenza, erano stati danneggiati da un violento incendio e che erano in fase di crescita.
Domanda di sanatoria - Commissione edilizia - Parere favorevole - Equivalenza di permesso di costruire in sanatoria - Esclusione.
Il parere favorevole formulato dalla Commissione edilizia sulla domanda di sanatoria non equivale al rilascio del permesso di costruire in sanatoria.
AGRICOLTURA - Attività di silvicoltura - Presupposti - Conservazione delle colture.
L’attività di silvicolutura presuppone, in linea generale, la conservazione delle colture e non la loro eliminazione (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 10.06.2008 n. 23071 - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATABeni Ambientali. Nozione di bosco ed attività di silvicoltura.
In tema di tutela del paesaggio ed al fine di individuare i territori boschivi protetti da vincolo deve qualificarsi come bosco, dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 18.05.2001, n. 227, ogni terreno coperto da vegetazione forestale arborea associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, da sughereti o da macchia mediterranea.
L’attività di silvicolutura presuppone la conservazione delle colture e non anche la loro eliminazione (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 10.06.2008 n. 23071 - link a www.lexambiente.it).

anno 2007

EDILIZIA PRIVATANozione di bosco - Aree assimilate al bosco - Presupposti - Art. 2 c. 6 d.lgs. n. 227/2001 - Reato di cui agli art. 44 letto c) d.P.R. n. 380/2001 e 142 lett. g) del d. lgs. n. 42/2004.
Il bosco è definito nel comma 6 dell'art. 2 del d.lgs.18.05.2001 n. 227 e coincide con ogni terreno coperto da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, sughereti o da macchia mediterranea, purché avente estensione non inferiore ai 2.000 metri quadrati, larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento. Al bosco sono assimilate anche altre superfici di estensione inferiore a 2.000 metri quadrati che interrompono la continuità del bosco medesimo. Fattispecie: lavori edilizi d'urbanizzazione primaria, su un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico, senza avere preventivamente ottenuto il prescritto nulla osta dalla competente autorità e conseguente sequestro preventivo dell'area soggetta avente le caratteristiche di area boscata (Corte di cassazione, Sez. III penale,
sentenza 20.06.2007 n. 24258 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATABoschi e foreste – Nozione di bosco – Aree parzialmente boscate – Presenza di muri di cinta.
In assenza di una più precisa definizione normativa, la nozione di bosco deve essere riferita non soltanto ai terreni completamente coperti da boschi o foreste, ma anche, per identità di ratio, a tutte le aree parzialmente boscate, a condizione che siano concretamente inserite in un contesto forestale e senza che possa assumere alcun rilievo la costruzione di eventuali muri di cinta o analoghi manufatti che delimitino una parte più o meno estesa del bosco medesimo (nella specie, è stato ritenuto che la zona oggetto di contestazione, limitrofa al bosco, ma caratterizzata da sporadici alberi di alto fusto in un contesto di edifici residenziali, non potesse essere considerata area boscata) (TAR Piemonte, Sez. I,
sentenza 10.03.2007 n. 1174 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: BOSCHI E FORESTE - BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Area boscata - Nozione - Qualifica di bosco - Presupposti - Inclusione negli elenchi - Necessità - Esclusione - Art. 163 D. Lgs. n. 490/1999 - Art. 181 D. Lgs. n. 42/2004.
Il taglio del bosco eseguito con tecnica a raso e non culturale configura il reato dell'articolo 163 d.lgs. n. 490/1999, ora sostituito dall'articolo 181 del D.Lgs. n. 42 della 2004 (Sez. 3 n 18695 dell'11.03.2004, rv 228452).
Un’area boscata è qualificabile dalla presenza effettiva del bosco quando un terreno coperto da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, abbia i requisiti indicati dalla normativa in materia, (ad es. estensione, copertura, ecc). e ciò indipendentemente dal dato che la zona sia riportata come tale in specifici elenchi.
Sicché, ai fini della sottoposizione a vincolo paesaggistico non può assumere una portata riduttiva la nozione di "territorio coperto da bosco".
BOSCHI E FORESTE - BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Nozione di "territorio coperto da bosco" - Zona boscata - Natura.
La nozione di "territorio coperto da bosco", ai fini della sottoposizione a vincolo paesaggistico ai sensi dell'art. 1, lett. g), della legge 08/08/1985 n. 431 e s.m., non può assumere una portata riduttiva (Sez. 3, n. 1551 del 10/04/2000 Rv. 216980), sicché la natura di zona boscata è determinata dalla presenza effettiva di bosco fitto di alto fusto o di bosco rado indipendentemente dal dato che la zona sia riportata come tale dalla Carta tecnica regionale (Sez. 3, n. 17060 del 21/03/2006 Rv. 234318).
BOSCHI E FORESTE - BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Macchia mediterranea - Zona boscata - Tutela.
La macchia mediterranea interessata dalla predominanza, rispetto ai sottostanti cespugli, di alberi di medio fusto o di essenze arbustive di elevato sviluppo -e non avente, quindi, caratteristiche di macchia bassa o rada- rientra nella previsione dell'art. 1, lett. g), della legge 08/08/1985 n. 431 e s.m. (da ultimo Sez. 3, n. 48118 del 04/11/2004 Rv. 230483) (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 25.01.2007 n. 2864 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: Nozione di bosco - Tutela paesaggistica - Competenze dello Stato e delle Regioni - Lotta contro gli incendi boschivi - Art. 2, c. 6, D.Lgs. n. 227/2001.
La definizione della nozione di bosco ai fini della tutela paesaggistica spetta solo allo Stato, che l'ha esercita attraverso il comma 6, dell'art. 2 del D.Lgs. 18.05.2001 n. 227, mentre spetta alle Regioni stabilire eventualmente un diverso concetto di bosco per i territori di loro appartenenza, solo per fini diversi, attinenti per esempio allo sviluppo dell'agricoltura e delle foreste, alla lotta contro gli incendi boschivi, alla gestione dell'arboricoltura da legno etc..
E' evidente che se le Regioni formulassero una diversa definizione di bosco avente efficacia anche per la individuazione dei territori boschivi protetti dal vincolo paesaggistico finirebbero per interferire sulla estensione della tutela dell'ambiente, che per precisa scelta costituzionale è riservata allo Stato. (Legge costituzionale 18.10.2001 n. 3, che ha modificato la ripartizione delle competenze regionali tra Stato e Regioni).
Individuazione dei territori boschivi protetti dal vincolo paesaggistico - Nozione di bosco.
La nozione di bosco ai fini della individuazione dei territori boschivi protetti dal vincolo paesaggistico è stata definita nel comma 6 dell'art. 2 del D.Lgs. 18.05.2001 n. 227, e coincide con ogni terreno coperto da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, da castagneti, sugherete o da macchia mediterranea, purché avente estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati, larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento. Inoltre, sono assimilati al bosco i fondi gravati dall'obbligo di rimboschimento per fini di tutela ambientale, nonché le radure e le altre superfici di estensione inferiore a 2.000 metri quadrati che interrompono la continuità del bosco.
INCENDI boschivi - Elaborazione dei piani regionali - Competenza regioni - Limiti.
In materia di incendi boschivi, la legge 21.11.2000 n. 353 (legge quadro in materia di incendi boschivi), affida alle regioni il compito di elaborare piani regionali per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, sulla base di linee guida e direttive deliberate dal Consiglio dei ministri.
Tutela dei boschi - Concetto di bosco - Fattispecie.
Il D.Lgs. 18.05.2001 n. 277, all'art. 2, stabilisce una definizione generale, valevole per ogni normativa che si riferisca ai boschi ed espressamente per la normativa ambientale che tutela i boschi, quale è l'art. 146, comma 1, lett. g), D.Lgs. 490/1999, ora sostituito dall'art. 142 comma 1, lett. g) D.Lgs. 22.01.2004 n. 42.
Tale generale definizione vale sino a che le regioni, per gli stessi fini previsti dalle norme nazionali, non provvedano a definire il concetto di bosco relativamente al territorio di loro competenza, e a meno che le stesse regioni non abbiano diversamente già definito il concetto per gli stessi fini previsti dalle leggi nazionali.
Nella specie, il concetto di bosco definito dal piano regionale della Sardegna approvato allo specifico fine della prevenzione e repressione degli incendi boschivi, non può sostituire la definizione di bosco formulata nel comma 6 dell'art. 2 su riportato valevole al fine della tutela paesaggistica.
Nozione di bosco - Fattispecie giuridica di "bosco" - Giurisprudenza - Art. 2 del D.Lgs. 227/2001.
Nella nozione di bosco rientra sia la vegetazione arborea, sia la macchia mediterranea come tale, indipendentemente dal suo carattere arboreo o arbustivo, sicché non si dovrebbe più distinguere tra "macchia alta", di predominanza arborea, e "macchia bassa", di natura arbustiva.
In tal senso non si può condividere Cass. Sez. III, n. 6011 del 14.12.2001, Martella, rv. 221164 (poi seguita da Cass. Sez. III, n. 48118 del 04.11.2004, Cani, rv. 230483), che ha il merito di aver rigorosamente distinto, secondo criteri botanici, le nozioni di macchia alta, macchia bassa e macchia rada o "gariga", ma anche il difetto di aver del tutto ignorato la definizione da poco formulata dal legislatore con l'art. 2 del D.Lgs. 227/2001. (In relazione a tale definizione, si potrebbe plausibilmente sostenere che dei tre tipi di macchia individuati nella sentenza Martella, solo la "gariga", cioè la scarna coltre vegetale dei suoli più poveri, resti estranea alla nozione legislativa di bosco).
Alla luce dei principi su esposti, del tutto correttamente il giudice del riesame ha ritenuto che nel caso di specie ricorresse la fattispecie giuridica di "bosco", come tale vincolata a fini paesaggistici, atteso che il terreno sul quale era in corso di realizzazione l'intervento de quo era coperto da macchia mediterranea c.d. alta, composta da tipica vegetazione arborea, associata a vegetazione arbustiva (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 23.01.2007 n. 1874 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2006

EDILIZIA PRIVATA: BOSCHI E FORESTE - BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Bosco - Realizzazione di recinzione in legno e rete metallica - Mancanza di autorizzazione - Reato di cui all'art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 - Configurabilità.
La realizzazione, all'interno di un bosco e in difetto della preventiva autorizzazione, di una recinzione con traverse di legno e rete metallica, incide in modo giuridicamente rilevante sull'assetto paesaggistico della zona, configurando il reato di esecuzione di lavori su beni paesaggistici, di cui all'art. 163 del D.Lgs. 29.10.1999 n. 490 (ora sostituito dall'art. 181 del D.Lgs. 22.01.2004 n. 42). Sicché è necessario per la realizzazione dell’opera l'autorizzazione dell'Ente preposto alla tutela ambientale, ex art. 150 D.L.vo 490/1999 (norma ora riprodotta nell'art. 146 comma 2° D.L.vo 42/2004).
BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Reato ex art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 - Natura - Reato di pericolo - Configurabilità.
Il reato di cui all'art. 163 D.L.vo 490/1999, 490 (ora sostituito dall'art. 181 del D.Lgs. 22.01.2004 n. 42), ha natura di reato di pericolo astratto, onde per la sua configurabilità non è necessario un effettivo pregiudizio per l'ambiente, potendosi escludere dal novero delle condotte penalmente rilevanti soltanto quelle che si prospettano inidonee, pure in astratto, a compromettere i valori del paesaggio e l'aspetto esteriore degli edifici [Giurisprudenza consolidata: Cass. Sez. III Sent. n. 14461 del 28/03/2003, ric. Carparelli; Cass. Sez. III Sent. n. 19761 del 29/04/2003; Cass. Sez. III Sent. n. 38051 del 28/09/2004 ; Cass. Sez. III Sent. n. 23980 del 26/05/2004, ry 224468; Cass. Sez. III Sent. n. 12863 del 20/03/2003, ric. Abate] (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 29.11.2006 n. 39355 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: BOSCHI E FORESTE - BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Bosco - Realizzazione di recinzione in legno e rete metallica - Mancanza di autorizzazione - Reato di cui all'art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 - Configurabilità.
La realizzazione, all'interno di un bosco e in difetto della preventiva autorizzazione, di una recinzione con traverse di legno e rete metallica, incide in modo giuridicamente rilevante sull'assetto paesaggistico della zona, configurando il reato di esecuzione di lavori su beni paesaggistici, di cui all'art. 163 del D.Lgs. 29.10.1999 n. 490 (ora sostituito dall'art. 181 del D.Lgs. 22.01.2004 n. 42). Sicché è necessario per la realizzazione dell’opera l'autorizzazione dell'Ente preposto alla tutela ambientale, ex art. 150 D.L.vo 490/1999 (norma ora riprodotta nell'art. 146 comma 2° D.L.vo 42/2004).
BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Reato ex art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 - Natura - Reato di pericolo - Configurabilità.
Il reato di cui all'art. 163 D.L.vo 490/1999, 490 (ora sostituito dall'art. 181 del D.Lgs. 22.01.2004 n. 42), ha natura di reato di pericolo astratto, onde per la sua configurabilità non è necessario un effettivo pregiudizio per l'ambiente, potendosi escludere dal novero delle condotte penalmente rilevanti soltanto quelle che si prospettano inidonee, pure in astratto, a compromettere i valori del paesaggio e l'aspetto esteriore degli edifici [Giurisprudenza consolidata: Cass. Sez. III Sent. n. 14461 del 28/03/2003, ric. Carparelli; Cass. Sez. III Sent. n. 19761 del 29/04/2003; Cass. Sez. III Sent. n. 38051 del 28/09/2004 ; Cass. Sez. III Sent. n. 23980 del 26/05/2004, ry 224468; Cass. Sez. III Sent. n. 12863 del 20/03/2003, ric. Abate] (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 29.11.2006 n. 39355 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: Beni culturali e ambientali - Vincolo di rimboschimento - Obbligo di rimboschimento - Assimilazione ai boschi.
L’assimilazione ai boschi dei fondi gravati dall’obbligo di rimboschimento richiede la sola presenza del provvedimento amministrativo o della disposizione normativa che abbia imposto il vincolo di rimboschimento.
E’ da escludersi il concorso apparente di norme e, conseguentemente, l’applicazione del principio di specialità tra la violazione paesaggistica di cui all’articolo 181 D.Lv. 42/2004 e il DL 3267/1923 artt. 26 e 54 in tema di vincolo idrogeologico e tra la medesima violazione penale e la legge 950/1956 art. 1 in materia di polizia forestale.
Beni culturali e ambientali - Vincoli idrogeologici - Danneggiamento o taglio di piante - Art. 26 D.l. n. 3267/1923 e Art. 181 d.lgs. n. 42/2004 - Finalità di salvaguardia - Differenza del bene protetto.
L'art. 26 del d.l. 30.12.1923, n. 3267, è dettato a protezione del vincolo idrogeologico e di altri simili interessi (difesa dalla caduta di valanghe, sassi, furia dei venti, oltre che difesa delle condizioni igieniche locali e difesa militare) e sanziona il fatto di chi danneggi piante o comunque arrechi altri danni nei boschi vincolati per scopi idrogeologici o per gli altri scopi indicati e ciò in violazione delle prescrizioni impartite dalle competenti autorità.
Mentre, l'art. 163 del d.lgs. 29.10.1999, n. 490 (ora art. 181 d.lgs. 22.01.2004, n. 42), è dettato a tutela degli interessi paesaggistici ed ambientali, e segnatamente alla salvaguardia del bosco nel suo valore estetico-ambientale, e sanziona il fatto di chi esegua lavori di qualsiasi genere su beni ambientali senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, a prescindere dal fatto che arrechi o meno un danno o un pregiudizio.
Agricoltura - Vincoli idrogeologici - Terreni rimboschiti - Art. 54 D.l. n. 3267/1923 - Finalità di salvaguardia - Operazioni di governo boschivo in difformità del piano di coltura e conservazione approvato - Pascoli - Sanzioni.
L'art. 54 del d.l. 30.12.1923, n. 3267, persegue la finalità di salvaguardare il vincolo idrogeologico (o gli altri interessi indicati) e sanziona proprietario dei terreni rimboschiti per effetto dello stesso decreto legge che effettui sugli stessi la coltura agraria o effettui il pascolo secondo modalità diverse da quelle previste o comunque compia le operazioni di governo boschivo in difformità del piano di coltura e conservazione approvato.
Taglio di boschi - Fondi gravati dall'obbligo di rimboschimento - D.Lgs. n. 227/2001 - Definizione di bosco - Requisiti minimi - Esclusione - Fattispecie.
La disposizione dell’art. 2, comma 6, del d.lgs. 18.05.2001, n. 227, riferisce i requisiti «estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento, con misurazione effettuata dalla base esterna dei fusti», soltanto alle formazioni vegetali ed ai terreni su cui esse sorgono al fine della loro qualificazione come boschi e non anche ai fondi gravati dall'obbligo di rimboschimento, per la cui assimilazione ai boschi non occorre anche la presenza dei detti requisiti, essendo sufficiente la presenza del provvedimento amministrativo o della disposizione normativa che abbia imposto il vincolo di rimboschimento per una delle finalità indicate.
Nella specie, appare assolutamente inverosimile ed illogico il comportamento del proprietario di un terreno che, avvertito delle distruzione delle piantine di sua proprietà e pur a conoscenza del vincolo gravante sul terreno, non sporga immediatamente denuncia all'organo competente al quale sa bene di dover rendere conto della piantagione.
Taglio di boschi - Terreno sottoposto a vincolo di rimboschimento - Violazione delle norme di polizia forestale - L. n. 950/1956 - Art. D.L. n. 3267/1923 - Fattispecie.
L'art. 1 della legge 09.10.1956, n. 950, sanziona la violazione delle norme di polizia forestale contenute nei regolamenti di cui all'art. 10 del d.l. 30.12.1923, n. 3267. Nella specie, è stato ritenuto che sussiste il vincolo ambientale non perché si tratta di un bosco (in senso stretto) bensì perché si tratta di terreno sottoposto a vincolo di rimboschimento.
Ai sensi, dell'art. 146 del d.lgs. 29.10.1999, n. 490 (ora art. 142 del d.lgs. 22.01.2004, n. 42), alla lett. G), inserisce tra i beni ambientali tutelati per legge, oltre i territori coperti da foreste e da boschi, anche quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento.
L'art. 142 del d.lgs. 22.01.2004, n. 42, alla lett. G) che sono soggetti a tutela ambientale «i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall'articolo 2, commi 2 e 6, del decreto legislativo 18.05.2001, n. 227».
L'art. 2 del d.lgs. 18.05.2001, n. 227, poi, prevede nel comma 2 che entro dodici mesi le regioni stabiliscano per il territorio di loro competenza la definizione di bosco (ed in particolare i valori minimi di larghezza, estensione e copertura), e nel comma 3 che sono assimilati al bosco, tra gli altri, «i fondi gravati dall'obbligo di rimboschimento per le finalità di difesa idrogeologica del territorio, qualità dell'aria, salvaguardia del patrimonio idrico, conservazione della biodiversità, protezione del paesaggio e dell'ambiente in generale» (Corte di cassazione, Sez. III penale,
sentenza 29.09.2006 n. 32542 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Impianto sanzionatorio - Previsione di un'unica sanzione ignoranza inevitabile - Fattispecie: lavori di dissodamento, livellamento e sradicamento di ceppaie su un terreno coperto da boschi - Art. 181 d. L.vo n. 42/2004 - Art. 20 L. n. 47/1985 (ora articolo 44, D.P.R. n. 380/2001 - testo unico dell'edilizia).
La previsione di un'unica sanzione per le diverse violazioni contemplate nell'articolo 163 del decreto legislativo n. 490 del 1999 (ora art. 181 del decreto legislativo n. 42 del 2004), trova giustificazione nella rilevanza pubblica dei beni protetti e nel carattere immediato ed interinale della tutela che il legislatore ha inteso apprestare per l'urgente necessità di reprimere condotte in grado di apportare gravi danni all'integrità ambientale. D'altra parte, la previsione di un'unica sanzione per comportamenti diversi non è irragionevole perché l'articolo 20 legge n. 47 del 1985 (ora articolo 44 del testo unico dell'edilizia) richiamato dall'articolo 163 decreto legislativo n. 490 del 1999 prevede diverse ipotesi e comunque quella applicabile alla fattispecie ossia la lettera C) presenta un notevole divario tra il limite minimo e quello massimo, per cui è possibile per il giudice graduare la pena al caso in concreto a norma degli artt. 132 e 133 c.p. (cfr. Corte Costituzionale n 285 del 1991).
BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Reato ambientale - Tutela giuridica del paesaggio e disciplina edilizia - Differenza sostanziale delle discipline - D. L.vo n. 42/2004 - Art. 20 L. n. 47/1985 ora art. 44 D.P.R. n. 380/2001.
Non è possibile, attesa la differenza sostanziale della tutela giuridica del paesaggio rispetto alla disciplina edilizia per la diversità di scopi, di presupposti e di oggetto, alcuna trasposizione di istituti tra le due discipline ed, in particolare, il trasferimento di un regime sanzionatorio graduato in relazione a varie tipologie di interventi edilizi al reato ambientale, per il quale il "vulnus" all'assetto paesaggistico non è dipendente dal grado di tali interventi (cfr. Cass. n. 30866/2001).
BOSCHI - Taglio di un bosco ceduo ed estirpazione di ceppaie - Differenza - Ignoranza inevitabile della legge - Esclusione - Fondamento - Fattispecie: terreno coperto da boschi, taglio, lavori di dissodamento, livellamento e sradicamento di ceppaie.

L'ignoranza inevitabile della legge non può essere invocata quando colui il quale intraprende un'attività ha l'obbligo di informarsi con diligenza sulla normativa che disciplina quell'attività e, nel caso di dubbio, di astenersi dal porre in essere la condotta (cfr. Cass. 28397 del 2004). Nella specie, non può essere invocata l'ignoranza inevitabile della legge in quanto l'assenso al taglio del bosco da parte degli agenti del Corpo forestale , dedotto come causa dell'errore, riguardava il taglio del legname in un bosco ceduo che è cosa diversa dall'estirpazione delle ceppaie e quindi non può giustificare la condotta ascritta (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 04.04.2007 n. 13759 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Impianto sanzionatorio - Previsione di un'unica sanzione ignoranza inevitabile - Fattispecie: lavori di dissodamento, livellamento e sradicamento di ceppaie su un terreno coperto da boschi - Art. 181 d. L.vo n. 42/2004 - Art. 20 L. n. 47/1985 (ora articolo 44, D.P.R. n. 380/2001 - testo unico dell'edilizia).
La previsione di un'unica sanzione per le diverse violazioni contemplate nell'articolo 163 del decreto legislativo n. 490 del 1999 (ora art. 181 del decreto legislativo n. 42 del 2004), trova giustificazione nella rilevanza pubblica dei beni protetti e nel carattere immediato ed interinale della tutela che il legislatore ha inteso apprestare per l'urgente necessità di reprimere condotte in grado di apportare gravi danni all'integrità ambientale. D'altra parte, la previsione di un'unica sanzione per comportamenti diversi non è irragionevole perché l'articolo 20 legge n. 47 del 1985 (ora articolo 44 del testo unico dell'edilizia) richiamato dall'articolo 163 decreto legislativo n. 490 del 1999 prevede diverse ipotesi e comunque quella applicabile alla fattispecie ossia la lettera C) presenta un notevole divario tra il limite minimo e quello massimo, per cui è possibile per il giudice graduare la pena al caso in concreto a norma degli artt. 132 e 133 c.p. (cfr. Corte Costituzionale n 285 del 1991).
BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Reato ambientale - Tutela giuridica del paesaggio e disciplina edilizia - Differenza sostanziale delle discipline - D. L.vo n. 42/2004 - Art. 20 L. n. 47/1985 ora art. 44 D.P.R. n. 380/2001.
Non è possibile, attesa la differenza sostanziale della tutela giuridica del paesaggio rispetto alla disciplina edilizia per la diversità di scopi, di presupposti e di oggetto, alcuna trasposizione di istituti tra le due discipline ed, in particolare, il trasferimento di un regime sanzionatorio graduato in relazione a varie tipologie di interventi edilizi al reato ambientale, per il quale il "vulnus" all'assetto paesaggistico non è dipendente dal grado di tali interventi (cfr. Cass. n. 30866/2001).
BOSCHI - Taglio di un bosco ceduo ed estirpazione di ceppaie - Differenza - Ignoranza inevitabile della legge - Esclusione - Fondamento - Fattispecie: terreno coperto da boschi, taglio, lavori di dissodamento, livellamento e sradicamento di ceppaie.

L'ignoranza inevitabile della legge non può essere invocata quando colui il quale intraprende un'attività ha l'obbligo di informarsi con diligenza sulla normativa che disciplina quell'attività e, nel caso di dubbio, di astenersi dal porre in essere la condotta (cfr Cass. 28397 del 2004). Nella specie, non può essere invocata l'ignoranza inevitabile della legge in quanto l'assenso al taglio del bosco da parte degli agenti del Corpo forestale , dedotto come causa dell'errore, riguardava il taglio del legname in un bosco ceduo che è cosa diversa dall'estirpazione delle ceppaie e quindi non può giustificare la condotta ascritta (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 04.04.2007 n. 13759 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2005

EDILIZIA PRIVATA: In tema di tutela del paesaggio, la natura di zona boscata è determinata dalla presenza effettiva di bosco fitto di alto fusto o di bosco rado indipendentemente dal dato che la zona sia riportata come tale dalla Carta tecnica regionale e in considerazione del fatto che la nozione di territorio coperto da bosco nella legislazione paesaggistica deve essere ricavata non solo in senso naturalistico ma anche normativo, riferendosi a provvedimenti legislativi, nazionali e regionali, ad atti amministrativi generali o particolari, sicché non è possibile adottare una concezione quantitativa e restrittiva del bosco, indipendentemente dal momento in cui il bosco si è formato.
La coltivazione di alberi che esclude il vincolo suddetto è soltanto quella finalizzata esclusivamente alla produzione di legno, svolta su terreni non precedentemente boscati.

-
che in tema di tutela del paesaggio, la natura di zona boscata è determinata dalla presenza effettiva di bosco fitto di alto fusto o di bosco rado indipendentemente dal dato che la zona sia riportata come tale dalla Carta tecnica regionale (Cassazione penale, sez. III, 21.03.2006, n. 17060) e in considerazione del fatto che la nozione di territorio coperto da bosco nella legislazione paesaggistica deve essere ricavata non solo in senso naturalistico ma anche normativo, riferendosi a provvedimenti legislativi, nazionali e regionali, ad atti amministrativi generali o particolari, sicché non è possibile adottare una concezione quantitativa e restrittiva del bosco, indipendentemente dal momento in cui il bosco si è formato (Cass. Sez. III, 02.07.1994 e Sez. III 26.03.1997);
- Ritenuto, infatti, che la coltivazione di alberi che esclude il vincolo suddetto è soltanto quella finalizzata esclusivamente alla produzione di legno, svolta su terreni non precedentemente boscati, il che non risulta nel caso di specie (cfr. Trib. Livorno, 16.12.2002)
(TAR Puglia-Lecce, Sez. I, sentenza 24.08.2005 n. 4122 - link a www.giustizia-amministrativa.it).