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dossier SCOMPUTO ONERI DI URBANIZZAZIONE

per l'elenco delle opere di urbanizzazione 1^ e 2^ vedere Legge 29.09.1964 n. 847.
< > < > < >

Inoltre:
i parcheggi, pertinenziali e non pertinenziali, realizzati anche in eccedenza rispetto alla quota minima richiesta per legge, costituiscono opere di urbanizzazione (L.R. 11.03.2005 n. 12, art. 69)
le attrezzature di cui al comma 1 dell'art. 71 della L.R. 12/2005 costituiscono opere di urbanizzazione secondaria (L.R. 11.03.2005 n. 12, art. 71) e cioè:
a) gli immobili destinati al culto anche se articolati in più edifici compresa l’area destinata a sagrato;
b) gli immobili destinati all'abitazione dei ministri del culto, del personale di servizio, nonché quelli destinati ad attività di formazione religiosa;
c) nell'esercizio del ministero pastorale, gli immobili adibiti ad attività educative, culturali, sociali, ricreative e di ristoro compresi gli immobili e le attrezzature fisse destinate alle attività di oratorio e similari che non abbiano fini di lucro;
c-bis) gli immobili destinati a sedi di associazioni, società o comunità di persone in qualsiasi forma costituite, le cui finalità statutarie o aggregative siano da ricondurre alla religione, all’esercizio del culto o alla professione religiosa quali sale di preghiera, scuole di religione o centri culturali. (lettera introdotta dalla legge reg. n. 3 del 2011)
---------------
l’art. 21, co. 5, L.R. 12.12.2003 n. 26, il quale così recita: "5. Gli interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente costituiscono opere di urbanizzazione secondaria di cui all'articolo 44 della legge regionale 11.03.2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio). In deroga al disposto di cui all'articolo 45 della medesima legge regionale, dette opere, esclusivamente se insistenti nei siti di interesse nazionale di cui alla legge 09.12.1998, n. 426 (Nuovi interventi in campo ambientale), ed eseguite da soggetti affidatari di cui al comma 2, ovvero da soggetti a questi equiparati o comunque a tal fine indicati dal presente articolo, sono da considerare a scomputo dagli oneri di urbanizzazione secondaria per l'importo corrispondente al 50 per cento del relativo ammontare, salva la facoltà, per i comuni, di ammettere lo scomputo, in considerazione della rilevanza della bonifica, anche per quote ulteriori. Qualora le opere connesse al recupero socioeconomico e territoriale delle aree oggetto di bonifica siano realizzate in comuni diversi da quello ove si trova il sito contaminato lo scomputo dagli oneri di urbanizzazione secondaria non si applica."
sono considerati a tutti gli effetti opere di urbanizzazione secondaria, quali pertinenze degli edifici di culto, gli immobili e le attrezzature fisse destinate alle attività di oratorio e similari dagli enti di cui all’articolo 1, comma 1 [Legge 01.08.2003 n. 206, art. 2, comma 1]
b) gli enti locali, nell'ambito dei propri poteri pianificatori del territorio, possono prevedere che le sedi di servizio e caserme occorrenti per la realizzazione dei presidi di polizia siano inserite tra le opere di urbanizzazione secondaria [Legge 27.12.2002 n. 289, art. 31, comma 7, lett. b)]
---------------
alle opere di urbanizzazione primaria sono equiparati:
le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, del d.P.R. 06.06.2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia (art. 86, comma 3, D.Lgs. 01.08.2003 n. 259)
gli impianti cimiteriali, cioè gli ampliamenti e le costruzioni dei cimiteri, compresi le vie d’accesso, le zone di parcheggio, gli spazi e i viali destinati al traffico interno e le costruzioni accessorie [D.L. 28.12.1989 n. 415, art. 26-bis -convertito dalla L. n. 38/1990- : "1. Gli impianti cimiteriali sono servizi indispensabili parificati alle opere di urbanizzazione primaria ai sensi e per gli effetti dell'articolo 4 della legge 29.09.1964, n. 847, integrato dall'articolo 44 della legge 22.10.1971, n. 865.
2. Ai fini dell'applicazione della norma di cui al comma 1 si considerano impianti cimiteriali le opere ed i servizi indicati all'articolo 54 del regolamento di polizia mortuaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 21.10.1975, n. 803, e successive modificazioni.
";
i parcheggi realizzati nel sottosuolo o nei locali siti al piano terreno dei fabbricati esistenti (Legge 24.03.1989 n. 122, art. 11)

anno 2014

URBANISTICALa realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria, quale condizione cui è subordinato il rilascio del permesso di costruire, non può essere soddisfatta attraverso la realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria, tanto più se da realizzarsi in area esterna all’ambito territoriale interessato dal Piano attuativo.
---------------
Con la nota indicata in epigrafe l’Ente ha formulato alla Sezione una richiesta di motivato avviso in materia di corretta individuazione delle modalità di riconoscimento dello scomputo degli oneri di urbanizzazione posti a carico dei privati proprietari in ragione della relativa compatibilità con i vincoli di bilancio imposti agli Enti locali.
...
1. L’Ente interroga la Sezione sull’ammissibilità di procedere allo scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria in aree di urbanizzazione rientranti in Piani particolareggiati di iniziativa privata, nonché sull’ammissibilità dello scomputo anche con riferimento a opere esterne all’ambito.
Chiede inoltre se sia ammissibile lo scomputo degli oneri connessi a opere di urbanizzazione secondaria per gli interventi specificati al comma 3 dell’articolo 5 del D.P.Reg. n. 18/2012, ma posti esternamente all’ambito (come ad esempio per la manutenzione straordinaria di una scuola).
Chiede in ultimo se, alla luce delle previsioni recate dall’art. 29 della L.R. 19/2009-Codice regionale dell’edilizia, nonché dall’art. 6 del relativo Regolamento attuativo di cui al D.P.Reg. n. 18/2012 citato, il costo di costruzione possa essere soggetto a scomputo e, in caso affermativo, per quali categorie di opere.
Preliminarmente, ritiene il Collegio di dover evidenziare taluni profili di carattere sistematico, utili a meglio inquadrare la fattispecie prospettata dal Comune sotto il profilo degli istituti sia contabili che ordinamentali che in essa ricorrono.
A tal proposito, vale ricordare che l’articolo 13 della legge n. 1150 del 1942 prevede che il Piano regolatore generale sia attuato a mezzo di piani particolareggiati di esecuzione “nei quali devono essere indicate le reti stradali e i principali dati altimetrici di ciascuna zona e debbono inoltre essere determinati: le masse e le altezze delle costruzioni lungo le principali strade e piazze; gli spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico; gli edifici destinati a demolizione o ricostruzione ovvero soggetti a restauro o a bonifica edilizia; le suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili secondo la tipologia indicata nel piano; gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare; la profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui occupazione serva ad integrare le finalità delle opere stesse ed a soddisfare prevedibili esigenze future. Ciascun piano particolareggiato di esecuzione deve essere corredato dalla relazione illustrativa e dal piano finanziario di cui al successivo articolo 30”.
Alla luce della normativa richiamata risulta pacifico che il piano particolareggiato, quale principale strumento di attuazione, ha la funzione fondamentale di rendere specifiche e dettagliate le direttive del piano regolatore generale, che non potrà modificare, essendo illegittimo il provvedimento di adozione di un piano particolareggiato in variante al piano regolatore generale, ai sensi degli articoli 7 e 13 della legge n. 1150 del 1942.
Dal punto di vista della disciplina contabile,
si ricorda che le entrate derivanti dalla riscossione degli oneri di urbanizzazione connessi al rilascio dei permessi di costruire sono iscritte al Titolo IV del bilancio, mentre la legislazione finanziaria degli ultimi anni ha posto precisi e cogenti vincoli di destinazione alle risorse così introitate.
Infatti, mentre dalla legge regionale n. 22 del 29.12.2010 (Legge finanziaria per il 2011) era consentito ai Comuni, per gli anni 2011 e 2012, utilizzare i proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al d.P.R. 06.06.2001, n. 380, anche interamente per il finanziamento di spese correnti, la legge finanziaria regionale per il 2013 (l.r. n. 27/2012) ha eliminato tale possibilità, con la conseguenza che per gli esercizi finanziari 2013 e 2014 le relative entrate potranno finanziare esclusivamente le spese in conto capitale (cfr. art. 14, comma 38, l.r. finanz. cit.).
Ancora, rimanendo in tema di corretta gestione della contabilità pubblica, deve osservarsi che
le entrate derivanti dal versamento di tali oneri devono essere considerate disponibili nel bilancio dell’Ente non dal momento del loro accertamento, ma da quello della effettiva riscossione, al fine di evitare il cosiddetto criterio dell’“accertato per riscosso”, il quale può provocare temporanei vuoti di cassa e ingenerare il ricorso ad anticipazioni di tesoreria, in deroga al principio di contemporanea corresponsione del contributo all’atto del rilascio del permesso di costruire.
La disciplina sul contributo per il rilascio del permesso di costruire, per la Regione Friuli Venezia Giulia è posta all’art. 29 della legge regionale n. 19 dell’11.11.2009-Codice regionale dell’edilizia- mentre ulteriori norme di dettaglio in materia di oneri e convenzioni edilizie sono poste dal relativo Regolamento di attuazione di cui al d.P.R. 20.01.2012, n. 18 (artt. 5-7 del Capo II, recante, per l’appunto, “Disposizioni in materia di oneri e convenzioni edilizie”).
Dal complesso delle disposizioni citate si evince che il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione di un contributo commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione, nonché al costo di costruzione, determinato secondo le modalità e i parametri indicati al citato art. 29.
Gli oneri concessori sono stabiliti con delibera del Consiglio comunale con riferimento alle tabelle parametriche definite per classi di Comuni in relazione alla dimensione e alla fascia demografica dei Comuni; alle caratteristiche territoriali, alle destinazioni di zona previste dagli strumenti urbanistici vigenti; agli standard o rapporti minimi inderogabili tra insediamenti residenziali o produttivi e spazi pubblici o destinati a verde pubblico o a parcheggio, da osservarsi nella redazione degli strumenti urbanistici comunali.
La quota di contributo inerente gli oneri di urbanizzazione è corrisposta al Comune all’atto del rilascio del permesso di costruire e può essere rateizzata a richiesta dell’interessato.
A scomputo totale o parziale del contributo dovuto, il richiedente il permesso di costruire può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione richieste dal Comune, nel rispetto della normativa in materia di contratti pubblici, ovvero, anche, costituire diritti perpetui di uso pubblico su aree, secondo le modalità e le garanzie stabilite dal Comune. Le opere realizzate o i diritti perpetui di uso pubblico sulle aree interessate sono acquisiti al patrimonio indisponibile del Comune e devono rientrare nell’aggiornamento dell’inventario.
Il momento di passaggio della proprietà e della titolarità di dette opere pubbliche deve individuarsi nell’atto di collaudo e di consegna dei lavori al Comune.
2. Venendo al merito dei quesiti, può osservarsi che, tanto alla luce di un criterio ermeneutico di tipo letterale, quanto di tipo logico-sistematico,
le opere di urbanizzazione primaria e secondaria si configurano come istituti tra loro diversi e non sovrapponibili quanto a natura, funzioni e finalità.
Vale in tal senso richiamare l’art. 5 del citato Regolamento attuativo del Codice regionale dell’edilizia, il quale distingue le opere di urbanizzazione rilevanti ai fini della determinazione dell’incidenza dei relativi oneri, in opere di urbanizzazione primaria e secondaria (primo comma), dettandone, al comma successivo una distinta elencazione, conformemente, peraltro, a quanto stabilito in sede statale dal d.P.R. n. 380/2001 (rispettivamente, ai commi 7, 7-bis e 8 dell’art. 16).
Rientrano nella prima categoria le strade locali, spazi di sosta e parcheggi, nuclei elementari di verde, fognature, rete idrica, illuminazione pubblica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, cavi per il passaggio di reti di telecomunicazioni.
Appartengono alla seconda: le strade di quartiere e di scorrimento, asili nido e scuole di ogni ordine e grado, chiese, impianti sportivi di quartiere, aree verdi, impianti di smaltimento dei rifiuti, sedi locali di forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile.
Deve pertanto ritenersi che dalle richiamate disposizioni,
sia di fonte statale che regionale, emerge come le opere di urbanizzazione primaria e secondaria siano considerate separatamente dal legislatore in ragione della loro diversa funzione e che la relativa ratio debba essere rinvenuta non tanto e non solo nell’attribuire un’entrata ai Comuni, quanto piuttosto nell’assicurare l’esecuzione delle opere o in via diretta (a scomputo del contributo dovuto a titolo di permesso di costruire), ovvero mediante la corresponsione del relativo costo (cfr. in tal senso sez. reg.le Piemonte,
parere 20.05.2010 n. 40, nonché sez. reg.le Lombardia, parere 15.09.2008 n. 66).
Sulla base di tale generale ricostruzione normativa e interpretativa, il Collegio osserva che va dunque coerentemente intesa anche la previsione recata dal sesto comma dell’ art. 29 della legge regionale 19/2009, laddove prevede che: “La deliberazione del Consiglio comunale(…) determina, altresì, la misura percentuale della compensazione fra oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e fra oneri di urbanizzazione e costo di costruzione per gli interventi previsti dal comma 2” .
Trattasi, evidentemente, di una norma che, introducendo una mera facoltà per il Comune, non può porsi in contrasto con il preminente interesse pubblico a che l’Amministrazione comunale usufruisca delle opere di urbanizzazione, in ragione della loro diversa funzione: di rendere effettivamente edificabile l’area su cui sorgerà l’intervento edilizio, dotandola dei manufatti e dei servizi indispensabili per l’agibilità e la fruibilità del fabbricato secondo la destinazione d’uso, quanto a quelle di urbanizzazione primaria; di arricchire la comunità urbanizzata nel suo complesso di strutture e servizi a fini generali (asili, parchi, biblioteche, impianti sportivi, etc.) quanto a quelle di urbanizzazione secondaria.
In sostanza, deve ritenersi che
solo allorché risultino comunque salvaguardate le diverse esigenze di ordinato sviluppo del territorio, conseguenti agli interventi di trasformazione urbanistica, cui sono distintamente finalizzate le opere di urbanizzazione della prima e della seconda categoria, sarà possibile prevedere, in via residuale, ipotesi di compensazione a carico del privato proprietario.
Peraltro, deve ancora osservarsi che ulteriori elementi orientativi per l’interprete possono trarsi dalla evoluzione normativa in materia di disciplina delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione, intervenuta in epoca successiva alla disposizione regionale richiamata.
A livello statale, l’art. 45, comma 1, del D.L. n. 201 del 06.12.2011 ha infatti introdotto all’art. 16 del d.P.R. n. 380/2001 il comma 16-bis, che così dispone: “Nell’ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, di importo inferiore alla soglia di cui all’articolo 28, comma 1, lett. c), del D.Lgs. 12.04.2006, n. 163, funzionali all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di costruire e non trova applicazione il decreto legislativo 12.04.2006, n. 163”.
Con tale norma, il legislatore, in un’ottica di semplificazione, ha stabilito che
nell’ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati, nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l’esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria, di importo inferiore alla soglia comunitaria, è a carico del titolare del permesso di costruire, è sottratta alla disciplina del Codice dei contratti pubblici e può essere realizzata direttamente (ovvero con affidamento diretto e senza ricorso a procedure di gara, negoziata o a evidenza pubblica) dai soggetti attuatori di piani urbanistici e dai titolari di un permesso di costruire.
La novella normativa appare coerente con la diversità ontologica e funzionale sopra richiamata: “
Le opere di urbanizzazione primaria e secondaria appartengono, in effetti, a tipologie di interventi che hanno funzione differente: le prime sono costituite da quelle opere indispensabili ad assicurare l’edificabilità di un’area sotto il profilo dell’igiene, della viabilità e della sicurezza; le seconde sono costituite da quelle infrastrutture necessarie alla vita civile e comunitaria(…)”.. E ancora: “(…) mentre le prime hanno una funzione sostanzialmente servente rispetto ai singoli organismi edilizi, in quanto ne garantiscono le condizioni minime di fruibilità ed assicurano i servizi indispensabili alla civile convivenza (strade, parcheggi, fognature, etc.), le seconde mirano ad assicurare migliore vivibilità ad un ambito territoriale più vasto di quello oggetto dell’intervento da realizzare e sono a servizio dell’intera comunità (scuole, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese, etc.)" (cfr. deliberazione 03.05.2012 n. 46 AVCP).
Diversamente, ovvero
allorché si consentisse un trattamento in termini di reciproca fungibilità delle due categorie di opere, si consentirebbe di soddisfare in maniera difforme dalle prescrizioni normative da ultimo introdotte dal legislatore statale nella materia dei contratti pubblici il preminente interesse pubblico a che l’amministrazione comunale usufruisca delle opere di urbanizzazione in ragione della loro diversa funzione (cfr. sez. reg.le controllo Piemonte
parere 20.05.2010 n. 40 cit.).
Nel medesimo ordine di considerazioni non constano peraltro interventi ulteriori sul versante della disciplina regionale nel settore in esame; mentre, sul versante propriamente contabile, l’intervento del legislatore regionale è consistito, come sopra ricordato (vd. art. 14, comma 38, l.r. n. 22/2010) unicamente nell’escludere tra le possibili destinazioni dei proventi delle concessioni edilizie, l’utilizzo per il finanziamento di spese di parte corrente, senza nulla aggiungere in merito a eventuali possibili operazioni di compensazione tra gli oneri concessori e il valore della realizzazione delle opere di urbanizzazione poste a carico del privato proprietario.
Da tale complesso e articolato iter evolutivo, con riguardo ai quesiti posti dal Comune richiedente, deve conclusivamente osservarsi che
la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria, quale condizione cui è subordinato il rilascio del permesso di costruire, non può essere soddisfatta attraverso la realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria, tanto più se da realizzarsi in area esterna all’ambito territoriale interessato dal Piano attuativo.
Rimangono assorbiti gli ulteriori quesiti di cui ai punti 2. e 3.della richiesta formulata dal Comune (Corte dei Conti, Sez. controllo Friuli Venezia Giulia, parere 24.06.2014 n. 112).

anno 2013

EDILIZIA PRIVATA: La possibilità di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione, a scomputo dei contributi, è sempre condizionata al preventivo assenso comunale, avendo l’Amministrazione anche il potere di indicare il tipo e l’entità delle opere, le modalità di esecuzione e le relative garanzie.
La realizzazione di opere di urbanizzazione <a scomputo> è prevista dall’art. 16, comma 2, del DPR n. 380 del 2001, a mente del quale “a scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell’art. 2, comma 5, della legge 11.02.1994, n. 109, e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune”.
La giurisprudenza maggioritaria interpreta il dato normativo nel senso che la possibilità di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione, a scomputo dei contributi, è sempre condizionata al preventivo assenso comunale, avendo l’Amministrazione anche il potere di indicare il tipo e l’entità delle opere, le modalità di esecuzione e le relative garanzie. A tale impostazione si è ispirata anche la Sezione (sentenze 14.09.2004, n. 3782 e 01.07.2010, n. 2252), con orientamento che il Collegio condivide e ribadisce.
Nel caso di specie non vi è stata consenso del Comune di Calcinaia in ordine alla realizzazione delle opere a scomputo di cui alla domanda giudiziaria, il che preclude quindi la possibilità di porre a carico dell’Amministrazione il relativo onere economico. La pretesa di parte ricorrente (che chiede il rimborso di opere realizzate senza il consenso del Comune) contrasta peraltro con la condotta seguita nella medesima vicenda in precedenti ipotesi, nelle quali la società ricorrente aveva previamente ottenuto l’assenso dell’Amministrazione alla realizzazione delle opere di urbanizzazione (con riferimento al marciapiede e alla fognatura) (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 12.12.2013 n. 1718 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa realizzazione di opere di urbanizzazione <a scomputo> è prevista dall’art. 16, comma 2, del DPR n. 380 del 2001, a mente del quale “a scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell’art. 2, comma 5, della legge 11.02.1994, n. 109, e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune”.
La giurisprudenza maggioritaria interpreta il dato normativo nel senso che la possibilità di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione, a scomputo dei contributi, è sempre condizionata al preventivo assenso comunale, avendo l’Amministrazione anche il potere di indicare il tipo e l’entità delle opere, le modalità di esecuzione e le relative garanzie.

... per l'accertamento delle maggior somme indebitamente corrisposte al Comune di Calcinaia a titolo di oneri di urbanizzazione, con la conseguente condanna del Comune di Calcinaia alla restituzione alla ricorrente della somma complessiva di € 35.784,25 oltre interessi dal dì del dovuto al soddisfo, oppure quella diversa che risulterà di giustizia, sempre oltre interessi dal dì del dovuto al soddisfo.
...
Il Collegio ritiene che il ricorso sia privo di fondamento, sulla base delle considerazioni che seguono.
La realizzazione di opere di urbanizzazione <a scomputo> è prevista dall’art. 16, comma 2, del DPR n. 380 del 2001, a mente del quale “a scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell’art. 2, comma 5, della legge 11.02.1994, n. 109, e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune”.
La giurisprudenza maggioritaria interpreta il dato normativo nel senso che la possibilità di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione, a scomputo dei contributi, è sempre condizionata al preventivo assenso comunale, avendo l’Amministrazione anche il potere di indicare il tipo e l’entità delle opere, le modalità di esecuzione e le relative garanzie.
A tale impostazione si è ispirata anche la Sezione (sentenze 14.09.2004, n. 3782 e 01.07.2010, n. 2252), con orientamento che il Collegio condivide e ribadisce.
Nel caso di specie non vi è stata consenso del Comune di Calcinaia in ordine alla realizzazione delle opere a scomputo di cui alla domanda giudiziaria, il che preclude quindi la possibilità di porre a carico dell’Amministrazione il relativo onere economico. La pretesa di parte ricorrente (che chiede il rimborso di opere realizzate senza il consenso del Comune) contrasta peraltro con la condotta seguita nella medesima vicenda in precedenti ipotesi, nelle quali la società ricorrente aveva previamente ottenuto l’assenso dell’Amministrazione alla realizzazione delle opere di urbanizzazione (con riferimento al marciapiede e alla fognatura) (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 12.12.2013 n. 1718 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: R. Travaglini, Annotazioni critiche sul documento ITACA - Conferenza delle Regioni “Realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo dei relativi oneri (26.11.2013 - link a http://venetoius.it).

EDILIZIA PRIVATA: OPERE DI URBANIZZAZIONE A SCOMPUTO DEGLI ONERI DI URBANIZZAZIONE.
Approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella seduta del 07.11.2013, le linee guida ITACA recanti “Realizzazione delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione”.
Le Linee Guida sono il risultato dell’attività di uno specifico gruppo di lavoro costituito presso Itaca e coordinato dalla Regione Veneto, allo scopo di fornire strumenti operativi di ausilio alle piccole e medie amministrazioni aggiudicatrici nella realizzazione delle opere di urbanizzazione attraverso l’istituto dello scomputo dei relativi oneri.
Tale esigenza è nata dalla considerazione della particolare complessità della materia, dovuta principalmente al suo assoggettamento alla disciplina degli appalti pubblici, affermato per la prima volta dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee nella sentenza 12.07.2001, (C-399/98), con obbligo per l’operatore edilizio di realizzare le opere di urbanizzazione a scomputo agendo come stazione appaltante mediante indizione di procedure di evidenza pubblica.
I ripetuti interventi normativi finalizzati ad adeguare l’ordinamento interno ai principi comunitari hanno formato oggetto di numerosi indirizzi interpretativi nel tentativo di risolvere le questioni lasciate irrisolte dal legislatore, senza tuttavia offrire un quadro organico e sistematico utile per la concreta gestione dei procedimenti connessi all’attuazione degli interventi di urbanizzazione.
Le linee guida ITACA muovono da un differente approccio, che, partendo dalla corretta qualificazione giuridica della fattispecie normativa, si propone di individuare e diffondere best practices che possano costituire guida per gli enti locali ed operatori economici privati nella strutturazione dei reciproci rapporti in rispondenza a criteri di opportunità ed efficienza. Inoltre, il supporto operativo è fornito anche attraverso l’elaborazione di una convenzione urbanistica tipo che contempla la realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo, predisposta in forma modulare a seconda dell’opzione prescelta tra quelle consentite dalla legge.
Il documento si articola pertanto in:
- linee guida (allegato 1), volte ad indicare le best pratices che le amministrazioni dovrebbero seguire operativamente nella gestione del procedimento di realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo;
- due schemi di convenzione-tipo rispettivamente per le opere di urbanizzazione sopra (allegato 2) e sottosoglia (allegato 3).
Nelle linee guida sono trattate le questioni fondamentali della materia, sia con riferimento agli aspetti urbanistici sia con riguardo a quelli appaltistici: i punti più significativi e qualificanti attengono infatti alla enucleazione dei poteri di controllo delle amministrazioni comunali durante tutta la fase di attuazione delle opere previste in convenzione, al ruolo del responsabile del procedimento, alle opere “ulteriori” rispetto a quelle da realizzare a scomputo, alla individuazione delle fattispecie di realizzazione diretta da parte dell’operatore edilizio delle opere di urbanizzazione primaria sotto soglia.
Le linee guida Itaca approvate oggi dalla Conferenza delle Regioni –afferma l’assessore Massimo Giorgetti di Regione Veneto, Vicepresidente di ITACA– forniranno un importante ausilio alle piccole e medie amministrazioni comunali, impegnate nella delicata gestione delle gare per l’affidamento delle opere, ed al rapporto convenzionale tra l’operatore edilizio e la stessa amministrazione”.
Tale esigenza –sottolinea Giorgetti– deriva dalla circostanza che si tratta pur sempre di opere pubbliche e che, una volta realizzate, sono destinate ad essere acquisite al patrimonio pubblico, e quindi, la qualità delle opere e la rispondenza delle stesse alle esigenze dell’amministrazione, sono fattori determinanti ai fini del corretto agire pubblico” (11.11.2013 - link a www.itaca.org).

EDILIZIA PRIVATAUrbanizzazione, benefici estesi. L'aliquota ridotta al 10% si estende alle opere assimilate. Gli effetti della risoluzione n. 69/E basata sulle indicazioni della Corte costituzionale.
Cadono i paletti per l'applicazione dell'Iva con l'aliquota ridotta 10% sulle opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

L'Agenzia delle entrate, sulla base di un parere del ministero delle infrastrutture e di una sentenza della Corte costituzionale, con la risoluzione 16.10.2013 n. 69/E ha riconosciuto che l'agevolazione non è circoscritta esclusivamente alle tipologie elencate dalla legge del 1964, ma si estende alle opere che le leggi successive dichiarano assimilate «a ogni effetto» a quelle di urbanizzazione.
A beneficiare del mutato orientamento dell'amministrazione, nell'occasione, i lavori per la realizzazione della banda larga, oggetto della risoluzione. Ma anche i cavedi multiservizi e i cavidotti per il passaggio delle reti di telecomunicazione, ai quali la precedente risoluzione n. 41 del 2006 aveva negato l'Iva ridotta. Al di là dei singoli casi, è comunque importante il nuovo indirizzo interpretativo, che sovverte il principio del «numero chiuso» ai fini fiscali della categoria in esame.
Le disposizioni e le interpretazioni. La voce n. 127-quinquies della tabella A, parte III, allegata al dpr 633/1972 assoggetta all'aliquota del 10%, tra l'altro, le «opere di urbanizzazione primaria e secondaria elencate nell'art. 4 della legge 29.09.1964, n. 847, integrato dall'art. 44 della legge 22.10.1971, n. 865». L'aliquota del 10% è applicabile, oltre che alle cessioni di dette opere:
- alle forniture di beni finiti destinati alla loro realizzazione (voce n. 127-sexies)
- alle prestazioni di servizi, dipendenti da contratti d'appalto, relativi alla loro realizzazione (voce n. 127-septies)
- agli interventi di recupero, escluse le manutenzioni ordinarie e straordinarie (questa fattispecie, invero, non è esplicitamente inclusa nella corrispondente voce n. 127-quaterdecies, ma l'agevolazione è confermata dalla circolare ministeriale n. 1/E del 02.03.1994)
- alle forniture di beni finiti destinati ai suddetti interventi di recupero (voce n. 127-terdecies).
La questione trattata dalla risoluzione n. 69/2013 riguardava, ancora una volta, la portata dell'elencazione delle opere di urbanizzazione. All'Agenzia era stato chiesto di sapere se l'art. 2, comma 5, del dl n. 112/2008, secondo cui le infrastrutture destinate all'installazione di reti e impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica sono assimilate a ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'art. 16, comma 7, del dpr n. 380/2001, consentisse di applicare l'aliquota Iva del 10% ai corrispettivi dell'appalto per la realizzazione delle suddette infrastrutture.
L'Agenzia ha ritenuto necessario chiedere lumi al ministero per le infrastrutture in ordine alla portata della locuzione «a ogni effetto», contenuta nella norma di assimilazione. Il ministero ha osservato che l'art. 16 dpr 380/2001 (T.u. edilizia) contiene l'elencazione degli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria, sostanzialmente riproduttiva degli interventi di cui alla legge n. 847/1964, cui aggiunge anche i cavedi multiservizi e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazione.
L'art. 86 comma 3, del dlgs n. 259/2003 stabilisce che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazioni, di cui agli artt. 87 e 88, sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, dpr 380/2001. Infine, l'art. 2, comma 5, dl n. 112/2008 reca analoga disposizione per le infrastrutture destinate all'installazione di reti e impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica.
Venendo allo specifico punto, il ministero ha rilevato che la Corte costituzionale, nella sentenza 27.07.2005, n. 336, in relazione all'art. 86, comma 3, dlgs 259/2003, ha chiarito che «la scelta di inserire le infrastrutture di reti di comunicazione tra le opere di urbanizzazione primaria esprime un principio fondamentale della legislazione urbanistica, come tale di competenza dello stato, al pari dell'analoga scelta legislativa di carattere generale che ha portato il citato articolo 16, commi 7 e 7-bis, del dpr n. 380/2001, a classificare come opere di urbanizzazione primaria, tra le altre, le strade residenziali, gli spazi di sosta e di parcheggio, le fognature, nonché i cavedi multi servizi e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni. Non si tratta, pertanto, di una norma di dettaglio, ma di una norma che fissa un principio basilare nella materia del governo del territorio».
Ne segue, da un lato, che l'elenco delle opere di urbanizzazione, attualmente, è recato dal dpr 380/2001 (che ha quindi riunificato l'elencazione della categoria, incorporando le norme precedenti) e, dall'altro, che il legislatore, nell'ampliare la categoria delle opere di urbanizzazione, ha operato una scelta legislativa di carattere generale, e non di dettaglio, analoga a quella operata, a suo tempo, nel classificare come opere di urbanizzazione primaria le strade residenziali, gli spazi di sosta e di parcheggio ecc., menzionate dalla precedente normativa. Si deve pertanto ritenere che quando il legislatore richiami tale testo per introdurre dell'ordinamento giuridico altre opere da assimilare «ad ogni effetto» a quelle di urbanizzazione, tale rinvio riguarda anche le disposizioni in materia di Iva, ancorché le disposizioni del dpr 633/1972 continuino a fare riferimento testuale alla legge n. 847.
Per queste ragioni, la risoluzione n. 69/2013 ha dato il via libera all'aliquota ridotta sui lavori per la banda larga e, in base al nuovo principio, ha dichiarato superato l'orientamento restrittivo espresso con la risoluzione n. 41/2006 in relazione ai cavedi e cavidotti per telecomunicazioni (articolo ItaliaOggi Sette del 28.10.2013).

EDILIZIA PRIVATAPermessi di costruire, monito Ue alle p.a.. Promossa con riserva la norma introdotta dal decreto salva-italia.
Gli uffici della Commissione europea hanno promosso, con qualche riserva, il comma 2-bis dell'art. 16 del Testo unico sull'edilizia, dpr n. 380/2001, approvato con il decreto-legge n. 201/2001 (cosiddetto «salva-Italia», del governo Monti).
La norma esonera dall'obbligo di applicare il codice dei contratti i titolari dei permessi di costruire (che possono realizzare le opere di urbanizzazione, a scomputo dei contributi dovuti per il rilascio del permesso), nel caso in cui il valore economico delle sole opere di urbanizzazione primaria sia inferiore alla soglia comunitaria di 5 milioni di euro.

Pronunciandosi su un reclamo concernente l'incompatibilità della norma col diritto europeo degli appalti pubblici, la Commissione ha deciso di non procedere nei confronti dello stato italiano con motivazioni che è bene siano conosciute soprattutto dalle amministrazioni tenute ad applicare tale disposizione
Il reclamo è stato respinto perché la Commissione afferma che l'obbligo, a carico degli stati membri, di applicare le direttive 2004/17/Ce e 2004/18/Ce vale soltanto per gli appalti d'importo uguale o superiore alle soglie fissate in tali direttive, e non per quelli d'importo inferiore, come quelli disciplinati appunto dall'art. 16, c. 2-bis.
Ma su questo punto la Commissione precisa che, «qualora vi sia un interesse» trans-frontaliero certo nell'esecuzione di opere di urbanizzazione primaria, un affidamento diretto dei lavori «senza alcuna trasparenza ad un soggetto appartenente allo stato membro» può configurarsi come violazione dei princìpi del Trattato.
Il reclamo evidenzia pure la possibilità che la norma riproduca una situazione giuridica (analoga a un'altra, già oggetto di condanna dalla Corte di Giustizia Ue) in base alla quale il valore della soglia comunitaria possa essere calcolato rispetto ai singoli lotti della Convenzione e non rispetto al valore globale dei differenti lavori, eludendo così gli obblighi stabiliti dalle direttive comunitarie. A questo proposito la Commissione ha affermato che il problema non si presenta, dal momento che l'art. 29, c. 7, lett. a), del codice dei contratti pubblici riproduce il testo dell'art. 9, c. 5, lett. a), della direttiva 2004/18/Ch, disponendo che quando un'opera prevista possa dar luogo ad appalti aggiudicati contemporaneamente per lotti distinti, il valore da considerare è quello complessivo stimato della totalità di tali lotti.
All'obiezione mossa sulla base del fatto che il comma 2-bis in questione preveda di disapplicare il codice dei contratti nella sua totalità, e non solo di alcune norme contenute in esso, la Commissione ha risposto dicendo che l'art. 29 del codice, in quanto norma strumentale, si deve applicare a tutti gli appalti pubblici e che (indipendentemente da quanto scritto nell'art. 16, c. 2-bis) il metodo di calcolo fissato da questo articolo deve essere applicato comunque per individuare gli appalti rispetto ai quali trova applicazione il regime derogatorio del comma 2-bis, e quelli rispetto ai quali continuerà a trovare applicazione, integralmente, il codice dei contratti
L'ultima motivazione in base alla quale gli uffici hanno deciso di non avviare una procedura d'infrazione rispetto all'Italia suona come un'accusa nei confronti di questa norma e della tecnica legislativa adottata. Infatti la Commissione scrive: «L'interpretazione della norma non è univoca. In particolare non è chiaro se l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria “a carico” del titolare del permesso di costruire sia complementare o alternativa all'obbligo previsto dal comma 1 dello stesso articolo, e in particolare se anche in tal caso sia prevista la possibilità di scomputo totale o parziale della quota relativa agli oneri di urbanizzazione».
Non si tratta di una formale messa in mora del nostro paese, ma di un invito a parlamento e governo a precisare la norma contenuta nel decreto «salva-Italia» e a vigilare sull'attuazione da parte delle amministrazioni aggiudicatrici (articolo ItaliaOggi del 04.06.2013).

EDILIZIA PRIVATA: Premesso che il contributo di costruzione è posto a carico del costruttore a titolo di partecipazione del concessionario ai costi delle opere di urbanizzazione in proporzione all'insieme dei benefici che la nuova costruzione ne ritrae, la deroga alla onerosità della concessione ricorre nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge e, per quanto attiene in particolare la lettera f) dell’art. 9, l. citata, se ricorrano due requisiti che devono entrambi concorrere per fondare lo speciale regime di gratuità della concessione, l'uno di tipo soggettivo, per effetto del quale le opere devono essere eseguite da un ente istituzionalmente competente e l'altro di carattere oggettivo per effetto del quale la costruzione deve riguardare opere pubbliche o di interesse generale.
Nella fattispecie difettano entrambi i requisiti. Invero, il titolare della concessione edilizia non riveste lo status di soggetto pubblico o equiparato, essendo invece una società privata che svolge un’attività commerciale, e l'intervento realizzato non costituisce espletamento di un'attività istituzionale o di interesse pubblico, essendo le opere edilizie in questione (un complesso ricettivo per anziani) palesemente finalizzate ad assecondare le finalità di lucro proprie del soggetto di diritto privato.
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Deve escludersi la configurazione dell’intervento edilizio quale attrezzatura socio–sanitaria e, quindi, quale opera di urbanizzazione secondaria.
Infatti, trattasi di un complesso immobiliare di circa 16.000 metri cubi da destinare a “residenze e servizi per anziani”, della superficie di metri quadrati 22.710, articolata in 36 mono-alloggi e 36 camere multiple dotate di bagni e servizio autonomo di cucina.
Dal punto di vista strutturale va, quindi, evidenziata una prevalente configurazione di tipo ricettivo o residenziale, piuttosto che quella di una struttura sanitaria, essendo quest’ultima caratterizzata dalla prevalenza di spazi destinati alla prestazione di servizi propriamente sanitari, mentre, nel caso i servizi ambulatoriali raggiungono complessivamente i 300 metri quadri, a fronte dei servizi residenziali che coprono in tutto una superficie pari a 6.700 metri quadrati.
Non sussistono, quindi, le caratteristiche che consentano di annoverare la struttura tra quelle sanitarie in senso proprio, mancando la prevalenza di spazi destinati alla prestazione di servizi propriamente sanitari.
Ne consegue che l’intervento edilizio non è assolutamente assimilabile ad una struttura sanitaria e non costituisce di conseguenza opera di urbanizzazione.
Peraltro, le opere di urbanizzazione secondaria sono caratterizzate dalla destinazione prioritaria all’uso della generalità degli utenti o, comunque, ad essere messe a disposizione dell'intera collettività, anche se dietro pagamento di un corrispettivo fissato dal Comune in misura tale che consenta il godimento da parte della collettività indifferenziata degli utenti.
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L'art. 10 della legge 28.01.1977 n. 10 distingue, ai fini della determinazione del contributo del costo di costruzione, gli edifici o gli impianti destinati ad attività industriale e artigianale dirette alla trasformazione dei beni e alla prestazione di servizi, dalle costruzioni od impianti destinati ad attività turistiche, commerciali o direzionali, prevedendo per i primi manufatti le agevolazioni contributive ed escludendole per i secondi.
La concessione edilizia qui in questione non rientra tra gli impianti destinati ad attività produttive.
Ad escludere la configurazione di un complesso alberghiero come un'attività produttiva è proprio il dettato normativo sopra indicato che menziona espressamente gli impianti turistici tra i manufatti per i quali il legislatore in base ad una scelta insindacabile ha ritenuto non possa farsi luogo alla concessione del beneficio de quo e non v'è dubbio che l'esistenza di un siffatto dato normativo è di per sé preclusivo di quale che sia interpretazione estensiva.
E questo a prescindere dall'utilizzo dei normali canoni ermeneutici per cui riesce veramente difficile equiparare un complesso di immobili destinati ad un'attività ricettizia ad un'attività industriale di produzione di beni e servizi.

Il Comune di Firenze rilasciava alla società “La Fontenuova s.r.l.” concessione edilizia per la realizzazione di un complesso immobiliare da destinare a “residenza e servizi per anziani” (concessione edilizia n. 163 del 2000), determinando gli oneri ed i contributi di cui alla l. 28.01.1977, n. 10 in lire 517.886.416 per urbanizzazioni primarie; lire 222.628.002 per urbanizzazioni secondarie; lire 1.156.335.850 per contributo sul costo di costruzione.
La società Fontenuova con ricorso al TAR Toscana gravava la suddetta concessione edilizia, assumendone la gratuità ai sensi dell’art. 9, lett. f), della l. n. 10 del 1977 e, in subordine, la parziale gratuità, con esenzione dal solo costo di costruzione ai sensi dell’art. 10, della medesima legge n. 10 del 1977.
Con sentenza n. 1819 del 06.12.2001, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana respingeva il ricorso, non ravvisando nella concessione edilizia di cui trattasi le caratteristiche previste dalla legge per le ipotesi di gratuità totale o parziale.
La società La Fontenuova ha proposto appello avverso la suddetta sentenza di cui chiede l’annullamento o la riforma perché erronea alla stregua dei seguenti motivi:
- violazione dell’articolo 9, lettera f), della l. n. 10 del 1977, che prevede l’esenzione del contributo per le concessioni rilasciate per la realizzazione di opere pubbliche o di interesse generale da parte degli enti istituzionalmente competenti, ovvero nel caso di opere di urbanizzazioni eseguite anche da privati in attuazione di strumenti urbanistici generali;
- violazione dell’art. 10, comma 1, della l. n. 10 del 1977, che esenta dal pagamento del costo di costruzione le concessioni edilizie volte alla realizzazione di strutture destinate ad un’attività di tipo industriale.
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L’art. 9, lettera f), della l. 28.01.1977, n. 10 -richiamata dalla società appellante a sostegno del gravame- stabilisce che “Il contributo di cui al precedente articolo 3 non è dovuto (…) f) per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti nonché per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici”.
Premesso che il contributo di costruzione è posto a carico del costruttore a titolo di partecipazione del concessionario ai costi delle opere di urbanizzazione in proporzione all'insieme dei benefici che la nuova costruzione ne ritrae (cfr., Cons. Stato Sez. V, 21.04.2006 n. 2258), la deroga alla onerosità della concessione ricorre nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge e, per quanto attiene in particolare la lettera f) dell’art. 9, l. citata, se ricorrano due requisiti che devono entrambi concorrere per fondare lo speciale regime di gratuità della concessione, l'uno di tipo soggettivo, per effetto del quale le opere devono essere eseguite da un ente istituzionalmente competente e l'altro di carattere oggettivo per effetto del quale la costruzione deve riguardare opere pubbliche o di interesse generale (cfr. Sez. V, 20.10.2004 n. 6818; Sez. VI, 05.06.2007 n.2981; Cons. Stato Sez. IV, 02.03.2011, n. 1332).
Nella fattispecie difettano entrambi i requisiti.
Il titolare della concessione edilizia non riveste lo status di soggetto pubblico o equiparato, essendo invece una società privata che svolge un’attività commerciale, e l'intervento realizzato non costituisce espletamento di un'attività istituzionale o di interesse pubblico, essendo le opere edilizie in questione (un complesso ricettivo per anziani) palesemente finalizzate ad assecondare le finalità di lucro proprie del soggetto di diritto privato.
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Sotto altro profilo deve escludersi la configurazione dell’intervento quale attrezzatura socio–sanitaria e, quindi, quale opera di urbanizzazione secondaria.
L’intervento edilizio di cui trattasi consiste, infatti, in un complesso immobiliare di circa 16.000 metri cubi da destinare a “residenze e servizi per anziani” realizzato su un’area di particolare pregio paesaggistico sita in Firenze, della superficie di metri quadrati 22.710, articolata in 36 mono-alloggi e 36 camere multiple dotate di bagni e servizio autonomo di cucina.
Dal punto di vista strutturale va, quindi, evidenziata una prevalente configurazione di tipo ricettivo o residenziale, piuttosto che quella di una struttura sanitaria, essendo quest’ultima caratterizzata dalla prevalenza di spazi destinati alla prestazione di servizi propriamente sanitari, mentre, nel caso i servizi ambulatoriali raggiungono complessivamente i 300 metri quadri, a fronte dei servizi residenziali che coprono in tutto una superficie pari a 6.700 metri quadrati.
Non sussistono, quindi, le caratteristiche che consentano di annoverare la struttura tra quelle sanitarie in senso proprio, mancando la prevalenza di spazi destinati alla prestazione di servizi propriamente sanitari.
Ne consegue che l’intervento edilizio non è assolutamente assimilabile ad una struttura sanitaria e non costituisce di conseguenza opera di urbanizzazione.
Peraltro, le opere di urbanizzazione secondaria sono caratterizzate dalla destinazione prioritaria all’uso della generalità degli utenti o, comunque, ad essere messe a disposizione dell'intera collettività, anche se dietro pagamento di un corrispettivo fissato dal Comune in misura tale che consenta il godimento da parte della collettività indifferenziata degli utenti.
Caratteristiche che non ricorrono nel caso della struttura realizzata dalla società appellante.
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L'art. 10 della legge 28.01.1977 n. 10 distingue, ai fini della determinazione del contributo del costo di costruzione, gli edifici o gli impianti destinati ad attività industriale e artigianale dirette alla trasformazione dei beni e alla prestazione di servizi, dalle costruzioni od impianti destinati ad attività turistiche, commerciali o direzionali, prevedendo per i primi manufatti le agevolazioni contributive ed escludendole per i secondi.
La concessione edilizia qui in questione non rientra tra gli impianti destinati ad attività produttive.
Ad escludere la configurazione di un complesso alberghiero come un'attività produttiva è proprio il dettato normativo sopra indicato che menziona espressamente gli impianti turistici tra i manufatti per i quali il legislatore in base ad una scelta insindacabile ha ritenuto non possa farsi luogo alla concessione del beneficio de quo e non v'è dubbio che l'esistenza di un siffatto dato normativo è di per sé preclusivo di quale che sia interpretazione estensiva.
E questo a prescindere dall'utilizzo dei normali canoni ermeneutici per cui riesce veramente difficile equiparare un complesso di immobili destinati ad un'attività ricettizia ad un'attività industriale di produzione di beni e servizi (cfr., Cons. Stato, sez. IV, n. 4488 del 12.07.2010)
(Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 07.05.2013 n. 2467 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAOpere a scomputo, per realizzarle serve una prova scritta. Perché gli oneri di urbanizzazione siano sostituiti da lavori non è sufficiente l'accordo verbale con la PA.
La prova che una Amministrazione accetta la realizzazione di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione deve risultare da atti scritti e non solo da accordi verbali.
Si è espresso in questi termini il TAR Piemonte, Sez. I, con la sentenza 22.03.2013 n. 356.
Il caso esaminato dal Tribunale Amministrativo riguarda una società che aveva ottenuto la concessione edilizia per la realizzazione di alcuni fabbricati e pagato la prima rata degli oneri di urbanizzazione.
Dopo il pagamento, la società aveva presentato un progetto di riqualificazione di un immobile comunale che avrebbe dovuto sostituire il pagamento della seconda e della terza rata degli oneri di urbanizzazione.
Il Comune, che in un primo momento si era mostrato interessato, aveva in seguito preteso il versamento delle rate e delle sanzioni per il ritardo nel pagamento.
A questo punto la società aveva obiettato che i termini di pagamento erano stati sospesi dato che l’Amministrazione in un primo momento aveva accolto la proposta delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione con una nota assessorile.
Il Tar ha però precisato che nella nota c’era solo l’invito a prendere accordi con l’ufficio competente per la redazione del progetto. Dagli atti non risultava che la società avesse agito in tal senso né che l’Amministrazione avesse autorizzato la realizzazione delle opere.
Il ricorso è stato quindi respinto perché gli accordi verbali non sono sufficienti a provare le intenzioni della Pubblica Amministrazione (commento tratto da www.edilportale.com - TAR Piemonte, Sez. I, sentenza link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la controversia concernente l’osservanza degli obblighi assunti dal privato nei confronti dell’ente locale in ordine alla realizzazione di opere di urbanizzazione ed alla cessione gratuita all’ente delle aree stradali e dei servizi, ambito nel quale è esperibile dinanzi a detto giudice l’azione di cui all’art. 2932 c.c..
La domanda è ammissibile in quanto, come chiarito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sentenza 20.07.2012, n. 28), rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la controversia concernente l’osservanza degli obblighi assunti dal privato nei confronti dell’ente locale in ordine alla realizzazione di opere di urbanizzazione ed alla cessione gratuita all’ente delle aree stradali e dei servizi, ambito nel quale è esperibile dinanzi a detto giudice l’azione di cui all’art. 2932 c.c. (TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 22.02.2013 n. 243 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAL’articolo 16 del d.p.r. n. 380 del 2001 prevede che le opere di urbanizzazione possano essere eseguite a scomputo (dei soli oneri di urbanizzazione) solo previo accordo con il Comune; difatti, avendo le opere di urbanizzazione un fine pubblico, è l’Ente locale che, nell’ambito dei propri compiti istituzionali e delle risorse a ciò destinate, deve decidere quali opere realizzare e quali costi sostenere a tal fine.
Tale disciplina, inoltre, è di stretta interpretazione, tanto più che essa appare anche derogatoria al regime generale dell’affidamento mediante pubblica gara dell’incarico di esecuzione di opere pubbliche (e difatti l’articolo 16, comma 2-bis, del d.p.r. n. 380 del 2001, come recentemente modificato, ammette tale deroga solo per lavori di importo sottosoglia comunitaria).
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L’istituto dell’indebito arricchimento non può essere utilizzato per ottenere il medesimo risultato che viceversa non si è realizzato proprio perché non ne sono stati rispettati i presupposti di legge.
Si realizzerebbe, in caso contrario, una palese contraddizione nell’ordinamento.
Proprio per tali ragioni, infatti, il requisito, fondamentale, della sussidiarietà, dell’azione di arricchimento senza causa, è inteso in giurisprudenza in senso astratto e non in concreto.
Vale a dire che se, in astratto, il fatto è regolato da una specifica fattispecie, ma la stessa non si è realizzata per la mancanza di un suo requisito essenziale (nel caso in questione, per la mancanza della preventiva approvazione da parte dell’Ente locale delle opere di urbanizzazione realizzate), non può trovare applicazione in via sussidiaria l’azione di indebito arricchimento, al fine di ottenere quel medesimo spostamento patrimoniale che sarebbe stato l’effetto della fattispecie non verificatasi.
In altre parole, è solo l’assenza in astratto e non la mera mancata realizzazione, in concreto, di una fattispecie idonea a giustificare lo spostamento patrimoniale, che può consentire, in via sussidiaria, l’applicazione dell’azione di indebito arricchimento.

Con la delibera impugnata, l’Amministrazione resistente ha approvato il progetto concernente le opere di urbanizzazione, già realizzate in proprio dalla ricorrente, su aree dalla medesima cedute a titolo gratuito all’Amministrazione (nell’ambito di un intervento edilizio volto alla realizzazione di un complesso residenziale), ai sensi dell’articolo 58 delle NTA del PRG vigente (che prevede, appunto, la cessione del 20% della superficie fondiaria per interventi sui lotti liberi, fermo restando il pagamento degli oneri concessori).
La ricorrente ha ritenuto di realizzare tali opere in virtù di quanto previsto nel medesimo articolo 58 delle NTA, laddove prevede che l’Amministrazione comunale provvede alla predisposizione di un piano di urbanizzazione e, in caso di inerzia di quest’ultima, i privati possono proporre un intervento diretto e a scomputo degli oneri concessori.
Deludendo le aspettative della ricorrente, l’Amministrazione resistente, tuttavia, con la delibera impugnata, si è limitata ad approvare e collaudare i lavori eseguiti, specificando tuttavia di non volersene accollare gli oneri, a scomputo di quelli di urbanizzazione, peraltro già ampiamente corrisposti dalla ricorrente stessa.
Ciò premesso, nel presente ricorso si lamenta la violazione del citato articolo 58 delle NTA dell’articolo 16 del d.p.r. n. 380 del 2001, laddove la P.A. pur accettando le opere così come eseguite dalla ricorrente ha ritenuto di non doverne scomputare il costo né dagli oneri di urbanizzazione né dai costi di costruzione; si osserva, a tal fine, inoltre, che in tal modo si realizzerebbe un indebito arricchimento a tutto vantaggio dell’Amministrazione stessa.
All’udienza del 07.02.2013, la causa è passata in decisione.
Il ricorso è infondato.
Come ammesso dalla stessa ricorrente, l’articolo 58 delle NTA del PRG vigente prevede che l’Amministrazione resistente avrebbe dovuto predisporre un piano di urbanizzazione.
Tuttavia, per l’ipotesi in cui, come nel caso di specie, essa sia inadempiente a tale obbligo, il medesimo articolo prevede che i privati “potranno proporre il proprio intervento diretto a scomputo degli oneri concessori”.
A ben vedere, quindi, già dal tenore testuale della disciplina richiamata, il privato ha l’onere di proporre preliminarmente il proprio progetto di intervento all’approvazione dell’Amministrazione comunale.
Nel caso di specie, viceversa, la ricorrente non si è conformata a tale paradigma e pertanto non né può reclamare gli effetti a proprio vantaggio, come se lo avesse fatto.
Del resto, in linea più generale e di principio, l’articolo 16 del d.p.r. n. 380 del 2001 prevede che le opere di urbanizzazione possano essere eseguite a scomputo (dei soli oneri di urbanizzazione) solo previo accordo con il Comune (cfr. Tar Catania, sentenza n. 279 del 2012); difatti, avendo le opere di urbanizzazione un fine pubblico, è l’Ente locale che, nell’ambito dei propri compiti istituzionali e delle risorse a ciò destinate, deve decidere quali opere realizzare e quali costi sostenere a tal fine (cfr. Tar Palermo, sentenza n. 126 del 2012).
Tale disciplina, inoltre, è di stretta interpretazione, tanto più che essa appare anche derogatoria al regime generale dell’affidamento mediante pubblica gara dell’incarico di esecuzione di opere pubbliche (e difatti l’articolo 16, comma 2-bis, del d.p.r. n. 380 del 2001, come recentemente modificato, ammette tale deroga solo per lavori di importo sottosoglia comunitaria).
In conclusione non ricorrono i presupposti di legge per scomputare i costi sostenuti dall’impresa dagli oneri di urbanizzazione dalla medesima dovuti al Comune.
A tal proposito, la medesima ricorrente osserva che, in ogni caso, il Comune ha accettato tali opere e pertanto in tal modo si realizzerebbe un indebito arricchimento del medesimo, che finirebbe per percepire gli oneri concessori oltre alla cessione a titolo gratuito delle opere di urbanizzazione.
La questione dell’indebito arricchimento, pertanto, non viene posta nel ricorso come fonte legale di un’obbligazione e quindi come causa petendi di una domanda di pagamento di una somma di denaro, ma ci si limita a prospettarla come conseguenza inaccettabile dell’interpretazione viceversa accolta dal Collegio.
Nei predetti limiti, pertanto, occorre farsi carico del suo esame.
A ben vedere, tale indebito arricchimento è frutto di una scelta consapevole della stessa ricorrente, la quale, al fine di realizzare le opere autorizzate, ha ritenuto di non voler o poter attendere la programmazione e realizzazione delle opere di urbanizzazione da parte del Comune, provvedendovi pertanto di propria iniziativa.
Quindi è indubbiamente un’attività che la ricorrente ha compiuto consapevolmente nel proprio interesse.
Ciò premesso, osserva il Collegio, che l’istituto dell’indebito arricchimento non può essere utilizzato per ottenere il medesimo risultato che viceversa non si è realizzato proprio perché non ne sono stati rispettati i presupposti di legge.
Si realizzerebbe, in caso contrario, una palese contraddizione nell’ordinamento.
Proprio per tali ragioni, infatti, il requisito, fondamentale, della sussidiarietà, dell’azione di arricchimento senza causa, è inteso in giurisprudenza in senso astratto e non in concreto (cfr. Tar Molise, sentenza n. 402 del 2012; Cassazione civile, sentenza n. 1216 del 2012; Tar Lazio, sentenza n. 1306 del 2012).
Vale a dire che se, in astratto, il fatto è regolato da una specifica fattispecie, ma la stessa non si è realizzata per la mancanza di un suo requisito essenziale (nel caso in questione, per la mancanza della preventiva approvazione da parte dell’Ente locale delle opere di urbanizzazione realizzate), non può trovare applicazione in via sussidiaria l’azione di indebito arricchimento, al fine di ottenere quel medesimo spostamento patrimoniale che sarebbe stato l’effetto della fattispecie non verificatasi.
In altre parole, è solo l’assenza in astratto e non la mera mancata realizzazione, in concreto, di una fattispecie idonea a giustificare lo spostamento patrimoniale, che può consentire, in via sussidiaria, l’applicazione dell’azione di indebito arricchimento.
Quindi nessun argomento contrario alla soluzione qui prescelta può derivare dal richiamo a tale azione di indebito arricchimento (TAR Abruzzo-Pescara, sentenza 21.02.2013 n. 129 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2012

EDILIZIA PRIVATA: Il diritto di scomputo dalla somma dovuta a titolo di oneri concessori non può configurarsi in assenza quantomeno di una anche informale accettazione dell'opera di urbanizzazione realizzata o promossa dal costruttore, con la ineluttabile conseguenza che, in assenza di qualsivoglia partecipazione consensuale dell'Ente, anche solo ex post, gli oneri contributivi, così come determinati, devono essere integralmente corrisposti.
---------------
● l'art. 16 d.P.R. n. 380/2001 prevede la corresponsione di un contributo composto da due quote distinte: gli oneri di urbanizzazione, che non sono dovuti se il titolare del permesso si obbliga a realizzare direttamente tali opere, ed il costo di costruzione, che, invece, essendo una percentuale rapportata non ad opere da fare per la collettività, ma ai costi di costruzione per tipologia edilizia, adeguati annualmente, non sono suscettibili di entrare nel meccanismo dello scomputo, ma non per questo è possibile ricavare la regola fiscale di un pagamento pecuniario; l'indisponibilità dei costi di costruzione è nel senso che essi sono previsti e quantificati per legge, ma la forma del pagamento, con compensazione o meno, è rimessa all'accordo tra le parti;
● ai sensi dell'art. 11, comma 2, d.P.R. n. 380 del 2001, a scomputo totale o parziale della quota dovuta per oneri di urbanizzazione, il titolare del permesso di costruire può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune. Dall'inequivoco tenore letterale della norma si desume che il titolare del permesso non può realizzare le opere di sua iniziativa, ovvero limitandosi ad inviare una richiesta di autorizzazione, mai riscontrata al Comune, essendo invece necessario che l'Amministrazione disciplini espressamente le modalità di esecuzione delle opere e le necessarie garanzie;
● l'autorizzazione all'esecuzione diretta di opere di urbanizzazione a scomputo dei relativi oneri normalmente viene rilasciata attraverso la concessione edilizia -attualmente art. 45 della l.reg. Lombardia 11.03.2005 n. 12- ma di per sé potrebbe intervenire anche successivamente, in base alle valutazioni degli uffici comunali che vigilano sull'attività edilizia.

Quanto all’ultima censura di merito formulata –in ordine alla quale non colgono nel segno le obiezioni di parte appellata con le quali se ne sostiene la inammissibilità per genericità e tardività, avendo l’appellante introdotto il petitum già nel mezzo di primo grado- essa pare al Collegio senz’altro accoglibile.
Invero l’appellante ha chiesto che venga affermato il diritto della stessa ad ottenere lo scomputo dagli oneri di urbanizzazione secondaria determinati ex lege e quantificati dal Comune (e concorrenti a determinare il contributo di costruzione), dell’onere direttamente sostenuto per eseguire le corrispondenti opere (id est: i parcheggi ed il verde attrezzato).
Escluso che la stessa si riferisse al costo di costruzione, e preso atto della incontestata affermazione che la omessa quantificazione di tali oneri direttamente sopportati discenda dalla circostanza che ad una compiuta determinazione degli stessi potrebbe procedersi soltanto a seguito del collaudo dell’opera da parte del Comune (ex multis: “Il diritto di scomputo dalla somma dovuta a titolo di oneri concessori non può configurarsi in assenza quantomeno di una anche informale accettazione dell'opera di urbanizzazione realizzata o promossa dal costruttore, con la ineluttabile conseguenza che, in assenza di qualsivoglia partecipazione consensuale dell'Ente, anche solo ex post, gli oneri contributivi, così come determinati, devono essere integralmente corrisposti” -TAR Campania Napoli, sez. VIII, 17.09.2009, n. 4983-) cadono le eccezioni di genericità ed indeterminatezza prospettate dall’appellata amministrazione comunale.
Nel merito, pare al Collegio che la richiesta di parte appellante, oltre a rientrare pacificamente nella giurisdizione di questo Collegio, sia strettamente aderente alla previsione normativa contenuta nell’art. 16, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 2001, (“la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al comune all'atto del rilascio del permesso di costruire e, su richiesta dell'interessato, può essere rateizzata. A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11.02.1994, n. 109, e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune”): ovviamente, nei limiti in cui siano state seguite le procedure che consentono la operatività di tale meccanismo compensativo (ex multis si vedano:
● ”l'art. 16 d.P.R. n. 380/2001 prevede la corresponsione di un contributo composto da due quote distinte: gli oneri di urbanizzazione, che non sono dovuti se il titolare del permesso si obbliga a realizzare direttamente tali opere, ed il costo di costruzione, che, invece, essendo una percentuale rapportata non ad opere da fare per la collettività, ma ai costi di costruzione per tipologia edilizia, adeguati annualmente, non sono suscettibili di entrare nel meccanismo dello scomputo, ma non per questo è possibile ricavare la regola fiscale di un pagamento pecuniario; l'indisponibilità dei costi di costruzione è nel senso che essi sono previsti e quantificati per legge, ma la forma del pagamento, con compensazione o meno, è rimessa all'accordo tra le parti” -TAR Abruzzo Pescara, sez. I, 18.10.2010, n. 1142-;
● ”ai sensi dell'art. 11, comma 2, d.P.R. n. 380 del 2001, a scomputo totale o parziale della quota dovuta per oneri di urbanizzazione, il titolare del permesso di costruire può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune. Dall'inequivoco tenore letterale della norma si desume che il titolare del permesso non può realizzare le opere di sua iniziativa, ovvero limitandosi ad inviare una richiesta di autorizzazione, mai riscontrata al Comune, essendo invece necessario che l'Amministrazione disciplini espressamente le modalità di esecuzione delle opere e le necessarie garanzie (il che non è accaduto nel caso di specie)” -TAR Calabria Catanzaro, sez. II, 08.04.2011, n. 501-;
● “l'autorizzazione all'esecuzione diretta di opere di urbanizzazione a scomputo dei relativi oneri normalmente viene rilasciata attraverso la concessione edilizia -attualmente art. 45 della l. reg. Lombardia 11.03.2005 n. 12- ma di per sé potrebbe intervenire anche successivamente, in base alle valutazioni degli uffici comunali che vigilano sull'attività edilizia” -TAR Lombardia Brescia, sez. I, 12.07.2010, n. 2481-).
Entro tali limiti, il motivo di appello è fondato e va accolto, potendosi affermare il diritto dell’appellante allo scomputo richiesto dal contributo di urbanizzazione (con esclusione, ovviamente, del costo di costruzione) degli oneri relativi alla esecuzione delle opere di urbanizzazione secondaria
(Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 28.11.2012 n. 6033 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria comporta l’esecuzione di interventi direttamente riconducibili alla competenza funzionale dell’Amministrazione comunale che ha l’obbligo di provvedere alla loro completa definizione nel triennio dalla concessione del titolo edilizio, salvo che l’onere sia assunto, tramite specifico impegno, direttamente dal privato, cosa non avvenuta nel caso all’esame.
Se, infatti, a norma dell’art. 12 T.U. n. 380/2001, “il permesso di costruire è comunque subordinato all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del Comune dell’attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero all’impegno degli interessati di procedere all’attuazione delle medesime contemporaneamente alla realizzazione dell’intervento oggetto del permesso”, il Comune non può disattendere la richiesta formale di allacciamento all’acquedotto o alla rete fognaria o di distribuzione del gas, anche se nella richiesta di concessione ne è indicato genericamente l’allacciamento. Infatti, speculare alla suddetta prescrizione è l’obbligo di pagamento di un contributo commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione (art. 16 T.U. cit.) e il comma 7 del precitato art. 16 contempla, tra gli interventi assoggettati agli oneri di urbanizzazione primaria, proprio la rete idrica, quella fognaria nonché quella di distribuzione del gas.
Tali interventi sono, pertanto, primariamente riconducibili al pubblico potere, così come è pianamente desumibile dalla formulazione della norma e dalla stessa funzione di necessaria definizione e realizzazione del tessuto cardine del territorio su cui vanno a inserirsi gli interventi privati (strade residenziali, spazi di sosta e parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato). Ciò comporta, dunque, il prioritario impegno pubblico -in sede di rilascio della concessione– all’attuazione delle relative opere nel triennio.
Deve, tuttavia, effettivamente rilevarsi anche la possibilità di un impegno, da parte del privato, alla realizzazione delle opere medesime in sede di attuazione dell’intervento oggetto del permesso.
L’art. 16, comma 2, d.P.R. n. 380 del 2001 (che ha riprodotto l’art. 11, comma 1, l. n. 10 del 1977) consente, però, al privato di eseguire direttamente le opere di urbanizzazione in alternativa al pagamento dei connessi oneri (con possibilità quindi di ottenerne poi lo scomputo da quanto deve pagare a titolo di oneri di urbanizzazione primaria e secondaria), soltanto se la proposta sia accettata dal Comune secondo le modalità e le garanzie dal medesimo dettate e previste in una convenzione o in un atto unilaterale d’obbligo.

Il ricorso è fondato.
La realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria comporta l’esecuzione di interventi direttamente riconducibili alla competenza funzionale dell’Amministrazione comunale che ha l’obbligo di provvedere alla loro completa definizione nel triennio dalla concessione del titolo edilizio, salvo che l’onere sia assunto, tramite specifico impegno, direttamente dal privato, cosa non avvenuta nel caso all’esame.
Se, infatti, a norma dell’art. 12 T.U. n. 380/2001, “il permesso di costruire è comunque subordinato all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del Comune dell’attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero all’impegno degli interessati di procedere all’attuazione delle medesime contemporaneamente alla realizzazione dell’intervento oggetto del permesso”, il Comune non può disattendere la richiesta formale di allacciamento all’acquedotto o alla rete fognaria o di distribuzione del gas, anche se nella richiesta di concessione ne è indicato genericamente l’allacciamento. Infatti, speculare alla suddetta prescrizione è l’obbligo di pagamento di un contributo commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione (art. 16 T.U. cit.) e il comma 7 del precitato art. 16 contempla, tra gli interventi assoggettati agli oneri di urbanizzazione primaria, proprio la rete idrica, quella fognaria nonché quella di distribuzione del gas.
Tali interventi sono, pertanto, primariamente riconducibili al pubblico potere, così come è pianamente desumibile dalla formulazione della norma e dalla stessa funzione di necessaria definizione e realizzazione del tessuto cardine del territorio su cui vanno a inserirsi gli interventi privati (strade residenziali, spazi di sosta e parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato). Ciò comporta, dunque, il prioritario impegno pubblico -in sede di rilascio della concessione– all’attuazione delle relative opere nel triennio.
Deve, tuttavia, effettivamente rilevarsi anche la possibilità di un impegno, da parte del privato, alla realizzazione delle opere medesime in sede di attuazione dell’intervento oggetto del permesso (TAR Puglia, Lecce, sez. III, 10.11.2011, n. 1938; Consiglio Stato, sez. IV, 26.11.2009, n. 7432).
L’art. 16, comma 2, d.P.R. n. 380 del 2001 (che ha riprodotto l’art. 11, comma 1, l. n. 10 del 1977) consente, però, al privato di eseguire direttamente le opere di urbanizzazione in alternativa al pagamento dei connessi oneri (con possibilità quindi di ottenerne poi lo scomputo da quanto deve pagare a titolo di oneri di urbanizzazione primaria e secondaria), soltanto se la proposta sia accettata dal Comune secondo le modalità e le garanzie dal medesimo dettate e previste in una convenzione o in un atto unilaterale d’obbligo (TAR Sicilia, Catania, sez. I, 02.02.2012, n. 279) (TAR Puglia-Lecce, Sez. III, sentenza 07.09.2012 n. 1481 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAE' indubbio che la disposizione invocata (art. 9 L. 10/1977) deve ritenersi di stretta interpretazione, in quanto introduce talune ipotesi di deroga alla previsione generale la quale assoggetta a contributo tutte le opere che comportino trasformazione del territorio.
Lo speciale regime di gratuità di cui alla lett. f) richiede peraltro il concorso di due requisiti, il primo dei quali di carattere soggettivo che si risolve nell'esecuzione delle opere da parte degli Enti istituzionalmente competenti: in effetti, secondo l’indirizzo più rigoroso l'opera, per conseguire il beneficio, deve essere necessariamente realizzata da un Ente pubblico, non spettando lo stesso per le opere eseguite da soggetti privati, quale che sia la rilevanza sociale dell'attività esercitata nella o con l'opera edilizia alla quale la concessione si riferisce; in ogni caso ammettendo l’iniziativa di un privato, questo deve agire per conto di un Ente pubblico, come nell’istituto della concessione di opera pubblica o in altre analoghe figure organizzatorie ove l’intervento è realizzato da soggetti non animati dallo scopo di lucro o che accompagnano tale obiettivo con un legame istituzionale con l’azione dell’amministrazione per la cura degli interessi della collettività.
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Il quadro normativo … prevede un’ipotesi di esenzione totale dal contributo di costruzione [art. 17, comma 3, lett. c), del DPR 380/2001] e un’ipotesi di scomputo della quota del contributo di costruzione relativa agli oneri di urbanizzazione (art. 16, comma 2, del DPR 380/2001; art. 45 della LR 12/2005).
Nell’ipotesi relativa all’esenzione totale il privato realizza un’opera espressamente qualificata di interesse pubblico nello strumento urbanistico generale o nei piani attuativi. Essendovi una tale previsione urbanistica l’utilità per l’amministrazione deriva direttamente dalla realizzazione dell’opera e pertanto l’esenzione è automatica. Non ricorre tuttavia questa fattispecie quando lo strumento urbanistico si limita ad autorizzare una destinazione d’uso implicante la realizzazione di opere astrattamente qualificabili come urbanizzazioni.
L’ammissibilità di queste opere in una certa zona del territorio non equivale al riconoscimento del loro interesse pubblico ma è soltanto una regola che disciplina l’interesse economico dei privati. Il passaggio da opera di pertinenza privata a opera di urbanizzazione richiede l’inclusione tra gli standard urbanistici che definiscono la dotazione di servizi del territorio. Tale inclusione non deriva dalla semplice esistenza dell’opera ma presuppone che sulla stessa vi possa essere un controllo pubblico.
In proposito le direttive regionali sul piano dei servizi (DGR n. 7/7586 del 21.12.2001, parte III punto 2-e) specificano che i privati possono integrare gli standard urbanistici garantiti dall’ente pubblico purché l’attività dei privati sia regolata da un atto di asservimento o da un regolamento d'uso che assicurino lo svolgimento e il controllo delle funzioni di interesse generale.

Secondo la giurisprudenza è indubbio che la disposizione invocata (art. 9 L. 10/1977) deve ritenersi di stretta interpretazione, in quanto introduce talune ipotesi di deroga alla previsione generale la quale assoggetta a contributo tutte le opere che comportino trasformazione del territorio (cfr. TAR Puglia Bari, sez. III – 11/06/2010 n. 2420).
Lo speciale regime di gratuità di cui alla lett. f) richiede peraltro il concorso di due requisiti, il primo dei quali di carattere soggettivo che si risolve nell'esecuzione delle opere da parte degli Enti istituzionalmente competenti: in effetti, come precisato dal TAR Veneto, sez. II – 16/06/2011 n. 1047, secondo l’indirizzo più rigoroso l'opera, per conseguire il beneficio, deve essere necessariamente realizzata da un Ente pubblico, non spettando lo stesso per le opere eseguite da soggetti privati, quale che sia la rilevanza sociale dell'attività esercitata nella o con l'opera edilizia alla quale la concessione si riferisce (Consiglio di Stato, sez. V – 15/12/2005 n. 7140; TAR Lombardia Milano, sez. II – 17/09/2009 n. 4672); in ogni caso ammettendo l’iniziativa di un privato, questo deve agire per conto di un Ente pubblico, come nell’istituto della concessione di opera pubblica o in altre analoghe figure organizzatorie ove l’intervento è realizzato da soggetti non animati dallo scopo di lucro o che accompagnano tale obiettivo con un legame istituzionale con l’azione dell’amministrazione per la cura degli interessi della collettività (Consiglio di Stato, sez. IV – 10/05/2005 n. 2226).
La Fondazione ricorrente è priva della qualità di Ente istituzionalmente competente, poiché è legata agli Istituti scolastici (proprietari) da un semplice rapporto di locazione, ed è dunque assente il titolo concessorio.
Sulla profilata natura di “opera di urbanizzazione” della scuola il Collegio richiama il proprio precedente (TAR Brescia – 27/11/2008 n. 1704) ai sensi del quale “il quadro normativo … prevede, per quanto interessa il presente giudizio, un’ipotesi di esenzione totale dal contributo di costruzione [art. 17, comma 3, lett. c), del DPR 380/2001] e un’ipotesi di scomputo della quota del contributo di costruzione relativa agli oneri di urbanizzazione (art. 16, comma 2, del DPR 380/2001; art. 45 della LR 12/2005). … Nell’ipotesi relativa all’esenzione totale il privato realizza un’opera espressamente qualificata di interesse pubblico nello strumento urbanistico generale o nei piani attuativi. Essendovi una tale previsione urbanistica l’utilità per l’amministrazione deriva direttamente dalla realizzazione dell’opera e pertanto l’esenzione è automatica. Non ricorre tuttavia questa fattispecie quando lo strumento urbanistico si limita ad autorizzare una destinazione d’uso implicante la realizzazione di opere astrattamente qualificabili come urbanizzazioni. L’ammissibilità di queste opere in una certa zona del territorio non equivale al riconoscimento del loro interesse pubblico ma è soltanto una regola che disciplina l’interesse economico dei privati. Il passaggio da opera di pertinenza privata a opera di urbanizzazione richiede l’inclusione tra gli standard urbanistici che definiscono la dotazione di servizi del territorio. Tale inclusione non deriva dalla semplice esistenza dell’opera ma presuppone che sulla stessa vi possa essere un controllo pubblico. In proposito le direttive regionali sul piano dei servizi (DGR n. 7/7586 del 21.12.2001, parte III punto 2-e) specificano che i privati possono integrare gli standard urbanistici garantiti dall’ente pubblico purché l’attività dei privati sia regolata da un atto di asservimento o da un regolamento d'uso che assicurino lo svolgimento e il controllo delle funzioni di interesse generale”.
Nel caso in esame non è rinvenibile nessuno dei suddetti presupposti, in quanto da un lato la scuola non risulta direttamente prevista nello strumento urbanistico come opera di interesse pubblico (sul punto non è stata fornita indicazione alcuna) e dall’altro la gestione di tale struttura non è oggetto di convenzionamento con il Comune ma costituisce un’iniziativa economica di esclusivo interesse privato.
Neppure è possibile giovarsi delle disposizioni sullo scomputo parziale o totale degli oneri di urbanizzazione, afferenti ad opere che una volta realizzate non rimangono nella disponibilità dei privati ma vengono acquisite al patrimonio indisponibile del Comune: nel caso in esame questa circostanza non si verifica (TAR Lombardia-Brescia, Sez. II, sentenza 24.08.2012 n. 1467 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICALavori senza gara, Italia a rischio.
Il decreto-legge n. 201 del 2011 (cosiddetto salva Italia) ha modificato le norme sull'esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria, ammettendo che quelle d'importo inferiore alla soglia comunitaria (5 milioni di euro) possano essere realizzate dal titolare del permesso di costruire, senza applicare il codice dei contratti.
La disposizione è, di tutta evidenza, in contrasto con l'orientamento comunitario, in base al quale l'esecuzione delle opere di urbanizzazione, indipendentemente dalla natura del soggetto che realizza, costituisce un «appalto pubblico di lavori» e come tale dev'essere trattato all'interno degli ordinamenti nazionali.
La disciplina antecedente faceva salva questa impostazione, prevedendo che, a scomputo totale o parziale degli oneri concessori dovuti, il titolare del permesso potesse obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto del codice dei contratti. Limitatamente alle opere d'importo inferiore alla cosiddetta soglia comunitaria il medesimo codice ammetteva il ricorso a una procedura di evidenza pubblica, seppure semplificata e meno gravosa, rappresentata dalla cosiddetta procedura negoziata.
L'operazione correttiva del governo Monti non soltanto espone lo stato italiano all'ennesima censura comunitaria, ma pone problemi interpretativi, determinando il rischio che la ricercata semplificazione dia luogo a incertezza e stallo, visti gli interrogativi cui le amministrazioni locali dovrebbero dare una risposta prima di applicare le nuove disposizioni.
L'interrogativo principale è: perché il legislatore ha qualificato l'esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria d'importo inferiore alla soglia comunitaria come «a carico del titolare del permesso di costruire» e non ha precisato, invece, che si tratta di una prestazione obbligatoria, effettuata dal titolare del permesso, in alternativa al versamento degli oneri concessori comunque dovuti e dunque a scomputo di questi ultimi?
Nel caso in cui il governo (eludendo pure due distinte interrogazioni presentate da parlamentari radicali sull'argomento) ritenga che la norma non abbia modificato sostanzialmente il regime delle prestazioni obbligatorie a carico del titolare del permesso di costruire e dunque che le opere di urbanizzazione primaria vengono comunque effettuate «a scomputo» degli oneri concessori dovuti, si pone comunque la necessità di precisare la norma e di fornire indicazioni operative.
Per questa ragione, in sede di conversione in legge del decreto-legge per la crescita, che contiene anche norme correttive del testo unico per l'edilizia, sarebbe opportuno un intervento del parlamento per abrogare il comma 2-bis dell'art. 16 del dpr n. 380 del 2001(modificato dal «salva Italia») ed evitare all'Italia una probabile procedura d'infrazione.
In via subordinata, nel caso in cui non ci fossero le condizioni per cancellare la norma, bisognerebbe emendare tale disposizione, precisando in che modo debba essere fissato il valore economico delle opere di urbanizzazione, realizzate senza applicare il codice dei contratti, al fine di determinare l'importo delle somme (il cosiddetto scomputo) che il privato detrae da quanto dovuto a titolo di oneri concessori.
Bisognerebbe altresì individuare la procedura per assicurare un'appropriata e corretta destinazione delle eventuali economie che il privato (anche e soprattutto grazie alla mancata applicazione del codice dei contratti) può perseguire nell'esecuzione delle opere (articolo ItaliaOggi del 26.06.2012).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: Il privato esecutore, a seconda che le opere da realizzare a favore del Comune, a fronte della cessione in piena proprietà di immobili precedentemente concessi in diritto di superficie e destinati ad insediamenti produttivi, siano di importo superiore o inferiore alla soglia comunitaria dovrà rispettare:
- le norme della Parte II titolo I, nonché quelle della parte I, IV e V (cfr. art. 32, comma 1, lett. g, nonché le eccezioni previste dal comma 2 del medesimo articolo) per le opere di importo superiore alla soglia comunitaria prevista in tema di lavori (dal 01/01/2012, € 5.000.000, come imposto dal Regolamento CE n. 1251/2011)
- la disciplina prevista degli art. 121, comma 1, e, in particolare, la procedura dell’art. 57, comma 6 (con invito rivolto ad almeno cinque soggetti se sussistono in tale numero aspiranti idonei) del medesimo Codice, in caso di lavori sotto soglia comunitaria (cfr. art. 122, comma 8).
Relativamente a tale ultima ipotesi, va evidenziato che l’articolo 45 del d.l. n. 201/2011, convertito nella legge n. 214/2011, ha modificato l’articolo 16 del DPR n. 380/2001 con l’inserimento di un comma 2-bis a mente del quale “nell'ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, di importo inferiore alla soglia di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 12.04.2006, n. 163, funzionali all'intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di costruire e non trova applicazione il decreto legislativo 12.04.2006, n. 163".
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Il Sindaco del Comune di Vedano Olona (VA), con nota del 24.04.2012, ha formulato alla Sezione una richiesta di parere
in merito alla possibilità di prevedere a titolo di corrispettivo per la cessione del diritto di proprietà di aree, già concesse in diritto di superficie, la realizzazione di opere da trasferire al Comune.
In particolare il sindaco precisa che Il Comune di Vedano Olona, dopo essersi dotato del Piano per Insediamenti Produttivi, ai sensi dell'art. 27 della legge 22.10.1971 n. 865, ha dato attuazione alla realizzazione degli interventi assegnando le aree ricomprese nei vari lotti del piano, sia in diritto di superficie sia in piena proprietà.
Considerato che la legge 23.12.1996 n. 662, all'art. 3 comma 64, ha riconosciuto ai Comuni la possibilità di cedere in proprietà le aree già concesse in diritto di superficie, chiede un parere
in ordine alla possibilità di prevedere, a titolo di corrispettivo di tale cessione (nel rispetto di criteri e modalità di valutazione di tale corrispettivo indicati allo stesso comma 64, come sostituito dall'art. 11, comma 1, della legge 12.12.2002 n. 273), la realizzazione di opere da trasferire al Comune.
...
Appare opportuno richiamare il dettato normativo in tema di Piani per insediamenti produttivi (c.d. PIP), in particolare il procedimento che il Comune deve seguire a tal fine e le facoltà concesse al medesimo.
L’art. 27 della legge n. 865/1971 (Programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica; norme sulla espropriazione per pubblica utilità e modifiche ed integrazioni alle leggi 17.08.1942 n. 1150, 18.04.1962 n. 167, 29.09.1964 n. 847) prevede che “i comuni dotati di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione approvati possono formare, previa autorizzazione della Regione, un piano delle aree da destinare a insediamenti produttivi”. Le aree da comprendere in questo piano sono delimitate, nell'ambito delle zone destinate a insediamenti produttivi dai piani regolatori generali o dai programmi di fabbricazione, con deliberazione del consiglio comunale, approvata con decreto del Presidente della giunta regionale.
Il piano ha efficacia per dieci anni dalla data del decreto di approvazione ed ha valore di piano particolareggiato d'esecuzione ai sensi della legge 17 agosto 1942, n. 1150.
L’art. 27 specifica che “le aree comprese nel piano approvato a norma del presente articolo sono espropriate dai comuni o loro consorzi secondo quanto previsto dalla presente legge in materia di espropriazione per pubblica utilità.”, ma soprattutto, ai fini che interessano per la risposta al comune istante, che “il comune utilizza le aree espropriate per la realizzazione di impianti produttivi di carattere industriale, artigianale, commerciale e turistico mediante la cessione in proprietà o la concessione del diritto di superficie sulle aree medesime”.
In quest’ultimo caso, la concessione del diritto di superficie ad enti pubblici (per la realizzazione di impianti e servizi pubblici, occorrenti nella zona delimitata dal piano) è a tempo indeterminato, mentre negli altri casi (in sostanza a soggetti/imprese private) ha una durata non inferiore a sessanta e non superiore a novantanove anni.
La norma precisa, infine, che “contestualmente all'atto di concessione, o all'atto di cessione della proprietà dell'area, tra il comune da una parte e il concessionario o l'acquirente dall'altra, viene stipulata una convenzione per atto pubblico con la quale vengono disciplinati gli oneri posti a carico del concessionario o dell'acquirente e le sanzioni per la loro inosservanza”.
Il dato normativo non prevede la necessaria corresponsione, da parte del privato assegnatario dell’area, di un corrispettivo in denaro, ma la sottoposizione ad oneri, funzionali alla realizzazione degli obiettivi posti dal Piano per gli insediamenti produttivi.
Il privato è in sostanza beneficiario delle aree, ma in virtù di un provvedimento di concessione finalizzato alla realizzazione di superiori interessi di carattere generale per la comunità comunale. Il provvedimento li attribuisce diritti sulle aree interessate (di superficie o piena proprietà), ma anche dei relativi connessi “oneri”, con la previsione di “sanzioni per la loro inosservanza”.
Come per altri strumenti di edilizia complessa o negoziata (si rimanda all’art. 35 della stessa legge n. 865/1971 per i Piani di edilizia economica e popolare, c.d. PEEP; ai Piani di riqualificazione urbana di cui alla legge n. 493/1993; ai Piani integrati di interventi di cui alla legge n. 179/2002, etc.), l’obbligazione che assume il concessionario non è necessariamente limitata al pagamento di una somma di denaro, ma eventualmente (se in tal senso depongono gli accordi con il Comune), alla realizzazione di opere di urbanizzazione o altre opere pubbliche funzionali alla realizzazione del piano (nello specifico, per insediamenti produttivi).
In tal modo il Comune consegue gli obiettivi posti in sede di programmazione/piano (nel caso di specie approvato dalla Regione) trasferendo sui privati concessionari gli oneri dei costi di realizzazione (esplicita necessità in tal senso si ritrova nell’art. 35 della legge n. 865/1971 sui PEEP, oltre che in generale nell’art. 16, comma 3, del D.L. 22.12.1981, n. 786, convertito in legge 26.02.1982, n. 51, cfr. anche il parere Piemonte n. 117/2011/PAR), sia quelli di eventuale esproprio/acquisizione delle aree, sia quelli necessari a rendere le aree medesime funzionali agli scopi produttivi perseguiti.
Il successivo art. 3, comma 64, della legge n. 662/1996 aggiunge, all’interno di questo quadro generale, un ulteriore tassello, permettendo ai comuni che, in precedenza, avevano optato per la concessione ai privati del diritto di superficie sulle aree destinate a insediamenti produttivi di attribuirne il pieno diritto di proprietà.
Questa norma, nella versione novellata dall’art. 11 della legge n. 273/2002, prevede infatti che “i comuni possono cedere in proprietà le aree già concesse in diritto di superficie nell'ambito dei piani delle aree destinate a insediamenti produttivi di cui all'articolo 27 della legge 22.10.1971, n. 865. Il corrispettivo delle aree cedute in proprietà è determinato con delibera del consiglio comunale, in misura non inferiore alla differenza tra il valore delle aree da cedere direttamente in diritto di proprietà e quello delle aree da cedere in diritto di superficie, valutati al momento della trasformazione di cui al presente comma. La proprietà delle suddette aree non può essere ceduta a terzi nei cinque anni successivi all'acquisto” (nel testo storico si limitava a prevedere che “gli enti locali territoriali possono cedere in proprietà le aree già concesse in diritto di superficie, destinate ad insediamenti produttivi”, cfr. parere Veneto n. 113/2010).
In tal modo il legislatore permette al privato investitore di conseguire la certezza del diritto attribuito, favorendo altri successivi investimenti da parte del medesimo, attività scoraggiata nel caso in cui, a fronte della scadenza del termine di attribuzione del diritto di superficie, l’immobile realizzato (nello specifico, finalizzato a impianto produttivo) rischia di rientrare nel patrimonio del Comune proprietario del suolo (secondo l’ordinaria regola prevista dal Codice civile).
Alla motivazione di cui sopra si aggiunge quella propria di altri provvedimenti di dismissione (e privatizzazione) deliberati nel corso degli anni ’90, tesi all’incremento delle entrate per gli enti pubblici attraverso la vendita di asset immobiliari e azionari (cfr. in merito la delibera della Sezione Puglia n. 2/2009/PAR).
La scelta legislativa è analoga a quella effettuata in ambiti similari, come i Piani di edilizia economica e popolare (c.d. PEEP), per i quali l’art. 31, commi 45 e ss, della legge n. 448/198 ha previsto che le aree concesse in diritto di superficie per la realizzazione degli interventi previsti dall’art. 35 della legge n. 865/1971 (modificato dall’art. 3, comma 63, della legge n. 662/1996), possano essere concesse in piena proprietà ai privati richiedenti.
La facoltà di trasformazione del diritto di superficie in piena proprietà, prevista dall’art. 3, comma 64, della legge n. 662/1996, di cui si discute nel presente parere, si innesta pertanto sull’impianto legislativo esistente, disciplinante i “Piani per gli insediamenti produttivi” previsti dall’art. 27 della legge n. 865/1971.
Di conseguenza la scelta, da parte del comune, di attribuire la piena proprietà degli immobili precedentemente concessi in diritto di superficie, dovrebbe trovare fondamento nelle similari, rinnovate, motivazioni che hanno condotto all’approvazione e realizzazione del Piano, funzionalizzando la cessione della proprietà del suolo, sede di impianti produttivi, alla realizzazione di interessi generali finalizzati allo sviluppo produttivo complessivo del territorio.
All’interno di tale quadro, sulla base dei presupporti di fatto e degli obiettivi da esplicitare nella motivazione della delibera di Consiglio, il Comune potrebbe optare, in luogo di un corrispettivo in denaro, per una differente forma di attribuzione patrimoniale.
Naturalmente devono essere rispettati i limiti legislativi imposti dal combinato disposto degli artt. 27 legge n. 865/1971 e 3, comma 64, legge n. 662/1996, oltre che quelli desumibili dall’ordinamento giuridico generale.
Per quanto riguarda i primi, vanno innanzitutto osservati il procedimento e i criteri di valutazione che il legislatore prevede per la cessione dell’area (“il corrispettivo delle aree cedute in proprietà è determinato con delibera del consiglio comunale, in misura non inferiore alla differenza tra il valore delle aree da cedere direttamente in diritto di proprietà e quello delle aree da cedere in diritto di superficie, valutati al momento della trasformazione di cui al presente comma”), adempimenti che il Comune, nell’istanza di parere, si impegna a rispettare.
Con la precisazione che il valore che il privato deve corrispondere è stabilito dal legislatore solo nel minimo, in un ammontare che, previa motivazione, può essere aumentato dal Comune in funzione delle specifiche esigenze da perseguire e del contesto produttivo in cui l’operazione di cessione si inserisce.
Circa la natura della suddetta entrata, appare opportuno sottolineare che si tratta di introito derivante da alienazione di beni patrimoniali (il diritto di proprietà sul suolo cui accede la costruzione/impianto produttivo), da allocare nel Titolo IV delle Entrate e, come tale, necessariamente destinato a spesa in conto capitale (salve le eccezioni normativamente e tassativamente previste, come per esempio l’art. 2, comma 8, della legge n. 244/2007, ovvero gli artt. 193, commi 2 e 3, del TUEL, cioè le ipotesi in cui occorra provvedere al mantenimento degli equilibri di bilancio, cfr. Sezione Piemonte n. 117/2011/PAR).
L’altro limite, esplicitato dalla norma base (art. 27 della legge n. 865/1971), consiste nella finalizzazione dell’entrata alla realizzazione degli scopi perseguiti con il Piano, tanto che il privato si obbliga, stipulando apposita convenzione, a determinati oneri (pagamento corrispettivo in denaro ovvero alla realizzazione di opere strumentali o altro) necessariamente presidiati da sanzioni in caso di inosservanza (causa rischio mancato conseguimento degli obiettivi perseguiti).
In tale ottica, appare possibile che il Comune, previa adeguata motivazione, permetta al privato di liberarsi dall’erogazione del corrispettivo per la cessione di aree in proprietà imponendogli l’obbligo di realizzare opere pubbliche funzionali al mantenimento degli obiettivi posti dal PIP.
Trattasi, necessariamente, di opere d’investimento. Posto infatti che, come detto, l’entrata che il comune consegue è imputata in conto capitale, analoga destinazione deve avere la spesa che il privato sostiene in sostituzione dell’obbligo di pagamento della somma di denaro.
In via residuale, sempre previa adeguata motivazione, il comune potrebbe decidere di far effettuare al privato altre opere pubbliche, stipulando analoga convenzione e prevedendo similari sanzioni in caso di inadempienza. Si pensi al caso in cui l’area destinata al PIP non abbia, allo stato, bisogno di lavori di adeguamento/ristrutturazione (in tale direzione si rinvia alle motivazioni del parere reso dalla Sezione Piemonte n. 117/2011/PAR, riferito alla similare fattispecie prevista dall’art. 31 della legge n. 448/2011 per la cessione in proprietà delle aree destinate all’edilizia economica e popolare). In questo caso, infatti, il privato realizzerebbe direttamente l’opera pubblica in sostituzione del Comune, utilizzando le somme che avrebbe dovuto versare per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà.
Il problema successivo che si pone attiene, tuttavia, alle modalità di realizzazione di tali opere da parte del privato.
Infatti, nella similare fattispecie delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione (art. 16 DPR n. 380/2001), il legislatore, dopo l’intervento della giurisprudenza comunitaria (Corte di Giustizia con la sentenza 12.07.2001 C399/1998, "Scala 2001"), ha imposto al privato esecutore il rispetto delle procedure di evidenza pubblica (cfr. artt. 32 e 122 comma 8 del d.lgs. n. 163/2006).
Analoga interpretazione è stata adottata dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici in altri casi di sostituzione del privato all’amministrazione nell’ambito di programmi di edilizia complessa o negoziata (cfr. Determinazioni n. 4 del 03/04/2008 e n. 7 del 16/07/2009).
La regolamentazione dell'istituto delle “opere di urbanizzazione a scomputo” risale alla normativa in materia urbanistica, secondo la quale la realizzazione di tali opere condiziona il rilascio del permesso di costruire (cfr. art. 31 della legge 1150/1942, art. 8 legge n. 765/1967, art. 6 legge n. 10/1977). Le pregresse disposizioni sono state poi trasfuse nell'articolo 16 del Testo unico sull'edilizia DPR n. 380/2001 che, ai commi 7,7-Bis e 8, stabilisce la suddivisione in oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, prevedendo che il rilascio del permesso di costruire comporta per il privato "la corresponsione di un contributo commisurato all'incidenza degli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione".
Il legislatore ha previsto poi, nel comma 2 del citato art. 16, la possibilità di scomputare la quota del contributo relativa agli oneri di urbanizzazione, nel caso in cui il titolare del permesso di costruire, o l’attuatore del piano, si obblighi a realizzarle direttamente. Tra l'operatore privato e l'amministrazione viene stipulata una convenzione che accede al permesso di costruire nella quale vengono regolate le opere da realizzare, i tempi, le modalità della loro esecuzione, la loro valutazione economica e le garanzie dell'adempimento, imprimendo così una connotazione negoziale al rapporto tra pubblica amministrazione e privato.
La ratio dell'istituto va individuata nella possibilità offerta all'amministrazione locale di dotarsi di opere di urbanizzazione senza assumere direttamente i rischi legati alla loro realizzazione.
Su tale assetto normativo è intervenuta la citata pronuncia della Corte Europea "Scala 2001" che ha affermato le direttive europee in tema di appalti ostano “ad una normativa nazionale in materia urbanistica che, al di fuori delle procedure previste da tale direttiva, consenta al titolare di una concessione edilizia o di un piano di lottizzazione approvato la realizzazione diretta di un'opera di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del contributo dovuto per il rilascio della concessione, nel caso in cui il valore di tale opera eguagli o superi la soglia fissata dalla direttiva di cui trattasi". La Corte di Giustizia ha precisato che “la realizzazione diretta di un'opera di urbanizzazione secondo le condizioni e le modalità previste dalla normativa italiana in materia urbanistica costituisce un appalto pubblico di lavori”. In sostanza, la Corte ha sostenuto che tali opere sono da ritenere pubbliche sin dall’origine (anche se eseguite su proprietà privata e se formalmente tali prima del passaggio al patrimonio pubblico) e che la realizzazione delle medesime in luogo del pagamento del contributo conferma tale natura.
Con l'approvazione del Codice dei contratti il quadro normativo si è evoluto nella direzione di un più esteso assoggettamento delle opere a scomputo alle procedure di evidenza pubblica.
L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, con la citata determinazione n. 4 del 2008 ha poi esteso la portata dell'articolo 32, comma 2, lettera g), del d.lgs. 163/2006 a tutti i piani urbanistici e accordi convenzionali, comunque denominati, stipulati tra privati e amministrazioni (cosiddetti "accordi complessi", compresi gli accordi di programma) che prevedano l'esecuzione di opere destinate a confluire nel patrimonio pubblico.
Infatti, il giudice europeo, nella sentenza “Scala” del 2001, ha affermato che la realizzazione delle opere di urbanizzazione è da ricondurre al genusappalto pubblico di lavori” sulla base della ricorrenza di una serie di elementi:
- la qualità di amministrazione aggiudicatrice dell’ente procedente;
- la riconducibilità delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria alla categoria delle opere pubbliche in senso stretto, stante la loro idoneità funzionale a soddisfare le esigenze della collettività ed il pieno controllo dell’amministrazione competente sulla realizzazione delle opere medesime (a nulla rilevando che l’opera sia inizialmente privata, in quanto le opere di urbanizzazione hanno per propria natura una intrinseca finalità pubblica);
- la natura contrattuale del rapporto fra l’amministrazione e il privato lottizzante, posto che la convenzione di lottizzazione, sottoscritta dalle parti, stabilisce diritti ed obblighi delle parti, ivi compresa l’esatta individuazione delle opere che il privato è tenuto a realizzare;
- la natura onerosa di tale contratto, considerando che l’amministrazione comunale, accettando la realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione, rinuncia a pretendere il pagamento dell’importo dovuto a titolo di contributo e che, pertanto, il titolare della concessione edilizia o del piano di lottizzazione, attraverso la realizzazione diretta, estingue un debito di pari valore, secondo lo schema civilistico dell’obbligazione alternativa.
Poiché si tratta, quindi, di appalti pubblici di lavori, la Corte di giustizia ha ritenuto applicabile agli stessi l’obbligo di esperire procedure ad evidenza pubblica secondo la normativa comunitaria.
Alla luce di tale arresto comunitario, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha valutato, nella determinazione n. 4/2008, se i principi enucleati nella descritta pronuncia possano eccedere l’ambito preso in esame e trovare applicazione nei confronti di altre forme di negoziazione tra pubblica amministrazione e privato.
In particolare, occorre stabilire se, anche per altre fattispecie, ricorrano gli elementi che hanno indotto la Corte di Giustizia ad ascrivere all’appalto pubblico di lavori la realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo.
Pertanto se anche in altre ipotesi di programmi di edilizia complessa o negoziata ricorre:
- sotto il profilo soggettivo, la qualità di amministrazione aggiudicatrice in capo all’ente pubblico procedente e, sotto il profilo oggettivo, l’esecuzione di opere pubbliche, cioè di opere d’interesse generale realizzate a vantaggio della collettività;
- la natura negoziale del rapporto pubblico-privato, con rapporto disciplinato tra le parti con convenzione avente valore vincolante, sulla base di uno scambio sinallagmatico;
- il carattere oneroso della prestazione (come nel caso in cui a fronte della prestazione del privato, vi sia il riconoscimento di un corrispettivo in denaro, ovvero del diritto di sfruttamento dell’opera o, ancora, come nel caso di specie, la cessione in proprietà o in godimento di beni appartenenti all’amministrazione), il privato che si assume l’obbligo di eseguire le opere è tenuto, come nel caso della realizzazione delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione, ad osservare le procedure previste per l’esecuzione dei lavori pubblici.
Ciò in quanto l’effettuazione di queste opere da parte del privato avviene comunque sulla base di un accordo convenzionale concluso con l’amministrazione per il raggiungimento di un proprio interesse patrimoniale, che è la causa del negozio giuridico in base al quale il privato stesso assume su di sé l’obbligo di realizzare le opere di cui trattasi.
Né osta a tale ricostruzione il fatto che la realizzazione delle opere avvenga tramite soggetti privati, atteso che la Corte Costituzionale, con sentenza 28.03.2006 n. 129, ha espressamente stabilito che “il ricorso a procedure ad evidenza pubblica per la scelta del contraente non può essere ritenuto incompatibile con gli accordi tra privati e pubblica amministrazione”.
Il privato esecutore, pertanto, a seconda che le opere da realizzare a favore del Comune, a fronte della cessione in piena proprietà di immobili precedentemente concessi in diritto di superficie e destinati ad insediamenti produttivi, siano di importo superiore o inferiore alla soglia comunitaria dovrà rispettare:
- le norme della Parte II titolo I, nonché quelle della parte I, IV e V (cfr. art. 32, comma 1, lett. g, nonché le eccezioni previste dal comma 2 del medesimo articolo) per le opere di importo superiore alla soglia comunitaria prevista in tema di lavori (dal 01/01/2012, € 5.000.000, come imposto dal Regolamento CE n. 1251/2011)
- la disciplina prevista degli art. 121, comma 1, e, in particolare, la procedura dell’art. 57, comma 6 (con invito rivolto ad almeno cinque soggetti se sussistono in tale numero aspiranti idonei) del medesimo Codice, in caso di lavori sotto soglia comunitaria (cfr. art. 122, comma 8).
Relativamente a tale ultima ipotesi, va evidenziato che l’articolo 45 del d.l. n. 201/2011, convertito nella legge n. 214/2011, ha modificato l’articolo 16 del DPR n. 380/2001 con l’inserimento di un comma 2-bis a mente del quale “nell'ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, di importo inferiore alla soglia di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 12.04.2006, n. 163, funzionali all'intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di costruire e non trova applicazione il decreto legislativo 12.04.2006, n. 163" (Corte dei Conti, Sez. controllo Lombardia, parere 30.05.2012 n. 259).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATASull'esatta portata dell'art. 21, co. 5, l.r. lombarda n. 26/2003, il quale riconosce:
a) che gli interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente costituiscono opere di urbanizzazione secondaria;
b) che tali opere “esclusivamente se insistenti nei siti di interesse nazionale”, se eseguite da particolari soggetti, “sono da considerare a scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria per l’importo corrispondente al 50 per cento del relativo ammontare”.

In linea generale, occorre osservare che l’art. 16 DPR 06.06.2001 n. 380 prevede che “il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione di un contributo commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione..." (comma 1).
Il successivo comma 2 prevede che “a scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso di costruire può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione” nel rispetto dell’art. 2, co. 5, l. n. 109/1994 (ora art. 32 d. lgs. n. 163/2006).
Dal pur rapido richiamo delle disposizioni suddette, si evince che, nel nostro ordinamento, il principio generale è l’onerosità del permesso di costruire, costituendo sia l’esenzione dal contributo, sia la realizzazione di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione una eccezione, nei modi e termini indicati dal legislatore.
E’ in tale quadro normativo che si iscrive l’art. 21, co. 5, l. reg. lombarda 26/2003, il quale riconosce:
a) che gli interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente costituiscono opere di urbanizzazione secondaria;
b) che tali opere “esclusivamente se insistenti nei siti di interesse nazionale”, se eseguite da particolari soggetti, “sono da considerare a scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria per l’importo corrispondente al 50 per cento del relativo ammontare”;
c) che i comuni hanno facoltà di aumentare la misura dello scomputo, in considerazione della rilevanza della bonifica.
Come è evidente, ricorre, nel caso di specie, una norma eccezionale, la quale, in primo luogo, introduce una deroga alla norma generale sulla onerosità del permesso di costruire; in secondo luogo qualifica determinati interventi di bonifica e di messa in sicurezza come opere di urbanizzazione secondaria, così precisando quanto indicato nell’art. 16, co. 8, DPR n. 380/2001, il quale include, tra dette opere, quelle destinate “alla bonifica di aree inquinate”.
Peraltro, l’effetto agevolativo introdotto dalla norma regionale concerne, oltre alla chiara individuazione delle opere come rientranti nella categoria di quelle “di urbanizzazione secondaria”, anche nella “doverosità” dello scomputo di quanto sostenuto per la loro realizzazione dagli oneri di urbanizzazione (non residuando in capo al Comune alcun margine di discrezionalità, se non –in talune ipotesi– in melius nell’applicazione dell’aliquota-base), e la misura dello scomputo.
Tale effetto agevolativo è, per quel che qui interessa, limitato agli interventi nei “siti di interesse nazionale”.
Il successivo comma 7 dell’art. 21 rende applicabili, tra le altre, le agevolazioni di cui al comma 5, ora descritte, “integralmente”, in favore di soggetti che acquisiscono la proprietà delle aree nell’ambito di procedure concorsuali.
Orbene, occorre innanzi tutto escludere (unica interpretazione “letterale” dell’avverbio “integralmente” non offerta in causa), che tale avverbio intenda disporre una applicazione appunto “integrale”, “totale” del comma richiamato, poiché il significato rafforzativo non avrebbe senso, bastando a tali fini meramente disporre l’applicazione della norma richiamata.
L’avverbio è stato dunque interpretato (innanzi tutto dal Comune di Milano), come riferito alla “misura” dell’agevolazione, di modo che il limite di scomputo, indicato nel 50% degli oneri di urbanizzazione, deve intendersi riferito al 100% (cioè nella sua misura integrale), qualora il sito inquinato è acquisito nell’ambito di procedure concorsuali.
Il legislatore, dunque, procede “per addizione” di condizioni: semplificando, mentre la agevolazione dello scomputo pari al 50% riguarda i “siti di interesse nazionale”, la agevolazione “maggiorata” (cioè nella misura integrale, pari al 100%), riguarda quei medesimi sirti di interesse nazionale acquisiti nell’ambito delle ora citate procedure, e non certo “tutti” i siti, purché acquistati nell’ambito di procedure concorsuali,
Dunque, sia per effetto del rinvio effettuato al comma 5 (che non può che riguardare la fattispecie agevolata, e non solo la misura dell’agevolazione), sia perché una “maggiorazione” della misura dell’agevolazione non può che presupporre una agevolazione–base (e complessivamente intesa) da maggiorare, appare evidente come già l’interpretazione letterale conduca a condividere l’interpretazione offerta dalla sentenza appellata.
A ciò occorre aggiungere (condividendo una argomentazione del Comune di Milano: v. pag. 9 memoria 06.02.2012), che, trattandosi, nel caso di specie, di norme eccezionali, in quanto derogatorie all’art. 16 DPR n. 380/2001, esse sono di “stretta interpretazione”, di modo che –di fronte a due possibili interpretazioni ambedue astrattamente plausibili– occorre prescegliere quella che realizza il minor ampliamento dell’ambito di applicazione della norma derogatoria, e quindi evitando correlativamente più ampie “compressioni” della norma generale.
D’altra parte, come evidenziato dalla sentenza appellata, la stessa ratio della disciplina di cui all’art. 21 l. reg. n. 26/2003 conduce alla plausibilità dell’interpretazione ora offerta,
Infatti, sono i “siti di interesse nazionale” ad essere “caratterizzati da fenomeni di inquinamento di particolare gravità e di rilevante allarme per la salute pubblica”, di modo che ben si giustifica la previsione di particolari e più incisive agevolazioni per gli interventi in essi realizzati.
Tale previsione –lungi dal costituire “disparità di trattamento”, come lamentato dall’appellante– si giustifica proprio in ragione delle differenti (e più gravi) condizioni entro le quali si pone l’intervento.
Allo steso modo, si giustifica anche l’ulteriore agevolazione per quei siti (di interesse nazionale) acquisiti nell’ambito di procedure concorsuali, intendendo il legislatore invogliare –come sostenuto dal I giudice– “gli operatori economici a comprare immobili e compendi inseriti nelle suddette procedure”.
D’altra parte, a voler ritenere che il rinvio operato dal comma 7 al comma 5, si riferisca solo alla misura dell’agevolazione e non anche alle condizioni per l’applicazione della medesima, si perverrebbe (anche qui concordando con la sentenza appellata) al paradossale risultato che gli interventi effettuati in siti inquinati di qualsiasi livello, purché acquisiti nell’ambito di procedure concorsuali, sarebbero meglio considerati, sul piano delle agevolazioni, rispetto agli interventi effettuati in siti di massima compromissione, quali sono i siti di interesse nazionale.
Proprio seguendo l’interpretazione dell’appellante, dunque, si perverrebbe ad una irragionevolezza della norma, tale da far dubitare della sua legittimità costituzionale (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza IV, sentenza 15.05.2012 n. 2754 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAL’elenco delle opere di urbanizzazione secondaria, tanto nel comma 8 dell’art. 16 T.U. quanto nell’art. 4 della l. 847/1964, non contiene alcun riferimento alle “strade”. Tale tipologia di opere, che peraltro secondo logica è del tutto essenziale per la vivibilità, e prima di essa per la stessa fisica accessibilità, di un qualsiasi quartiere, alla lettera non è poi contemplata in via generale nemmeno dall’elenco delle opere di urbanizzazione primaria, che si limita a includere le “strade residenziali”. Sembrerebbe allora che solo la classificazione di tale presunta tipologia particolare sia definita, mentre la classificazione delle altre strade potrebbe ritenersi libera. Una interpretazione sistematica ed una analisi della giurisprudenza edita e della prassi disponibile, peraltro, inducono a conclusioni diverse.
In primo luogo, si deve osservare che la tipologia delle “strade residenziali” non è in alcun modo definita in via generale dalle norme dell’ordinamento in materia, ed è in particolare sconosciuta all’art. 2 del d.lgs. 30.04.1992 n. 385, che le strade classifica in via generale, nonché all’art. 2 del regolamento attuativo D.P.R. 16.12.1992, n. 495. Un accenno è contenuto nell’art. 178 di tale regolamento, che annovera le “strade residenziali” fra quelle sulle quali possono essere posati i dossi rallentatori, ma ancora senza definirne in generale la tipologia. Non esattamente pertinente appare infine l’art. 135 del medesimo regolamento, nella parte in cui descrive il segnale 318, che indica propriamente non una “strada residenziale”, ma una “zona residenziale”, comunque solo ai fini di particolari restrizioni alla guida.
La tipologia stessa nemmeno è definita in via generale dalla giurisprudenza edita: un accenno in tal senso si trova soltanto in Cass. civ. sez. trib. 23.10.2003 n. 15948, che si pronuncia su una questione non strettamente urbanistica, ovvero sulla applicabilità dell’agevolazione fiscale prevista ai fini IVA per chi realizza opere di urbanizzazione, e definisce in tal senso le strade residenziali come tutte le strade realizzate in aree destinate ad accogliere insediamenti abitativi, anche se fuori dal centro urbano, eccettuandone soltanto le strade al servizio di aree industriali. E’ però chiaro che in tali termini le strade considerate dall’annullato comma 8 dell’art. 11 delle NTA di cui si ragiona sarebbero comunque opere di urbanizzazione primaria, così come ritenuto dal Comune nell’atto impugnato.
Significativa è poi la motivazione di C.d.S. sez. V 25.06.2007 n. 3635, per cui “Non si può ritenere… che le norme urbanistiche, nell'inserire le strade residenziali tra le opere di urbanizzazione primaria, abbiano fatto riferimento al solo manto stradale e, per quanto concerne specificamente i piani per l'edilizia pubblica, al solo manto stradale strettamente aderente agli immobili da realizzare (ovvero circostanti a questi) e, addirittura, senza collegamenti con la viabilità preesistente (quale quella… che permette la comunicazione con la vicina area lottizzata).” Delle strade in questione, quindi, si assume un concetto ampio, che sicuramente coincide con tutte le strade il cui tratto sia “incluso o prospiciente” una lottizzazione, avvalorando ancora una volta l’impostazione del Comune intimato.
Infine, altre decisioni, pur senza soffermarsi espressamente sul punto, comprendono senz’altro tutte le strade, senza distinguerle in alcun modo, fra le opere di urbanizzazione primaria.
Un orientamento simile si ritrova poi nella prassi di alcuni enti locali rintracciabile in rete, e da ritenere quindi fatto notorio: possono valere per tutti il parere 10.01.2011 prot. n. 599 del Servizio per gli affari istituzionali e il sistema delle autonomie locali della Regione Friuli, in cui, al fine di individuare le strade suscettibili di accogliere i citati dossi rallentatori, si dà atto della mancanza di una definizione generale e si indicano le “strade ricadenti in una particolare zona del territorio comunale, formalmente individuata come zona residenziale”, e quindi ancora si includono quelle contemplate nella norma per cui è causa.
Allo stesso modo, la Provincia di Lecce, nel proprio Servizio di assistenza agli enti locali, individua come strade residenziali tutte quelle “realizzate in funzione di un centro abitato costruito o costruendo“

Gli oneri di urbanizzazione, che l’art. 11 NTA disciplina nel Comune di Seriate, sono attualmente previsti a livello di legge nazionale dall’art. 16, comma 1, del più volte citato T.U. 380/2001, secondo il quale il rilascio del permesso di costruire “comporta la corresponsione di un contributo” commisurato, fra l’altro, appunto alla “incidenza degli oneri di urbanizzazione”; gli oneri stessi sono poi distinti, dai successivi commi 7, 7-bis e 8 dell’articolo, in oneri di urbanizzazione primaria, relativi a “strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato”, nonché a “cavedi multiservizi” e “cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni”, e oneri di urbanizzazione secondaria, relativi invece a “asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo nonché strutture e complessi per l'istruzione superiore all'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie”. Come suggerisce anche la comune logica, quindi, si tratta di contributi economici che l’ente locale richiede per poter realizzare tutte quelle attrezzature che rendono vivibile un quartiere, da quelle stimate necessarie per un livello minimo di benessere, coincidenti con le opere di urbanizzazione primaria, a quelle che invece ne completano e migliorano l’assetto in modo consono alle esigenze della vita moderna.
La disciplina del T.U. appena descritta non è una novità assoluta nel nostro ordinamento, dato che riproduce l’analogo disposto di norme precedenti, tuttora in vigore per la loro sfera di applicazione particolare. L’istituto degli oneri di urbanizzazione compare per la prima volta nell’art. 28 della l. 17.08.1942 n. 1150, inserito dall’art. 8 della l. 06.08.1967 n. 765, che prevede come necessaria, per lottizzare un terreno, ovvero per l’intervento di interesse degli odierni ricorrenti, l’autorizzazione comunale, subordinata alla stipula di una convenzione nella quale il lottizzante, fra l’altro, si assuma gli “oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria” nonché una “quota parte delle opere di urbanizzazione secondaria relative alla lottizzazione” ovvero “necessarie per allacciare la zona ai pubblici servizi”, precisando che “la quota è determinata in proporzione all’entità e alle caratteristiche degli insediamenti delle lottizzazioni”. L’elenco delle opere di urbanizzazione, identico a quello dell’art. 16 T.U. citato, è poi contenuto nella norma dell’art. 4 della l. 29.09.1964 n. 847, cui l’art. 28 fa rinvio.
Essendo poi, come ben noto, l’urbanistica materia di competenza regionale, dell’istituto si occupa anche la relativa legislazione: per la Lombardia, in particolare, rileva qui l’art. 44 della pure citata l. 12/2005, secondo il quale sono oneri di urbanizzazione primaria quelli relativi “alle seguenti opere: strade, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, cavedi multiservizi e cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato” (comma 3); sono invece oneri di urbanizzazione secondaria quelli relativi “alle seguenti opere: asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo e strutture e complessi per l'istruzione superiore all'obbligo, mercati di quartiere, presidi per la sicurezza pubblica, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie, cimiteri” (comma 4).
Ciò posto, la classificazione di un’opera e degli oneri ad essa relativi, nell’ambito della urbanizzazione primaria o secondaria ha una funzione non meramente classificatoria, dato che ne comporta un diverso trattamento in termini economici, come subito risulterà chiaro. Infatti, il concreto ammontare degli oneri in parola è ai sensi dell’art. 16 T.U. 380/2001 in conformità alla legislazione nazionale, che per quanto qui interessa, all’art. 44 l.r. 12/2005, attribuisce la competenza relativa ai Comuni. Gli stessi devono poi conformarsi alla legislazione nazionale di principio, e quindi, per le nuove lottizzazioni alla regola per cui le opere di urbanizzazione primaria sono per intero a carico del lottizzante, mentre quelle di urbanizzazione secondaria lo sono solo per una quota parte, mentre la residua grava sulle casse pubbliche.
Nel caso di specie, l’art. 11 delle NTA si conformava, e si conforma tuttora, a tale principio: al comma 6 dispone che il promotore del piano attuativo, ovvero dello strumento con cui si procede concretamente alla lottizzazione, “dovrà provvedere alla realizzazione di tutte le opere di urbanizzazione primaria… assumendo in proprio, senza diritto di rimborso o di rivalsa nei confronti del Comune, l’eventuale maggiore spese tra l’importo degli oneri di urbanizzazione primaria ed il costo delle opere medesime”; al comma 7 invece prevede che lo stesso promotore “dovrà farsi carico della realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria” solo per gli importi risultanti dalla relativa tabella ivi inserita. In tale contesto, è allora del tutto ovvio come l’art. 11, comma 8, delle NTA annullato rappresentasse una norma di favore per il privato, obbligato in tal senso ad accollarsi solo una parte del costo relativo alle strade ivi considerate. Si tratta allora di vedere se tale norma di favore fosse conforme a legge ovvero, così come ritenuto dal Comune, contraria alla stessa.
Il Comune, come si è detto in narrativa, si è espresso per la seconda ipotesi, sostenendo che la classificazione di strade fra le opere di urbanizzazione secondaria e non primaria sia contraria al riportato art. 44 della l.r. 12/2005, che fa rientrare in tale ultima categoria tutte le “strade”, senza restrizioni di sorta. E’ conclusione che il Collegio ritiene di condividere, in quanto conforme, come subito si illustrerà, anche alla descritta normativa nazionale.
Se si esamina la lettera delle norme nazionali in materia sopra citate, si osserva infatti che l’elenco delle opere di urbanizzazione secondaria, tanto nel comma 8 dell’art. 16 T.U. quanto nell’art. 4 della l. 847/1964, non contiene alcun riferimento alle “strade”. Tale tipologia di opere, che peraltro secondo logica è del tutto essenziale per la vivibilità, e prima di essa per la stessa fisica accessibilità, di un qualsiasi quartiere, alla lettera non è poi contemplata in via generale nemmeno dall’elenco delle opere di urbanizzazione primaria, che si limita a includere le “strade residenziali”. Sembrerebbe allora che solo la classificazione di tale presunta tipologia particolare sia definita, mentre la classificazione delle altre strade potrebbe ritenersi libera. Una interpretazione sistematica ed una analisi della giurisprudenza edita e della prassi disponibile, peraltro, inducono a conclusioni diverse.
In primo luogo, si deve osservare che la tipologia delle “strade residenziali” non è in alcun modo definita in via generale dalle norme dell’ordinamento in materia, ed è in particolare sconosciuta all’art. 2 del d.lgs. 30.04.1992 n. 385, che le strade classifica in via generale, nonché all’art. 2 del regolamento attuativo D.P.R. 16.12.1992, n. 495. Un accenno è contenuto nell’art. 178 di tale regolamento, che annovera le “strade residenziali” fra quelle sulle quali possono essere posati i dossi rallentatori, ma ancora senza definirne in generale la tipologia. Non esattamente pertinente appare infine l’art. 135 del medesimo regolamento, nella parte in cui descrive il segnale 318, che indica propriamente non una “strada residenziale”, ma una “zona residenziale”, comunque solo ai fini di particolari restrizioni alla guida.
La tipologia stessa nemmeno è definita in via generale dalla giurisprudenza edita: un accenno in tal senso si trova soltanto in Cass. civ. sez. trib. 23.10.2003 n. 15948, che si pronuncia su una questione non strettamente urbanistica, ovvero sulla applicabilità dell’agevolazione fiscale prevista ai fini IVA per chi realizza opere di urbanizzazione, e definisce in tal senso le strade residenziali come tutte le strade realizzate in aree destinate ad accogliere insediamenti abitativi, anche se fuori dal centro urbano, eccettuandone soltanto le strade al servizio di aree industriali. E’ però chiaro che in tali termini le strade considerate dall’annullato comma 8 dell’art. 11 delle NTA di cui si ragiona sarebbero comunque opere di urbanizzazione primaria, così come ritenuto dal Comune nell’atto impugnato.
Significativa è poi la motivazione di C.d.S. sez. V 25.06.2007 n. 3635, per cui “Non si può ritenere… che le norme urbanistiche, nell'inserire le strade residenziali tra le opere di urbanizzazione primaria, abbiano fatto riferimento al solo manto stradale e, per quanto concerne specificamente i piani per l'edilizia pubblica, al solo manto stradale strettamente aderente agli immobili da realizzare (ovvero circostanti a questi) e, addirittura, senza collegamenti con la viabilità preesistente (quale quella… che permette la comunicazione con la vicina area lottizzata).” Delle strade in questione, quindi, si assume un concetto ampio, che sicuramente coincide con tutte le strade il cui tratto sia “incluso o prospiciente” una lottizzazione, avvalorando ancora una volta l’impostazione del Comune intimato.
Infine, altre decisioni, pur senza soffermarsi espressamente sul punto, comprendono senz’altro tutte le strade, senza distinguerle in alcun modo, fra le opere di urbanizzazione primaria: così ad esempio TAR Sicilia Catania sez. III 08.04. 2010 n. 1076 e 12.04.2006 n. 565.
Un orientamento simile si ritrova poi nella prassi di alcuni enti locali rintracciabile in rete, e da ritenere quindi fatto notorio: possono valere per tutti il parere 10.01.2011 prot. n. 599 del Servizio per gli affari istituzionali e il sistema delle autonomie locali della Regione Friuli, in cui, al fine di individuare le strade suscettibili di accogliere i citati dossi rallentatori, si dà atto della mancanza di una definizione generale e si indicano le “strade ricadenti in una particolare zona del territorio comunale, formalmente individuata come zona residenziale”, e quindi ancora si includono quelle contemplate nella norma per cui è causa.
Allo stesso modo, la Provincia di Lecce, nel proprio Servizio di assistenza agli enti locali, individua come strade residenziali tutte quelle “realizzate in funzione di un centro abitato costruito o costruendo
(TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 14.05.2012 n. 833 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: L. Bellagamba, Lavori a scomputo sotto soglia: l’incerta determinazione n. 7/2012 dell’Autorità (20.03.2012 - link a www.linobellagamba.it).

EDILIZIA PRIVATACorte conti su opere di urbanizzazione. Esecuzione diretta solo se c'è l'accordo.
La realizzazione senza gara, con affidamento diretto al privato titolare del permesso di costruire, di opere di urbanizzazione primaria di importo inferiore a 5 milioni non è possibile per le convenzioni già stipulate alla data del 06.12.2011, ma il privato e il comune possono modificare la convenzione prevedendo l'esecuzione diretta da parte del costruttore.

È quanto afferma la Corte dei conti, con il parere 14.03.2012 n. 64 della sezione regionale di controllo per la Lombardia, che ha preso in esame gli effetti della nuova norma che disciplina la possibilità di procedere all'esecuzione diretta, senza gara, delle opere di urbanizzazione primaria di importo inferiore alla soglia comunitaria.
Oggetto della delibera era quindi l'articolo 45 del decreto legge n. 201/2011, convertito nella legge n. 214/2011, che ha introdotto all'interno del corpo dell'articolo 16 del dpr n. 380/2001, il comma 2-bis il quale dispone che «nell'ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, di importo inferiore alla soglia di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 12.04.2006, n. 163, funzionali all'intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di costruire e non trova applicazione il decreto legislativo 12.04.2006, n. 163».
Questa nuova norma, che prevede la possibilità (ma non l'obbligo) dell'esecuzione diretta con esclusione della gara, si applica soltanto alle opere sotto soglia perché per l'esecuzione «a scomputo» di opere di urbanizzazione di importo superiore alla soglia comunitaria rimane ferma sia l'ipotesi della gara indetta dal privato per la realizzazione delle opere di urbanizzazione, sia l'ipotesi dell'esercizio da parte dell'amministrazione delle funzioni di stazione appaltante.
La magistratura contabile si esprime rispetto a una fattispecie in cui la nuova norma del decreto-legge n. 201/2011 era entrata in vigore fra il perfezionarsi della convenzione edilizia ed il suo adempimento mediante procedura negoziata ex articolo 57, comma 6, del Codice dei contratti pubblici con invito di almeno tre operatori economici. In altre parole si chiedeva alla Corte dei conti se la norma sull'affidamento diretto potesse o meno rendere superflua la procedura negoziata prevista dalla convenzione per l'individuazione del soggetto tenuto alla realizzazione delle opere di urbanizzazione accessorie e imporre l'automatico affidamento dei lavori allo stesso soggetto titolare della convenzione medesima.
In particolare la Corte ha affermato che il sopravvenire del decreto n. 201/2011 (entrato in vigore il 06.12.2011) «non può incidere, salvo diverso accordo delle parti, su una fattispecie in cui diritti e obblighi reciproci (sotto il profilo esecutivo) sono già definiti contrattualmente; è chiaro, infatti, che diversamente opinando una delle parti dell'accordo vedrebbe irrimediabilmente leso il suo interesse consolidato nell'accordo pattizio». I magistrati contabili specificano quindi che la novella introdotta dall'articolo 45 si applicherà alle sole convenzioni edilizie concluse successivamente la sua entrata in vigore (articolo ItaliaOggi del 23.03.2012 - tratto da www.corteconti.it).

EDILIZIA PRIVATA: L'art. 16, comma 2, del d.p.r. n. 380/2001 (che ha riprodotto l'art. 11, comma 1, della legge n. 10/1977) consente al privato di eseguire direttamente le opere di urbanizzazione in alternativa al pagamento dei connessi oneri (con possibilità quindi di ottenerne poi lo scomputo da quanto deve pagare a titolo di oneri di urbanizzazione primaria e secondaria), ma tale facoltà ha effetto soltanto se la proposta del privato sia accettata dal Comune secondo le modalità e le garanzie dettate dal medesimo e previste in una convenzione o in un atto unilaterale d’obbligo.
Pur essendo previsto che il soggetto che richiede il permesso di costruire, a scomputo totale o parziale della quota dovuta a titolo di contributo di costruzione, può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, sia primarie che secondarie, con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune, tale iniziativa è, sempre subordinata ad una valutazione del Comune. In tal senso, la giurisprudenza ha precisato che l'ammissione allo scomputo costituisce oggetto di una valutazione ampiamente discrezionale da parte dell'amministrazione (che ben può optare per soluzioni diverse senza obbligo di specifica motivazione) ed un vero e proprio diritto sorge in capo al privato proponente allorché, a fronte della realizzazione da parte sua di opere di urbanizzazione ovvero dell'impegno a realizzarle, vi sia stato un espresso atto di "accettazione" consensuale da parte della stessa amministrazione.

Secondo giurisprudenza consolidata, l'art. 16, comma 2, del d.p.r. n. 380/2001 (che ha riprodotto l'art. 11, comma 1, della legge n. 10/1977) consente al privato di eseguire direttamente le opere di urbanizzazione in alternativa al pagamento dei connessi oneri (con possibilità quindi di ottenerne poi lo scomputo da quanto deve pagare a titolo di oneri di urbanizzazione primaria e secondaria), ma tale facoltà ha effetto soltanto se la proposta del privato sia accettata dal Comune secondo le modalità e le garanzie dettate dal medesimo e previste in una convenzione o in un atto unilaterale d’obbligo.
Inoltre, pur essendo previsto che il soggetto che richiede il permesso di costruire, a scomputo totale o parziale della quota dovuta a titolo di contributo di costruzione, può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, sia primarie che secondarie, con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune, tale iniziativa è, sempre subordinata ad una valutazione del Comune. In tal senso, la giurisprudenza ha precisato che l'ammissione allo scomputo costituisce oggetto di una valutazione ampiamente discrezionale da parte dell'amministrazione (che ben può optare per soluzioni diverse senza obbligo di specifica motivazione) ed un vero e proprio diritto sorge in capo al privato proponente allorché, a fronte della realizzazione da parte sua di opere di urbanizzazione ovvero dell'impegno a realizzarle, vi sia stato un espresso atto di "accettazione" consensuale da parte della stessa amministrazione (Sez. IV, 21.04.2008 n. 1811) (TAR Sicilia-Catania, Sez. I, sentenza 02.02.2012 n. 279 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il comma 2 dell’art. 16 del d.P.R. 380 del 2001 stabilisce che “a scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11.02.1994, n. 109, e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune”.
La giurisprudenza ha costantemente interpretato il suddetto articolo nel senso che il tipo e l’entità delle opere ammesse a scomputo, nonché la quota di oneri che su tale presupposto non è dovuta, debbono essere concordati formalmente con il Comune, dovendovi essere un espresso atto di «accettazione» consensuale da parte della stessa Amministrazione, anche informale purché esplicito, con la conseguenza che, in assenza di qualsivoglia partecipazione consensuale dell'Ente, anche solo ex post, gli oneri contributivi, così come determinati, devono essere integralmente corrisposti.
Le suddette opere devono, quindi, essere dettagliatamente individuate, e non è considerato sufficiente un mero computo estimativo.

... la società Carlotta ha contestato la violazione dell’art. 16 del d.P.R. 380 del 2001 sotto il profilo del mancato scomputo dalle somme dovute a titolo di oneri concessori di alcune opere di urbanizzazione primaria asseritamente contenute nel computo metrico estimativo vistato dall’organo tecnico comunale competente.
Più precisamente, il Comune avrebbe dovuto scomputare il costo degli spazi di sosta e parcheggio, realizzati dalla ditta Carlotta, per un totale di € 52.687,06, da sottrarre alla somma addebitata alla società per il pagamento e rateizzata (€ 137.438,67), sicché la somma finale avrebbe dovuto essere pari a € 84.571,61.
Il motivo non merita accoglimento.
Il comma 2 dell’art. 16 del d.P.R. 380 del 2001 stabilisce che “a scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11.02.1994, n. 109, e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune”.
La giurisprudenza ha costantemente interpretato il suddetto articolo nel senso che il tipo e l’entità delle opere ammesse a scomputo, nonché la quota di oneri che su tale presupposto non è dovuta, debbono essere concordati formalmente con il Comune (Cons. St., sez. V, 01.06.1998 n. 701), dovendovi essere un espresso atto di «accettazione» consensuale da parte della stessa Amministrazione (TAR Napoli, sez. VIII, 07.07.2010, n. 16606), anche informale purché esplicito (Tar Napoli, sez. VIII, 17.09.2009, n. 4983), con la conseguenza che, in assenza di qualsivoglia partecipazione consensuale dell'Ente, anche solo ex post, gli oneri contributivi, così come determinati, devono essere integralmente corrisposti.
Le suddette opere devono, quindi, essere dettagliatamente individuate, e non è considerato sufficiente un mero computo estimativo (TAR Napoli, sez. II, 11.09.2009, n. 4934) (TAR Sicilia-Palermo, Sez. II, sentenza 18.01.2012 n. 126 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: C. Medici, BREVI NOTE SULL’ESECUZIONE DIRETTA DELLE OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA SOTTO SOGLIA DOPO IL DECRETO “SALVA ITALIA” (link a www.gazzettaamministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAGli edifici per servizi religiosi sono da annoverare tra le opere di urbanizzazione secondaria ai sensi dell’art. 4, 2° comma, lettera ‘e’, della legge 18.04.1962 n. 167, così come modificato dall’art. 44 della legge 22.10.1971 n. 865.
Pertanto, è illegittimo il provvedimento adottato dal Consiglio comunale con il quale si è esclusa la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova dalla concessione del contributo previsto e disciplinato dalla L. 09.03.1990 n. 27 della Regione Lazio.
... per l'annullamento del provvedimento adottato dal Consiglio comunale del Comune di Guidonia Montecelio in data 28.02.1997, deliberazione n. 9, comunicato con nota prot. n. 5799 del 03.04.1997, con cui l’Amministrazione ha escluso la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova dalla concessione del contributo previsto e disciplinato dalla L. 09.03.1990 n. 27 della Regione Lazio.
...
RITENUTO
che l’assorbente profilo di doglianza dedotto con il primo motivo di gravame meriti condivisione, in quanto:
a) tanto l’art. 4 della L. n. 847 del 1964, che l’art. 4, comma 2°, della L. 18.04.1962 n. 167 inseriscono le “chiese ed altri edifici religiosi” fra le “opere di urbanizzazione secondaria”;
b) l’art. 2 della L. Reg. Lazio n. 27 del 1990 stabilisce -ancor più specificamente- che gli edifici e le attrezzature di comune interesse religioso devono essere considerate quali opere di urbanizzazione secondaria destinate alle provvidenze di legge;
c) la giurisprudenza amministrativa afferma che “gli edifici per servizi religiosi sono da annoverare tra le opere di urbanizzazione secondaria ai sensi dell’art. 4, 2° comma, lettera ‘e’, della legge 18.04.1962 n. 167, così come modificato dall’art. 44 della legge 22.10.1971 n. 865” (CS, V, 01.06.1992 n. 489)
(TAR Lazio-Roma, Sez. II, sentenza 10.01.2012 n. 192 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALe opere di urbanizzazione secondaria (asili, scuole materne, scuole dell'obbligo, strutture e complessi per l'istruzione superiore all'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturale e sanitarie, aree verdi di quartiere) sono per loro natura strutture a servizio di una parte del territorio.
Occorre, in altre parole, che tali impianti abbiano, in primo luogo, un’attinenza, sotto il profilo delle dimensioni, al quartiere nel quale sorgono (requisito, quest'ultimo, richiesto in specifico, ed esclusivamente, per i mercati, gli impianti sportivi e le aree destinate a verde).
Né possono annoverarsi tra gli impianti sportivi, in quanto opere di urbanizzazione secondaria, le strutture sportive in tutto o in parte riservate, posto che gli impianti sportivi sono opere di urbanizzazione unicamente se siano a disposizione del quartiere e ad esso correlate.
Tali opere di urbanizzazione secondaria possono essere qualificate di quartiere, tuttavia, non soltanto nel caso in cui siano destinate ad essere utilizzate dagli abitanti di una determinata zona urbana, ma anche quando sono realizzate per essere messe a disposizione dell'intera popolazione; infatti, per qualificare l’impianto come impianto di quartiere, occorre che tale impianto sia destinato ad un uso pubblico, ovvero sia messo a disposizione della collettività, anche se dietro pagamento di un corrispettivo, e non sia destinato ad essere utilizzato esclusivamente o prevalentemente da particolari categorie di soggetti, come ad esempio gli iscritti a società sportive, o i tesserati federali, cosa che non accade, infatti (non essendovi alcuna prova, neppure indiziaria al riguardo in atti), per l’impianto in oggetto, destinato, come detto, principalmente allo svolgimento di gare di bocce a vantaggio della collettività del quartiere.

In via generale, le opere di urbanizzazione secondaria (asili, scuole materne, scuole dell'obbligo, strutture e complessi per l'istruzione superiore all'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturale e sanitarie, aree verdi di quartiere) sono per loro natura strutture a servizio di una parte del territorio (Consiglio di Stato, sez. V, 01.02.1995, n. 162).
Occorre, in altre parole, che tali impianti abbiano, in primo luogo, un’attinenza, sotto il profilo delle dimensioni, al quartiere nel quale sorgono (requisito, quest'ultimo, richiesto in specifico, ed esclusivamente, per i mercati, gli impianti sportivi e le aree destinate a verde) (cfr., a contrariis, Consiglio di Stato , sez. V, 01.06.1992, n. 489).
Né possono annoverarsi tra gli impianti sportivi, in quanto opere di urbanizzazione secondaria, le strutture sportive in tutto o in parte riservate, posto che gli impianti sportivi sono opere di urbanizzazione unicamente se siano a disposizione del quartiere e ad esso correlate.
Come è stato, infatti, chiarito anche sotto il profilo fiscale (Agenzia delle entrate, risoluzione del 12.10.2001, n. 157/E), la realizzazione della citata opera configura opera di urbanizzazione secondaria (e, come tale, soggetta ad aliquota IVA ridotta al 10%) solo se l’impianto è da ritenersi di pubblica utilità e destinato alla collettività, pur se costruito e/o gestito con concessione da un soggetto privato; tuttavia, con riguardo al possibile svolgimento di un’attività agonistica (peraltro di rilievo addirittura internazionale, come nella specie), come ha anche chiarito la risoluzione ministeriale n. 361922 del 04.11.1986, non vengono modificate le caratteristiche di opera di urbanizzazione unicamente se tale attività sia del tutto secondaria e residuale.
Tali opere di urbanizzazione secondaria possono essere qualificate di quartiere, tuttavia, non soltanto nel caso in cui siano destinate ad essere utilizzate dagli abitanti di una determinata zona urbana, ma anche quando sono realizzate per essere messe a disposizione dell'intera popolazione; infatti, per qualificare l’impianto come impianto di quartiere, occorre che tale impianto sia destinato ad un uso pubblico, ovvero sia messo a disposizione della collettività, anche se dietro pagamento di un corrispettivo, e non sia destinato ad essere utilizzato esclusivamente o prevalentemente da particolari categorie di soggetti, come ad esempio gli iscritti a società sportive, o i tesserati federali, cosa che non accade, infatti (non essendovi alcuna prova, neppure indiziaria al riguardo in atti), per l’impianto in oggetto, destinato, come detto, principalmente allo svolgimento di gare di bocce a vantaggio della collettività del quartiere (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 10.01.2012 n. 58 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: F. Botteon, L’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria sotto soglia: il d.l. 201/2011 "salva Italia" sopprime l’obbligo dell’evidenza pubblica ed equipara il piano attuativo e l’intervento diretto agli effetti dello scomputo (gennaio 2012 - link a www.lexitalia.it).

anno 2011

EDILIZIA PRIVATALA MANOVRA MONTI/ Le urbanizzazioni vanno a scomputo.
Urbanizzazioni primarie a scomputo a cura del titolare del permesso di costruire. Senza applicazione del codice dei contratti.

È questa la più importante novità apportata in materia edilizia dalla manovra Monti, che interviene anche su norme tecniche e piano casa.
Urbanizzazione a scomputo. Il decreto Monti inserisce il comma 2-bis all'articolo 16 del Testo unico per l'edilizia (dpr 380/2001). La nuova disposizione prevede che nell'ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di importo inferiore alla soglia comunitaria, funzionali all'intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di costruire.
La norma riguarda le opere di urbanizzazione primaria: si tratta di strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato e anche i cavedi multiservizi e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni, salvo nelle aree individuate dai comuni sulla base dei criteri definiti dalle regioni.
L'urbanizzazione primaria si distingue da quella secondaria, che comprende asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo nonché strutture e complessi per l'istruzione superiore all'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie. Nelle attrezzature sanitarie sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.
In virtù della modifica in commento le urbanizzazioni primarie sono direttamente a carico del titolare del permesso di costruire e non devono essere attivate procedure di gara di evidenza pubblica per la loro realizzazione. Questo a condizione che si tratti di opere di importo inferiore a quello previsto dall'articolo 28 del codice dei contratti (dlgs 163/2006) e cioè euro 5.278.000.
Per queste ipotesi si verifica il cosiddetto «scomputo» e cioè la decurtazione della somma da quello altrimenti dovuta al comune quale parte del contributo di costruzione. La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione deve essere corrisposta al comune all'atto del rilascio del permesso di costruire. Tuttavia a scomputo totale o parziale della quota dovuta, ai sensi dell'articolo 16 del T.u. Edilizia, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune. Una possibilità, questa, che nella manovra Monti diventa la regola.
Norme tecniche e piano casa. Per i materiali innovativi è sempre richiesto la dichiarazione di idoneità del Consiglio superiore dei lavori pubblici; e per il piano casa gli accordi di programma diventano di competenza del solo ministro delle infrastrutture (e non del Presidente del consiglio dei ministri) (articolo ItaliaOggi del 05.12.2011).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: L. Bellagamba, L’esecuzione dei lavori a scomputo di importo inferiore alla soglia comunitaria, fra terzo correttivo e decreto “sviluppo” (link a www.linobellagamba.it).

EDILIZIA PRIVATALa possibilità prevista dal legislatore che il concessionario si obblighi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione deve essere concordata tra il costruttore e il Comune mediante una convenzione urbanistica che disciplini l’esecuzione di tali opere e le relative garanzie.
La legge, ai fini dello scomputo, parla indifferentemente di opere di urbanizzazione, senza, quindi, che possa farsi distinzione fra quelle relative all’urbanizzazione primaria e quelle appartenenti alla categoria delle opere di urbanizzazione secondaria.

Va, in linea generale, premesso -in subjecta materia- che il contributo di urbanizzazione, quale di diritto pubblico previsto dalla c.d. legge Bucalossi e connesso, in particolare al rilascio della concessione edilizia, è posto a carico del costruttore a titolo di partecipazione del concessionario ai costi delle opere di urbanizzazione in proporzione all’insieme dei benefici che la nuova costruzione ne ritrae (cfr. Cons. Stato Sez. V 21.04.2006 n. 2258).
Ciò osservato, l’art. 11 della legge n. 10 del 27.01.1977 all’art. 1 (comma 1) dopo aver previsto che “la quota di contributo di cui al precedente articolo 5 è corrisposta al Comune all’atto del rilascio della concessione", stabilisce che “a scomputo totale o parziale della quota dovuta, il concessionario può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune”.
La possibilità prevista dal legislatore che il concessionario si obblighi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione deve essere concordata tra il costruttore e il Comune mediante una convenzione urbanistica che disciplini l’esecuzione di tali opere e le relative garanzie.
La legge, ai fini in esame, parla indifferentemente di opere di urbanizzazione, senza, quindi, che possa farsi distinzione fra quelle relative all’urbanizzazione primaria e quelle appartenenti alla categoria delle opere di urbanizzazione secondaria, ma se così è, il Comune non può, allora, sulla scorta di quanto convenuto con l’accordo pattizio a suo tempo sottoscritto e approvato disconoscere il diritto allo scomputo del costo di opere (ivi comprese quelle di urbanizzazione secondarie qui in contestazione, ma in concreto, peraltro non specificatamente indicate) per le quali è avvenuta la loro diretta esecuzione e per le quali alcuna norma prevede che non debbono essere computate ai fini della quantificazione del contributo di urbanizzazione in ipotesi dovuto (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 02.03.2011 n. 1332 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

APPALTI: Il Codice degli Appalti si applica anche ai PRIVATI.
Il Codice degli Appalti va applicato anche ai privati che realizzano lavori pubblici se c'è lo scomputo degli oneri di urbanizzazione.
Lo comunica l'Autorità di Vigilanza sui lavori Pubblici (AVCP), precisando che “i privati che realizzano opere pubbliche a scomputo degli oneri di urbanizzazione sono individuati dal codice dei contratti pubblici come Stazioni Appaltanti e risultano pertanto soggetti all’applicazione del codice (art. 32, co. 1, lett. g) del D.Lgs. 163/2006). Tali privati sono tenuti pertanto ad effettuare le previste verifiche dei requisiti di ordine generale in sede di gara”.
L'AVCP, al fine di individuare questi soggetti privati, ha istituito una apposita banca dati contenente le informazioni dei titolari di permesso di costruire che realizzeranno anche opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione (comunicato 02.03.2011 - link a www.autoritalavoripubblici.it).

anno 2010

EDILIZIA PRIVATA: Opere di urbanizzazione a scomputo: il ribasso d'asta va a vantaggio del privato, se non scende sotto i valori tabellari degli oneri dovuti.
Il sindaco del comune di Legnaro ha chiesto un parere alla Corte dei Conti del Veneto, ai sensi dell’art. 7, comma 8, della Legge 05.06.2003, n. 131, con un quesito che prende le mosse da quanto affermato da questa Sezione del controllo con la deliberazione n. 148/2009/PAR in data 30.07. 2009.
Il Comune chiedeva se spettino al comune i ribassi d’asta eventualmente conseguiti in sede di gara rispetto al corrispettivo astrattamente ed aprioristicamente posto a base d’asta, per quanto riguarda lo scomputo degli oneri di urbanizzazione relativi ad opere previste nelle convenzioni urbanistiche.
Con la deliberazione n. 94/2010/PAR la Corte veneta ha risposto che: "Ritiene quindi la Sezione che di fronte ad una operazione di più ampio respiro, nella quale l’onere assunto dal privato per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria superi (e non risulti quindi con essi in posizione di corrispettività) gli oneri di urbanizzazione, occorre procedere ad una valutazione globale della fattispecie, di modo che l’eventuale ribasso d’asta potrà competere al privato (in applicazione, anche in tal caso, ma in senso inverso, del criterio del “giusto prezzo”) purché, come suggerito dallo stesso Comune richiedente, in casi limite, il ribasso d’asta non scenda sotto i valori tabellari degli oneri dovuti. Al di fuori di quest’ultima ipotesi, infatti, il Comune sarebbe comunque garantito che il valore delle opere da realizzare superi comunque –a prescindere dalla spettanza del ribasso d’asta– quanto il privato avrebbe dovuto versare quali oneri di urbanizzazione primaria..." (commento tratto da http://venetoius.myblog.it - Corte dei Conti, Sez. giurisdiz. Veneto, parere 28.07.2010 n. 94/2010).

EDILIZIA PRIVATA: Trasmissione dei dati relativi a soggetti che eseguono opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione (comunicato 21.07.2010 - link a www.autoritalavoripubblici.it).

EDILIZIA PRIVATA: G.U. 31.07.2010 n. 177 "Trasmissione dei dati relativi a soggetti che eseguono opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione" (Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavoro, Servizi e Forniture, comunicato).
IL PRESIDENTE
- Visti l’art. 32, comma 1, lett. g) e l’art. 122, comma 8 del decreto legislativo n. 163/2006, come modificati dal decreto legislativo n. 152/2008;
- Vista la Determinazione dell’Autorità n. 7 del 16.07.2009, avente ad oggetto problematiche applicative delle disposizioni in materia di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione dopo il terzo decreto correttivo del Codice dei contratti;
- Considerata la necessità di monitorare gli appalti eseguiti da privati che assumono in via diretta l’esecuzione delle opere di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del contributo previsto per il rilascio del permesso di costruire;
COMUNICA
- Che le amministrazioni che concedono il permesso di costruire sono tenute a trasmettere all’Autorità i dati identificativi dei soggetti titolari di tale permesso, nel caso in cui allo stesso acceda una convenzione, o altro accordo, sulla realizzazione di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione.

EDILIZIA PRIVATA: 1. Contributo per le urbanizzazioni - Opere a scomputo - Diritto soggettivo alla realizzazione - Non sussiste, presupponendosi sempre il consenso e la volontà da parte dell'Ente locale.
2. Opere di urbanizzazione - Tipicità - Sussiste - Standard urbanistici - Tipicità - Non sussiste - Legittimità di principio della realizzazione di standard in aggiunta alle opere di urbanizzazione - Sussiste.

1. La realizzazione di opere a scomputo del contributo per le urbanizzazioni non costituisce una sorta di diritto soggettivo in capo all'operatore, ma presuppone sempre il consenso e la volontà da parte dell'Ente locale.
2. A proposito del rapporto fra opere di urbanizzazione e standard urbanistici, le prime sono previste espressamente dalla legge, secondo un principio di tipicità; i secondi costituiscono invece una categoria aperta, che si attaglia alle specifiche realtà locali, da considerarsi quindi anche come qualcosa di aggiuntivo, sicché non appare illegittimo, quanto meno in linea di principio, che alla realizzazione delle opere di urbanizzazione si accompagni la cessione di aree o la realizzazione di standard da parte del privato (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 28.06.2010 n. 2645 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il ricorso allo scomputo, in conseguenza dell'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione, costituisce una facoltà rimessa alla parte richiedente che, ove lo ritenga opportuno, può obbligarsi verso l'Amministrazione ad eseguire opere di urbanizzazione; spetta, comunque, all'Amministrazione, in base all'obbligazione unilateralmente assunta dalla parte, accettare o meno la proposta e subordinarla a condizioni o prescrizioni specifiche.
Secondo un precedente pronunciamento del Consiglio di Stato (sentenza 1209/1999) “il ricorso allo scomputo, in conseguenza dell'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione, costituisce, peraltro, una facoltà rimessa alla parte richiedente, che, ove lo ritenga opportuno, può obbligarsi verso l'Amministrazione ad eseguire opere di urbanizzazione; spetta, comunque, all'Amministrazione, in base all'obbligazione unilateralmente assunta dalla parte, accettare o meno la proposta e subordinarla a condizioni o prescrizioni specifiche; solo una volta intervenuta tale approvazione diviene, poi, pienamente efficace l'atto d'obbligo; con la conseguenza che non può poi, la parte promittente, unilateralmente, in un momento successivo, mutare le condizioni sulle quali è intervenuto il consenso comunale, altrimenti venendosi ad alterare ingiustificatamente, mediante l'iniziativa unilaterale del medesimo obbligato principale, le basi stesse del consenso … l'art. 11 della legge n. 10/1977 non esclude affatto che tra le parti possa, per valutazioni di convenienza -connesse alla piena disponibilità, in capo al beneficiano, della facoltà accordata dal legislatore- di regolare il rapporto anche in termini diversi, limitando, se questo è l'interesse della parte, lo scomputo in termini parziali e non totali; si verte, infatti, in tema di diritti disponibili e il legislatore non ha affatto inteso escludere che la parte promittente possa liberamente assumere impegni patrimoniali più onerosi rispetto a quelli astrattamente previsti dalla legge" (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 22.06.2010 n. 2125 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il diritto allo scomputo degli oo.uu. dovuti va riconosciuto soltanto in relazione al valore delle opere di urbanizzazione, e solo fra opere omogenee (di urbanizzazione primaria o di urbanizzazione secondaria).
Il diritto allo scomputo va riconosciuto soltanto in relazione al valore delle opere di urbanizzazione, e solo fra opere omogenee (di urbanizzazione primaria o di urbanizzazione secondaria, come nel caso di specie).
La P.A. resistente, pertanto, in relazione a ciascuna concessione edilizia, considerato il tipo di opere di urbanizzazione cedute dalla ditta lottizzante, dovrà detrarne il valore dal contributo per oneri di urbanizzazione, con la conseguenza che, se già le somme inerenti agli stessi oneri di urbanizzazione siano state versate per intero, il comune medesimo dovrà restituire l‘importo relativo alle somme eccedenti, maggiorato degli interessi legali a decorrere dalla data del versamento, senza che possa accampare il diritto a un “controcredito”.
Infatti, ad avviso del Collegio, l’entità delle somme da versare, previo eventuale scomputo (se vi sia stata cessione di opere di urbanizzazione) va determinata singolarmente, in relazione a ciascuna concessione edilizia rilasciata in attuazione del piano di lottizzazione, come, del resto, espressamente statuito dal già richiamato art. 11 della L. 28.01.1977 n. 10 (TAR Veneto, Sez. I, n. 1378/2004) (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 21.05.2010 n. 2136 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Opere di urbanizzazione - Scomputo oneri concessori - Fungibilità oneri relativi ad opere di urbanizzazione primaria ed oneri relativi ad opere di urbanizzazione secondaria - Va esclusa.
Delibera emessa su richiesta proveniente dal Comune di Andezeno recante
quesiti in materia di scomputo degli oneri di urbanizzazione (
Corte dei Conti, Sez. regionale di controllo Piemonte, parere 20.05.2010 n. 40).

EDILIZIA PRIVATA: 1. Opere di urbanizzazione - Esecuzione diretta - Scomputo - Carattere facoltativo - Sussiste - Obbligo di accettazione da parte della P.A. - Non sussiste - Facoltà di mutamento unilaterale ex post delle condizioni da parte del promittente - Non sussiste.
2. Opere di urbanizzazione - Oneri - Misura degli oneri incassati dalla P.A. superiore al dovuto - Divieto di legge - Non sussiste - Impugnabilità - Non sussiste, in quanto si verte in tema di diritti disponibili.

1. Il ricorso allo scomputo, in conseguenza dell'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione, costituisce una facoltà rimessa alla parte richiedente, che, ove lo ritenga opportuno, può obbligarsi verso l'amministrazione ad eseguire opere di urbanizzazione.
Spetta, comunque, all'amministrazione, in base all'obbligazione unilateralmente assunta dalla parte, accettare o meno la proposta e subordinarla a condizioni o prescrizioni specifiche; solo una volta intervenuta tale approvazione diviene, poi, pienamente efficace l'atto d'obbligo; con la conseguenza che la parte promittente non può mutare unilateralmente, in un momento successivo, le condizioni sulle quali è intervenuto il consenso comunale, altrimenti venendosi ad alterare ingiustificatamente, mediante l'iniziativa unilaterale del medesimo obbligato principale, le basi stesse del consenso.
2. Il fatto che la P.A. ottenga un'opera di urbanizzazione di un determinato valore ed incassi oneri in misura superiore rispetto al complessivo dovuto non può costituire oggetto di impugnazione, in quanto si verte in tema di diritti disponibili e il legislatore non ha affatto inteso escludere che la parte promittente possa liberamente assumere impegni patrimoniali più onerosi rispetto a quelli astrattamente previsti dalla legge (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 07.05.2010 n. 1365 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Art. 16, comma 2, D.P.R. n. 380/2001 - Diritto allo scomputo per l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione - Configurabilità nella misura e con le modalità previste dal Comune in via unilaterale o concordate con il privato.
Dal dettato dell'art. 16, comma 2, del D.P.R. n. 380/2001 si evince che un diritto allo scomputo, per l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione, è configurabile non in modo indiscriminato, ma nella misura e "con le modalità" stabilite dal Comune in via unilaterale (in sede di rilascio della concessione, ora permesso di costruire), ovvero concordate tra le parti (in sede di stipula della convenzione urbanistica) (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 01.03.2010 n. 482 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: G. Ciaglia, Le opere di urbanizzazione a scomputo dopo il terzo correttivo: gestione della gara (L'Ufficio Tecnico n. 2/2010).

EDILIZIA PRIVATA: Permesso di costruire - Presupposti - Lettera di impegno del privato alla realizzazione o completamento di opere di urbanizzazione - E' sufficiente.
Il permesso di costruire è subordinato alla esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione, da parte del Comune, dell'attuazione delle stesse nel successivo triennio ovvero all'impegno degli interessati di procedere alla loro attuazione contemporaneamente all'intervento di cui al permesso: la P.A. deve pertanto tenere in considerazione eventuali lettere di impegno in tal senso da parte dei privati (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 08.02.2010 n. 298 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: G. Ciaglia, Le opere di urbanizzazione a scomputo dopo il terzo correttivo: problematiche interpretative, incertezze operative e qualche possibile soluzione (L'Ufficio Tecnico n. 1/2010).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: Nuova circolare della Regione Veneto sulle opere a scomputo (deliberazione della Giunta n. 202 del 2010) (link a http://venetoius.myblog.it).

anno 2009

EDILIZIA PRIVATA: G. Ciaglia, La disciplina dell'esecuzione delle opere di urbanizzazione introdotta dal Codice dei contratti (L'Ufficio Tecnico n. 11-12/2009).

EDILIZIA PRIVATA: Scomputo oneri di urbanizzazione.
La questione posta dal Comune richiedente riguarda due importanti tematiche: l’una relativa alla disciplina dello “scomputo” degli oneri di urbanizzazione a fronte di opere pubbliche realizzate da soggetti privati e l’altra relativa agli accordi tra soggetti proprietari privati e Comune per modifiche al piano regolatore generale urbanistico (Regione Piemonte, parere n. 95/2009 - tratto da www.regione.piemonte.it).

EDILIZIA PRIVATAQuesito 1 - In merito alla nuova formulazione dell'art. 32, lett. g), e dell'art. 122, comma 8, del D.Lgs. n. 163 del 2006 e sul divieto di affidamento diretto al privato titolare del permesso di costruire della realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo.
In merito all'impatto delle nuove disposizioni riguardo ai piani attuativi già approvati ed alle convenzioni urbanistiche già stipulate.
In merito all'assenza di una disposizione transitoria che consenta di esaurire i procedimenti in corso mediante affidamento diretto delle opere di urbanizzazione al titolare del permesso di costruire (Geometra Orobico n. 4/2009).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: A. Barbiero, L’affidamento di lavori a scomputo: le novità in base alla Determinazione AVCP n. 7/2009 (link a www.albertobarbiero.net).

EDILIZIA PRIVATA: Lo scomputo, totale o parziale, della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione deve essere effettuata senza distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria, attesa la mancata distinzione in seno all’artt. 11 legge 10/1977.
In punto di diritto, come già precisato da questo Tribunale con la sentenza resa tra le parti n. 1367/2008 nel giudizio avverso il silenzio inadempimento dell’Amministrazione, lo scomputo, totale o parziale, della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione deve essere effettuata senza distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria, attesa la mancata distinzione in seno all’artt. 11 legge 10/1977 (Tar Toscana, III, 11.03.2004 n. 679; TAR Toscana, sez. III, 11.08.2004, n. 3181; TAR Lombardia Milano, sez. III, 04.06.2002 , n. 2275)
Ne consegue che il Comune di Caltanisetta, in forza dell’esplicito riconoscimento delle opere scomputabili operate in sede di convenzione di lottizzazione (Consiglio Stato, sez. V, 01.06.1998, n. 701) per un ammontare di £ 209.193.640, è tenuto a conteggiare tali somme in compensazione con quelle dovute dalla ricorrente a titolo di oneri di urbanizzazione tanto primaria quanto secondaria (TAR Sardegna, sez. II, 17.06.2008, n. 1212), con versamento dell’eventuale eccedenza in favore della Edilfac s.r.l. (TAR Sicilia-Palermo, Sez. I, sentenza 11.08.2009 n. 1405 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Comune di Trichiana - Parere in materia di scomputo degli oneri di urbanizzazione, ribassi d'asta delle relative opere, convenzioni urbanistiche.
1. Realizzazione opere di urbanizzazione a scomputo oneri concessori - Gara aggiudicata dal privato titolare del permesso di costruire - Ribassi d'asta - Spettanza del comune - Ragioni.
2. Realizzazione opere di urbanizzazione a scomputo oneri concessori - Gara aggiudicata dal privato titolare del permesso di costruire - Ribassi d'asta - Spettanza - Definizione in sede di convenzione urbanistica - Inammissibilità - Indisponibilità entrate ente locale.

Passando al merito, va anzitutto richiamato il quadro normativo.
In proposito, l’art. 32, comma 1, lett. g, in materia di “Amministrazioni aggiudicatrici e altri soggetti aggiudicatori”, dispone che “1. Salvo quanto dispongono il comma 2[1] e il comma 3, le norme del presente titolo[2], nonché quelle della parte I, IV e V[3], si applicano in relazione ai seguenti contratti, di importo pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 28[4]: […] g) lavori pubblici da realizzarsi da parte dei soggetti privati, titolari di permesso di costruire, che assumono in via diretta l'esecuzione delle opere di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del contributo previsto per il rilascio del permesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e dell'articolo 28, comma 5, della legge 17 agosto 1942, n. 1150. L'amministrazione che rilascia il permesso di costruire può prevedere che, in relazione alla realizzazione delle opere di urbanizzazione, l'avente diritto a richiedere il permesso di costruire presenti all'amministrazione stessa, in sede di richiesta del permesso di costruire, un progetto preliminare delle opere da eseguire, con l'indicazione del tempo massimo in cui devono essere completate, allegando lo schema del relativo contratto di appalto. L'amministrazione, sulla base del progetto preliminare, indice una gara con le modalità previste dall'articolo 55[5]. Oggetto del contratto, previa acquisizione del progetto definitivo in sede di offerta, sono la progettazione esecutiva e le esecuzioni di lavori. L'offerta relativa al prezzo indica distintamente il corrispettivo richiesto per la progettazione definitiva ed esecutiva, per l'esecuzione dei lavori e per gli oneri di sicurezza”.
L’art. 122 del Codice dei contratti (Disciplina specifica per i contratti di lavori pubblici sotto soglia), al comma 8, stabilisce che “Per l'affidamento dei lavori pubblici di cui all'articolo 32, comma 1, lettera g), si applica la procedura prevista dall'articolo 57, comma 6[6]; l'invito è rivolto ad almeno cinque soggetti se sussistono in tale numero aspiranti idonei”.
L’art. 16 d.P.R. n. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”), nel disciplinare il “Contributo per il rilascio del permesso di costruire”, prevede che “1. Salvo quanto disposto dall'articolo 17, comma 3, il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione di un contributo commisurato all'incidenza degli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione, secondo le modalità indicate nel presente articolo.
2. La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al comune all'atto del rilascio del permesso di costruire e, su richiesta dell'interessato, può essere rateizzata. A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11.02.1994, n. 109[7], e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune
” […].
L'incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è stabilita con deliberazione del consiglio comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce per classi di comuni […]”[8].
Ai sensi dell’art. 28 (Lottizzazione di aree) della l. 17.08.1942, n. 1150 (Legge urbanistica), “5. L'autorizzazione comunale (alla lottizzazione di terreno a scopo edilizio ai sensi dei commi precedenti) è subordinata alla stipula di una convenzione, da trascriversi a cura del proprietario, che preveda:
1) la cessione gratuita entro termini prestabiliti delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria, precisate dall'articolo 4 della legge 29.09.1964, n. 847, nonché la cessione gratuita delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione secondaria nei limiti di cui al successivo n. 2;
2) l'assunzione, a carico del proprietario, degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria e di una quota parte delle opere di urbanizzazione secondaria relative alla lottizzazione o di quelle opere che siano necessarie per allacciare la zona ai pubblici servizi; la quota è determinata in proporzione all'entità e alle caratteristiche degli insediamenti delle lottizzazioni; […]
6. La convenzione deve essere approvata con deliberazione consiliare nei modi e forme di legge […]
”.
I richiamati art. 32, comma 1, lett. g) e 122, comma 8, del Codice dei contratti, come riformulati a seguito delle modifiche apportate dall’art. 2, comma 1, d.lg. 31.07.2007, n. 113 e dall’art. 1, comma 1, d.lg. 11.09.2008, n. 152[9], assoggettano dunque a procedure di evidenza pubblica (procedure aperte e ristrette ex art. 55 nel caso di contratti “soprasoglia”; procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara ex art. 57, comma 6, nel caso di contratti “sottosoglia”) l’affidamento delle opere di urbanizzazione, anche ove assunte da soggetti privati titolari del permesso di costruire, annoverando in tal modo le opere di urbanizzazione tra i lavori pubblici soggetti alla disciplina concorrenziale, a prescindere dalla natura pubblica o privata del soggetto che se ne fa carico.
L’introduzione dei richiamati obblighi di evidenza pubblica si è resa necessaria per conformare il nostro ordinamento alla disciplina concorrenziale comunitaria. Infatti, la Corte di Giustizia delle Comunità europee, sez. VI, con la sentenza del 12.07.2001 in causa C-399/98, richiamata dalla Consulta nella sent. n. 129/2006, ha chiarito che qualora il privato titolare del permesso di costruire realizzi direttamente le opere di urbanizzazione primaria e secondaria a scomputo totale o parziale degli oneri da corrispondere alla pubblica amministrazione, a titolo di contributo alle spese sostenute dalla collettività per la trasformazione del territorio, egli diviene a tutti gli effetti organo indiretto della P.A. e pertanto deve uniformarsi alle norme in tema di appalti di opere pubbliche in ossequio ai principi dell’evidenza pubblica.
In altri termini,
anche in caso di assunzione diretta delle opere di urbanizzazione da parte di soggetti privati, i relativi oneri economici ricadono, sia pur in modo indiretto, sull’Amministrazione pubblica, con conseguente riconoscibilità di una stazione appaltante pubblica agli effetti della normativa e dell’interpretazione comunitaria in materia di contratti pubblici. Tale fenomeno è legato all’istituto dello “scomputo” degli oneri di urbanizzazione riconducibili alle opere assunte dal privato dal contributo previsto per il rilascio del permesso di costruire. L’art. 16 del d.P.R. n. 380/2001 commisura, infatti, il contributo per permesso di costruire, tra l’altro, “all’incidenza degli oneri di urbanizzazione” (comma 1), come “stabilita con deliberazione del consiglio comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce per classi di comuni” in relazione a una serie di parametri normativamente determinati (comma 4) e come aggiornata con cadenza quinquennale “in conformità alle relative disposizioni regionali, in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale […]” (comma 6). A seguito dello scomputo, pertanto, l’assunzione delle opere di urbanizzazione da parte del privato titolare del permesso di costruire, in luogo dell’Amministrazione che sarebbe altrimenti tenuta alla realizzazione di tali opere, si traduce in una corrispondente decurtazione del relativo contributo dovuto dal privato nei confronti dell’Amministrazione medesima e, per tale via, fa sì che la realizzazione delle opere di urbanizzazione, anche quando assunte dal privato, avvenga sempre a carico anche delle finanze pubbliche, sia pur in quel modo indiretto risultante dallo scomputo degli oneri di urbanizzazione sostenuti dal privato dal contributo per permesso di costruire dovuto nei confronti dell’Amministrazione. In considerazione di tale meccanismo, l’assunzione delle opere di urbanizzazione da parte di privati a scomputo del contributo da essi dovuto per il permesso di costruire è stata annoverata, prima nell’interpretazione comunitaria e poi nella legislazione nazionale (per l’appunto con i richiamati art. 32, comma 1 lett. g), e 122, comma 8, Codice dei contratti), tra i lavori pubblici, come tali soggetti agli obblighi di evidenza pubblica.
Quanto premesso conduce alla risposta al quesito principale posto dal Comune circa la spettanza, propria o del privato titolare del permesso di costruire, degli eventuali ribassi d’asta che dovessero essere conseguiti nelle procedure di evidenza pubblica.
In proposito, va anzitutto considerato che, alla luce della disciplina richiamata,
il contributo per il permesso di costruire costituisce un entrata di integrale spettanza dell’Ente e che lo stesso è commisurato, tra l’altro e come detto, all’incidenza degli oneri di urbanizzazione, la cui esecuzione spetta, in primis, al Comune.
Peraltro, l’art. 32, comma 1, lett. g) Codice dei contratti pubblici (richiamato dall’art. 122, comma 8, con riferimento ai contratti “sottosoglia”) consente al privato titolare del permesso di costruire di assumere in via diretta l’esecuzione delle opere di urbanizzazione, nel rispetto della disciplina dettata e sempre “con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune” (art. 16, comma 2, d.P.R. n. 380/2001).
L’esercizio di tale opzione derogatoria da parte del privato ha dunque l’effetto di sollevare il Comune, in misura corrispondente alle opere assunte dal privato, dalla corresponsione immediata dei relativi oneri di urbanizzazione, ciò nonostante assumendo comunque la proprietà delle opere realizzate.
Ciò posto,
l’istituto dello scomputo ha dunque la funzione di riequilibrare l’entità del contributo per permesso di costruire -commisurato, tra l’altro e come detto, all’incidenza degli oneri di urbanizzazione che sono di regola a carico del Comune- al passaggio di tali oneri dal Comune al soggetto privato. L’istituto consente, dunque, di evitare un indebito arricchimento del Comune ai danni del privato, che altrimenti verrebbe a determinarsi ove la commisurazione dell’entità del contributo per permesso di costruire non tenesse conto della misura in cui gli oneri di urbanizzazione ai quali quel contributo va commisurato sono stati effettivamente sostenuti dal Comune, scomputandovi conseguentemente gli oneri in realtà sostenuti dal privato. In assenza di scomputo, si creerebbe, in altri termini, una situazione disparitaria tra l’ipotesi in cui il Comune acquista la proprietà delle opere di urbanizzazione avendone sostenuto i relativi oneri e quella in cui il Comune acquista la proprietà medesima, ma senza averne sostenuto i relativi oneri, ipotesi quest’ultima che viene riequilibrata, per l’appunto, mediante lo scomputo degli oneri di urbanizzazione sostenuti in realtà dal privato dal contributo che egli deve corrispondere al Comune.
L’esigenza di aderenza della misura del contributo per permesso di costruire ai costi effettivi dell’urbanizzazione è, del resto, resa evidente anche dall’art. 16, comma 6, del d.P.R. n. 380/2001, che menziona espressamente quale criterio sulla base del quale procedere alla revisione periodica dell’incidenza degli oneri di urbanizzazione cui è commisurato il contributo per permesso di costruire quello della considerazione dei “riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione” (comma 6).
Conseguenzialmente a quanto premesso,
non può che concludersi per la spettanza al Comune dei ribassi d’asta eventualmente conseguiti in sede di gara rispetto al corrispettivo astrattamente e aprioristicamente posto a base d’asta. Invero, il ribasso d’asta si traduce in una minore entità del corrispettivo che sarà in concreto corrisposto dal privato per la realizzazione delle opere rispetto a quello teorico ipotizzato prima della gara, al quale è stato commisurato lo scomputo iniziale. E’ dunque evidente che, ove la differenza determinata dal ribasso d’asta non fosse riversata al Comune, la misura dello scomputo sarebbe maggiore rispetto a quella degli oneri di urbanizzazione in concreto sostenuti dal privato, determinandosi per tale parte un’ingiustificata decurtazione del contributo per permesso di costruire spettante al Comune.
Del resto,
ove si seguisse la procedura normale, sarebbe l’Ente a sopportare direttamente gli oneri relativi alle opere di urbanizzazione, beneficiando al tempo stesso e altrettanto direttamente degli eventuali ribassi d’asta. Al riguardo, non si può ritenere che con l’istituto dello scomputo il legislatore abbia inteso derogare a tali meccanismi attribuendo al privato possibili guadagni derivanti dai ribassi d’asta.
Ai richiamati art. 32, comma 1, lett. g), e 122, comma 8, Codice dei contratti pubblici va, infatti, riconosciuta una ratio ambivalente, sia di tutela della concorrenza, sia di tutela delle finanze dell’ente locale e della qualità delle prestazioni da esso conseguite, quale effetto consequenziale della corretta esplicazione dei meccanismi concorrenziali.
In proposito, può condividersi il valore sintomatico in tal senso attribuito dal Comune all’evoluzione normativa che si è registrata con riferimento ai contratti sottosoglia, in relazione ai quali, essendo in precedenza consentito l’affidamento fiduciario delle opere di urbanizzazione assunte dal privato titolare del permesso di costruire, il Legislatore aveva introdotto a presidio dell’Ente -con la lettera cc) del comma 1 dell’art. 2, d.lg. 31.07.2007, n. 113, modificativa dell’art. 122 del Codice dei contratti- l’obbligo per le Amministrazioni, prima dell'avvio dell'esecuzione delle opere, di trasmettere alle competenti Procure regionali della Corte dei conti gli atti adottati e la documentazione relativi agli interventi edilizi da realizzare a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Tale obbligo di trasmissione degli atti all’organo requirente della Magistratura tutrice istituzionale delle finanze pubbliche, che nella prospettiva del Legislatore avrebbe dovuto compensare i maggiori rischi conseguenti all’assenza di gara, è stato poi abrogato dal n. 1) della lettera bb) del comma 1 dell’art. 1 d.lg. 11.09.2008, n. 152, in concomitanza con l’introduzione, a presidio delle finanze pubbliche, degli obblighi di evidenza pubblica anche nell’ipotesi di assunzione della realizzazione di opere di urbanizzazione “sottosoglia” da parte del soggetto privato.
L’evoluzione normativa di cui sopra, che ha determinato il passaggio dal presidio offerto dallo specifico coinvolgimento della Corte dei conti, tendenzialmente compensativo dei maggiori rischi connessi all’affidamento fiduciario, al presidio offerto dall’introduzione degli obblighi di evidenza pubblica, contribuisce a mostrare quanto il Legislatore si sia dato cura della tutela delle finanze dell’ente locale, oltre che della concorrenza, anche nella specifica ipotesi di realizzazione delle opere di urbanizzazione a carico di soggetti privati. Ciò anche, come detto, in ragione dell’incidenza indiretta sulle finanze dell’Ente locale degli oneri sostenuti in prima battuta dal privato proprio in virtù del meccanismo dello scomputo, che fa sì che gli oneri di urbanizzazione sostenuti dal privato si traducano in una corrispondente decurtazione di un’entrata dell’ente locale (quella appunto derivante dal contributo per permesso di costruire) e alla quale si collega, pertanto, l’esigenza di assicurare che gli oneri che si vanno a scomputare dall’entrata del Comune (e dunque dalle finanze pubbliche) corrispondano al “giusto prezzo” per le opere realizzate. I neo-introdotti obblighi di evidenza pubblica costituiscono quindi un presidio, oltre che della concorrenza, anche delle finanze dell’ente locale, volto ad assicurare per tale profilo che la loro eventuale decurtazione in virtù dello scomputo avvenga, per l’appunto, al “giusto prezzo”, garantito dalla sua formazione attraverso meccanismi concorrenziali.
Alla luce della descritta ratio normativa, nell’applicazione dell’istituto dello scomputo va tenuta presente la richiamata esigenza di aderenza dello scomputo (con conseguente decurtazione delle entrate comunali) al “giusto prezzo” formatosi a seguito della gara. E’ evidente come tale ratio verrebbe in concreto vanificata ove lo scomputo fosse commisurato al prezzo teorico posto a base della gara e non al prezzo effettivo, formatosi in sede di concreto svolgimento della gara, comprensivo quindi anche dei ribassi d’asta. E’ soltanto tale ultimo prezzo quello da intendersi come “giusto prezzo”, al quale va quindi commisurato lo scomputo, proprio in quanto prezzo formatosi a seguito dell’operare concreto (e non meramente teorico) dei meccanismi concorrenziali posti dal Legislatore a presidio, tra l’altro e come detto, delle finanze pubbliche.
Passando al quesito concernente l’occorrenza di disciplinare la spettanza dei ribassi d’asta nella convenzione urbanistica, va anche qui ricostruito il quadro normativo.
In proposito, si è già visto come l’art. 16 d.P.R. n. 380/2001, nel disciplinare il “Contributo per il rilascio del permesso di costruire”, preveda che “2. […]. A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione […] con le modalità e le garanzie stabilite dal comune” […].
Tali “modalità e garanzie” sono stabilite nella convenzione urbanistica di cui all’art. 28 della l. 17.08.1942, n. 1150 (Legge urbanistica), da approvarsi “con deliberazione consiliare nei modi e forme di legge […]” (comma 6). Ai sensi del comma 5 di tale art. 28, “L'autorizzazione comunale (alla lottizzazione di terreno a scopo edilizio) è subordinata alla stipula di una convenzione, da trascriversi a cura del proprietario, che preveda:
1) la cessione gratuita entro termini prestabiliti delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria […] nonché la cessione gratuita delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione secondaria nei limiti di cui al successivo n. 2;
2) l'assunzione, a carico del proprietario, degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria e di una quota parte delle opere di urbanizzazione secondaria relative alla lottizzazione o di quelle opere che siano necessarie per allacciare la zona ai pubblici servizi; la quota è determinata in proporzione all'entità e alle caratteristiche degli insediamenti delle lottizzazioni;
3) i termini non superiori ai dieci anni entro i quali deve essere ultimata la esecuzione delle opere di cui al precedente paragrafo;
4) congrue garanzie finanziarie per l'adempimento degli obblighi derivanti dalla convenzione
”.
Come è evidente, la questione della spettanza dei ribassi d’asta non è menzionata quale contenuto obbligatorio della convenzione di lottizzazione secondo la legislazione nazionale. Anche nella legge regionale Veneto 23.04.2004, n. 11 (Norme per il governo del territorio) la questione suddetta non è menzionata quale contenuto obbligatorio della convenzione urbanistica.
Del resto, trattandosi di un aspetto che andrebbe a incidere sulla misura del contributo per permesso di costruire, la sede convenzionale non appare in linea con il carattere non disponibile che è proprio di tale entrata dell’Ente locale.
Si è, infatti, sopra visto come l’art. 16 del d.P.R. n. 380/2001 disciplini il contributo per permesso di costruire, ancorandone la misura a parametri oggettivi (“incidenza degli oneri di urbanizzazione”, “costo di costruzione”) da predeterminarsi con delibera consiliare secondo criteri normativamente definiti[10]. Tale contributo costituisce un’entrata non disponibile da parte del Comune, in relazione alla quale sono legislativamente fissati i criteri di determinazione, nonché quelli di “riduzione o esonero”, connessi a situazioni normativamente individuate e ritenute meritevoli di speciale tutela (art. 17 d.P.R. n. 380/2001[11]), o ancora quelli di “scomputo” (art. 16, comma 6, d.P.R. n. 380/2001), legato come già visto a finalità riequilibrative del contributo rispetto agli oneri sostenuti dal privato.
Le ipotesi legislativamente determinate di esonero, riduzione o scomputo costituiscono dunque i casi eccezionali ed esclusivi in cui sono consentite decurtazioni del contributo per permesso di costruire. Al di fuori di tali casi ex lege individuati, il contributo è sempre dovuto e costituisce un’entrata indisponibile, non suscettibile di abdicazione volontaristica da parte del Comune.
Ne consegue che, non trattandosi di materia disponibile né quanto alla debenza né quanto alla misura, in sede convenzionale non è consentito apportare deroghe alla disciplina legislativa che, si ribadisce, con specifico riguardo alla questione della spettanza dei ribassi d’asta, implica che gli stessi spettino al Comune.
L’unico contenuto possibile di una convenzione nella materia de qua non potrebbe che essere dunque riproduttivo ed esplicativo della disciplina di legge. Una convenzione di tal contenuto può avere una sua utilità con particolare riguardo agli aspetti che necessitino di interpretazione e che non risultino immediatamente evidenti dal dettato legislativo, caratteristiche che potrebbero riconoscersi alla questione della spettanza dei ribassi d’asta, la quale si è visto non essere oggetto di una esplicita disciplina di legge, pur essendo risolvibile in via interpretativa.
Quanto al quesito concernente il comportamento da tenere nel caso in cui nulla sia stato previsto nella convenzione in merito alla spettanza dei ribassi d’asta, si ribadisce, alla luce di quanto appena detto, che la disciplina di tale aspetto in sede convenzionale, pur non obbligatoria, è da ritenersi non vietata nella misura in cui abbia carattere meramente esplicativo rispetto alla disciplina sopra illustrata.
In merito, infine, al quesito riguardante il comportamento da tenere nel caso in cui lo schema di convenzione sia stato già approvato dal Consiglio comunale, ma non si sia ancora proceduto alla relativa stipula, qui basti
richiamare i principi generali in base ai quali la convenzione non può ritenersi conclusa, e dunque vincolante per le parti, prima di essere stata approvata da entrambe le parti stesse. Pertanto, prima di tale momento, il relativo schema approvato dal Consiglio comunale resta ancora un atto esclusivamente del Comune, non convenzionale, come tale, suscettibile di modifica o revoca ad opera di una nuova delibera consiliare (
Corte dei Conti, Sez. regionale di controllo Veneto, parere 07.08.2009 n. 148).

EDILIZIA PRIVATA: E' configurabile una pretesa giuridicamente rilevante a conseguire la compensazione tra l’importo degli oneri di concessione determinati al momento del rilascio del titolo edilizio e l’importo delle opere infrastrutturali direttamente eseguite dal titolare della concessione, anche a prescindere dalla circostanza che sia intervenuto o meno un accordo con il Comune in ordine alle modalità e alle garanzie per la loro esecuzione.
La norma di cui all’art 11 della legge 28.01.1977, n.10 prevede che “A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il concessionario può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune.”
La giurisprudenza amministrativa ha costantemente interpretato lo scomputo di cui alla norma sopra citata quale materia di un vero e proprio “diritto“ del concessionario .
Più in dettaglio, è configurabile una pretesa giuridicamente rilevante a conseguire la compensazione tra l’importo degli oneri di concessione determinati al momento del rilascio del titolo edilizio e l’importo delle opere infrastrutturali direttamente eseguite dal titolare della concessione, anche a prescindere dalla circostanza che sia intervenuto o meno un accordo con il Comune in ordine alle modalità e alle garanzie per la loro esecuzione (vedi Tar Lombardia, sez III, 04.06.2002, 2275).
La società ricorrente assume, a tal riguardo, di avere realizzato direttamente, senza ricevere smentita dalla amministrazione resistente, alcune opere infrastrutturali e, segnatamente, il completamento di una strada e la esecuzione di opere fognarie.
La P.a., pur non avendo concordato con il ricorrente modalità e garanzie per la esecuzione delle opere di urbanizzazione da valere a scomputo degli oneri concessori, ha però serbato un contegno concludente valevole quale “accettazione“ implicita di quanto costruito dal privato.
Ne costituisce prova l’ atto ,versato dal ricorrente, con il quale si attesta che la P.a. locale ha proceduto alla denominazione della strada completata dal ricorrente, intitolata Via E. De Nicola già sulla scorta di una delibera di Consiglio Comunale del 1987, anche per la parte oggetto dei lavori di completamento eseguiti direttamente dalla società; e la mancata specifica contestazione in ordine alla realizzazione delle predette opere infrastrutturali.
L’applicazione del meccanismo della compensazione tra obbligazioni che P.a. e privato assumono reciprocamente nella fase genetica del rapporto concessorio è del tutto coerente con il canone di buon andamento della P.a..
Invero, l’operatività del meccanismo compensativo previsto dalla legge scongiura in radice le conseguenze negative da ascrivere ai casi di indebita locupletazione che la P.a. può consumare ogni qualvolta essa non riconosca strumentalmente la utilità di opere eseguite da privati.
E’ pertanto illegittima la ordinanza ingiunzione con la quale -disattendendo la legittima pretesa allo scomputo avanzata dalla ricorrente- si intima alla società titolare di una concessione edilizia il pagamento integrale delle residue quote dovute per oneri di urbanizzazione, pur in presenza della diretta realizzazione di alcune opere infrastrutturali da parte del concessionario, ritenute corrispondenti all’interesse pubblico e accettate implicitamente dall’amministrazione locale (TAR Puglia-Lecce, Sez. I, sentenza 18.07.2009 n. 1855 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

APPALTI: Problematiche applicative delle disposizioni in materia di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione dopo il terzo decreto correttivo del Codice dei Contratti (determinazione 16.07.2009 n. 7 - link a massimario.avlp.it).
... il Consiglio ritiene che:
1. l'articolo 32, comma 1, lett. g), primo periodo, del Codice configura una titolarità "diretta", ex lege, della funzione di stazione appaltante in capo al privato titolare del permesso di costruire (ovvero titolare del piano di lottizzazione o di altro strumento urbanistico attuativo contemplante I'esecuzione di opere di urbanizzazione) che in quanto "altro soggetto aggiudicatore" è tenuto ad appaltare le opere di urbanizzazione a terzi nel rispetto della disciplina prevista dal Codice e, in qualità di stazione appaltante, è esclusivo responsabile dell'attività di progettazione, affidamento e di esecuzione delle opere di urbanizzazione primarie e secondarie, ferma restando la vigilanza da parte dell'amministrazione consistente, tra l'altro, nell'approvazione del progetto e di eventuali varianti;
2. gli eventuali risparmi di spesa rimangono nella disponibilità della stazione appaltante privata, così come eventuali costi aggiuntivi sono a carico dello stesso privato;
3. il collaudo, come già affermato nella determinazione n. 2 del 25.02.2009, costituisce attività propria della stazione appaltante e, quindi, del soggetto privato titolare del permesso di costruire, ferma restando la funzione di vigilanza da parte dell'amministrazione che va esplicata nell'approvazione degli atti di collaudo;
4. nell'ipotesi in cui, ai sensi dal secondo periodo dell'art. 32, comma 1, lett. g), del Codice, la gara sia bandita dall'amministrazione pubblica, non e preclusa la partecipazione alla stessa del privato titolare del premesso di costruire (o del piano urbanistico attuativo) purché qualificato ex art. 40 del Codice e purché non abbia direttamente curato la redazione della progettazione preliminare;
5. nell'ipotesi di cui al punto 4, il contratto d'appalto viene stipulato dal titolare del premesso di costruire (o del piano urbanistico attuativo);
6. l'affidamento delle opere di urbanizzazione a scomputo di importo inferiore alla soglia comunitaria, secondo quanto previsto dall'art. 122, comma 8 del Codice, avviene mediante la procedura negoziata prevista dall'art. 57, comma 6, del Codice, sia nel caso in cui le funzioni di stazione appaltante siano svolte dal privato, sia nel caso le stesse siano in capo all'amministrazione;
7. il privato, ai fini dell'affidamento della progettazione, deve rispettare l'art. 91 del Codice, eccezion fatta per i casi in cui, non sussistendo né il presupposto contrattuale né il carattere di onerosità della prestazione, poiché il valore del progetto non è compensato con gli oneri di urbanizzazione in quanto predisposto in un momento antecedente alla stipula della convenzione urbanistica, non ricorrono i principi che impongono la gara;
8. alle opere di urbanizzazione primaria a scomputo di importo inferiore alla soglia comunitaria comprese nelle convenzioni urbanistiche stipulate prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. 152/2008, si applica la disciplina previgente;
9. l'affidamento e l'esecuzione delle opere di urbanizzazione sono sottoposti alla vigilanza dell'Autorità;
10. i dati riguardanti l'affidamento e la realizzazione delle opere di urbanizzazione sono compresi nelle comunicazioni obbligatorie all' Osservatorio dei Contratti pubblici.

EDILIZIA PRIVATA: Autorizzazione per la realizzazione di opera a scomputo oneri concessori - Preventiva verifica della effettiva necessità per la collettività dell'opera - Sussiste.
L'Amministrazione Comunale prima di autorizzare l'operatore privato a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo degli oneri concessori, verifica se l'opera di urbanizzazione sia effettivamente necessaria nell'interesse della collettività, ovvero se debba essere eseguita nel solo interesse dell'operatore privato per rendere tecnicamente fattibile l'intervento, con la conseguenza che solo nel primo caso, e non nel secondo, verrà autorizzato lo "scomputo" (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 12.05.2009 n. 3717 -  link a
www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA: Problematiche applicative delle disposizioni in materia di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione dopo il terzo decreto correttivo del Codice dei Contratti (documento base del 30.04.2009 - link a www.urbanisticatoscana.it).

LAVORI PUBBLICI: Opere di urbanizzazione al Comune.
Passaggio agevolato, da convenzione. La cessione può fruire del Registro in misura fissa e dell'esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale.
Registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale per l'atto di cessione con il quale la società costruttrice trasferisce al Comune le opere di urbanizzazione realizzate, a scomputo degli oneri di urbanizzazione di propria competenza, se l'adempimento avviene a seguito di una convenzione attuativa di un piano urbanistico (Agenzia delle Entrate, risoluzione 22.06.2009 n. 166/E - link a www.nuovofiscooggi.it).

EDILIZIA PRIVATA: Parere richiesto dal Comune di Nizza Monferrato, recante un quesito in merito all'applicazione di una norma del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 12.04.2006 n. 163) - l'art. 32, lett. g) - nel caso di una convenzione di lottizzazione perfezionata prima dell'entrata in vigore della norma medesima, ma il cui conseguente permesso di costruire sia posteriore, nonché al contenuto della convenzione medesima (Corte dei Conti, Sez. regionale di controllo Piemonte, parere 03.06.2009 n. 22).
Il Comune chiede se la disposizione di cui all’art. 32, comma 1, lett. g) del D.Lgs. 12.04.2006 n. 163, che comporta -in particolare- la necessità di esperire anche per i lavori privati eseguiti a scomputo degli oo.uu. la procedura di evidenza pubblica senza eccezioni, sia applicabile nel caso in cui antecedentemente alla sua entrata in vigore sia stata perfezionata una convenzione di lottizzazione, ma non ancora rilasciato il conseguente permesso di costruire.
Come osservato dalla Sezione lombarda di questa Corte, che ha avuto modo di occuparsi di identica questione (parere del 26.11.2008 n. 95) lo scopo perseguito dal legislatore è di evitare che, attraverso l’assunzione in via diretta da parte dei privati titolari del permesso di costruire della realizzazione di opere di urbanizzazione a scomputo del contributo previsto per il rilascio del permesso, venga eluso il principio dell’evidenza pubblica per l’esecuzione di opere pubbliche.
La norma in discorso costituisce adeguamento agli obblighi comunitari (l’art. 1 del citato D.Lgs. n. 152/2008, che ha sostituito l’art. 32, comma 1 lett. g) del D.Lgs n. 163/2006, è invero espressamente rubricato “Disposizioni di adeguamento comunitario”).
Come osservato dal Consiglio di Stato in sede di parere allo schema del D.Lgs. n. 152/2008 cit. (Sezione consultiva per gli atti normativi 14.07.2008 n. 2357), la modifica del ridetto articolo 32, comma 1, lettera g) è tesa a recepire le osservazioni della Commissione europea relativamente alla realizzazione di opere di urbanizzazione a scomputo. Secondo la Commissione, invero, la norma precedente risultava in contrasto con le regole di cui alla direttiva 2004/18/CE, laddove veniva conservato il diritto di prelazione in favore del promotore individuato unicamente nel titolare del permesso di costruire.
La descritta ratio consiglia un’interpretazione della norma che ne consenta la più ampia applicazione.
I lavori pubblici cui questa testualmente si riferisce sono quelli da realizzarsi da parte dei soggetti privati titolari di permesso di costruire. E’ dunque la titolarità di tale permesso presupposto per l’operare della norma in parola, mentre non v’è menzione, ne’ spazio per altre situazioni giuridiche soggettive, quali quelle derivanti dall’essere parte di una convenzione urbanistica.

EDILIZIA PRIVATA: Il privato che costruisce non ha titolo a pretendere dal Comune il rimborso delle spese effettivamente sostenute per ovviare ad eventuali carenze delle opere di urbanizzazione, se non quando ciò sia stato concordato col Comune, a titolo di “scomputo” o sotto altra forma, in sede di rilascio della concessione edilizia.
Nulla esclude che il concessionario si obblighi (o resti obbligato) in termini più onerosi rispetto a quelli astrattamente previsti dalla legge.

In base alla giurisprudenza in materia, il contributo concessorio, commisurato agli oneri di urbanizzazione, ha carattere generale, in quanto prescinde totalmente dall’esistenza o meno delle singole opere di urbanizzazione; ed ha natura di prestazione patrimoniale imposta, in quanto è determinato senza tener conto dell’utilità che riceve il beneficiario del provvedimento di concessione, né delle spese effettivamente necessarie per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione relative alla concessione assentita (Cons. Stato V, 21.04.2006 n. 2258).
Si tratta infatti di un contributo paratributario, ossia di un corrispettivo di diritto pubblico dovuto dal beneficiario della concessione edilizia, a titolo di partecipazione -in proporzione all’insieme dei benefici che la nuova costruzione ne ritrae- ai costi delle opere di urbanizzazione sostenuti dal Comune per realizzare il generale assetto urbanistico del territorio comunale (Cons. Stato n. 2258/2006 cit.; Cons. Stato 2^, 21.11.07 n. 11073 e 10060/2004).
Ne deriva, per un verso, che il contributo è dovuto nella misura determinata ex lege a prescindere dalla completezza dello stato di urbanizzazione e dalla effettiva disponibilità dei (di tutti i) servizi, primari e secondari, nella zona in cui deve essere realizzata la nuova costruzione; per altro verso, che, laddove vi sia carenza o insufficienza di urbanizzazione, le opere necessarie ben possono essere poste o rimanere a carico del privato, salva la possibilità di uno “scomputo” con le modalità ed alle condizioni previste dalla legge.
In altri termini, il privato che costruisce non ha titolo a pretendere dal Comune il rimborso delle spese effettivamente sostenute per ovviare ad eventuali carenze delle opere di urbanizzazione, se non quando ciò sia stato concordato col Comune, a titolo di “scomputo” o sotto altra forma, in sede di rilascio della concessione edilizia.
La legge non conferisce il diritto a rimborsi “a piè di lista” quando l’interessato provveda direttamente ad allacciare la propria costruzione alle reti dei servizi.
L’art. 16 del d.p.r. 06.06.2001 n. 380 (testo unico in materia edilizia) prevede che il titolare del permesso di costruire, a scomputo totale o parziale della quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione, “possa obbligarsi” a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, “con le modalità e le garanzie stabilite dal comune” e “con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del comune”.
La legge regionale lombarda 11.03.2005 n. 12 (legge per il governo del territorio) prevede all’art. 46 che a scomputo totale o parziale del contributo gli interessati “possono essere autorizzati” a realizzare direttamente una o più opere di urbanizzazione primaria o secondaria.
Ciò postula un ambito di valutazioni discrezionali di competenza del Comune, cui spetta verificare se l’opera di urbanizzazione sia effettivamente necessaria nell’interesse della collettività, ovvero se debba essere eseguita nel solo interesse dell’operatore privato per rendere tecnicamente fattibile l'intervento (con la conseguenza che solo nel primo caso, e non anche nel secondo, si tratterà di un'opera ammissibile a scomputo degli oneri di urbanizzazione: cfr. Cons. Stato IV, 21.04.2008 n. 1811, 28.07.2005 n. 4014).
D’altro canto, vertendosi in materia di diritti disponibili, nulla esclude che il rapporto tra Comune e beneficiario della concessione edilizia (ora permesso di costruire) sia regolato in termini diversi, e che il concessionario si obblighi (o resti obbligato) in termini più onerosi rispetto a quelli astrattamente previsti dalla legge (Cons. Stato V, 29.09.1999 n. 1209) (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 12.05.2009 n. 3717 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAOpere di urbanizzazione a scomputo (corso di formazione ed aggiornamento febbraio 2009):
1- M. Alesio, LA DISCIPLINA DELLE “OPERE DI URBANIZZAZIONE A SCOMPUTO” DOPO IL TERZO DECRETO CORRETTIVO (D.LGS N. 152/2008);
2- modello di convenzione accessiva al permesso di costruire (link a
www.centrostudimarangoni.it).

EDILIZIA PRIVATA: LE OPERE A SCOMPUTO DEGLI ONERI DEVONO ESSERE APPALTATE A TERZI CON PROCEDURA PUBBLICA (26.01.2009 - link a www.ancebrescia.it).

EDILIZIA PRIVATA: Nuova disciplina delle opere realizzate a scomputo degli oneri di urbanizzazione a seguito dell’entrata in vigore del terzo decreto correttivo del codice degli appalti - ADEMPIMENTI PER LE OPERE REALIZZATE DALL’IMPRESA (03.12.2008 - link a www.ancebrescia.it).
All'interno un utilissimo “manuale” esplicativo contenente una serie di indicazioni relative alla possibilità per l’operatore e per l’Amministrazione Comunale di realizzare opere di urbanizzazione a scomputo.

EDILIZIA PRIVATA: F. Gualandi, OPERE DI URBANIZZAZIONE A SCOMPUTO E CODICE DEI CONTRATTI - Il dito e la luna. Ovvero della discutibile “appaltizzazione” dell’urbanistica (link a www.lexitalia.it).

EDILIZIA PRIVATA: La Giunta Regionale del Veneto ha emanato la d.G.R. 24.02.2009 n. 436 recante: "Indirizzi interpretativi per l'applicazione delle disposizioni in materia di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione dopo il terzo decreto correttivo del Codice dei contratti (D.Lgs. 163/2006, art. 32, comma 1, lett. g, e art. 122, comma 8)" (link a http://venetoius.myblog.it).

EDILIZIA PRIVATA: Se le opere di urbanizzazione restano al privato niente gara.
Un intervento edilizio attuato da un soggetto privato nell’ambito di un piano particolareggiato su un’area di sua proprietà, consistente nella realizzazione di insediamenti da destinare a servizi pubblici o collettivi, non costituisce opera di urbanizzazione. Conseguentemente a tale intervento non si applicano le disposizioni dettate dal Dlgs. 163/2006 in materia di opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Osserva il Collegio che l’art. 32, comma 1, lettera g), annovera tra i contratti soggetti alle regole dell’evidenza pubblica i “lavori pubblici da realizzarsi da parte dei soggetti privati titolari di permesso di costruire, che assumono in via diretta l’esecuzione delle opere di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del contributo previsto per il rilascio del permesso, ai sensi dell’art. 16, comma 2 del d.p.r. 06.06.2001, n. 380 e dell’art. 28, comma 5, l. 17.08.1942, n. 1150….”.
Va rammentato che secondo principi affermatasi in materia urbanistica nel settore delle lottizzazioni e successivamente trasfusi in norme di legge, il titolare del permesso di costruire è tenuto a corrispondere al Comune la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione all'atto del rilascio del permesso di costruire; in alternativa, può realizzare direttamente le opere di urbanizzazione a scomputo totale o parziale della quota dovuta (art. 2 del d.p.r. 380 del 2001 e art. 28, comma 5 della legge 1150 del 1942, come modificato e integrato dalla l. 765 del 1967).
La ratio delle disposizioni è quella di soddisfare l’esigenza primaria dell’amministrazione comunale di urbanizzare le aree di espansione contestualmente all’edificazione, sicché il privato agisce nell’interesse ed in luogo della pubblica amministrazione e le opere, seppure realizzate dal privato –con le modalità e le garanzie stabilite dal comune-, vengono acquisite al patrimonio indisponibile del comune.
Questo sistema della assunzione diretta delle urbanizzazioni da parte del privato a scomputo degli oneri è stato oggetto di rivisitazione del legislatore dopo la sentenza della Corte Europea del 12.07.2001, con la quale si è affermato il principio dell’affidamento mediante gara pubblica dell’esecuzione delle opere di urbanizzazione a scomputo quando il valore superi la soglia fissata dalla norma comunitaria.
Da ciò la previsione dell’art. 2, comma 5 della legge n. 109 del 1994 (c.d. legge Merloni), sostituita dall’art. 32, primo comma, lettera g), del d.lgs. 163 del 2006, di recente novellata dall’art. 2, comma 1, lett. f), d.lgs. n. 113 del 2007 che ha riportato nell’ambito dell’evidenza pubblica e delle sue regole la realizzazione delle opere pubbliche di urbanizzazione che, attraverso convenzioni accessive ai piani urbanistici attuativi di iniziativa privata, finivano con l’essere realizzate direttamente dal privato, con elusione delle regole dei contratti pubblici.
Nel caso in questione, tuttavia, non si discute di opere di urbanizzazione a scomputo degli oneri di urbanizzazione ma di un intervento edilizio destinato a servizi collettivi da realizzarsi direttamente dal privato proprietario dell’area e che rimane nella proprietà del privato, che è tenuto solo a mantenerne la destinazione ad uso collettivo in conformità alle disposizioni del piano particolareggiato che disciplina l’area.
La fattispecie è, quindi, diversa da quella di cui al più volte citato art. 32, comma 1, lettera g), del d.lgs. 163 del 2006 (TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 30.01.2009 n. 157 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa sede della Associazione dei Testimoni di Geova non può certo qualificarsi quale luogo di culto o edificio religioso, ma ha prettamente una destinazione di carattere direzionale dal punto di vista urbanistico.
Pertanto, trattandosi nel caso in esame della costruzione di un edificio non destinato all’esercizio del culto, bensì destinato ad ospitare la sede di una associazione religiosa, non può ritenersi che tale opera rientri tra quelle qualificate come opere di urbanizzazione secondaria, per cui legittimamente il Comune ha assoggettato la sua realizzazione al pagamento degli oneri concessori.

... per l’annullamento della concessione edilizia, rilasciata dal Sindaco del Comune di Cerea il 16/05/1994, relativamente alla parte in cui determina il pagamento degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione per la realizzazione della sede dell’Ente Religioso Testimoni di Geova.
...
FATTO
Con atto notificato il 06.07.1994, depositato nei termini, l’Associazione Testimoni di Geova di Cerea – Casaleone – Sanguinetto, in persona del legale rappresentante pro tempore, ha chiesto l’annullamento della concessione edilizia, rilasciata dal Sindaco del Comune di Cerea il 16/05/1994, relativamente alla parte in cui determina il pagamento degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione per la realizzazione della sede dell’Ente Religioso Testimoni di Geova, oltre che per l’accertamento che la ricorrente nulla deve a titolo di oneri di urbanizzazione e costo di costruzione per il rilascio della concessione edilizia, con conseguente condanna del Comune di Cerea alla restituzione delle somme pagate a titolo di oneri di urbanizzazione e costo di costruzione, non dovute, con rivalutazione e interessi.
L’Associazione ricorrente fa presente di aver presentato al Sindaco del Comune di Cerea istanza di concessione edilizia per realizzare la sede religiosa della stessa Associazione ma ne contesta la onerosità.
A sostegno del gravame vene dedotta la seguente censura:
Violazione di legge: art. 9, lett. f), della legge 28.01.1977 n. 10; erronea applicazione dell’art. 3 della legge n. 10 del 1977 e dell’art. 81 della L.R. 26.06.1985 n. 61, eccesso di potere per difetto di presupposto.
Si sostiene che essendo classificata la costruzione de quo quale opera di urbanizzazione secondaria,la concessione edilizia non poteva essere soggetta al pagamento di alcun onere o contributo, e pertanto illegittimamente il Comune di Cerea ha previsto il pagamento degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione.
Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, la cui difesa contesta le ragioni dell’impugnativa ed insiste per il rigetto del ricorso siccome infondato.
Alla pubblica udienza del 22.01.2009 la causa è passata in decisione.
DIRITTO
L’oggetto della presente impugnativa è la concessione edilizia rilasciata dal Sindaco di Cerea in data 16.05.1994 per la realizzazione della sede dell’Associazione ricorrente, nella parte in cui dispone il pagamento degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione, con la conseguente restituzione delle somme pagate a tale titolo.
Il ricorso non si appalesa fondato.
Va premesso che l’art. 4, secondo comma, lettera e), della legge 29.09.1964 n. 847 individua come opere di urbanizzazione secondaria le “chiese ed altri edifici religiosi” per le quali la successiva legge n. 10 del 1977 prevede, secondo determinate condizioni, l’esonero dal pagamento dei contributi.
Occorre, pertanto, verificare se la costruzione della sede della Associazione ricorrente, oggetto della concessione edilizia impugnata in parte qua, possa rientrare tra quelle opere di carattere religioso, ossia destinate all’esercizio del culto, per le quali la norma prevede l’esenzione dal pagamento dei contributi concessori.
La risposta a tale quesito non può che essere negativa, solo se si consideri che la sede della Associazione dei Testimoni di Geova non può certo qualificarsi quale luogo di culto o edificio religioso, ma ha prettamente una destinazione di carattere direzionale dal punto di vista urbanistico.
Pertanto, trattandosi nel caso in esame della costruzione di un edificio non destinato all’esercizio del culto, bensì destinato ad ospitare la sede di una associazione religiosa, non può ritenersi che tale opera rientri tra quelle qualificate come opere di urbanizzazione secondaria, per cui legittimamente il Comune di Cerea ha assoggettato la sua realizzazione al pagamento degli oneri concessori (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 22.01.2009 n. 985 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: S. Civitarese Matteucci, Note sulla realizzazione delle opere di urbanizzazione nell'ambito dei comparti edilizi e dei "programmi complessi" sulla base della disciplina del codice dei contratti pubblici (link a www.pausania.it).

EDILIZIA PRIVATA: R. Travaglini, LE OPERE DI URBANIZZAZIONE A SCOMPUTO ALLA LUCE DEL TERZO DECRETO CORRETTIVO DEL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI (D.LGS. 11.09.2008 N. 152).
Si vedano anche:
- le slides esemplificative;
- la nota ANCE 19.11.2008 n. 150-C2/V di prot. (link a http://venetoius.myblog.it).

EDILIZIA PRIVATA: G. Giovannelli, La disciplina delle opere di urbanizzazione a scomputo oneri alla luce del “terzo correttivo” (link a www.urbanisticaitaliana.it).

EDILIZIA PRIVATA: F. Barchielli, Terzo decreto correttivo e scomputo degli oneri concessori (il terzo decreto correttivo del Codice dei Contratti Pubblici introduce una drastica inversione di rotta per quanto attiene ai lavori sotto soglia a scomputo totale o parziale degli oneri di urbanizzazione) (link a www.urbanisticaitaliana.it).

anno 2008

EDILIZIA PRIVATAScomputo oneri urbanizzazione.
Viene posto dal Comune richiedente un quesito limitato, nella sua enunciazione, alla tematica della disciplina dello “scomputo” degli oneri di urbanizzazione; la formulazione di una responsabile risposta comporta peraltro la considerazione di un ulteriore tema di grandissimo rilievo ed attualità: quello degli accordi fra proprietari e Comune per modifiche al piano regolatore generale urbanistico. La bozza di protocollo di intesa allegata al quesito reca infatti, come primo “impegno” assunto dal Comune nell’accordo con il privato, quello a “predisporre opportuna variante al PRGC vigente”, variante destinata a trasferire volumetrie su determinate aree private, in presenza della cessione gratuita di un’area e della costruzione –interamente a carico dell’operatore privato– dell’edificio di una scuola materna; ciò, senza pregiudizio dell’applicazione in via ordinaria dei contributi di costruzione che risulteranno dovuti e degli ordinari meccanismi di scomputo relativi ad altre opere di urbanizzazione (Regione Piemonte, parere n. 122/2008 - link a www.regione.piemonte.it).

EDILIZIA PRIVATA: A. Barbiero,  Lavori a scomputo OO.UU. - Note generali e riferimenti interpretativi in ordine all’affidamento di lavori per la realizzazione di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione in base alle novità introdotte dal d.lgs. n. 152/2008 (link a www.albertobarbiero.net).

EDILIZIA PRIVATA: A. Barbiero, Criticità lavori a scomputo - Note sulle problematiche derivanti dall’applicazione della normativa in materia di affidamento dei lavori a scomputo di oneri di urbanizzazione (alla luce delle innovazioni prodotte dal d.lgs. n. 152/2008 (link a www.albertobarbiero.net).

EDILIZIA PRIVATA: A. Barbiero, Percorsi operativi per affidamento lavori a scomputo OO.UU. - Affidamento dei lavori per la realizzazione di opere per lo scomputo di oneri di urbanizzazione: schemi operativi (link a www.albertobarbiero.net).

EDILIZIA PRIVATA: Parere richiesto dal Sindaco del Comune di Samarate (Va) in merito "alla corretta interpretazione e conseguente applicazione dell'articolo 32 comma 1, lettera g), del codice dei contratti pubblici anche ai sensi dell'art. 253, comma 1, del codice degli appalti, come dalla nota prot. 26734 del 23.10.2008 dell'Ente stesso".
Il quesito posto dal Comune di Samarate si inserisce nella complessa evoluzione del quadro normativo riguardante il Codice dei Contratti pubblici che, anche con riferimento all’esecuzione delle opere di urbanizzazione a scomputo dei relativi contributi, ha come obiettivo fondamentale l’applicazione dei principi generali di trasparenza, libera concorrenza e parità di trattamento nella realizzazione dei lavori pubblici, compresi quelli di importo inferiore alla soglia comunitaria.
Il Sindaco chiede, in particolare, il parere della Sezione in merito alla nuova formulazione dell’art. 32, comma 1, lettera g), introdotta dal decreto legislativo 152/2008 quando “la convenzione tra amministrazione comunale e lottizzante risulti già essere stata sottoscritta in data antecedente il 17.10.2008 ma non sia stato ancora rilasciato il permesso a costruire al lottizzante”.
La Sezione osserva, in primo luogo, che il disegno del legislatore è quello di evitare che attraverso l’affidamento diretto al privato titolare del permesso di costruire della realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo venga elusa la necessità del ricorso alle procedure ad evidenza pubblica.
Ed infatti l’art. 32, comma 1, lettera g), sia nell’attuale formulazione che in quella previgente, ha previsto per tali opere di importo superiore alla soglia comunitaria una serie di adempimenti che hanno come scopo principale quello dell’esperimento della gara di appalto.
Poiché dal quesito risulta che la convenzione fra amministrazione comunale e lottizzante sia già stata sottoscritta, ma non sia stato ancora rilasciato il permesso di costruire, si ritiene che il Comune non si possa sottrarre all’obbligo, di rispettare, al momento del rilascio del permesso di costruire, gli adempimenti fissati dall’art. 32, comma 1, lettera g).
Il permesso di costruzione costituisce, in altre parole, il presupposto per l’adozione delle procedure di gara previste dalla legge.
Va rilevato peraltro che la nuova formulazione dello stesso articolo disposta dal decreto legislativo 11.09.2008 n. 152 (c.d. terzo decreto correttivo) ha rafforzato i principi richiamati, avendo soppresso l’eventualità che i titolari del permesso di costruzione potessero agire in veste di promotori e che potessero avvalersi del diritto di prelazione successivamente alla conclusione della gara.
Si deve ritenere inoltre coerente con i criteri generali prima citati anche l’abolizione dell’obbligo di trasmissione degli atti alla competente Procura regionale della Corte dei Conti disposta con la modifica dell’art. 122, comma 8, del Codice dei contratti, così come sostituito dall’art. 1 del decreto leg.vo 152/2008 in conseguenza dell’estensione alle opere di urbanizzazione a scomputo sotto soglia di una procedura negoziata secondo le modalità di cui all’art. 57, comma 6 dello stesso codice.
Occorre infine segnalare che per la natura transitoria della disciplina di cui all’art. 253 Codice dei contratti pubblici, le disposizioni in esso contenute non possono essere riferite a fattispecie intervenute con la recente modifica apportata al codice. Il legislatore avrebbe potuto espressamente dettare norme di diritto transitorio che, al contrario, non si rinvengono nel testo del decreto legislativo n. 152/2008 e questo conferma l'applicabilità dei principi generali in caso di successione delle leggi nel tempo ai rapporti giu­ridici pendenti (cioè già sorti sotto il vigore della legge precedente ma non ancora esauriti nel momento in cui entra in vigore quella nuova) (
Corte dei Conti, Sez. regionale di controllo Lombardia, parere 26.11.2008 n. 95).

EDILIZIA PRIVATAE' ammissibile la scomputabilità del valore corrispondente alle opere di urbanizzazione primaria dall'importo dovuto a titolo di oneri di urbanizzazione secondaria.
Secondo la giurisprudenza amministrativa “in linea di principio, se il privato costruttore ha eseguito direttamente opere di urbanizzazione o si sia obbligato a farle, nella zona oggetto dell'intervento edilizio autorizzato, anche se non abbia concordato le relative modalità e le garanzie con il Comune, ha diritto a che l'amministrazione valuti l'effettiva entità e la concreta utilizzazione delle opere già realizzate o da realizzare, al fine di scomputare il costo della somma dovuta a titolo di contributo per oneri di urbanizzazione” (TAR Sicilia Catania, sez. I, 02.10.2003, n. 1532; in senso conforme TAR Calabria Catanzaro, 24.07.1997, n. 526; Consiglio Stato, sez. V, 27.06.1994, n. 716). 
L'art. 11, l. n. 10 del 1977, nel prevedere la possibilità per il titolare della concessione edilizia dello scomputo dal contributo delle somme relative a spese per opere di urbanizzazione direttamente realizzate, limita tale possibilità a quelle opere che il concessionario si sia obbligato ad eseguire e dispone espressamente che la possibilità medesima va esercitata con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, sicché -secondo il recente orientamento della giurisprudenza amministrativa- “l'esenzione totale o parziale dal pagamento degli oneri di urbanizzazione è espressione di un'attività valutativa, di natura discrezionale, dell'amministrazione che si conclude con un atto, anche di natura convenzionale, che fissi il tipo e l'entità delle opere ammesse dal comune alla realizzazione diretta da parte del titolare della concessione edilizia nonché l'importo economico da scomputare, mentre l'esenzione in discorso non può mai derivare dall'autonoma scelta unilaterale del concessionario; peraltro, pur in assenza di un atto d'obbligo, l'amministrazione può tenere conto della domanda di scomputo delle opere già realizzate senza il previo dettato comunale ove sussista la relativa previsione, anche se solo in forma generica, nella concessione edilizia ovvero la discrezionale determinazione di accettazione "ex post" delle opere da parte del comune stesso” (TAR Campania Salerno, sez. II, 04.07.2005 , n. 1082).
Nello stesso ambito la giurisprudenza (TAR Toscana Firenze, sez. III, 11.08.2004, n. 3181) ha inoltre chiarito che “La quota di urbanizzazione ha carattere di corrispettivo di diritto pubblico, di natura non tributaria, posto a carico del costruttore a titolo di partecipazione del concessionario ai costi delle opere di urbanizzazione in proporzione all'insieme dei benefici che la nuova costruzione ne ritrae: pertanto, il relativo contributo può essere scomputato nei casi in cui, ricorrendone i presupposti e le condizioni, le opere di urbanizzazione siano realizzate dal titolare della concessione edilizia (art. 11 comma 1 l. 28.01.1977 n. 10). Pertanto secondo tale orientamento giurisprudenziale “ben può ammettersi anche la scomputabilità del valore corrispondente alle opere di urbanizzazione primaria dall'importo dovuto a titolo di oneri di urbanizzazione secondaria, attesa la comune natura giuridica degli oneri di cui trattasi, non ravvisandosi ragioni ostative alla compensazione tra obbligazioni intercorrenti tra i medesimi soggetti e nascenti dal medesimo rapporto convenzionale: difatti lo scomputo, totale o parziale, della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione deve essere effettuato senza distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria, atteso che la mancata distinzione nella sede legislativa specifica (art. 11 l. 28.01.1977 n. 10) delle due categorie di opere vieta all'interprete di introdurre una siffatta distinzione” (TAR Toscana Firenze, sez. III, 11.08.2004, n. 3181 cit.) (TAR Sicilia-Palermo, Sez. I, sentenza 29.10.2008 n. 1367 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Non è possibile l’eventuale compensazione globale e indifferenziata fra oneri primari e secondari (parere richiesto dal Sindaco del Comune di Varese (Va) “ai fini della corretta gestione dei rapporti economici con i privati proponenti la realizzazione di interventi edilizi ove è prevista l’esecuzione di opere di urbanizzazione a scomputo dei relativi oneri, se “risulti legittimo sotto il profilo contabile, il riconoscimento di uno scomputo globale ed indifferenziato, indipendentemente dalla ascrivibilità delle opere realizzate alla categoria delle opere di urbanizzazione primaria o secondaria, sino a concorrenza degli oneri di urbanizzazione complessivamente dovuti, siano essi a loro volta ascrivibili a contributo per opere di urbanizzazione primaria o secondaria".
Il maggior valore realizzato in una delle due categorie di opere di urbanizzazione (1^ o 2^ che sia) può essere compensato con il minor valore delle opere realizzate nell’altra?
L’individuazione delle categorie di opere di urbanizzazione primaria e secondaria è effettuata nei commi 7, 7-bis, 8 dell’art. 16 del DPR 380/2001 e risponde ad inderogabili esigenze di tutela del territorio.
Trattandosi di categorie non omogenee di opere pubbliche da realizzare a vantaggio della collettività che subisce la trasformazione urbana derivante dall’intervento edilizio, non è ammessa alcuna forma di compensazione fra gli oneri dovuti per le diverse fattispecie, poiché la ratio delle norme urbanistiche deve essere rinvenuta nel preminente interesse pubblico a che l’amministrazione comunale usufruisca di ogni opera di urbanizzazione, in ragione della diversa ma ugualmente imprescindibile funzione, che le opere primarie e secondarie assolvono per il corretto assetto del territorio.
La soluzione prospettata al quesito trova fondamento nella diversa funzione assolta dalle opere di urbanizzazione primaria e secondaria: le une, rendono effettivamente edificabile l’area su cui sorgerà l’intervento edilizio, dotandola dei manufatti e dei servizi indispensabili per l’agibilità e la fruibilità di un fabbricato secondo la propria destinazione d’uso; le altre, concernono la comunità urbanizzata nel suo complesso per arricchirla di strutture e servizi che servono a scopi generali (asili, parchi, biblioteche, impianti sportivi etc.) e non attengono in modo specifico all’intervento edilizio, bensì alla generalità degli abitanti di un dato comprensorio.
Dalla diversità di funzione ne deriva l’infungibilità fra le due categorie di opere, tant’è che la classificazione nell’ambito di ciascuna delle categorie è stata compiuta dal legislatore senza possibilità di deroga per l’interprete.
Sotto un profilo sistematico, il divieto di compensazione globale e indifferenziata fra le opere di urbanizzazione primaria e secondaria realizzate dal promotore dell’intervento edilizio è il logico corollario alla predetta infungibilità.
Entrambi gli interventi di urbanizzazione sono strumenti necessari in sede di rilascio del permesso di costruire ed in fase di stipula della convenzione urbanistica, la quale dovrà contenere la descrizione analitica e le caratteristiche tecnico-costruttive delle opere da realizzare a scomputo degli oneri. In tale momento l’amministrazione comunale individua le opere da costruire, al fine di razionalizzare l’intervento di trasformazione urbana in un’ottica di imprescindibile tutela e valorizzazione del territorio.
Il titolare del permesso di costruire, aderendo alla convenzione di lottizzazione ed optando per la diretta realizzazione delle opere a scomputo dei contributi dovuti all’amministrazione comunale, agisce comunque nel proprio interesse, mirando ad una ricaduta economica positiva concernente i tempi di costruzione e di vendita dei lotti edificabili.
Ponendo la questione in questi termini, si deve evidenziare che la legge regionale della Lombardia n.12/2005 sancisce il principio che il promotore dell’intervento edilizio deve realizzare le opere di urbanizzazione primaria nella loro interezza ed una quota parte di quelle di urbanizzazione secondaria, nonché salvaguarda in ogni caso il diritto potestativo del comune di richiedere il pagamento integrale degli oneri previsti dal piano attuativo, anziché la realizzazione diretta delle strutture.
Non sembra superfluo rimarcare che anche la già citata legislazione nazionale ha avuto cura di stabilire in modo cogente il contenuto minimo delle convenzioni urbanistiche nelle quali devono essere analiticamente definite le specifiche tecniche di ogni opera concordata, senza possibilità di deroga alcuna.
La modifica degli accordi sulla natura e sulle caratteristiche tecniche delle opere di urbanizzazione da eseguire a cura del titolare del permesso di costruire può avvenire esclusivamente a seguito di una rivisitazione formale degli accordi e, dunque, mediante una modifica della convenzione urbanistica, in linea con gli imprescindibili parametri normativi di riferimento.
Appare possibile, infine, che la singola amministrazione comunale, nell’esercizio della propria autonomia normativa, possa emanare una norma specifica, contenuta in un apposito regolamento edilizio, che vieti ogni forma di compensazione tra gli oneri di urbanizzazione primaria e quelli di urbanizzazione secondaria.
In conclusione, rilevando che la legislazione di settore, sia essa di fonte nazionale o regionale, impone che siano esattamente e distintamente determinati gli importi degli oneri di urbanizzazione a scomputo, nonché le caratteristiche tecnico-costruttive delle opere primarie e secondarie da realizzare, si ritiene preclusa, per le motivazioni che precedono, l’eventuale compensazione globale e indifferenziata fra oneri primari e secondari
(Corte dei Conti, Sez. regionale di controllo Lombardia, parere 15.09.2008 n. 66).

EDILIZIA PRIVATA: A. Barbiero, Lavori a scomputo oneri urbanizzazione (link a www.albertobarbiero.net.).

EDILIZIA PRIVATA: Dossier - Opere di urbanizzazione a scomputo oneri (link a www.professionisti24.ilsole24ore.com).

EDILIZIA PRIVATA: Realizzazione di opere pubbliche da parte di privati nell’ambito di accordi convenzionali stipulati con le amministrazioni.
- la realizzazione di opere prevista dalle convenzioni urbanistiche rientra nella nozione di appalto pubblico di lavori;
- l’affidamento dell’esecuzione delle suddette opere soggiace alla disciplina contenuta negli artt. 32, comma 1, lett. g), 121, comma 1, e 122, comma 8, del d.lgs. n. 163/2006, salvo il caso in cui le amministrazioni procedenti abbiano esperito preventivamente una procedura ad evidenza pubblica per la scelta del privato sottoscrittore del relativo accordo convenzionale
(determinazione 02.04.2008 n. 4 - link a massimario.avlp.it).

EDILIZIA PRIVATA: Quesito 7 - Realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione secondaria alla luce del nuovo Codice dei contratti pubblici (Geometra Orobico n. 2/2008).

EDILIZIA PRIVATA: Sullo scomputo indifferenziato degli oo.uu. 1^ e oo.uu. 2^.
In caso di realizzazione diretta da parte del concessionario delle opere di urbanizzazione primaria, sussiste il diritto allo scomputo dei costi sostenuti sia per le opere di urbanizzazione primaria che per quelli relativi alle opere di urbanizzazione secondaria, non sussistendo al riguardo alcuna distinzione fra le anzidette categorie (cfr sentenza di questo TAR 11.03.2004 n. 679 e sentenza n. 3181 sempre dell’anno 2004).
In applicazione del suillustrato principio, le somme dovute a titolo di urbanizzazione secondaria possono essere (in presenza di un’eccedenza delle spese per opere di urbanizzazione primaria) scomputate dalla quantificazione del valore delle opere complessivamente realizzate (TAR Toscana, Sez. III,
sentenza 06.02.2008 n. 110 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2007

EDILIZIA PRIVATA  - URBANISTICAArt. 32 e 122 del D.lgs. 163/2006 - Realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria anche di importo inferiore alla soglia comunitaria - Obbligo di procedura ad evidenza pubblica - Sussiste.
Ai sensi dell'art. 32 e 122 del D.lgs. 163/2006 per la realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria anche di importo inferiore alla soglia comunitaria si deve ricorrere alla procedura ad evidenza pubblica (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II,
sentenza 04.12.2007 n. 6541 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2005

EDILIZIA PRIVATA: Una volta sottoscritta la convenzione urbanistica, il convenzionato non può eccepire che le opere di urbanizzazione da realizzare sono di importo maggiore rispetto a quanto dovuto per oo.uu.1^ e oo.uu.2^.
Nel sistema risultante dal combinato disposto dell’art. 28, quarto comma n. 1), della legge 17.08.1942, n. 1150 e dagli artt. 3 e 5 della legge 28.01.1977, n. 10, non è rinvenibile un principio che dia titolo al soggetto che ha stipulato una convenzione urbanistica con il Comune di non corrispondere al medesimo (in denaro, in aree cedute o in opere di urbanizzazione realizzate), beni di valore complessivamente superiore a quanto dovuto per oneri di urbanizzazione primaria e secondaria ai sensi dell’art. 10 della legge n. 10 del 1977 (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 10.06.1998, n. 807, con riferimento a convenzione di lottizzazione; Tar Lombardia, Milano, 10.05.2000, n. 3180; id. 25.06.2001, n. 4523) e, conseguentemente, in virtù della convenzione, il privato è obbligato ad eseguire puntualmente tutte le prestazioni ivi assunte, a nulla rilevando che queste possano eccedere originariamente o successivamente gli oneri di urbanizzazione (cfr. Consiglio Stato, sez. V, 10.01.2003, n. 33) (TAR Lombardia-Brescia, sentenza 25.07.2005 n. 784 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAL’esenzione totale o parziale dal pagamento degli oneri d’urbanizzazione consegue ad un’attività valutativa (di natura discrezionale) dell’Amministrazione che si conclude con un atto, anche di natura convenzionale, che fissi il tipo e l’entità delle opere ammesse dal Comune alla realizzazione diretta da parte del titolare della concessione edilizia nonché l’importo economico da scomputare, per cui l’esenzione in questione non può mai derivare dall’autonoma unilaterale scelta del concessionario.
L'art. 11 della legge n. 10/1977, nel prevedere la possibilità per il titolare della concessione edilizia dello scomputo dal contributo delle somme relative a spese per opere d’urbanizzazione direttamente realizzate dal concessionario, limita siffatta possibilità a quelle opere che “il concessionario si sia obbligato ad eseguire” e dispone espressamente che la possibilità medesima va esercitata “con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune”.
Ciò significa che l’esenzione totale o parziale dal pagamento degli oneri d’urbanizzazione consegue ad un’attività valutativa (di natura discrezionale) dell’Amministrazione che si conclude con un atto, anche di natura convenzionale, che fissi il tipo e l’entità delle opere ammesse dal Comune alla realizzazione diretta da parte del titolare della concessione edilizia nonché l’importo economico da scomputare, per cui l’esenzione in questione non può mai derivare dall’autonoma unilaterale scelta del concessionario (cfr. in termini Cons. di Stato –Sez. V – 29/09/1999 n. 1209; id. 01/06/1998 n. 701).
Non può escludersi invero che l’Amministrazione, pur in assenza di un atto d’obbligo, possa (o debba) tener conto della domanda di scomputo delle opere già realizzate senza il previo dettato comunale in ordine alle modalità di esecuzione delle opere ed alle garanzie per il Comune, ma ciò presuppone quantomeno la relativa previsione, anche se solo in forma generica, nella concessione edilizia ovvero la discrezionale determinazione di accettazione ex post delle opere da parte del Comune medesimo, evenienze queste che non ricorrono nella vicenda in esame nella quale non solo manca una qualsivoglia partecipazione consensuale dell’Ente, ma per di più da quest’ultimo viene negata in radice, come innanzi si è chiarito, la sussistenza dei presupposti dello scomputo (TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 04.07.2005 n. 1082 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2004

EDILIZIA PRIVATA: La realizzazione di opere di urbanizzazione 1^ in luogo del versamento degli oo.uu. 1^ è una facoltà in capo al concessionario.
Una volta sottoscritta la convenzione per la realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione 1^, a scomputo della quota oneri dovuta, i contenuti non sono modificabili.
E’ giurisprudenza costante che l’art. 16, comma 2, del d.p.r. n. 380/2001 (che ha riprodotto l’art. 11, comma 1, della legge n. 10/1977 e che corrisponde sostanzialmente anche all’art. 26, comma 11, della legge regionale n. 52/1999 come modificato con la legge regionale n. 43/2003) consente al privato di eseguire direttamente le opere di urbanizzazione in alternativa al pagamento dei connessi oneri (con possibilità quindi di ottenerne poi lo scomputo da quanto deve pagare a titolo di oneri di urbanizzazione primaria e secondaria), ma tale facoltà ha effetto soltanto se la proposta del privato sia accettata dal Comune secondo le modalità e le garanzie dettate dal medesimo e con conseguente acquisizione delle opere al patrimonio indisponibile del comune.
Gli oneri di urbanizzazione (che unitamente al costo di costruzione sono gli elementi della onerosità) sono stati previsti dal legislatore a carico del costruttore, quale prestazione patrimoniale, a titolo di partecipazione di costui al costo delle opere di urbanizzazione connesse alle esigenze della collettività che scaturiscono dagli interventi di edificazione e dal maggior carico urbanistico che si realizza nella zona in ordine all’aumento della necessaria dotazione dei servizi (rete viaria, fognature, ecc.); esigenze, queste, cui prioritariamente doveva provvedere il comune appunto con questi proventi (art. 12 della legge n. 10/1977, norma non più riprodotta nella normativa successiva in ossequio al principio dell’autonomia degli enti locali ).
Detti oneri prescindono dall’esistenza o meno delle opere di urbanizzazione e vengono determinati indipendentemente sia dall’utilità che il concessionario ritrae dal titolo edificatorio sia dalle spese effettivamente occorrenti per realizzare siffatte opere (Cons. di Stato, V, n. 462/1977). Infatti, ai sensi dell’art. 16, comma 4, del d.p.r. n. 380/2001 (e della normativa precedente), essi sono stabiliti dai comuni secondo tabelle parametriche definite dalla regione per classi di comuni (ampiezza e andamento demografico, caratteristiche geografiche, destinazioni di zona, limiti e rapporti minimi inderogabili di cui al d.m. n. 1444 del 02.04.1968). I commi 7, 7-bis e 8 dello stesso art. 16 recano un elenco tassativo delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria cui sono connessi i relativi oneri. Essi sono dovuti anche in caso di modifica della destinazione d’uso dell’immobile, quando sia necessaria la concessione edilizia (ora: permesso di costruire), indipendentemente dalla realizzazione di nuove opere edilizie (Cons. di Stato, V, n. 529/1977).
La società ricorrente –che non può vantare un “diritto” allo scomputo, dal momento che la legge configura la facoltà di esecuzione diretta con possibilità di scomputo nei soli limiti accettati dalla controparte pubblica- era perfettamente consapevole che al momento della sottoscrizione della convenzione con il Comune dovevano essere precisati tutti i relativi obblighi, perché è in quel momento che si realizza l’incontro delle volontà delle parti contraenti nell’esercizio dell’autonomia negoziale; ed anche se alcuni contenuti dell’accordo sono proposti dall’Amministrazione in termini non modificabili dal privato, ciò non esclude che la parte privata che abbia sottoscritto la convenzione, conoscendone il contenuto e senza apporvi nessuna riserva, abbia inteso aderirvi e ne resti vincolata (Cons. di Stato n. 33/2003) (TAR Toscana, Sez. III,
sentenza 14.09.2004 n. 3782 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Lo scomputo delle opere di urbanizzazione 1^ è una facoltà in capo al concessionario sempre che sia accettata dal Comune.
Per quanto riguarda gli oneri di urbanizzazione si deve osservare che la possibilità di sostituire le somme dovute a tale titolo con la realizzazione diretta delle opere costituisce una facoltà per il titolare della concessione (ora permesso di costruire) che deve essere peraltro accettata dall’amministrazione: è infatti solo con la stipula di apposito atto convenzionale che vengono determinate esattamente le opere di urbanizzazione che il privato si impegna a realizzare con la conseguente esatta determinazione degli eventuali altri oneri concessori monetari dovuti.
In mancanza di tale accordo viceversa il soggetto che ha ottenuto il rilascio di una concessione edilizia è tenuto al pagamento integrale degli oneri concessori (correlati all’urbanizzazione ed al costo di costruzione) (TAR Campania-Napoli, Sez. IV,
sentenza 13.09.2004 n. 11949 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALo scomputo, totale o parziale, della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione deve essere effettuato senza distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria, atteso che la mancata distinzione, nella sede legislativa specifica, delle due categorie di opere vieta all’interprete di introdurre una siffatta distinzione.
In ordine alla questione della scomputabilità –dall’importo dovuto a titolo di oneri di urbanizzazione secondaria– del valore delle opere di urbanizzazione primaria eseguite o da eseguirsi dalla ricorrente va premesso che, come previsto dalla legge 28.01.1977 n. 10, il concessionario può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione con le modalità e le garanzie stabilite dal comune a scomputo totale o parziale degli oneri di urbanizzazione primaria o secondaria (artt. 11 e 5).
L’obbligazione per oneri di urbanizzazione, a differenza di quella contributiva per costo di costruzione che è stata definita acausale perché connessa alla mera utilizzazione edificatoria del territorio e perciò ritenuta di natura paratributaria, deve ritenersi invece causale ed ha natura di corrispettivo di diritto pubblico di natura non tributaria, dovuto dal titolare della concessione edilizia per la partecipazione ai costi delle opere di urbanizzazione connessi all’edificazione (da ultimo, Tar Campania, Salerno, II, 23.05.2003 n. 548).
Peraltro, la quota di urbanizzazione è stata anche qualificata come tassa, in quanto essenzialmente corrispettivo di una prestazione resa o da rendere da parte dell’amministrazione, o avente natura di corrispettivo di diritto pubblico (Tar Lombardia Milano, II, 06.11.2002 n. 4267).
Ad avviso del Collegio, si tratta, comunque, di una forma di partecipazione alle spese pubbliche con caratteri atipici, ma sempre collegata all’attività di trasformazione del territorio (C.S., V, 06.05.1997 n. 462); più precisamente, ha carattere di corrispettivo di diritto pubblico, di natura non tributaria, posto a carico del costruttore a titolo di partecipazione del concessionario ai costi delle opere di urbanizzazione in proporzione all’insieme dei benefici che la nuova costruzione ne ritrae (C.S., V, 23.05.1997 n. 529).
Pertanto, il relativo contributo può essere scomputato nei casi in cui, ricorrendone i presupposti e le condizioni, le opere di urbanizzazione siano realizzate dal titolare della concessione edilizia (art. 11, comma 1, citato, l. 10/1977).
Ne consegue che ben può ammettersi anche la scomputabilità del valore corrispondente alle opere di urbanizzazione primaria dall’importo dovuto a titolo di oneri di urbanizzazione secondaria, attesa la comune natura giuridica degli oneri di cui trattasi, non ravvisandosi ragioni ostative alla compensazione tra obbligazioni intercorrenti tra i medesimi soggetti e nascenti dal medesimo rapporto convenzionale.
La giurisprudenza, anche di questo Tribunale, ha già affermato che lo scomputo, totale o parziale, della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione deve essere effettuato senza distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria, atteso che la mancata distinzione nella sede legislativa specifica (art. 11 legge n. 10/1977) delle due categorie di opere vieta all’interprete di introdurre una siffatta distinzione (da ultimo, Tar Toscana, III, 11.03.2004 n. 679 e giurisprudenza ivi richiamata).
Come già chiarito, deve ammettersi la possibilità per il titolare della concessione edilizia di realizzare in tutto o in parte le opere di urbanizzazione, sia primarie che secondarie, a scomputo dei relativi oneri, “con le modalità e le garanzie stabilite dal comune”, ai sensi dell’art. 11 l. 10/1977 e, ora, dell’art. 16 del d.p.r. 06.06.2001 n. 380 (t.u. in materia edilizia) e dell’art. 26, comma 11, l.r.t. 52/1999.
Tale facoltà, peraltro, non implica in nessun caso una pretesa indiscriminata allo scomputo del valore di qualsiasi opera di urbanizzazione volontariamente seguita al di fuori di un preventivo accordo con il comune che è il soggetto destinatario degli oneri di urbanizzazione e, in caso di scomputo del valore delle opere direttamente eseguite dal concessionario, delle opere stesse che devono soddisfare, sotto il profilo quantitativo, qualitativo e funzionale le necessità del nuovo insediamento.
Pertanto, l’accertamento del se (e della misura in cui) le opere eseguite direttamente dal privato rispondano alle predette necessità non può che spettare al comune, in via preventiva o successiva alla realizzazione delle opere medesime.
Laddove sussista, la convenzione sugli oneri di urbanizzazione inserita nei procedimenti di concessione edilizia onerosa ha carattere di contratto di natura peculiare che viene ad innestarsi nel procedimento che si conclude con rilascio della concessione edilizia; pertanto, come la pubblica amministrazione non può apportare modifiche unilaterali alla convenzione urbanistica stipulata tra essa ed il privato con la quale siano stati quantificati gli oneri di urbanizzazione (C.G.A., 01.02.2001 n. 184), così il concessionario non può mettere in discussione l’obbligazione convenzionalmente assunta.
Al più, ove modalità e garanzie non siano state oggetto di preventivo accordo con il comune, la giurisprudenza ritiene che la pretesa del concessionario sia subordinata alla valutazione comunale dell’entità e della effettiva utilizzazione delle opere realizzate (Tar Lazio, II-bis, 22.07.2003 n. 6570 e giurisprudenza ivi citata) (
TAR Toscana, Sez. III, sentenza 11.08.2004 n. 3181 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Lo scomputo delle opere di urbanizzazione 1^ da realizzare direttamente (se di importo maggiore alla somma da versare al Comune) riguardano anche la somma da versare quale oo.uu. 2^.
Con riguardo allo scomputo delle spese sostenute per le opere di urbanizzazione primaria il Collegio ritiene in primo luogo, in adesione a quanto più volte affermato dalla giurisprudenza amministrativa (cfr. T.A.R. Toscana sentenza 23.10.1985 n. 868, confermata da Cons. Stato V Sez. 04.12.1989 n. 806; T.A.R. Toscana III Sez. 17.12.1999 n. 743, Cons. Stato V Sez. 12.10.1990 n. 716) che lo scomputo, totale o parziale, della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione debba essere effettuato senza alcuna distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
L'art. 11 della L. 28.01.1977, n. 10 ammette, infatti, lo scomputo totale o parziale della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione senza operare alcuna distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Una diversa interpretazione produrrebbe l'effetto, certamente contrario alla volontà del legislatore (che, nell'introdurre i contributi di urbanizzazione, ha inteso obbligare i concessionari edilizi a partecipare agli oneri relativi alle trasformazioni urbanistiche ed edilizie dei territori comunali ma non ha voluto provocare un ingiustificato arricchimento dei Comuni), di trasferire gratuitamente alle Amministrazioni la quota di valore delle opere realizzate in una categoria senza tener conto degli oneri globali gravanti sul concessionario.
In termini ancor più semplici, ad avviso del Collegio, la mancata distinzione nella sede legislativa specifica (l'art. 11) delle due categorie di opere, vieta all'interprete di introdurre una siffatta distinzione (TAR Toscana, Sez. III,
sentenza 11.03.2004 n. 679 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2003

EDILIZIA PRIVATARitiene il Collegio che nella fattispecie coesistono i requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dalla più volte richiamata norma di cui all’art. 9, primo comma, lettera f), prima parte, della L. n. 10/1977, secondo cui il contributo afferente il rilascio della concessione edilizia non è dovuto per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti.
Circa il requisito soggettivo ritiene infatti il Collegio di dover condividere quell’ampia e qualificata giurisprudenza per cui ai fini dell’individuazione dell’“ente istituzionalmente competente” non è necessariamente rilevante la natura pubblica immediata dell’ente realizzatore quanto piuttosto quella oggettiva relativa alla realizzazione dell’opera; in tale ambito questa Sezione ha avuto modo di precisare che ai fini dell’esecuzione del contributo di costruzione la norma può venire riferita anche ad un’opera realizzata ad un soggetto privato perché per conto di un ente pubblico; mentre sotto il profilo oggettivo è indubbio che la realizzazione dell’opera in questione –caserma dei Vigili del Fuoco– risponde sicuramente alle caratteristiche di un’opera pubblica e/o di un’opera di interesse generale.
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L’elenco delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria non deve intendersi tassativo e vincolato perché, come esattamente ritenuto dalla giurisprudenza condivisa dalla Sezione, debbono ritenersi rientrare nella nozione di opere di urbanizzazione previste dalla normativa anche quelle realizzazioni di specifica rilevanza pubblica e sociale, qual è certamente la costruzione di un immobile da adibirsi a caserma dei VV.FF..
Inoltre, è errato escludere il carattere di urbanizzazione della Caserma de qua perché la stessa sarebbe al servizio di utenti appartenenti a più centri abitativi.
Invero, come esattamente dedotto dall’appellante, il requisito del dimensionamento di quartiere risulta previsto solo per i mercati, gli impianti sportivi e le aree vedi (cfr. art. 4, 2° comma, della legge n. 847/1964), con la conseguenza che le altre opere di urbanizzazione secondaria ben possono essere dimensionate su scala diversa e superiore.

In punto di fatto va rammentato che la realizzazione in oggetto riguardava la costruzione di un fabbricato da adibirsi a Caserma dei Vigili del Fuoco, realizzazione per la quale il Comune di Prato con i provvedimenti originariamente impugnati negava l’esenzione dal pagamento per gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria.
Ritiene al riguardo il Collegio che nella fattispecie coesistono i requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dalla più volte richiamata norma di cui all’art. 9, primo comma, lettera f), prima parte, della L. n. 10/1977, secondo cui il contributo afferente il rilascio della concessione edilizia non è dovuto per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti.
Circa il requisito soggettivo ritiene infatti il Collegio di dover condividere quell’ampia e qualificata giurisprudenza per cui ai fini dell’individuazione dell’“ente istituzionalmente competente” non è necessariamente rilevante la natura pubblica immediata dell’ente realizzatore quanto piuttosto quella oggettiva relativa alla realizzazione dell’opera; in tale ambito questa Sezione ha avuto modo di precisare che ai fini dell’esecuzione del contributo di costruzione la norma può venire riferita anche ad un’opera realizzata ad un soggetto privato perché per conto di un ente pubblico (cfr. C.S. Sezione V n. 206/1999); mentre sotto il profilo oggettivo è indubbio che la realizzazione dell’opera in questione –caserma dei Vigili del Fuoco– risponde sicuramente alle caratteristiche di un’opera pubblica e/o di un’opera di interesse generale.
Fondate sono anche le censure contenute nel secondo motivo di appello perché ritiene il Collegio che al contrario di quanto dedotto dal Tribunale l’elenco delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria non debba intendersi tassativo e vincolato perché, come esattamente ritenuto dalla giurisprudenza condivisa dalla Sezione, debbono ritenersi rientrare nella nozione di opere di urbanizzazione previste dalla normativa anche quelle realizzazioni di specifica rilevanza pubblica e sociale, qual è certamente la costruzione di un immobile da adibirsi a caserma dei VV.FF..
Inoltre, la decisione appare errata nella parte in cui è stato escluso il carattere di urbanizzazione della Caserma de qua perché la stessa sarebbe al servizio di utenti appartenenti a più centri abitativi.
Invero, come esattamente dedotto dall’appellante, il requisito del dimensionamento di quartiere risulta previsto solo per i mercati, gli impianti sportivi e le aree vedi (cfr. art. 4, 2° comma, della legge n. 847/1964), con la conseguenza che le altre opere di urbanizzazione secondaria ben possono essere dimensionate su scala diversa e superiore.
Conclusivamente pertanto il ricorso deve essere accolto e, in riforma dell’impugnata sentenza va annullata la determinazione comunale di non concedere la gratuità della concessione edilizia n. 2643 del 16.12.1995 (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 18.09.2003 n. 5315 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Sulla possibilità in capo al concessionario di scomputare, o meno, la realizzazione delle opere di urbanizzazione.
Il soggetto interessato può –previa convenzione con il Comune (ovvero –come prescrive l’art. 11, comma 1 della legge 28.01.1977, n. 10, ora sostituito dall’art. 16 del T.U., emanato con D.P.R. n. 380/2001– “con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune”)– realizzare in tutto o in parte le opere di urbanizzazione, sia primarie che secondarie, a scomputo dei relativi oneri; quando anche, tuttavia, modalità e garanzie non siano state previamente concordate con il Comune stesso, la prevalente giurisprudenza ritiene che il concessionario abbia diritto allo scomputo, previa valutazione comunale della entità e della effettiva utilizzazione delle opere realizzate, ovvero della idoneità delle medesime a soddisfare le necessità del nuovo insediamento (in tal senso cfr. Cons. St., sez. V, 26.06.1994, n. 716; Cons. St., sez. IV, 07.06.1977, n. 578; Cons. Giust. Amm. Sic., 30.06.1995, n. 245; TAR Calabria, Catanzaro, 24.07.1997, n. 526 e 24.10.1996, n. 797; TAR Toscana, 21.10.1985, n. 849; TAR Lombardia, Milano, 02.10.1982, n. 924).
Il diritto sopra enunciato, dunque, non implica una pretesa indiscriminata allo scomputo del valore di qualsiasi opera di urbanizzazione, volontariamente eseguita dal concessionario al di fuori di un preventivo accordo con il Comune, ma esclude che il medesimo Comune possa –senza adeguata motivazione e con oggettivo, indebito arricchimento– porre a servizio della collettività e dello stesso concessionario opere da quest’ultimo eseguite, senza che il relativo valore venga scomputato dalla prestazione patrimoniale imposta, di tipo causale -ovvero, finalizzata appunto alla predisposizione di infrastrutture- corrispondente agli oneri di urbanizzazione (cfr., per il principio, Cons. St., sez. V, n. 716/1994 cit. e 29.09.1999, n. 1209; TAR Emilia Romagna, Parma, 07.04.1998, n. 149 e TAR E.R., Bologna, 13.11.1986, n. 597; TAR Veneto, 26.06.1993, n. 522; TAR Lombardia, Milano, 20.05.1998, n. 1036; TAR Marche, 28.04.1995, n. 182) (TAR Lazio-Roma, Sez. II-bis, sentenza 22.07.2003 n. 6570 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2002

EDILIZIA PRIVATA: Sullo scomputo delle opere di urbanizzazione 1^.
Come più volte evidenziato dalla dottrina e della giurisprudenza, lo sgravio contributivo di cui trattasi pretende il concorso di due presupposti, e cioè uno oggettivo, ovvero l’ascrivibilità del manufatto oggetto di concessione edilizia alla categoria delle opere pubbliche o di interesse generale (nel senso che deve trattarsi di opere che, quantunque non destinate direttamente a scopi propri della P.A., siano comunque idonee a soddisfare i bisogni della collettività, anche se realizzate e gestite da privati), e l’altro soggettivo, ovvero l’esecuzione delle opere da parte di Enti istituzionalmente competenti, vale a dire da parte di soggetti cui sia demandata in via istituzionale la realizzazione di opere di interesse generale (cfr. C.G.A.R.S. 20.07.1999, n. 369; Cons. Stato, V, 06.12.1999, n. 2061), ovvero da parte di privati concessionari dell’Ente pubblico (cfr. Cons. Stato, V, 07.09.1995, n. 1280), purché le opere siano inerenti all’esercizio del rapporto concessorio.
Il Comune è, peraltro, tenuto ad accertare d’ufficio tali presupposti indipendentemente dalla domanda del privato, non prevista dalla legge. Il fine dell’applicazione della norma, fondata dunque sul presupposto oggettivo della natura delle opere e su quello soggettivo della qualità dell’ente realizzatore, è chiaramente quello di assicurare una “ricaduta” del beneficio dello sgravio a vantaggio della collettività: nel senso che la gratuità della concessione si traduce in un abbattimento dei costi, a cui corrisponde, in definitiva, un minore aggravio di oneri per il contribuente. E’ stato chiarito che le opere per cui può ipotizzarsi lo sgravio dagli oneri concessori devono avere carattere direttamente satisfattivo dell’interesse della collettività, di per sé –poiché destinate ad uso pubblico o collettivo– o in quanto strumentali rispetto ad opere del genere anzidetto, o comunque perché immediatamente collegate con le funzioni di pubblico servizio espletate dall’Ente (cfr. Cons. Stato, V, 08.06.1998, n. 777).
Il beneficio della gratuità della concessione deriva non tanto dalla natura pubblica o privata dell’Ente che ha realizzato l’opera, quanto piuttosto dall’interesse perseguito, ponendosi l’accento sul connotato “generale” di tale interesse; quindi, il beneficiario può essere anche un soggetto non pubblico, purché però sia un “ente istituzionalmente competente” (cfr. Cons. Stato, V, 20.07.1999, n. 849). Esso non spetta, pertanto, a soggetti privati per gli immobili ove esercitino una mera attività lucrativa di impresa, indipendentemente dalla rilevanza sociale dell’attività stessa (cfr. Cons. Stato, V, 21.01.1997, n. 69). Al fine dell’individuazione dell’anzidetto requisito di ordine soggettivo, la giurisprudenza richiede, di norma, quanto meno il possesso della qualità di concessionario, operante per conto di un Ente pubblico (Cons. Stato, V, 07.09.1995, n. 1280, cit.). 
Nel recente panorama giurisprudenziale, il beneficio è stato negato:
- ad una società per azioni relativamente alla concessione di ampliamento della clinica gestita dalla stessa (Cons. stato, V, 16.01.1992, n. 46);
- all’impresa che, senza alcun collegamento di concessione da parte di un ente pubblico, svolga un’attività assistenziale, in quanto l’agevolazione in parola implica, come accennato, il possesso del requisito non solo oggettivo (impianti, attrezzature, opere pubbliche o di interesse generale), ma pure soggettivo (ente pubblico o soggetto concessionario di pubblico servizio o di opere pubbliche : cfr. Cons Stato, V, 10.05.1999, n. 536);
- alle cooperative edilizie, in quanto curano in primo luogo l’interesse dei soci;
- al privato che realizza impianti sportivi, anche se la loro utilizzazione è oggetto di convenzione con il Comune;
- per la realizzazione di uffici direzionali di un’azienda creditizia;
- per la costruzione di scuole non previste tra le opere di urbanizzazione dallo strumento urbanistico;
- alla società concessionaria del servizio distributivo del gas, per la costruzione di una nuova sede (cfr. TAR Lombardia, Brescia, 18.03.1999, n. 217);
- (caso particolarmente interessante e conferente) per le opere realizzate da un privato, su proprietà e con capitali privati, pur se in vista di un contratto di locazione con la P.A. (cfr. TAR Lombardia, II, 01.07.1997, n. 1074; TAR Puglia, I, 01.09.1999, n. 1018).
E’ stato però d’altra parte precisato che “realizzatore” dell’opera deve intendersi non soltanto chi provvede materialmente all’edificazione, ma anche il soggetto cui l’opera è riferibile dal punto di vista sia progettuale che della destinazione finale (Cons. Stato, V, 08.06.1998, n. 777, cit.).
Il legislatore richiede che le opere –ammesse allo sgravio contributivo- siano “realizzate” dagli enti istituzionalmente competenti, con conseguente necessità che sussista un ben preciso vincolo relazionale tra il soggetto abilitato ad operare nell’interesse pubblico ed il materiale esecutore della costruzione: la giurisprudenza prevalente ha identificato tale vincolo nella concessione di costruzione di opera pubblica o in altre analoghe figure organizzatorie (Cons. Stato, V, 19.05.1998, n. 617; 07.09.1995, n. 1280; 13.12.1993, n. 1280; 20.11.1989, n. 752). Deve cioè trattarsi di attività compiuta da un concessionario, o più in generale da un soggetto che curi istituzionalmente (è dunque questo l’elemento chiave) la realizzazione di opere d'interesse generale per il perseguimento delle specifiche finalità cui le opere stesse sono destinate; in tal senso non ricade nell'esenzione dal contributo l'opera costruita da un imprenditore per la propria attività d'impresa, considerato che il fine dell'esenzione è quello di evitare una contribuzione intimamente contraddittoria (quale sarebbe quella per opere costruite a carico della collettività) e non quella di esonerare gli imprenditori dai costi d'impresa (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 02.12.2002 n. 6618 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2000

EDILIZIA PRIVATA: Perché possa qualificarsi la costruzione come “opera di urbanizzazione eseguita in attuazione di strumenti urbanistici” è, invero, necessario che essa sia specificamente indicata come tale nello strumento urbanistico.
Il complesso polifunzionale edificato non solo non è mai stato qualificato come opera di urbanizzazione, ma non corrisponde ad alcuna precisa indicazione dello strumento urbanistico, sicché l’esenzione dal contributo di concessione non può essere riconosciuta.
L’argomento contrario dedotto dall’appellata e fondato sulla vigenza del piano di zona è del tutto insufficiente a sovvertire il chiaro contenuto precettivo della disposizione: essa beneficia il privato che dà immediata esecuzione alla previsione di piano relativa ad una specifica opera di urbanizzazione. Solo nel caso espressamente previsto dalla norma, a ben vedere, risulta contraddittoria ed irragionevole la richiesta al privato del pagamento di un contributo commisurato anche alle “spese di urbanizzazione”, che di regola sono sopportate dall’ente pubblico. In ogni altro caso il contributo è dovuto.
A margine delle suddette considerazioni, d’altra parte, deve rimarcarsi che la disposizione in oggetto, poiché concede un beneficio derogatorio al regime generale, deve interpretarsi secondo criteri restrittivi ed in stretta armonia con il suo tenore e la sua ratio.

La seconda parte dell’art. 9, lettera f), è parimenti inapplicabile all’ipotesi in esame.
Perché possa qualificarsi la costruzione come “opera di urbanizzazione eseguita in attuazione di strumenti urbanistici” è, invero, necessario che essa sia specificamente indicata come tale nello strumento urbanistico.
Il complesso polifunzionale edificato dalla Fingruppo non solo non è mai stato qualificato come opera di urbanizzazione, ma non corrisponde ad alcuna precisa indicazione dello strumento urbanistico, sicché l’esenzione dal contributo di concessione non può essere riconosciuta.
L’argomento contrario dedotto dall’appellata e fondato sulla vigenza del piano di zona è del tutto insufficiente a sovvertire il chiaro contenuto precettivo della disposizione: essa beneficia il privato che dà immediata esecuzione alla previsione di piano relativa ad una specifica opera di urbanizzazione. Solo nel caso espressamente previsto dalla norma, a ben vedere, risulta contraddittoria ed irragionevole la richiesta al privato del pagamento di un contributo commisurato anche alle “spese di urbanizzazione”, che di regola sono sopportate dall’ente pubblico. In ogni altro caso il contributo è dovuto.
A margine delle suddette considerazioni, d’altra parte, deve rimarcarsi che la disposizione in oggetto, poiché concede un beneficio derogatorio al regime generale, deve interpretarsi secondo criteri restrittivi ed in stretta armonia con il suo tenore e la sua ratio
(Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 10.07.2000 n. 3860 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 1989

EDILIZIA PRIVATA: Sullo scomputo anche degli oo.uu. 2^ qualora le opere di urbanizzazione 1^ siano di importo maggiore alla somma tra oo.uu. 1^ e 2^.
Ai sensi dell'art. 11, L. 10/1977, lo scomputo totale o parziale della quota di contributo dovuta in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione deve essere effettuato senza alcuna distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 04.12.1989 n. 805 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 1984

EDILIZIA PRIVATA: Sullo scomputo anche degli oo.uu. 2^ qualora le opere di urbanizzazione 1^ siano di importo maggiore alla somma tra oo.uu. 1^ e 2^.
In sede di determinazione degli oneri per urbanizzazione secondaria a cui il concessionario sia obbligato, va scomputato il valore delle opere di urbanizzazione primaria eseguite dal concessionario medesimo in eccedenza al dovuto sulla base delle aliquote tabellari (TAR Toscana, sentenza 16.04.1984 n. 209 - link a www.giustizia-amministrativa.it).