e-mail
info.ptpl@tiscali.it

APPALTI
CONVEGNI
FORUM
G.U.R.I. - G.U.U.E. - B.U.R.L.
LINK
NEWS PUBBLICATE:
1-aggiornam. pregressi
2-Corte dei Conti
3-
dite la vostra ...
4-dottrina e contributi
5-funzione pubblica
6-giurisprudenza
7-modulistica
8-news
9-normativa
10-note, circolari e comunicati
11-quesiti & pareri
12-utilità
- - -
DOSSIER
:
13-
ABBAINO
14-
ABUSI EDILIZI
15-
AFFIDAMENTO IN HOUSE
16-AGIBILITA'
17-ANAC (già AVCP)
18
-APPALTI
19-ARIA
20-ASCENSORE
21-ASL + ARPA
22-ATTI AMMINISTRATIVI
23-ATTI AMMINISTRATIVI (impugnazione-legittimazione)
24-ATTIVITA' COMMERCIALE IN LOCALI ABUSIVI
25-BARRIERE ARCHITETTONICHE
26-BOSCO
27-BOX
28-CAMBIO DESTINAZIONE D'USO (con o senza opere)
29-CANCELLO, BARRIERA, INFERRIATA, RINGHIERA in ferro
30-CANNE FUMARIE e/o COMIGNOLI
31-CARTELLI STRADALI
32-CERTIFICATO DESTINAZIONE URBANISTICA
33-CERIFICAZIONE ENERGETICA e F.E.R.
34
-COMPETENZE GESTIONALI
35
-COMPETENZE PROFESSIONALI - PROGETTUALI
36-CONDIZIONATORE D'ARIA
37-CONDOMINIO
38-CONSIGLIERI COMUNALI
39-CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE
40-CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE (gratuità per oo.pp. e/o private di interesse pubblico)
41-CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE (prescrizione termine dare/avere e legittimazione alla restituzione)
42-CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE (rateizzato e/o ritardato versamento)
43-DEBITI FUORI BILANCIO
44-DEFINIZIONI INTERVENTI EDILIZI
45-DIA e SCIA
46-DIAP
47-DISTANZA dagli ALLEVAMENTI ANIMALI
48-DISTANZA dai CONFINI
49-DISTANZA dai CORSI D'ACQUA
50-DISTANZA dalla FERROVIA

51-DISTANZA dalle PARETI FINESTRATE
52-DURC
53-EDICOLA FUNERARIA
54-EDIFICIO UNIFAMILIARE
55-ESPROPRIAZIONE
56-INCARICHI LEGALI e/o RESISTENZA IN GIUDIZIO
57-INCARICHI PROFESSIONALI E PROGETTUALI
58-INCENTIVO PROGETTAZIONE
59-INDUSTRIA INSALUBRE
60-L.R. 12/2005
61-L.R. 23/1997
62-LEGGE CASA LOMBARDIA
63-LICENZA EDILIZIA (necessità)
64-LOTTO EDIFICABILE - ASSERVIMENTO AREA - CESSIONE CUBATURA
65-LOTTO INTERCLUSO
66-MAPPE e/o SCHEDE CATASTALI (valore probatorio o meno)
67-MOBBING
68-MURO DI CINTA/RECINZIONE, DI CONTENIMENTO/SOSTEGNO, ECC.
69-OPERE PRECARIE
70-PARERE DI REGOLARITA' TECNICA, CONTABILE E DI LEGITTIMITA'
71-PATRIMONIO
72-PERGOLATO e/o GAZEBO e/o BERCEAU
73-PERMESSO DI COSTRUIRE (annullamento e/o impugnazione)
74-PERMESSO DI COSTRUIRE (decadenza)
75-PERMESSO DI COSTRUIRE (deroga)
76-PERMESSO DI COSTRUIRE (legittimazione richiesta titolo)
77-PERMESSO DI COSTRUIRE (parere commissione edilizia)
78-PERMESSO DI COSTRUIRE (prescrizioni)
79-PERMESSO DI COSTRUIRE (proroga)
80-PERMESSO DI COSTRUIRE (verifica in istruttoria dei limiti privatistici al rilascio)
81
-
PERMESSO DI COSTRUIRE (volturazione)
82-
PERTINENZE EDILIZIE ED URBANISTICHE
83-PIANI PIANIFICATORI ED ATTUATIVI
84-PIANI PIANIFICATORI ED ATTUATIVI (aree a standard)
85-PISCINE
86-PUBBLICO IMPIEGO
87-RIFIUTI E BONIFICHE
88-
RINNOVO/PROROGA CONTRATTI
89-RUDERI
90-
RUMORE
91-SAGOMA EDIFICIO
92-SANATORIA GIURISPRUDENZIALE E NON (abusi edilizi)
93-SCOMPUTO OO.UU.
94-SEGRETARI COMUNALI
95-SIC-ZPS - VAS - VIA
96-SICUREZZA SUL LAVORO
97
-
SILOS
98-SINDACATI & ARAN
99-SOPPALCO
100-SOTTOTETTI
101-SUAP
102-SUE
103-STRADA PUBBLICA o PRIVATA o PRIVATA DI USO PUBBLICO
104-
TELEFONIA MOBILE
105-TENDE DA SOLE
106-TINTEGGIATURA FACCIATE ESTERNE
107-TRIBUTI LOCALI
108-VERANDA
109-VINCOLO CIMITERIALE
110-VINCOLO IDROGEOLOGICO
111-VINCOLO PAESAGGISTICO + ESAME IMPATTO PAESISTICO + VINCOLO MONUMENTALE
112-VINCOLO STRADALE
113-VOLUMI TECNICI

114-ZONA AGRICOLA

NORMATIVA:
dt.finanze.it
entilocali.leggiditalia.it

leggiditaliaprofessionale.it

simone.it

SITI REGIONALI
STAMPA
 
C.A.P.
Codice Avviamento Postale

link 1 - link 2
CONIUGATORE VERBI
COSTO DI COSTRUZIONE
(ag
g. indice istat):

link 1-BG - link 2-MI
link 3-CR
DIZIONARI
indici ISTAT:
link 1 - link 2-BG
link 3-MI

interessi legali:
link 1
MAPPE CITTA':
link 1 - link 2 - link 3
link 4 - link 5
METEO
1 - PAGINE bianche
2 - PAGINE gialle
PREZZI:
osservatorio prezzi e tariffe

prodotti petroliferi
link 1
- link 2
PUBBLICO IMPIEGO:
1 - il portale pubblico per il lavoro
2
- mobilità
 
 

S.I.C.-Z.P.S. - V.A.S. - V.I.A.

Alcuni files sono in formato Acrobat (pdf): se non riesci a leggerli, scarica gratuitamente il programma Acrobat Reader (clicca sull'icona a fianco riportata).  -      segnala un errore nei links                                                                                

S.I.C. - Z.S.C. - Z.P.S. (Sito di Importanza Comunitaria - Zona Speciale di di Conservazione - Zona di Protezione Speciale)

V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica)

V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

S.I.C. - Z.S.C. - Z.P.S. (Sito di Importanza Comunitaria - Zona Speciale di Conservazione - Zona di Protezione Speciale)
per approfondimenti vedi anche:
Regione Lombardia <---> guarda le aree protette della Regione Lombardia con Google Earth
2013

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U.U.E. 21.12.2013 n. L 350 "DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 07.11.2013 che adotta un settimo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale".

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U.U.E. 21.12.2013 n. L 350 "DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 07.11.2013 che adotta un settimo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina".

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U.U.E. 21.12.2013 n. L 350 "DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 07.11.2013 che adotta un settimo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea".

AMBIENTE-ECOLOGIA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 50 del 12.12.2013, "Approvazione del programma di interventi di manutenzione straordinaria nelle aree protette regionali e di conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, nei siti di rete natura 2000. Biennio 2014/2015" (deliberazione G.R. 05.12.2013 n. 1030).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 50 dell'11.12.2013, "Adozione delle misure di conservazione relative ai siti di interesse comunitario e delle misure sito-specifiche per 46 siti di importanza comunitaria (SIC), ai sensi del d.p.r. 357/97 e s.m.i. e del d.m. 184/2007 e s.m.i." (deliberazione G.R. 05.12.2013 n. 1029).

URBANISTICA: AREE PROTETTE – SIC e ZPS – Valutazione di incidenza – Disciplina – Regione Siciliana – L.r. n. 13/2007 - Competenze – Fattispecie.
La normativa di cui al D.P.R. n. 357/1997 (di recepimento delle direttive UE 92/43 e CEE 79/409) successivamente modificato dal D.P.R. n. 120/2003, distingue e definisce le aree sottoposte a speciale protezione in siti di importanza comunitaria e zone di speciale conservazione, dettando uno specifico regime autorizzatorio per gli interventi che debbano essere realizzati anche da enti pubblici in tali aree.
In particolare, questi interventi sono soggetti ad una speciale procedura, denominata valutazione di incidenza, che è disciplinata dall'art. 5 del citato D.P.R. ed è simile alla valutazione di impatto ambientale, con la quale si fonde nel caso di interventi che debbano essere sottoposti ad entrambe le procedure. Anche in tal caso, la normativa prevede, infatti, che il soggetto che voglia proporre la realizzazione di un intervento all’interno di aree di rilevanza comunitaria debba predisporre uno studio, volto ad individuare e valutare gli effetti che l'intervento proposto possa avere sull'area protetta, tenuto conto degli obiettivi di conservazione della medesima.
La normativa in esame contempla anche l’ipotesi in cui le aree oggetto di rilevanza comunitaria ricadano interamente o parzialmente all'interno di un’area protetta dalla legislazione nazionale, prescrivendo che in tal caso, ai fini della valutazione d'incidenza, che deve essere preventivamente acquisita dall’Autorità compente al rilascio dei titoli abilitativi, deve essere sentito anche l'ente cui è affidata la gestione dell’area protetta. Le disposizioni dettate a livello nazionale dar citato d.P.R. sono state, a loro volta, recepite anche dal legislatore regionale siciliano: in particolare, la Legge Regionale n. 13 dell’08.05.2007, all’art. 1, contenente disposizioni in favore dell'esercizio di attività economiche in siti SIC e ZPS, stabilisce che le determinazioni sulle valutazioni d'incidenza, previste dall’art. 5 del d.P.R. n. 357/1997 sono attribuite ai Comuni, nel cui territorio insistono i siti SIC e ZPS.
Le valutazioni di incidenza che interessino i siti SIC e ZPS ricadenti all’interno di parchi naturali sono di competenza dell'Ente parco. In attuazione di tali disposizioni, il Decreto Assessoriale del 30.03.2007 stabilisce che, quando l’intervento ricade in SIC o ZPS che ricadono in un'area naturale protetta, la valutazione d’incidenza è effettuata previo parere dell'ente gestore. Il Decreto Assessoriale 22.10.2007, invece, prescrive che la valutazione d'incidenza non è rilasciata dar Comune, se tale ente coincide con I'ente proponente l'intervento soggetto a tale valutazione.
In tal caso la valutazione d’incidenza e rilasciata dall’Assessorato. (fattispecie relativa d un intervento –di cui era soggetto promotore il Comune- da realizzare all’interno di SIC e ZPS, in zona di pre-riserva: in applicazione dell’indicata normativa, il Comune avrebbe dovuto acquisire il parere dell’ente gestore della riserva ed avviare la procedura di valutazione d’incidenza, di competenza dell’Assessorato regionale; i successivi interventi, ricadenti entro l’area della riserva, avrebbero invece dovuto essere sottoposti alla valutazione di incidenza di competenza dello stesso ente gestore) (TRIBUNALE di Agrigento, Sez. I penale, sentenza 16.09.2013 n. 432 - tratto da www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 37 del 10.09.2013, "Determinazioni relative alle misure di conservazione per la tutela delle ZPS lombarde – modifiche alle deliberazioni 9275/2009 e 18453/2004, classificazione della ZPS IT2030008 «Il Toffo» e nuova individuazione dell’ente gestore del SIC IT2010016 «Val Veddasca»" (deliberazione G.R. 06.09.2013 n. 632).
---------------
ZPS, norme più semplici per le strade agro-silvo-pastorali.
Terzi: «Necessarie per mantenimento attività montane a rischio spopolamento».
D’ora in poi sarà più semplice realizzare strade agro-silvo-pastorali nelle ZPS (Zone di Protezione Speciale) lombarde. A deciderlo è stata la Giunta regionale su proposta dell’Assessore all’Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile Claudia Maria Terzi: «Da tempo –spiega l’Assessore– gli agricoltori delle zone di montagna, e con loro i rappresentanti degli Enti locali, chiedevano un intervento per rendere meno macchinosa la realizzazione delle strade necessarie a garantire il mantenimento delle attività agro-silvo-pastorali».
RISCHIO SPOPOLAMENTO MONTAGNE – «In particolare –continua Terzi– più volte hanno segnalato che la difficoltà a raggiungere pascoli e alpeggi metteva a rischio l’economia delle montagne (vanificando perdipiù paralleli interventi regionali di incentivo all’agricoltura), con il conseguente abbandono delle attività tradizionali e il progressivo spopolamento delle comunità di montagna. Quest’ultimo ha impatti devastanti anche sull’ambiente: storicamente, le nostre sono montagne abitate, per mantenerne l’equilibrio ecosistemico è necessario provvedere alla pulizia dei boschi e al taglio dell’erba. Se queste attività mancano, aumenta la possibilità d’incendi e quindi il rischio che gli habitat protetti vengano distrutti».
NOVITÀ NORMATIVE – Per questo, il divieto di realizzare “nuove strade permanenti e l’asfaltatura delle strade agro-silvo-pastorali e delle piste forestali salvo che per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica ovvero di stabilità dei versanti” è stato sostituito con il divieto di realizzare “nuove strade permanenti ad eccezione delle strade agro-silvo-pastorali di cui sia documentata la necessità al fine di garantire il mantenimento delle attività agro-silvo-pastorali con particolare riferimento al recupero e alla gestione delle aree aperte a vegetazione erbacea, al mantenimento e recupero delle aree a prato pascolo, alla pastorizia”.
In ogni caso, le strade dovranno essere previste nei Piani comprensoriali di sviluppo e gestione degli alpeggi o nei piani della viabilità agro-silvo-pastorali e dovrà essere valutata l’incidenza che la loro realizzazione potrebbe avere rispetto agli obiettivi di conservazione degli habitat e delle specie presenti nei siti protetti. Resta vietata l’asfaltatura delle strade agro-silvo-pastorali e delle piste forestali salvo che per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica ovvero di stabilità dei versanti.
VICINANZA A MONTAGNA – «Con questo provvedimento –conclude Terzi– vogliamo mostrare la nostra vicinanza a coloro che la montagna la vivono tutti i giorni e contribuiscono, con il loro lavoro, a mantenere integri gli habitat della fauna delle aree protette. Né ci fermeremo qui: la nostra intenzione è di coniugare sempre più sviluppo rurale e protezione della biodiversità» (27.09.2013 - link a http://claudiaterzi.wordpress.com).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICAL’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21.05.1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, deve essere interpretato nel senso che un piano o un progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione di un sito pregiudicherà l’integrità di tale sito se è atto a impedire il mantenimento sostenibile delle caratteristiche costitutive dello stesso, connesse alla presenza di un habitat naturale prioritario, per conservare il quale, il sito in questione è stato designato nell’elenco dei siti di importanza comunitaria (SIC) conformemente alla suddetta direttiva.
Ai fini di tale valutazione occorre applicare il principio di precauzione.

L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat» prevede una procedura di valutazione volta a garantire, mediante un controllo preventivo, che un piano o un progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione del sito interessato, ma idoneo ad avere incidenze significative sullo stesso, sia autorizzato solo se non pregiudicherà l’integrità di tale sito (v. sentenza Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, cit., punto 34, nonché sentenza del 16.02.2012, Solvay e a., C‑182/10, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 66).
Detta disposizione prevede così due fasi. La prima, di cui al primo periodo della stessa disposizione, richiede che gli Stati membri effettuino un’opportuna valutazione dell’incidenza di un piano o un progetto su un sito protetto quando è probabile che tale piano o progetto pregiudichi significativamente detto sito (v., in tal senso, sentenza Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, cit., punti 41 e 43).
Ebbene, un piano o un progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione di un sito che rischi di comprometterne gli obiettivi di conservazione deve essere ritenuto pregiudicare significativamente tale sito. La valutazione di detto rischio va effettuata segnatamente alla luce delle caratteristiche e delle condizioni ambientali specifiche del sito interessato da un tale piano o progetto (v., in tal senso, sentenza Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, cit., punto 49).
La seconda fase, di cui all’articolo 6, paragrafo 3, secondo periodo, della direttiva «habitat», che interviene una volta effettuata detta opportuna valutazione, subordina l’autorizzazione di un tale piano o progetto alla condizione che lo stesso non pregiudichi l’integrità del sito interessato, fatte salve le disposizioni del paragrafo 4 del medesimo articolo.
A tale riguardo, al fine di contestualizzare la portata dell’espressione «pregiudica l’integrità del sito», occorre precisare che, come ha rilevato l’avvocato generale al paragrafo 43 delle sue conclusioni, le disposizioni dell’articolo 6 della direttiva «habitat» devono essere interpretate come un insieme coerente con riferimento agli obiettivi di conservazione perseguiti dalla direttiva. In effetti, i paragrafi 2 e 3 di detto articolo mirano ad assicurare uno stesso livello di protezione degli habitat naturali e degli habitat delle specie (v., in tal senso, sentenza del 24.11.2011, Commissione/Spagna, C‑404/09, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 142), mentre il paragrafo 4 del medesimo articolo costituisce solo una disposizione in deroga al secondo periodo del paragrafo 3.
La Corte ha già affermato che le disposizioni dell’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva «habitat» consentono di rispondere all’obiettivo essenziale della preservazione e della protezione della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali nonché della fauna e della flora selvatiche, e stabiliscono un obbligo di tutela generale, al fine di evitare degrado o perturbazioni che possano avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi di tale direttiva (sentenza del 14.01.2010, Stadt Papenburg, C‑226/08, Racc. pag. I‑131, punto 49 e la giurisprudenza ivi citata).
L’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva «habitat» prevede che, qualora, nonostante conclusioni negative nella valutazione dell’incidenza effettuata in conformità all’articolo 6, paragrafo 3, prima frase, di detta direttiva, un piano o un progetto debba essere comunque realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, e in mancanza di soluzioni alternative, lo Stato membro adotti ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura 2000 sia tutelata (v. sentenze del 20.09.2007, Commissione/Italia, C‑304/05, Racc. pag. I‑7495, punto 81, e Solvay e a., cit., punto 72).
Ebbene, in quanto disposizione derogatoria rispetto al criterio di autorizzazione previsto dal secondo periodo del paragrafo 3 dell’articolo 6 della direttiva «habitat», il paragrafo 4 del medesimo articolo può trovare applicazione solo dopo che gli effetti di un piano o di un progetto siano stati esaminati conformemente alle disposizioni di detto paragrafo 3 (v. sentenza Solvay e a., cit., punti 73 e 74).
Ne consegue che le disposizioni dell’articolo 6, paragrafi 2‑4, della direttiva «habitat» impongono agli Stati membri una serie di obblighi e di procedure specifiche intesi ad assicurare, come risulta dall’articolo 2, paragrafo 2, della medesima direttiva, il mantenimento o, se del caso, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e, in particolare, delle zone speciali di conservazione.
Ora, a termini dell’articolo 1, lettera e), della direttiva «habitat», lo stato di conservazione di un habitat naturale è considerato «soddisfacente» segnatamente quando la sua area di ripartizione naturale e le superfici che comprende sono stabili o in estensione e la struttura e le funzioni specifiche necessarie al suo mantenimento a lungo termine esistono e possono continuare ad esistere in un futuro prevedibile.
In proposito la Corte ha già affermato che le disposizioni della direttiva «habitat» mirano a che gli Stati membri adottino misure di salvaguardia appropriate al fine di mantenere le caratteristiche ecologiche dei siti che comprendono tipi di habitat naturali (v. sentenze del 20.05.2010, Commissione/Spagna, C‑308/08, Racc. pag. I‑4281, punto 21, e del 24.11.2011, Commissione/Spagna, cit., punto 163).
Se ne deve inferire, di conseguenza, che, per non arrecare pregiudizio all’integrità di un sito in quanto habitat naturale, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, secondo periodo, della direttiva «habitat», lo si deve conservare in uno stato soddisfacente, e ciò implica, come ha osservato l’avvocato generale ai paragrafi 54‑56 delle sue conclusioni, il mantenimento sostenibile delle caratteristiche costitutive di tale sito, connesse alla presenza di un tipo di habitat naturale, per conservare il quale, il sito in questione è stato designato nell’elenco dei SIC conformemente a detta direttiva.
L’autorizzazione di un piano o di un progetto, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», può quindi essere concessa solo a condizione che le autorità competenti, una volta identificati tutti gli aspetti di detto piano o progetto idonei, da soli o insieme ad altri piani o progetti, a compromettere gli obiettivi di conservazione del sito di cui trattasi, e allo stato della scienza, abbiano acquisito la certezza che esso è privo di effetti pregiudizievoli stabili per l’integrità di detto sito. Ciò avviene quando non sussiste alcun dubbio ragionevole da un punto di vista scientifico quanto all’assenza di tali effetti (v., in tal senso, citate sentenze del 24.11.2011, Commissione/Spagna, punto 99, e Solvay e a., punto 67).
Al riguardo, si deve constatare che, dovendo l’autorità negare l’autorizzazione per il piano o il progetto considerato quando non è certa l’assenza di effetti pregiudizievoli per l’integrità del sito, il criterio di autorizzazione previsto all’articolo 6, paragrafo 3, secondo periodo, della direttiva «habitat» integra il principio di precauzione e consente di prevenire efficacemente i pregiudizi all’integrità dei siti protetti dovuti ai piani o progetti previsti. Un criterio di autorizzazione meno rigoroso di quello in questione non può garantire in modo altrettanto efficace la realizzazione dell’obiettivo di protezione dei siti cui tende detta disposizione (sentenza Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, cit., punti 57 e 58).
Analoga valutazione s’impone a fortiori nel procedimento principale, in quanto l’habitat naturale interessato dal progetto stradale in questione rientra fra i tipi di habitat naturali prioritari che l’articolo 1, lettera d), della direttiva «habitat» definisce come «tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire» per la cui conservazione l’Unione europea ha una «responsabilità particolare».
Le autorità nazionali competenti non possono, pertanto, autorizzare gli interventi che rischiano di compromettere stabilmente le caratteristiche ecologiche dei siti che comprendono tipi di habitat naturali prioritari. Sarebbe questo il caso qualora l’intervento rischi di condurre alla scomparsa o alla distruzione parziale e irreversibile di un tipo di habitat naturale prioritario presente sul sito interessato (v., riguardo alla scomparsa di specie prioritarie, citate sentenze del 20.05.2010, Commissione/Spagna, punto 21, e del 24.11.2011, Commissione/Spagna, punto 163).
Per quanto attiene alla valutazione effettuata ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», occorre precisare che essa non può comportare lacune e deve contenere rilievi e conclusioni completi, precisi e definitivi atti a dissipare qualsiasi ragionevole dubbio scientifico in merito agli effetti dei lavori previsti sul sito protetto in questione (v., in tal senso, sentenza del 24.11.2011, Commissione/Spagna, cit., punto 100 e la giurisprudenza ivi citata). Spetta al giudice nazionale verificare se la valutazione dell’incidenza sul sito soddisfi tali condizioni (Corte di Giustizia UE, Sez. III, sentenza 11.04.2013 n. C-258/11 - link a www.http://eur-lex.europa.eu).

EDILIZIA PRIVATA: INTERVENTI EDILIZI IN ZONE SIC NON PRECEDUTI DA VALUTAZIONE DI INCIDENZA E REATO EDILIZIO.
Integra il reato previsto dall’art. 44, comma 1, lett. b), del D.P.R. 06.06.2001, n. 380 l’esecuzione di interventi edilizi in zone individuate come SIC (siti di importanza comunitaria), se non preceduta dalla valutazione di incidenza prevista dall’art. 5, comma 8, del D.P.R. 08.09.1997, n. 357 da parte della Regione territorialmente competente.
Il tema oggetto di attenzione da parte della Suprema Corte verte, nel caso in esame, sulla configurabilità o meno del reato edilizio in caso di interventi eseguiti in zona individuate come siti di importanza comunitaria, in difetto della cd. valutazione di incidenza prevista dalla vigente normativa.
La vicenda processuale segue al rigetto da parte del tribunale dell’istanza di riesame proposta dall’indagato insieme ad altri interessati avverso il decreto con cui il GIP aveva disposto il sequestro preventivo di un fabbricato, da destinare a residenza agricola, composto da piano terra e seminterrato con relativa recinzione. Per tale fabbricato era stato rilasciato permesso di costruire, che, a giudizio del tribunale adito deve considerarsi illegittimo in quanto non ha tenuto conto del vincolo SIC/ZPS (sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale) istituito con la legge regionale per l’area nella quale risulta ubicato il terreno di insediamento del manufatto (si tratta di un’area ad alta concentrazione di insediamenti rupestri, necropoli e siti archeologici, caratterizzata da fenomeni carsici e ricca di risorse naturalistiche).
La mancata rilevazione di detto vincolo, in base all’impostazione accusatoria, ha comportato l’illegittimità del titolo abilitativo edilizio per l’omessa acquisizione della valutazione d’incidenza del progetto sull’area, la cui necessità è prescritta dal D.P.R. 08.09.1997, n. 357, come modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120. E' stato configurato, pertanto, in ragione dell’omissione, il reato di cui al D.P.R. 06.06.2001, n. 380, art. 44, lett. b). Contro l’ordinanza proponeva ricorso per Cassazione la difesa dell’indagato deducendo la propria estraneità al fatto illecito contestato, sostenendo di essere solo l’attuale proprietario del fabbricato assoggettato a sequestro, mentre il permesso di costruire risulta rilasciato a suo padre.
La tesi non ha però convinto i giudici di legittimità che, sul punto, hanno respinto il ricorso, affermando il principio di diritto di cui in massima. La Corte, più nello specifico, ha rilevato che il D.P.R. 08.09.1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche), all’art. 5, comma 8, in relazione agli interventi da eseguirsi nelle zone individuate come SIC (siti di interesse comunitario) stabilisce che «l’autorità competente al rilascio dell’approvazione definitiva del piano o dell’intervento acquisisce preventivamente la valutatone di incidenza, eventualmente individuando modalità di consultazione del pubblico interessato dalla realizzazione degli stessi». Viene dunque chiaramente specificato che la valutazione d’incidenza deve precedere il rilascio del titolo abilitativo edilizio.
La prevista procedura ha, infatti, lo scopo di analizzare e valutare gli effetti di una particolare attività all’interno dei siti d’importanza comunitaria, individuando anche eventuali misure per contenerne l’impatto e favorire la conservazione dell’ambiente. Si tratta, quindi, di un procedimento preventivo il cui scopo è, evidentemente, quello di assicurare un adeguato equilibrio tra la conservazione del sito ed un uso sostenibile del territorio anche in ossequio ai principi comunitari di precauzione e prevenzione dell’azione ambientale.
Da qui, dunque, la necessità della previa valutazione d’incidenza che, in difetto, rende configurabile la violazione edilizia ipotizzata (v., in senso conforme: Cass. pen., sez. III, 27.02.2012, n. 7613, in CED Cass., n. 252106) (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 21.03.2013 n. 13037 - tratto da Urbanistica e appalti n. 6/2013).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 21.02.2013 n. 44 "Sesto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 31.01.2013).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 21.02.2013 n. 44 "Sesto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale in Italia" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 31.01.2013).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 21.02.2013 n. 44 "Sesto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea in Italia" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 31.01.2013).

2012

AMBIENTE-ECOLOGIA: Cava di marmo.
Domanda
A che condizioni una cava di marmo all'interno di una Zona di protezione speciale (Zps) può essere edificata?
Risposta
Il Tribunale amministrativo regionale Sicilia (Tar Sicilia), Palermo, sezione seconda, con la sentenza del 21.04.2011, numero 784, ha affermato che l'inclusione di una area adibita a cava di marmo all'interno di una Zona di protezione speciale (Zps) non comporta una condizione giuridica di inedificabilità assoluta. Si ha nel caso, per i giudici amministrativi di Palermo una condizione giuridica di inedificabilità relativa, subordinata al giudizio positivo di Valutazione di impatto ambientale (Via) e di Valutazione di incidenza ambientale (Vinca).
Per quanto sopra la pubblica amministrazione ha l'obbligo di pronunciarsi in materia in modo espresso sulla compatibilità ambientale del progetto e sulla significatività della sua incidenza rispetto agli obiettivi di conservazione del sito medesimo. Per il predetto Tribunale amministrativo regionale la pubblica amministrazione: «è tenuta a una puntuale motivazione, che non solo è immanente alla natura negativa dell'atto, ma è normativamente specificata nel suo contenuto».
La Valutazione di impatto ambientale (Via), alla luce del decreto legislativo 03.04.2006, numero 152, così come novellato sia dal decreto legislativo del 16.01.2008, numero 4, sia dal decreto legislativo del 29.06.2010, numero 128, ha per finalità di proteggere la salute umana, nonché contribuire, con un migliore ambiente, alla qualità della vita. Ha pure lo scopo di provvedere al mantenimento delle specie e di conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita.
La Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) ha un rilevo settoriale, destinato alla particolare protezione di siti di importanza comunitaria. Essa è disciplinata, come già scritto, dal dpr 08.09.1997, numero 357, che contiene il Regolamento recante attuazione della direttiva numero 92/43/Ce, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche. La Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) riguarda, quindi, piani, programmi pubblici e interventi pubblici e privati che possono produrre effetti soltanto sulle aree identificate e soggette a particolare tutela prevista dal citato dpr 357/1997 (articolo ItaliaOggi Sette del 10.09.2012).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATASulla non assimilabilità dei SIC e delle ZPS alle aree naturali protette di cui alla l. 394/1991.
Come si è evidenziato in narrativa, la Regione appellante ha incentrato le proprie tesi sulla non assimilabilità dei SIC e delle ZPS alle aree naturali protette di cui alla l. 394/1991.
In particolare, la Regione ha negato che una siffatta assimilazione sia stata introdotta dalla deliberazione del Comitato di cui all’articolo 3 della legge n. 394 del 1991 adottata in data 02.12.1996.
Ebbene, ad avviso del Collegio l’appello in epigrafe è meritevole di accoglimento laddove osserva che la deliberazione da ultimo richiamata non ha potuto sortire il richiamato effetto di assimilazione per non essere stata adottata nelle forme di legge.
Ed infatti, l’articolo 3, comma 4, lettera c), della legge n. 394, cit. demanda al Comitato (inter alia) il compito di approvare l’elenco ufficiale delle aree naturali protette previo esperimento di un iter procedurale il quale vede il coinvolgimento della Commissione per la tutela delle aree protette (in seguito: della Conferenza permanente per i rapporti i fra lo Stato e le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano).
In particolare, l’iter in questione contempla:
a) l’espletamento di una fase istruttoria preliminare, svolta da un’apposita segreteria tecnica;
b) la presentazione di una proposta di aggiornamento dell’elenco delle aree naturali protette da parte del competente Ministero dell’Ambiente (in seguito: Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare);
c) l’approvazione della proposta ad opera del comitato;
d) l’effettivo aggiornamento dell’elenco delle aree naturali protette.
Ebbene, risulta in atti che nel caso in esame l’iter dinanzi sinteticamente descritto non sia stato osservato e che, conseguentemente, non possa ritenersi che l’atto del Comitato in data 02.12.1996 possa tenere il luogo di una modifica dell’elenco delle aree naturali protette (del resto, il Comitato in parola non ha mai provveduto ad aggiornare l’elenco conformemente a quanto deliberato con l’atto in questione).
Ne consegue che venga meno lo stesso presupposto logico posto a fondamento della pronuncia in epigrafe (ossia, la circostanza per cui la delibera regionale impugnata in primo grado avrebbe comportato misure di conservazione delle ZPS nella Regione Campania di carattere peggiorativo rispetto a quanto stabilito ai sensi del comma 3 dell’articolo 4 del d.P.R. n. 357 del 1997).
E infatti, l’argomento fatto proprio dai primi Giudici (il quale si fonda sulla disposizione secondo cui, laddove una ZPS ricada all’interno di un’area naturale protetta, si applicano le misure di tutela previste per le stesse ZPS) potrebbe essere condiviso solo laddove fosse valida la sua premessa maggiore (ossia, il fatto che la delibera del Comitato del dicembre 1996 abbia determinato l’effettiva assimilazione fra le ZPS e le aree protette di cui alla l.n. 394 del 1991).
Tuttavia, una volta caduta –per le ragioni dinanzi richiamate– la predetta assimilazione, vengono conseguentemente a cadere anche le ulteriori ragioni in base alle quali il TAR ha rilevato l’illegittimità della più volte richiamata delibera regionale (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 18.05.2012 n. 2885 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 03.04.2012 n. 79:
● "Quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 07.03.2012);
● "Quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 07.03.2012).
● "Quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 07.03.2012).

URBANISTICA: B.U.R. Lombardia n. 9 del 02.03.2012 "Istruzioni per la pianificazione locale della RER – febbraio 2012" (comunicato regionale 27.02.2012 n. 25).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U.U.E. 13.01.2012 n. L 11 "DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 18.11.2011 che adotta un quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale [notificata con il numero C(2011) 8278]".

2011

EDILIZIA PRIVATALa circostanza che l’area sulla quale insistono le opere contestate sia inserita in un ambito territoriale designato quale Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS), non determina l’applicazione della disciplina paesaggistica dettata dal d.lgs. n. 42 del 2004.
Con il ricorso introduttivo del presente giudizio è stata impugnata l’ordinanza con la quale l’amministrazione comunale ha ingiunto, successivamente al rigetto della domanda di sanatoria, la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi in relazione ad opere edilizie abusive realizzate sull’immobile in proprietà del ricorrente, insistente su area sottoposta a vincolo paesaggistico.
...
Come correttamente rilevato dalla difesa del ricorrente, la circostanza che l’area sulla quale insistono le opere contestate sia inserita in un ambito territoriale designato quale Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale, non determina l’applicazione della disciplina paesaggistica dettata dal d.lgs. n. 42 del 2004.
I Siti di Importanza Comunitaria e le Zone di Protezione Speciale sono stati previsti dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, emanata dalla Comunità Europea il 21.05.1992 e recepita nell’ordinamento nazionale con D.P.R. n. 357 del 1997, successivamente modificato con il D.P.R. n. 120 del 2003.
La ratio sottesa ai suddetti interventi normativi è quella della conservazione e tutela degli habitat naturali e seminaturali nonché della flora e fauna selvatica. A tal fine, è stata dettata una specifica disciplina che prevede particolari procedure nonché l’introduzione della Valutazione di Incidenza, la quale costituisce istituto del tutto distinto dall’autorizzazione paesaggistica disciplinata dall’art. 146 del d.lgs. n. 42 del 2004. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dall’amministrazione comunale, l’applicazione del d.lgs. n. 42 del 2004 non può farsi discendere, nella fattispecie, neanche dalla previsione dell’art. 142, comma 1, lett. f), ai sensi della quale “sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo Titolo per il loro interesse paesaggistico (….) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi”;
Ai fini dell’applicazione della suddetta disposizione, non può ritenersi sufficiente la circostanza che l’area de qua sia stata inserita, quale zona a previsto parco naturale, nel Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) nonché nel Piano Territoriale Provinciale (PTP). Infatti, sebbene il PTRC assuma la valenza –in forza delle previsioni della l.r. n. 11 del 2004, che hanno sostanzialmente confermato quanto già in precedenza disposto dalla l.r. n. 9 del 1986 e dalla l.r. n. 18 del 2006– di "piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici", ciò non determina l’applicazione della normativa dettata dal d.lgs. n. 42 del 2004.
Dunque, in mancanza di un provvedimento istitutivo del parco, allo stato solo previsto a livello di pianificazione regionale e provinciale, ed in mancanza dell’approvazione dei Piani Paesaggistici previsti dagli artt. 143 e 156 del d.lgs. n. 42 del 2004, del tutto illegittimamente l’amministrazione comunale ha applicato la disciplina prevista dall’art. 167 del suddetto testo normativo.
In conclusione, la domanda di annullamento va accolta, con assorbimento delle restanti censure, e vanno annullate sia l'ordinanza n. 55/2010 (prot. n. 10700/2010) del 05.10.2010 sia il provvedimento comunale n. 10/2011 del 12.04.2011, anche questo fondato sul medesimo erroneo presupposto (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 11.10.2011 n. 1535 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: AREE PROTETTE - SIC e ZPS - DPR 357/1997, art. 5, c. 3 - Intervento di lottizzazione - Inderogabile assoggettamento a previa valutazione di incidenza ambientale - Prescrizioni di cui all’All. G del DPR 357/1997.
L'intervento di lottizzazione ricadente nella perimetrazione di un SIC e, per di più, nell'ambito di una zona speciale di conservazione, era inderogabilmente soggetto, nelle more della definizione a livello comunitario delle procedure istitutive della rete Natura 2000, in forza dell’art. 5 comma 3^ del DPR 357/1997, come modificato dall’art. 6 del DPR 120/2003 (che non ammette esenzioni, se non nei limiti di cui ai commi 9 e 10), alla previa valutazione d'incidenza ambientale, i cui contenuti non solo non possono essere generici od approssimativi, ma devono al contrario risultare puntuali ed esaurienti, dal punto di vista tecnico-scientifico, rispetto alle analitiche prescrizioni dell'Allegato G del DPR 357/1997; e ciò con riferimento a tutti i possibili effetti sulla flora, sulla fauna e sugli habitat d'interesse comunitario presenti nel sito (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 26.04.2011 n. 695 - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 04.04.2011 n. 77, suppl. ord. n. 90, "Quarto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale in Italia ai sensi sella direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 14.03.2011).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 04.04.2011 n. 77, suppl. ord. n. 90, "Quarto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea in Italia ai sensi sella direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 14.03.2011).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 04.04.2011 n. 77, suppl. ord. n. 90, "Quarto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia ai sensi sella direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 14.03.2011).

EDILIZIA PRIVATA: Beni ambientali. Valutazione di incidenza e permesso di costruire.
La valutazione incidenza prevista dal D.P.R. 08.09.1997, n. 357 per gli interventi da eseguirsi nelle zone individuate come SIC (siti di interesse comunitario) avendo ad oggetto l’analisi dei possibili effetti che gli interventi medesimi possono avere su detti siti con riferimento agli obiettivi di conservazione, deve necessariamente precedere il rilascio del titolo abilitativo edilizio del quale costituisce requisito di efficacia (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 09.03.2011 n. 9308 - link a www.lexambiente.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U.U.E. 08.02.2011 n. L 33 "DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 10.01.2011 che adotta, ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, un quarto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina [notificata con il numero C(2010) 9663]" (link a http://eur-lex.europa.eu).

2010

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: AREE PROTETTE - Siti di importanza comunitaria - Piani e progetti - Valutazione di incidenza - Natura - Mezzo preventivo di tutela dell’ambiente.
La procedura di valutazione di incidenza è, per sua natura, finalizzata alla verifica e valutazione degli effetti di attività ed interventi su siti di importanza comunitaria ed all’individuazione delle idonee misure di mitigazione, volte a prevenire il deterioramento dei medesimi. Ne consegue che la valutazione di incidenza si configura come un mezzo preventivo di tutela dell’ambiente, che si deve svolgere prima dell’approvazione del progetto, il quale deve poter essere modificato secondo le prescrizioni volte ad eliminare o ridurre l’incidenza negativa dell’opera progettata.
AREE PROTETTE - Siti di importanza comunitaria - Valutazione di incidenza - Carattere della necessaria previetà - Principi di precauzione e di prevenzione - Valutazione di incidenza postuma - Illegittimità.
Il carattere della necessaria previetà della procedura di valutazione di incidenza è funzionale al rispetto dei precetti comunitari e nazionali improntati ai principi di precauzione e prevenzione dell’azione ambientale, secondo quanto emerge anche dall’esegesi della c.d. “direttiva habitat” (n. 92/43/CEE) seguita dalla giurisprudenza comunitaria (in termini Corte Giustizia CE, 07.09.2004, in causa C-127/02; con riferimento alla V.I.A. : Corte Giustizia CE, 03.07.2008, in causa C-215/06; Corte Giustizia CE, 05.07.2007, in causa C-255/05).
Il necessario corollario di tale postulato è quello per cui la valutazione di incidenza postuma alle autorizzazioni (ed in particolare al permesso di costruire) presupponenti un progetto definitivo dell’opera deve considerarsi illegittima (in termini, con riferimento al contiguo tema della V.I.A., TAR Sicilia, Palermo, Sez. I, 20.01.2010, n. 583).
AREE PROTETTE - Siti di importanza comunitaria - Valutazione di incidenza - Atto a funzione prodromica rispetto al provvedimento autorizzatorio.
La valutazione di incidenza si caratterizza come “atto a funzione prodromica” rispetto al provvedimento autorizzatorio, che deve dunque precedere, per potere così utilmente concorrere alla valutazione ponderata degli interessi (cfr., in materia di pareri, Cons. Stato, Sez. IV, 12.06.1998, n. 941; TAR Liguria, Sez. I, 22.07.2005, n. 1080 secondo cui è inammissibile l’esercizio ex post della funzione consultiva, a sanatoria, dovendo il parere necessariamente precedere la decisione dell’organo deliberante).
AREE PROTETTE - Valutazione di incidenza - Art. 29 d.lgs. n. 152/2006 - V.I.A. - Applicazione analogica - Istituto della sanatoria - Configurabilità - Esclusione.
Nella materia coinvolgente l’interesse ambientale, ad escludere la possibilità di una valutazione di incidenza postuma concorre, sul piano dell’interpretazione analogica, anche la disposizione dell’art. 29 del codice dell’ambiente (d.lgs. 03.04.2006, n. 152), il cui primo comma, con riferimento alla V.I.A., dopo avere premesso che detta valutazione è atto presupposto, o parte integrante del procedimento di autorizzazione od approvazione del progetto, sancisce che «i provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge», sembrando così escludere ogni possibilità di sanatoria (cfr. seppure in chiave di lettura comunitaria, TAR Lombardia-Brescia, nella sentenza 11.08.2007, n. 726; cfr. altresì Ad. Gen. del Consiglio di Stato, parere del 25.01.1996 e, con specifico riferimento ai titoli edilizi, Cons. Stato, Sez. VI, 24.09.2004, n. 6255) (TAR Umbria, Sez. I, sentenza 24.08.2010 n. 429 - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 24.08.2010 n. 197, suppl. ord. n. 205:
- "Terzo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 02.08.2010);
- "Terzo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 02.08.2010);
- "Terzo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 02.08.2010).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 31.05.2010 n. 125, suppl. ord. n. 115, "Approvazione dello schema aggiornato relativo al VI Elenco ufficiale delle aree protette, ai sensi del combinato disposto dell’articolo 3, comma 4, lettera c), della legge 06.12.1994, n. 394 e dall’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 28.08.1997, n. 281" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 27.04.2010).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U.U.E. 02.02.2010 n. L 30/1, "DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 22.12.2009 che adotta, ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, un terzo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina" (link a http://eur-lex.europa.eu).

2009

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: AREE PROTETTE - S.I.C. - Aggiornamento dei siti e della loro delimitazione - Potere regionale - Coordinamento e informazione - Potere ministeriale - Art. 3, c. 4-bis del d.P.R. n. 357/1997 - Direttiva habitat (92/43/CEE).
L’art. 3, comma 4-bis, del d.P.R. n. 357/1997, della direttiva 92/43/CEE (c.d. direttiva habitat)attribuisce alle Regioni ed alle Province autonome di Trento e Bolzano, il potere di valutazione periodica dell’idoneità dei siti all’attuazione degli obiettivi di tutela ambientale propri della direttiva, in seguito alla quale possono proporre un aggiornamento dei siti e della loro delimitazione al Ministero dell’Ambiente, che ne cura la trasmissione alla Commissione europea.
Di conseguenza, mentre alle Regioni è attribuito un potere di valutazione e di proposta in ordine alla eventuale riparametrazione dei SIC, il Ministero ha un potere di coordinamento e di informazione (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 29.12.2009 n. 6268 - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: AREE PROTETTE - SIC e ZPS - Valutazione di incidenza - Direttiva 92/43/CEE - Guida interpretativa - Piani settoriali soggetti a valutazione di incidenza - Piano di classificazione acustica - Esclusione - Ragioni.
La Commissione CE ha diramato la Guida interpretativa dell’art. 6 della direttiva 92/43/CEE, in cui sono definiti i criteri in base ai quali si può ritenere che un piano o un progetto siano tali da avere incidenza sui valori tutelati dalla citata direttiva.
Alle pagine 30 e seguenti del documento (in particolare al punto 4.3.2.) la Commissione afferma che anche i Piani settoriali sono soggetti alla valutazione di incidenza, ma, nel richiamare alcune tipologie di piani settoriali, menziona quelli relativi alle reti dei trasporti, quelli inerenti la gestione dei rifiuti o quelli relativi alla gestione dell’acqua, ossia tutti piani che, pur non essendo direttamente connessi e necessari alla gestione dei siti di importanza comunitaria, hanno comunque un’incidenza significativa sugli habitat ricompresi nell’ambito di applicazione dei piani stessi.
A parte la valenza non precettiva del citato documento, ciò che rileva è il fatto che non ogni piano o progetto teoricamente interferente con il bene ambiente è soggetto a valutazione di incidenza, altrimenti non ci sarebbe stato alcun bisogno di un’interpretazione autentica da parte delle Istituzioni comunitarie, dovendo essere sottoposto a valutazione di incidenza qualsiasi piano. Ne consegue che può ritenersi escluso falla valutazione di incidenza il piano di classificazione acustica, il quale non ha natura urbanistica e non implica di per sé conseguenze sull’ambiente, attesa la funzione che ad esso riconnette la legge istitutiva.
Tale funzione è più che altro quella di “fotografare” il territorio comunale dal punto di vista acustico, nel mentre gli atti di pianificazione (generale o esecutiva) capaci di incidere direttamente sull’habitat sono quelli urbanistici e quelli relativi alla realizzazione di opere pubbliche o private che presentano un certo impatto ambientale.
AREE PROTETTE - ZPS - Attività umane teoricamente incompatibili con le esigenze di tutela ambientale - Normativa comunitaria - Valutazione di incidenza.
La delimitazione delle Z.P.S. non sempre è tale da consentire di poter scindere in maniera netta le zone ancora “incontaminate” e quelle già antropizzate, per cui è del tutto possibile che una Z.P.S. inglobi al suo interno aree che, in base ai vigenti strumenti urbanistici, ospitano attività umane teoricamente incompatibili con le esigenze di tutela ambientale.
Peraltro, la normativa comunitaria non vieta le attività umane all’interno dei siti compresi nella rete Natura 2000, ma le condiziona alla positiva valutazione di incidenza, la quale, a sua volta, è subordinata alla verifica della non compromissione di habitat naturali (TAR Marche, Sez. I, sentenza 29.09.2009 n. 930 - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: F. Albanese, La valutazione d’incidenza ex art. 5 del D.P.R. 357/1997 come parere obbligatorio, preventivo e vincolante (link a www.lexambiente.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 09.07.2009 n. 157 "Elenco delle Zone di protezione speciale (ZPS) classificate ai sensi della direttiva 79/409/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 19.06.2009).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: AREE PROTETTE - Protezioni degli habitat naturali - Zone speciali di conservazione (ZSC) - Procedimento di classificazione - Rete ecologica denominata «Natura 2000» - Obiettivi di conservazione - Soggetti interessati dalla decisione.
L'art. 4 della direttiva «habitat», disciplina un procedimento di classificazione dei siti naturali in zone speciali di conservazione (ZSC), procedimento che deve tra altro consentire, come risulta dall'art. 3, n. 2, della medesima direttiva, la realizzazione di una rete ecologica europea coerente di ZSC, denominata «Natura 2000», che è formata da siti in cui si trovano tipi di habitat naturali e habitat delle specie figuranti nell'allegato I e rispettivamente nell'allegato II della detta direttiva e che deve garantire il mantenimento ovvero, all'occorrenza, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie interessati nella loro area di ripartizione naturale (v., in questo senso, sentenza 07/11/2000, causa C-371/98, First Corporate Shipping). Sicché, la decisione controversa, la quale contempla una serie di territori classificati come siti di importanza comunitaria al fine di consentire la realizzazione della detta rete «Natura 2000», ha, nei confronti di ogni interessato, una portata generale in quanto si applica a tutti gli operatori che, a qualsivoglia titolo, esercitano o possono esercitare, sui territori considerati, attività che possono mettere a repentaglio gli obiettivi di conservazione perseguiti dalla direttiva habitat.
Si deve tuttavia ricordare che il fatto che una disposizione abbia, per natura e portata, un carattere generale, in quanto applicabile alla totalità degli operatori economici interessati, non esclude che essa possa tuttavia interessare individualmente taluni di essi (v., in tal senso, sentenze 18/05/1994, causa C-309/89, Codorniu, nonché 22/06/2006, cause riunite C-182/03 e C-217/03, Belgique et Forum 187/Commissione). Pertanto, qualora la decisione riguardi un gruppo di soggetti individuati o individuabili, nel momento in cui l'atto è stato adottato, in base a criteri tipici dei membri di tale gruppo, tali soggetti possono essere individualmente interessati da tale atto, in quanto facenti parte di un gruppo ristretto di operatori economici (v. sentenza 13/03/2008, causa C-125/06 P, Commissione/Infront WM).
AREE PROTETTE - Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica boreale adottato con decisione della Commissione - Obiettivi di conservazione - Soggetti interessati dalla decisione.
L'art. 4 della direttiva «habitat», disciplina il procedimento di classificazione dei siti naturali in zone speciali di conservazione (ZSC), tuttavia, la possibilità di determinare, con maggiore o minore precisione, il numero o anche l'identità dei soggetti di diritto ai quali si applica il provvedimento non comporta affatto che questi soggetti debbano essere considerati individualmente interessati da questo provvedimento, purché sia assodato, come nel caso di specie, che tale applicazione viene effettuata in virtù di una situazione obiettiva di diritto o di fatto definita dall'atto in esame (sentenza 22/11/2001, causa C-451/98, Antillean Rice Mills/Consiglio, nonché ordinanza 25/04/2002, causa C-96/01 P, Galileo e Galileo International/Consiglio - 08/04/2008, causa C-503/07 P, Saint-Gobain Glass Deutschland/Commissione). (Corte di Giustizia delle Comunità Europee, Sez. II, sentenza 23.04.2009 causa C-362/06 P - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 24.04.2009, suppl. ord. n. 61:
- Secondo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia ai sensi della direttiva 92/43/CEE (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 30.03.2009);
- Secondo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale in Italia ai sensi della direttiva 92/43/CEE (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 30.03.2009);
- Secondo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea in Italia ai sensi della direttiva 92/43/CEE (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 30.03.2009).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 4° suppl. straord. al n. 16 del 23.04.2009, "Determinazioni relative alle misure di conservazione per la tutela delle ZPS lombarde in attuazione della Direttiva 92/43/CEE e del d.P.R. 357/1997 ed ai sensi degli articoli 3, 4, 5, 6 del d.m. 17.10.2007 n. 184 - Modificazioni alla d.G.R. 7884/2008" (deliberazione G.R. 08.04.2009 n. 9275 - link a www.infopoint.it).

2008

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA:  B.U.R. Lombardia, 1° suppl. straord. al n. 35 del 26.08.2008, "Misure di conservazione per la tutela delle ZPS lombarde ai sensi del d.m. 17.10.2007, n. 184 - Integrazione alla d.g.r. n. 6648/2008" (deliberazione G.R. 30.07.2008 n. 7884 - link a  www.infopoint.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 07.08.2008 n. 184 "Primo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 03.07.2008).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 05.05.2008 n. 104 "Primo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 26.03.2008).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 3° suppl. straord. al n. 10 del 06.03.2008, "Nuova classificazione delle Zone di protezione Speciale (ZPS) e individuazione di relativi divieti, obblighi e attività, in attuazione degli articoli 3, 4, 5 e 6 del d.m. 17.10.2007, n. 184 «Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS)»" (deliberazione G.R. 20.02.2008 n. 6648 - link a www.infopoint.it).

2007

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 06.11.2007 n. 258 "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 17.10.2007).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 1° suppl. straord. al n. 33 del 14.08.2007, "Rete Natura 2000: determinazioni relative all'avvenuta classificazione come ZPS delle aree individuate con dd.gg.rr. 3624/2006 e 4197/2007 e individuazione dei relativi enti gestori" (deliberazione G.R. 18.07.2007 n. 5119 - link a www.infopoint.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 24.07.2007, suppl. ord. n. 167:
- "Elenco delle zone di protezione speciale (ZPS) classificate ai sensi della direttiva 79/409/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 05.07.2007).
- "Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 05.07.2007).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 12 del 22.03.2007, ""Individuazione di aree ai fini della loro classificazione quali ZPS (Zone di Protezione Speciale) ai sensi dell'art. 4 della direttiva 79/409/CEE integrazione d.g.r. 3624/2006" (deliberazione G.R. 28.02.2007 n. 4197 - link a www.infopointi.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 2 dell'08.01.2007, "Rete Natura 2000: modifiche e integrazioni alle dd.gg.rr. n. 14106/2003, n. 19018/2004 e n. 1791/2006, aggiornamento della banca dati Natura 2000 ed individuazione degli enti gestori dei nuovi SIC proposti" (deliberazione G.R. 13.12.2006 n. 3798 - link a www.infopointi.it).

2006

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 4° suppl. straord. al n. 50 del 14.12.2006, "Individuazione di aree ai fini della loro classificazione quali ZPS (Zone di Protezione Speciale) ai sensi dell'art. 4 della direttiva 79/409/CEE" (deliberazione G.R. 28.11.2006 n. 3624 - link a www.infopointi.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 8 del 23.02.2006, "Rete Europea Natura 2000: individuazione degli enti gestori di 40 Zone di Protezione Speciale (ZPS) e delle misure di conservazione transitorie per le ZPS e definizione delle procedure per l'adozione e l'approvazione dei piani di gestione dei siti" (deliberazione G.R. 25.01.2006 n. 1791 - link a www.infopoint.it).

2005

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 21.07.2005 n. 168 "Elenco delle Zone di protezione speciale (ZPS), classificate ai sensi della direttiva 79/409/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, decreto 25.03.2005).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 08.07.2005 n. 157 "Elenco dei proposti siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea, ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, decreto 25.03.2005).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 07.07.2005 n. 156 "Elenco dei Siti di importanza comunitaria (SIC) per la regione biogeografica continentale, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, decreto 25.03.2005).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 03.05.2005 n. 103 "Primo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, decreto 26.03.2008).

2004

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 44 del 28.10.2004, "Cartografia a integrazione della d.g.r. n. 19018 del 15.10.2004 «Procedure per l'applicazione della valutazione di incidenza alle Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.) ai sensi della direttiva 79/409/CEE, contestuale presa d'atto dell'avvenuta classificazione di 14 Z.P.S. ed individuazione dei relativi soggetti gestori»" (comunicato regionale 19.10.2004 n. 144 -  link a www.infopoint.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 44 del 28.10.2004, "Procedure per l'applicazione della valutazione di incidenza alle Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.) ai sensi della direttiva 79/409/CEE, contestuale presa d'atto dell'avvenuta classificazione di 14 Z.P.S. ed individuazione dei relativi soggetti gestori" (deliberazione G.R. 15.10.2004 n. 19018 - link a www.infopoint.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 32 del 02.08.2004, "Individuazione degli enti gestori dei proposti siti di importanza comunitaria (pSIC) e dei siti di importanza comunitaria (SIC), non ricadenti in aree naturali protette, e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), designate dal Decreto del Ministero dell'Ambiente 03.04.2000" (deliberazione G.R. 30.07.2004 n. 18453 - link a www.infopoint.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 19.07.2004 n. 167 "Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione bio-geografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Mare, decreto 25.03.2004).

2003

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 3° suppl. straord. al n. 37 del 12.09.2003, "Elenco dei proposti siti di importanza comunitaria ai sensi della direttiva 92/43/CEE per la Lombardia, individuazione dei soggetti gestori e modalità procedurali per l'applicazione della valutazione d'incidenza. P.R.S. - Obiettivo 9.5.7.2." (deliberazione G.R. 08.08.2003 n. 14106 - link a www.infopoint.it).

2002

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 24.09.2002 n. 224 "Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, decreto 03.09.2002).

2000

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 06.06.2000 n. 130 "Correzione al titolo del decreto 03.04.2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 22.04.2000" (Ministero dell'Ambiente, comunicato).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 22.04.2000, suppl. ord. n. 65, "Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE" (Ministero dell'Ambiente, decreto 03.04.2000).

1997

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 23.10.1997, suppl. ord. n. 219, "Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche" (D.P.R. 08.09.1997 n. 357).

V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica)
per approfondimenti vedi anche:
V.A.S. nazionale <---> V.A.S. Regione Lombardia
2016

URBANISTICA: VAS, escludibile una piccola area purché non superi il 5% della zona di competenza.
Secondo l'Avvocato generale della Corte Ue, non è compatibile con la Direttiva VAS la norma che rimanda soltanto alla superficie indicata nel piano per la definizione di piani e programmi che «determinano l’uso di piccole aree a livello locale».
Un piano o programma non determina più, ai sensi della direttiva VAS, l’uso di una piccola area qualora la zona interessata superi il parametro di riferimento del 5% della superficie relativa alla zona di competenza delle singole amministrazioni locali.
È quanto si legge nelle conclusioni 08.09.2016 causa C-444/15 dell'Avvocato generale della Corte di giustizia europea nella, avente ad oggetto una controversia su un intervento edilizio nella laguna di Venezia.
Pur essendo stata svolta una valutazione dell’incidenza conformemente alla direttiva Habitat, le autorità italiane stabilivano, nel quadro di un esame preliminare, l’assenza di necessità di una valutazione ambientale strategica a norma della direttiva 2001/42/CE in materia di VAS (Valutazione ambientale strategica), dal momento che il sito interessato riguardava solamente una piccola area a livello locale e l’intervento non avrebbe avuto possibili effetti significativi sull’ambiente. In un caso siffatto, la direttiva VAS non prevede l’obbligo di realizzare una valutazione ambientale strategica.
Italia Nostra ha affermato che il fatto che l’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva VAS preveda l’esenzione da una valutazione ambientale strategica per piani e programmi che formano già oggetto di una valutazione dell’incidenza a norma della direttiva Habitat, non corrisponde al livello di tutela garantito.
L'Avvocato generale ha evidenziato che la qualifica di un piano o programma come misura atta a determinare l’uso di una piccola area a livello locale è soggetta a due condizioni: da un lato, l’uso di una piccola area e, dall’altro, la determinazione a livello locale.
 Una norma, la quale per la definizione di piani e programmi che «determinano l’uso di piccole aree a livello locale», rimandi soltanto alla superficie indicata nel piano, non risulta compatibile con l’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva VAS. Poiché la misura controversa nel procedimento principale era stata emessa dalla città di Venezia, non si deve però escludere che si tratti di una misura a livello locale.
Il criterio per stabilire l’estensione dell’area può essere esclusivamente costituito dalla superficie della zona diretta interessata dal piano, a prescindere dagli effetti del progetto sull’ambiente. Si pone quindi la questione fino a quale estensione territoriale determinate aree debbano essere intese come «piccole». Il legislatore dell’Unione si è astenuto dal fissare una soglia specifica, compito che rientra nel potere discrezionale degli Stati membri. Detto potere è limitato soltanto dal confine estremo di ciò che, secondo una prospettiva di vita naturale, può essere ancora definita come «piccola» area.
Secondo l'Avvocato generale, quale parametro di riferimento è possibile considerare sostanzialmente tre aree: l’intero territorio dell’Unione, cosicché si possa determinare una «piccola» superficie specifica, valida per tutti gli Stati membri; la superficie dei singoli Stati membri e, infine, la superficie rientrante nella sfera di competenza delle singole amministrazioni locali.
In questo contesto emerge quale parametro di riferimento una superficie pari a una percentuale massima del 5% della zona di competenza delle singole amministrazioni locali come ciò che, secondo una prospettiva di vita naturale, può essere ancora intesa come «piccola» area. Tuttavia, nel caso di enti locali con estensione territoriale particolarmente grande, l’applicazione di questo parametro di riferimento non è di norma ammissibile.
In conclusione, per l'Avvocato generale l’applicazione dell’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 2001/42/CE presuppone, accanto all’uso di una piccola area, che il piano o il programma rientri nella sfera di competenza di un’autorità locale. Tale disposizione osta quindi a una norma che, nell’ambito della questione se un piano o un programma determini l’uso di una piccola area a livello locale, rimanda esclusivamente alla superficie della zona interessata dal piano.
Infine, un piano o programma non determina più, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 2001/42/CE, l’uso di una piccola area qualora la zona interessata superi il parametro di riferimento del 5% della superficie relativa alla zona di competenza delle singole amministrazioni locali (commento tratto da e link a www.casaeclima.com).
---------------
MASSIMA
Conclusione.
Suggerisco pertanto alla Corte di rispondere alla domanda di pronuncia pregiudiziale nei seguenti termini:
1) L’esame della prima questione non ha rivelato alcun elemento atto a porre in discussione la validità dell’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente.
2) L’applicazione dell’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 2001/42 presuppone, accanto all’uso di una piccola area, che il piano o il programma rientri nella sfera di competenza di un’autorità locale. Tale disposizione osta quindi a una norma che, nell’ambito della questione se un piano o un programma determini l’uso di una piccola area a livello locale, rimanda esclusivamente alla superficie della zona interessata dal piano.
3) Un piano o programma non determina più, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 2001/42, l’uso di una piccola area qualora la zona interessata superi il parametro di riferimento del 5 % della superficie relativa alla zona di competenza delle singole amministrazioni locali.

2013

URBANISTICA: Piani regolatori particolareggiati.
Domanda
Per i piani regolatori particolareggiati è necessaria la valutazione ambientale strategica (Vas).
Risposta
Nel settore ambientale, «piani» e «programmi» hanno lo scopo di enucleare la funzione programmatica dell'azione della Pubblica amministrazione. Con essi, la Pubblica amministrazione viene a organizzare una serie di condotte e di decisioni degli organi pubblici in modo coordinato e convergente.
L'articolo 3 della direttiva 2001/41/CE dispone che gli Stati membri, per «piani» e «programmi» che possono incidere in modo significativo sull'ambiente, devono sottoporre detti «piani» e «programmi» alla valutazione ambientale strategica (Vas).
L'articolo 3 della citata direttiva 2001/41/CE dispone al riguardo che, fatto salvo il paragrafo 3, «viene effettuata una valutazione ambientale per tutti i piani e i programmi che sono elaborati per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli e che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti elencati negli allegati I e II della direttiva 85/337/CEE o, per i quali, in considerazione dei possibili effetti sui siti, si ritiene necessaria una valutazione ai sensi degli articoli 6 o 7 della direttiva 92/43/CEE».
La Corte di Giustizia delle Comunità Europee, sezione IV, con la sentenza del 22.03.2012, (causa C-567/10) ha affermato che la nozione di «piani» e «programmi» previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, di cui all'articolo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE, si applica ai piani regolatori particolareggiati, per cui essi sono sottoposti alla valutazione ambientale strategica (Vas).
La valutazione ambientale strategica (Vas), per i citati Giudici, è, infatti, un processo a supporto dell'attività di gestione del territorio e delle connesse scelte di programmazione e di pianificazione e si radica con lo strumento del piano o del programma urbanistico-territoriale.
Essa, pertanto, per la suddetta Corte di giustizia delle Comunità europee, trova applicazione anche in caso di modifica o abrogazione, totale o parziale dello strumento di pianificazione: modifica o abrogazione che può comportare effetti significativi sull'ambiente, per cui è sempre necessaria una nuova valutazione ambientale strategica (Vas), che per la sua connotazione duttile e plasmabile si differenzia dalla valutazione di impatto ambientale (Via), che va riferita a singoli progetti per i quali è richiesto un approccio più circoscritto e unidirezionale (articolo ItaliaOggi Sette del 30.09.2013).

URBANISTICA: Le censure inerenti il procedimento di VAS sono ammissibili nei limiti in cui la parte istante specifichi quale concreta lesione alla sua proprietà sia derivata dall’inosservanza delle norme sul procedimento; in altri termini non deve trattarsi di una doglianza meramente “strumentale”, ma sostanziale, visto che il generico interesse ad un nuovo esercizio del potere pianificatorio dell’Amministrazione è insufficiente a distinguere la posizione del ricorrente da quella del quisque de populo.
Nel caso in cui, viceversa, si lamenti la totale omissione di tale incombente procedimentale, non è dato applicare il detto principio, proprio a cagione della circostanza che non può ipotizzarsi quale sarebbe stato l’approdo della Vas, e si oblierebbe la circostanza che un possibile parere del tutto negativo avrebbe potuto indurre l’Amministrazione a rinunciare alla variante, ovvero a rimodularla integralmente.
In materia, è d'uopo richiamare la più recente giurisprudenza della Sezione sui limiti alla configurabilità dell'interesse c.d. strumentale all'impugnazione di uno strumento urbanistico, nel senso che tale impugnazione deve pur sempre ancorarsi a specifici vizi ravvisati con riferimento alle determinazioni adottate dall'Amministrazione in ordine al regime dei suoli in proprietà del ricorrente, e non può fondarsi sul generico interesse a una migliore pianificazione del proprio suolo, che in quanto tale non si differenzia dall'eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire.
In altri termini, l'utilità comunque rappresentata dal possibile vantaggio che astrattamente il ricorrente potrebbe ottenere per effetto della riedizione dell'attività amministrativa non è ex se indicativa della titolarità di una posizione di interesse giuridicamente qualificata e differenziata, idonea a legittimare la tutela giurisdizionale.
Analoghe considerazioni possono farsi per l'ulteriore utilità, costituita dalla "reviviscenza" del previgente e più favorevole P.R.G. che si avrebbe per effetto dell'annullamento giurisdizionale del P.G.T.: utilità la quale, oltre a essere anch'essa non indicativa dell'esistenza di un interesse giuridicamente tutelabile, quand'anche effettivamente sussistente sarebbe comunque provvisoria, essendo jus receptum che l'effetto immediato dell'annullamento di uno strumento urbanistico consiste nel dovere dell'Amministrazione di riesercitare la propria potestà di pianificazione del territorio.
Nella richiamata decisione della Quarta Sezione si è espressamente affermata la condivisione del principio per cui "laddove la VAS si concluda con un giudizio positivo (o positivo condizionato) il soggetto che subisca determinazioni lesive della sua sfera giuridica discendenti dall'accettazione (piena o condizionata) delle proposte pianificatorie sottoposte a VAS, ben potrà censurare anche queste determinazioni preliminari condizionanti, poiché è per effetto di questo giudizio di sostenibilità complessiva di queste scelte che le stesse possono tramutarsi in atti pianificatori negativi".
Nella detta pronuncia si è altresì rilevato che per evitare di pervenire a una legitimatio generalis del tipo di quella sopra indicata, occorre che le "determinazioni lesive" fondanti l'interesse a ricorrere siano effettivamente "condizionate", ossia causalmente riconducibili in modo decisivo, alle preliminari conclusioni raggiunte in sede di V.A.S., e pertanto l'istante avrebbe dovuto precisare come e perché tali conclusioni nella specie abbiano svolto un tale ruolo decisivo sulle opzioni relative ai suoli in sua proprietà, ciò che non ha fatto.
---------------
La cd. Valutazione ambientale strategica (VAS) è la valutazione delle conseguenze ambientali di piani e programmi al fine ultimo di assicurare lo sviluppo sostenibile di un territorio sotto il profilo ambientale. E' una procedura finalizzata precipuamente a mettere in rilievo le possibili cause di un degrado ambientale derivante dall'adozione di piani e programmi interessanti il territorio, introdotta dalla Direttiva comunitaria 2001/42/CE che prevede, appunto, la sua applicazione a piani e programmi produttivi di effetti significativi sull'ambiente.
La giurisprudenza di merito ha per il vero puntualizzato che “in un'ottica sostanzialistica tesa ad evitare interpretazioni normative che si risolvano in meri adempimenti formali e rappresentano inutili appesantimenti del procedimento, non deve essere sottoposto alla procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), né a quella di valutazione di incidenza, uno strumento pianificatorio le cui previsioni non si discostano in maniera sostanziale da quelle già fatte oggetto di tale indagine, tanto più che parte ricorrente non fornisce alcuna dimostrazione del fatto che le previsioni derivanti dall'applicazione del piano possono avere sull'ambiente effetti significativi diversi da quelli già presi in considerazione”.
---------------
Il Collegio non può che richiamare -in relazione alla pretesa fungibilità della procedura di Vas con quella relativa alla valutazione di incidenza dei Sic- l’affermazione secondo cui “in materia ambientale, la valutazione ambientale strategica va distinta dalla valutazione di incidenza, prevista dal D.P.R. n. 357/1997 nel sistema previgente all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 4/2008, che ha un rilievo meramente settoriale destinato alla particolare protezione dei siti di rilevanza comunitaria.".

Il Collegio conosce –ed apprezza- la giurisprudenza del Consiglio di Stato segnalata dall’appellante amministrazione comunale (cfr. sez. IV, 12.01.2011, n. 133), per la quale le censure inerenti il procedimento di VAS sono ammissibili nei limiti in cui la parte istante specifichi quale concreta lesione alla sua proprietà sia derivata dall’inosservanza delle norme sul procedimento; in altri termini non deve trattarsi di una doglianza meramente “strumentale”, ma sostanziale, visto che il generico interesse ad un nuovo esercizio del potere pianificatorio dell’Amministrazione è insufficiente a distinguere la posizione del ricorrente da quella del quisque de populo (cfr. in termini, anche TAR Lombardia, Milano, sez. II, 12.01.2012, n. 297).
Nel caso in cui, viceversa, si lamenti la totale omissione di tale incombente procedimentale, non è dato applicare il detto principio, proprio a cagione della circostanza che non può ipotizzarsi quale sarebbe stato l’approdo della Vas, e si oblierebbe la circostanza che un possibile parere del tutto negativo avrebbe potuto indurre l’Amministrazione a rinunciare alla variante, ovvero a rimodularla integralmente.
In materia, è d'uopo richiamare la più recente giurisprudenza della Sezione sui limiti alla configurabilità dell'interesse c.d. strumentale all'impugnazione di uno strumento urbanistico, nel senso che tale impugnazione deve pur sempre ancorarsi a specifici vizi ravvisati con riferimento alle determinazioni adottate dall'Amministrazione in ordine al regime dei suoli in proprietà del ricorrente, e non può fondarsi sul generico interesse a una migliore pianificazione del proprio suolo, che in quanto tale non si differenzia dall'eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 13.07.2010, nr. 4546).
In altri termini, l'utilità comunque rappresentata dal possibile vantaggio che astrattamente il ricorrente potrebbe ottenere per effetto della riedizione dell'attività amministrativa non è ex se indicativa della titolarità di una posizione di interesse giuridicamente qualificata e differenziata, idonea a legittimare la tutela giurisdizionale.
Analoghe considerazioni possono farsi per l'ulteriore utilità, costituita dalla "reviviscenza" del previgente e più favorevole P.R.G. che si avrebbe per effetto dell'annullamento giurisdizionale del P.G.T.: utilità la quale, oltre a essere anch'essa non indicativa dell'esistenza di un interesse giuridicamente tutelabile, quand'anche effettivamente sussistente sarebbe comunque provvisoria, essendo jus receptum che l'effetto immediato dell'annullamento di uno strumento urbanistico consiste nel dovere dell'Amministrazione di riesercitare la propria potestà di pianificazione del territorio (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 07.06.2004, nr. 3563; Cons. Stato, sez. V, 23.04.2001, nr. 2415).
Nella richiamata decisione della Quarta Sezione (12.1.2011, n. 133) si è espressamente affermata la condivisione del principio per cui "laddove la VAS si concluda con un giudizio positivo (o positivo condizionato) il soggetto che subisca determinazioni lesive della sua sfera giuridica discendenti dall'accettazione (piena o condizionata) delle proposte pianificatorie sottoposte a VAS, ben potrà censurare anche queste determinazioni preliminari condizionanti, poiché è per effetto di questo giudizio di sostenibilità complessiva di queste scelte che le stesse possono tramutarsi in atti pianificatori negativi".
Nella detta pronuncia si è altresì rilevato che per evitare di pervenire a una legitimatio generalis del tipo di quella sopra indicata, occorre che le "determinazioni lesive" fondanti l'interesse a ricorrere siano effettivamente "condizionate", ossia causalmente riconducibili in modo decisivo, alle preliminari conclusioni raggiunte in sede di V.A.S., e pertanto l'istante avrebbe dovuto precisare come e perché tali conclusioni nella specie abbiano svolto un tale ruolo decisivo sulle opzioni relative ai suoli in sua proprietà, ciò che non ha fatto.
Nel caso di specie, tuttavia, ciò che si lamenta è la totale omissione dell’incombente. Ne consegue che da un canto non è possibile preconizzare l’esito cui sarebbe approdata la Vas e l’eventuale pregiudizio che la originaria parte ricorrente ne avrebbe potuto ricavare: è ben vero che, di solito, il detto incombente ove espletato si risolve nella imposizione di prescrizioni più stringenti rispetto a quelle contenute nel piano o programma soggetto a valutazione.
E’ ben vero però che, per un verso, detta regola non può essere elevata a canone generale (non può escludersi, in via di principio, che la espletata vas introduca elementi di giudizio non già puramente e semplicemente “restrittivi” di prescrizioni ma modificativi delle stesse, rimodulativi, etc.); per altro verso, i proprietari dei suoli soggetti a regolamentazione hanno comunque l’interesse a che ciò avvenga mediante atti immuni da censure, di guisa che possano comunque contare sulla stabilità ed incontestabilità dell’assetto di interessi prefissato nell’atto.
La doglianza va quindi disattesa.
---------------
Quanto alla censura -connessa unicamente sotto il profilo logico a quella dianzi esaminata- secondo cui trattavasi di variante “normativa” priva di significativi impatti sull’ambiente, di guisa che la Vas non sarebbe stata obbligatoria si rimarca che questo Consiglio di Stato ha in passato affermato che (Cons. Stato Sez. IV, 13.11.2012, n. 5715) “la cd. Valutazione ambientale strategica (VAS) è la valutazione delle conseguenze ambientali di piani e programmi al fine ultimo di assicurare lo sviluppo sostenibile di un territorio sotto il profilo ambientale. E' una procedura finalizzata precipuamente a mettere in rilievo le possibili cause di un degrado ambientale derivante dall'adozione di piani e programmi interessanti il territorio, introdotta dalla Direttiva comunitaria 2001/42/CE che prevede, appunto, la sua applicazione a piani e programmi produttivi di effetti significativi sull'ambiente”.
La giurisprudenza di merito ha per il vero puntualizzato che (TAR Friuli-Venezia Giulia Trieste Sez. I, 10.05.2012, n. 169) “in un'ottica sostanzialistica tesa ad evitare interpretazioni normative che si risolvano in meri adempimenti formali e rappresentano inutili appesantimenti del procedimento, non deve essere sottoposto alla procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), né a quella di valutazione di incidenza, uno strumento pianificatorio le cui previsioni non si discostano in maniera sostanziale da quelle già fatte oggetto di tale indagine, tanto più che parte ricorrente non fornisce alcuna dimostrazione del fatto che le previsioni derivanti dall'applicazione del piano possono avere sull'ambiente effetti significativi diversi da quelli già presi in considerazione.”.
In estrema sintesi il comune di Vasto appellante invoca l’applicazione di tale principio al caso di specie (sebbene il PRG risalisse al 2001 e nessuno studio ambientale illo tempore lo avesse supportato) al fine di pervenire all’affermazione per cui, in concreto, la variante non sarebbe stata sottoponibile a Vas. Sennonché, nel caso di specie appare evidente che la stessa esposizione di parte appellante (pag 3 dell’appello) relativa alle prescrizioni contenute nella variante (anche adeguamento a piani sovraordinati) ed all’ambito della stessa (relativa all’intero PRG) esclude che si possa individuare una “modestia” della incidenza della stessa tale da condurre alla affermazione che, in concreto, la Vas non doveva essere effettuata.
In tal modo argomentando il comune inverte i termini del ragionamento: la variante riguardava di fatto l’intero territorio comunale; le modifiche, incidenti sulle NTA incidevano quindi sulla generalità delle prescrizioni relative al suolo del comune; inferire una carenza di effetti sull’ambiente dalla mancata previsione di zonizzazioni, ovvero dalla diminuzione del carico urbanistico integra apodittica affermazione, semmai destinata -eventualmente– ad essere corroborata in sede di effettuazione della Vas e responso favorevole di quest’ultima.
Può convenirsi quindi con la affermazione del primo giudice che “fotografa” esattamente la posizione dell’ amministrazione comunale e la inversione logica che dalla stessa discende: “ il comune deduce dal contenuto delle nuove norme tecniche di attuazione la non necessità di sottoporle a una previa valutazione ambientale, mentre è proprio l’esito di tale valutazione a eventualmente considerarne nullo l’impatto ambientale.”
Ad avviso del Collegio comunque, e conclusivamente sul punto, non può dirsi che una variante incidente sull’intero territorio comunale –e volta a modificare un piano per il quale, pacificamente, in passato non era stata effettuata la Vas- potesse andare esente dall’espletamento del detto incombente.
---------------
Quanto alle altre due doglianze, il Collegio non può che richiamare -in relazione alla pretesa fungibilità della procedura di Vas con quella relativa alla valutazione di incidenza dei Sic- l’affermazione contenuta nella decisione della Sezione VI (sent. 10.05.2011, n. 2755) secondo cui “in materia ambientale, la valutazione ambientale strategica va distinta dalla valutazione di incidenza, prevista dal D.P.R. n. 357/1997 nel sistema previgente all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 4/2008, che ha un rilievo meramente settoriale destinato alla particolare protezione dei siti di rilevanza comunitaria.".
Da tale principio il Collegio non ravvisa motivo per discostarsi, il che esclude l’accoglibilità del mezzo
(Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 21.08.2013 n. 4201 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Valutazione ambientale, censure solo se concrete. Le doglianze sotto i riflettori dei giudici di palazzo Spada
Le censure inerenti il procedimento di Valutazione ambientale strategica (Vas) sono ammissibili nei limiti in cui la parte istante specifichi quale concreta lesione alla sua proprietà sia derivata dall'inosservanza delle norme sul procedimento.

Questo ha affermato la Sez. IV del Consiglio di Stato con sentenza 21.08.2013 n. 4200.
I giudici amministrativi hanno sottolineato come la doglianza non debba essere meramente strumentale, ma sostanziale, visto che il generico interesse ad un nuovo esercizio del potere pianificatorio dell'Amministrazione pubblica è insufficiente a distinguere la posizione del ricorrente da quella del quisque de populo.
La Vas è la valutazione delle conseguenze ambientali di piani e programmi al fine ultimo di assicurare lo sviluppo sostenibile di un territorio sotto il profilo ambientale. È una procedura finalizzata precipuamente a mettere in rilievo le possibili cause di un degrado ambientale derivante dall'adozione di piani e programmi interessanti il territorio, introdotta dalla Direttiva comunitaria 2001/42/Ce che prevede, appunto, la sua applicazione a piani e programmi produttivi di effetti significativi sull'ambiente.
Circa la configurabilità dell'interesse c.d. strumentale all'impugnazione di uno strumento urbanistico, i giudici di palazzo Spada hanno poi ribadito, in ossequio alla precedente giurisprudenza che tale impugnazione deve pur sempre ancorarsi a specifici vizi ravvisati con riferimento alle determinazioni adottate dall'Amministrazione in ordine al regime dei suoli in proprietà del ricorrente, e non può fondarsi sul generico interesse a una migliore pianificazione del proprio suolo, che in quanto tale non si differenzia dall'eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire (cfr. Cons. stato, sez. IV, 13.07.2010, n. 4546).
In altri termini, l'utilità comunque rappresentata dal possibile vantaggio che astrattamente il ricorrente potrebbe ottenere per effetto della riedizione dell'attività amministrativa non è ex se indicativa della titolarità di una posizione di interesse giuridicamente qualificata e differenziata, idonea a legittimare la tutela giurisdizionale.
E laddove la Vas si concluda con un giudizio positivo (o positivo condizionato) il soggetto che subisca determinazioni lesive della sua sfera giuridica discendenti dall'accettazione (piena o condizionata) delle proposte pianificatorie sottoposte a Vas, ben potrà censurare anche queste determinazioni preliminari condizionanti, poiché è per effetto di questo giudizio di sostenibilità complessiva di queste scelte che le stesse possono tramutarsi in atti pianificatori negativi (articolo ItaliaOggi Sette del 09.09.2013).

URBANISTICA: VIA, VAS E AIA – VAS – Nozione.
La valutazione ambientale strategica (VAS) è lo strumento volto a garantire gli effetti sull’ambiente dei piani e dei programmi, così da anticipare la valutazione della compatibilità ambientale ad un momento anteriore alla loro elaborazione ed adozione, in una prospettiva globale di sviluppo sostenibile idonea a conciliare, anche attraverso soluzioni alternativa, l’utilizzazione del territorio e la localizzazione degli impianti con la tutela dei valori ambientali (Cons. St. Sez. IV, 06.05.2013, n. 2446; 13.11.2012, n. 5715).
La valutazione favorevole compiuta in sede di VAS non può, quindi, (nella specie: in sede di esame della proposta di variante al piano regolatore) essere rimessa in discussione per i profili attinenti alla compatibilità con l’ambiente del piano (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 06.08.2013 n. 4151 - link a www.ambientediritto.it).

URBANISTICA: M. G. Boccia, Primi orientamenti giurisprudenziali in merito alla procedura VAS (link a www.lexambiente.it - Ambiente & Sviluppo n. 8-9/2013).

URBANISTICA: Assume rilievo di principio l’obbligo di previa sottoposizione a v.a.s. delle scelte urbanistiche, comportanti per un comparto specifico il raddoppio delle volumetrie rispetto al pregresso ed il pesante convolgimento di elementi di rilevante impatto ambientale, a partire dalla falda acquifera.
Al riguardo, ancora di recente, e rispetto ad un ordinamento simile al nostro in tema di classificazione dei piani, la Corte giustizia UE ha avuto modo di precisare, in termini di principio rispetto ai quali le eventuali previsioni di dettaglio contrarie scontano l’obbligo di disapplicazione, che la nozione di piani e programmi "previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative", di cui all'art. 2, lett. a), della direttiva 2001/42, deve essere interpretata nel senso che essa riguarda anche i piani regolatori particolareggiati, come quello oggetto del procedimento principale; ciò in quanto non può essere accolta un'interpretazione che porterebbe ad escludere dall'ambito di applicazione della direttiva 2001/42 tutti i piani e programmi, segnatamente quelli riguardanti l'assetto del territorio, per il solo motivo che una tale adozione non avrebbe in ogni caso carattere obbligatorio.
In sostanza, la disciplina VAS (art. 3 della direttiva 2001/41/CE) impone agli Stati membri di attuare «piani e programmi» che possono avere effetti significativi sull'ambiente, sottoponendoli ad una valutazione ambientale. Nel caso di specie l’impatto significativo sull’ambiente è emerso sin dall’origine degli approfondimenti istruttori.

---------------
La VAS, quale processo a supporto dell'attività di gestione del territorio e delle connesse scelte di programmazione e di pianificazione, prima che queste vengano tradotte in interventi diretti (autorizzazioni, concessioni ecc.), e non quale strumento di verifica a posteriori delle scelte di pianificazione, ben può radicarsi con lo strumento del piano o programma urbanistico-territoriale.
Strumento mediante il quale le Autorità sono chiamate allo studio organico del territorio, della gestione delle sue risorse, all'obbligo preventivo di coinvolgimento di tutte le parti, mediante l'avvio delle procedure di informazione e di consultazione dell'opinione pubblica, in ordine a qualsiasi decisione futura che inerisca un qualunque assetto territoriale.
L'obiettivo essenziale della direttiva VAS consiste nel sottoporre a valutazione ambientale, i piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente, durante la loro elaborazione e prima della loro adozione. La VAS, al pari di qualsiasi atto programmatico e strategico richiede che siano esaminate le informazioni riguardanti gli aspetti pertinenti allo stato attuale dell'ambiente e alla sua evoluzione probabile, con o senza la previsione del piano o del programma di riferimento, nonché alla decisione della sua modifica o abrogazione.
È in questo contesto che la direttiva (art. 2) prevede l'obbligo della VAS per qualsiasi piano e programma previsto da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, elaborato e/o adottato da un'Autorità a livello nazionale, regionale o locale per essere approvato mediante una procedura legislativa dal Parlamento o dal Governo, financo per qualsiasi modifica dei medesimi piani o programmi già adottati.
Su tale ultimo richiamo normativo, la Corte di giustizia, nell'ambito del decisum pregiudiziale, afferma che la VAS trova applicazione anche in caso di modifica o abrogazione, totale o parziale, dello strumento di pianificazione, nella specie, del piano regolatore preso a riferimento. Ciò in quanto anche il venir meno dell'efficacia, integrale o parziale, della strumentazione di pianificazione in essere o una sua modifica, può comportare la genesi o l'aumento degli effetti significativi sull'ambiente. Di conseguenza, una nuova VAS deve essere immediatamente apprestata prima di procedere a deliberare le varianti della pianificazione in essere.
La configurazione empirica della VAS, che emerge anche dalle chiare indicazioni della Corte di Giustizia, consente di avvalorare la sua connotazione quale impianto giuridico sperimentale, tale da presentarsi particolarmente flessibile e da assorbire e inglobare le diversificate metodologie di impiego e di studio del territorio, ove accomunate allo scopo di assicurare un controllo ex ante, in itinere ed ex post dei possibili impatti ambientali. Sono sottoposti all'obbligo della VAS tutti quegli strumenti urbanistici muniti di «indicatori di performance», che verificano il livello di conseguimento degli obiettivi assunti e generati sulla città e sul territorio e che permettono di quantificare se, quando e quanto gli obiettivi di piano siano raggiunti.
La connotazione duttile e plasmabile della VAS è invece assente in altri strumenti quali la VIA deputata a singoli progetti, in cui è richiesto un approccio più circoscritto ed unidirezionale. Nel caso di specie, peraltro, pur dinanzi alla rilevanza della trasformazione ed all’impatto sull’ambiente sono state omesse entrambe le valutazioni, e si è svolta solo ex post la mera verifica screening.
---------------

4.3 A propria volta, la normativa ambientale impone lo svolgimento di una serie di verifiche preliminari. Sia quelle di dettaglio, solo in seguito avviate e che hanno portato a modifiche tali da rendere non coincidente quanto approvato a livello urbanistico con quanto assentito a livello ambientale, sia più generali in termini di valutazione ambientale strategica.
In tale contesto sia normativo che fattuale, anche dinanzi alle peculiarità della zona e dell’intervento, assume rilievo parimenti di principio l’obbligo di previa sottoposizione a v.a.s. delle scelte urbanistiche, comportanti per un comparto specifico il raddoppio delle volumetrie rispetto al pregresso ed il pesante convolgimento di elementi di rilevante impatto ambientale, a partire dalla falda acquifera.
Al riguardo, ancora di recente, e rispetto ad un ordinamento simile al nostro in tema di classificazione dei piani, la Corte giustizia UE (cfr. sez. IV, 22.03.2012, n. 567) ha avuto modo di precisare, in termini di principio rispetto ai quali le eventuali previsioni di dettaglio contrarie scontano l’obbligo di disapplicazione, che la nozione di piani e programmi "previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative", di cui all'art. 2, lett. a), della direttiva 2001/42, deve essere interpretata nel senso che essa riguarda anche i piani regolatori particolareggiati, come quello oggetto del procedimento principale; ciò in quanto non può essere accolta un'interpretazione che porterebbe ad escludere dall'ambito di applicazione della direttiva 2001/42 tutti i piani e programmi, segnatamente quelli riguardanti l'assetto del territorio, per il solo motivo che una tale adozione non avrebbe in ogni caso carattere obbligatorio.
In sostanza, la disciplina VAS (art. 3 della direttiva 2001/41/CE) impone agli Stati membri di attuare «piani e programmi» che possono avere effetti significativi sull'ambiente, sottoponendoli ad una valutazione ambientale. Nel caso di specie l’impatto significativo sull’ambiente è emerso sin dall’origine degli approfondimenti istruttori.
...
In via generale, come detto la disciplina VAS ex art. 3 della direttiva invocata impone agli Stati membri di attuare «piani e programmi» che possono avere effetti significativi sull'ambiente, sottoponendoli ad una valutazione ambientale. Tale obbligo discende in termini immediatamente precettivi sulla scorta dei principi predetti e della normativa attuativa di cui al d.lgs. 152 del 2006, la quale va intesa in tali termini. Le eventuali diverse indicazioni di dettaglio –comprese quelle invocate dalle difese resistenti- vanno esaminate in termini restrittivi ovvero di disapplicazione per contrasto col principio.
L'art. 3, comma 2 della direttiva aggiunge che «fatto salvo il par. 3 viene effettuata una valutazione ambientale per tutti i piani e i programmi, che sono elaborati per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti elencati negli allegati I e II della direttiva [85/337/CEE], o per i quali, in considerazione dei possibili effetti sui siti, si ritiene necessaria una valutazione ai sensi degli articoli 6 o 7 della direttiva 92/43/CEE».
Di conseguenza, gli Stati adempiono a tale obbligo (e non facoltà), ponendo in essere tutte quelle modalità organizzative opportune e apprestando le risorse necessarie, per realizzare l'obiettivo indicato. Completa tale adempimento la divulgazione dell'informazione ai cittadini, in modo chiaro e trasparente, che tale attività è esercitata mediante un atto vincolante, non facilmente modificabile, e in attuazione di quella precisa normativa di rango primario che trova applicazione.
A propria volta il paragrafo 3 prevede la possibilità di esclusione per i piani che determinano l’uso di piccole aree, pur dovendo a priori scontare la determinazione del concetto di piccola area (e nel caso di specie rispetto al contesto interessato l’area è tutt’altro che piccola), unicamente in assenza di effetti significativi sull’ambiente; questi ultimi invece sono ampiamente presenti nel caso de quo, come emerso sin dall’origine a fronte delle diverse problematiche idrogeologiche e geotecniche evidenziate e non adeguatamente approfondite.
Con la sentenza della Corte di Giustizia, sopra richiamata, anche lo strumento programmatico del «piano regolatore particolareggiato» (esaminato nell'ordinamento belga), può integrare la nozione di «piano e programma» ricompreso nell'art. 2, tale da essere sottoposto obbligatoriamente alle norme relative alla valutazione ambientale strategica.
L'occasione della pronuncia pregiudiziale afferente allo strumento urbanistico belga, attrae l'attenzione di tutti gli ordinamenti statali, compreso il nostro che utilizza metodologie programmatiche similari. Infatti, come evidenziato in dottrina, nell'ordinamento belga, (preso di riferimento nella sentenza in commento), il Code Bruxellois de l'Aménagement du Territoire, modificato dalla legge del 2009 menziona tra le varie categorie di piani: il piano di sviluppo regionale; il piano regolatore regionale; i piani di sviluppo comunali; il piano regolatore particolareggiato etc.
Nell'ordinamento italiano si possono richiamare, senza presunzione di esaustività, il Piano regolatore generale (PRG), il piano per l'edilizia economica e popolare (PEEP), i piani di settore; il piano territoriale di coordinamento (PTC), i piani territoriali paesistici (PTP), il piano di fabbricazione (PdF), il piano particolareggiato esecutivo (PPE), il piano esecutivo convenzionato (PEC), il piano per insediamenti produttivi (PIP), il piano di recupero del patrimonio edilizio esistente (PdR) e tutta una ulteriore serie di piani di dettaglio, cui la fantasia dei legislatori regionali ha dato nuova linfa. In Italia, tali strumenti prendono avvio anche prima della legge quadro del 17.08.1942, n. 1150 (vd. i Piani paesistici che trovano la loro fonte nella legge n. 1497 del 1939).
Una visione di insieme in sede dottrinale ha portato a riassumere il fenomeno quale passaggio in quattro tappe:
a) da un approccio territoriale generale con la legge quadro 1150/1942, b) alle leggi di supporto (167/1962; 765/1967; 865/1971; 10/1977; 431/1985, 142/1990 ecc.) per settori specifici (edilizia popolare, standard, ecc.) sempre di respiro statale, c) alla visione più circoscritta nell'ambito territoriale delle singole Regioni dal 1972 così determinando nuove normative per i vari settori dell'edilizia, dell'urbanistica e del territorio per una gestione che dal governo centrale cede a quello a regionale, d) alla rivalutazione del ruolo delle città e delle peculiarità delle risorse che ineriscono all'area territoriale, in senso stretto, determinando una visione più capillare delle problematiche locali anche per contesti non considerati oculatamente in precedenza (es. tutela del paesaggio e della difesa dell'ambiente, ecc.).
In virtù dei principi espressi in sede sovranazionale pertanto si apprende che la VAS, quale processo a supporto dell'attività di gestione del territorio e delle connesse scelte di programmazione e di pianificazione, prima che queste vengano tradotte in interventi diretti (autorizzazioni, concessioni ecc.), e non quale strumento di verifica a posteriori delle scelte di pianificazione, ben può radicarsi con lo strumento del piano o programma urbanistico-territoriale.
Strumento mediante il quale le Autorità sono chiamate allo studio organico del territorio, della gestione delle sue risorse, all'obbligo preventivo di coinvolgimento di tutte le parti, mediante l'avvio delle procedure di informazione e di consultazione dell'opinione pubblica, in ordine a qualsiasi decisione futura che inerisca un qualunque assetto territoriale.
L'obiettivo essenziale della direttiva VAS consiste nel sottoporre a valutazione ambientale, i piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente, durante la loro elaborazione e prima della loro adozione. La VAS, al pari di qualsiasi atto programmatico e strategico richiede che siano esaminate le informazioni riguardanti gli aspetti pertinenti allo stato attuale dell'ambiente e alla sua evoluzione probabile, con o senza la previsione del piano o del programma di riferimento, nonché alla decisione della sua modifica o abrogazione.
È in questo contesto che la direttiva (art. 2) prevede l'obbligo della VAS per qualsiasi piano e programma previsto da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, elaborato e/o adottato da un'Autorità a livello nazionale, regionale o locale per essere approvato mediante una procedura legislativa dal Parlamento o dal Governo, financo per qualsiasi modifica dei medesimi piani o programmi già adottati.
Su tale ultimo richiamo normativo, la Corte di giustizia, nell'ambito del decisum pregiudiziale, afferma che la VAS trova applicazione anche in caso di modifica o abrogazione, totale o parziale, dello strumento di pianificazione, nella specie, del piano regolatore preso a riferimento. Ciò in quanto anche il venir meno dell'efficacia, integrale o parziale, della strumentazione di pianificazione in essere o una sua modifica, può comportare la genesi o l'aumento degli effetti significativi sull'ambiente. Di conseguenza, una nuova VAS deve essere immediatamente apprestata prima di procedere a deliberare le varianti della pianificazione in essere.
La configurazione empirica della VAS, che emerge anche dalle chiare indicazioni della Corte di Giustizia, consente di avvalorare la sua connotazione quale impianto giuridico sperimentale, tale da presentarsi particolarmente flessibile e da assorbire e inglobare le diversificate metodologie di impiego e di studio del territorio, ove accomunate allo scopo di assicurare un controllo ex ante, in itinere ed ex post dei possibili impatti ambientali. Sono sottoposti all'obbligo della VAS tutti quegli strumenti urbanistici muniti di «indicatori di performance», che verificano il livello di conseguimento degli obiettivi assunti e generati sulla città e sul territorio e che permettono di quantificare se, quando e quanto gli obiettivi di piano siano raggiunti.
La connotazione duttile e plasmabile della VAS è invece assente in altri strumenti quali la VIA deputata a singoli progetti, in cui è richiesto un approccio più circoscritto ed unidirezionale. Nel caso di specie, peraltro, pur dinanzi alla rilevanza della trasformazione ed all’impatto sull’ambiente sono state omesse entrambe le valutazioni, e si è svolta solo ex post la mera verifica screening.
I principi richiamati appaiono invero già noti alla giurisprudenza, sulla scorta della normativa invocata dagli stessi ricorrenti. E’ stato statuito ad esempio (cfr. CdS 5715/2012 e Tar Sardegna 810/2012) che già ex art. 4 e ss. d.lgs. n. 152/2006, devono essere sottoposti a v.a.s. i piani e programmi che possano avere un impatto significativo sull'ambiente e sul patrimonio culturale; non è allora escluso che anche i piani attuativi possano essere sottoposti a v.a.s. in presenza di particolari presupposti da verificarsi in concreto, quali l'espressa volontà della p.a. a sottoporre a detta procedura tale tipo di piano; e all'attitudine del piano stesso a incidere sui profili ambientali delle aree interessate.
Quindi, la normativa in materia di v.i.a. e di screening ambientale si applica anche agli strumenti urbanistici attuativi, purché sussistano tutte le condizioni ulteriori richieste dalla disciplina vigente; la normativa comunitaria e nazionale, infatti, prevede la necessità di un esame e un'autorizzazione preventiva di progetti che comportino un notevole impatto ambientale e, sotto tale profilo, è proprio la pianificazione attuativa ad individuare (ed autorizzare) con sufficiente grado di dettaglio -sul piano e qualitativo e quantitativo- gli insediamenti da realizzare.
L’esame e la valutazione sul punto devono essere svolte e ciò va fatto in via preventiva. Nel caso de quo, invece, a fronte di un piano attuativo avente rilevante impatto ambientale -come emerso in sede istruttoria ed oggetto di considerazione rispetto ai precedenti motivi di gravame-, non è stata svolta alcuna v.a.s. e la verifica screening ha seguito l’approvazione definitiva del piano attuativo, in termini illogici e contraddittori rispetto ai principi sin qui richiamati.
A monte, la stessa variante di p.u.c., sia per le peculiarità critiche della zona sotto i profili ambientali, sia per il rilevante impatto derivante dal raddoppio delle volumetrie precedenti, avrebbe a priori ed a maggior ragione essere soggetto alla valutazione imposta dai principi sovranazionali invocati. Nel caso de quo nessun livello di piano è stato sottoposto alla necessaria valutazione, cosicché neppure è possibile trarre spunti positivi sul punto per il p.u.o. dalla verifica fatta in ambito variante p.u.c.. Anche qui si conferma pertanto il trascinarsi di carenze negli approfondimenti, non certo recuperabili nella mera fase edilizia.
Al riguardo, a conferma dell’illogicità del percorso seguito, è emerso (ma anche sul punto si è già svolto il relativo approfondimento) che è stato oggetto di verifica screening e modifica prescrittiva un p.u.o. non più coincidente con quanto in precedenza approvato a livello urbanistico. Da ciò la fondatezza delle censure dedotte sul punto.
Infine, in termini più ampi ricostruttivi del sistema va evidenziato che le considerazioni ed i principi di origine sovranazionale hanno trovato di recente ulteriore conferma da parte della Corte Costituzionale (cfr. sent n. 93 del 2013), la quale ha evidenziato la rilevanza della normativa comunitaria in questione e la relativa prevalenza; in dettaglio è stato ad esempio ribadito che dalla citata dir. CE UE discende un preciso obbligo gravante su tutti gli Stati membri di assoggettare a VIA non solo i progetti indicati nell'allegato I, ma anche i progetti descritti nell'allegato II, qualora si rivelino idonei a generare un impatto ambientale importante, all'esito della procedura di c.d. Screening.
Pertanto, la mancata considerazione dei predetti criteri della dir. CE UE pone la normativa regionale ovvero quella statale di dettaglio (come quelle invocate dalle difese resistenti) in evidente contrasto con le indicazioni comunitarie
(TAR Liguria, Sez. I, sentenza 02.07.2013 n. 982 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICAProcedure. Norme regionali sulla valutazione ambientale strategica - Solo Sicilia e Basilicata hanno regole precedenti la direttiva Ue.
Piani urbanistici, Vas in formato locale. Puglia e Marche esonerano dall'esame di impatto le varianti con scambio di cubature.

È un cantiere aperto quello delle leggi con cui le Regioni recepiscono le norme europee e nazionali sulla valutazione ambientale strategica (Vas) di piani e programmi di intervento. Di recente l'Associazione dei costruttori (Ance) ha fatto il punto con un monitoraggio delle disposizioni delle singole Regioni.
Di fatto solo Sicilia e Basilicata non si sono ancora dotate di una propria regolamentazione della Vas e continuano ad applicare la legge statale oppure norme regionali approvate prima della direttiva europea. Mentre, sul fronte degli aggiornamenti, le ultime novità arrivano dalla Liguria che ha appena fornito le linee guida per applicare la propria legge del 2012 e dalla Puglia che ha individuato a fine 2012 gli ambiti di esclusione dalla Vas. Diverse altre Regioni, comunque, hanno rivisto con aggiornamenti la propria disciplina (si veda la tabella a fianco).
Gli obiettivi
Tra le diverse procedure pubbliche poste a salvaguardia dell'ambiente, gli esiti della Vas offrono un quadro di riferimento per le valutazioni ambientali più di dettaglio.
La Vas deve «garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto del l'elaborazione, dell'adozione e approvazione dei piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile». Lo svolgimento della procedura è disciplinata dal decreto legislativo 152/ 2006, che ha recepito la direttiva 2001/42/Ce, con la quale la salvaguardia e la tutela ambientale sono state anticipate già alla fase di programmazione e pianificazione.
Le Regioni
Con la delibera della Giunta regionale 331 del 28.03.2013 la Liguria ha fornito gli indirizzi operativi per l'applicazione della Lr 10.08.2012, n. 32.
Sulla scia dell'orientamento di altre Regioni, la Liguria individua l'ambito di applicazione delle norme nei piani e programmi che –per le modificazioni diffuse che possono apportare al territorio– sono suscettibili di produrre impatti rilevanti sull'ambiente. La lista comprende quelli con i quali si interviene nei settori dell'agricoltura, della foresta, della pesca, dell'energia, del turismo, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli; nel settore dei trasporti, sono compresi anche i piani regolatori dei porti di interesse internazionale.
Niente Vas, invece, per i piani di protezione civile per salvaguardare l'incolumità pubblica, i progetti di piano-stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico e quelli operativi dei piani urbanistici comunali.
Con la legge regionale 14.12.2012, n. 44 anche la Puglia si è dotata di una propria disciplina di Vas. Nell'individuare gli ambiti di esclusione da questo livello di valutazione ambientale, il legislatore pugliese ha riservato una particolare attenzione ai piani urbanistici.
Sono escluse le varianti urbanistiche assunte per l'approvazione dei piani di alienazione e valorizzazione immobiliari che riguardano piccole aree locali o modificano marginalmente quelli già sottoposti a Vas.
Non necessitano della valutazione anche gli strumenti attuativi di piani urbanistici già sottoposti a Vas, purché la pianificazione generale definisca già l'assetto localizzativo delle nuove previsioni e delle dotazioni territoriali, gli indici di edificabilità, gli usi ammessi e i contenuti planovolumetrici, tipologici e costruttivi degli interventi.
Anche le Marche sottopongono a condizioni l'esonero dalla Vas delle varianti ai Prg e ai loro strumenti di attuazione. Non devono, tra l'altro, comportare incrementi del carico urbanistico, né prevedere opere per le quali è richiesta la valutazione di impatto ambientale o di incidenza.
Sono escluse anche le varianti che comportano il trasferimento di capacità edificatoria in siti diversi da quelli originari, purché l'incremento della stessa capacità edificatoria per uso residenziale non ecceda il 20% del volume esistente entro il tetto di 200 mc., o la stessa percentuale ma entro il limite dei 400 mq per gli usi non residenziali.
Di recente anche la Regione Veneto (articolo 40 della Lr 13/2012; Dgr 1646 del 07.08.2012) è intervenuta per dettagliare l'applicazione della Vas ai piani urbanistici.
---------------
Le scelte. Riparto in base al principio di sussidiarietà verticale.
Competenze affidate a Province e Comuni.
Nella distribuzione, tra i diversi livelli istituzionali, delle competenze in materia di Vas, le Regioni si sono mosse in prevalenza in base al principio della sussidiarietà verticale, ovvero cercando di affidare la competenza all'ente più direttamente interessato al piano da valutare.
Alcune (Emilia-Romagna, Marche, Sardegna, Umbria) condividono la competenza solo con le Province. A questo schema si è adeguata anche la Liguria con la Lr 32/2012, di regolamentazione della materia, mentre nel Lazio l'autorità competente è individuata, per i piani e programmi relativi a tutti i livelli di governo del territorio, nella struttura regionale dell'assessorato all'Ambiente.
In via generale viene individuato il livello regionale per i piani e programmi la cui paternità è interamente attribuita alla Regione, ma in alcuni casi essa è autorità competente anche per quelli sui quali è tenuta a esprimere anche solo un parere obbligatorio. Per lo svolgimento della valutazione le Regioni si avvalgono delle proprie strutture interne oppure delle agenzie regionali per l'ambiente; la Toscana fa ricorso al nucleo di valutazione degli investimenti pubblici.
Le Province si occupano dei propri piani e programmi o di quelli promossi dagli enti istituzionalmente sotto ordinati: a esse compete quindi la Vas sui piani territoriali di coordinamento territoriale e sui piani urbanistici dei Comuni.
In alcune Regioni (tra le quali Abruzzo, Piemonte e Toscana) i piani regolatori generali vengono sottoposti a Vas dagli stessi Comuni, sulla base del criterio generale che della valutazione debba essere responsabile lo stesso livello istituzionale al quale compete l'approvazione dello strumento di pianificazione o programmazione oggetto di Vas. Questa è la ripartizione delle competenze che opera anche in Lombardia.
Molte Regioni hanno istituito degli uffici tecnici di supporto ai piccoli Comuni. La normativa della Campania (la quale con la delibera n. 63 del 07.03.2013 ha modificato il disciplinare organizzativo della valutazione) specifica che l'ufficio dell'ente preposto alla valutazione ambientale strategica deve obbligatoriamente essere diverso da quello al quale sono attribuite le funzioni in materia urbanistica ed edilizia.
La preoccupazione, di ordine più generale, di evitare che controllato e controllore coincidano è anche di altre Regioni. Lombardia e Toscana disciplinano l'argomento con norme identiche, le quali prevedono che l'autorità competente per la Vas sia individuata sulla base di questi requisiti:
- separazione rispetto all'autorità procedente;
- adeguato grado di autonomia;
- competenza in materia di tutela, protezione e valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile.
L'autorità alla quale la normativa regionale attribuisce il compito di svolgere la valutazione sull'approvazione dei documenti originari di programmazione, è, ovviamente, la stessa che si occuperà della Vas nel caso ai piani vengano apportate varianti non esenti dalla valutazione.
Le normative regionali hanno posto attenzione a evitare o a contenere l'accavallarsi di valutazioni. Il principio ricorrente è quello di non sottoporre a Vas –o a verifica di assoggettabilità a Vas– i piani e i programmi di rango inferiore a quelli nei cui contesti si sviluppano, a condizione che i piani di rango superiori siano già stati oggetto di valutazione.
La regola non vale, naturalmente, se i piani attuativi prevedono interventi e iniziative che non sono già state oggetto di valutazione nei piani sovraordinati.
---------------
Le leggi
01|I DUE LIVELLI
Alcune Regioni hanno suddiviso le competenze sulla Vas tra Regione stessa e Provincia. Tra queste Emilia Romagna, Sardegna, Marche, Umbria e Liguria. Campania, Puglia e Friuli Venezia Giulia le hanno ripartite tra Regione e Comuni
02|L'ACCENTRAMENTO
Nel Lazio e in Provincia di Bolzano la competenza è unica e affidata all'ente regionale o provinciale. Altre Regioni hanno affidato la Vas allo stesso ente che elabora il piano o il programma (articolo Il Sole 24 Ore del 10.06.2013).

EDILIZIA PRIVATANo a nuovi benzinai senza la valutazione ambientale.
Niente nuovi benzinai senza la Vas, la valutazione ambientale strategica che è necessaria per ogni intervento urbanistico che può avere effetti negativi sull'ecosistema. Annullata la delibera del consiglio comunale che introduce la variante al piano regolatore generale per disciplinare la nuova rete dei distributori di carburante ma senza adempiere a tutti i suoi doveri: in primis preparare il rapporto preliminare da sottoporre alla provincia per verificare l'assoggettabilità alla Vas. Il documento risulta privo dei contenuti richiesti dalle norme europee: gli esercenti del territorio, insomma, riescono a bloccare l'arrivo di cinque nuovi concorrenti.

È quanto emerge dalla sentenza 23.05.2013 n. 186, pubblicata dal TAR Emilia Romagna-Parma.
Un «guscio vuoto». Questo è per i giudici il rapporto preliminare alla Vas, peraltro predisposto dal comune soltanto dopo che arriva la richiesta dell'amministrazione provinciale in vista dell'approvazione del piano.
«Preliminare», insomma, è una parola grossa, visto che il documento arriva comunque dopo l'adozione da parte del comune dello strumento urbanistico che disciplina la nuova distribuzione delle pompe di benzina, con cinque nuovi punti di rifornimento concentrati nel 5% del territorio; una scelta forse discutibile ma comunque legittima se l'amministrazione avesse però effettuato una valutazione sull'impatto complessivo sull'ambiente connesso all'installazione dei chioschi in una zona ricca di «pozzi e tratti acquiferi ad alta vulnerabilità».
È vero: secondo una certa giurisprudenza amministrativa il rapporto preliminare risulta tempestivo anche se arriva dopo l'adozione del piano da parte del comune, a patto che sia emesso prima dell'approvazione della provincia.
Ma il collegio non è d'accordo e accoglie il ricorso dei benzinai già operanti sul territorio, secondo i quali risulta inutile produrre il rapporto come mero adempimento burocratico, a posteriori sulla variante già adottata «così vanificandone la finalità di indagine preventiva» (tratto da ItaliaOggi del 15.08.2013).

URBANISTICA: S. R. Masera, La VAS del piano attuativo conforme allo strumento urbanistico generale (Urbanistica e appalti n. 5/2013).

URBANISTICAIl proprietario che impugna gli atti di pianificazione urbanistica generale ha un interesse qualificato a censurare la violazione delle norme sulla VAS, laddove le determinazioni di quest’ultima abbiano inciso sulle scelte di piano relative al proprio compendio in senso sfavorevole.
---------------
Occorre rimarcare, con riguardo all’individuazione dell’autorità competente per la VAS nella persona del sindaco, Che l’Amministrazione locale resistente ha in ogni modo dato applicazione alle prescrizioni regionali in materia, vale a dire il decreto regionale 14.12.2010, n. 13071, il quale consente nei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti che l’autorità competente possa essere individuata anche nell’organo esecutivo titolare della responsabilità degli uffici e dei servizi di tutela e valorizzazione ambientale.
---------------
Va ricordata l’ampia discrezionalità di cui godono i Comuni nell’esercizio della potestà di pianificazione urbanistica, nei confronti della quale i privati possono godere di aspettative qualificate soltanto in un numero limitato di casi, peraltro insussistenti nella presente fattispecie.

La censura appare priva di pregio, sotto vari profili.
In primo luogo, essa si pone in contrasto con l’indirizzo interpretativo del Consiglio di Stato (cfr. la sentenza della Sezione IV di quest’ultimo, 12.01.2011, n. 133), per il quale il proprietario che impugna gli atti di pianificazione urbanistica generale ha un interesse qualificato a censurare la violazione delle norme sulla VAS, laddove le determinazioni di quest’ultima abbiano inciso sulle scelte di piano relative al proprio compendio in senso sfavorevole (nella citata sentenza n. 133/2011 si legge a tale proposito che: <<….occorre che le "determinazioni lesive" fondanti l'interesse a ricorrere siano effettivamente "condizionate", ossia causalmente riconducibili in modo decisivo, alle preliminari conclusioni raggiunte in sede di V.A.S., e pertanto l'istante avrebbe dovuto precisare come e perché tali conclusioni nella specie abbiano svolto un tale ruolo decisivo sulle opzioni relative ai suoli in sua proprietà…>>).
Nel caso di specie, le censure specificamente riguardanti la destinazione urbanistica dell’area degli esponenti non paiono attenere alle scelte effettuate in sede di VAS.
Fermo restando quanto sopra esposto, avente carattere assorbente, occorre altresì rimarcare, con riguardo all’individuazione dell’autorità competente nella persona del sindaco –che nel Comune di Lambrugo ricopre anche il ruolo di responsabile di servizio, ai sensi della legge 388/2000– che l’Amministrazione locale resistente ha in ogni modo dato applicazione alle prescrizioni regionali in materia, vale a dire il decreto regionale 14.12.2010, n. 13071, il quale (vedesi punto 5 dell’allegato A), consente nei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti che l’autorità competente possa essere individuata anche nell’organo esecutivo titolare della responsabilità degli uffici e dei servizi di tutela e valorizzazione ambientale (cfr. il documento depositato dalla difesa regionale il 28.12.2012; si rimarca altresì che tale decreto non è neppure stato oggetto di rituale impugnazione).
---------------
Preliminarmente occorre ricordare il pacifico indirizzo giurisprudenziale, ribadito di recente in importanti arresti del Giudice Amministrativo d’appello, sull’ampia discrezionalità di cui godono i Comuni nell’esercizio della potestà di pianificazione urbanistica, nei confronti della quale i privati possono godere di aspettative qualificate soltanto in un numero limitato di casi, peraltro insussistenti nella presente fattispecie (cfr., fra le tante, la fondamentale sentenza del Consiglio di Stato, sez. IV, 10.05.2012, n. 2710, richiamata e confermata dalla successiva sentenza della stessa Sezione IV, 28.11.2012, n. 6040; Consiglio di Stato, sez. IV, 28.12.2012, n. 6703, oltre che, fra le decisioni di primo grado, TAR Lombardia, Milano, sez. II, 08.02.2012, n. 437 e TAR Basilicata, 16.12.2011, n. 602) (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 26.02.2013 n. 532 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

2012

URBANISTICA: Per effetto del D.Lgs. n. 4/2008 oggi debbono essere sottoposti a valutazione ambientale strategica (VAS) tutti gli atti di “pianificazione territoriale” e di “destinazione dei suoli” e tale valutazione deve essere effettuata -come disposto dall’art. 11, n. 3- prima dell’approvazione del piano, in quanto tale normativa ha individuato, quale unico limite temporale inderogabile per l’espletamento della valutazione ambientale, la data di “approvazione” del piano e non quella di “adozione”, tanto che l’art. 11, n. 5, ha dichiarato espressamente annullabili i provvedimenti di approvazione degli strumenti pianificatori ove non siano stati preceduti dal sub-procedimento in questione.
Con la prima doglianza la parte ricorrente ha dedotto che -in violazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27.06.2001 n. 2001/42/CE, e degli artt. 4 e segg. del D.Lgs. 03.04.2006, n. 152 (in vigore a decorrere al 31.07.2007)- non era stata esperita, prima dell’approvazione del piano, la prescritta valutazione ambientale strategica (VAS), né, quanto meno, era stata effettuata la relativa verifica di assoggettabilità.
Tale doglianza è fondata.
Va al riguardo ricordato che la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27.06.2001 n. 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti i determinati piani e programmi sull’ambiente, ha imposto all’art. 3 agli Stati membri di individuare i piani ed i programmi che “possono avere effetti significativi sull’ambiente”; mentre la norma transitoria contenuta nell’art. 13 ha da un lato imposto agli Stati membri di conformarsi alla direttiva entro il 21.07.2004 e dall’altro ha precisato (al n. 3) che tale obbligo non si applica ai piani ed ai programmi il cui primo atto formale preparatorio sia precedente a tale data e “che sono stati approvati più di ventiquattro mesi dopo”.
Tale direttiva, ritenuta dalla giurisprudenza non self-executing (Cons. St., sez. IV, 14.04.2010, n. 2097, TAR Lombardia, sede Milano, sez. II, 17.02.2011, n. 481, e TAR Veneto, sez. I, 07.10.2011, n. 1503), è stata recepita con il D.Lgs. 03.04.2006, n. 152, il quale ha previsto la sottoposizione a valutazione ambientale non solo dei “piani e dei programmi statali, regionali e sovracomunali” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 3), ma anche dei “piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 4); l’art. 7 ha previsto a tal fine al n. 5 che “l’autorità competente all’approvazione del piano deve preliminarmente verificare se lo specifico piano o programma oggetto di approvazione possa avere effetti significativi sull’ambiente”. La norma transitoria contenuta nell’art. 52 di tale decreto ha poi previsto che i procedimenti amministrativi in corso “alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché i procedimenti per i quali a tale data sia già stata formalmente presentata istanza introduttiva da parte dell'interessato, si concludono in conformità alle disposizioni ed alle attribuzioni di competenza in vigore all'epoca della presentazione di detta istanza”.
Tale decreto, a seguito di successive proroghe, è entrato in vigore il 31.07.2007 (Cons. St., sez. VI, 10.05.2011, n. 2755).
Successivamente, tale decreto legislativo ha subito sostanziali modifiche a seguito prima del D.Lgs. 16.01.2008, n. 4 (c.d. primo correttivo), e poi del D.Lgs. 29.06.2010, n. 120. L’intera parte seconda del D.Lgs. 152 del 2006 è stata, infatti, abrogata dall’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 16.01.2008, n. 4, ed è stata sostituita dagli artt. 1, comma 2, e 4, comma 3, del medesimo decreto correttivo, che hanno introdotto, in materia di VAS, una disciplina (v. gli artt. da 4 a 18 e da 30 a 36, nonché gli allegati da I a V della parte seconda) largamente differente. Le disposizioni in materia di VAS contenute nel decreto originario hanno, pertanto, avuto vigenza dal 31.07.2007 al 13.02.2008, data di entrata in vigore della nuova disciplina introdotta dal c.d. primo correttivo.
Per effetto di tale D.Lgs. n. 4/2008 oggi debbono, pertanto, essere sottoposti a valutazione ambientale strategica tutti gli atti di “pianificazione territoriale” e di “destinazione dei suoli” e tale valutazione deve essere effettuata -come disposto dall’art. 11, n. 3, e come questa stessa Sezione ha già avuto modo di chiarire con sentenze 13.12.2011, nn. 693-700- prima dell’approvazione del piano, in quanto tale normativa ha individuato, quale unico limite temporale inderogabile per l’espletamento della valutazione ambientale la data di “approvazione” del piano, e non quella di “adozione”, tanto che l’art. 11, n. 5, ha dichiarato espressamente annullabili i provvedimenti di approvazione degli strumenti pianificatori, ove non siano stati preceduti dal sub procedimento in questione (cfr. nello stesso senso TAR Sicilia, sez. Catania, sez. I, 01.09.2011, n. 2143, e sede Palermo, sez. III, 31.10.2011, n. 1934, e TAR Friuli Venezia - Giulia, 10.08.2011, n. 365).
Con riferimento a tali considerazioni ritiene il Collegio che l’atto impugnato sia inficiato dal vizio denunciato in quanto -come sembra evidente dagli atti di causa- l’atto di approvazione del piano non è stato preceduto dal sub procedimento in questione.
Né appaiono al riguardo rilevanti le difese prospettate dal Comune che ha fatto riferimento alla circostanza che il piano era stato adottato prima della predetta modifica introdotta con il D.Lgs. 16.01.2008, n. 4, e che le norme transitorie contenute nell’art. 35, n. 2-ter (nuovo testo), prevedono espressamente che “le procedure di VAS, VIA ed AIA avviate precedentemente all’entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi delle norme vigenti al momento dell'avvio del procedimento”.
Secondo la resistente, invero, l’art. 4, 1° co., n. 3), del D.Lgs. n. 152/2006, nella versione originaria, prevedeva “l’utilizzo della valutazione ambientale [strategica] nella stesura dei piani e dei programmi statali, regionali e sovra comunali” e che i PRG comunali fossero esclusi dalla VAS, la cui necessità sarebbe stata introdotta dal D.Lgs. n. 4/2008 (entrato in vigore il 13.02.2008), che, all’art. 6, ha esteso tale procedura a tutti i piani ed i programmi di pianificazione territoriale e di destinazione dei suoli, mentre il procedimento di adozione del PRG, concluso con la deliberazione n. 37 del 21.12.2007, soggiaceva alla normativa ante riforma e nessuna necessità era ravvisata in ordine alla VAS.
Deve, invero, osservarsi in merito innanzitutto che il D.Lgs. n. 152/2006 nel suo testo originario prevedeva, come si è già ricordato, la sottoposizione a valutazione ambientale anche dei “piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 4) e tra tali piani non può non rientrare lo strumento urbanistico in questione che disciplina una zona di rilevante dimensione (l’intero territorio comunale), che comprende anche zone sottoposte a particolare tutela ambientale; tale previsione impositiva dell’obbligo di eseguire la procedura VAS era in vigore in epoca antecedente la deliberazione di adozione dello strumento urbanistico in questione. E basta al riguardo ricordare quanto questo Tribunale ha già avuto modo di evidenziare con le sopra ricordate sentente del 2011 relative ad una fattispecie per molti versi analoga relativa al P.R.G. del Comune di Vasto. Va, inoltre, considerato che la mancata adozione della procedura VAS non attiene ad un aspetto meramente formale, ma al contrario appare fondamentale per determinare le scelte di pianificazione del territorio.
Inoltre, va anche osservato per un verso che tale procedura di valutazione ambientale strategia deve precedere, come già detto, non la delibera di adozione, ma quella di approvazione del piano e per altro verso che la norma transitoria contenuta nel predetto art. 35, così come quella contenuta nel previgente art. 52, si riferisce alle ipotesi in cui fosse già stata avviata una procedura VAS, mentre nella specie tale procedura è stata omessa del tutto e non risulta sia mai stata espletata (TAR Sicilia, sez. Catania, 23.03.2012, n. 831)
(TAR Abruzzo-Pescara, sentenza 28.12.2012 n. 556 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Se è pur vero che l’art. 4, c. 2, LR 12/2005 prevede che la VAS debba essere conclusa prima dell’adozione, occorre tener conto delle modifiche normative introdotte dall’art. 5, c. 8, del D.L. 13.05.2011 n. 70 conv. in L. 12.07.2011 n. 106, la quale ha modificato l’art. 16 della L. n. 1140/1942.
In forza di tale disposizione -che è contenuta nella Legge nazionale in tema di disciplina urbanistica, la quale pone i principi fondamentali nella materia, ai quali ex art.. 117, c. 3, Cost. le regioni devono conformare la loro legislazione di dettaglio- le procedure di VAS sono state inserite nell’ambito della procedura di approvazione del piano, sicché non è più necessario che la precedano.
In altri termini, la fase della VAS non deve più necessariamente precedere la fase di adozione del programma o piano urbanistico, ma può ora svilupparsi all’interno del medesimo procedimento con l’unico vincolo che essa si concluda prima del provvedimento finale di approvazione del piano.

Se è pur vero che l’art. 4, c. 2, LR 12/2005 prevede che la VAS debba essere conclusa prima dell’adozione, occorre tener conto delle modifiche normative introdotte dall’art. 5, c. 8, del D.L. 13.05.2011 n. 70 conv. in L. 12.07.2011 n. 106, la quale ha modificato l’art. 16 della L. n. 1140/1942.
In forza della suddetta modifica ora l’art. 16 cit. dispone che: “Lo strumento attuativo di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica non è sottoposto a valutazione ambientale strategica né a verifica di assoggettabilità qualora non comporti variante e lo strumento sovraordinato in sede di valutazione ambientale strategica definisca l’assetto localizzativo delle nuove previsioni e delle dotazioni territoriali, gli indici di edificabilità, gli usi ammessi e i contenuti piani volumetrici, tipologici e costruttivi degli interventi, dettando i limiti e le condizioni di sostenibilità ambientale delle trasformazioni previste. Nei casi in cui lo strumento attuativo di piani urbanistici comporti variante allo strumento sovraordinato, la valutazione ambientale strategica e la verifica di assoggettabilità sono comunque limitate agli aspetti che non sono stati oggetto di valutazione sui piani sovraordinati. I procedimenti amministrativi di valutazione ambientale strategica e di verifica di assoggettabilità sono ricompresi nel procedimento di adozione e di approvazione del piano urbanistico o di loro varianti non rientranti nelle fattispecie di cui al presente comma.”
In forza di tale disposizione -che è contenuta nella Legge nazionale in tema di disciplina urbanistica, la quale pone i principi fondamentali nella materia, ai quali ex art.. 117, c. 3, Cost. le regioni devono conformare la loro legislazione di dettaglio (cfr. Corte Costituzionale, 23.11.2011 n. 309, 30.05.2008 n. 180)- le procedure di VAS sono state inserite nell’ambito della procedura di approvazione del piano, sicché non è più necessario che la precedano.
In altri termini, la fase della VAS non deve più necessariamente precedere la fase di adozione del programma o piano urbanistico, ma può ora svilupparsi all’interno del medesimo procedimento con l’unico vincolo che essa si concluda prima del provvedimento finale di approvazione del piano (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 27.12.2012 n. 2017 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Vas e Vinca.
Domanda
Il procedimento di Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) può essere considerato equipollente della procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas)?
Risposta
Il Consiglio di stato, sezione sesta, con la sentenza del 10.05.2011, numero 2755, ha affermato che, in fase di predisposizione del piano faunistico-venatorio, la regione avrebbe dovuto avviare la procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas), relativamente al piano in esame, con riferimento alla normativa statale entrata in vigore già prima dell'emanazione del decreto legislativo numero 4, del 2008.
I supremi giudici amministrativi hanno, pure, puntualizzato che il procedimento di Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) non può essere considerato equipollente, né una duplicazione, tenuto conto della diversità delle regole procedimentali e sostanziali che caratterizzano tale Valutazione di incidenza ambientale.
La Valutazione ambientale strategica (Vas) e la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) sono due strumenti che hanno lo scopo di misurare programmi e interventi sul comparto ambiente.
La Valutazione ambientale strategica (Vas), che è regolamentata dal decreto legislativo numero 152, del 03.04.2006, si riferisce agli effetti ambientali del piano, in quanto tale, e ivi esplica i suoi effetti.
La normativa recepisce i principi, gli obiettivi e le finalità della direttiva del parlamento europeo e del consiglio, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, datata 27.06.2001–2001/42/Ce. Detta direttiva, all'articolo 1, stabilisce che l'obiettivo di detta procedura è quello di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e di contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione e dell'adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, assicurando che venga effettuata la valutazione ambientale di determinati piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente.
La Valutazione di incidenza ambientale (Vinca), per il Consiglio di stato, con la summenzionata sentenza, «ha un rilevo settoriale, destinato alla particolare protezione di siti di importanza comunitaria (e da tenere in considerazione in sede di Vas, anch'essa divenuta necessaria in base alla normativa sopravvenuta del 2006)». Essa è disciplinata dal dpr 08.09.1997, numero 357, che contiene il Regolamento recante attuazione della direttiva numero 92/43 Ce, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche.
Pertanto, la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) riguarda piani, programmi pubblici e interventi pubblici e privati che possono produrre effetti soltanto sulle aree identificate e soggette a particolare tutela prevista dal citato dpr 357/1997 (articolo ItaliaOggi Sette del 10.09.2012).

URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 31 del 03.08.2012, "Determinazione della procedura di valutazione ambientale di piani e programmi - VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.c.r. n. 351/2007) - Approvazione allegato 1u - Modello metodologico procedurale e organizzativo della valutazione ambientale di piani e programmi (VAS) – Variante al piano dei servizi e piano delle regole" (deliberazione G.R. 25.07.2012 n. 3836).

URBANISTICALe censure inerenti il procedimento di VAS sono ammissibili nei limiti in cui la parte istante specifichi quale concreta lesione alla sua proprietà siano derivate dall’inosservanza delle norme sul procedimento; in altri termini, non deve trattarsi di una doglianza meramente “strumentale”, ma sostanziale, visto che il generico interesse ad un nuovo esercizio del potere pianificatorio dell’Amministrazione è insufficiente a distinguere la posizione del ricorrente da quella del quisque de populo.
Nel secondo motivo, è denunciata la violazione delle norme sulla valutazione ambientale strategica (VAS), sotto vari profili.
La censura appare però inammissibile, alla luce della giurisprudenza del Consiglio di Stato (cfr. sez. IV, 12.01.2011, n. 133), per la quale le censure inerenti il procedimento di VAS sono ammissibili nei limiti in cui la parte istante specifichi quale concreta lesione alla sua proprietà siano derivate dall’inosservanza delle norme sul procedimento; in altri termini, non deve trattarsi di una doglianza meramente “strumentale”, ma sostanziale, visto che il generico interesse ad un nuovo esercizio del potere pianificatorio dell’Amministrazione è insufficiente a distinguere la posizione del ricorrente da quella del quisque de populo (cfr. in termini, TAR Lombardia, Milano, sez. II, 12.01.2012, n. 297)
(TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 11.07.2012 n. 1955 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Variazione urbanistica e V.i.a.-V.a.s..
La V.A.S., ai sensi dell’art. 11 del d.lgs. 152 del 2006, non è un procedimento o subprocedimento autonomo rispetto alla procedura di pianificazione, ma un passaggio endoprocedimentale di esso, che si concreta nell’espressione di un “parere” che riflette la verifica di sostenibilità ambientale della pianificazione medesima.
---------------
In presenza di una variazione urbanistica funzionale alla realizzazione di un progetto contemporaneamente interessato dalla procedura di valutazione di impatto ambientale, quest’ultima esaurisce le verifiche in tale fase richieste dalla legge, mentre la V.A.S e la relativa verifica di assoggettabilità (art. 12 d.lgs. n. 152/2006) riguardano i soli casi di autonoma elaborazione di piani e programmi idonei ad incidere in modo rilevante sull’ambiente.
A maggior ragione va ritenuto che, qualora sia comunque sottoposta a V.A.S. una variante sostanzialmente diretta alla realizzazione di un singolo intervento sottoposto a V.I.A., l’integrazione tra le due procedure risulta, oltre che legittima, opportuna, ed è suggerita dalla stessa lettera della legge che dà una lettura orientata allo scopo delle procedure, nella parte in cui, all’art. 13, c.4, del d.lgs 152/2006, detta le disposizioni per l’applicazione dell’allegato VI al d.lgs, prescrivendo che le sue previsioni debbano tenere conto di determinate circostanze e permettendo l’utilizzo di approfondimenti o informazioni ottenute nell’ambito di altri livelli decisionali o altrimenti acquisite.

Infine, è palesemente infondata l’eccezione di tardività per avere impugnato la variante unitamente alla Valutazione Ambientale Strategica, in quanto contrastante con la più recente e condivisibile giurisprudenza, che ha ritenuto come la V.A.S., ai sensi dell’art. 11 del d.lgs. 152 del 2006, non sia un procedimento o subprocedimento autonomo rispetto alla procedura di pianificazione, ma un passaggio endoprocedimentale di esso, che si concreta nell’espressione di un “parere” che riflette la verifica di sostenibilità ambientale della pianificazione medesima (CdS Sez. IV 12.01.2011 n. 133)
---------------
In giurisprudenza si è condivisibilmente ritenuto che, in presenza di una variazione urbanistica funzionale alla realizzazione di un progetto contemporaneamente interessato dalla procedura di valutazione di impatto ambientale, quest’ultima esaurisca le verifiche in tale fase richieste dalla legge, mentre la V.A.S e la relativa verifica di assoggettabilità (art. 12 d.lgs. n. 152/2006) riguardano i soli casi di autonoma elaborazione di piani e programmi idonei ad incidere in modo rilevante sull’ambiente (Tar Emilia Romagna Parma 22.12.2010 n. 552). A maggior ragione va ritenuto che, qualora sia comunque sottoposta a V.A.S. una variante sostanzialmente diretta alla realizzazione di un singolo intervento sottoposto a V.I.A., come nel caso in esame (come risulta dalla determinazione 177/2008 più volte citata, alla pag. 21, e sostanzialmente incontestato dalla ricorrente) l’integrazione tra le due procedure risulta, oltre che legittima, opportuna, ed è suggerita dalla stessa lettera della legge che dà una lettura orientata allo scopo delle procedure, nella parte in cui, all’art. 13 c.4 del d.lgs 152/2006, detta le disposizioni per l’applicazione dell’allegato VI al d.lgs, prescrivendo che le sue previsioni debbano tenere conto di determinate circostanze e permettendo l’utilizzo di approfondimenti o informazioni ottenute nell’ambito di altri livelli decisionali o altrimenti acquisite
(massima tratta www.lexambiente.it - TAR Marche, sentenza 22.06.2012 n. 444 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICAOccorre indulgere verso una più rigida interpretazione delle condizioni dell’azione, ponendo forti limiti alla configurabilità dell’interesse cd. strumentale all’impugnazione dello strumento urbanistico.
Ciò, sul presupposto che, in subiecta materia, l’interesse al ricorso non può sostanziarsi in un generico interesse a una migliore pianificazione dei suoli di propria spettanza che, in quanto tale, non si differenzia dall’eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire.
Per fondare l’interesse al ricorso in relazione alle censure afferenti la V.A.S., occorre fornire la dimostrazione che i lamentati vizi della V.A.S. abbiano inciso in modo diretto e determinante sulle scelte specificamente riguardanti le aree dei ricorrenti, traendo da ciò la logica conseguenza che dette scelte avrebbero potuto essere differenti ove si fosse proceduto ad una nuova V.A.S. emendata dei ridetti vizi.

Nello specifico, con particolare riguardo ai primi due motivi, che fanno leva sulla violazione delle norme in materia di V.A.S., il Collegio deve ribadirne l’inammissibilità per difetto di interesse, posto che, secondo la più recente giurisprudenza, occorre indulgere verso una più rigida interpretazione delle condizioni dell’azione, ponendo forti limiti alla configurabilità dell’interesse cd. strumentale all’impugnazione dello strumento urbanistico.
Ciò, sul presupposto che, in subiecta materia, l’interesse al ricorso non può sostanziarsi in un generico interesse a una migliore pianificazione dei suoli di propria spettanza che, in quanto tale, non si differenzia dall’eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire (cfr. Consiglio di Stato sez. IV 12.01.2011 n. 133; id. 29.12.2010, n. 9537; id. 12.10.2010 n. 7439; 13.07.2010 n. 4542; 06.05.2010 n. 2629; sez. V, 07.09.2009, n. 5244; sez. IV, 22.12.2007, n. 6613; TAR Lombardia, Milano, II, 27.01.2012 n. 297; id., 24.11.2011, n. 2901).
Proprio nella richiamata sentenza del 12.01.2011 n. 133, il Consiglio di Stato ha precisato che, per fondare l’interesse al ricorso in relazione alle censure afferenti la V.A.S., occorre fornire la dimostrazione che i lamentati vizi della V.A.S. abbiano inciso in modo diretto e determinante sulle scelte specificamente riguardanti le aree dei ricorrenti, traendo da ciò la logica conseguenza che dette scelte avrebbero potuto essere differenti ove si fosse proceduto ad una nuova V.A.S. emendata dei ridetti vizi.
Applicando tali coordinate ermeneutiche al caso di specie, ne deriva che, non soltanto, non risulta fornita alcuna dimostrazione dell’incidenza dei vizi afferenti la V.A.S. rispetto alla pianificazione avente ad oggetto l’area della ricorrente ma altresì che, a conferma del predetto assunto, le censure specificamente volte a contestare il regime dei suoli di proprietà della Società sono, come si è già visto e come s’illustrerà di seguito, tutte destituite di fondamento
(TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 25.05.2012 n. 1440 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICAOggetto: Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di competenza regionale di cui al d.lgs. 03.04.2006 n. 152 - Indicazioni procedurali (MIBAC, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, circolare 14.05.2012 n. 26/2012).

URBANISTICA: M. Mazzoleni, Ancora sulla VAS, «alla prova» davanti ai giudici italiani (nota a C.d.S. n. 133/2011) (link a www.lexambiente.it).

URBANISTICA: Piani urbanistici: anche l'abrogazione è soggetta a VAS.
Con sentenza 22.03.2012 n. C-567/10 la Sez. IV della Corte di Giustizia UE ha fissato il duplice principio secondo cui:
1. La nozione di piani e programmi «previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative», di cui all’articolo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27.06.2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, deve essere interpretata nel senso che essa riguarda anche i piani regolatori particolareggiati, come quello oggetto della normativa nazionale belga di cui trattasi nel procedimento principale.
2. L’articolo 2, lettera a), della direttiva 2001/42 deve essere interpretato nel senso che una procedura di abrogazione totale o parziale di un piano regolatore, come quella di cui agli articoli 58-63 del code bruxellois de l’aménagement du territoire, quale modificato dalla legge regionale del 14.05.2009, rientra in linea di principio nell’ambito di applicazione di detta direttiva, sicché è soggetta alle norme relative alla valutazione ambientale previste da quest’ultima.

Chiamata a pronunciarsi i un procedimento avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Cour constitutionnelle (Belgio) con decisione del 25.11.2010, la quarta sezione della Corte di Giustizia UE ha ribadito che gli obbiettivi esplicitati dalla direttiva 2001/42 all'art. 1 impongono di ritenere che, sebbene l’articolo 2, lettera a), della direttiva 2001/42 riguardi formalmente soltanto l’adozione e la modifica di piani di assetto del territorio, detta direttiva, al fine di conservare il suo effetto utile, deve essere interpretata nel senso che si applica altresì all’abrogazione di tali piani.
Nel caso di specie, afferma la Corte, "l’abrogazione di un piano regolatore particolareggiato muterebbe il contesto in cui vengono rilasciate le licenze urbanistiche e potrebbe modificare l’ambito delle autorizzazioni rilasciate per i progetti futuri".
Né sarebbe conforme alla finalità e all’effetto utile della direttiva 2001/42 escludere dall’ambito di applicazione della direttiva "un atto di abrogazione, la cui adozione, benché facoltativa, abbia avuto luogo", vero che i «piani e programmi» di cui all’articolo 2, lettera a), della direttiva in parola "sono in via generale quelli previsti dalle disposizioni legislative o regolamentari nazionali e non soltanto quelli che devono essere obbligatoriamente adottati in forza di tali disposizioni".
Pertanto, pur constatando che l’articolo 2, lettera a), della direttiva 2001/42 non riguarda l’abrogazione dei piani, la Corte ha ritenuto che dalla suddetta direttiva "emerga, tuttavia, che una valutazione ambientale deve essere realizzata non soltanto per gli atti nazionali che determinano le norme di pianificazione territoriale, ma anche per quelli che definiscono il quadro in cui l’attuazione di progetti potrà essere autorizzata in futuro. Pertanto, un atto del governo della Regione che si inserisca in un complesso di piani di assetto del territorio dovrebbe essere sottoposto a tale procedura anche quando abbia ad oggetto unicamente l’abrogazione dei piani" (link a
http://studiospallino.blogspot.it).

URBANISTICA: B.U.R. Lombardia n. 9 del 02.03.2012 "Istruzioni per la pianificazione locale della RER – febbraio 2012" (comunicato regionale 27.02.2012 n. 25).

URBANISTICA: Valutazione ambientale strategica.
Domanda.
In qualità di proprietario del terreno interessato da strumento urbanistico, posso vantare un interesse strumentale all'impugnazione di uno strumento urbanistico al fine di una riedizione del potere amministrativo pianificatorio, che abbia come risultato finale un provvedimento a me più favorevole?
Risposta.
Il Tribunale regionale amministrativo (Tar) Lombardia, Milano, Sezione II, con la sentenza numero 188, del 27.01.2010, aveva riconosciuto al ricorrente portatore di un interesse strumentale all'impugnazione di uno strumento urbanistico al fine di una riedizione del potere amministrativo pianificatorio detto interesse strumentale. Detta decisione teneva presente il precedente pronunciamento del Consiglio di stato, sezione V, espresso con la sentenza del 15.11.2001, numero 5839.
Ora, il Consiglio di stato, sezione IV, con la sentenza del 12.01.2011, numero 133, dopo avere evidenziato che la Valutazione ambientale strategica (Vas) non è configurata come un procedimento o un sub procedimento autonomo rispetto alla procedura di pianificazione, ha affermato che è legittima, e anzi quasi fisiologica l'evenienza che l'Autorità competente alla Valutazione ambientale strategica (Vas) sia identificata in un organo o ufficio interno alla stessa Autorità procedente.
I Supremi giudici amministrativi, hanno affermato, poi, che l'interesse cosiddetto strumentale all'impugnazione di uno strumento urbanistico sussiste soltanto se sussistono specifici vizi in ordine alle determinazioni che riguardano il regime dei suoli di proprietà del privato ricorrente. Pertanto, per il Consiglio di stato, il cosiddetto interesse strumentale «non può fondarsi sul generico interesse ad una migliore pianificazione del proprio suolo, che in quanto tale non si differenzia dall'eguale interesse che il quisque de populo potrebbe nutrire».
«In altri termini, aggiungono i Supremi giudici, l'utilità comunque rappresentata dal possibile vantaggio che astrattamente il ricorrente potrebbe ottenere per effetto della riedizione dell'attività amministrativa non è ex se indicativa della titolarità di una posizione di interesse giuridicamente qualificata e differenziata, idonea, a legittimare la tutela giurisdizionale». Il lettore può consultare, anche, la sentenza del Consiglio di stato, Sezione IV, del 13.07.2010, numero 4546 (articolo ItaliaOggi Sette del 13.02.2012).

URBANISTICA1. Ricorso giurisdizionale - Interesse all'impugnazione - Censure afferenti alla V.A.S. - Occorre dimostrarne l'incidenza diretta e determinante sulle scelte riguardanti le aree dei ricorrenti.
1.
Per fondare l'interesse al ricorso in relazione a censure afferenti alla V.A.S. occorre fornire la dimostrazione che i lamentati vizi della V.A.S. stessa abbiano inciso in modo diretto e determinante sulle scelte specificamente riguardanti le aree dei ricorrenti, traendo da ciò la logica conseguenza che dette scelte avrebbero potuto essere differenti ove si fosse proceduto ad una nuova V.A.S. emendata dei ridetti vizi.
L'interesse al ricorso non può infatti sostanziarsi in un generico interesse a una migliore pianificazione dei suoli di propria spettanza, che, in quanto tale, non si differenzia dall'eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire (cfr. Consiglio Stato, 12.01.2011, n. 133; id. 12.10.2010, n. 7439; id. 13.07.2010, n. 4542; id. 06.05.2010, n. 2629; Ad. Plen. Consiglio Stato 07.04.2011, n. 4) (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 27.01.2012 n. 297 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICAPer fondare l’interesse al ricorso in relazione alle censure afferenti la V.A.S. occorre fornire la dimostrazione che i lamentati vizi della V.A.S. stessa abbiano inciso in modo diretto e determinante sulle scelte specificamente riguardanti le aree dei ricorrenti, traendo da ciò la logica conseguenza che dette scelte avrebbero potuto essere differenti ove si fosse proceduto ad una nuova V.A.S. emendata dei ridetti vizi.
Ad avviso del Collegio, alla luce della più recente impostazione giurisprudenziale, incline a porre forti limiti alla configurabilità anche dell’interesse cd. strumentale all’impugnazione dello strumento urbanistico, neppure l’esistenza di siffatto interesse sotteso alla riedizione della procedura di V.A.S. può essere ritenuta sufficiente ad integrare la condizione dell’azione qui contestata.
Ciò, sul presupposto che, in subiecta materia, l’interesse al ricorso non può sostanziarsi in un generico interesse a una migliore pianificazione dei suoli di propria spettanza, che in quanto tale non si differenzia dall’eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire.
Per evitare di pervenire a una legitimatio generalis … occorre che le “determinazioni lesive” fondanti l’interesse a ricorrere siano effettivamente “condizionate”, ossia causalmente riconducibili in modo decisivo, alle preliminari conclusioni raggiunte in sede di V.A.S., e pertanto l’istante avrebbe dovuto precisare come e perché tali conclusioni nella specie abbiano svolto un tale ruolo decisivo sulle opzioni relative ai suoli di sua proprietà, ciò che non ha fatto.

Come evidenziato dal Consiglio di Stato nella sentenza del 12.01.2011 n. 133, che ha riformato la su richiamata pronuncia di questo TAR, per fondare l’interesse al ricorso in relazione alle censure afferenti la V.A.S. occorre fornire la dimostrazione che i lamentati vizi della V.A.S. stessa abbiano inciso in modo diretto e determinante sulle scelte specificamente riguardanti le aree dei ricorrenti, traendo da ciò la logica conseguenza che dette scelte avrebbero potuto essere differenti ove si fosse proceduto ad una nuova V.A.S. emendata dei ridetti vizi.
Ad avviso del Collegio, alla luce della più recente impostazione giurisprudenziale, incline a porre forti limiti alla configurabilità anche dell’interesse cd. strumentale all’impugnazione dello strumento urbanistico, neppure l’esistenza di siffatto interesse sotteso alla riedizione della procedura di V.A.S. può essere ritenuta sufficiente ad integrare la condizione dell’azione qui contestata.
Ciò, sul presupposto che, in subiecta materia, l’interesse al ricorso non può sostanziarsi in un generico interesse a una migliore pianificazione dei suoli di propria spettanza, che in quanto tale non si differenzia dall’eguale interesse che quisque de populo potrebbe nutrire (cfr. Consiglio di Stato 12.01.2011 n. 133, cit; nonché, id. 12.10.2010 n. 7439; id. 13.07.2010 n. 4542; id. 06.05.2010 n. 2629; nonché, sempre in tema di legittimazione e interesse al ricorso, la decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, del 07.04.2011 n. 4).
Applicando tali coordinate ermeneutiche al caso di specie, ne deriva che, non soltanto, non risulta fornita alcuna dimostrazione dell’incidenza dei vizi afferenti la V.A.S. rispetto alla pianificazione avente ad oggetto le aree dei ricorrenti ma altresì che, a conferma del predetto assunto, le censure specificamente volte a contestare il regime dei suoli di proprietà degli esponenti sono, come si illustrerà di seguito, tutte destituite di fondamento..
Merita, pertanto, di essere preliminarmente condivisa, la tesi resistente, secondo cui l’inammissibilità dei gravami, in parte qua, consegue alla mancata dimostrazione del se e in quale misura le doglianze relative alla fase di V.A.S. incidano sul “regime” riservato ai suoli di proprietà dei ricorrenti.
Al riguardo il Collegio non può che fare proprio l’insegnamento espresso dal Consiglio di Stato nella decisione n. 133/20111 cit., per cui: <<per evitare di pervenire a una legitimatio generalis … occorre che le “determinazioni lesive” fondanti l’interesse a ricorrere siano effettivamente “condizionate”, ossia causalmente riconducibili in modo decisivo, alle preliminari conclusioni raggiunte in sede di V.A.S., e pertanto l’istante avrebbe dovuto precisare come e perché tali conclusioni nella specie abbiano svolto un tale ruolo decisivo sulle opzioni relative ai suoli di sua proprietà, ciò che non ha fatto>>
(TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 27.01.2012 n. 297 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

2011

URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 52 del 29.12.2011, "Determinazione della procedura di valutazione ambientale di piani e programmi - VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005) - Criteri per il coordinamento delle procedure di valutazione ambientale (VAS) – Valutazione di incidenza (VIC) - Verifica di assoggettabilità a VIA negli accordi di programma a valenza territoriale (art. 4, comma 10, l.r. 5/2010)" (deliberazione G.R. 22.12.2011 n. 2789).

URBANISTICA1. Programma Integrato di Intervento (P.I.I.) in variante al P.R.G. - Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) - Possibilità di avvalersi della V.A.S. effettuata nel procedimento di adozione del Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) - Incarico per effettuare la V.A.S. affidato ad un organo o ad ufficio della stessa Autorità procedente - Legittimità - Sussiste.
2. Programma Integrato di Intervento in variante al P.R.G. - Censure sorrette dall'interesse all'integrità delle finanze del Comune - Inammissibilità per carenza di interesse a ricorrere stante il carattere di giurisdizione soggettiva del vigente sistema di giustizia amministrativa.
3. Programma Integrato di Intervento in variante al P.R.G. - Mancanza parere di valutazione acustica - Art. 5 L.R. Lombardia n. 13/2001 - Istruttoria rinviata alla fase di rilascio dei titoli abilitativi - Legittimità.

1. In occasione dell'approvazione di un Programma Integrato di Intervento (P.I.I.) in variante al P.R.G. è legittimo avvalersi della valutazione ambientale strategica (V.A.S.) effettuata nel procedimento di adozione del Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) anche se risulta completato solo tale sub-procedimento e non sia ancora approvato lo strumento urbanistico generale.
Al riguardo si deve, altresì, ritenere che l'autorità incaricata della V.A.S. possa legittimamente essere identificata in un organo o ufficio della stessa Autorità procedente, e che la scelta dei funzionari apicali dell'Ente costituisca una garanzia sufficiente in ordine al possesso, in capo a costoro, delle competenze necessarie per effettuare la V.A.S..
2. In occasione dell'approvazione di P.I.I. il mancato incasso di una determinata somma a compensazione dell'incremento della s.l.p., l'accollo da parte del Comune del costo delle aree a parcheggio o l'inadeguatezza dell'importo ricevuto dall'Amministrazione a fronte della monetizzazione dello standard, essendo censure sorrette dall'interesse all'integrità delle finanze del Comune -che non si configura come un interesse personale attuale e concreto dei ricorrenti- sono inammissibili.
Diversamente si ammetterebbe un'azione popolare volta al controllo oggettivo della legittimità dell'atto amministrativo da parte del giudice, che sarebbe in contrasto con il carattere di giurisdizione soggettiva attribuito al vigente sistema di giustizia amministrativa.
3. L'approvazione di un Programma Integrato di Intervento in mancanza del parere di compatibilità acustica non viola il giusto procedimento e l'art. 5 L.R. Lombardia n. 13/2001, in quanto tale norma pone l'obbligo di acquisizione del parere dell'A.R.P.A. in occasione del rilascio dei titoli abilitativi, e non nella fase antecedente di approvazione del P.I.I., risultando, conseguentemente, legittima la decisione del Comune di rinviare tali verifiche istruttorie alla fase attuativa del P.I.I., nel caso in cui l'Amministrazione abbia già affermato la necessità di un parere dell' A.R.P.A. nella successiva fase attuativa (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 15.12.2011 n. 3170 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Valutazione ambientale strategica (VAS) - Autorità competente - Organo o ufficio interno alla stessa autorità procedente.
E' legittimo che l'autorità competente alla v.a.s. sia identificata in un organo o ufficio interno alla stessa autorità procedente.
La scelta dei funzionari apicali dell'ente costituisce una garanzia sufficiente in ordine al possesso, in capo a costoro, delle competenze necessarie per effettuare la valutazione ambientale strategica.

Parimenti infondata è la censura con cui viene lamentata l'assenza di competenze dell'autorità incaricata di effettuare la v.a.s.. Si richiama, al riguardo, quanto recentemente affermato dal Consiglio di Stato circa la legittimità dell'evenienza che l'autorità competente alla v.a.s. sia identificata in un organo o ufficio interno alla stessa autorità procedente (Consiglio Stato, sez. IV, 12.01.2011, n. 133)
La nomina del segretario comunale e dei dirigenti dell'ente, con l'esclusione del dirigente dell'area territorio, ambiente ed attività produttive e la previsione di un supporto tecnico operativo non si presta invero ad alcuna censura: in mancanza di elementi di segno contrario può, invero, ritenersi che la scelta dei funzionari apicali dell'ente costituisca una garanzia sufficiente in ordine al possesso, in capo a costoro, delle competenze necessarie per effettuare la valutazione ambientale strategica (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 15.12.2011 n. 3170 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: 1.- Il Piano cave provinciale di Bergamo, approvato il 14.05.2008, doveva essere assoggettato a valutazione ambientale strategica (VAS): l’art. 13 della Direttiva 42/2001/CE del 21.07.2001 stabilisce che “i piani e i programmi il cui primo atto preparatorio formale è precedente a tale data (21.07.2004, termine imposto agli Stati per l’adeguamento alla Direttiva: ndr) e che sono stati approvati o sottoposti all'iter legislativo più di ventiquattro mesi dopo la stessa data (21.07.2006: ndr) sono soggetti all'obbligo (di sottoporre a VAS: ndr) di cui all'articolo 4, paragrafo 1, a meno che gli Stati membri decidano caso per caso che ciò non è possibile, informando il pubblico di tale decisione”. Il Piano cave provinciale di Bergamo rientra nella seconda ipotesi, in quanto la prima proposta provinciale (quella rivola ai Comuni) risale al 2003 e l’approvazione finale ha avuto luogo 14.05.2008, ben oltre il termine di 24 mesi calcolati dal 21.07.2004.
Con riferimento all’ultimo periodo della norma, infine, non risulta che lo Stato o la Regione siano intervenuti per evitare motivatamente la sua applicazione. La riferita disposizione dell’art. 13 consente di affermare (a differenza di quanto sostenuto dalla giurisprudenza prima della sentenza in commento) che la Direttiva è di applicazione diretta, una volta trascorso il termine del 21.07.2004 assegnato agli Stati per l’adeguamento del proprio ordinamento [sentenza, punto 2.3].
2.- In via generale, l’obbligo di assoggettamento del piano alla procedura di VAS ricorre ove sia prevista almeno una cava eccedente i parametri dimensionali prescritti dalle vigenti disposizioni (25 ettari, secondo l’allegato I alla Direttiva 337/1985/CE; 20 ettari o 500.00 mc. di materiale da estrarre, secondo l’allegato III alla parte II del D.Lgs. n. 152/2006). La valutazione deve tener conto del complesso degli ambiti di cava previsti dal piano e degli effetti reciproci e cumulativi degli ambiti stessi [sentenza, punto 2.2].
3.- Nella procedura di proposta e di approvazione del piano cave delineata dagli artt. 5/8 della L.R. n. 14/1998, la Regione, ove intenda apportare eventuali variazioni sostanziali rispetto alla proposta provinciale del piano, deve coinvolgere l’Amministrazione provinciale. Tale coinvolgimento non è invece richiesto ove le innovazioni da introdurre appaiano di mero dettaglio [sentenza, punto 3.2].
4.- I pareri e le osservazioni dei Comuni nel procedimento di proposta del piano cave non sono vincolanti, ma debbono essere esaminati e, se del caso, superati motivatamente, soprattutto ove l’aspetto segnalato dal Comune abbia una specifica rilevanza sanitaria ed ambientale e comporti l’obbligo di un approfondimento, del quale doveva essere dato espressamente (e diffusamente) conto [sentenza, punto 4].

---------------
2.3 L’art. 13 della direttiva, recante le norme transitorie, statuisce anzitutto che “Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva prima del 21.07.2004” (paragrafo 1). Il paragrafo 3 dispone che l’obbligo di VAS si applica “ai piani e ai programmi il cui primo atto preparatorio formale è successivo alla data di cui al paragrafo 1 (ossia al 21/07/2004)” mentre “I piani e i programmi il cui primo atto preparatorio formale è precedente a tale data e che sono stati approvati o sottoposti all'iter legislativo più di ventiquattro mesi dopo la stessa data sono soggetti all'obbligo di cui all'articolo 4, paragrafo 1, a meno che gli Stati membri decidano caso per caso che ciò non è possibile, informando il pubblico di tale decisione”.
E’ pacifico che il Piano cave della Provincia di Bergamo rientra nella seconda ipotesi delineata, in quanto il primo atto di impulso risale al 2003 e tuttavia l’approvazione finale ha avuto luogo ben oltre il termine di 24 mesi calcolati dal 21/07/2004. Con riferimento all’ultimo periodo della norma, non risulta che lo Stato o la Regione siano intervenuti per evitare motivatamente la sua applicazione. In senso opposto si è pronunciato il TAR Veneto, sez. II – 03/12/2010 n. 6324, ma ciò è avvenuto alla luce della Deliberazione n. 2988/04 con la quale la Giunta regionale del Veneto ha adottato i primi indirizzi operativi per la V.A.S. di piani e programmi di competenza regionale stabilendo che, se il primo atto preparatorio formale fosse stato adottato prima del 21.07.2004, gli stessi piani e programmi avrebbero dovuto essere sottoposti a VAS “qualora si preveda ragionevolmente che la loro approvazione intervenga dopo il 21.07.2006, salva l’ipotesi in cui il procedimento sia ad uno stadio avanzato tale da rendere impossibile l’espletamento della VAS”, proprio come consentito dall’art. 13, paragrafo 3, della direttiva 2001/42/CE. Non risulta viceversa che la Regione Lombardia abbia adottato una norma di tenore identico o similare.
---------------
2.2 L’art. 3 paragrafo 2 della direttiva statuisce che “Fatto salvo il paragrafo 3, viene effettuata una valutazione ambientale per tutti i piani e i programmi” i quali (lett. a) “… sono elaborati per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti elencati negli allegati I e II della direttiva 85/337/CEE”. L’allegato I della predetta direttiva 85/337/CE contempla, al punto 19, “Cave e attività minerarie a cielo aperto, con superficie del sito superiore a 25 ettari, oppure torbiere, con superficie del sito superiore a 150 ettari”.
L’ATE di cui si discorre rientrerebbe in astratto nel raggio di operatività della norma, poiché la sua estensione supera i 40 ettari. Peraltro parte ricorrente osserva che la VAS avrebbe dovuto essere effettuata per l’intero Piano cave, che interessa aree di ampiezza nettamente superiore. Questo rilievo consente di escludere l’applicazione del paragrafo 3 –nella parte in cui prevede la VAS soltanto previa indagine dello Stato membro sulla possibile incidenza dell’intervento sull’ambiente– che si riferisce a piani e programmi “che determinano l'uso di piccole aree a livello locale”: la vastità di un Piano cave di un’intera Provincia –che contempla (cfr. proposta della Commissione del 30/07/2007- doc. 18 ricorrente) oltre 40 ambiti per sabbia e ghiaia, 8 per argilla, 22 per calcari e dolomie, 27 per cave ornamentali e pietrisco oltre alle cave di recupero – conduce ex se ad escludere la sua sussunzione tra le aree di esigue dimensioni, raggiungendo un’estensione complessiva consistente (le superfici totali coinvolte superano i 1.000 ettari) ed interferendo con un territorio (la Provincia di Bergamo appunto) di oltre 2.700 Kmq.
E’ appena il caso di osservare, poi, che la deliberazione del Consiglio regionale 13/03/2007 – recante gli indirizzi generali sui Piani cave – specifica al punto 4.6 che “Per i Piani e programmi che determinano l’uso di piccole aree di livello locale e le modifiche minori, … si procede alla verifica di esclusione … al fine di stabilire se possono avere effetti significativi sull’ambiente”. Dunque anche per gli interventi territorialmente limitati (e non è come già visto questo il caso) è comunque prevista un’indagine preventiva che statuisca sulla necessità della VAS.
---------------
3.2 Quanto all’obbligo di coinvolgere nuovamente la Provincia, è vero che questo Tribunale ha statuito (cfr. sentenza 22/04/2010 n. 1607) che il (rinnovato) coinvolgimento dell’autorità provinciale costituisce condotta dovuta in presenza di variazioni sostanziali del Piano o dell’ATE coinvolto, ma nella fattispecie le innovazioni introdotte appaiono di mero dettaglio.
Sull’ATE in questione, infatti, i volumi estrattivi riconosciuti dalla Provincia hanno trovato conferma sia presso la Giunta che presso il Consiglio regionale, il quale ha stabilito la quota di 2.400.000 mc. per riserve e lo stesso per la produzione prevista nel decennio. Nessuna variazione pertanto è intervenuta su tale parametro.
Con riguardo all’estensione dell’ATE, l’unica incisione è avvenuta sull’ampliamento a nord per la collocazione degli impianti di escavazione: premesso che i quantitativi non sono variati, complessivamente l’impresa ha ottenuto l’estensione per un’area a nord capace di ospitare l’impianto produttivo. Per il resto, anche la richiesta di deroga alle distanze ha trovato determinazioni sfavorevoli che si sono succedute (e mantenute) nel corso del procedimento.
In definitiva, nei passaggi tra i diversi Enti ed organi coinvolti –ed in particolare Provincia, Giunta regionale, VI Commissione, Consiglio comunale– non emergono stravolgimenti o mutamenti sensibili che avrebbero imposto la riedizione della procedura ed il riesame ad opera delle autorità proponenti.
---------------
4. Fondata è invece l’ultima censura di eccesso di potere per difetto di istruttoria, di motivazione e ponderazione e per contraddittorietà, dato che l’estensione a tutta la superficie della possibilità di scavo in falda a 40 metri è stata accordata senza un’adeguata valutazione dell’incidenza della scelta sotto i profili ambientale e sanitario.
4.1 Il primo rilievo avanzato dall’amministrazione comunale nei confronti della Provincia è stato da questa effettivamente affrontato. Tuttavia la vicenda del rischio di inquinamento, già di per sé meritevole di particolare attenzione, ha conosciuto un elemento nuovo illustrato dal Comune nella nota 18/01/2007 richiamata nell’esposizione in fatto. A fronte di tale fatto ulteriore (superamento del limite per il cromo esavalente in uno dei punti sottoposti a periodico controllo) è evidente che l’autorità regionale era tenuta a riesaminare compiutamente la connessione tra la profondità dello scavo ammessa ed il pericolo di contaminazione, mentre la previsione del monitoraggio semestrale è evidentemente funzionale al mantenimento di un elevato livello di attenzione, destinato a sfociare in azioni concrete (o comunque in rinnovate valutazioni) quando si registrano valori che oltrepassano la soglia fissata dalla legge.
E’ vero che i pareri e le osservazioni dei Comuni nel procedimento in questione non sono vincolanti, ma l’aspetto segnalato ha una specifica rilevanza sanitaria ed ambientale e comportava l’obbligo di un approfondimento, del quale doveva essere dato espressamente (e diffusamente) conto. A tale condotta doveva indurre anche il già richiamato parere dell’autorità competente in materia paesaggistica (doc. 16 ricorrente) rilasciato il 13/12/2005 (TAR Lombardia-Brescia, Sez. II, sentenza 21.10.2011 n. 1447 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICADirettiva 2001/42/CE – Art. 6 – Designazione, a fini di consultazione, delle autorità che possono essere interessate dagli effetti sull’ambiente dovuti all’applicazione di piani e programmi – Possibilità per un’autorità consultiva di concepire piani o programmi – Obbligo di designazione di un’autorità distinta – Modalità relative all’informazione e alla consultazione delle autorità e del pubblico.
1) In circostanze come quelle della causa principale, l’art. 6, n. 3, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27.06.2001, 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, non impone che sia creata o designata un’altra autorità consultiva ai sensi di tale disposizione, purché, in seno all’autorità normalmente incaricata di procedere alla consultazione in materia ambientale e designata a tal fine, sia organizzata una separazione funzionale in modo tale che un’entità amministrativa, interna a tale autorità, disponga di un’autonomia reale, la quale implichi, segnatamente, che essa abbia a disposizione mezzi amministrativi e risorse umane propri, e sia in tal modo in grado di svolgere i compiti attribuiti alle autorità consultive ai sensi di tale art. 6, n. 3, e, in particolare, di fornire in modo oggettivo il proprio parere sul piano o programma previsto dall’autorità dalla quale essa promana.
2) L’art. 6, n. 2, della direttiva 2001/42 dev’essere interpretato nel senso che esso non impone che siano fissati in modo preciso nella normativa nazionale di recepimento di tale direttiva i termini entro i quali le autorità designate e il pubblico che ne è o probabilmente ne verrà toccato, ai sensi dei nn. 3 e 4 di tale articolo, devono poter esprimere il proprio parere su una determinata proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale e, di conseguenza, il citato n. 2 non osta a che siffatti termini siano stabiliti di volta in volta dall’autorità che elabora un piano o un programma.
Tuttavia, in quest’ultimo caso, tale medesimo n. 2 prescrive che, ai fini della consultazione di tali autorità e di tale pubblico su un progetto di piano o di programma determinato, il termine effettivamente stabilito sia congruo e consenta quindi di dare loro un’effettiva opportunità di esprimere, tempestivamente, il loro parere su tale proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale che lo accompagna (Corte di Giustizia, Sez. IV, sentenza 20.10.2011 n. C-474/10 - link a http://curia.europa.eu).

URBANISTICA: In materia di V.A.S.:
1) In circostanze come quelle della causa principale, l’art. 6, n. 3, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27.06.2001, 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, non impone che sia creata o designata un’altra autorità consultiva ai sensi di tale disposizione, purché, in seno all’autorità normalmente incaricata di procedere alla consultazione in materia ambientale e designata a tal fine, sia organizzata una separazione funzionale in modo tale che un’entità amministrativa, interna a tale autorità, disponga di un’autonomia reale, la quale implichi, segnatamente, che essa abbia a disposizione mezzi amministrativi e risorse umane propri, e sia in tal modo in grado di svolgere i compiti attribuiti alle autorità consultive ai sensi di tale art. 6, n. 3, e, in particolare, di fornire in modo oggettivo il proprio parere sul piano o programma previsto dall’autorità dalla quale essa promana.
2) L’art. 6, n. 2, della direttiva 2001/42 dev’essere interpretato nel senso che esso non impone che siano fissati in modo preciso nella normativa nazionale di recepimento di tale direttiva i termini entro i quali le autorità designate e il pubblico che ne è o probabilmente ne verrà toccato, ai sensi dei nn. 3 e 4 di tale articolo, devono poter esprimere il proprio parere su una determinata proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale e, di conseguenza, il citato n. 2 non osta a che siffatti termini siano stabiliti di volta in volta dall’autorità che elabora un piano o un programma. Tuttavia, in quest’ultimo caso, tale medesimo n. 2 prescrive che, ai fini della consultazione di tali autorità e di tale pubblico su un progetto di piano o di programma determinato, il termine effettivamente stabilito sia congruo e consenta quindi di dare loro un’effettiva opportunità di esprimere, tempestivamente, il loro parere su tale proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale che lo accompagna.

---------------
VAS, consultazione, piani e programmi: dall'UE mano libera all'autorita' promotrice.
Secondo la Corte UE, la direttiva sulla VAS non richiede che la normativa nazionale di recepimento fissi con precisione i termini entro i quali le autorità designate e il pubblico che ne e' (o probabilmente ne verrà) toccato debbano poter esprimere il proprio parere su una determinata proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale. Pertanto, tali termini possono essere stabiliti di volta in volta dall'autorità che elabora un piano o un programma, sempre che quelli effettivamente stabiliti siano congrui.

Si tratta di uno dei principi affermati con la sentenza del 20.10.2011 n. C-474/10, “Seaport e a.”, in virtù della quale la Corte di Giustizia UE, rispondendo alla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal in Northern Ireland (Regno Unito) ha interpretato l’art. 6 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27.06.2001, 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente (la c.d. “direttiva sulla VAS”).
Tale pronuncia pregiudiziale è sorta nel contesto di alcune controversie che vedono il Ministero dell’Ambiente dell’Irlanda del Nord contrapposto alla Seaport (NI) Ltd, Magherafelt District Council ed altri, relativamente alla validità della procedura di consultazione che è stata condotta per la preparazione delle proposte dei piani di sviluppo regionali nell'Irlanda del Nord.
La direttiva 2001/42/CE sulla VAS.
Nel 2001, dopo molti anni di discussioni e dibattiti, venne adottata la direttiva sulla Valutazione Ambientale Strategica (2001/42/CE), la quale risponde all’esigenza di “svolgere una valutazione preventiva degli effetti che possono derivare all’ambiente non solo da scelte localizzative puntuali (come avviene per opere e progetti sottoposti a VIA), ma anche da scelte strategiche e politiche lato sensu (ovvero ad atti di pianificazione e programmazione nonché a veri e propri atti regolamentari)” [G. Galotto, M. Mazzoleni, Le valutazioni ambientali: VAS, VIA e IPPC, IPSOA, pag. 1).
La direttiva 2001/42/CE comporta “[la] obbligatorietà di una valutazione e ponderazione delle conseguenze ambientali che piani e programmi, idonei –per natura e contenuti– a produrre effetti ambientali, possono provocare”. Sotto tale profilo, la VAS di matrice comunitaria ha ad oggetto tipicamente provvedimenti di natura pubblica. In particolare, per “piani e programmi, ai sensi dell’art. 2, lett. a), della direttiva 2001/42 s’intendono “i piani e i programmi, compresi quelli cofinanziati dalla Comunità europea, nonché le loro modifiche: – che sono elaborati e/o adottati da un’autorità a livello nazionale, regionale o locale oppure predisposti da un’autorità per essere approvati, mediante una procedura legislativa, dal parlamento o dal governo e – che sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative”.
L'obiettivo principale della VAS è, dunque, quello di valutare gli effetti ambientali dei piani o dei programmi innanzitutto “ex-ante”, cioè prima che vengano approvati, ma anche “in itinere” ed “ex-post”, cioè durante ed alla conclusione del loro periodo di validità. Nel disegno delineato dalla direttiva 2001/42/CE un ruolo fondamentale è assegnato alla redazione di un “rapporto ambientale” (art. 2, lettera c) che deve essere elaborato in vista dell’approvazione o del piano/programma, e poi trasmesso –unitamente ad una sua sintesi non tecnica, e naturalmente, alla proposta di piano o programma sottoposto a VAS– alle autorità designate dai singoli Stati membri in quanto interessate agli effetti sull’ambiente derivanti dall’applicazione del piano/programma.
Sintetizzando la procedura prevista dalla direttiva 2001/42/CE si articola nelle seguenti fasi: la verifica che un piano/programma siano soggetti alla VAS (
screening), la definizione dell'ambito delle indagini richieste per la valutazione (scoping), la valutazione degli effetti ambientali significativi probabili, espressi anche a mezzo di indicatori ambientali, l’informazione e la consultazione del pubblico e dei vari attori del processo decisionale, anche sulla base di tutte le valutazioni ambientali svolte, la decisione, che va pur’essa resa pubblica, dando conto di come e in che misura siano stati tenuti in considerazione il rapporto ambientale, i pareri ottenuti e l’esito delle consultazioni, il monitoraggio degli effetti ambientali del piano/programma.
Come è noto, la direttiva 2001/42/CE è stata recepita nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 152/2006. Per maggiori approfondimenti sulla VAS, è possibile consultare l’apposita sezione del sito istituzionale della Commissione europea, o quella analoga del sito del Ministero dell’Ambiente.
Il fatto.
All’epoca dei fatti della causa principale, il Department of the Environment –l’equivalente irlandese del nostro Ministero dell’Ambiente- comprendeva quattro Agenzie esecutive, ciascuna delle quali era soggetta al suo controllo, non aveva una propria personalità giuridica distinta ed era competente ad esercitare alcuni dei poteri regolamentari e funzioni conferiti per legge a tale Department.
Tali agenzie erano: il Planning Service (servizio di pianificazione), l’Environment and Heritage Service [servizio dell’ambiente e del patrimonio culturale; in prosieguo: l’«EHS», attualmente denominato Northern Ireland Environnement Agency (NIEA)], la Driver and Vehicle Testing Agency (agenzia di controllo di conducenti e veicoli) e la Driver and Vehicle Licensing Northern Ireland (agenzia competente per il rilascio di patenti di guida e immatricolazione dei veicoli nell’Irlanda del Nord).
In particolare, il Planning Service esercitava le funzioni relative all’elaborazione dei piani di sviluppo regionali e alle decisioni in merito alle singole domande per il rilascio di permessi di pianificazione mentre l’EHS esercitava la maggior parte dei poteri conferiti al Department, riguardanti la regolamentazione dell’ambiente, esclusa la pianificazione.
Il Planning Service ha avviato, conformemente alle procedure nazionali all’epoca in vigore, l’elaborazione dei progetti di piani di sviluppo regionali denominati “Northern Area Plan 2016” e “Magherafelt Area Plan 2015”, elaborazione che ha avuto luogo anteriormente alla data entro la quale gli Stati membri avrebbero dovuto recepire la direttiva 2001/42.
Entrambe le proposte di piano, però, sono state pubblicate dopo tale data (e cioè, il progetto relativo al Magherafelt Area Plan 2015 nel 2004, mentre quello relativo al Northern Area Plan 2016 nel 2005).
Per chi volesse approfondire, questo è il link al sito istituzionale governativo dove vengono pubblicate tutte le novità nonché la documentazione relativa a tali piani di sviluppo. Nel novembre 2005 la Seaport ha proposto un ricorso dinanzi alla High Court of Justice in Northern Ireland, Queen’s Bench Division (Regno Unito), per contestare la validità delle azioni del Department of the Environment con riferimento alla pubblicazione da parte di quest’ultimo del progetto riguardante il Northern Area Plan 2016: in buona sostanza, sosteneva che la direttiva 2001/42 non era stata adeguatamente recepita nel diritto nazionale e che la valutazione e il rapporto ambientali effettuati dal Department of the Environment non erano conformi alle prescrizioni di tale direttiva.
Successivamente anche altri, con motivazioni analoghe, hanno presentato un’istanza, dinanzi allo stesso giudice, volta a contestare la pubblicazione del progetto relativo al Magherafelt Area Plan 2015, la realizzazione della valutazione ambientale e il contenuto del rapporto ambientale.
La Seaport, però, rinunciava all’azione e la domanda di pronuncia pregiudiziale che era stata presentata dalla High Court of Justice in Northern Ireland, Queen’s Bench Division, è stata annullata con ordinanza di quest’ultimo giudice 23.04.2010 (di modo che, con ordinanza del presidente della Prima Sezione della Corte 03.06.2010, Seaport/Department of the Environment for Northern Ireland, la causa C-182/09 è stata cancellata dal ruolo della Corte).
Con una sentenza del 07.09.2007, veniva decisa la causa instaurata innanzi alla High Court: quest’ultima constatava sia che le prescrizioni di cui all’art. 6, nn. 2 e 3, della direttiva 2001/42 non erano state correttamente trasposte dagli artt. 4 e 12 del regolamento del 2004, sia che l’art. 12 non aveva trasposto adeguatamente neanche le disposizioni dell’art. 6, n. 2, di tale direttiva, non avendo stabilito un termine specifico entro il quale dovesse aver luogo la consultazione.
Il 06.11.2007, il Department of the Environment, alla luce della sentenza della High Court, riesaminava la sua decisione di effettuare una valutazione ambientale della proposta di piano relativamente alle condizioni previste dalla direttiva 2001/42 e dal regolamento del 2004 e, con una nuova decisione, dichiarava “che non era possibile effettuare una valutazione ambientale della proposta di piano per la regione Nord 2016 che sia in conformità con la direttiva [2001/42] e [con il regolamento del 2004], e informa con la presente il pubblico della sua decisione a tale proposito, conformemente all’art. 6, n. 2, [del regolamento del 2004]”.
Con decisione del 13.11.2007, la High Court of Justice in Northern Ireland si è pronunciata sulle misure da adottare per porre rimedio alle carenze constatate nella sua sentenza del 07.09.2007.
Come anticipato, la questione è finita dinanzi alla Court of Appeal in Northern Ireland –il nostro giudice a quo- alla quale ha proposto appello il Department of the Environment avverso le conclusioni della High Court of Justice in Northern Ireland secondo le quali il regolamento del 2004 non aveva adeguatamente recepito le prescrizioni dell’art. 6, nn. 2 e 3, della direttiva 2001/42.
Il giudice del rinvio, con decisione 08.09.2008 ha sottoposto alla Corte questioni pregiudiziali identiche a quelle della presente causa: con ordinanza 20.05.2009, causa C-454/08, Seaport Investments, tale domanda “è stata dichiarata manifestamente irricevibile, in quanto, segnatamente, la decisione di rinvio non conteneva nessun argomento che esplicitava il quadro regolamentare e fattuale della controversia nella causa principale e non esponeva in modo sufficientemente chiaro e preciso le ragioni che avevano condotto tale giudice ad interpellare la Corte sull’interpretazione degli artt. 3, 5 e 6 della direttiva 2001/42.”
Le questioni pregiudiziali Alla luce di quanto precede la Court of Appeal in Northern Ireland ha nuovamente deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte tre questioni pregiudiziali.
Con le prime due questioni –esaminate dalla Corte UE congiuntamente– il giudice del rinvio chiedeva in sostanza se, in circostanze come quelle della causa principale, laddove l’autorità che è stata designata quale organo consultivo ai sensi dell’art. 6, n. 3, della direttiva 2001/42 è essa stessa incaricata dell’elaborazione di un piano ai sensi di quest’ultima, la citata disposizione debba essere interpretata nel senso che essa impone che sia designata un’altra autorità che deve, segnatamente, essere consultata nell’ambito dell’elaborazione del rapporto sugli effetti ambientali nonché dell’adozione di tale piano.
Con la sua terza questione, invece, il giudice del rinvio chiedeva se l’art. 6, n. 2, della direttiva 2001/42 debba essere interpretato nel senso che esso prevede che siano fissati in modo preciso nella normativa nazionale di recepimento di tale direttiva i «termini congrui» entro i quali le autorità designate e il pubblico, che ne sono o probabilmente ne verranno toccati, ai sensi dei nn. 3 e 4 di tale articolo, devono poter esprimere il proprio parere su una proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale che la accompagna.
La decisione della Corte.
La Quarta Sezione della Corte Ue, con la sentenza del 20.10.2011 n. C-474/10, “Seaport e a.” ha, in primo luogo, dichiarato che in circostanze come quelle della causa principale, l’art. 6, n. 3, della direttiva 2001/42/CE sulla VAS non impone che sia creata o designata un’altra autorità consultiva ai sensi di tale disposizione, purché, in seno all’autorità normalmente incaricata di procedere alla consultazione in materia ambientale e designata a tal fine, sia organizzata un’apposita separazione funzionale.
In pratica –spiegano nel dettaglio gli eurogiudici– la separazione delle funzioni da realizzare all’interno dell’autorità designata deve prevedere che un’entità amministrativa, interna a tale autorità, disponga di un’autonomia reale, la quale implichi, segnatamente, che essa abbia a disposizione mezzi amministrativi e risorse umane propri, in modo tale da poter svolgere i compiti attribuiti alle autorità consultive ai sensi di tale art. 6, n. 3 della direttiva 2001/42/CE, e, in particolare, di poter fornire in modo oggettivo il proprio parere sul piano o programma previsto dall’autorità dalla quale essa promana.
In secondo luogo, sempre secondo i giudici della Quarta Sezione, l’art. 6, n. 2, della direttiva 2001/42 non impone che siano fissati in modo preciso nella normativa nazionale di recepimento di tale direttiva i termini entro i quali le autorità designate e il pubblico che ne è o probabilmente ne verrà toccato, ai sensi dei nn. 3 e 4 di tale articolo, devono poter esprimere il proprio parere su una determinata proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale.
Di conseguenza, il citato n. 2 non osta a che siffatti termini siano stabiliti di volta in volta dall’autorità che elabora un piano o un programma.
Tuttavia, in quest’ultimo caso –sottolinea la Corte UE– tale n. 2 prescrive che, ai fini della consultazione di tali autorità e di tale pubblico su un progetto di piano o di programma determinato, il termine effettivamente stabilito sia congruo e consenta quindi di dare loro un’effettiva opportunità di esprimere, tempestivamente, il loro parere su tale proposta di piano o di programma nonché sul rapporto ambientale che lo accompagna.
In conclusione, la sentenza della Corte Ue ci sembra in linea con quanto indicato sul tema dalle Linee Guida elaborate dalla Commissione nel 2003 (Commission’s Guidance on the implementation of directive 2001/42/EC on the assessment of the effects of certain plans and programmes on the environment), in ordine alle quali si rimanda a M. Mazzoleni, “L’attuazione della direttiva sulla Valutazione Ambientale Strategica: un’occasione persa?”, in Ambiente & Sviluppo n. 7/2006. Ulteriormente, si veda la pubblicazione della Commissione europea, Attuazione della direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, 2003, resa disponibile in formato PDF sulle pagine del sito web del Progetto ENPLAN (Evaluation environnementale des plans et programmes) (commento tratto da www.ipsoa.it).

URBANISTICA: VAS: sono soggetti anche i piani attuativi conformi allo strumento urbanistico (link a http://studiospallino.blogspot.com).
Le procedure di valutazione ambientale strategica e di verifica di esclusione vanno estese ai piani urbanistici di particolare complessità e impatto, anche se conformi alla strumentazione urbanistica comunale.
In tal senso si è espresso il TAR Lombardia-Milano, Sez. II, nella sentenza 08.09.2011 n. 2194.
La previsione di sottoporre a procedura di v.a.s. e di verifica di esclusione anche i piani urbanistici di particolare complessità e impatto, pur se conformi alla strumentazione urbanistica comunale, è infatti conforme alla normativa in materia di valutazione ambientale strategica. Né la definizione di piani e programmi data dall’art. 5, d.lgs. n. 152/2006, né le previsioni di cui agli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 152/2006, consentono infatti -afferma il TAR- "di affermare l’esclusione dalla valutazione ambientale strategica dei piani urbanistici che non comportino variante al piano regolatore generale, laddove possano avere significativi impatti sull’ambiente e sul patrimonio culturale".
Né l’esclusione dalla v.a.s. dei piani conformi allo strumento urbanistico può dedursi dall’art. 4, comma 2, l.reg. Lombardia n. 12/2005. La norma "si limita, difatti, a specificare l’obbligo di sottoposizione alla v.a.s. del piano territoriale regionale, dei piani territoriali regionali d'area e dei piani territoriali di coordinamento provinciali, del documento di piano di cui all'articolo 8, nonché le varianti agli stessi, senza però con ciò dettare un’elencazione tassativa delle tipologie di piano sottoposte a valutazione ambientale strategica, che, come previsto al comma 1, sono tutti ^i piani e programmi di cui alla direttiva 2001/42/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27.06.2001^".
La sentenza merita di essere segnalata perché si discosta dall'orientamento espresso da questo stesso TAR nella sentenza 26.11.2009 n. 5171 (sentenza ^Citylife^), con cui la sezione aveva affermato la non necessità della valutazione ambientale strategica quando lo strumento attuativo non fosse in variante allo strumento urbanistico generale (link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA1. Valutazione ambientale strategica - Ambito di applicazione - Applicabilità ai piani urbanistici conformi alla strumentazione urbanistica comunale - Possibilità - Condizioni.
2. Valutazione ambientale strategica - Ambito di applicazione - Applicabilità a tutti i piani e programmi di cui alla direttiva 2001/42/CEE.

1. E' conforme alla normativa in materia di valutazione ambientale strategica la previsione di sottoporre anche i piani urbanistici di particolare complessità e impatto, pur se conformi alla strumentazione urbanistica comunale, a procedura di v.a.s. e di verifica di esclusione (il Collegio si discosta dall'orientamento di cui alla sentenza del 26.11.2009, n. 5171, con cui si affermava la non necessità della valutazione ambientale strategica quando lo strumento attuativo non fosse in variante allo strumento urbanistico generale): infatti, né la definizione di piani e programmi contenuta nell'art. 5, D.Lgs. n. 152/2006, né le previsioni di cui agli artt. 6 e 7 dello stesso decreto consentono di escludere dalla valutazione ambientale strategica i piani urbanistici che non comportino variante al piano regolatore generale, laddove possano avere significativi impatti sull'ambiente e sul patrimonio culturale.
2. L'art. 4, comma 2, della L.R. 12/2005, se da un lato prevede l'obbligo di sottoposizione alla v.a.s. del piano territoriale regionale, dei piani territoriali regionali d'area e dei piani territoriali di coordinamento provinciali, del documento di piano di cui all'articolo 8, nonché le varianti agli stessi, dall'altro non detta un'elencazione tassativa delle tipologie di piano sottoposte a valutazione ambientale strategica, che, come previsto dallo stesso articolo al comma 1, sono tutti "i piani e programmi di cui alla direttiva 2001/42/CEE", tra i quali rientrano anche i piani conformi allo strumento urbanistico (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 08.09.2011 n. 2186 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA1. Valutazione ambientale strategica - Necessità - Quando sussiste - Ratio.
2. Valutazione ambientale strategica - Differenze dalla valutazione di impatto ambientale - Conseguenze.

1. La valutazione ambientale strategica è necessaria per il piano territoriale regionale, i piani territoriali regionali d'area e i piani territoriali di coordinamento provinciali, il documento di piano di cui all'articolo 8, L.R. 12/2005, nonché per le varianti agli stessi, con esclusione degli atti che non costituiscono variante al PRG: tale scelta trova una giustificazione nella funzione e nella natura della stessa VAS, che costituisce un atto di valutazione interno al procedimento di pianificazione, cioè una valutazione degli effetti ambientali conseguenti all'esecuzione delle previsioni ivi contenute.
2. Dal momento che la VAS si colloca al livello di macroterritorio, tendente ad esaminare gli impatti strategici delle scelte di pianificazione, essa si differenza della VIA, che opera a livello di uno specifico progetto: pertanto, va esclusa la necessità di una valutazione strategica qualora lo strumento attuativo non abbia modificato la disciplina di pianificazione e programmazione (cfr. TAR Milano, sent. n. 5171/2009) (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 02.09.2011 n. 2134 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICAIn applicazione della disposizione dell’art. 11, comma 5, del D.Lgs. 152/2006 (“La V.A.S. costituisce per i piani e programmi cui si applicano le disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge”), l’omessa preventiva sottoposizione a V.A.S. del piano paesaggistico rende illegittimo il provvedimento di adozione.
La Valutazione Ambientale Strategica, introdotta dalla Direttiva 2001/42/CE, è la valutazione delle conseguenze ambientali di piani e programmi, finalizzata all’assunzione -attraverso la valutazione di tutte le possibili alternative pianificatorie- di determinazioni integrate e sistematiche di considerazioni di carattere ambientale, territoriale, sociale ed economico.
La V.A.S. si realizza in fase di elaborazione del piano mediante la redazione di un rapporto ambientale che deve considerare lo stato dell’ambiente attuale del territorio interessato e le sue alterazioni in presenza e non del provvedimento da valutare, confrontato anche con possibili alternative strategiche, localizzative e tecnologiche. L’art. 5 del D.Lgs. 152/2006 recante le definizioni rilevanti ai fini dell’applicazione del codice dell’ambiente afferma che “si intende per (…) piani e programmi: gli atti e provvedimenti di pianificazione e di programmazione, comunque denominati, compresi quelli cofinanziati dalla Comunità' europea, nonché le loro modifiche” (comma 1°, lettera e); il successivo art. 6 dispone: “1. La valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale.
2. Fatto salvo quanto disposto al comma 3, viene effettuata una valutazione per tutti i piani e i programmi: a) che sono elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente, (…), della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli (…)
"; il comma 4°, inoltre, elenca espressamente i piani e programmi esclusi dal campo di applicazione delle norme del codice dell’ambiente (e quindi anche della V.A.S.), e tra questi non rientrano i piani paesaggistici: il solo dato letterale sarebbe quindi già sufficiente per ritenere il piano in questione sottoposto a V.A.S. E’, in ogni caso determinante la circostanza che la valutazione ambientale strategica, quale strumento di tutela dell’ambiente, va effettuata in tutti i casi in cui i piani abbiano “impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale”.
Invero, contrariamente a quanto sostenuto dalle associazioni ambientaliste, “l’impatto significativo” non è quello caratterizzato da connotazioni negative in termini di alterazioni delle valenze ambientali, ma è quello ricavabile dalla definizione di impatto ambientale contenuto alla lette c) del’art. 5 citato quale “alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, POSITIVA e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, (…)”, per cui la valutazione ambientale strategica va eseguita in tutti i casi di interazione (anche positiva) tra l’attività pianificatoria e le componenti ambientali.
Del resto, la V.A.S. è solo uno strumento rispetto al fine che è la sostenibilità ambientale delle scelte contenute negli atti di pianificazione ed indirizzo che guidano la trasformazione del territorio. In particolare la valutazione di tipo strategico si propone di verificare che gli obiettivi individuati nei piani siano coerenti con quelli propri dello sviluppo sostenibile, e che le azioni previste nella struttura degli stessi siano idonee al loro raggiungimento. Pertanto, a prescindere dalla qualificazione dell’atto di pianificazione in termini di piano urbanistico-territoriale o di piano paesaggistico, esso va comunque previamente assoggettato a valutazione ambientale strategica.
Infine, la tesi difensiva sostenuta dall’amministrazione regionale secondo la quale il piano in questione non determina alcun impatto significativo sull’ambiente e sul patrimonio culturale essendo “preordinato a dettare un quadro conoscitivo e una normativa di riferimento per l’attività di tutela, eminentemente conservativa de valori paesaggistici, non appare condivisibile alla luce di un provvedimento che è invece imperniato sulla “rivisitazione critica del rapporto tra pianificazione paesistica e governo del territorio”, sul parziale superamento della concezione solo conservativa del paesaggio e sul riconoscimento del paesaggio come risorsa per lo sviluppo (cfr. relazione generale e relazioni tematiche allegate al piano).
Peraltro, ammettere che un piano preordinato alla tutela e allo sviluppo dei valori dell’ambiente del paesaggio (e che quindi necessariamente impone forme di tutela che incidono sull’assetto del territorio) non debba essere preceduto dalla verifica ambientale finirebbe per vanificare la finalità della disciplina sulla VAS e di conseguenza di pregiudicare la corretta applicazione delle norme comunitarie, frustrando così gli scopi perseguiti dalla Comunità Europea con la direttiva 2001/42/CE, come quello di salvaguardia e promozione dello "sviluppo sostenibile", espressamente enunciato all'art. 1 della direttiva.
Per le ragioni che precedono e in applicazione della disposizione dell’art. 11, comma 5° del D.Lgs. 152/2006 (“La V.A.S. costituisce per i piani e programmi cui si applicano le disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge”), l’omessa preventiva sottoposizione a V.A.S. del piano paesaggistico rende illegittimo il provvedimento di adozione impugnato con il ricorso in esame (TAR Sicilia-Catania, Sez. I, sentenza 01.09.2011 n. 2147  - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: VAS - Art. 6, c. 1, d.lgs. n. 152/2006 - Principio di precauzione - Idoneità potenziale ad incidere il bene ambiente - Impatti significativi sull’ambiente - Direttiva 27.06.2001, n. 42 CE.
La norma di cui all’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006 è da ascrivere al novero delle norme precauzionali, ispirate al principio di precauzione che nella materia ambientale ha ottenuto sanzione di diritto positivo ad opera del recepimento, da parte del d.lgs. n. 152/2006, delle varie direttive comunitarie che lo avevano elevato al rango di principio fondamentale nella materia dell’ambiente. La norma non richiede un’idoneità in atto ma solo in potenza, della singola iniziativa urbanistica, inserita in un contesto di pianificazione o programmazione, ad incidere il bene ambiente.
Invero, la lettera della legge si esprime significativamente nei termini di “possono” avere impatti significativi sull’ambiente. Il tutto sempre che gli impatti che l’iniziativa urbanistica può avere sul bene ambiente e sul patrimonio culturale siano “significativi”, ché, altrimenti, qualunque attività edificatoria connessa all’adozione di varianti strutturali al PRG, siccome un qualche impatto sull’ambiente indubbiamente possiede, dovrebbe, irragionevolmente ed in violazione del principio di proporzionalità comunitaria, essere sottoposta a valutazione ambientale strategica.
E’ la stessa direttiva 27.06.2001, n. 42 CE, cui si è data attuazione con il D.Lgs. n. 152/2006, a stabilire infatti che i piani urbanistici che determinano l’interessamento di piccole aree a livello locale o modifiche minori ai piani stessi, siano assoggettate a valutazione ambientale strategica soltanto in conseguenza dei possibili effetti ancora “significativi sull’ambiente” (TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 17.06.2011 n. 657 - link a www.ambientediritto.it).

URBANISTICA: Perché un programma o piano urbanistico debba essere assoggettato a VAS non conta l’effettiva e significativa incisione del bene ambiente ma solo la possibilità di tali vulnera.
Col ricorso in esame una Onlus e due cittadini hanno impugnato le delibere con le quali un Comune piemontese ha approvato le controdeduzioni alle osservazioni formulate riguardo all’adozione di un piano particolareggiato di edilizia privata e ha adottato il progetto definitivo del medesimo recante contestuale variante al PRGC.
Secondo i ricorrenti la natura strutturale della variante avrebbe imposto la sua sottoposizione alla procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), adempimento imposto dalla D.G.R. n. 12-8931 del 09.06.2008, che dispone che la VAS “deve essere effettuata obbligatoriamente” in caso di varianti strutturali. Nello stesso senso dispone anche l’art. 6, comma 1, del Codice dell’ambiente di cui al d.lgs. n. 152/2006 a termini del quale “la valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale”. Ambedue tali norme sarebbero state infrante poiché la Regione Piemonte, ha escluso la necessità di detta procedura di verifica, pur avendo evidenziato forti aspetti di criticità del progetto in causa rispetto al patrimonio ambientale. La determinazione citata sarebbe pertanto contraddittoria.
Questa censura, ad avviso dei giudici del Tribunale amministrativo di Torino va disattesa poiché la norma di cui all’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006 è da ascrivere al novero delle norme precauzionali, ispirate al principio di precauzione che nella materia ambientale ha ottenuto sanzione di diritto positivo ad opera del recepimento, da parte del d.lgs. n. 152/2006, delle varie direttive comunitarie che lo avevano elevato al rango di principio fondamentale nella materia dell’ambiente.
Il principio di precauzione traduce in sostanza quello che a partire dal Protocollo di Kyoto gli Stati contemporanei vogliono sia l’atteggiamento delle Amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dell’ambiente nei confronti di questo patrimonio dell’umanità e si sostanzia in un insieme di regole e prescrizioni, di carattere sostanziale ma anche procedurale, intese a scoraggiare comportamenti anche solo potenzialmente idonei ad arrecare vulnera all’ambiente e al paesaggio. Non richiede la norma, a parere dei giudici sabaudi, un’idoneità in atto ma solo in potenza, della singola iniziativa urbanistica, inserita in un contesto di pianificazione o programmazione, ad incidere il bene ambiente.
Invero, la lettera della legge si esprime significativamente nei termini di “possono” avere impatti significativi sull’ambiente. Il tutto, intuitivamente, sempre che gli impatti che l’iniziativa urbanistica può avere sul bene ambiente e sul patrimonio culturale siano “significativi”, ché, altrimenti, qualunque attività edificatoria connessa all’adozione di varianti strutturali al PRG, siccome un qualche impatto sull’ambiente indubbiamente possiede, dovrebbe, irragionevolmente ed in violazione del principio di proporzionalità comunitaria, essere sottoposta a valutazione ambientale strategica.
Va rammentato, proseguono i giudici piemontesi, che è la stessa direttiva 27.06.2001, n. 42 CE, cui si è data attuazione con il D.Lgs. n. 152/2006 a stabilire che i piani urbanistici che determinano l’interessamento di piccole aree a livello locale o modifiche minori ai piani stessi, siano assoggettate a valutazione ambientale strategica soltanto in conseguenza dei possibili effetti ancora “significativi sull’ambiente” (commento tratto da www.documentazione.ancitel.it - TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 17.06.2011 n. 657 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Oggetto: Individuazione delle Autorità per la procedura di valutazione ambientale VAS della variante 2 al Piano di Governo del Territorio del Comune di ... (Regione Lombardia, Direzione Generale Territorio e Urbanistica, Programmazione e Pianificazione Territoriale, Strumenti per il Governo del Territorio, nota 11.05.2011 n. 13303 di prot.).
---------------
Ancora una censura sull'operato di un'Amministrazione Comunale lombarda, nell'ambito di un procedimento di variante al vigente P.G.T., laddove in materia di VAS:
- è stato individuato il Sindaco quale Autorità procedente (comune con più di 5.000 abitanti);
- è stato individuato il tecnico comunale di altro comune quale Autorità competente.

URBANISTICA: W. Fumagalli, La VAS dei Piani di Governo del Territorio e R. Marletta, Separata in casa: lo strano caso dell’autorità competente per la valutazione ambientale strategica (AL n. 03-04/2011).

URBANISTICA: 1° marzo 2011: Seminario sulla VAS in Lombardia.
La Direzione Generale Territorio e Urbanistica ha organizzato il 1° marzo 2011 il seminario "Valutazione ambientale strategica (VAS) in Lombardia: procedimento e rapporto ambientale di qualità", che ha visto una notevole partecipazione da parte delle amministrazioni pubbliche e del mondo professionale.
L’evento era infatti destinato a tutti coloro che, dovendo predisporre piani e programmi soggetti a VAS, hanno vissuto non poche preoccupazioni in relazione alla sentenza del TAR che aveva annullato parte della disciplina regionale in materia di VAS, dando inizio ad un periodo di incertezze, in particolare per i Comuni.
Il seminario ha costituito l’occasione per analizzare la sentenza n. 133 del Consiglio di Stato del 12.01.2011 che ha accolto il ricorso della Regione Lombardia contro la sentenza del TAR n. 1526/2010, confermando la legittimità dell'individuazione dell'Autorità competente per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) all’interno della stessa amministrazione che procede alla formazione del Piano.
E’ stato in particolare approfondito dall’Avvocatura regionale il principio che sta alla base dell’introduzione della VAS in Lombardia, “il principio di integrazione”: la Valutazione Ambientale Strategica non è condotta sul piano già elaborato, ma è integrata nel piano, ovvero durante tutto il suo processo di redazione, costituendone la linea guida verso la sostenibilità ambientale. Il processo di VAS non termina con l’approvazione del piano, ma evolve con il suo monitoraggio nella fase attuativa.
Tale impostazione è coerente con la filosofia che sta alla base della legge regionale 12/2005 (legge per il governo del territorio) e presuppone che ogni pubblica amministrazione, oltre a procedere all’elaborazione del piano per la sua adozione e approvazione, si occupi del relativo procedimento di VAS, individuando al suo interno le due autorità -procedente e competente in materia di VAS- e definendo le regole per il processo di informazione e partecipazione di tutti i soggetti coinvolti: i soggetti competenti in materia ambientale, gli enti territorialmente interessati ed il pubblico.
Il seminario è stato inoltre l’occasione per guardare in modo concreto, dopo una prima fase di attuazione della direttiva, a nuovi traguardi: un procedimento più efficace e un rapporto ambientale di qualità, per una VAS realmente a supporto di piani e programmi sostenibili.
Sono stati infatti puntualmente descritti gli aspetti che rendono il processo di VAS efficace e di qualità, è stato evidenziato anche il ruolo fondamentale di ARPA e delle ASL come contributo al miglioramento della qualità dei rapporti ambientali, è stato approfondito il rapporto sinergico tra la procedura di VAS e quella di VIA, è stato infine analizzato l’aspetto paesaggistico come parte integrante della VAS e in relazione alle procedure di autorizzazione paesaggistica. ... (link a www.territorio.regione.lombardia.it).
---------------
Segnaliamo, di particolare interesse:
- intervento di Piero GARBELLI - DG Territorio e Urbanistica;
- intervento di Filippo DADONE - DG Ambiente, Energia e Reti;
- intervento di Sergio CAVALLI - DG Sistemi Verdi e Paesaggio.

URBANISTICA: VAS - Procedure avviate anteriormente all’entrata in vigore della parte seconda del d.lgs. n. 152/2006 - Disciplina transitoria - Art. 52, c. 2 d.lgs. n. 152/2006 - Regione Lombardia - L.r. Lombardia n. 12/2005.
Ai sensi dell’art. 52, c. 2, del d.lgs. n. 152/2006, “i procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore della parte seconda del presente decreto, nonché i procedimenti per i quali a tale data sia già stata formalmente presentata istanza introduttiva da parte dell'interessato, si concludono in conformità alle disposizioni ed alle attribuzioni di competenza in vigore all'epoca della presentazione di detta istanza”.
La procedura di valutazione ambientale strategica avviata in data anteriore al 31.07.2007 trova dunque la propria regola nell’art. 4, c. 4, della l.reg. Lombardia n. 12/2005, che disciplina il periodo transitorio sino all'approvazione del provvedimento con cui la Giunta regionale detta gli adempimenti di disciplina (avvenuta con d.g.r. 27.12.2007, n. VIII/6420, la quale peraltro precisa che “i procedimenti di formazione e di approvazione di piani/programmi già avviati alla data di pubblicazione sul BURL della presente deliberazione si concludono in conformità alle disposizioni in vigore al momento dell’avvio del procedimento stesso, ovvero secondo le disposizioni di cui all’art. 4, comma 4, della l.r. 12/2005”).
VIA E VAS - Direttiva 2001/42/CE - Carattere self-executing - Esclusione.
Non possono considerarsi self executing le direttive comunitarie (nella specie, direttiva 2001/42/CE) le quali, ancorché in modo dettagliato, introducono un nuovo istituto nell'ordinamento degli Stati membri, dovendo questo necessariamente essere recepito e disciplinato dal legislatore interno (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 14.04.2010, n. 2097; 28.05.2009, n. 3333) (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 17.02.2011 n. 481 - link a www.ambientediritto.it).

URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 4 del 26.01.2011, "Approvazione della Circolare «L’applicazione della valutazione ambientale di piani e programmi - VAS nel contesto comunale»" (decreto D.S. 14.12.2010 n. 13071).

URBANISTICA: Oggetto: VAS - Sentenza Consiglio di Stato (Regione Lombardia, Assessore a Territorio e Urbanistica, nota 24.01.2011 n. 1798 di prot.).

URBANISTICA: Anche per impugnare la VAS é necessario dimostrare l'interesse ad agire.
Con sentenza n. 133/2011 il Consiglio di Stato, sezione IV, depositata in Cancelleria il 12.01.2011, ha riformato in toto la sentenza n. 1526/2010 del TAR Lombardia in punto VAS.
In via preliminare -e al di là delle questioni di merito- pare importante segnalare che il Consiglio di Stato ha accolto la tesi degli appellanti secondo i quali il ricorrente in primo grado non avrebbe in alcun modo chiarito quale interesse specifico e qualificato assistesse le doglianze, il cui accoglimento ha determinato un generico effetto caducante del P.G.T. nel suo complesso.
Al contrario, il TAR aveva ritenuto sussistente in capo all’istante un interesse di natura “strumentale”, avente a oggetto le determinazioni future, ed eventualmente più favorevoli ai suoli in sua proprietà, che l’Amministrazione avrebbe dovuto assumere in sede di rielaborazione dello strumento urbanistico. Il punto fondamentale -sul quale peraltro ci si era già appuntati- è quindi quello secondo cui neppure la VAS sfugge al criterio generale dell'interesse ad agire, in difetto del quale (o comunque della dimostrazione della lesività del provvedimento) l'impugnazione é inammissibile. Afferma il C.S.:
"potrà anche condividersi in via di principio il rilievo per cui “laddove la VAS si concluda con un giudizio positivo (o positivo condizionato) il soggetto che subisca determinazioni lesive della sua sfera giuridica discendenti dall’accettazione (piena o condizionata) delle proposte pianificatorie sottoposte a VAS, ben potrà censurare anche queste determinazioni preliminari condizionanti, poiché è per effetto di questo giudizio di sostenibilità complessiva di queste scelte che le stesse possono tramutarsi in atti pianificatori negativi” (pagg. 68-69); tuttavia, proprio per evitare di pervenire a una legitimatio generalis del tipo di quella sopra indicata, occorre che le “determinazioni lesive” fondanti l’interesse a ricorrere siano effettivamente “condizionate”, ossia causalmente riconducibili in modo decisivo, alle preliminari conclusioni raggiunte in sede di V.A.S., e pertanto l’istante avrebbe dovuto precisare come e perché tali conclusioni nella specie abbiano svolto un tale ruolo decisivo sulle opzioni relative ai suoli in sua proprietà, ciò che non ha fatto.".
La decisione del Consiglio di Stato riallinea la giurisprudenza in materia. Si vedano, infatti:
- TAR Campania Napoli, sez. II, 20.04.2010, n. 2043, dove si afferma che considerate le indicate finalità della VAS non si deve ritenere che possa vantare un interesse giuridicamente rilevante a contestare l'eventuale carenza della VAS nel procedimento di approvazione della variante urbanistica impugnata, colui il quale ricorre per ottenere una destinazione non più agricola del fondo di sua proprietà;
- Consiglio di Stato, sez. V, 26.02.2010, n. 1134: in quel caso il provvedimento di VIA impugnato era stato censurato con specifico riferimento all'assenza di idonea istruttoria con riferimento all'impatto conseguente alla realizzazione dell'impianto autorizzato con riguardo ai fondi e alle attività dei ricorrenti: ma ciò non aveva esonerato il Consiglio di Stato dal verificare approfonditamente quale fosse la situazione di stabile e significativo collegamento dei ricorrenti rispetto all'area interessata dall'impianto e in che misura la VIA avesse, o meno, valutato l'incidenza dell'impianto sulle realtà esistenti (link a http://studiospallino.blogspot.com).

URBANISTICALombardia, VAS del PGT: il Consiglio di Stato annulla la sentenza del TAR Milano che, precedentemente, aveva annullato il PGT del Comune di Cermenate (CO).
---------------
Le conclusioni raggiunte dal primo giudice, secondo cui l’autorità competente alla V.A.S. deve essere necessariamente individuata in una pubblica amministrazione diversa da quella avente qualità di “autorità procedente”, non trova supporto nella vigente normativa comunitaria e nazionale. In nessuna definizione del Testo Unico ambientale (D.Lgs. n. 152/2006) si trova affermato in maniera esplicita che debba necessariamente trattarsi di amministrazioni diverse o separate (e che, pertanto, sia precluso individuare l’autorità competente in diverso organo o articolazione della stessa amministrazione procedente).
Non risulta in linea con le richiamate disposizioni nazionali la scelta di individuare l’autorità competente alla V.A.S. ex post, in relazione al singolo e specifico procedimento di pianificazione, come avvenuto nel caso di specie (laddove –come già rilevato– la predetta autorità è stata individuata contestualmente alla comunicazione di avvio del procedimento stesso).

La Sezione osserva che il presupposto su cui si basano le conclusioni raggiunte dal primo giudice, secondo cui l’autorità competente alla V.A.S. deve essere necessariamente individuata in una pubblica amministrazione diversa da quella avente qualità di “autorità procedente”, non trova supporto nella vigente normativa comunitaria e nazionale.
Al riguardo, giova richiamare le definizioni oggi contenute nel citato d.lgs. nr. 152 del 2006, il cui art. 5, per quanto qui interessa, definisce:
- la “autorità competente” come “la pubblica amministrazione cui compete l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità, l’elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani e programmi, e l’adozione dei provvedimenti conclusivi in materia di VIA, nel caso di progetti ovvero il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, nel caso di impianti” (lettera p);
- la “autorità procedente” come “la pubblica amministrazione che elabora il piano, programma soggetto alle disposizioni del presente decreto, ovvero nel caso in cui il soggetto che predispone il piano, programma sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, programma”.
Orbene, se dalle riferite definizioni risulta chiaro che entrambe le autorità de quibus sono sempre “amministrazioni” pubbliche, in nessuna definizione del Testo Unico ambientale si trova affermato in maniera esplicita che debba necessariamente trattarsi di amministrazioni diverse o separate (e che, pertanto, sia precluso individuare l’autorità competente in diverso organo o articolazione della stessa amministrazione procedente).
---------------
La Sezione non condivide l’approccio ermeneutico di fondo della parte odierna appellata, che desume la necessaria “separatezza” tra le due autorità dal fatto che la V.A.S. costituirebbe un momento di controllo sull’attività di pianificazione svolta dall’autorità competente, con il corollario dell’impossibilità di una identità o immedesimazione tra controllore e controllato.
Siffatta ricostruzione, invero, è smentita dall’intero impianto normativo in subiecta materia, il quale invece evidenzia –come già accennato– che le due autorità, seppur poste in rapporto dialettico in quanto chiamate a tutelare interessi diversi, operano “in collaborazione” tra di loro in vista del risultato finale della formazione di un piano o programma attento ai valori della sostenibilità e compatibilità ambientale: ciò si ricava, testualmente, dal già citato art. 11, d.lgs. nr. 152 del 2006, che secondo l’opinione preferibile costruisce la V.A.S. non già come un procedimento o subprocedimento autonomo rispetto alla procedura di pianificazione, ma come un passaggio endoprocedimentale di esso, concretantesi nell’espressione di un “parere” che riflette la verifica di sostenibilità ambientale della pianificazione medesima.
---------------
Con riferimento all’individuazione delle autorità competenti in materia di valutazioni ambientali, e con richiamo all’assetto normativo sul riparto di attribuzioni tra Stato e Regioni vigente all’epoca dell’adozione dei provvedimenti per cui è causa, vengono in rilievo:
- il comma 6 dell’art. 6 del d.lgs. nr. 152 del 2006, secondo cui l’autorità competente per la V.A.S. e la V.I.A. va individuata “secondo le disposizioni delle leggi regionali o delle province autonome”;
- il successivo comma 7 del medesimo articolo, che del pari demanda a leggi e regolamenti regionali la determinazione delle “competenze” degli altri enti locali, ivi compresi i Comuni.
Dal complesso di tali disposizioni, ad avviso della Sezione, se da un lato emerge l’intento del legislatore nazionale di lasciare alle Regioni una certa libertà di manovra quanto alla delegabilità delle competenze agli enti locali e alle modalità della loro regolamentazione, tuttavia appare evidente la volontà di assicurare che la fissazione delle “competenze” sia compiuta a priori, con atti che individuino in via generale e astratta i soggetti, uffici o organi cui viene attribuita la veste di “autorità competente”.
Ne discende che non risulta in linea con le richiamate disposizioni nazionali la scelta di individuare l’autorità competente alla V.A.S. ex post, in relazione al singolo e specifico procedimento di pianificazione, come avvenuto nel caso di specie (laddove –come già rilevato– la predetta autorità è stata individuata contestualmente alla comunicazione di avvio del procedimento stesso) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 12.01.2011 n. 133 - link a www.giustizia-amministrativa.it).
§ § § § § § § § § § § § § § § §
NOTA DI COMMENTO: la sentenza del Consiglio di Stato ha risolto, definitivamente, gli interrogativi che attanagliavano gli Enti Locali lombardi?? Si può procedere ad adottare e/o approvare il P.G.T. in tutta tranquillità??
I termini del caso di specie.
Il comune di Cermenate (CO) si è visto impugnare -tra l'altro- da parte di un cittadino:
- le deliberazioni consiliari di controdeduzioni alle osservazioni ed approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio (P.G.T.);
- la delibera di Giunta Comunale recante avvio del procedimento di valutazione ambientale strategica per la formazione del P.G.T..
Il TAR Lombardia-Milano, Sez. II, con sentenza 15.05.2010 n. 1526 ha accolto il ricorso annullando, tra l'altro, le deliberazioni sopra menzionate.
Nel merito, il TAR [annullando altresì la deliberazione G.R. 27.12.2007 n. 6420, limitatamente all'art. 3.2. dell'Allegato 1 (modello generale), relativa alla procedura per la Valutazione Ambientale di Piani e Programmi (denominata anche Valutazione Ambientale Strategica o VAS] ha statuito quanto segue:
"In tema di VAS l'autorità procedente, nella scelta dell'autorità competente, deve individuare soggetti pubblici che offrano idonee garanzie non solo di competenza tecnica e di specializzazione in materia di tutela ambientale, ma altresì garanzie di imparzialità e di indipendenza rispetto all'autorità procedente, allo scopo di assolvere la funzione di valutazione ambientale nella maniera più obiettiva possibile, senza condizionamenti -anche indiretti- da parte dell'autorità procedente: infatti, qualora l'autorità procedente individuasse l'autorità competente esclusivamente fra soggetti collocati al proprio interno, il ruolo di verifica ambientale perderebbe ogni efficacia, risolvendosi in un semplice passaggio burocratico interno, con il rischio di vanificare la finalità della disciplina sulla VAS.".
La suddetta pronuncia è stata appellata dinanzi al Consiglio di Stato il quale con sentenza 12.01.2011 n. 133 ha riformato la stessa accogliendo gli appelli della Regione Lombardia e del Comune di Cermenate.
Nello specifico, il CdS ha statuito quanto segue:
-- "La Sezione osserva che il presupposto su cui si basano le conclusioni raggiunte dal primo giudice, secondo cui l’autorità competente alla V.A.S. deve essere necessariamente individuata in una pubblica amministrazione diversa da quella avente qualità di “autorità procedente”, non trova supporto nella vigente normativa comunitaria e nazionale.
Al riguardo, giova richiamare le definizioni oggi contenute nel citato d.lgs. nr. 152 del 2006, il cui art. 5, per quanto qui interessa, definisce:
- la “autorità competente” come “la pubblica amministrazione cui compete l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità, l’elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani e programmi, e l’adozione dei provvedimenti conclusivi in materia di VIA, nel caso di progetti ovvero il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, nel caso di impianti” (lettera p);
- la “autorità procedente” come “la pubblica amministrazione che elabora il piano, programma soggetto alle disposizioni del presente decreto, ovvero nel caso in cui il soggetto che predispone il piano, programma sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, programma”.

Orbene, se dalle riferite definizioni risulta chiaro che entrambe le autorità de quibus sono sempre “amministrazioni” pubbliche, in nessuna definizione del Testo Unico ambientale si trova affermato in maniera esplicita che debba necessariamente trattarsi di amministrazioni diverse o separate (e che, pertanto, sia precluso individuare l’autorità competente in diverso organo o articolazione della stessa amministrazione procedente).";
-- "La Sezione non condivide l’approccio ermeneutico di fondo della parte odierna appellata, che desume la necessaria “separatezza” tra le due autorità dal fatto che la V.A.S. costituirebbe un momento di controllo sull’attività di pianificazione svolta dall’autorità competente, con il corollario dell’impossibilità di una identità o immedesimazione tra controllore e controllato.
Siffatta ricostruzione, invero, è smentita dall’intero impianto normativo in subiecta materia, il quale invece evidenzia –come già accennato– che le due autorità, seppur poste in rapporto dialettico in quanto chiamate a tutelare interessi diversi, operano “in collaborazione” tra di loro in vista del risultato finale della formazione di un piano o programma attento ai valori della sostenibilità e compatibilità ambientale: ciò si ricava, testualmente, dal già citato art. 11, d.lgs. nr. 152 del 2006, che secondo l’opinione preferibile costruisce la V.A.S. non già come un procedimento o subprocedimento autonomo rispetto alla procedura di pianificazione, ma come un passaggio endoprocedimentale di esso, concretantesi nell’espressione di un “parere” che riflette la verifica di sostenibilità ambientale della pianificazione medesima.";

-- "Con riferimento all’individuazione delle autorità competenti in materia di valutazioni ambientali, e con richiamo all’assetto normativo sul riparto di attribuzioni tra Stato e Regioni vigente all’epoca dell’adozione dei provvedimenti per cui è causa, vengono in rilievo:
- il comma 6 dell’art. 6 del d.lgs. nr. 152 del 2006, secondo cui l’autorità competente per la V.A.S. e la V.I.A. va individuata “secondo le disposizioni delle leggi regionali o delle province autonome”;
- il successivo comma 7 del medesimo articolo, che del pari demanda a leggi e regolamenti regionali la determinazione delle “competenze” degli altri enti locali, ivi compresi i Comuni.
Dal complesso di tali disposizioni, ad avviso della Sezione, se da un lato emerge l’intento del legislatore nazionale di lasciare alle Regioni una certa libertà di manovra quanto alla delegabilità delle competenze agli enti locali e alle modalità della loro regolamentazione, tuttavia appare evidente la volontà di assicurare che la fissazione delle “competenze” sia compiuta a priori, con atti che individuino in via generale e astratta i soggetti, uffici o organi cui viene attribuita la veste di “autorità competente”.
Ne discende che non risulta in linea con le richiamate disposizioni nazionali la scelta di individuare l’autorità competente alla V.A.S. ex post, in relazione al singolo e specifico procedimento di pianificazione, come avvenuto nel caso di specie (laddove –come già rilevato– la predetta autorità è stata individuata contestualmente alla comunicazione di avvio del procedimento stesso).".

Per quanto sopra esposto, si può dedurre che il Comune di Cermenate s'è visto "salvare" il proprio P.G.T. ancorché il Consiglio di Stato abbia rilevato che "non risulta in linea con le richiamate disposizioni nazionali la scelta di individuare l’autorità competente alla V.A.S. ex post, in relazione al singolo e specifico procedimento di pianificazione, come avvenuto nel caso di specie (laddove –come già rilevato– la predetta autorità è stata individuata contestualmente alla comunicazione di avvio del procedimento stesso).
Il tema, per vero, è incidentalmente evocato negli scritti difensivi della parte odierna appellata, ancorché attraverso la formula non del tutto perspicua della “abrogazione” implicita delle disposizioni regionali in subiecta materia che si sarebbe realizzata con l’entrata in vigore del d.lgs. nr. 152 del 2006; tuttavia, la già più volte rilevata carenza di ogni interesse a sollevare censure sul punto esonera da ogni approfondimento in proposito
.".
I termini della questione non dibattuti in sede giurisdizionale.
Risulta verosimile che la stragrande maggioranza dei comuni lombardi (in disparte quelli di grandi dimensioni laddove sono presenti i dirigenti) abbiano operato uniformemente nell'individuazione delle due figure in ambito di VAS del PGT ovverosia:
- l'autorità procedente è stata individuata nel Sindaco;
- l'autorità competente per la VAS è stata individuata nel responsabile dell'Ufficio Tecnico.
Al riguardo, giova qui ricordare cosa dispone in merito la normativa regionale la quale, da ultimo, risulta essere la deliberazione G.R. 10.11.2010 n. 761 (pressoché confermativa della precedente normativa, per quanto qui interessa) laddove nell'ALLEGATO 1 è stabilito quanto segue:
"
3.1-ter Autorità procedente
È la pubblica amministrazione che elabora il P/P ovvero, nel caso in cui il soggetto che predispone il P/P sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano/programma.
E’ la pubblica amministrazione cui compete l'elaborazione della dichiarazione di sintesi.
Tale autorità è individuata all’interno dell’ente tra coloro che hanno responsabilità nel procedimento di P/P.
3.2 Autorità competente per la VAS

È la pubblica amministrazione cui compete l'adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità e l'elaborazione del parere motivato.
L’autorità competente per la VAS è individuata all’interno dell’ente con atto formale dalla pubblica amministrazione che procede alla formazione del P/P, nel rispetto dei principi generali stabiliti dai d.lgs. 16.01.2008, n. 4 e 18.08.2000, n. 267.
Essa deve possedere i seguenti requisiti:
a) separazione rispetto all’autorità procedente;
b) adeguato grado di autonomia nel rispetto dei principi generali stabiliti dal d.lgs. 18.08.2000, n. 267, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 29, comma 4, legge n. 448/2001;
c) competenze in materia di tutela, protezione e valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile.".

Ebbene, in merito alla individuazione delle due figure come sopra indicate, la Regione Lombardia -con nota 01.07.2010 n. 15812 di prot. in risposta ad un quesito comunale relativamente alla sentenza del TAR Milano de qua- ha inequivocabilmente rilevato che:
"
1. dall'analisi della documentazione pubblicata sul sito web del Comune e nella scheda del sito regionale SIVAS (www.cartografia.regione.lombardia.it/sivas), si riscontrano alcune irregolarità nell'individuazione delle Autorità in quanto l'individuazione del Sindaco quale autorità procedente non è in ogni caso corretta, essendo data tale possibilità solo ai Comuni con meno di 5.000 abitanti (come previsto dal comma 23 dell'art. 53 della legge 23.12.2000, n. 388 modificato dal comma 4 dell'art. 29 della legge 28.12.2001, n. 448, previa assunzione delle disposizioni regolamentari ed organizzative): dovrebbe invece essere individuata all'interno dell'ente tra coloro che hanno responsabilità nel procedimento di PGT (ad es. il Responsabile Unico del Procedimento);
2. inoltre, l'Autorità competente per la VAS deve possedere i requisiti richiamati nel punto 3.2 dell'allegato 1a (ndr: della DGR 30.12.2009 n. 10971) e il dirigente del Settore Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di ..., nominato Autorità competente per la VAS, sembra avere competenze in materia di pianificazione e urbanistica piuttosto che in materia di tutela, protezione e valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile;
3. si suggerisce, pertanto, di individuare all'interno dell'Ente le due Autorità con nuova deliberazione di Giunta Comunale, ai sensi della DGR n. 10971 del 30.12.2009; tali Autorità dovranno accompagnare il loro primo pronunciamento con un'esplicita determinazione di convalida delle attività precedentemente svolte nell'ambito della procedura di VAS e potranno proseguire nella stessa. ...".
Non solo, da ultimo la Regione Lombardia ha altresì licenziato il decreto D.S. 14.12.2010 n. 13071 avente per oggetto «APPROVAZIONE DELLA CIRCOLARE "L'APPLICAZIONE DELLA VALUTAZIONE AMBIENTALE DI PIANI E PROGRAMMI - VAS NEL CONTESTO COMUNALE"» ove al punto 5. INDIVIDUAZIONE AUTORITA' PROCEDENTE/COMPETENTE PER LA VAS conferma sostanzialmente quanto già anticipato con la nota suddetta di risposta al quesito comunale.
Ciò premesso, è chiaro come il Consiglio di Stato non sia intervenuto su questa questione, poiché non sollevata in sede di ricorso giurisdizionale. Ora, nel caso di specie qualche comune ha provveduto a convalidare gli atti già assunti siccome proposto -al precedente punto 3.- da parte della Regione Lombardia ma molti altri, forse la maggioranza, nulla ad oggi hanno fatto al riguardo.
A questo punto è lecito porsi una DOMANDA: i comuni che, dopo la sentenza del CdS sopra citata, continuano imperterriti nell'iter burocratico di adozione e/o approvazione del P.G.T. senza aver correttamente (e legittimamente) individuato preliminarmente sia l'autorità procedente sia l'autorità competente per la VAS siccome disposto dalla dGR e confermato dalla nota regionale sopra menzionate possono dormire sonni tranquilli??
E' reale -o meno- il rischio che un cittadino qualsiasi, che si veda penalizzato sull'edificabilità dei propri terreni in sede di P.G.T. e -quindi- abbia un interesse reale e concreto a ricorrere, impugni lo stesso dinanzi al TAR eccependo -tra l'altro- l'illegittima individuazione delle due figure come sopra argomentato col risultato di ottenere l'annullamento dell'intero PGT per vizio procedurale??

13.01.2011 - LA SEGRETERIA PTPL

URBANISTICA: VAS - Autorità competente - Amministrazione diversa o separata dall’autorità procedente - Necessità - Esclusione - Art. 5 d.lgs. n. 152/2006 - Modifiche ex d.lgs. n. 128/2010 - Distinzione tra parere motivato a conclusione della fase di VAS e provvedimento di VIA.
L’autorità competente alla V.A.S. non deve essere necessariamente individuata in una pubblica amministrazione diversa da quella avente qualità di “autorità procedente”; se dalle definizioni di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 152/2006 risulta infatti chiaro che entrambe le autorità de quibus sono sempre “amministrazioni” pubbliche, in nessuna definizione del Testo Unico ambientale si trova affermato in maniera esplicita che debba necessariamente trattarsi di amministrazioni diverse o separate (e che, pertanto, sia precluso individuare l’autorità competente in diverso organo o articolazione della stessa amministrazione procedente).
Tale conclusione appare confortata dalle modifiche apportate al d.lgs. nr. 152 del 2006 dal recentissimo decreto legislativo 29.06.2010, nr. 128, laddove già a livello definitorio si distingue tra il “parere motivato” che conclude la fase di V.A.S. (art. 5, comma 1, lettera m-ter) e il “provvedimento” di V.I.A. (art. 5, comma 1, lettera p): a conferma che solo nel secondo caso, e non nel primo, si è in presenza di una sequenza procedimentale logicamente e ontologicamente autonoma.
VAS - Art. 11 d.lgs. n. 152/2006 - VAS - Natura - Passaggio endoprocedimentale della procedura di pianificazione.
L’art. 11, d.lgs. nr. 152 del 2006 costruisce la V.A.S. non già come un procedimento o subprocedimento autonomo rispetto alla procedura di pianificazione, ma come un passaggio endoprocedimentale di esso, concretantesi nell’espressione di un “parere” che riflette la verifica di sostenibilità ambientale della pianificazione medesima (Consiglio di Stato,  Sez. IV, sentenza 12.01.2011 n. 133 - link a www.ambientediritto.it).

2010

URBANISTICA: Valutazione ambientale strategica - Scelta dell'autorità competente - Principio di separazione dell'autorità competente rispetto a quella procedente - Necessità - Ratio.
Nell'ambito del procedimento amministrativo di VAS devono risultare separate l'autorità che approva il piano -autorità procedente- e quella che esprime invece la valutazione ambientale strategica sul medesimo -autorità competente- (cfr. TAR Milano, sent. n. 1526/2010) (nel caso di specie il TAR ha sospeso il giudizio, in attesa del deposito della sentenza del Consiglio di Stato sull'appello proposto avvero la sentenza 1526/2010) (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 10.12.2010 n. 7512 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Circolare Valutazione Ambientale Strategica - VAS nel contesto comunale.
In data 10.11.2010 la Giunta regionale con atto n. 9/761, ha approvato la “Determinazione della procedura di Valutazione ambientale di piani e programmi – VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.c.r. n. 351/2007) – Recepimento delle disposizioni di cui al d.lgs. 29.06.2010, n. 128, con modifica ed integrazione delle dd.g.r. 27.12.2008, n. 8/6420 e 30.12.2009, n. 8/10971“, pubblicata sul BURL n. 47, 2° SS del 25.11.2010.
Al fine di assicurare il necessario supporto operativo ai Comuni impegnati nella predisposizione dei PGT è stata predisposta ed approvata con decreto D.S. 14.12.2010 n. 13071 la circolare “L’applicazione della Valutazione ambientale di piani e programmi – VAS nel contesto comunale, che fornisce risposte concrete ai quesiti formulati agli uffici comunali.
Sul sito web regionale alla sezione VAS e sul sito sivas alla sezione normativa regionale, oltre alla circolare sopra citata è altresì disponibile il testo coordinato della deliberazione sulla Valutazione ambientale – VAS, comprendente tutti gli allegati e modelli approvati (comunicato 10.12.2010 - link a www.regione.lombardia.it).

URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 47 del 25.11.2010, "Determinazione della procedura di Valutazione ambientale di piani e programmi – VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.c.r. n. 351/2007) – Recepimento delle disposizioni di cui al d.lgs. 29.06.2010, n. 128, con modifica ed integrazione delle dd.g.r. 27.12.2008, n. 6420 e 30.12.2009, n. 10971" (deliberazione G.R. 10.11.2010 n. 761).
---------------
N.B.: per caso, la Regione Lombardia rivisita la disciplina della VAS prima che si pronunzi il Consiglio di Stato, il prossimo 07.12.2010, in merito alla sentenza TAR Lombardia-Milano che ha bocciato il PGT del Comune di Cermenate??

URBANISTICA: VIA e VAS - Procedura di VAS - Valutazione ambientale di piani e programmi - Varianti a singoli progetti - VIA.
Ai sensi dell’art. 5, comma 1, del citato decreto n. 152/2006, la procedura di V.A.S. è espressamente riservata alla valutazione ambientale di piani e programmi, restando conseguentemente escluse le varianti riguardanti la realizzazione di singoli progetti, per i quali il legislatore ha predisposto il diverso strumento del procedimento di V.I.A. (v. da ultimo, Cons. Stato, Sez. IV, 04.12.2009, n. 7651) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 19.11.2010 n. 8113 - link a www.ambientediritto.it).

URBANISTICA: P. Brambilla, V.A.S. E COMPETENZE - Il Consiglio di Stato non sospende la scure del Tar Milano abbattutasi sulla V.A.S. della Regione Lombardia (link a www.greenlex.it).

URBANISTICA: Chiarimenti ai Comuni sull'applicazione della VAS a seguito della sentenza del TAR Lombardia (Regione Lombardia, nota 28.07.2010 - link a www.territorio.regione.lombardia.it).

URBANISTICA: M. Luraghi e V. Latorraca, La V.A.S. secondo il TAR Milano (link a www.lavatellilatorraca.it).

URBANISTICAAncora sulla V.A.S. del P.G.T..
Ulteriori chiarimenti della Regione Lombardia sulla corretta individuazione dei soggetti quale Autorità procedente ed Autorità competente per la VAS.

La Regione Lombardia, in risposta ad un quesito del Sindaco di un comune con più di 5.000 abitanti, ha evidenziato alcune osservazioni -di interesse per tutti i Comuni lombardi- che si riportano di seguito:
"... In merito a quanto riportato nella Sua lettera si osserva quanto segue:
1. dall'analisi della documentazione pubblicata sul sito web del Comune e nella scheda del sito regionale SIVAS (www.cartografia.regione.lombardia.it/sivas), si riscontrano alcune irregolarità nell'individuazione delle Autorità in quanto l'individuazione del Sindaco quale autorità procedente non è in ogni caso corretta, essendo data tale possibilità solo ai Comuni con meno di 5.000 abitanti (come previsto dal comma 23 dell'art. 53 della legge 23.12.2000, n. 388 modificato dal comma 4 dell'art. 29 della legge 28.12.2001, n. 448, previa assunzione delle disposizioni regolamentari ed organizzative): dovrebbe invece essere individuata all'interno dell'ente tra coloro che hanno responsabilità nel procedimento di PGT (ad es. il Responsabile Unico del Procedimento);
2. inoltre, l'Autorità competente per la VAS deve possedere i requisiti richiamati nel punto 3.2 dell'allegato 1a
(ndr: della DGR 30.12.2009 n. 10971) e il dirigente del Settore Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di ..., nominato Autorità competente per la VAS, sembra avere competenze in materia di pianificazione  e urbanistica piuttosto che in materia di tutela, protezione e valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile;
3. si suggerisce, pertanto, di individuare all'interno dell'Ente le due Autorità con nuova deliberazione di Giunta Comunale, ai sensi della DGR n. 10971 del 30.12.2009; tali Autorità dovranno accompagnare il loro primo pronunciamento con un'esplicita determinazione di convalida delle attività precedentemente svolte nell'ambito della procedura di VAS e potranno proseguire nella stessa. ..." (Regione Lombardia, Direzione Generale Territorio e Urbanistica, Programmazione e Pianificazione Territoriale, Strumenti per il Governo del Territorio, nota 01.07.2010 n. 15812 di prot.).

URBANISTICA: Vas - Scopo - Scelte strategiche dello strumento urbanistico - Valutazione della sostenibilità ambientale.
Scopo della VAS è quello di valutare la sostenibilità ambientale delle scelte strategiche implicite nello strumento urbanistico, tenuto conto, in particolare, del consumo di territorio che esse comportano (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 29.06.2010 n. 2668 - link a ww
w.ambientediritto.it).

URBANISTICA: Ambiente, il controllore va separato dal controllato. Tar Lombardia, principi in materia di valutazione strategica.
Il controllore non può essere allo stesso tempo anche il controllato. Si tratta di un principio di elementare civiltà giuridica che il Tar Lombardia ha desunto da una corretta interpretazione del dlgs 4/2008, che ha innovato le procedure Vas (Valutazione ambientale strategica) nel territorio nazionale, e che ha ora sancito nella sentenza della seconda sezione n. 1526/2010 depositata lo scorso 18.05.2010.

Con questa sentenza – presidente M. Arosio, estensore G. Zucchini – la prima emessa in Italia in tema di Vas – il Tar della Lombardia assume una chiara posizione nei confronti della problematica della definizione dell'autorità competente nei procedimenti di valutazione ambientale strategica Vas relativi allo sviluppo urbanistico ed edilizio sul territorio.
Per effetto di questa anomalia riscontrata, il Tar ha annullato il Pgt del Comune di Cermenate (dove addirittura il tecnico comunale era anche co-firmatario del Pgt), ma i principi enunciati da questa sentenza –ricordiamo la prima in Italia in materia- valgono in tutto il territorio della Regione Lombardia ed anche italiano. A rischio di annullamento, quindi, si trovano ora tutti i Piano di governo del territorio o i Programmi integrati di intervento approvati senza rispettare la regola della terzietà dell'autorità competente Vas o anche in fase di approvazione, tra cui Milano, Como e moltissimi altri comuni.
Come noto nei procedimenti Vas –che per legge debbono precedere le scelte pianificatorie dei Pii e dei Pgt– l'autorità competente esercita una funzione di controllo sulle proposte pianificatorie, che l'autorità procedente intende portare ad approvazione.
Nel caso in esame, dove addirittura il tecnico comunale aveva insieme firmato il Pgt, firmato il parere relativo alla delibera approvativa del Pgt e aveva assunto il ruolo di autorità competente per la Vas, il Pgt di Cermenate è stato completamente annullato perché preceduto da un procedimento Vas illegittimo.
Così i giudici amministrativi lombardi di primo grado, nel rispetto della regola generale dell'imparzialità amministrativa ex art. 97 della Costituzione, hanno stabilito che autorità competente ed autorità procedente non possono appartenere alla medesima amministrazione comunale, ma debbono appartenere a due diverse e distinte amministrazioni pubbliche.
«Questa sentenza è una pietra miliare nella definizione del corretto procedimento Vas» commenta a ItaliaOggi l'avv. Umberto Sgrella, difensore della parte ricorrente e vincitrice in primo grado. «Le amministrazioni comunali dovranno rivolgersi ad altri enti pubblici esperti in materia ambientale per il ruolo di autorità competente, ponendo fine alla prassi illegittima della c.d. Vas fatte in casa che spesso si risolvevano solo in un mero passaggio burocratico interno, laddove i funzionari preposti si trovavano in una situazione difficile per l'esercizio delle loro potestà, in quanto dipendenti della stessa amministrazione che desiderava far approvare lo strumento urbanistico sottoposto a Vas» (articolo ItaliaOggi del 24.06.2010, pag. 43).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 22 del 31.05.2010, "Direzione Centrale Affari Istituzionali e Legislativo – Nomine e designazioni di competenza della Giunta regionale: Commissioni Regionali per il Paesaggio (rif. art. 78 della l.r. 11.03.2005, n. 12 «Legge per il governo del territorio»)" (comunicato regionale 26.05.2010 n. 69 - link a www.infopoint.it).

URBANISTICA: Valutazione ambientale strategica - Scelta dell'autorità competente - Principio di separazione dell'autorità competente rispetto a quella procedente - Necessità - Ratio.
In tema di VAS l'autorità procedente, nella scelta dell'autorità competente, deve individuare soggetti pubblici che offrano idonee garanzie non solo di competenza tecnica e di specializzazione in materia di tutela ambientale, ma altresì garanzie di imparzialità e di indipendenza rispetto all'autorità procedente, allo scopo di assolvere la funzione di valutazione ambientale nella maniera più obiettiva possibile, senza condizionamenti -anche indiretti- da parte dell'autorità procedente: infatti, qualora l'autorità procedente individuasse l'autorità competente esclusivamente fra soggetti collocati al proprio interno, il ruolo di verifica ambientale perderebbe ogni efficacia, risolvendosi in un semplice passaggio burocratico interno, con il rischio di vanificare la finalità della disciplina sulla VAS (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 17.05.2010 n. 1526 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Il TAR Lombardia-Milano ha annullato la D.G.R. 27.12.2007 n. 6420, limitatamente all'art. 3.2. dell'Allegato 1 (modello generale), relativa alla procedura per la Valutazione Ambientale di Piani e Programmi (denominata anche Valutazione Ambientale Strategica o VAS).
L
’individuazione dell’autorità competente per la VAS nell’ambito della stessa Amministrazione comunale tenuta all’approvazione del PGT è illegittima in quanto una struttura competente per la VAS completamente interna al Comune non offre sufficienti garanzie di imparzialità e terzietà nella valutazione ambientale, determinando una illegittima commistione fra funzioni di amministrazione attiva (approvazione PGT) e di controllo (valutazione ambientale), con la conseguenza di vanificare le finalità –previste dalla normativa comunitaria e da quella nazionale di attuazione– proprie della valutazione ambientale strategica.
Nel caso di specie il Comune di ..., in attuazione dell’art. 3.2 dell’allegato 1 alla delibera di Giunta del 27.12.2007, ha individuato l’autorità competente all’interno dello stesso Comune, scegliendo in particolare i Responsabili del Settore Urbanistica e del Settore Lavori Pubblici. Tale composizione dell’autorità competente, al di là di ogni valutazione sulla preparazione e sulla capacità professionale dei singoli operatori comunali, non appare in ogni caso rispettosa delle norme comunitarie e statali sopra riportate, in quanto appare assolutamente inidonea a garantire la necessaria imparzialità dell’autorità competente rispetto a quella procedente. Si aggiunga, inoltre, che il Responsabile del Settore Urbanistica del Comune, membro dell’autorità competente, risulta fra coloro che hanno contribuito alla predisposizione del documento di Piano, il che vale a rafforzare il convincimento del Collegio circa l’illegittimità della composizione dell’autorità competente, a causa dell’evidente commistione fra il ruolo di controllore e quello di controllato.
Nel secondo motivo, è denunciata la violazione, sotto molteplici profili, della normativa comunitaria, statale e regionale in materia di VAS (valutazione ambientale strategica) e a tale proposito l’esponente impugna, anche se solo in parte, la delibera di Giunta Regionale 27.12.2007 n. 8/6420 relativa alla procedura per la Valutazione Ambientale di Piani e Programmi (denominata anche Valutazione Ambientale Strategica o VAS).
Il Comune di ..., ai fini dell’obbligatoria sottoposizione del proprio PGT alla procedura di VAS, ha provveduto, con delibera di Giunta n. 38/2008 (doc. 6 del ricorrente), ad avviare il procedimento di valutazione ambientale strategica, individuando contestualmente la c.d. autorità competente per la VAS, costituta dal team composto da due dipendenti comunali, vale a dire il geom. ... ed il P.I.E. ..., rispettivamente Responsabile Settore Urbanistica e Sportello Unico Attività Produttive e Responsabile del Settore Lavori Pubblici.
Secondo il ricorrente, l’individuazione dell’autorità competente per la VAS nell’ambito della stessa Amministrazione comunale tenuta all’approvazione del PGT sarebbe illegittima, in quanto una struttura competente per la VAS completamente interna al Comune non offrirebbe sufficienti garanzie di imparzialità e terzietà nella valutazione ambientale, determinando una illegittima commistione fra funzioni di amministrazione attiva (approvazione PGT) e di controllo (valutazione ambientale), con la conseguenza di vanificare le finalità –previste dalla normativa comunitaria e da quella nazionale di attuazione– proprie della valutazione ambientale strategica.
Con riguardo a tale motivo, occorre dapprima evidenziare come sussista interesse ad agire in capo al ricorrente, visto che per effetto dell’accoglimento della censura sarebbe invalidato l’intero PGT, con obbligo per l’Amministrazione comunale di nuova adozione del Piano, nel rispetto però delle disposizioni in materia di VAS, sicché si configura in capo al geom. ... un interesse strumentale ad una riedizione del potere amministrativo, che potrebbe svolgersi in senso più favorevole al ricorrente (cfr. sul punto, TAR Lombardia, Milano, sez. II, 27.01.2010, n. 188).
Preliminarmente, appaiono necessarie talune premesse relative alla valutazione ambientale strategica (VAS), alla luce della disciplina comunitaria e nazionale in materia.
La valutazione ambientale strategica è stata introdotta dalla direttiva 2001/42/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27.6.2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente. Lo scopo dichiarato della direttiva (art. 1), è quello di garantire un <<elevato livello di protezione dell’ambiente (...) all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile>>.
E’ stato peraltro notato, dalla dottrina, che l’istituto comunitario della VAS, unitamente a quello della valutazione di impatto ambientale-VIA, affonda le proprie radici in precedenti esperienze giuridiche statunitensi degli anni sessanta del secolo scorso ed anche in alcune iniziative delle Nazioni Unite per la protezione ambientale internazionale (si vedano a tale proposito i lavori della Commissione dell’ONU per l’ambiente e lo sviluppo, conclusi con il rapporto Brundtland del 1987, che enuncia per la prima volta il principio dello “Sviluppo Sostenibile”).
Tornando, ad ogni modo, alla disciplina comunitaria, si ricordi che la legge della Regione Lombardia n. 12/2005 sul governo del territorio, all’art. 4 (“Valutazione ambientale dei piani”), richiama espressamente la direttiva 2001/42/CE, rinviando a successive deliberazioni del Consiglio e della Giunta l’approvazione di indirizzi ed ulteriori adempimenti per la valutazione ambientale dei piani. In attuazione dell’art. 4 citato, il Consiglio Regionale ha approvato gli indirizzi generali per la valutazione suindicata, con deliberazione 13.03.2007 n. VIII/351, mentre con successiva delibera di Giunta 27.12.2007 n. 8/6420 è stata disciplinata la procedura per la VAS.
Lo Stato italiano ha dato compiuta attuazione alla direttiva 2001/42/CE con il decreto legislativo 16.01.2008 n. 4, quindi successivo alla regolamentazione regionale sopra richiamata.
Per effetto del citato decreto legislativo, è stata interamente riscritta la parte II del D.Lgs. 152/2006 (“Norme in materia ambientale”, c.d. Codice dell’ambiente) ed è stata dettata una specifica disciplina per la VAS agli articoli 4 e seguenti.
Tale disciplina è stata ritenuta costituzionalmente legittima ed espressione di potestà legislativa esclusiva statale, in quanto inerente alla materia della “tutela dell’ambiente”, che l’art. 117, comma 2°, lett. s), della Costituzione, riserva alla legislazione esclusiva dello Stato (cfr. Corte Costituzionale, 22.07.2009, n. 225).
L’art. 5, comma 1, lett. a), del D.Lgs. 152/2006, definisce la VAS come valutazione ambientale di piani e programmi, comprendente lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità, l’elaborazione di un rapporto ambientale e la conseguente valutazione del piano o programma.
Nell’ambito della procedura di VAS, l’art. 5 distingue l’autorità competente (lettera p) dall’autorità procedente (lett. q); quest’ultima è definita come la pubblica amministrazione che elabora il piano o programma, mentre la prima è la pubblica amministrazione a cui compete l’attività di valutazione ambientale. Ai fini dell’individuazione dell’autorità competente, il successivo art. 7, comma 6°, ha cura di specificare che, in sede regionale, l’autorità competente è la pubblica amministrazione con compiti di tutela, valorizzazione e protezione ambientale.
Le ulteriori disposizioni sulla VAS contenute nel Codice dell’ambiente confermano, con chiarezza, la necessità di separazione fra le due differenti autorità –quella procedente e quella competente– il cui rapporto nell’ambito del procedimento di valutazione ambientale strategica appare tutto sommato dialettico, a conferma dell’intendimento del legislatore di affidare il ruolo di autorità competente ad un soggetto pubblico specializzato, in giustapposizione all’autorità procedente, coincidente invece con il soggetto pubblico che approva il piano (cfr., fra gli altri, art. 11, comma 2°; art. 12, comma 4°; artt. 13, 14 e 15).
Viene poi confermata l’assoluta obbligatorietà della VAS, tanto è vero che i provvedimenti amministrativi di approvazione di piani e programmi adottati senza la VAS, dove prescritta, <<sono annullabili per violazione di legge>> (art. 11, comma 5°).
Dall’esame della disciplina legislativa suindicata –di recepimento della direttiva 2001/42/CE– si giunge alla conclusione, secondo lo scrivente Tribunale, per cui, nella scelta dell’autorità competente, l’autorità procedente deve individuare soggetti pubblici che offrano idonee garanzie non solo di competenza tecnica e di specializzazione in materia di tutela ambientale, ma anche di imparzialità e di indipendenza rispetto all’autorità procedente, allo scopo di assolvere la funzione di valutazione ambientale nella maniera più obiettiva possibile, senza condizionamenti –anche indiretti– da parte dell’autorità procedente.
Qualora quest’ultima, infatti, individuasse l’autorità competente esclusivamente fra soggetti collocati al proprio interno, legati magari da vincoli di subordinazione gerarchica rispetto agli organi politici o amministrativi di governo dell’Amministrazione, il ruolo di verifica ambientale finirebbe per perdere ogni efficacia, risolvendosi in un semplice passaggio burocratico interno, con il rischio tutt’altro che remoto di vanificare la finalità della disciplina sulla VAS e di conseguenza di pregiudicare la corretta applicazione delle norme comunitarie, frustrando così gli scopi perseguiti dalla Comunità Europea con la direttiva 2001/42/CE, come quello di salvaguardia e promozione dello “sviluppo sostenibile”, espressamente enunciato all’art. 1 della direttiva, come già sopra evidenziato (si ricordi che lo “sviluppo sostenibile” costituisce uno degli scopi dell’Unione Europea, espressamente enunciato all’art. 3, comma 3°, del Trattato dell’Unione Europea in vigore dal 01.12.2009).
A tale proposito, pare utile al Collegio rammentare l’obbligo del giudice nazionale di interpretare il diritto interno alla luce di quello comunitario (cfr., sul punto, Consiglio di Stato, sez. VI, 03.09.2009 n. 5197 e TAR Piemonte, sez. I, 05.06.2009, n. 1563), in modo da garantire il c.d. “primato” di quest’ultimo sugli ordinamenti difformi degli Stati membri (sul “primato” del diritto comunitario, si veda Corte di Giustizia CE, sez. III, 19.11.2009 n. 314).
Nel caso di specie il Comune di ..., in attuazione dell’art. 3.2 dell’allegato 1 alla delibera di Giunta del 27.12.2007, ha individuato l’autorità competente all’interno dello stesso Comune, scegliendo in particolare i Responsabili del Settore Urbanistica e del Settore Lavori Pubblici.
Tale composizione dell’autorità competente, al di là di ogni valutazione sulla preparazione e sulla capacità professionale dei singoli operatori comunali, non appare in ogni caso rispettosa delle norme comunitarie e statali sopra riportate, in quanto appare assolutamente inidonea a garantire la necessaria imparzialità dell’autorità competente rispetto a quella procedente.
Si aggiunga, inoltre, che il Responsabile del Settore Urbanistica del Comune, membro dell’autorità competente, risulta fra coloro che hanno contribuito alla predisposizione del documento di Piano, il che vale a rafforzare il convincimento del Collegio circa l’illegittimità della composizione dell’autorità competente, a causa dell’evidente commistione fra il ruolo di controllore e quello di controllato.
Sono quindi illegittimi sia il provvedimento comunale di designazione dell’autorità competente sia quello regionale ivi impugnato, che prevede la composizione della suddetta autorità con soggetti scelti all’interno della differente autorità procedente.
L’illegittimità della delibera regionale del 2007 non è esclusa neppure dalla lettura della legislazione regionale in materia, vale a dire l’art. 4 della L.R. 12/2005. L’articolo si limita, infatti, sotto il profilo dell’individuazione dell’autorità competente, a rinviare a successive deliberazioni del Consiglio o della Giunta Regionale, senza però altro dire. Si aggiunga –e si perdoni l’ovvietà– che in materia di VAS la Regione è in ogni caso rigidamente subordinata alla disciplina comunitaria, sicché non appare certo possibile per l’Ente regionale introdurre deroghe alla medesima.
Peraltro, la stessa Regione Lombardia non pare essere stata sempre coerente con la propria delibera del 27.12.2007, tenuto conto che, con parere espresso dalla Struttura Valutazione Ambientale Strategica e Programmazione Negoziata con nota del 06.04.2009 n. 6818, indirizzato al Comune di Campodolcino, la citata Struttura regionale escludeva che il Sindaco potesse assumere il ruolo di autorità competente, allorché l’autorità procedente era stata individuata nell’Amministrazione comunale.
Nel parere si ricorda il principio, desumibile dal D.Lgs. 4/2008 e assolutamente condiviso dallo scrivente Collegio, della separazione dell’autorità competente rispetto a quella procedente e, con riguardo alla prima, della necessità di un suo sufficiente grado di autonomia e di competenza in materia di ambiente e sviluppo sostenibile (cfr. il parere regionale, doc. 9 del ricorrente).
Ciò premesso, il motivo n. 2 del ricorso principale appare suscettibile di accoglimento, con conseguente annullamento non solo –seppure in parte qua – della delibera regionale impugnata, ma anche della delibera di Giunta Comunale n. 38/2008 di istituzione dell’autorità competente in materia di VAS e delle deliberazioni consiliari n. 12 e n. 13 del 2009, recanti approvazione di un PGT viziato nella sua totalità per l’illegittimità della procedura di VAS, come sopra indicato
(TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 17.05.2010 n. 1526 - link a www.giustizia-amministrativa.it).
---------------
In merito alla citata sentenza, si legga la nota 25.05.2010 n. 344 di prot. dell'ANCI Lombardia.

URBANISTICA: 1. P.I.I. in variante al P.R.G. - Violazione art. 25 L.R. n. 12/2005 - Delibera regionale modalità applicative - Dichiarazione di congruenza - Applicazione ai piani in itinere - Sussiste.
2. P.I.I. in variante al P.R.G. - Omissione della valutazione ambientale strategica (V.A.S.) - L.R. n. 12/2005 - Non assoggettabile a verifica di esclusione - Sussiste.
3. P.I.I. in variante al P.R.G. - Rilevanza regionale - Art. 92 L.R. n. 12/2005 - Qualificazione delle strutture - Medie strutture - Non sussiste.

1. Posto che l'art. 25, c. 7, L.R. n. 12/2005 -secondo cui i Comuni, fino all'approvazione del P.G.T., non possono dar corso all'approvazione di P.I.I. in variante al P.R.G. salvo che abbiano carattere strategico e di riqualificazione da valutare sulla base dei criteri adottati con delibera regionale- si applica anche ai programmi adottati ma non ancora approvati al momento dell'entrata in vigore della disposizione, anche la delibera regionale, che impone l'adozione di una dichiarazione di congruenza con i criteri e le modalità di cui all'art. 25, c. 7, L.R. n. 12/2005 -laddove dispone di applicarsi sia alle proposte di P.I.I. presentate al Comune dopo la novella legislativa, sia a quelle presentate prima ma non oggetto di adozione- deve essere interpretata in conformità alla norma primaria, e deve applicarsi anche ai piani in itinere (adottati ma non ancora approvati), risultando il P.I.I. impugnato illegittimo in mancanza dell'elaborato tecnico richiesto dalla delibera regionale 06.05.2009 n. 8/9413.
2. Posto che l'art. 4 L.R. n. 12/2005 prescrive la valutazione ambientale strategica (V.A.S.) di piani e programmi urbanistici salvo quelli che in base alla delibera regionale attuativa della disposizione (Delibera C.R. 13.03.2007 n. VIII/351) siano assoggettabili a mera verifica di esclusione della V.A.S., si deve ritenere che il P.I.I. impugnato in quanto in variante allo strumento urbanistico e comportante la riqualificazione di un'ampia area industriale dismessa, il cambio di destinazione di aree agricole e la realizzazione di un polo scolastico, non rientri nel novero dei piani/programmi assoggettabili a mera verifica di esclusione della V.A.S., tali essendo solo i piani e programmi che determinano l'uso di piccole aree a livello locale o modifiche minori, e debba essere soggetto a V.A.S..
3. La circostanza che una media struttura di vendita possa integrare un centro commerciale o che due medie strutture di vendita possano integrare un parco commerciale ai sensi della delibera di giunta regionale 04.07.2007 n. 8/5054 può avere effetti ai fini della disciplina commerciale e del rilascio delle relative autorizzazioni, ma non costituisce ragione sufficiente per conferire all'intervento, rango di rilevanza regionale e radicare, di conseguenza, per l'approvazione del P.I.I., la competenza della Regione ex art. 92 L.R. n. 12/2005 (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 10.05.2010 n. 1452 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA VAS - Finalità - Effetti sull’ambiente di piani e programmi.
La valutazione ambientale strategica (VAS) è volta a garantire che gli effetti sull’ambiente di determinati piani e programmi siano considerati durante l'elaborazione e prima dell'adozione degli stessi, così da anticipare nella fase di pianificazione e programmazione quella valutazione di compatibilità ambientale che, se effettuata (come avviene per la valutazione di impatto ambientale) sulle singole realizzazioni progettuali, non consentirebbe di compiere un'effettiva valutazione comparativa, mancando in concreto la possibilità di disporre di soluzioni alternative per la localizzazione degli insediamenti e, in generale, per stabilire, nella prospettiva dello sviluppo sostenibile, le modalità di utilizzazione del territorio (TAR Umbria Perugia, 19.06.2006, n. 325) (TAR Campania-Napoli, Sez. II, sentenza 20.04.2010 n. 2043 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI - URBANISTICA: Oggetto: Procedure di competenza della Direzione Generale PBAAC in materia di VIA, VAS e progetti sovraregionali o trasfrontalieri – Disposizioni per la presentazione delle istanze e della relativa documentazione progettuale (Mi.B.A.C., circolare 19.03.2010 n. 6).

URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 5 dell'01.02.2010, "Determinazione della procedura di valutazione ambientale di piani e programmi - VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.c.r. n. 351/2007) - Recepimento delle diposizioni di cui al d.lgs. 16.01.2008, n. 4 modifica, integrazione e inclusione di nuovi modelli" (deliberazione G.R. 30.12.2009 n. 10971).
---------------
Trovate qui gli allegati alla deliberazione, non pubblicati sul BURL, nonché un quadro generale della disciplina regionale in materia.

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI - URBANISTICA: R. Greco, VIA, VAS E AIA: QUESTE SCONOSCIUTE (link a www.giustizia-amministrativa.it).

2009

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: VIA E VAS - VAS - Art. 12 d.lgs. n. 152/2006 - Provvedimento di verifica dell’assoggettamento a VAS - Termine di novanta giorni dalla trasmissione del rapporto preliminare da parte dell’autorità procedente - Obbligo di concludere il procedimento.
In materia di VAS, ai sensi dell’art. 12, comma 1, d.lgs n. 152/2006, l’autorità procedente trasmette all’autorità competente, su supporto cartaceo ed informatico, un rapporto preliminare comprendente una descrizione del piano o programma e le informazioni e i dati necessari alla verifica degli impatti significativi sull’ambiente dell’attuazione del piano o programma; quindi, ai sensi del comma 4, “l’autorità competente, sentita l’autorità procedente, tenuto conto dei contributi pervenuti, entro novanta giorni dalla trasmissione di cui al comma 1, emette il provvedimento di verifica assoggettando o escludendo il piano o il programma dalla valutazione di cui agli articoli da 13 a 18 e, se del caso, definendo le necessarie prescrizioni”.
Ne deriva l’obbligo, per l’amministrazione regionale, di concludere il provvedimento nel termine di novanta giorni indicato (TAR Campania-Salerno, Sez. I, sentenza 26.11.2009 n. 6951 - link a
www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: S. Occhi, Delega ambientale e VAS: una riflessione sull’istruttoria tecnica delineata dagli articoli 15, 16 e 17 del D.lgs. 152/2006 e s.m.i. (link a www.simoline.com).

URBANISTICA: Ambiente in genere. VAS.
La direttiva comunitaria 42/01/CE per quanto riguarda la generalità degli atti di pianificazione territoriale non è immediatamente applicabile all’interno degli Stati membri.
Depongono in tal senso anzitutto l’art. 3 della direttiva in parola, che demanda al singolo Stato membro di apprezzare se i piani e programmi relativi a un dato settore possano o non possano avere effetto significativo sull’ambiente; nello stesso senso i successivi articoli 4 e 13, che richiedono in modo espresso che gli Stati, per conformarsi alla direttiva, emanino norme proprie, e quindi adottino atti di recepimento (TAR Lombardia-Brescia, sentenza 04.05.2009 n. 893 - link a www.lexambiente.it).

URBANISTICA: Lombardia, Corso di specializzazione sull'applicazione della L.R. n. 12/2005: 1^ lezione - parte A (valutazione ambientale dei piani) (Geometra Orobico n. 1/2009).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 8 del 26.02.2009, "Modalità per la valutazione ambientale dei Piani comprensoriali di tutela del territorio rurale e di riordino irriguo (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.c.r. n. 351/2007)" (deliberazione G.R. 11.02.2009 n. 8950 - link a www.infopoint.it).

URBANISTICA: VAS - Piani integrati di intervento in variante a PRG - Obbligo di assoggettabilità - Sussiste.
Ai sensi dell'art. 4, comma 4 della L.R. n. 12/2005 e della deliberazione del Consiglio regionale 13.03.2007, n. 351, i piani integrati di intervento in variante ai piani regolatori devono essere sottoposti a VAS (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 22.01.2009 n. 174 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

2008

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 45 del 04.11.2008, "Modifica ed integrazione della d.g.r. n. 3667/2006: «Determinazioni in merito all'espletamento delle procedure previste dalla vigente normativa in materia di valutazione dell'impatto ambientale nell'ambito dei procedimenti autorizzativi connessi all'attività estrattiva di cava»" (deliberazione G.R. 13.10.2008 n. 8210 - link a www.infopoint.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 20 del 12.05.2008, "Valutazione Ambientale di Piani e programmi - VAS - Ulteriori adempimenti di disciplina in attuazione dell'articolo 4 della legge regionale 11.03.2005 n. 12, «Legge per il governo del territorio» e degli «Indirizzi generali per la valutazione ambientale dei piani e programmi» approvati con deliberazione dal Consiglio regionale il 13.03.2007 atti n. VIII/3151 (Provvedimento n. 2)" (deliberazione G.R. 18.04.2008 n. 7110 - link a www.infopoint.it).

URBANISTICA: Procedimenti di Valutazione Ambientale Strategica. Coinvolgimento Soprintendenze di settore (Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia, nota 18.03.2008 n. 3787 di prot.).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: Codice dell'Ambiente: come cambiano le procedure di VAS e VIA (ANCE, circolare 21.02.2008 n. 6 - link a www.ediliziaprofessionale.com).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 4 del 24.01.2008, "Determinazione della procedura per la Valutazione Ambientale di Piani e programmi - VAS - (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.c.r. n. 351/2007)" (deliberazione G.R. 27.12.2007 n. 6420 - link a www.infopoint.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: "Determinazione della procedura per la valutazione ambientale di piani e programmi - VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.C.R. n. 351/2007" (deliberazione G.R. 27.12.2007 n. 6420).

URBANISTICARaccordo verifica Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e Valutazione di Incidenza (VIC) sugli atti di pianificazione (Regione Lombardia, Direzione Generale Qualità dell'Ambiente, nota 15.01.2008 n. 1383 di prot.).

2007

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 14 del 02.04.2007, "Indirizzi generali per la valutazione di piani e programmi  (articolo 4, comma 1, l.r. 11.03.2005, n. 12)" (deliberazione C.R. 13.03.2007 n. 351).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: Guida alla professione di ingegnere - La valutazione di impatto ambientale (VIA) e la valutazione ambientale strategica (VAS) - Volume VI  (febbraio 2007 - tratto da www.centrostudicni.it).

2001

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: G.U.U.E. 21.07.2001 n. L/197 "DIRETTIVA 2001/42/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27.06.2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente" (link a http://eur-lex.europa.eu).

V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale)
per approfondimenti vedi anche:
V.I.A. Regione Lombardia
2016

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICISulla Via «ex post» parola alla Corte Ue. Ambiente. Il Tar Marche ha rimesso ai giudici comunitari la decisione sulla valutazione resa per impianti già realizzati.
Il Tar Marche investe la Corte di Giustizia Ue con la questione pregiudiziale relativa alla «Via postuma». In sintesi, si tratta della possibilità di esperire il procedimento di valutazione di impatto ambientale per un impianto già realizzato, ma mai sottoposto a verifica di assoggettabilità a Via (screening). Il che ha comportato l’annullamento dell’autorizzazione.
La delicata questione scaturisce da una vicenda sorta per un impianto di biogas con potenza nominale di 999 KWe ed è stata sollevata dal TAR Marche con ordinanza 22.03.2016 n. 185. La soluzione del quesito sottoposto alla cognizione dei giudici di Strasburgo non mancherà di avere conseguenze importantissime.
Infatti, il Tar Marche chiede se sia compatibile con il diritto comunitario un procedimento di screening (ed eventualmente di Via) implementato dopo la realizzazione dell’impianto, qualora l’autorizzazione sia stata annullata dal giudice nazionale per mancata sottoposizione a verifica di assoggettabilità a Via, poiché esclusa in base a normativa interna (regionale) in contrasto con il diritto comunitario.
Le norme comunitarie prese a riferimento dal giudice amministrativo nazionale sono l’articolo 191 Tfue e l’articolo 2 della direttiva 2011/92/Ue che paiono disporre per il carattere preventivo della Via.
Tuttavia, il dubbio è sorto poiché la giurisprudenza della Corte Ue (oggetto di puntuale ricognizione da parte dell’ordinanza marchigiana), anche se non recentissima, sembrerebbe non escludere a priori la possibilità di porre rimedio al mancato esperimento dello screening.
Un dubbio ulteriormente amplificato in ragione di un’altra pronuncia comunitaria, ma di segno contrario alle precedenti che, puntualmente censita dal Tar Marche (sentenza 03.07.2008 C-215/06, Commissione contro Irlanda, punto 51) ravvisa come contrastante con il diritto Ue una norma generale che permetta la realizzazione successiva della procedura di Via, ribadendone così la natura preventiva.
In questa ondivaga situazione, il Tar marchigiano nella sua ordinanza non manca però di prendere posizione sul caso specifico e ritiene che l’annullamento sottoposto alla sua cognizione potrebbe essere assimilabile all’annullamento dell’autorizzazione per illegittimità, per la quale anche la normativa nazionale (articolo 29, comma 5, decreto legislativo n. 152/2006) prevede la possibilità di ripetere la Via annullata. Il che sarebbe coerente con la giurisprudenza europea più rigorosa.
Non solo, l’esperimento postumo della procedura di Via potrebbe non essere in contrasto con le norme Ue, alla luce della sentenza comunitaria 07.01.2004 (C-201/02 – Wells) dove al punto 69 afferma che «a tale proposito spetta al giudice nazionale accertare se il diritto interno preveda la possibilità di revocare o di sospendere un’autorizzazione già rilasciata al fine di sottoporre il detto progetto a una valutazione dell’impatto ambientale, conformemente a quanto richiesto dalla direttiva 85/337»
(articolo Il Sole 24 Ore del 03.04.2016).
---------------
MASSIMA
1 Va premesso che il Collegio ritiene che il giudizio debba essere sospeso al fine di richiedere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea una decisione in ordine alla compatibilità comunitaria dell’esperibilità della verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (art. 4, c. 2, direttiva 2011/92/UE) e, conseguentemente, alla VIA, relativamente ad un impianto già realizzato.
Nel caso in esame, ciò è avvenuto a seguito di annullamento giurisdizionale dell’autorizzazione concessa in assenza di verifica di assoggettabilità a VIA. Le autorizzazioni concesse illegittimamente in assenza di verifica di assoggettamento a valutazione di impatto ambientale sono state oggetto di diverse sentenze di annullamento di questo Tribunale (Tar Marche 559/2013, 659/2013, 61/2014, 64/2014, 707/2014, 377/2015 e 486/2015), alcune delle quali, come quella oggetto del presente ricorso, confermate in appello, e hanno riguardato il periodo di vigenza delle leggi Regione Marche 20/2011 e 3/2012, fino alle modifiche introdotte dalla successiva legge regionale 30/2012.
1.1 Riguardo la normativa nazionale e regionale applicabile, va premesso che all’epoca dell’adozione del provvedimento autorizzativo successivamente annullato (autorizzazione regionale n. 52/EFR del 25.06.2012 ), la normativa nazionale prevedeva la verifica di assoggettabilità alla VIA solo per gli impianti per la produzione di energia elettrica (e di vapore e acqua calda) con potenza termica complessiva superiore a 50 MW (v. punto 2-a dell'allegato IV alla parte seconda del d.lgs. 152/2006).
1.2 In dichiarata attuazione di quanto previsto dalla legge nazionale, la legge regione Marche 20/2011 (in vigore dal 09.11.2011) prevedeva l’esenzione della verifica di assoggettabilità a VIA per gli “Impianti termici, inclusi quelli a celle a combustibile, per la produzione di energia elettrici vapore e acqua calda alimentati a biomasse, a oli combustibili vegetali o a biodiesel, di potenza termica nominale inferiore ad 3 MW”.
1.3 Come già accennato, l’archiviazione del procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA, sulla base dell’entrata in vigore della legge appena richiamata, e quindi la mancata sottoposizione a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale ha portato all’annullamento dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione Marche, con l’impianto già in funzione, che è stato successivamente spento, con avvio della procedura di verifica di assoggettabilità di cui al combinato disposto dell'art. 23 e segg. d.lgs. 152/2006 e dell'art. 12 e segg. della L.R. 3/2012.
1.4 La legge Regione Marche 20/2011 è stata modificata dalla legge regionale 3/2012 (quest’ultima legge, che confermava l’esenzione da verifica di assoggettabilità a VIA sulla base di soglie numeriche, come già accennato è stata dichiarata incostituzionale, per tale parte, dalla sentenza 22.05.2013 n. 93 della Corte Costituzionale).
Infine quest’ultima legge è stata modificata dalla legge Regione Marche 19.10.2012 n. 30, con la quale la Regione ha provveduto ad introdurre modifiche sia all’art. 3 che all’allegato C della legge regionale 3 del 2012, recanti l’esplicita previsione della necessità di tener conto, caso per caso ed indipendentemente dalle soglie dimensionali, di tutti i criteri di selezione dei progetti indicati negli allegati della direttiva. La nuova procedura di VIA è stata effettuata secondo le previsioni di cui sopra, nonché secondo quelle della normativa nazionale.
2 Sempre con riguardo alla normativa nazionale, l’art. 15, c. 4, del DL 25.06.2014 n. 91 recava la previsione che, nei casi in cui dovessero essere sottoposti a verifica di assoggettabilità postuma, anche a seguito di annullamento dell'autorizzazione in sede giurisdizionale, impianti già autorizzati e in esercizio per i quali tale procedura era stata a suo tempo ritenuta esclusa sulla base delle soglie individuate nell'Allegato IV alla parte seconda del decreto legislativo 03.04.2006, n. 152, e nella legislazione regionale di attuazione la procedura di verifica di assoggettabilità fosse svolta a norma dell'articolo 6, comma 7, lettera c), del predetto decreto legislativo, ferma restando la prosecuzione dell'attività fino all'adozione dell'atto definitivo da parte dell'autorità competente e, comunque non oltre il termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. La norma non è stata convertita in legge, per cui non ha trovato applicazione.
2.1 Per completezza, sempre con riguardo alla normativa nazionale, con la modifica all'art. 6, comma 7-c, del d.lgs. 152/2006 introdotta dall'art. 15, comma 1-c, del già citato DL 24.06.2014 n. 91 è stata prevista l'introduzione di nuove soglie mediante decreto ministeriale, con la precisazione che nel frattempo la valutazione circa la verifica di assoggettamento doveva essere effettuata caso per caso sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V alla parte seconda del d.lgs. 152/2006.
Come è noto, in precedenza la Commissione Europea aveva avviato la procedura d’infrazione di infrazione 2009/2086 per non conformità delle norme nazionali (Parte Seconda del D.Lgs. 152/2006) con la direttiva VIA 2011/92/UE relativamente, tra l’altro, alla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA. Con il decreto ministeriale n. 52 del 30.03.2015 sono state emanate le “Linee guida nazionali destinate a ridefinire i criteri e le soglie per determinare l’assoggettamento alla procedura di verifica dei progetti dell’Allegato IV del D.Lgs. 152/2006”, portando all’archiviazione della procedura in data 19.11.1015. Il decreto però non è applicabile ratione temporis al giudizio in esame per cui la sua conformità alla direttiva non è oggetto del presente giudizio.
3 Ne consegue, ad avviso del Collegio, che
nell’ordinamento interno italiano non è attualmente presente alcuna norma che disciplini la valutazione di impatto ambientale cosiddetta postuma, ad impianto realizzato. Per gli impianti già autorizzati, l’art. 29, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006 stabilisce semplicemente che i provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale sono annullabili per violazione di legge, come avvenuto nel caso in esame.
In caso di realizzazione degli impianti senza la previa sottoposizione alle fasi di verifica di assoggettabilità o di valutazione, il medesimo art. 29 del d.lgs. n. 152/2006 dispone, al comma 4, che l’autorità competente, valutata l'entità del pregiudizio ambientale arrecato e quello conseguente alla applicazione della sanzione, dispone la sospensione dei lavori e può disporre la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile, o, in caso di inottemperanza, d'ufficio.

Il successivo comma 5 prevede che “in caso di annullamento in sede giurisdizionale o di autotutela di autorizzazioni o concessioni rilasciate previa valutazione di impatto ambientale o di annullamento del giudizio di compatibilità ambientale, i poteri di cui al comma 4 sono esercitati previa nuova valutazione di impatto ambientale”.
3.1 Con riguardo alla posizione del giudice interno, recenti pronunce hanno affermato la compatibilità comunitaria, della VIA successiva alla realizzazione dell’impianto. Essa non sarebbe in contrasto con le indicazioni provenienti dalla giurisprudenza comunitaria, la quale si preoccupa di chiarire quali conseguenze derivino dalla mancata previa effettuazione della VIA o della verifica di assoggettabilità alla VIA.
Si è argomentato che l’omissione comporta, in generale, la sospensione o l'annullamento dell'autorizzazione, salvo casi eccezionali in cui risulti preferibile per l'interesse pubblico che gli effetti del provvedimento siano conservati, ma il vero vincolo per le autorità e i giudici nazionali è che le conseguenze della violazione del diritto comunitario siano cancellate (Corte Giust. 28.2.2012 C-41/11, Inter-Environnement Wallonie, punto 63). La sospensione o l'annullamento sono quindi soluzioni giuridiche strumentali, il cui scopo è consentire l'applicazione del diritto comunitario, anche attraverso l'effettuazione della valutazione non eseguita in precedenza, o in alternativa attraverso il risarcimento chiesto dai soggetti che abbiano subito pregiudizi a causa dell'omissione (Corte Giust. 14.03.2013 C-420/11, Leth, punto 37; Corte Giust. 07.01.2004 C-201/02, Wells, punto 65).
Si è quindi ritenuta, sulla base delle predette argomentazioni, la possibilità di effettuare in un secondo momento l'esame necessario per escludere la verifica di assoggettabilità alla VIA (Tar Brescia 04.06.2015 n. 795: in questo caso la verifica di assoggettabilità è stata successiva ma ha avuto esito negativo,per cui l’impianto non è stato sottoposto a VIA). Al contrario, il giudice di appello, in casi analoghi al presente, sembra avere escluso possibilità di una VIA postuma, seppure con riferimento alla possibilità di mantenere in esercizio gli impianti (in particolare, in sede cautelare Cons. Stato Sez. IV 19.02.2014 n. 798, che, in un caso simile a quello in esame, ordinava l’astensione “da qualsiasi attività comportante l’ulteriore prosieguo della realizzazione e/o dell’esercizio dell’impianto per cui è causa (fermo e impregiudicato, come è ovvio, l’iter procedimentale della VIA. nel frattempo chiesta dalla società odierna appellante, che non è però sufficiente a legittimare ad oggi l’operatività dell’impianto, in considerazione della nota e consolidata giurisprudenza –anche europea– che non ammette una VIA ex post)”.
Anche nella sentenza Cons. Stato, sez. III, 05.03.2013, n. 1324 si è affermato il necessario carattere preventivo della VIA, in una decisione che però non riguardava un caso di VIA cosiddetta postuma, ma l’annullamento di un’autorizzazione per l’omesso svolgimento della procedura di VIA.
4
Il problema riguarda quindi l’esperibilità della Valutazione di Impatto Ambientale ad impianto già realizzato nel caso di annullamento dell’autorizzazione per mancata sottoposizione a verifica di assoggettabilità a VIA.
4.1 L’art. 191 TFUE definisce i principi della politica dell’Unione Europea in materia ambientale e in particolare, al punto 2, afferma che “La politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione". Essa è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio "chi inquina paga".
L’art. 2 della direttiva 2011/92/UE (e, in precedenza, l’art. 2 della direttiva 85/337/CEE) stabilisce che gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell’autorizzazione, per i progetti per i quali si prevede un significativo impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, sia prevista un’autorizzazione e una valutazione del loro impatto.
4.2 Pur in presenza di una chiara enunciazione del carattere preventivo della VIA, la giurisprudenza della Corte di Giustizia citata in precedenza sembra non escludere del tutto la possibilità di rimediare al mancato esperimento dalla procedura. E’ però ben noto come, in un’altra sentenza, la Corte di Giustizia si sia espressa per la contrarietà al diritto comunitario di una norma generale che permettesse la realizzazione della VIA a posteriori (Corte giust. 03.07.2008, causa C-215/06 Commissione contro Irlanda), ribadendo la natura preventiva della procedura di VIA (in particolare punto 51).
5 Con riguardo alla posizione del Collegio sul tema, si tratta di valutare se nel caso in esame ci si trovi di fronte a circostanze eccezionali che permettano l’esperimento a posteriori della procedura di VIA, (in presenza, si ripete, di autorizzazioni annullate a causa della mancata sottoposizione a a verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale in ragione di norme contrarie al diritto comunitario).
La posizione del Tribunale è che tale possibilità non appare in contrasto con il diritto comunitario, dovendo essere valutato in particolare quanto contenuto nella sentenza 07.01.2004 C-201/02, Wells. Ne consegue che, dopo l'annullamento dell’autorizzazione, deve essere consentita l’applicazione del diritto comunitario, anche attraverso l'effettuazione della valutazione non eseguita in precedenza. Va altresì valutato che la fattispecie all’esame del Tribunale è assimilabile all’annullamento dell’autorizzazione per illegittimità, per la quale anche la normativa interna (art. 29, c. 5, d.lgs 152/2006) prevede la possibilità di ripetere la VIA annullata.
Ciò appare coerente con quanto stabilito dalla già citata sentenza Corte giust., 03.07.2008, causa C-215/06 Wells, che nella parte finale (69) afferma “A tale proposito spetta al giudice nazionale accertare se il diritto interno preveda la possibilità di revocare o di sospendere un'autorizzazione già rilasciata al fine di sottoporre il detto progetto ad una valutazione dell'impatto ambientale, conformemente a quanto richiesto dalla direttiva 85/337”.
5.1 Anche la stessa, già citata, sentenza Corte giust., 03.07.2008, causa C-215/06, che afferma come tale possibilità dovrebbe essere subordinata alla condizione che essa non offra agli interessati l’occasione di aggirare le norme comunitarie o di disapplicarle, e che rimanga eccezionale, nella parte in cui richiama la già citata sentenza Wells, afferma che la valutazione dell’impatto ambientale può essere effettuata, ad esempio revocando o sospendendo un’autorizzazione già rilasciata al fine di effettuare una tale valutazione, nel rispetto dei limiti dell’autonomia procedurale degli Stati membri (59).
Tale posizione sembra assimilabile al caso in esame, dove le autorizzazioni contrarie al diritto comunitario sono state annullate dal giudice nazionale, portando alla riedizione dell’intero procedura, partendo dalla verifica di assoggettabilità alla VIA, l’esperimento di quest’ultima e, infine, eventuale adozione della successiva autorizzazione (che deve essere ancora rilasciata).
6 Alla luce di quanto sopra esposto, il Collegio ritiene necessaria la rimessione alla Corte di Giustizia UE della questione interpretativa alla base dell’odierno ricorso: “
Se, in riferimento alle previsioni di cui all’art. 191 del TFUE e all’art. 2 della direttiva 2011/92/UE, sia compatibile con il diritto comunitario l’esperimento di un procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (ed eventualmente a VIA) successivamente alla realizzazione dell’opera, qualora l’autorizzazione sia stata annullata dal giudice nazionale per mancata sottoposizione a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, in quanto tale verifica era stata esclusa in base a normativa interna in contrasto con il diritto comunitario”.
6.1 Considerato che il primo del ricorso introduttivo all’esame del Tribunale deduce appunto l’impossibilità di esperire la cosiddetta VIA postuma, per violazione della normativa comunitaria appena citata, in tutta evidenza la soluzione della questione interpretativa proposta è necessaria per la soluzione della controversia, ai sensi del capo I, par. 14, della nota informativa (2011/C 160/01), pubblicata nella G.U.C.E. C 160/1 del 28.05.2011.
6.2 La giurisprudenza nazionale citata nella presente ordinanza è reperibile al seguente indirizzo web.
6.3 Tutto ciò premesso, il Collegio, vista la “Nota informativa riguardante le domande di pronuncia pregiudiziale da parte dei giudici nazionali ora vigente” (2011/C 160/01), pubblicata nella G.U.C.E. C 160/1 del 28.05.2011, propone alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il seguente quesito pregiudiziale.
6.4 “
Se, in riferimento alle previsioni di cui all’art. 191 del TFUE e all’art. 2 della direttiva 2011/92/UE, sia compatibile con il diritto comunitario l’esperimento di un procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (ed eventualmente a VIA) successivamente alla realizzazione dell’impianto, qualora l’autorizzazione sia stata annullata dal giudice nazionale per mancata sottoposizione a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, in quanto tale verifica era stata esclusa in base a normativa interna in contrasto con il diritto comunitario”.
6.5 Alla luce di quanto suesposto, quindi, il Collegio sospende il giudizio e rimette la predetta questione interpretativa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
6.6 Ai sensi dell’art. 80 del d.lgs. n. 104/2010, spetterà, perciò, alla parte più diligente proseguire il presente giudizio presentando apposita istanza di fissazione entro novanta giorni dalla comunicazione della decisione della Corte di Giustizia.

2014

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Alla stregua dei principi comunitari e nazionali, oltre che delle sue stesse peculiari finalità, la valutazione di impatto ambientale non si sostanzia in una mera verifica di natura tecnica circa la astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma implica una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all'utilità socio-economica, tenuto conto anche delle alternative possibili e dei riflessi sulla stessa c.d. opzione-zero.
In particolare, è stato evidenziato che "la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilità), sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende allora fisiologico ed obbediente alla ratio su evidenziata che si pervenga ad una soluzione negativa ove l'intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell'interesse diverso sotteso all'iniziativa; da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio dello sviluppo sostenibile e alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste”.
La valutazione di impatto ambientale non è perciò un mero atto (tecnico) di gestione ovvero di amministrazione in senso stretto, rientrante come tale nelle attribuzioni proprie dei dirigenti, trattandosi piuttosto di un provvedimento con cui viene esercitata una vera e propria funzione di indirizzo politico-amministrativo con particolare riferimento al corretto uso del territorio (in senso ampio), attraverso la cura ed il bilanciamento della molteplicità dei (contrapposti) interessi, pubblici (urbanistici, naturalistici, paesistici, nonché di sviluppo economico-sociale) e privati.
---------------
La funzione stessa della valutazione di impatto ambientale “è preordinata alla salvaguardia dell'habitat nel quale l'uomo vive, che assurge a valore primario ed assoluto, in quanto espressivo della personalità umana, attribuendo ad ogni singolo un autentico diritto fondamentale, di derivazione comunitaria (direttiva 27.07.1985 n. 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati); diritto che obbliga l'amministrazione a giustificare, quantomeno ex post ed a richiesta dell'interessato, le ragioni del rifiuto di sottoporre un progetto a V.I.A. all'esito di verifica preliminare.
A tali fini, l'ambiente rileva non solo come paesaggio, ma anche come assetto del territorio, comprensivo di ogni suo profilo, e finanche degli aspetti scientifico-naturalistici (come quelli relativi alla protezione di una particolare flora e fauna), pur non afferenti specificamente ai profili estetici della zona”, sottolineandosi che la stessa Corte Costituzionale, ha affermato che "lo stesso aspetto del territorio, per i contenuti ambientali e culturali che contiene, è di per sé un valore costituzionale", da intendersi come valore "primario".
---------------
E’ stato anche sottolineato che proprio per le finalità cui è preordinata la valutazione di impatto ambientale, la disciplina relativa normativa ha prefigurato un modello di istruttoria aperto ai contributi partecipativi dei soggetti portatori di interessi pubblici e privati coinvolti nell'opera, con la conseguenza che l'impegno motivazionale dell'autorità deliberante è tanto più pregnante quanto più l'istruttoria abbia fatto emergere, mediante apporti partecipativi di soggetti, pubblici e privati, anche esponenziali di interessi collettivi, ricadute potenzialmente negative sul contesto ambientale ed insediativo interessato dall'iniziativa, fermo restando che l’amministrazione, nel rendere il giudizio di valutazione ambientale, esercita un'amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all'apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti, con conseguenti limiti al sindacato giurisdizionale sulla determinazione finale emessa.
---------------
Sono state inoltre delineate le differenze tra valutazione di impatto ambientale e autorizzazione integrata ambientale, evidenziando che mentre la prima si sostanzia in una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto dal progetto rispetto all'utilità socio-economica dallo stesso ritraibile, tenuto conto anche delle alternativi possibili e dei riflessi sulla c.d. opzione zero, investendo propriamente gli aspetti localizzativi e strutturali di un impianto (e più in generale dell'opera da realizzare), la seconda -introdotta nel nostro ordinamento in attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento- è atto che sostituisce, con un unico titolo abilitativo, tutti i numerosi titoli che erano invece precedentemente necessari per far funzionare un impianto industriale inquinante, assicurando così efficacia, efficienza, speditezza ed economicità all'azione amministrativa nel giusto contemperamento degli interessi pubblici e privati in gioco, e incide quindi sugli aspetti gestionali dell'impianto.

La giurisprudenza ha ripetutamente affermato (Cons. St., sez. V, 31.05.2012, n. 3254; 22.06.2009, n. 4206; sez. IV, 22.01.2013, n. 361; 05.07.2010, n. 4246; VI, 17.05.2006, n. 2851) che, alla stregua dei principi comunitari e nazionali, oltre che delle sue stesse peculiari finalità, la valutazione di impatto ambientale non si sostanzia in una mera verifica di natura tecnica circa la astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma implica una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all'utilità socio-economica, tenuto conto anche delle alternative possibili e dei riflessi sulla stessa c.d. opzione-zero; in particolare, è stato evidenziato che "la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilità), sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende allora fisiologico ed obbediente alla ratio su evidenziata che si pervenga ad una soluzione negativa ove l'intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell'interesse diverso sotteso all'iniziativa; da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio dello sviluppo sostenibile e alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste” (Cons. St, sez. IV, 05.07.2010, n. 4246; sez. VI, 22.02.2007, n. 933).
La valutazione di impatto ambientale non è perciò un mero atto (tecnico) di gestione ovvero di amministrazione in senso stretto, rientrante come tale nelle attribuzioni proprie dei dirigenti, trattandosi piuttosto di un provvedimento con cui viene esercitata una vera e propria funzione di indirizzo politico-amministrativo con particolare riferimento al corretto uso del territorio (in senso ampio), attraverso la cura ed il bilanciamento della molteplicità dei (contrapposti) interessi, pubblici (urbanistici, naturalistici, paesistici, nonché di sviluppo economico-sociale) e privati.
Ciò del resto è del tutto coerente con la funzione stessa della valutazione di impatto ambientale che (Cons. St., sez. IV, 09.01.2014, n. 36), “è preordinata alla salvaguardia dell'habitat nel quale l'uomo vive, che assurge a valore primario ed assoluto, in quanto espressivo della personalità umana (Cons. St., sez. VI, 18.03.2008, n. 1109), attribuendo ad ogni singolo un autentico diritto fondamentale, di derivazione comunitaria (direttiva 27.07.1985 n. 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati); diritto che obbliga l'amministrazione a giustificare, quantomeno ex post ed a richiesta dell'interessato, le ragioni del rifiuto di sottoporre un progetto a V.I.A. all'esito di verifica preliminare (Corte giust. 30.04.2009, C75/08). A tali fini, l'ambiente rileva non solo come paesaggio, ma anche come assetto del territorio, comprensivo di ogni suo profilo, e finanche degli aspetti scientifico-naturalistici (come quelli relativi alla protezione di una particolare flora e fauna), pur non afferenti specificamente ai profili estetici della zona”, sottolineandosi che la stessa Corte Costituzionale (sent. 07.11.2007, n. 367), ha affermato che "lo stesso aspetto del territorio, per i contenuti ambientali e culturali che contiene, è di per sé un valore costituzionale", da intendersi come valore "primario" (Corte Cost., sentt. nn. 151/1986; 182/2006), ed "assoluto" (sent. n. 641/1987).
E’ stato anche sottolineato che proprio per le finalità cui è preordinata la valutazione di impatto ambientale, la disciplina relativa normativa ha prefigurato un modello di istruttoria aperto ai contributi partecipativi dei soggetti portatori di interessi pubblici e privati coinvolti nell'opera, con la conseguenza che l'impegno motivazionale dell'autorità deliberante è tanto più pregnante quanto più l'istruttoria abbia fatto emergere, mediante apporti partecipativi di soggetti, pubblici e privati, anche esponenziali di interessi collettivi, ricadute potenzialmente negative sul contesto ambientale ed insediativo interessato dall'iniziativa (Cons. St., sez. V, 18.04.2012, n. 2234), fermo restando che l’amministrazione, nel rendere il giudizio di valutazione ambientale, esercita un'amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all'apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti, con conseguenti limiti al sindacato giurisdizionale sulla determinazione finale emessa (Cons. St., sez. V, 27.03.2013, n. 1783).
Sono state inoltre delineate le differenze tra valutazione di impatto ambientale e autorizzazione integrata ambientale, evidenziando che mentre la prima si sostanzia in una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto dal progetto rispetto all'utilità socio-economica dallo stesso ritraibile, tenuto conto anche delle alternativi possibili e dei riflessi sulla c.d. opzione zero, investendo propriamente gli aspetti localizzativi e strutturali di un impianto (e più in generale dell'opera da realizzare), la seconda -introdotta nel nostro ordinamento in attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento- è atto che sostituisce, con un unico titolo abilitativo, tutti i numerosi titoli che erano invece precedentemente necessari per far funzionare un impianto industriale inquinante, assicurando così efficacia, efficienza, speditezza ed economicità all'azione amministrativa nel giusto contemperamento degli interessi pubblici e privati in gioco, e incide quindi sugli aspetti gestionali dell'impianto (Cons. St, sez. V, 17.01.2012, n. 5292)
(Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 02.10.2014 n. 4928 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Centri commerciali.
Domanda
I centri commerciali di media dimensione sono soggetti alla procedura di valutazione di impatto ambientale?
Risposta
La Corte costituzionale, con la sentenza del 28.10.2013, numero 251, ha affermato che sono soggetti alla procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) anche i centri commerciali di media dimensione, alla luce della disciplina nazionale dettata dal Testo unico ambientale (decreto legislativo numero 152, del 03.04.2006), che all'allegato IV, parte II, punto 7, lettera b), prevede espressamente che siano sottoposti alla citata procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) tutti i «centri commerciali».
Di conseguenza, i giudici costituzionali hanno dichiarato costituzionalmente illegittimo l'articolo 22 della legge della regione Veneto del 28.12.2012, numero 50, per violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera s), della Costituzione. E ciò in considerazione del fatto che la procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) rientra nella competenza esclusiva dello stato. Per la Corte costituzionale, però, rimane in vita, alla luce della normativa vigente, la deroga dell'allargamento dei casi di verifica di assoggettabilità a Via delle grandi strutture di vendita che non costituiscano centri commerciali.
Peraltro, è da dire che l'articolo 6, comma 9, del Testo unico ambientale, su citato, prevede testualmente che: «Le regioni e le province di Trento e di Bolzano possono definire, per determinate tipologie progettuali o aree predeterminate, sulla base degli elementi indicati nell'allegato V, un incremento nella misura massima del trenta per cento o decremento delle soglie di cui all'allegato IV. Con riferimento ai progetti di cui all'allegato IV, qualora non ricadenti neppure parzialmente in aree naturali protette, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono determinare, per specifiche categorie progettuali o in particolari situazioni ambientali e territoriali, sulla base degli elementi di cui all'allegato V, criteri o condizioni di esclusione dalla verifica di assoggettabilità».
Alla luce di detta disposizione, la legislazione regionale potrebbe escludere l'applicazione della verifica di assoggettabilità a Via quelle strutture di modeste dimensioni che non determinino significativi impatti anche se qualificabili come centro commerciale ai sensi della normativa del commercio (articolo ItaliaOggi Sette del 29.09.2014).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 6 del 05.02.2014, "Approvazione delle linee guida per la componente salute pubblica degli studi di impatto ambientale ai sensi dell’art. 12, comma 2, del regolamento regionale 21.11.2011, n. 5" (deliberazione G.R. 24.01.2014 n. 1266).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 5 del 29.01.2014, "Interventi riguardanti medie e grandi strutture di vendita da sottoporre alla «Verifica di assoggettabilità a VIA» o alla «VIA» in applicazione della direttiva comunitaria n. 2011/92/UE. Disciplina transitoria" (deliberazione G.R. 24.01.2014 n. 1267).

EDILIZIA PRIVATA: S. Deliperi, I progetti non possono essere “spezzettati” per eludere le procedure di valutazione di impatto ambientale (16.01.2014 - link a www.lexambiente.it).

2013

EDILIZIA PRIVATA: Shopping center sempre con la «Via». Corte costituzionale. Per il Veneto niente valutazione per i centri inferiori a 8mila metri quadrati.
La valutazione di impatto ambientale va fatta anche sui centri commerciali di medie dimensioni. E la regione non può dribblare l'obbligo con una legge che rende la Via obbligatoria solo per le grandi strutture.
La Corte costituzionale, con la sentenza 28.10.2013 n. 251 redatta dal giudice Marta Cartabia e depositata ieri, ha sancito l'illegittimità costituzionale dell'articolo 22 della legge regionale 50/2012. Una norma con cui il Veneto si è allontanato dai criteri fissati dallo Stato, nel prevedere la Via per le strutture che hanno una superficie di vendita superiore a 8mila metri quadrati e la procedura di verifica o lo screenig per quelle che vanno dai 2.501 agli 8mila.
Il legislatore regionale impone dunque esplicitamente la Valutazione di impatto ambientale o la verifica all'assoggettabilità alla Via, solo per le costruzioni che superano i 2.500 metri quadrati, "disobbedendo" così al legislatore statale (Dlgs 152/2006) che impone le stesse procedure per qualunque centro commerciale. Lo scollamento con il decreto legislativo c'è anche riguardo alle definizioni.
La norma statale considera centri commerciali «le strutture di vendita di medie e grandi dimensioni, nelle quali più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente».
La regione Veneto ha considerato invece solo la grandezza dei grandi impianti destinati alla vendita senza dare rilevo alla caratteristica della pluralità di esercizi presenti in un medesimo spazio.
Secondo la Consulta la disposizione impugnata, sotto questo aspetto, è più ampia perché comprende anche i grandi locali che sfuggono alla definizione di centro commerciale, è però più restrittiva per la parte in cui lascia sfuggire alle verifiche di compatibilità ambientale gli shopping center di medie dimensioni.
I giudici costituzionali ricordano che con le sentenze 221 del 2010 e 234 del 2009 è stato sgombrato il campo da ogni dubbio sulla competenza esclusiva dello Stato nella tutela dell'ambiente in cui rientra la disciplina della Via.
Per questo, facendo a modo suo, la regione Veneto ha violato l'articolo 117 della Carta che assegna allo Stato il compito di legiferare in tema di ambiente e di ecosistema
 (articolo Il Sole 24 Ore del 29.10.2013).

EDILIZIA PRIVATA: La Via vale per i centri commerciali, non per le grandi strutture di vendita. La corte costituzionale su una legge del veneto.
Se è assoggettata a Via la realizzazione di un centro commerciale, non per questo analoga procedura deve essere rispettata per le grandi strutture commerciali che centri commerciali non sono. Insomma, la regione Veneto avrebbe voluto rimediare ad un errore del legislatore nazionale ma la Corte costituzionale non glielo consente. Ciò in quanto la materia relativa alla tutela dell'ambiente è di esclusiva competenza dello stato.

È questo, in sostanza, il nocciolo della questione contenuto nella
sentenza 28.10.2013 n. 251 della Corte Costituzionale e che ha fatto seguito all'impugnativa del Governo della legge regionale veneta 50/2012.
Ciò in quanto altre due questioni che trattavano, invece, i procedimenti di competenza del Suap e la procedura di variante mediante conferenza di servizi sono state dichiarate infondate. In pratica, la Regione Veneto aveva ritenuto un paradosso il fatto che l'allegato IV alla Parte II, punto 7, lettera b), del dlgs n. 152 del 2006, assoggetti a screening la costruzione di centri commerciali previsti dal dlgs 114/1998 a prescindere dalla loro dimensione.
Perché ciò condurrebbe a ritenere che qualsiasi struttura qualificabile come centro commerciale sia da sottoporre necessariamente alla valutazione a prescindere dalla dimensione dell'insediamento, con l'esito di obbligare alla procedura di screening anche accostamenti di esercizi commerciali di dimensioni molto contenute, laddove grandi strutture di vendita, anche molto grandi ma non qualificabili come centri commerciali ai sensi della disciplina statale, non sarebbero soggette ad analoga procedura.
Da ciò la scelta del legislatore regionale di prevedere esplicitamente la Via o la verifica di assoggettabilità a Via per le «grandi strutture di vendita», che comprendono quindi anche i centri commerciali, aventi superficie superiore ai 2.500 metri quadrati, ed escludere quindi la verifica per le opere che «grandi strutture di vendita» non sono anche se strutturate con la modalità di centro commerciale.
Ma, secondo il giudice delle leggi, riferirsi a categoria diversa da quella utilizzata dal legislatore statale, anche se per alcuni aspetti essa è più ampia, perché al suo interno annovera anche le strutture che non possono essere definite centri commerciali, non è consentito, perché in tal modo sarebbero esclusi i centri commerciali minori per i quali, invece, il legislatore nazionale ha imposto la verifica (articolo ItaliaOggi del 29.10.2013).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Protezione sostenibile.
Domanda.
In materia di Valutazione di impatto ambientale (Via), cosa deve intendersi per protezione sostenibile?
Risposta.
In tema di Valutazione di impatto ambientale (Via) la pubblica amministrazione competente, nel valutare l'impatto che l'intervento dell'uomo sull'ambiente procura, deve valutarlo non soltanto alla luce del principio dello sviluppo sostenibile, codificato nell'articolo 3-quater del decreto legislativo 03.04.2006, numero 152, ma anche alla luce della cosiddetta «protezione sostenibile», che è una tutela rafforzata che contempera, come afferma il Consiglio di stato, sezione VI, con la sentenza numero 7472, del 16.11.2004, i vantaggi economici che la protezione in sé assicura con gli equilibri che sono essenziali per qualsiasi cittadino, che ha diritto a tutte le informazioni all'uopo necessarie, per una sempre maggiore trasparenza sul procedimento. Trasparenza che deve giustificare le scelte che la pubblica amministrazione ha effettuato, quale garante nella tutela dell'ambiente.
Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Veneto, sezione III, con la sentenza dell'08.03.2012, numero 333, ha puntualizzato che la normativa portata dall'articolo 21 comma 2, lettera b), del citato decreto legislativo 03.04.2006, numero 152, per la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), fissa l'obbligo di identificare e valutare ogni possibile alternativa al progetto, compresa la sua non realizzazione, con l'indicazione delle principali ragioni della scelta effettuata. Infatti, la scelta deve essere resa trasparente sia sotto il profilo dell'impatto ambientale, sia al fine di evitare interventi che possano causare sacrifici ambientali superiori a quelli necessari per soddisfare l'interesse che si sottende con l'iniziativa.
E, il Consiglio di stato, sezione VI, con la sentenza numero 933, del 22.02.2007, ebbe ad affermare, sempre in tema di rilascio della Valutazione di impatto ambientale (Via), che «la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilità) sul versante tecnico e anche amministrativo, rende fisiologico ed obbediente alla ratio su evidenziata che si pervenga ad una soluzione negativa ove l'intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell'interesse diverso sotteso all'iniziativa: da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venire meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio di sviluppo sostenibile ed alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste» (articolo ItaliaOggi Sette del 24.06.2013).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Opzione zero.
Domanda.
La pubblica amministrazione, in sede di Valutazione di impatto ambientale (Via), deve esaminare anche la cosiddetta «opzione zero»?
Risposta.
La pubblica amministrazione, in sede di Valutazione di impatto ambientale (Via), deve esaminare tutte le opzioni alternative, relative al tipo di intervento richiesto, compresa quella relativa alla non realizzazione dell'opera, cosiddetta «opzione zero». Pertanto, come anche sostenuto dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Veneto, sezione III, con la sentenza dell'08.03.2012, numero 333, è illegittima una Valutazione di impatto ambientale (Via) che non prende in considerazione o le prende in maniera insufficiente, le opzioni suddette, compresa la cosiddetta «opzione zero».
Peraltro, la Corte di giustizia europea, sezione VI, con la sentenza numero 435, del 16.09.1999, causa C-435/97, ebbe a puntualizzare che: «Gli articoli 4, n. 2, e 2, n. 1, della direttiva del Consiglio 27.06.1985, 85/337/Cee_ vanno intesi nel senso che non conferiscono ad uno Stato membro né il potere di dispensare, a priori e globalmente, dalla procedura di valutazione di impatto ambientale istituita dalla direttiva determinate classi di progetti elencate nell'allegato II di quest'ultima, ivi comprese le modifiche di tali progetti, né il potere di sottrarre a tale procedura uno specifico progetto, a meno che l'insieme di tali classi di progetto o il progetto specifico possa essere ritenuto, sulla base di una valutazione complessiva, inidoneo ad avere un impatto ambientale importante. Spetta al giudice nazionale verificare se le Autorità competenti, sulla base dell'esame in concreto da esse eseguito che le ha condotte ad esonerare il progetto dalla procedura di valutazione istituita dalla direttiva, abbiano concretamente valutato, in conformità alla stessa, l'importanza dell'impatto ambientale dello specifico progetto in questione».
In ogni caso l'Autorità amministrativa competente ha l'obbligo di comunicare, a richiesta, i motivi per i quali la decisione è stata assunta, ovvero le informazioni ed i documenti pertinenti in risposta alle richieste formulate (Corte di giustizia, sezione II, sentenza del 04.05.2006, causa C-508/2003) (articolo ItaliaOggi Sette del 24.06.2013).

EDILIZIA PRIVATA: Ambiente in genere. Illegittimità autorizzazione impianto produzione di calcestruzzo in ampliamento di un impianto di recupero rifiuti inerti senza preventiva VIA.
E’ illegittima l’approvazione del progetto ed autorizzazione alla realizzazione di un impianto per la produzione di calcestruzzo con materiali inerti e rifiuti non pericolosi in ampliamento di un impianto di recupero rifiuti inerti senza preventiva VIA.
Quand’anche il progetto per la produzione di calcestruzzo dovesse essere qualificato come ampliamento di quello esistente di frantumazione, si dovrebbe comunque definire il medesimo come comportante una variante sostanziale al progetto originario in quanto tale assoggettabile alla medesima disciplina applicabile ai nuovi impianti ai sensi dell’art. 208, comma 19, del Dlgs. n. 152 del 2006, per il quale le procedure di autorizzazione di nuovi impianti si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all'autorizzazione rilasciata.

L’art. 16, comma 2, della legge regionale n. 11 del 2010, ha previsto che nelle more dell’approvazione del piano regionale di gestione dei rifiuti speciali, “non possono essere rilasciati provvedimenti di approvazione dei progetti di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, né concesse autorizzazioni all’esercizio di nuovi impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, in assenza di una deliberazione del consiglio provinciale competente per il territorio, previo parere dell’Osservatorio rifiuti dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Veneto, che accerti l’indispensabilità degli impianti stessi ai fini dello smaltimento o recupero, in ragione dell’osservanza del principio di prossimità tra luogo di produzione e luogo di smaltimento prescritto dall’articolo 11, commi 1 e 2, della legge regionale 21.01.2000, n. 3 e dall’articolo 199, comma 3, lettera d), del decreto legislativo 03.04.2006, n. 152”.
Nel caso in esame la Provincia di Verona si è rivolta all’Osservatorio rifiuti dell’Arpav e questo con parere n. 01377407211 del 16.11.2010, ha affermato che il progetto presentato non è soggetto alle limitazioni dettate dalla predetta norma, in quanto va qualificato come mero ampliamento di impianti esistenti in termini di potenzialità, superficie o modifiche gestionali, e quindi come rientrante nelle esenzioni previste dalla deliberazione della Giunta regionale n. 1210 del 23.03.2010, recante disposizioni attuative della legge regionale.
La Provincia di Verona, la Società controinteressata e l’Arpav nelle proprie difese sostengono la tesi enunciata in tale parere, affermando che nel caso di specie l’impianto per la produzione di calcestruzzo deve considerarsi ampliamento dell’impianto di frantumazione, e che questo deve considerarsi già esistente in quanto già autorizzato, ai fini della non applicabilità dei vincoli previsti dall’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2010, come previsto dalla sopra menzionata deliberazione della Giunta regionale.
Questa tesi non può essere condivisa perché si basa su di una non corretta interpretazione delle norme.
Dalla cronistoria delle procedure autorizzative intercorse emerge che:
- la dante causa dell’odierna controinteressata Ecoblu Srl, la ditta Cava Mirabei Srl, è stata autorizzata con determinazione n. 270/04 del 16.01.2004 alla realizzazione di un impianto per l’attività di recupero di materiali inerti e rifiuti tramite frantumazione, non realizzato, e la cui scadenza del termine di realizzazione è stata più volte prorogata, da ultimo fino al 26.06.2011, dal provvedimento impugnato;
- il progetto originario che ha dato luogo alla determinazione n. 270/04 del 16.01.2004 prevedeva, unitamente alla realizzazione dell’impianto di frantumazione, anche la realizzazione di un impianto di betonaggio per la produzione di calcestruzzo e di una tettoia per ricovero mezzi, ma la parte di progetto relativa a tale impianto non è stata approvata in quanto ritenuta afferente ad un insediamento produttivo non attinente al recupero dei rifiuti, e pertanto di competenza del Comune e non della Provincia (nel progetto era previsto l’utilizzo di rifiuti provenienti da scavi e demolizioni; cocciame da estrazioni e lavorazioni di pietre naturali per l’ottenimento di inerti a granulometria stabilizzata utilizzabili per la realizzazione di sottofondi di capannoni e la costruzione di opere stradali, come risulta dal parere n. 113 di cui al verbale n. 18 del 13.10.2003 della commissione tecnica provinciale per l’ambiente della Provincia di Verona allegato al doc. 17 del ricorso);
- successivamente, in data 11.05.2004, la ditta ha presentato domanda di approvazione di un diverso progetto per un impianto per la produzione di calcestruzzo con materiali inerti e rifiuti provenienti da centrali termoelettriche ed altri rifiuti compatibili;
- l’istanza per ottenere l’autorizzazione di tale progetto è stata respinta con determinazione prot. n. 65504 del 25.06.2008 del dirigente del settore ecologia della Provincia di Verona, facendo riferimento a ragioni di tutela paesaggistica;
- il Tar Veneto, Sez. II, con sentenza 14.11.2008, n. 3567, ha annullato il diniego di autorizzazione accogliendo la censura di difetto di motivazione;
- in esecuzione di tale sentenza, il dirigente del settore ambiente della Provincia di Verona con nota prot. n. 24271 del 05.03.2009, ha inviato una comunicazione di avvio del procedimento per il riesame del progetto, e successivamente ha sospeso i termini per la conclusione del procedimento, in quanto vi era la necessità di verificare l’assoggettabilità del progetto alla valutazione di impatto ambientale;
- in data 30.11.2009, la ditta ha presentato domanda di verifica di assoggettabilità del progetto a valutazione di impatto ambientale;
- il dirigente del settore ambiente della Provincia di Verona con determinazione n. 2355/10 del 4 maggio 2010, ha escluso dalla procedura di valutazione di impatto ambientale il progetto denominato “impianto di recupero di materiali inerti tramite frantumazione, mediante l’inserimento di un impianto per la produzione di calcestruzzo con materiali e rifiuti inerti”;
- tale provvedimento reca tuttavia la prescrizione che, prima dell’approvazione del progetto, deve essere presentato uno studio con la valutazione degli effetti cumulativi con le altre attività di gestione dei rifiuti presenti sulle aree limitrofe;
- il 19.10.2010 la Provincia di Verona ha chiesto all’Osservatorio rifiuti dell’Arpav il parere prescritto dall’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2010;
- l’Arpav ha affermato che il progetto non soggiace alle limitazioni previste dall’art. 16 delle legge regionale n. 11 del 2010, e pertanto può essere autorizzato senza l’acquisizione del parere del consiglio provinciale circa l’indispensabilità dello stesso ai fini dello smaltimento o recupero dei rifiuti, in ragione dell’osservanza del principio di prossimità tra luogo di produzione e luogo di smaltimento.
Da quanto esposto risulta quindi che il progetto ricade tra quelli assoggettati alla disciplina dell’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2010, perché si tratta di un progetto relativo ad un nuovo impianto.
In fatto emerge che in passato non è stata mai approvata l’autorizzazione di un impianto per la produzione del calcestruzzo con materiali inerti e rifiuti (la produzione del calcestruzzo mediante l’utilizzo di rifiuti rende ininfluente, ai fini della definizione della controversia, la preesistenza di un impianto di betonaggio molto risalente), in quanto la richiesta di approvazione del progetto relativo ad un impianto di questo tipo presentata nel 2003, era stata respinta, e che l’impianto di recupero di inerti mediante frantumazione autorizzato con la determinazione n. 270/04 del 16 gennaio 2004, che si pretenderebbe oggetto di ampliamento, non è stato ancora realizzato, in quanto il termine di scadenza dell’autorizzazione è stato ripetutamente prorogato.
Ne discende, contrariamente a quanto afferma l’Arpav nel proprio parere, la non applicabilità al progetto relativo all’impianto per la produzione di calcestruzzo con inerti e rifiuti, della disciplina sulle esenzioni previste dalla deliberazione della Giunta regionale n. 1210 del 23.03.2010, recante disposizioni attuative dell’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2010.
Questa infatti, che ha valenza interpretativa della legge regionale, precisa le casistiche che non devono ritenersi soggette all’applicazione dell’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2010, e tra queste menziona le domande relative alla “realizzazione di interventi di ampliamento di impianti esistenti autorizzati allo smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non, in termini di potenzialità, superficie o modifiche gestionali”.
Nel caso in esame il progetto per la produzione di calcestruzzo con materiali inerti e rifiuti non può essere definito come mero ampliamento in termini di potenzialità, superficie o modifiche gestionali del progetto di realizzazione di un impianto di recupero di inerti mediante frantumazione, in primo luogo perché non può parlarsi di ampliamento tra impianti tra loro diversi, strutturalmente e funzionalmente autonomi, che sono solo collegati tra loro, in secondo luogo perché l’impianto di frantumazione, quand’anche fosse da qualificare, secondo la prospettazione delle parti resistenti e della controinteressata, come ampliato dall’impianto di produzione del calcestruzzo, non potrebbe neppure essere definito come già “esistente”, atteso che, benché autorizzato, non è stato ancora realizzato e l’espressione impianti “esistenti ed autorizzati” utilizzata dalla citata deliberazione della Giunta regionale non costituisce un’endiadi.
Infatti laddove il legislatore ha definito cosa debba intendersi per “impianto esistente”, ha inteso fare riferimento non solo all’impianto che abbia ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie, ma che sia anche entrato in funzione (in tali termini l’art. 5, comma 1, lett. i-quinquies del Dlgs. n. 152 del 2006 dispone che si definisce impianto esistente “un impianto che, al 10.11.1999, aveva ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali necessarie all'esercizio, o il provvedimento positivo di compatibilità ambientale, o per il quale a tale data erano state presentate richieste complete per tutte le autorizzazioni ambientali necessarie per il suo esercizio, a condizione che esso sia entrato in funzione entro il 10.11.2000”).
Una tale conclusione è coerente, sotto un profilo sistematico, con la logica sottesa alla norma regionale, posto che l’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2010, si prefigge di non compromettere il raggiungimento degli obiettivi della pianificazione, nelle more del perfezionamento dell’iter di approvazione del piano regionale di gestione dei rifiuti speciali.
Solo per completezza va anche soggiunto che, quand’anche il progetto per la produzione di calcestruzzo dovesse essere qualificato come ampliamento di quello di frantumazione, si dovrebbe comunque definire il medesimo come comportante una variante sostanziale al progetto originario in quanto tale assoggettabile alla medesima disciplina applicabile ai nuovi impianti ai sensi dell’art. 208, comma 19, del Dlgs. n. 152 del 2006, per il quale le procedure di autorizzazione di nuovi impianti si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all'autorizzazione rilasciata.
Da quanto premesso, discende che il progetto ricade tra quelli assoggettati alla disciplina dell’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2010, e che non può quindi essere autorizzato senza una deliberazione del consiglio provinciale competente per territorio che, previo parere dell’Osservatorio rifiuti dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Veneto, accerti l’indispensabilità degli impianti stessi ai fini dello smaltimento o recupero, in ragione dell’osservanza del principio di prossimità tra luogo di produzione e luogo di smaltimento (massima tratta da www.lexambiente.it - TAR Veneto, Sez. III, sentenza 05.02.2013 n. 137 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Necessità VIA per insediamento turistico-residenziale con procedura semplificata ex DPR n. 447/1998 in area agricola con ulivi secolari.
E’ legittima la richiesta della valutazione di compatibilità ambientale (VIA) per insediamento turistico-residenziale con richiesta di procedura semplificata ex DPR n. 447/1998, visto che il progetto comporta variazione alle destinazioni del PRG e l’area interessata ad ospitare l’insediamento produttivo ricade in parte in zona agricola contrassegnata dalla presenza di una moltitudine di ulivi secolari se non millenari che tipizza i luoghi nella loro specificità sì da farne un “unicum” di bellezza e di patrimonio naturale, rendendo necessariamente del tutto non compatibile con un tale assetto ambientale del territorio un intervento edilizio che comporta tra l’altro, proprio in riferimento alla superficie ulivetata l’espianto e successivo reimpianto in altro loco di numerose piante di ulivo, con chiaro pericolo di alterazione dello stato dei luoghi.
L’istituto della VIA è finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso nella sua più ampia accezione, con riferimento alle sue varie componenti : il paesaggio, le risorse naturali, le condizioni di vivibilità degli abitanti, gli aspetti culturali, alla luce del valore primario ed assoluto riconosciuto dalla Costituzione al paesaggio e all’ambiente.

Con riferimento al primo aspetto parte appellante lamenta il fatto che l’Amministrazione regionale avrebbe immotivatamente sconfessato l’istruttoria concordata tra proponente e Regione stessa, tenuto in non cale, in sede di istruttoria della pratica, gli apporti documentali della Società Pettolecchia nonché obliterato in pratica la regola del contraddittorio che pure avrebbe dovuto informare la valutazione dello studio di impatto ambientale (S.I.A.), inoltrato dall’appellante.
Orbene, la lettura della parte narrativa del parere di cui alla determina dirigenziale n. 87/2005 consente agevolmente di rilevare che la Regione nell’istruire la richiesta di compatibilità ambientale ha sufficientemente interloquito con Pettolecchia, dato altresì contezza delle integrazioni documentali fatte pervenire dalla predetta Società e preso altresì atto di procedere ad una definizione concordata dei contenuti del S.I.A ai sensi dell’art. 9 della legge regionale n. 11/2001.
Da come si è svolto l’iter procedurale, non è dato evincere insomma che la determinazione di carattere negativo sia stata assunta, per così dire, “ex abrupto”, mentre risulta documentato che è stata assicurata alla richiedente ampia possibilità di contraddittorio e di partecipazione.
E’ altresì evidente che naturalmente sia pure in un rapporto di interlocuzione e contraddittorio rimane integro il potere della P.A. in subiecta materia di non essere obbligata a seguire il soggetto proponente nelle valutazione e risultanze da questo indicate: un tanto ci introduce nel campo più strettamente di “merito“ della procedura in parola,avuto riguardo cioè a quei profili sostanzialistici (infondatamente ritenuti violati dall’appellante) della quaestio iuris che impongono qui di richiamare sia pure in termini di estrema sintesi i principi che governano la procedura della V.I.A. onde rilevarne natura giuridica del procedimento e ratio applicativa.
L’istituto in parola è finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso nella sua più ampia accezione, con riferimento alle sue varie componenti: il paesaggio, le risorse naturali, le condizioni di vivibilità degli abitanti, gli aspetti culturali e al riguardo il Collegio ritiene di condividere pienamente quanto affermato dalla giurisprudenza costituzionale ed amministrativa in ordine alla natura sostanzialmente insindacabile delle scelte effettuate, giustificandola alla luce del valore primario ed assoluto riconosciuto dalla Costituzione al paesaggio e all’ambiente (in tali sensi, Cons. Stato, Sez. V, 12.06.2009 n. 3770; Corte Costituzionale 07.11.2007 n. 367).
Inoltre, è stato altresì sottolineato che l’ambiente rileva non solo come paesaggio ma anche come assetto del territorio comprensivo degli aspetti naturalistici, e, in particolare, di quelli relativi alla protezione oltreché della fauna anche delle specie vegetazionali (Cons. Stato, Sez. IV, 05.07.2010 n. 4246).
Insomma, nella disciplina della V.I.A. è insita la valenza del principio fondamentale per cui detta procedura è preordinata alla salvaguardia dell’habitat nel quale l’uomo vive e ciò non può non assurgere a valore primario ed assoluto in quanto espressivo della personalità umana (Cons. Stato, Sez. VI, 18.03.2008 n. 1109),
E’ stato parimenti affermato che nel rendere il giudizio di impatto ambientale l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità tecnica censurabile solo per macroscopici vizi logici, per errori di fatto o per travisamento dei presupposti (Cons. Stato, Sez. VI, 19.02.2008 n. 561; idem, 30.01.2004 n. 316), vizi nella specie non rinvenibili (massima tratta da www.lexambiente.it - Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 24.01.2013 n. 468 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

2012

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICIEsiste una proposta di direttiva che modifica la disciplina della VIA? Perché? (06.11.2012 - link a www.ambientelegale.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICIQuali sono i termini della proposta di modifica della Commissione UE alla disciplina della VIA? (06.11.2012 - link a www.ambientelegale.it).

EDILIZIA PRIVATAImpianti idroelettrici: quando occorre la verifica di assoggettabilità a VIA? (05.11.2012 - link a www.ambientelegale.it).

EDILIZIA PRIVATA: A. Milone, VIA e AIA delle centrali termoelettriche: un’interessante sentenza (nota a TAR Lazio n. 5327/2012) (link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: A. Muratori, VIA e AIA: affinità e differenze di finalità e contenuti tra giurisprudenza e norme «espresse» (link a www.ipsoa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Ambiente in genere. V.I.A. come strumento di tutela dell'ambiente nella sua accezione più ampia.
La V.i.a. è stata individuata come uno strumento di tutela dell'ambiente nella sua accezione più ampia, e cioè quale sistema integrato che condiziona la qualità della vita dell'uomo anche nella sua proiezione futura; appare, dunque errato, limitare la disciplina in tema di V.i.a. alla sola tutela delle specie animali e vegetali e omettere l'importanza rivestita anche ai fini del paesaggio e del contesto in cui le specie viventi e l'uomo si collocano.
Tale impostazione appare pienamente confermata d.lgs. 03.04.2006, n.152, come emerge dai contenuti del preambolo, dall'art. 1, comma 1, lett. b, ove le procedure di V.a.s. e di V.i.a. sono poste in relazione anche alla tutela del suolo, dall'art.2, concernente le specifiche finalità che la disciplina si propone (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 26.09.2012 n. 37051 - tratto da www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: La valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) non si sostanzia in una mera verifica di natura tecnica circa la astratta compatibilità ambientale dell’opera, ma implica una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio–economica, tenuto conto anche delle alternative possibili e dei riflessi sulla stessa c.d. opzione–zero.
Pur essendo pacifico che il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici dell’amministrazione possa svolgersi attraverso la verifica diretta dell’attendibilità delle operazioni compiute da quest’ultima, sotto il profilo della loro correttezza quanto a criterio tecnico ed a procedimento applicativo, è necessario precisare che il controllo del giudice amministrativo sulle valutazioni discrezionali deve essere svolto extrinsecus, nei limiti della rilevabilità ictu oculi dei vizi di legittimità dedotti, essendo diretto ad accertare il ricorrere di seri indici di invalidità e non alla sostituzione dell’amministrazione.

Secondo la più recente giurisprudenza, “la valutazione di impatto ambientale non si sostanzia in una mera verifica di natura tecnica circa la astratta compatibilità ambientale dell’opera, ma implica una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio–economica, tenuto conto anche delle alternative possibili e dei riflessi sulla stessa c.d. opzione–zero” (Consiglio di Stato, V, 31.05.2102, n. 3254).
Inoltre è consolidato l’orientamento che, pur essendo pacifico che il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici dell’amministrazione possa svolgersi attraverso la verifica diretta dell’attendibilità delle operazioni compiute da quest’ultima, sotto il profilo della loro correttezza quanto a criterio tecnico ed a procedimento applicativo, è necessario precisare che il controllo del giudice amministrativo sulle valutazioni discrezionali deve essere svolto extrinsecus, nei limiti della rilevabilità ictu oculi dei vizi di legittimità dedotti, essendo diretto ad accertare il ricorrere di seri indici di invalidità e non alla sostituzione dell’amministrazione (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 14.09.2012 n. 2331 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 36 del 05.09.2012, "Modalità di versamento degli oneri istruttori per i procedimenti di competenza regionale di cui alla l.r. 02.02.2010 n. 5 “Norme in materia di valutazione di impatto ambientale” (decreto D.U.O. 04.09.2012 n.  7600).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: La disciplina relativa alla valutazione di impatto ambientale non può essere elusa a mezzo di un riferimento a realizzazioni o interventi parziali, caratteristici nelle opere da realizzarsi per "tronchi" o "lotti", …La valutazione ambientale necessita, infatti, di una valutazione unitaria dell'opera, non essendo possibile che, con un meccanismo di stampo elusivo, l'opera venga artificiosamente frazionata in porzioni eseguite in assenza della valutazione perché, isolatamente prese, non configurano interventi sottoposti al regime protettivo.
La giurisprudenza della Corte Giustizia UE (Corte Giustizia CE, Sez. II, 10.12.2009) e del Giudice amministrativo italiano (Cons. Stato, sez. VI, 30.08.2002, n. 4368; sez. IV, 02.10.2006, n. 5760; sez. V, 16.06.2009, n. 3849; TAR Puglia, Lecce, sez. I, 16.04.2010, n. 926; TAR Puglia, Bari, sez. II, 23.06.2010 n. 2602) è, infatti, concorde nello stigmatizzare il cd. scorporo in lotti di opere aventi carattere unitario, al fine di eludere la normativa in tema di valutazione di impatto ambientale: <<la disciplina relativa alla valutazione di impatto ambientale non può essere elusa a mezzo di un riferimento a realizzazioni o interventi parziali, caratteristici nelle opere da realizzarsi per "tronchi" o "lotti", …La valutazione ambientale necessita, infatti, di una valutazione unitaria dell'opera, non essendo possibile che, con un meccanismo di stampo elusivo, l'opera venga artificiosamente frazionata in porzioni eseguite in assenza della valutazione perché, isolatamente prese, non configurano interventi sottoposti al regime protettivo>> (Cons. Stato, sez. V, 16.06.2009, n. 3849) (TAR Toscana, Sez. II, sentenza 30.07.2012 n. 1388 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: La valutazione di impatto ambientale, per giurisprudenza pacifica, si caratterizza quale giudizio espressione di ampia discrezionalità oltre che di tipo tecnico, anche amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera.
--------------
L’asserita non corrispondenza contenutistica tra il preavviso di diniego e la v.i.a. negativa non può assurgere a vizio invalidante ex art. 21-octies legge 241/1990. Infatti, benché tale corrispondenza sia tendenzialmente da reputarsi necessaria al fine di non eludere la funzione collaborativa e deflattiva propria dell’istituto essa non deve essere assoluta, ben potendo l’Amministrazione, sulla base delle osservazioni dell’istante ma anche in via del tutto autonoma, precisare le proprie posizioni in sede decisoria, nel limite dei soli “punti salienti indicati nel preavviso.

Preliminarmente, va evidenziato come la valutazione di impatto ambientale, per giurisprudenza pacifica, si caratterizza quale giudizio espressione di ampia discrezionalità oltre che di tipo tecnico, anche amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 22.06.2009, n. 4206; id., sez. V, 21.11.2007, n. 5910; id., sez. VI, 17.05.2006, n. 2851; id., sez. IV, 22.07.2005, n. 3917; TAR Puglia Bari sez I, 14.05. 2010, n. 1897; TAR Toscana sez II, 20.04.2010, n. 986).
---------------
Infine, anche le censure “formali” di violazione del giusto procedimento (art. 7 e 10-bis legge 241/1990) sono prive di pregio, avendo l’Amministrazione puntualmente controdedotto alle osservazioni prodotte dalla ricorrente in seguito al preavviso di diniego.
L’asserita non corrispondenza contenutistica tra il preavviso di diniego e la v.i.a. negativa non può d’altronde assurgere a vizio invalidante ex art. 21-octies legge 241/1990. Infatti, benché tale corrispondenza sia tendenzialmente da reputarsi necessaria (Consiglio di Stato sez. IV 13.11.2007, n. 6325; TAR Piemonte, sez I, 07.02.2007, n. 503) al fine di non eludere la funzione collaborativa e deflattiva propria dell’istituto (TAR Puglia Bari, sez III, 25.03.2011, n. 500) essa non deve essere assoluta, ben potendo l’Amministrazione, sulla base delle osservazioni dell’istante ma anche in via del tutto autonoma, precisare le proprie posizioni in sede decisoria, nel limite dei soli “punti salienti indicati nel preavviso” (Consiglio di Stato sez. IV 13.11.2007, n. 6325) secondo quindi un criterio di “ragionevole flessibilità
(TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 24.07.2012 n. 1512 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Nel rendere il giudizio di valutazione d’impatto ambientale e nell’effettuare la verifica preliminare, l’Amministrazione esercita un’amplissima discrezionalità tecnica, censurabile solo in presenza di macroscopici vizi logici o di travisamento dei presupposti.
Ed in ogni caso, la valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera, apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l’istruttoria sia mancata, o sia stata svolta in modo inadeguato, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’Amministrazione.

La giurisprudenza ha ripetutamente chiarito che, nel rendere il giudizio di valutazione d’impatto ambientale e nell’effettuare la verifica preliminare, l’Amministrazione esercita un’amplissima discrezionalità tecnica, censurabile solo in presenza di macroscopici vizi logici o di travisamento dei presupposti (cfr. Trib. Sup. acque pubbliche, 11.03.2009, n. 35; Cons. Stato, Sez. VI, 19.02.2008 n. 561; Id., Sez. IV, 05.07.2010 n. 4246).
Ed in ogni caso, la valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera, apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l’istruttoria sia mancata, o sia stata svolta in modo inadeguato, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’Amministrazione (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 22.06.2009 n. 4206; Id., Sez. V, 21.11.2007 n. 5910; Id., Sez. VI, 17.05.2006 n. 2851; Id., Sez. IV, 22.07.2005 n. 3917; cfr. da ultimo TAR Puglia, Bari, Sez. I, 14.05.2010, n. 1897) (TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 10.07.2012 n. 1395 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA-PRIVATA: ENERGIA ELETTRICA - INQUINAMENTO.
Il principio di precauzione di cui all'art. 3 Codice dell'Ambiente presuppone la deduzione di validi elementi idonei a contrastare ragionevolmente l'insediamento energetico, in quanto diversamente opinando si verrebbe a paralizzare ogni utile iniziativa, quale un impianto per la produzione elettrica con fonti rinnovabili, costituente un obiettivo comunitario altamente prioritario ex art. 6 Dir. CE n. 2001/77/CE ed art. 13 Dir. CE n. 2009/28/CE.
Ai fini della costruzione e dell'esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato da fonti rinnovabili (specificamente oli vegetali in motori endotermici) la valutazione di incidenza ambientale non è necessaria nell'ipotesi in cui l'intervento non risulti essere ubicato all'interno di un Sito d'Interesse Comunitario (cosiddetto SIC), bensì unicamente nelle vicinanze all'esterno del sito (nella specie circa metri 200 dallo stesso) (TAR Abruzzo-Pescara, sentenza 03.07.2012 n. 325 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: A. C. Bartoccioni, DISCREZIONALITÀ TECNICA ED AMMINISTRATIVA IN TEMA DI VALUTAZIONI D’IMPATTO AMBIENTALE (Gazzetta Amministrativa n. 2/2012).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 23 del 07.06.2012, "Testo coordinato della l.r. 02.02.2010 n. 5 «Norme in materia di valutazione di impatto ambientale»".

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: La valutazione di impatto ambientale non si sostanzia in una mera verifica di natura tecnica circa la astratta compatibilità ambientale dell’opera, ma implica una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio–economica, tenuto conto anche delle alternative possibili e dei riflessi sulla stessa c.d. opzione–zero.
In particolare, è stato evidenziato che “la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilità), sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende allora fisiologico ed obbediente alla ratio su evidenziata che si pervenga ad una soluzione negativa ove l’intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell’interesse diverso sotteso all’iniziativa; da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio dello sviluppo sostenibile e alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste.
Non può sostenersi, pertanto, che la valutazione di impatto ambientale sia un mero atto (tecnico) di gestione ovvero di amministrazione in senso stretto, rientrante come tale nelle attribuzioni proprie dei dirigenti, trattandosi piuttosto di un provvedimento con cui viene esercitata una vera e propria funzione di indirizzo politico–amministrativo con particolare riferimento al corretto uso del territorio (in senso ampio), attraverso la cura ed il bilanciamento della molteplicità dei (contrapposti) interessi, pubblici (urbanistici, naturalistici, paesistici, nonché di sviluppo economico–sociale) e privati, che su di esso insistono, come tale correttamente affidata all’organo di governo, nel caso di specie la Giunta regionale.

Com’è stato recentemente ribadito (C.d.S., sez. IV, 05.07.2010, n. 4246; sez. V, 22.06.2009, n. 4206; VI, 17.05.2006, n. 2851), alla stregua dei principi comunitari e nazionali, oltre che delle sue stesse peculiari finalità, la valutazione di impatto ambientale non si sostanzia in una mera verifica di natura tecnica circa la astratta compatibilità ambientale dell’opera, ma implica una complessa e approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio–economica, tenuto conto anche delle alternative possibili e dei riflessi sulla stessa c.d. opzione–zero; in particolare (C.d.S., sez. IV, 05.07.2010, n. 4245, cit.), è stato evidenziato che “la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilità), sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende allora fisiologico ed obbediente alla ratio su evidenziata che si pervenga ad una soluzione negativa ove l’intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell’interesse diverso sotteso all’iniziativa; da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio dello sviluppo sostenibile e alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste (cfr. Cons. St., sez. VI, 22.02.2007, n. 933)”.
Non può sostenersi pertanto che la valutazione di impatto ambientale sia un mero atto (tecnico) di gestione ovvero di amministrazione in senso stretto, rientrante come tale nelle attribuzioni proprie dei dirigenti, trattandosi piuttosto di un provvedimento con cui viene esercitata una vera e propria funzione di indirizzo politico–amministrativo con particolare riferimento al corretto uso del territorio (in senso ampio), attraverso la cura ed il bilanciamento della molteplicità dei (contrapposti) interessi, pubblici (urbanistici, naturalistici, paesistici, nonché di sviluppo economico–sociale) e privati, che su di esso insistono, come tale correttamente affidata all’organo di governo, nel caso di specie la Giunta regionale.
La normativa regionale indicata dal comune appellante si sottrae pertanto al dubbio di legittimità costituzionale, in relazione agli articoli 3 e 97 della Costituzione, per la prospettata violazione del principio di separazione della funzione di indirizzo politico–amministrativo da quella gestionale–amministrativo di attuazione della prima, come delineata dall’art. 3 del d.lgs. 03.02.1993, n. 29 e dall’art. 4 del d.lgs. 30.03.2001, n. 165
(Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 31.05.2012 n. 3254 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICIProcedura di Valutazione di Impatto Ambientale: natura, posizioni soggettive coinvolte e limiti del sindacato del giudice amministrativo.
Il Consiglio di Stato nella controversia in esame ha ritenuto di soffermarsi, sia pur sinteticamente, sopra la natura della procedura di VIA e delle posizioni soggettive in essa coinvolte, il tipo di sindacato esercitabile dal giudice amministrativo, e le relative conseguenze in ordine ai limiti, cognitori e probatori, dei suoi poteri.
Circa l’esatta individuazione della natura del potere e l’ampia latitudine della discrezionalità esercitata dall’amministrazione in sede di VIA, in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso in senso ampio, il collegio non intende deflettere dagli approdi esegetici cui è pervenuta la più recente giurisprudenza (internazionale e nazionale), da cui emerge la natura ampiamente discrezionale delle scelte effettuate, giustificate alla luce dei valori primari ed assoluti coinvolti (cfr., da ultimo, Cons. St., sez. VI, 13.06.2011, n. 3561; sez. IV, 05.07.2010, n. 4246; sez. V, 12.06.2009, n. 3770; Corte giust., 25.07.2008, c-142/2007; Corte cost., 07.11.2007, n. 367, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.).
E’ stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all’apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo.
Le posizioni soggettive delle persone e degli enti coinvolti nella procedura sono pacificamente qualificabili in termini di interesse legittimo ed è altrettanto assodato che le relative controversie non rientrano nel novero delle tassative ed eccezionali ipotesi di giurisdizione di merito sancite oggi dall’art. 134 c.p.a. (cfr., sotto l’egida della precedente normativa, identica in parte qua, Cons. St., ad. plen., 09.01.2002, n. 1).
Premesso che a seguito della storica decisione di questo Consiglio (cfr. sez. IV, 09.04.1999, n. 601), è pacifico che il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici dell’amministrazione possa svolgersi attraverso la verifica diretta dell’attendibilità delle operazioni compiute da quest’ultima, sotto il profilo della loro correttezza quanto a criterio tecnico ed a procedimento applicativo, è necessario precisare che il controllo del giudice amministrativo sulle valutazioni discrezionali deve essere svolto extrinsecus, nei limiti della rilevabilità ictu oculi dei vizi di legittimità dedotti, essendo diretto ad accertare il ricorrere di seri indici di invalidità e non alla sostituzione dell’amministrazione.
Sulla scorta di ricevuti principi (cfr., da ultimo e negli esatti termini, Cass. civ., sez. un., 17.02.2012, nn. 2312 e 2313; Corte cost., 03.03.2011, n. 175; Cons. St., sez. VI, 09.02.2011, n. 871), cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co. 1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.:
a) la sostituzione, da parte del giudice amministrativo, della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto;
b) in base al principio di separazione dei poteri sotteso al nostro ordinamento costituzionale, solo l’amministrazione è in grado di apprezzare, in via immediata e diretta, l’interesse pubblico affidato dalla legge alle sue cure;
c) conseguentemente, il sindacato sulla motivazione delle valutazioni discrezionali:
   I) deve essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto acquisiti;
   II) non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa;
   III) deve tenere distinti i profili meramente accertativi da quelli valutativi (a più alto tasso di opinabilità) rimessi all’organo amministrativo, potendo esercitare più penetranti controlli, anche mediante c.t.u. o verificazione, solo avuto riguardo ai primi (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 22.03.2012 n. 1640
- massima tratta da www.gazzettaamministrativa.it - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Oggetto: Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ai sensi dell'art. 23 del d.lgs. 03.04.2006 n. 152 (MIBAC, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, circolare 20.02.2012 n. 11/2012).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICIQuali novità nella disciplina in materia di V.I.A.? (09.02.2012 - link a www.ambientelegale.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: G.U.U.E. 28.01.2012 n. L 26/1 "DIRETTIVA 2011/92/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 13.12.2011 concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati" (link a http://eur-lex.europa.eu).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICILe procedure di v.i.a. e di verifica di assoggettabilità a v.i.a. ("screening"), pur inserendosi sempre all'interno del più ampio procedimento di realizzazione di un'opera o di un intervento, sono dotate di autonomia, in quanto destinate a tutelare un interesse specifico (quello alla tutela dell'ambiente) e ad esprimere al riguardo una valutazione definitiva, di per sé potenzialmente lesiva dei valori ambientali, con conseguente immediata impugnabilità degli atti conclusivi da parte dei soggetti interessati alla protezione di quei valori (siano essi associazioni di tutela ambientale ovvero cittadini residenti in loco); l’art. 20, d.lgs. n. 152 del 2006, infatti, configura la stessa procedura di verifica di assoggettabilità a v.i.a. ("screening") come vero e proprio subprocedimento autonomo, caratterizzato da partecipazione dei soggetti interessati e destinato a concludersi con un atto avente natura provvedimentale, soggetto a pubblicazione.
In proposito è sufficiente richiamare l’orientamento della giurisprudenza amministrativa, al quale il collegio si riporta, in base a cui le procedure di v.i.a. e di verifica di assoggettabilità a v.i.a. ("screening"), pur inserendosi sempre all'interno del più ampio procedimento di realizzazione di un'opera o di un intervento, sono dotate di autonomia, in quanto destinate a tutelare un interesse specifico (quello alla tutela dell'ambiente) e ad esprimere al riguardo una valutazione definitiva, di per sé potenzialmente lesiva dei valori ambientali, con conseguente immediata impugnabilità degli atti conclusivi da parte dei soggetti interessati alla protezione di quei valori (siano essi associazioni di tutela ambientale ovvero cittadini residenti in loco); l’art. 20, d.lgs. n. 152 del 2006, infatti, configura la stessa procedura di verifica di assoggettabilità a v.i.a. ("screening") come vero e proprio subprocedimento autonomo, caratterizzato da partecipazione dei soggetti interessati e destinato a concludersi con un atto avente natura provvedimentale, soggetto a pubblicazione (cfr. per tutte Cons. Stato, sez. IV, 03.03.2009, n. 1213) (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 11.01.2012 n. 67 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

2011

EDILIZIA PRIVATA: Procedimento di VIA, si conclude con il diniego di autorizzazione di un progetto privato diretto a realizzare un'attività produttiva.
Domanda.
Il procedimento di VIA può legittimamente concludersi con il diniego di autorizzazione di un progetto privato diretto a realizzare un'attività produttiva destinata ad incrementare l'occupazione?
Risposta.
Al fine di rispondere al quesito giova ricordare che il D.Lgs. 03-04-2006, n. 152, come integrato dall'art. 1, comma 2, D.Lgs. 16-01-2008, n. 4, ha recepito nella legislazione ambientale interna il principio del c.d. sviluppo sostenibile.
In base all'art. 3-quater, D.Lgs. 03-04-2006, n. 152 cit., infatti "1. Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.
2. Anche l'attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell'ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell'ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.
3. Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell'ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinché nell'ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell'ambiente anche futuro.
4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l'evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane
".
La Giurisprudenza ha chiarito la portata della novella legislativa nel quadro della soluzione di controversie relative alla legittimità di provvedimenti di assoggettamento a VIA ovvero di diniego della VIA relativa a progetti aventi significativi impatti sull'ambiente.
Il Consiglio di Stato ha osservato che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale (ed a maggior ragione nell'effettuare la verifica preliminare), l'Amministrazione -che esercita una amplissima discrezionalità tecnica sebbene censurabile sia per macroscopici vizi logici, sia per errore di fatto, sia per travisamento dei presupposti- non deve limitarsi ad apprezzare solo i profili di ubicazione e dimensione del progetto, ma ha l'obbligo di accertarne la natura sostanziale (cfr. da ultimo Corte giustizia comunità Europee Sez. III, 25.07.2008, n. 142/07).
Secondo i Giudici amministrativi, il problema del punto di equilibrio tra realizzazione di infrastrutture e tutela dell'ambiente e del paesaggio e, dunque, del concreto atteggiarsi del principio dello sviluppo sostenibile (ora codificato dall'art. 3-quater, D.Lgs. 03-04-2006, n. 152), meglio si chiarisce anche in relazione alla valutazione dell'utilizzazione economica delle aree protette; per cui non dovrebbe parlarsi di sviluppo sostenibile ossia di sfruttamento economico dell'ecosistema compatibile con esigenza di protezione, ma, con prospettiva rovesciata, di protezione sostenibile, intendendosi con tale terminologia evocare i vantaggi economici che la protezione in sé assicura senza compromissione di equilibri economici essenziali per la collettività, ed ammettere il coordinamento fra interesse alla protezione integrale ed altri interessi solo negli stretti limiti in cui l'utilizzazione del territorio non alteri in modo significativo il complesso dei beni compresi nell'area protetta; si deve ammettere l'alterazione dei valori ambientali solo in quanto non vi siano alternative possibili da individuarsi proprio grazie alla procedura di VIA (Cons. Stato Sez. VI, 16.11.2004, n. 7472).
Detto altrimenti, alla stregua della disciplina comunitaria e nazionale (ed eventualmente regionale), la VIA non può essere intesa come limitata alla verifica della astratta compatibilità ambientale dell'opera ma si sostanzia in una analisi comparata tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all'utilità socio economica, tenuto conto delle alternative praticabili e dei riflessi della stessa "opzione zero"; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilità), sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende allora fisiologico ed obbediente alla ratio su evidenziata che si pervenga ad una soluzione negativa ove l'intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell'interesse diverso sotteso all'iniziativa; da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio dello sviluppo sostenibile e alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste (Cons. Stato Sez. IV, 05.07.2010, n. 4246).
Pertanto, alla luce della Giurisprudenza più recente, deve ritenersi conforme a legge che il procedimento di VIA si concluda con il diniego di autorizzazione di un progetto privato diretto a realizzare un'attività produttiva, ancorché destinata a incrementare l'occupazione (06.12.2011 - tratto da www.ipsoa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Elettrodotti.
Domanda.
Per gli elettrodotti, l'effettuazione della Via deve essere subordinata allo svolgimento di un sub procedimento preventivo, volto alla verifica dell'assoggettabilità dell'opera, che deve essere realizzata, alla suddetta Via o alla determinazione delle soglie?
Risposta.
La Corte costituzionale, con la sentenza del 26.03.2010, numero 120, ha affermato, in tema di elettrodotti, che a seguito e per l'effetto delle modifiche apportate al Codice dell'ambiente dal decreto legislativo numero 4, del 2008, l'effettuazione della Via deve essere subordinata allo svolgimento di un sub procedimento preventivo, volto alla verifica dell'assoggettabilità dell'opera, che deve essere realizzata, alla predetta Via, e non già alla determinazione delle soglie.
I giudici delle leggi non ignorano il fatto che la normativa comunitaria, nella specifica fattispecie, ha affermato, con l'articolo 4, paragrafo 2, in relazione al punto 3, lettera b), del la direttiva 85/337/Cee, la necessità di esperire la procedura Via con valutazioni caso per caso o con la fissazione di soglie. Però, la consulta, pur sottolineando che la giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia Ce, 23.11.2006, in causa n. C-486/04; Corte di giustizia Ce, 08.09.2005, in causa n. C-121/03) rimette alla normativa interna, per certe materie, l'individuazione delle soglie, ha focalizzato la sua attenzione sul procedimento, che costituisce l'attuazione del succitato articolo 4 paragrafo 2, in relazione al punto 3, lettera b), della direttiva 85/337/Cee, disciplinato dall'articolo 20 del codice dell'ambiente.
La Corte costituzionale, difatti, ha affermato che l'obbligo della sottoposizione del progetto alla procedura Via, scaturisce dal valore della tutela ambientale, che, nella disciplina dello Stato italiano, in attuazione del succitato articolo 4, paragrafo 2, in relazione al punto 3, lettera b), della direttiva 85/337/Cee, è un livello di tutela uniforme, con valenza su tutto il territorio nazionale, pur rispettando la concorrenza delle altre materie di competenza delle regioni. Ne consegue, che ogni intervento che comporti modifica dell'habitat deve essere soggetto alla verifica della assoggettabilità dell'opera da realizzare alla Via.
E ciò, in particolare, nei casi in cui esso consista in una modifica di un'opera la cui costruzione possa rientrare oggettivamente tra le ipotesi comprese nella valutazione. Al riguardo sorge spontaneo il richiamo della sentenza della Corte di giustizia delle comunità europee del 28.02.2008, in causa C-2 paragrafo 2, in relazione al punto 3, lettera b), della direttiva 85/337/Cee (Quesitario ItaliaOggi Sette del 05.12.2011).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 48 del 02.12.2011, "Verifica di assoggettabilità a VIA delle grandi strutture di vendita ai sensi della legge regionale 02.02.2010 n. 5 allegato B), punto 7, lettere B1, B2, B3 e B4 e punto 8, lettera T" (deliberazione G.R. 30.11.2011 n. 2598).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 48 del 30.11.2011, "Attuazione della legge regionale 02.02.2010, n. 5 (Norme in materia di valutazione di impatto ambientale)" (regolamento regionale 21.11.2011 n. 5).

LAVORI PUBBLICI1. Opere strategiche - Normativa applicabile - E' disciplina speciale - Differenze dal procedimento ordinario - Possibilità di partecipazione di soggetti privati - Non sussiste.
2. Opere pubbliche - Valutazione di impatto ambientale - Finalità - Realizzazione della migliore mediazione possibile tra le esigenze funzionali dell'opera e l'impatto che la sua esecuzione effettivamente produce.
3. Opere strategiche - Valutazione di impatto ambientale - Oggetto della valutazione - Progetto preliminare - Conseguenze.
4. Opere strategiche - Valutazione di impatto ambientale - Necessità di nuovo procedimento di V.I.A. in sede di progetto definitivo - Non sussiste.

1. Il procedimento delle opere strategiche, disciplinato dalla normativa speciale -in particolare art. 3, D.Lgs. n. 190/2002 dettato in attuazione della Legge 443/2001 per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici di interesse nazionale, norma poi abrogata dall'art. 256, D.Lgs. 12.04.2006- diverge significativamente dall'ordinario procedimento, in quanto non è prevista alcuna forma di partecipazione dei soggetti privati; le maggiori differenze attengono, poi, al progetto preliminare, che (i) deve evidenziare tutta una serie di elementi oltre a quanto previsto nell'art. 16 della legge quadro, (ii) non è sottoposto a conferenza di servizi, (iii) comporta l'accertamento della compatibilità ambientale, (iv) viene a comportare un assoggettamento di tutti gli immobili in cui è localizzata l'opera al vincolo preordinato all'esproprio ai sensi dell'art. 10 D.P.R. 327/2001, con variazione automatica degli strumenti urbanistici vigenti.
2. La valutazione dell'impatto ambientale, quale prevista nelle indicate direttive comunitarie n. 337/85 CEE e n. 11/97/CE e dalla normativa interna di relativo recepimento, è specificamente finalizzata all'individuazione, descrizione e quantificazione degli effetti che un determinato progetto, opera o attività potrebbero avere sull'ambiente: la procedura tende ad accertare la sostenibilità ambientale degli interventi, verificando, per il singolo progetto, il suo inserimento ottimale nel territorio e realizzando la migliore mediazione possibile tra le esigenze funzionali dell'opera e l'impatto che la sua esecuzione effettivamente produce.
3. Per le opere strategiche la VIA si svolge sul progetto preliminare e non su quello definitivo: è, quindi, nel primo livello di progettazione che devono essere individuati gli elementi che possono avere una incidenza negativa sull'ambiente, in modo da poter adeguare il progetto definitivo.
Il tutto, al fine di prevenire il danno ambientale, con il passaggio da un sistema di ripristino, a valle, del danno medesimo ad un sistema di previsione-prevenzione, a monte, dello stesso nella gestione del territorio e delle risorse naturali.
4. Poiché per le infrastrutture strategiche la procedura V.I.A. viene effettuata sul progetto preliminare, in sede di progetto definitivo la Commissione competente deve limitarsi a verificare che il progetto definitivo abbia rispettato le prescrizioni contenute nel parere di compatibilità ambientale, ma non viene previsto in alcun caso un nuovo procedimento di V.I.A. (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 22.11.2011 n. 2822 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAOpere soggette a VIA: termini per l'impugnazione degli atti adottati dalla Conferenza di servizi.
Il procedimento di VIA rappresenta solo una fase interna al procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica. L’autorizzazione unica è, infatti, prevista dall'art. 12 del d.lgs n. 387/2003, come epilogo procedimentale per le opere finalizzate alla costruzione ed esercizio degli impianti eolici di produzione di energia.
Gli atti presupposti costituiscono atti interni di una Conferenza dei servizi decisoria, nei cui confronti non è ammissibile una impugnazione diretta con la conseguenza che il dies a quo per la proposizione dell’impugnazione avverso i provvedimenti adottati in Conferenza dei servizi per opere soggette a VIA è rappresentato dalla pubblicazione del provvedimento finale nella Gazzetta Ufficiale (massima tratta da www.gazzettaamministrativa.it - Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 09.11.2011 n. 5921 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Sull'interpretazione dell'art. 1, n. 5, della direttiva 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 2003/35/CE.
Convenzione di Aarhus – Accesso alla giustizia in materia ambientale – Portata del diritto di ricorso contro un atto legislativo.

L'art. 1, n. 5, della direttiva del Consiglio 27.06.1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26.05.2003, 2003/35/CE, deve essere interpretato nel senso che sono esclusi dall'ambito di applicazione di tale direttiva soltanto i progetti adottati nei dettagli mediante un atto legislativo specifico, di modo che gli obiettivi della medesima direttiva siano stati raggiunti tramite la procedura legislativa. Spetta al giudice nazionale verificare che detti due requisiti siano stati rispettati tenendo conto sia del contenuto dell'atto legislativo adottato sia di tutta la procedura legislativa che ha condotto alla sua adozione e, in particolare, degli atti preparatori e dei dibattiti parlamentari. Al riguardo, un atto legislativo che non faccia altro che "ratificare" puramente e semplicemente un atto amministrativo preesistente, limitandosi a constatare l'esistenza di motivi imperativi di interesse generale, senza il previo avvio di una procedura legislativa nel merito che consenta di rispettare detti requisiti, non può essere considerato un atto legislativo specifico ai sensi della citata disposizione e non è dunque sufficiente ad escludere un progetto dall'ambito di applicazione della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35.
L'art. 9, n. 2, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, conclusa il 25.06.1998 e approvata a nome della Comunità europea con decisione del Consiglio 17.02.2005, 2005/370/CE, e l'art. 10-bis della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35, devono essere interpretati nel senso che:
- qualora un progetto rientrante nell'ambito d'applicazione di tali disposizioni sia adottato mediante un atto legislativo, la verifica del rispetto, da parte di quest'ultimo, dei requisiti stabiliti all'art. 1, n. 5, di detta direttiva deve poter essere sottoposta, in base alle norme nazionali procedurali, ad un organo giurisdizionale o ad un organo indipendente e imparziale istituito dalla legge;
- nel caso in cui contro un simile atto non sia esperibile alcun ricorso della natura e della portata sopra rammentate, spetterebbe ad ogni organo giurisdizionale nazionale adito nell'ambito della sua competenza esercitare il controllo descritto al precedente trattino e trarne le eventuali conseguenze, disapplicando tale atto legislativo (Corte di giustizia europea, Grande Sezione, sentenza 18.10.2011 n. C-128/09 - link a www.dirittodeiservizipubblici.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Provvedimento di esclusione - Efficacia - Pubblicazione sul B.U.R. - Necessità - Esclusione - Art. 32 d.lgs. n. 152/2006.
L’efficacia del provvedimento regionale di esclusione dalla procedura di VIA, ai sensi dell’art. 32 d.lgs. n. 152 del 2006 (nel testo all’epoca vigente), non dipende dalla sua pubblicazione, che non risulta prescritta come obbligatoria per legge.
E’ pertanto irrilevante la mancata pubblicazione sul B.U.R. ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione, che deve farsi pertanto decorrere per il soggetto che si ritenga leso dalla piena conoscenza dei suoi elementi essenziali, quali l’autorità emanante, la data, il contenuto dispositivo ed il suo effetto lesivo, salva la possibilità di proporre motivi aggiunti ove dalla conoscenza integrale del provvedimento emergano profili di illegittimità specifici ed ulteriori relativi al suo contenuto (Cons. St. Sez. IV, 13.06.2011, n. 3583, Sez. V, 23.05.2011, n. 2842) (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 25.07.2011 n. 4454 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: Impianti di energia rinnovabile - Criteri di inserimento nel paesaggio - Competenza - Conferenza Unificata - Linee guida statali - Art. 12, c. 10 d.lgs. n. 387/2003 - Regioni - Competenza in via attuativa - Province e comuni - Incompetenza.
Le competenze in tema di individuazione di aree idonee e di elaborazione di criteri di corretto inserimento degli impianti di energie rinnovabili nel paesaggio appartengono unicamente alla Conferenza Unificata (mediante linee guida c.d. statali - cfr. art. 12, c. 10 d.lgs. n. 387/2003) in via generale ed alle Regioni in via meramente attuativa; non anche a province e comuni, i quali potranno tutt’al più provvedere, ai sensi dell’art. 117, sesto comma, Cost., alla disciplina degli aspetti più propriamente organizzativi e procedimentali, nel rispetto di quanto già stabilito in proposito dalle linee guida statali e regionali, non anche gli aspetti sostanziali come quelli che nella specie si è inteso in senso assolutamente prevalente regolare (cfr. TAR Lecce, sez. I, 26.01.2011, n. 140).
VIA - Impianti fotovoltaici - Regolamento per la redazione degli studi e la valutazione della compatibilità ambientale - Provincia - Incompetenza relativa.
L’incompetenza della Provincia all’emanazione di un regolamento per la redazione degli studi e la valutazione della compatibilità ambientale di impianti fotovoltaici deve essere ritenuta non assoluta ma relativa.
E ciò in forza di una interpretazione più restrittiva del concetto di incompetenza assoluta che, anche a seguito della riforma costituzionale del 2001, deve essere letta come impossibilità non tanto di adottare il singolo atto ma, piuttosto, di intervenire in generale sull’intero settore di attività: circostanza questa che nel caso di specie non si verifica, posto che la Provincia esercita comunque numerose competenze -anche al di là di quelle specificamente delegate in tema di VIA- in materia di tutela dell’ambiente [cfr. art. 19, comma 1, lettere a) ed e), del decreto legislativo n. 267 del 2000) e di valorizzazione delle risorse energetiche [cfr. lettera b) della stessa disposizione] (TAR Puglia Lecce, sez. I, 29.06.2011 nn. 1215, 1216 e 1218 e 11.07.2011 n. 1286) (TAR Puglia-Lecce, Sez. I, sentenza 18.07.2011 n. 1356 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Regione Puglia - Delega alle province delle competenze sulla VIA - L.r. Puglia n. 17/2007 - Titolarità del potere - Regione - Istituto della delegazione - Principi generali.
Se è pur vero che con la l.r. Puglia n. 17 del 2007 sono state delegate alle province pugliesi le competenze sulla VIA, dall’altro lato è anche vero che tale delega ha riguardato soltanto l’esercizio delle funzioni stesse, non anche la loro titolarità. In questa direzione il delegante conserva poteri di coordinamento e di alta sorveglianza, e tra questi anche quello di emanare direttive.
Del resto, in applicazione di principi generali dell’ordinamento costituzionale ed amministrativo l’istituto della delegazione non spoglia il delegante del potere di provvedere sulla materia delegata, conservando anzi in merito ad esso il potere di (re)intervenire in ogni momento: non è un caso, infatti, che nulla è mutato in ordine al potere della Regione Puglia di adottare atti di indirizzo in materia di VIA (cfr. art. 7 della legge regionale n. 11 del 2001).
VIA - Art. 7, c. 7 d.lgs. n. 152/2006 - Competenze in materia di VIA - Principio di sussidiarietà verticale.
Il codice dell’ambiente (cfr. art. 7, comma 7) assegna unicamente alle Regioni ed alle province autonome il potere di disciplinare in materia di VIA “le competenze proprie e quelle degli altri enti locali”.
Si tratta di una applicazione del principio di sussidiarietà verticale in base al quale lo Stato, nell’esercizio della competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente [cfr. art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.], ha ritenuto di allocare tale specifica competenza, per ragioni per l’appunto di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, al livello di governo regionale (TAR Puglia Lecce, sez. I, 29.06.2011 nn. 1215, 1216 e 1218 e 11.07.2011 n. 1286) (TAR Puglia-Lecce, Sez. I, sentenza 18.07.2011 n. 1356 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Art. 5, c. 1, lett. c), d.lgs. n. 152/2006 - Impatti cumulativi - Insuscettibilità di analisi frazionata.
Quando l’intervento progettato, pur essendo suddiviso in singole frazioni anche al solo fine di soddisfare esigenze di snellezza procedimentale dell’impresa, appare riconducibile ad un unico programma imprenditoriale, la conseguenza che si registra sul terreno del doveroso assoggettamento a VIA è senz’altro quella di una analisi che tenga conto necessariamente dei cd impatti cumulativi.
Il codice dell’ambiente, con l’art. 5, comma 1, lettera c, restituisce invero un concetto di impatto ambientale che , per sua natura, appare insuscettibile di analisi frazionata. Logica conseguenza di questo approccio alla nozione di impatto ambientale appare l’obbligo, per l’imprenditore, di evidenziare gli interventi connessi, complementari o a servizio di quello proposto -così come prescritto dall’art 3, comma 2, lettera b), n. 2, del DPCM 27.12.1988- perché solo così è possibile una verifica illuminante ed esaustiva della incidenza ambientale di un progetto complesso.
Ciò significa che, pur a fronte di una pluralità di procedimenti amministrativi messi in moto dall’imprenditore, l’organo preposto a compiere la valutazione di impatto ambientale ha il preciso dovere di operarne la reductio ad unitatem, specie in presenza di elementi sintomatici della unicità di intervento (Consiglio Stato, sez. V, 16.06.2009, n. 3849).
DIRITTO AMBIENTALE - Principio di precauzione - Art. 3-ter d.lgs. n. 152/2006.
Dal principio di precauzione (art. 3-ter d.lgs. n. 152/2006) deriva l’esigenza di un’azione ambientale consapevole e capace di svolgere un ruolo teso alla salvaguardia dell’ecosistema in funzione preventiva , anche quando non sussistono evidenze scientifiche conclamate che illustrino la certa riconducibilità di un effetto devastante per l’ambiente ad una determinata causa umana.
VIA - Tutela preventiva dell’interesse pubblico ambientale - Principio di precauzione.
La valutazione di impatto ambientale comporta una valutazione anticipata finalizzata, nel quadro del principio comunitario di precauzione, alla tutela preventiva dell'interesse pubblico ambientale, con la conseguenza che, in presenza di una situazione ambientale connotata da profili di specifica e documentata sensibilità, anche la semplice possibilità di un'alterazione negativa va considerata un ragionevole motivo di opposizione alla realizzazione di un'attività, sfuggendo, per l'effetto, al sindacato giurisdizionale la scelta discrezionale della p.a. di non sottoporre beni di primario rango costituzionale, qual è quello dell'integrità ambientale, ad ulteriori fattori di rischio che, con riferimento alle peculiarità dell'area, possono implicare l'eventualità, non dimostrabile in positivo ma neanche suscettibile di esclusione, di eventi lesivi (TAR Toscana Firenze, sez. II, 20.04.2010, n. 986) (TAR Puglia-Lecce, Sez. I, sentenza 14.07.2011 n. 1341 - link a www.ambientediritto.it).

LAVORI PUBBLICI: VIA - Opera pubblica di rilevanza statale o regionale - Individuazione dell’ente competente in materia di VIA - Disciplina previgente al T.U.A. - Criterio ontologico strutturale.
Per stabilire, ai fini della individuazione dell’ente competente in materia di VIA, se una determinata opera pubblica sia di rilevanza regionale o statale, occorre verificare se tale opera incida o meno su un perimetro circoscritto del territorio.
Nella disciplina previgente al testo unico (o codice) ambientale di cui al d.lgs. 152 del 2006 -che oggi rinvia agli allegati ai fini della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni (articolo 7 che rinvia agli allegati alla parte seconda)- sia la normativa nazionale (art. 1 DPCM 10.08.1988, n. 377) che quella regionale ligure, facevano riferimento ad un criterio ontologico strutturale e non già funzionale per stabilire la competenza sulla VIA.
VIA - Progettazione preliminare e definitiva - Opera pubblica approvata con progetto preliminare - Sensibile variazione in sede di approvazione del progetto definitivo - Nuova sottoposizione a VIA - D.lgs. n. 113/2007 - Art. 185 d.lgs. n. 163/2006.
Tra i due elaborati di progettazione preliminare e definitiva è ragionevole che emerga una differenza nella parte in cui la progettazione definitiva raccoglie i suggerimenti emersi nel corso della conferenza di servizi; si tratta di una integrazione che la normativa (artt. 18 e 25 D.P.R. 554 del 1999) e le fasi dei diversi livelli di progetto considerano fisiologica. Infatti, non avrebbe avuto significato la previsione di distinti momenti e livelli progettuali, ove fosse stato fin da subito prevedere tutta la conformazione possibile dell’opera.
La normativa successiva, in piena aderenza alla normativa comunitaria, ha previsto (con modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 113 del 31.07.2007 all’art. 185 codice dei contratti pubblici) che l’opera pubblica approvata con progetto preliminare debba essere nuovamente sottoposta a valutazione ambientale, ove vi sia stata in sede di approvazione del progetto definitivo una sensibile variazione rispetto alla valutazione effettuata al momento del progetto preliminare e vi sia stata una significativa modificazione dell’impatto globale del progetto sull’ambiente, in conformità con le direttive in materia (85/337CE e 97/11/CE) che prevede che la valutazione ambientale debba coincidere con l’atto che autorizza alla realizzazione dell’intervento (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 07.07.2011 n. 4072 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Soggetto che intende realizzare un intervento con effetti rilevanti sull’ambiente - Art. 22, c. 3, d.lgs. n. 152/2006 - Elaborazione di uno Studio di Impatto - Valutazione soggettiva preliminare - Successiva valutazione della competente PA - Autonomia di giudizio.
Ai sensi dell’art. 22, c. 3, d.lgs. n. 152/2006 e dell’allegato VII al codice stesso, il soggetto che intende realizzare un determinato intervento con effetti rilevanti sull’ambiente deve elaborare uno studio di impatto con il quale non solo descrivere il relativo progetto ma anche compiere una prima valutazione -sebbene soggettivamente rimessa alle proprie personali (ma pur sempre tecniche) considerazioni- in ordine agli impatti che il medesimo intervento è idoneo ad arrecare sulle principali matrici ambientali.
Valutazione preliminare cui seguirà poi quella della competente PA che dovrà essere condotta in piena autonomia di giudizio secondo i consueti canoni della discrezionalità tecnica. Pertanto, nella elaborazione del SIA non basta limitarsi a segnalare la sussistenza di un determinato fenomeno con potenziali effetti sull’ambiente, dovendosi altresì valutare -almeno in prima battuta- le relative conseguenze in termini di impatto negativo.
VIA - Assoggettabilità a VIA - Presupposto - Possibili effetti negativi e significativi sull’ambiente.
L’assoggettabilità a VIA è subordinata alla presenza di possibili (dunque non certi) effetti negativi e significativi sull'ambiente (cfr. art. 19, comma 4, del decreto legislativo n. 152 del 2006).
VIA - Integrazioni sostanziali del SIA - Riattivazione del procedimento di VIA - Meccanismi partecipativi ex art. 24 d.lgs. n. 152/2006.
A fronte di integrazioni sostanziali dello studio di impatto ambientale, deve ritenersi necessari ala riattivazione del procedimento VIA, se non altro per garantire il pieno rispetto dei meccanismi partecipativi di cui all’art. 24 del codice ambiente (TAR Puglia-Lecce, Sez. I, sentenza 25.05.2011 n. 957 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: VIA - Artt. 19-24 d.lgs. n. 152/2006 - Procedimento a doppio stadio - Verifica di assoggettabilità.
La Valutazione di impatto ambientale è l’istituto, previsto ora dagli artt. 19-24 del D.lgs. 03.04.2006 n. 152, mediante il quale, nella formula dell’art. 5 lettera b) del T.U. “vengono preventivamente individuati gli effetti sull'ambiente di un progetto”.
Detto istituto prevede, in sintesi, l’elaborazione di uno studio particolarmente complesso ed oneroso, che per tal ragione, come previsto dal legislatore nazionale in ossequio alla normativa uniforme europea, non è imposto indiscriminatamente per tutti gli interventi capaci di influenzare negativamente l’ambiente.
Per taluni di essi è previsto infatti un procedimento a doppio stadio: nella prima fase, si compie appunto lo screening, ovvero nella terminologia dell’art. 5 lettera m) del T.U. la “verifica di assoggettabilità”, che serve a “valutare, ove previsto, se progetti possono avere un impatto significativo e negativo sull'ambiente e devono essere sottoposti alla fase di valutazione”; la VIA poi si fa nella seconda fase, che è eventuale, ovvero ha luogo solo se lo screening conclude in tal senso.
VIA - Verifica di assoggettabilità - Discrezionalità tecnica - Sindacato giurisdizionale - Limiti.
L’attività mediante la quale l’amministrazione provvede alle valutazioni poste alla base della verifica di assoggettabilità a VIA è connotata da discrezionalità tecnica, e quindi può essere sindacata in sede giurisdizionale di legittimità nei limiti del non corretto esercizio del potere sotto il profilo del difetto di motivazione, di illogicità manifesta, della erroneità dei presupposti di fatto e di incoerenza della procedura valutativa e dei relativi esiti (C.d.S. sez. V 01.10.2002 n. 7262); le illegittimità e incongruenze debbono essere “macroscopiche” e “manifeste” (C.d.S. sez. V 17.05.2005 n. 2460, con riguardo al sindacato sulla VIA di un impianto industriale; conforme, sempre in tema di valutazioni di impatto ambientale, anche C.d.S. sez. VI 19.02.2008 n. 561).
VIA - Parere con prescrizioni - Equivalenza a parere negativo - Inconfigurabilità.
In tema di Valutazione di Impatto Ambientale, parere con prescrizioni non significa inidoneità del progetto ad essere positivamente valutato; piuttosto progetto in sé è accettabile, che si presta, secondo l’amministrazione consulente, ad essere ulteriormente migliorato: ne consegue che il ricorso allo strumento delle "prescrizioni" non può essere visto come sintomatico di un progetto incompatibile con l'ambiente e che non può assumersi un’equivalenza fra parere negativo e parere con prescrizioni (C.d.S. sez. V 05.01.2004 n° 1) (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 11.03.2011 n. 398 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: VIA - Provvedimento di esclusione - Presupposti ex art. 20 d.lgs. n. 152/2006 - Motivazione - Principio comunitario di massima precauzione in materia di tutela dell’ambiente.
L’art. 20 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice dell’ambiente) delinea tra i presupposti per poter procedere all’esclusione dalla VIA l’assenza di impatti significativi sull’ambiente nonché la assenza di una modifica sostanziale dello stato dei luoghi.
Ne deriva che è palesemente generica la motivazione del provvedimento di esclusione della necessità di VIA laddove si limita ad affermare che “non si rileva alcun elemento di interesse relativo all’impatto ambientale dell’opera”, senza soffermarsi sui presupoosti indicati dalla norma.
Né può ritenersi che il provvedimento di esclusione dalla VIA non richieda necessariamente una articolata ed approfondita motivazione qualora in sede istruttoria sia stata prodotta tutta la necessaria documentazione, e ciò in quanto una siffatta conclusione, diretta in sostanza ad elidere una autonoma valutazione in tal senso in capo alla competente amministrazione, sarebbe contraria al principio comunitario di massima precauzione in materia di tutela dell’ambiente (TAR Puglia-Lecce, Sez. I, sentenza 25.02.2011 n. 405 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Conclusione del procedimento - Termine di 150 giorni - Art. 26 d.lgs. n. 152/2006 - Principio fondamentale non derogabile della Regione e dagli enti delegati.
La conclusione del procedimento di valutazione di impatto ambientale è sottoposta al termine di centocinquanta giorni dalla presentazione dell’istanza, ai sensi dell’art. 26 del dlgs. n. 152/2006.
L’obbligo, per l’Amministrazione preposta, di pronunciarsi entro termini perentori sulle istanze di compatibilità ambientale costituisce principio fondamentale della materia non derogabile dalle Regioni e dagli enti delegati (TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 18.02.2011 n. 289 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: V.I.A. - Impianti di produzione di energia elettrica - Art. 31, c. 2, d.lgs. n. 112/1998 - Parere positivo espresso in sede di v.i.a. - Affidamento della parte circa la realizzazione dell’impianto - Limiti - Emersione di sopravvenienze rilevanti - Subordinazione dell’autorizzazione finale a ulteriori prescrizioni - Legittimità.
Nell'ambito della più ampia procedura volta al rilascio dell'autorizzazione finale di cui all'art. 31, comma 2, lett. b), del Dlgs. 31.03.1998, n. 112, il parere espresso in sede di valutazione di impatto ambientale, sul piano istruttorio e per le tematiche ad esso inerenti, comporta un forte vincolo procedimentale e pertanto i risultati cui è pervenuto, non potrebbero essere legittimamente disattesi dalla successiva attività istruttoria per le parti che costituiscono il presupposto logico essenziale del giudizio espresso in quella sede.
Tuttavia la positiva valutazione di impatto ambientale non esaurisce ogni aspetto della procedura autorizzativa e non è pertanto idonea ad esprimere un giudizio definitivo sull’intervento, reso possibile solo dal rilascio dell’autorizzazione finale (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 18.01.2006, n. 129).
Deve pertanto ritenersi che l'Amministrazione competente al rilascio del provvedimento finale sia comunque legittimata a chiedere chiarimenti ed integrazioni ovvero a subordinare ad ulteriori condizioni e prescrizioni il rilascio dell'autorizzazione finale, qualora, nel corso dell'istruttoria, emergano nuovi elementi prima non considerati i quali rendano evidente l'impossibilità di conseguire quelle fondamentali esigenze di equilibrio ecologico e ambientale poste a fondamento del giudizio favorevole di compatibilità ambientale (cfr. Cass. civ., s.u., 07.07.2010, n. 16039).
Pertanto, l’affidamento della parte alla realizzazione dell’impianto determinato dal rilascio della v.i.a. non cristallizza la situazione al momento in cui la stessa è stata rilasciata, ma consente di valutare anche sopravvenienze, purché naturalmente esse vi siano e siano anche rilevanti (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 16.02.2011 n. 282 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: V.I.A. - Provvedimento di esclusione della procedura di VIA - Provvedimento di autorizzazione del progetto - Onere di impugnazione - Rapporti e limiti - Comuni interessati diversi da quello nel cui territorio è prevista l’ubicazione dell’impianto - Espressione del parere nell’ambito della procedura di VIA - Art. 2, lett. m), L.r. Veneto n. 10/1999.
L’onere di impugnazione del provvedimento che decide in merito all’esclusione della procedura di VIA non preclude ai soggetti interessati l’impugnazione del provvedimento con cui il progetto viene autorizzato.
Tuttavia nel caso in cui sia impugnata soltanto l’autorizzazione all’esecuzione del progetto non potranno essere fatti valere con il ricorso censure relative alla mancata effettuazione della procedura di VIA, perché tale aspetto è stato già autonomamente e definitivamente considerato dal presupposto provvedimento, non tempestivamente impugnato, con cui è stata esclusa la procedura di VIA.
Né è possibile sostenere che solo con l’autorizzazione all’esecuzione del progetto sorga la lesione e dunque l’interesse all’impugnazione, perché la decisione di non effettuare la VIA comporta già un pregiudizio per la tutela ambientale che consiste nell’impiego di minori cautele nella definizione della procedura autorizzatoria.
Tale circostanza è particolarmente evidente con riferimento ai Comuni interessati (diversi da quello nel cui territorio è prevista l’ubicazione dell’impianto) ai quali la procedura di VIA consentirebbe, in relazione all’impatto ambientale ai sensi dell’art. 2, lettera m), della legge regionale del Veneto n. 10 del 1999, di esprimere il parere nell’ambito della procedura di VIA (TAR Veneto, Sez. III, sentenza 16.02.2011 n. 265 - link a www.ambientediritto.it).

2010

URBANISTICA: VIA e VAS - Procedura di VAS - Valutazione ambientale di piani e programmi - Varianti a singoli progetti - VIA.
Ai sensi dell’art. 5, comma 1, del citato decreto n. 152/2006, la procedura di V.A.S. è espressamente riservata alla valutazione ambientale di piani e programmi, restando conseguentemente escluse le varianti riguardanti la realizzazione di singoli progetti, per i quali il legislatore ha predisposto il diverso strumento del procedimento di V.I.A. (v. da ultimo, Cons. Stato, Sez. IV, 04.12.2009, n. 7651) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 19.11.2010 n. 8113 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: R. Greco, BREVI OSSERVAZIONI SULLE MODIFICHE AL PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA) INTRODOTTE DAL DECRETO LEGISLATIVO 29.06.2010, N. 128 (link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, 1° suppl. straord. al n. 38 del 21.09.2010, "Testo coordinato della L.R. 02.02.2010 n. 5 «Norme in materia di Valutazione di Impatto Ambientale»" (testo coordinato L.R. 02.02.2010 n. 5 - link a www.infopoint.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Tutela preventiva dell’ambiente - Discrezionalità amministrativa - Natura sostanzialmente insindacabile delle scelte effettuate.
L’istituto della VIA, in quanto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente, è caratterizzato da un’ampia discrezionalità amministrativa: le scelte effettuate hanno natura sostanzialmente insindacabile, alla luce del valore primario ed assoluto riconosciuto dalla Costituzione al paesaggio e all’ambiente (cfr. da ultimo Cons. St., sez. V, 12.06.2009, n. 3770; Corte cost., 07.11.2007, n. 367).
VIA - Tutela del paesaggio - Preminenza costituzionale - Ponderazione dell’interesse privato - Limiti.
La ponderazione degli interessi privati, unitamente ed in coerenza con gli interessi pubblici connessi con la tutela paesaggistica ed ambientale, non deve essere giustificata neppure allo scopo di dimostrare che il sacrificio imposto al privato (per altro di natura essenzialmente procedimentale nel caso di ammissione a v.i.a. all’esito della verifica di assoggettabilità perché il bene della vita finale non è pregiudicato), sia stato contenuto nel minimo possibile, perché tale giudizio si colloca all’interno della disciplina costituzionale del paesaggio (art. 9 Cost.) che erige il valore estetico-culturale a valore primario dell’ordinamento.
VIA - Disciplina - Finalità - Diritto fondamentali di derivazione comunitaria - Direttiva 85/337/CEE - Rifiuto di sottoporre un progetto a via all’esito di verifica preliminare - Giustificazione delle ragioni.
La disciplina sulla v.i.a. è preordinata alla salvaguardia dell’habitat nel quale l’uomo vive che assurge a valore primario ed assoluto in quanto espressivo della personalità umana (cfr. Cons. St., sez. VI, 18.03.2008, n. 1109), attribuendo ad ogni singolo un autentico diritto fondamentale, di derivazione comunitaria (direttiva 85/337), che obbliga l’amministrazione a giustificare, quantomeno ex post ed a richiesta dell’interessato, le ragioni del rifiuto di sottoporre un progetto a v.i.a. all’esito di verifica preliminare (cfr. Corte giust. 30.04.2009, c-75/08, Mellor).
VIA - Discrezionalità tecnica - Direttiva 85/337/CEE - Progetto - Profili di ubicazione e dimensione - Natura sostanziale.
Nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale (ed a maggior ragione nell’effettuare la verifica preliminare), l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità tecnica sebbene censurabile sia per macroscopici vizi logici, sia per errore di fatto, sia per travisamento dei presupposti (cfr. Trib. Sup. acque pubbliche, 11.03.2009, n. 35; Cons. St., sez. VI, 19.02.2008, n. 561; sez. VI, 30.01.2004, n. 316); essa non deve limitarsi, a mente della direttiva 85/337/CEE, ad apprezzare solo i profili di ubicazione e dimensione del progetto, ma ha l’obbligo di accertarne la natura sostanziale (cfr. da ultimo Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07).
VIA - Analisi comparata tra il sacrificio ambientale e l’utilità economica - Opzione zero - Sviluppo sostenibile - Art. 3-quater d.lgs. n. 152/2006 - Proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività.
Alla stregua della disciplina comunitaria e nazionale (ed eventualmente regionale), la v.i.a. non può essere intesa come limitata alla verifica della astratta compatibilità ambientale dell’opera ma si sostanzia in una analisi comparata tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio economica, tenuto conto delle alternative praticabili e dei riflessi della stessa “opzione zero”; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilità), sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende allora fisiologico che si pervenga ad una soluzione negativa ove l’intervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dell’interesse diverso sotteso all’iniziativa; da qui la possibilità di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformità al criterio dello sviluppo sostenibile (ora codificato dall’art. 3-quater, d.leg. 152/2006) e alla logica della proporzionalità tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettività che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste (cfr. Cons. St., sez. VI, 22.02.2007, n. 933).
VIA - Direttiva 85/337/CEE - Politica comunitaria dell’ambiente - Tutela preventiva da inquinamenti e altre perturbazioni.
La giurisprudenza comunitaria conferisce un ruolo strategico alla procedura di v.i.a., nel quadro dei mezzi e modelli positivi preordinati alla tutela dell’ambiente, valorizzando le disposizioni della direttiva 85/337/CEE. che evidenziano come la politica comunitaria dell’ambiente consista, ante omnia, nell’evitare fin dall’inizio inquinamenti ed altre perturbazioni, anziché combatterne successivamente gli effetti: conformemente ai principi “costituzionali” dei trattati, scopo dell’U.E. è la tutela preventiva dell’ambiente (cfr. Corte giust., sez. V, 21.09.1999, c-392/96; sez. VI, 16.09.1999, c-435/97).
VIA - Nozione di centro abitato - Riferimento alla disciplina di cui al codice della strada - Eccentricità - Diversa connotazione giuridica dell’analogo concetto urbanistico.
E’ eccentrico, rispetto al quadro delle norme e dei principi in materia di VIA, valorizzare la nozione di “centro abitato” contemplata dal codice della strada (artt. 3 e 4).
La giurisprudenza è univoca nel segnalarne la diversa connotazione giuridica rispetto all’analogo concetto previsto dalla disciplina urbanistica (art. 41-quinquies, l. n. 1150 del 1942); a fortiori queste conclusioni valgono per la procedura di v.i.a. atteso che scopo essenziale della normativa stradale è quello di assicurare la sicurezza della circolazione mediante prescrizioni tecniche e norme di comportamento (cfr. da ultimo Cons. St., sez. II, 11.03.2009; sez. IV, 05.04.2005, n. 1560).
VIA - Art. 10, c. 2, d.P.R. 12.04.1996 - Meccanismo del silenzio assenso - Disapplicazione - Contrasto con la direttiva 85/337/CEE.
La disposizione sancita dall’art. 10, co. 2, d.P.R. del 12.04.1996 nella parte in cui fa discendere l’esenzione dalla v.i.a. dal silenzio dell’amministrazione protratto per oltre sessanta giorni dall’inoltro della richiesta di verifica, va disapplicata (cfr. Cons. St., 28.09.2001, n. 5169), per contrasto con lo spirito della direttiva 85/337/CEE (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 05.07.2010 n. 4246 - link a ww
w.ambientediritto.it)

EDILIZIA PRIVATA: VIA - RIFIUTI - Discarica - Impatto sul territorio - Intera area funzionale all’esercizio - Coinvolgimento di comune diverso da quello nel cui territorio è prevista la localizzazione.
L’impatto sul territorio, idoneo a giustificare il coinvolgimento, nella procedura di VIA, di un comune diverso da quello nel cui territorio è prevista la localizzazione dell’impianto, non può ritenersi circoscritto all’area destinata alla escavazione, ove si valuta di realizzare la discarica, ma deve essere esteso fino a ricomprendere l’intera area funzionale all’esercizio della discarica medesima.
VIA - Giudizio di compatibilità ambientale - Tutela preventiva - Discrezionalità mista - Ambito del sindacato giurisdizionale.
Il giudizio di compatibilità ambientale, in quanto implica una valutazione anticipata, finalizzata alla tutela preventiva dell’interesse pubblico, non si risolve in un puro e semplice giudizio tecnico, ma presenta comunque profili elevati di discrezionalità amministrativa.
A questo proposito si parla, anche in giurisprudenza, di discrezionalità mista. L’ampiezza della discrezionalità restringe l’ambito del sindacato giurisdizionale ai casi di illogicità manifesta, di errore di fatto e di difetto di istruttoria e di motivazione (conf., “ex multis”, in tema di VIA, Cons, St. nn. 5910/2007, 1462/2005 -che conf. Tar Veneto, n. 3098/2001- e 1/2004).
VIA - RIFIUTI - Realizzazione ed esercizio di discarica su area di cava in atto - Condizioni.
La realizzazione e l’esercizio di una discarica possono essere consentiti sull’area di una cava, in atto, una volta esaurita l’attività estrattiva anche solo su una porzione della cava medesima, sempre che vi siano le condizioni per organizzare e svolgere in modo differenziato l’attività di discarica e quella di cava , al fine di consentire il regolare svolgimento dell’attività di trasporto connessa con la cava e la discarica (cfr. DGRV n. 924/1998 - direttiva sull’applicazione delle ll. reg. nn. 44/1982 e 33/1985).
VIA - DPCM 27.09.1988 - Provvedimento finale - Osservazioni prodotte nel procedimento - Analitica indicazione delle ragioni che hanno condotto a disattenderle - Necessità - Esclusione.
In tema di VIA, la normativa (DPCM 27.09.1988) non impone alla P. A. autrice del provvedimenti finale di manifestare le ragioni che l’hanno indotta a disattendere le osservazioni prodotte nel procedimento, prescrivendo soltanto che di tali osservazioni si tenga conto nella fase di maturazione della scelta finale la quale, a sua volta, assorbe e riassume tutte le valutazioni compiute nell’istruttoria (CdS, VI, n. 129/2006) (TAR Veneto, Sez. III, sentenza 14.06.2010 n. 2512 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Natura - Profili di discrezionalità amministrativa - Sindacato del giudice amministrativo - Limiti.
La valutazione d’impatto ambientale, anche con riferimento alla tutela dei siti di interesse naturalistico SIC e ZPS, non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera, apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l’istruttoria sia mancata, o sia stata svolta in modo inadeguato, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’Amministrazione (cfr. Cons. Stato, sez. V, 22.06.2009 n. 4206; Id., sez. V, 21.11.2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17.05.2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22.07.2005 n. 3917) (TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 14.05.2010 n. 1897 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Progetti di sviluppo di aree urbane - Sottoposizione a VIA - Superfici inferiori a 40 ha - Esclusione - All. B, punto 7, lett. b), d.P.R. 12.04.1996.
Ai sensi dell'all. B), punto 7, lett. b), del D.P.R. 12.04.1996, devono essere sottoposti alla valutazione di impatto ambientale i soli progetti di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori ai 40 ha, sicché è correttamente escluso dal procedimento in questione il progetto inerente un’area di superficie inferiore (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza  05.05.2010 n. 1236 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: VIA - Procedimento - Strumento preventivo di tutela ambientale - Prescrizioni - Radicale diniego.
Il procedimento di valutazione di impatto ambientale è, per sua natura e per sua configurazione normativa, uno strumento preventivo di tutela dell’ambiente, che si svolge prima rispetto all’approvazione del progetto, il quale dovrà essere modificato secondo le prescrizioni intese ad eliminare o ridurre l’incidenza negativa per l’ambiente (cfr. TAR Liguria, Sez. I, 15.06.2006, n. 563) a condizione che ciò sia possibile e che non si imponga il radicale diniego di approvazione del progetto.
VIA - Tutela preventiva dell’interesse pubblico - Profili elevati di discrezionalità amministrativa - Sindacato giurisdizionale - Limiti.
La valutazione di impatto ambientale, giacché finalizzata alla tutela preventiva dell’interesse pubblico, non si risolve in un mero giudizio tecnico, ma presenta profili particolarmente elevati di discrezionalità amministrativa, che sottraggono al sindacato giurisdizionale le scelte della P.A., ove non siano manifestamente illogiche ed incongrue (C.d.S., Sez. V, 21.11.2007, n. 5910; C.d.S., Sez. V, n. 4206/2009; TAR Lazio, Roma, Sez. I, n. 5403/2007).
VIA - Principio di precauzione - Mera possibilità, insuscettibile di esclusione, di alterazioni negative - Opposizione alla realizzazione di un’attività - Discrezionalità amministrativa.
La valutazione di impatto ambientale comporta una valutazione anticipata finalizzata, nel quadro del principio comunitario di precauzione, alla tutela preventiva dell’interesse pubblico ambientale.
Ne deriva che, in presenza di una situazione ambientale connotata da profili di specifica e documentata sensibilità, anche la semplice possibilità di un’alterazione negativa va considerata un ragionevole motivo di opposizione alla realizzazione di un’attività: anche alla luce degli ampi profili di discrezionalità amministrativa che presenta la valutazione di impatto ambientale sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici, sfugge, pertanto, al sindacato giurisdizionale la scelta discrezionale della P.A. di non sottoporre beni di primario rango costituzionale, qual è quello dell’integrità ambientale, ad ulteriori fattori di rischio che, con riferimento alle peculiarità dell’area, possono implicare l’eventualità, non dimostrabile in positivo ma neanche suscettibile di esclusione, di eventi lesivi (così C.d.S., Sez. VI, 04.04.2005, n. 1462, in relazione ad un caso di inquinamento di una falda acquifera).
DIRITTO DELL’ENERGIA - VIA - Illegittimità del procedimento di autorizzazione unica ex art. 12 d.lgs. n. 387/2003 - Illegittimità derivata del giudizio di compatibilità ambientale - Esclusione - Autonomia.
L’eventuale illegittimità del procedimento di autorizzazione unica ex art. 12 del d.lgs. n. 387/2003, non può dispiegare alcuna illegittimità derivata sulla valutazione negativa di compatibilità ambientale, stante l’autonoma funzione di quest’ultima (cfr. TAR Liguria, Sez. I, n. 563/2006) (TAR Toscana, Sez. II, sentenza 20.04.2010 n. 986 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI - URBANISTICA: Oggetto: Procedure di competenza della Direzione Generale PBAAC in materia di VIA, VAS e progetti sovraregionali o trasfrontalieri – Disposizioni per la presentazione delle istanze e della relativa documentazione progettuale (Mi.B.A.C., circolare 19.03.2010 n. 6).

LAVORI PUBBLICI: VIA - Progetto definitivo sensibilmente diverso da quello preliminare - Art. 42 d.lgs. n. 152/2006 - Rinnovo dell’istruttoria - Successivo procedimento autorizzatorio.
L’art. 42, c. 4 del d.lgs. 03.04.2006, n. 152 impone la rinnovazione dell’istruttoria ai fini del rilascio della VIA anche nel caso di progetto definitivo sensibilmente diverso da quello preliminare; il successivo procedimento autorizzatorio non può che svolgersi sullo stesso progetto che la VIA abbia ottenuto, sicché, nel caso di variazioni sostanziali del medesimo che portino ad un progetto “sensibilmente diverso” deve al riguardo essere acquisita nuova VIA su quest’ultimo, pena altrimenti l’elusione del giudizio di compatibilità ambientale e restando ovviamente irrilevante l’istruttoria compiuta sul progetto variato in sede di conferenza di servizi.(cfr. Cons. St., Sez. VI, 31.01.2007, n. 370; cfr. altresì Cons. St., Sez. V, 16.06.2009, n. 3849, laddove è stata affermata, sia pure in diversa fattispecie concernente la sottoposizione a VIA di porzioni di opera, la necessità che la valutazione ambientale debba riguardare unitariamente l’opera nel suo complesso allo scopo di poterne apprezzare i livelli di qualità finale, pena altrimenti l’elusione delle finalità perseguite dalla legge attraverso la stessa VIA) (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 26.02.2010 n. 1142 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 5° suppl. straord, al n. 8 del 26.02.2010, "Metodo per l'espletamento della verifica di assoggettabilità alla VIA per gli impianti smaltimento e/o recupero rifiuti" (deliberazione G.R. 10.02.2010 n. 11317 - link a www.infopoint.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. ord. al n. 5 del 04.02.2010, "Norme in materia di valutazione di impatto ambientale" (L.R. 02.10.2010 n. 5 - link a www.infopoint.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: VIA - AIA - Evoluzione normativa - Rapporti tra le due procedure.
Nell’impostazione originaria del DPR 12.04.1996 l’impatto ambientale di un’opera o di un impianto era misurato esclusivamente attraverso la procedura di VIA (previo esame dell’assoggettabilità qualora il progetto non rientrasse nei casi di VIA codificati).
Alla decisione sulla VIA si collegavano poi le singole autorizzazioni necessarie per la realizzazione dell’opera o il funzionamento dell’impianto. Con l’introduzione dell’AIA tutte queste autorizzazioni sono state raggruppate in un giudizio complessivo. Nell’AIA sono tra l’altro confluite (v. allegato II del Dlgs. 59/2005) l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera di cui al DPR 203/1988, l’autorizzazione allo scarico di cui al Dlgs. 152/1999, l’autorizzazione alla realizzazione e modifica di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti ex art. 27 del Dlgs. 22/1997, nonché l’autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento o recupero di rifiuti ex art. 28 del Dlgs. 22/1997.
Formalmente è rimasta autonoma la procedura di VIA, che deve precedere il rilascio dell’AIA e ne condiziona il contenuto (v. art. 5, comma 12, e art. 7, comma 2, del Dlgs. 59/2005). È però evidente che l’ampiezza delle valutazioni svolte in relazione all’AIA si riflette sulla procedura di VIA, nella quale assumono rilievo necessariamente anche gli studi effettuati in vista del rilascio dell’AIA.
L’impatto ambientale di un’opera o di un impianto non potrebbe infatti essere compiutamente inquadrato senza prendere in considerazione gli approfondimenti tecnici che conducono al rilascio dell’AIA e alla contestuale formulazione dei limiti relativi alla produzione di inquinanti (v. art. 7, commi 3 e 4, del Dlgs. 59/2005).
VIA - AIA - Impugnazione separata dei relativi atti - Possibilità.
Il fatto che la VIA e l’AIA tendano a formare un unicum non impedisce l’impugnazione separata dei relativi atti, in quanto se il materiale tecnico è comune rimangono diversi gli effetti giuridici dei provvedimenti finali. Con la VIA (e con la valutazione di assoggettabilità) viene emessa una pronuncia sulla localizzazione dell’opera o dell’impianto.
Chi si oppone alla localizzazione scelta (o al giudizio circa l’idoneità dell’area a sostenere le modifiche strutturali o gli ampliamenti di opere e impianti già esistenti) ha interesse a impugnare in modo autonomo il relativo provvedimento, ottenendo così anche un effetto inibitorio sull’AIA.
D’altra parte l’impugnazione degli atti relativi alla VIA deve comunque essere seguita dall’impugnazione del rilascio dell’AIA, perché l’oggetto della VIA è definito dalle prescrizioni formulate contestualmente all’AIA, e pertanto è il provvedimento favorevole su quest’ultima che stabilisce a quali condizioni l’impatto ambientale sia accettabile (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 22.01.2010 n. 211 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, 4° suppl. straord. al n. 3 del 21.01.2010 (link a www.infopoint.it):
- "Nuove determinazioni in materia di attività estrattiva di cava, relativamente alle procedure per le verifiche di assoggettabilità a VIA di cave e torbiere, all'autorizzazione all'esercizio di cave per opere pubbliche e al funzionamento del Comitato tecnico consultivo per le attività estrattive" (deliberazione G.R. 30.12.2009 n. 10964);
-  "Criteri di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale di cave e torbiere" (comunicato regionale 08.01.2010 n. 2).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: VIA - AREE PROTETTE - Progetti assoggettati a VIA interessanti P-SIC, SIC o ZPS - Valutazione di incidenza - Assorbimento nell’ambito della procedura di VIA - Art. 5, c. 4 d.P.R. n. 357/1997.
Ai sensi dell’art. 5, c. 4 del d.P.R. n. 357/1997, per i progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione, la valutazione di incidenza è ricompresa nell'ambito della procedura di V.I.A., che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati. (cfr. C.d.S., Sez. VI, 22.11.2006, n. 6831).
VIA - Atti di autorizzazione o approvazione non preceduti da VIA - Sanzione della nullità - Art. 4, ultimo comma, d.lgs. n. 152/2006 - Disciplina ante e post novella ex d.lgs. n. 3/2008.
Mentre il legislatore del 2006 all’art. 4, ult. comma del Codice dell’Ambiente, aveva previsto la più grave sanzione della nullità degli atti di autorizzazione od approvazione non preceduti dalla VIA, con l’art. 1, comma 3 del D.Lg.vo 16.01.2008 n. 3, che ha modificato il citato art. 29 del D. Lg.vo 152/2006, si è tornati all’inquadramento della violazione di legge in esame nella generale categoria dell’annullamento (per la “sola” annullabilità, prima dell’entrata in vigore del Codice dell’Ambiente, si era già espresso C.d.S, Sez. VI, 03.03.2006, n. 1023).
VIA - Procedimento - Natura - Mezzo preventivo di tutela ambientale - VIA postuma alla realizzazione dell’opera - Illegittimità.
Il procedimento di valutazione di impatto ambientale è per sua natura e configurazione normativa un mezzo preventivo di tutela dell'ambiente, che si svolge prima rispetto all'approvazione del progetto (il quale deve essere modificato secondo le prescrizioni intese ad eliminare o ridurre l'incidenza negativa dell’opera progettata) e conseguentemente prima della realizzazione dell’opera (fisiologicamente successiva all’approvazione del progetto).
La natura ontologicamente preventiva della V.I.A. è costantemente affermata tanto dalla giurisprudenza comunitaria (cfr. Corte Giustizia CE, Sez. II, 03.07.2008, nella causa C-215/06, nonché Corte Giustizia CE, Sez. II, 05.07.2007, nella causa C-255/05), quanto da quella nazionale (TAR Liguria, Sez. I, 15.06.2006, n. 563; nonché TAR Puglia-Bari, Sez. I, 10.04.2008, n. 894; TAR Liguria, Sez. I, 16.02.2008, n. 306; TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, 11.08.2007, n. 726).
Ne consegue che una VIA postuma all’autorizzazione dell’opera e allo svolgimento dei lavori deve considerarsi illegittima, perché adottata in violazione dei precetti comunitari (dr. 85/337) e nazionali (artt. 3-ter e 29 del d.lgs. n. 152/2006) improntati al principi di precauzione e prevenzione dell’azione ambientale.
VIA - Amministrazione preposta al giudizio di compatibilità - Pronuncia successiva alla realizzazione delle opere - Obbligatorietà - Esclusione.
In linea di principio, l’Amministrazione preposta al giudizio di compatibilità ambientale non può considerarsi tenuta ad esprimere tale giudizio dopo l’inizio delle opere.
VIA - Giudizio di compatibilità ambientale negativo - Interventi o progetti oggetto di verifica - realizzabilità in funzione di eccezionali motivi di interesse pubblico - Art. 5, cc. 9 e 10 d.P.R. n. 357/1997 - Art. 1, ult. comma, D.M. 17/10/2007 - Ponderazione e giudizio di prevalenza - Soggetti preposti all’autorizzazione dell’opera.
Anche a fronte di un giudizio di compatibilità ambientale negativo, gli interventi o i progetti oggetto di verifica possono comunque essere “autorizzati”, laddove ricorrano quei pregnanti ed eccezionali motivi di interesse pubblico espressamente indicati dal legislatore (cfr.art. 5, cc. 9 e 10 del d.P.R. n. 357/1997 e art. 1, ultimo comma, D.M. 17/10/2007).
La ponderazione ed il giudizio di prevalenza degli interessi de quibus intervengono in un momento successivo al giudizio negativo di compatibilità ambientale e gravano sui soggetti preposti all’autorizzazione dell’opera, soggetti che, acquisita la previa VIA negativa, sono chiamati a vagliare ed esternare le eccezionali e prevalenti ragioni pubbliche (per come tipizzate dal legislatore) che eventualmente impongano comunque la realizzazione dell’intervento (TAR Sicilia-Palermo, Sez. I, sentenza 20.01.2010 n. 583 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI - URBANISTICA: R. Greco, VIA, VAS E AIA: QUESTE SCONOSCIUTE (link a www.giustizia-amministrativa.it).

2009

EDILIZIA PRIVATA: VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE (V.I.A.) - Commissione speciale VIA - Richiesta di integrazione documentale - Termine di trenta giorni - Natura ordinatoria - Decorso del termine - Azioni sollecitatorie - Produzione tardiva - Art. 20 d.lgs. n. 190/2002.
Il termine di 30 giorni, fissato dall’art. 20, secondo e terzo comma, del D.Lgs. 2002, n. 190, per dare risposta alla richiesta di integrazione documentale presentata dalla commissione speciale VIA ha natura ordinatoria.
E’ vero che la norma recita che decorso il termine suddetto il parere si intende negativo; peraltro, avverso l’interpretazione strettamente letterale, deve essere rilevato che la norma in discussione non prescrive affatto che decorso il suddetto termine l’opera non possa essere realizzata. Deve quindi essere affermato che una volta decorso il suddetto termine chi ha interesse alla realizzazione dell’opera può porre in essere azioni sollecitatorie; inoltre, è consentito alla commissione ammettere una produzione tardiva.
In base alle stesse considerazioni, anche il termine di 90 giorni di cui al quarto comma dello stesso art. 20 deve essere considerato ordinatorio (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 28.12.2009 n. 8786 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 48 del 30.11.2009, "Modalità applicative delle disposizioni in materia di sanzioni amministrative per la violazione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di verifica di assoggettabilità (art. 7, l.r. n. 20/1999 e art. 29, comma 4, d.lgs. n. 152/2006)" (deliberazione G.R. 18.11.2009 n. 10564 - link a www.infopoint.it).

EDILIZIA PRIVATA: DIRITTO PROCESSUALE AMMINISTRATIVO - Legittimazione ad agire - Localizzazione di un campo nomadi - Residenti nella zona interessata - Interesse diretto e immediato - Sussistenza.
I residenti nella zona interessata dalla localizzazione del campo nomadi ovvero in aree limitrofe hanno un interesse diretto ed immediato a dolersi della delibera di approvazione del progetto per la realizzazione del nuovo villaggio nomadi che è, indubbiamente, idonea ad incidere sulle condizioni di vita e di relazione nella zona dove hanno la propria residenza.
VIA - Progetto per la realizzazione di un campo nomadi - Sottoposizione a V.I.A. - esclusione.
Il progetto esecutivo per la realizzazione di un campo nomadi , di dimensione limitata e concernente un’area urbana, non richiede la valutazione di impatto ambientale.
Campo nomadi - Estensione - Computo delle strade di accesso e delle strade interne - Esclusione.
In ordine all’estensione di un campo nomadi, non vi è ragione di computare nella sua ampiezza anche le strade di accesso e quelle previste al suo interno per il collegamento delle abitazioni: si tratta, infatti, di opere di urbanizzazione che, ove siano rispettati i limiti volumetrici per la edificazione delle unità abitative, possono essere assunte a carico del Comune senza che debbano incidere sulle dimensioni riconosciute al campo in questione (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 04.11.2009 n. 6866 - link a
www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: A. Scialò, Procedura di verifica di assoggettabilità a VIA: le prime riflessioni del Consiglio di Stato (link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: Ambiente in genere. V.i.a. e termini di durata della procedura.
I termini di durata della procedura di Via non possono essere considerati perentori: essi infatti non sono assistiti da alcuna espressa decadenza, né sono previste conseguenze giuridicamente significative o sanzioni per la loro decorrenza.
Essi, invece, hanno carattere sollecitatorio rispetto alla definizione dell’iter procedimentale, rispondono all’interesse primario di contenere in tempi ragionevoli e giustificati le varie fasi delle procedure autorizzative e, perciò, non possono che essere stabiliti a favore del solo proponente (TAR Emilia Romagna-Bologna, Sez. I, sentenza 06.10.2009 n. 1755 - link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: Beni ambientali. Valutazione di incidenza.
Il tenore delle disposizioni relative alla disciplina normativa che regola il procedimento di valutazione d’incidenza ambientale, costituita dall’art. 5 del d.p.r. 08.09.1997, n. 357, è univoco nell’ammettere la possibilità che il procedimento di valutazione dell’incidenza si concluda in senso negativo per il proponente, con un’unica eccezione nel caso che “il piano o l'intervento debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale ed economica”: solo in quest’ultima evenienza, che certamente non si ravvisa nel caso in esame, il legislatore prevede che il procedimento debba comunque terminare con l’autorizzazione dell’intervento proposto (TAR Sardegna, Sez. II, sentenza 09.06.2009 n. 921 - link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: Impianti eolici e v.i.a..
Deve escludersi che dall’assenza di una preventiva pianificazione territoriale ed urbanistica possa farsi discendere un divieto generale di dare corso all’approvazione e realizzazione di progetti, come quello dell’impianto eolico per cui è causa, relativi ad opere suscettibili di potenziale impatto sull’ambiente, ovvero un altrettanto generale obbligo di sottoporre a procedura di VIA i progetti stessi: nessuna indicazione in tal senso si trae, infatti, dalla normativa statale e regionale di rango primario (TAR Toscana, Sez. II, sentenza 25.05.2009 n. 888 - link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: Valutazione di impatto ambientale.
Non è corretto il frazionamento del progetto in singole opere che isolatamente considerate non sarebbero sottoposte a valutazione di impatto ambientale, quando per contro, nella loro interezza ed unitariamente considerate lo sarebbero. Infatti la normativa comunitaria mira a sottoporre alla procedura di valutazione di impatto ambientale i progetti che possono avere un riflesso rilevante sull’ambiente.
Alcuni progetti, elencati all’allegato I della direttiva 85/337/CEE, sono obbligatoriamente sottoposti a tale valutazione; altri, elencati nell’allegato II, tra i quali, come ricordato, vi sono gli impianti industriali per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica inferiore a 300 MW, sono soggetti a valutazione solo qualora possano avere un impatto ambientale importante per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione (TAR Veneto, Sez. III, sentenza 22.05.2009 n. 1539 - link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE - Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti - Obbligo di rendere pubblica la motivazione di una decisione di non sottoporre un progetto ad una valutazione - Direttiva 85/337/CEE mod. dalla Dir. 2003/35/CE.
L’art. 4 della direttiva del Consiglio 27.06.1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26.05.2003, 2003/35/CE, deve essere interpretato nel senso che esso non richiede che la decisione secondo la quale non è necessario che un progetto rientrante nell’allegato II della citata direttiva sia sottoposto ad una valutazione dell’impatto ambientale, contenga essa stessa le ragioni per le quali l’autorità competente ha deciso che questa non fosse necessaria. Tuttavia, nell’ipotesi in cui una persona interessata lo chieda, l’autorità amministrativa competente ha l’obbligo di comunicarle i motivi per i quali tale decisione è stata assunta, ovvero le informazioni e i documenti pertinenti in risposta alla richiesta formulata.
VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE - DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - All. II dir. n. 85/337 e s.m. - Mancata sottoposizione di un progetto alla VIA - Motivazione - Obbligo.
Nell’ipotesi in cui la decisione di uno Stato membro di non sottoporre un progetto rientrante nell’allegato II della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35, ad una valutazione dell’impatto ambientale, in conformità agli artt. 5 e 10 della citata direttiva, indichi i motivi su cui essa si basa, tale decisione è sufficientemente motivata qualora la motivazione che essa contiene, unitamente agli elementi che sono già stati portati a conoscenza degli interessati, ed eventualmente completati dalle ulteriori informazioni necessarie che l’amministrazione nazionale competente è tenuta a fornire a detti interessati, su loro richiesta, siano tali da consentire a questi ultimi di valutare l’opportunità di presentare un ricorso avverso tale decisione.
VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE - DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - Valutazione dei progetti idonei ad avere un impatto ambientale importante - Sottoposizione alla VIA - Discrezionalità per progetti di cui al suo allegato II Dir. n. 85/337 succ. mod. dalla dir. n. 35/2003 - Esame specifico della questione - Necessità - Obbligo di motivazione e comunicazione - Diritto fondamentale attribuito dal diritto comunitario - Valutazione dell’opportunità di presentare ricorso - Sindacato giurisdizionale.
Ai sensi della direttiva 85/337 (come succ. mod. dalla direttiva 2003/35), i progetti di cui al suo allegato II devono essere assoggettati a valutazione solo qualora possano avere un impatto ambientale importante e la direttiva 85/337 conferisce agli Stati membri, a tal proposito, un margine discrezionale.
Tuttavia, tale margine discrezionale trova il proprio limite nell’obbligo di tali Stati, enunciato all’art. 2, n. 1, della direttiva 85/337, di sottoporre ad una simile valutazione i progetti idonei ad avere un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione (v., in tal senso, sentenze 24/10/1996, causa C-72/95, Kraaijeveld, e 23/11/2006, causa C-486/04, Commissione/Italia). Risulta quindi inevitabilmente dagli obiettivi della direttiva 85/337 che le autorità nazionali competenti, investite di una domanda di autorizzazione di un progetto rientrante nell’allegato II di tale direttiva, devono svolgere un esame specifico della questione se, tenuto conto dei criteri di cui all’allegato III della direttiva stessa, si debba procedere ad una VIA. Inoltre, l’efficacia del sindacato giurisdizionale, che deve poter riguardare la legittimità della motivazione della decisione impugnata, comporta, in via generale, che il giudice adito possa richiedere all’autorità competente la comunicazione di tale motivazione.
Tuttavia, trattandosi più specificamente di assicurare la tutela effettiva di un diritto fondamentale attribuito dal diritto comunitario, bisogna anche che le persone interessate possano difendere tale diritto nelle migliori condizioni possibili e che ad esse sia riconosciuta la facoltà di decidere, con piena cognizione di causa, se sia utile per loro adire il giudice. Ne deriva che in una tale ipotesi l’autorità nazionale competente ha l’obbligo di fare loro conoscere i motivi sui quali è basato il suo rifiuto, vuoi nella decisione stessa, vuoi in una comunicazione successiva effettuata su loro richiesta (v. sentenza 15.10.1987, causa 222/86, Heylens e a., Racc. pag. 4097, punto 15). Tale successiva comunicazione può assumere la forma non solo di un’enunciazione espressa dei motivi, ma anche della messa a disposizione di informazioni e di documenti pertinenti in risposta alla richiesta formulata.
VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE - DIRITTO PROCESSUALE EUROPEO - Allegato II, Direttiva 85/337/CEE mod. dalla Dir. 2003/35/CE - Interpretazione autentica.
L’art. 4 della direttiva 85/337 deve essere interpretato nel senso che esso non richiede che la decisione secondo la quale non è necessario che un progetto rientrante nell’allegato II della citata direttiva sia sottoposto ad una VIA contenga essa stessa le ragioni per le quali l’autorità competente ha deciso che questa non era necessaria.
Tuttavia, nell’ipotesi in cui una persona interessata lo chieda, l’autorità amministrativa competente ha l’obbligo di comunicarle i motivi per i quali tale decisione è stata assunta, ovvero le informazioni e i documenti pertinenti in risposta alla richiesta formulata. (Corte di Giustizia CE, Sez. II, sentenza 30.04.2009, proc. n. C-75/08 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Beni ambientali. V.i.a..
L’art. 2, n. 1, della direttiva del Consiglio 27.06.1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva del Consiglio 03.03.1997, 97/11/CE, deve essere interpretato nel senso che esso non richiede che tutti i progetti destinati ad avere un notevole impatto ambientale siano sottoposti alla procedura di valutazione dell’'impatto ambientale prevista da tale disciplina di fonte comunitaria, bensì che devono esserlo solo quelli che sono citati agli allegati I e II di detta direttiva, nelle condizioni previste all’art. 4 di quest'ultima e fatti salvi gli art. 1, n. 4 e 5, e 2 n. 3, della medesima direttiva (TAR Veneto, Sez. I, sentenza 09.04.2009 n. 1207 - link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA: Valutazione impatto ambientale.
Fin dal loro ingresso nel loro ordinamento, le procedure di V.I.A. e di screening, pur inserendosi sempre all’interno del più ampio procedimento di realizzazione di un opera o di un intervento, sono state considerate da dottrina e giurisprudenza prevalenti come dotate di autonomia, in quanto destinate a tutelare un interesse specifico (quello alla tutela dell’ambiente), e ad esprimere al riguardo, specie in ipotesi di esito negativo, una valutazione definitiva, già di per sé potenzialmente lesiva dei valori ambientali; di conseguenza, gli atti conclusivi di dette procedure sono stati ritenuti immediatamente impugnabili dai soggetti interessati alla protezione di quei valori (siano essi associazioni di tutela ambientale ovvero, come nel caso che occupa, cittadini residenti in loco).
Tali conclusioni appaiono oggi confortate dalla disciplina generale di cui all’art. 20 del decreto legislativo 03.04.2006 n. 152 (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 03.03.2009 n.  1213 - link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: Gli atti conclusivi delle procedure di V.I.A. sono immediatamente impugnabili dai soggetti interessati alla protezione dei valori ambientali siano essi associazioni di tutela ambientale o cittadini residenti in loco.
La procedura di V.I.A. pur inserendosi sempre all'interno del più ampio procedimento di realizzazione di un opera o di un intervento, è stata considerata da dottrina e giurisprudenza prevalenti come dotata di autonomia, in quanto destinata a tutelare un interesse specifico (quello alla tutela dell'ambiente), e ad esprimere al riguardo, specie in ipotesi di esito negativo, una valutazione definitiva, già di per sé potenzialmente lesiva dei valori ambientali; di conseguenza, gli atti conclusivi delle procedure di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) sono immediatamente impugnabili dai soggetti interessati alla protezione di quei valori siano essi associazioni di tutela ambientale ovvero, come nel caso di specie, cittadini residenti in loco (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 03.03.2009 n. 1213 - link a www.dirittodeiservizipubblici.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: V.I.A. - Procedure di VIA e screening - Natura di subprocedimento autonomo - Immediata impugnabilità - Art. 20 d.lgs. n. 152/2006.
Fin dal loro ingresso nel loro ordinamento, le procedure di V.I.A. e di screening, pur inserendosi sempre all’interno del più ampio procedimento di realizzazione di un opera o di un intervento, sono state considerate da dottrina e giurisprudenza prevalenti come dotate di autonomia, in quanto destinate a tutelare un interesse specifico (quello alla tutela dell’ambiente), e ad esprimere al riguardo, specie in ipotesi di esito negativo, una valutazione definitiva, già di per sé potenzialmente lesiva dei valori ambientali; di conseguenza, gli atti conclusivi di dette procedure sono stati ritenuti immediatamente impugnabili dai soggetti interessati alla protezione di quei valori (siano essi associazioni di tutela ambientale ovvero cittadini residenti in loco). Tali conclusioni appaiono oggi confortate dalla disciplina generale di cui all’art. 20 del decreto legislativo 03.04.2006, nr. 152, che configura la stessa procedura di verifica dell’assoggettabilità a V.I.A. come vero e proprio subprocedimento autonomo, caratterizzato da partecipazione dei soggetti interessati e destinato a concludersi con un atto avente natura provvedimentale, soggetto a pubblicazione.
V.I.A. - Screening - Soggetti residenti nella zona interessata dall’intervento - Comunicazione di avvio del procedimento - Art. 24 L.P. Trento n. 23/1992 - Art. 7 L. n. 241/1990 - Necessità - Esclusione.
L’art. 24 della L. Prov. Trento nr. 23 del 1992, riproducendo a livello locale la disposizione generale di cui all’art. 7 della legge 07.08.1990, nr. 241, dispone che la pubblica amministrazione sia tenuta a notificare la comunicazione di avvio del procedimento amministrativo “ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti e a quelli che per legge debbono intervenirvi”. Tale disposizione è sempre stata interpretata nel senso di individuare, quali soggetti legittimati a ricevere la comunicazione, gli specifici destinatari dell’azione amministrativa, siano o meno direttamente contemplati nel provvedimento finale, nonché i soggetti dei quali la legge disponga obbligatoriamente la partecipazione al procedimento stesso. Sicché non sussiste l’obbligo di comunicazione dell’avio del procedimento di screening nei confronti dei residenti nella zona interessata dall’intervento, come tali destinati a subirne gli effetti - non diversamente però dalla collettività indifferenziata degli abitanti del Comune; non si tratta, infatti, né di destinatari specifici del provvedimento emanando né di soggetti di cui fosse obbligatoria la consultazione (essendo previsti particolari meccanismi di informazione e partecipazione del pubblico interessato).
V.I.A. - Procedura di screening - Omissione - Vizio di legittimità - Accertamento giurisdizionale Travolgimento di tutti gli atti che avrebbero dovuto essere preceduti dallo screening - Distinzione tra aspetti urbanistici e aspetti ambientali - Artificiosità.
Allorché sia accertata la sussistenza di un vizio di legittimità all’interno dell’iter di un procedimento amministrativo, questo investe non solo l’atto che direttamente lo riguarda, ma anche tutti gli atti successivi e consequenziali della sequenza procedimentale, cosicché, in sede di successiva rinnovazione degli atti, il procedimento deve riprendere dal momento in cui si era verificato il vizio accertato. Con specifico riferimento all’omissione della necessaria procedura di screening, il conseguente vizio di legittimità travolge tutti gli atti del procedimento che avrebbero dovuto essere preceduti dallo screening (approvazione del progetto e conferenza di servizi all’uopo convocata). Tale travolgimento, peraltro, non può che essere integrale, non potendosi artificiosamente scindersi tra aspetti urbanistici e aspetti ambientali (a parte l’opinabilità della distinzione e la sicura interferenza reciproca tra i due profili) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 03.03.2009 n. 1213 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICI: V.I.A. - Approvazione di uno strumento urbanistico attuativo - Sottoposizione a V.I.A. - Esclusione.
L’approvazione di uno strumento urbanistico attuativo, a differenza dell’approvazione di un progetto di lavori per infrastrutture o di uno degli interventi contemplati dall’art. 1 della direttiva 85/337/CEE, non richiede la verifica preliminare o la valutazione dell’impatto sull’ambiente (fattispecie relativa a variante di piano particolareggiato con inserimento di una centrale energetica in area già destinata a verde pubblico) (TAR Marche, Sez. I, sentenza 03.03.2009 n. 75 - link a www.ambientediritto.it).

2008

EDILIZIA PRIVATA: Quesito 5 - Sulla competenza per l'espletamento della procedura di VIA per opere ricadenti in territorio comunale ma parte di intervento interessante ambito territoriale più ampio (Geometra Orobico n. 3/2008).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: Codice dell'Ambiente: come cambiano le procedure di VAS e VIA (ANCE, circolare 21.02.2008 n. 6 - link a www.ediliziaprofessionale.com).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 24 del 09.06.2008, "Approvazione dell'elenco e dei formati della documentazione tecnico-amministrativa che il proponente è tenuto a presentare all'autorità competente a corredo dell'istanza di Valutazione di Impatto Ambientale regionale o di verifica di assoggettabilità alla procedura di VIA ai sensi del d.lgs. 152/2006" (decreto D.U.O. 22.05.2008 n. 5307 - link a www.infopoint.it).

2007

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: Guida alla professione di ingegnere - La valutazione di impatto ambientale (VIA) e la valutazione ambientale strategica (VAS) - Volume VI  (febbraio 2007 - tratto da www.centrostudicni.it).

EDILIZIA PRIVATAProcedimenti valutazione impatto ambientale.
Il Comune XXX pone un triplice quesito attinente all’applicazione della normativa in materia di procedimenti di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) (Regione Piemonte, parere n. 15/2007 - link a www.regione.piemonte.it).