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dossier AMIANTO
anno 2019

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: RIFIUTI – Rimozione della copertura di amianto – Inottemperanza all’ordinanza sindacale – Art. 50 TU Enti Locali – Abbandono – Responsabilità – Artt. 183, 192 e 255, c. 3, d.L.vo n. 152/2006 – art. 452-terdecies cod. pen.
Gli elementi essenziali della fattispecie penale di cui all’art. 255, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006, che punisce “chiunque non ottempera all’ordinanza del Sindaco, di cui all’ articolo 192, comma 3, o non adempie all’obbligo di cui all’articolo 187, comma 3, è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno”, sono l’esistenza di un’ordinanza sindacale di rimozione dei rifiuti, emessa ex art. 192 (codice dell’ambiente), e la condotta di inottemperanza da parte dei destinatari dell’ordinanza stessa.
Accanto al generale divieto di abbandono dei rifiuti e al correlato obbligo di rimozione in capo a colui che ha proceduto all’abbandono (ed alla posizione del proprietario “incolpevole”), si colloca l’ordinanza sindacale di rimozione, smaltimento e ripristino dei luoghi.
Tale ordinanza, emessa ex art. 192, comma 3, T.U.A., può essere emanata solo nei confronti dei soggetti che hanno abbandonato i rifiuti.
Rimanendo, comunque, ferma la possibilità di provare in sede penale di non essere proprietari del terreno né responsabili dell’abbandono, al fine di ottenere dal giudice penale la disapplicazione dell’ordinanza per illegittimità (cioè per mancanza dei presupposti soggettivi).

...
RIFIUTI – AMIANTO – Rapporti tra la disciplina generale dei rifiuti e quella contenuta in norme specifiche sull’amianto – L. n. 257/1992 – Applicazione – Giurisprudenza.
In tema di rapporti tra la disciplina generale dei rifiuti e quella contenuta in norme specifiche, la legge n. 257 del 1992 riguarda, in via principale, la cessazione dell’impiego dell’amianto e si occupa dei rifiuti di amianto per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento di amianto, e contempla fra i “rifiuti di amianto” qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre di amianto nell’ambiente in determinate concentrazioni applicabili; in tali casi si deve avere riguardo alla legge n. 257 medesima e non alla disciplina generale dei rifiuti (Sez. 3, n. 31398 del 10/07/2018; Sez. 3, n. 31011 del 18/06/2002, Zatti) (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 17.07.2019 n. 31310 - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Rifiuti. Abbandono e responsabilità.
Mentre il comando di cui all'art. 14, comma 3 (ora art. 192, comma 3 d.lgs. 152/2006) è rivolto ai responsabili dell'abbandono di rifiuti e ai proprietari del terreno inquinato, il precetto dell'art. 50, comma 2 (ora art. 255, comma 3, d.lgs. 152/2006) è rivolto ai destinatari formali dell'ordinanza sindacale; di modo che spetta a costoro, per evitare di rendersi responsabili dell'inottemperanza, di ottenere l'annullamento dell'ordinanza sindacale per via amministrativa o per via giurisdizionale, o -al limite- di provare in sede penale di non essere proprietari del terreno né responsabili dell'abbandono, al fine di ottenere dal giudice penale la disapplicazione dell'ordinanza per illegittimità (cioè per mancanza dei presupposti soggettivi).
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La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che, nel considerare i rapporti tra la disciplina generale dei rifiuti e quella contenuta in norme specifiche, la legge n. 257 del 1992 riguarda, in via principale, la cessazione dell'impiego dell'amianto e si occupa dei rifiuti di amianto per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall'inquinamento di amianto, e contempla fra i "rifiuti di amianto" qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto che abbia perso la sua destinazione d'uso e che possa disperdere fibre di amianto nell'ambiente in determinate concentrazioni applicabili, e che in tali casi si deve avere riguardo alla legge n. 257 medesima e non alla disciplina generale dei rifiuti.
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RITENUTO IN FATTO
1. Con l'impugnata sentenza, la Corte d'appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale della medesima città con la quale Ge.Ez.Gi. era stato condannato, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in misura equivalente alla recidiva, alla pena di mesi quattro di arresto, in ordine al reato di cui all'art. 255, comma 3, del d.lvo n. 152 del 2006 (diversamente qualificata l'originaria imputazione di cui all'art. 452-terdecies cod. pen.), per avere, quale legale rappresentante della Im.No.Br. srl, non ottemperato all'ordinanza sindacale e relativa diffida, emanata dal Sindaco di Milano, ai sensi dell'art. 192, comma 3, del medesimo decreto, con la quale si intimava di rimuovere la copertura di amianto su un immobile di proprietà della medesima società. In Milano dal 20/05/2015 e tutt'ora permanente.
2. Avverso la sentenza ha presentato ricorso l'imputato, a mezzo del difensore di fiducia, e ne ha chiesto l'annullamento deducendo due motivi di ricorso.
   - Violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. in relazione all'erronea applicazione degli artt. 192 e 255, comma 3, del d.lvo n. 152 del 2006.
La corte territoriale avrebbe erroneamente ritenuto integrata la fattispecie penale sul mero dato dell'inottemperanza dell'ordinanza emessa ex art. 192 cit., senza verificare la legittimità di questa e senza verificare che l'omissione riguardasse un rifiuto ai sensi dell'art. 183 del medesimo decreto, e senza verificare la ricorrenza di una condotta di abbandono o deposito.
Non avrebbe poi considerato che il pignoramento immobiliare e la crisi economica in cui versava l'imputato gli avrebbero impedito qualunque intervento e dunque l'osservanza dell'ordinanza sindacale. Nel caso de quo non si potrebbe ravvisare il reato in assenza di abbandono del rifiuto, poiché si trattava di un tetto contenente amianto diventato potenzialmente pericoloso che non è stato dismesso per le ragioni evidenziate, sicché mancherebbe la volontà dismissiva di abbandono.
   - Vizio di motivazione in relazione alla manifesta illogicità e contraddittorietà e travisamento dell'esame dell'imputato con riguardo all'impossibilità di adempiere in ragione del pignoramento immobiliare e della crisi economica, circostanze che, ciascuna di esse, escludevano la volontà di non adempiere per oggettiva impossibilità.
3. In udienza, il Procuratore generale ha chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza.
CONSIDERATO IN DIRITTO
4. Il ricorso è fondato nei limiti e per le ragioni di cui in motivazione.
5. Secondo quanto risulta dalle conformi sentenze di merito, insindacabile in questa sede in presenza di congrua motivazione, era stata accertata l'omessa rimozione della copertura in amianto di un tetto di un immobile di proprietà della società di cui il Ge. è il legale rappresentante, a seguito di diffida del Sindaco del comune di Milano in data 16/10/2013, e successiva ordinanza, emessa il 02/07/2014 (notificata al Ge. il 07/07/2014), ex art. 50 TU Enti Locali, rimasta ineseguita alla data dell'accertamento il 29/05/2015.
Sulla scorta di tali elementi di fatto, i giudici del merito, diversamente qualificata l'originaria imputazione di violazione dell'art. 452- terdecies cod. pen., hanno condannato il Ge. per la contravvenzione di cui all'art. 255, comma 3, d.lgs. n. 152 del 2006, per l'inottemperanza all'ordinanza di rimozione dei rifiuti emessa ai sensi dell'art. 192, comma 3, del medesimo decreto.
6. Occorre muovere dall'esegesi dalle norme giuridiche che regolano la materia e segnatamente dall'art. 255, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006, art. 192, comma 1 e 3, del medesimo decreto.
Gli elementi essenziali della fattispecie penale di cui all'art. 255, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006, che punisce "chiunque non ottempera all'ordinanza del Sindaco, di cui all' articolo 192, comma 3, o non adempie all'obbligo di cui all'articolo 187, comma 3, è punito con la pena dell'arresto fino ad un anno", sono l'esistenza di un'ordinanza sindacale di rimozione dei rifiuti, emessa ex art. 192 cit., e la condotta di inottemperanza da parte dei destinatari dell'ordinanza stessa.
Come chiarito dalle sentenze di Questa Terza Sezione della Corte di cassazione Grispo e Viti,
trattasi -nonostante l'apparenza contraria indotta dal riferimento lessicale a "chiunque"- di un reato proprio, che può essere commesso solo dai destinatari formali dell'ordinanza (Sez. 3, n. 24724 del 15/05/2007, Grispo, Rv. 236954 - 01; Sez. 3, n. 31003 del 10/07/2002, P.M. in proc. Viti M ed altro, Rv. 222421).
In particolare, la pronuncia Grispo mette in luce i diversi destinatari dei diversi obblighi, inizialmente dettati dagli artt. 14 e 17 del d.lgs. n. 22 del 1997 (cd. Decreto Ronchi), la cui disciplina è stata poi trasfusa nell'attuale d.lgs. n. 152 del 2006 che regola il settore.
L'art. 14 del Decreto Ronchi individuava il soggetto obbligato alla rimozione ed al ripristino nella persona che ha violato il divieto di abbandono, al quale è affiancato in solido il proprietario del sito (o il titolare di diritti di godimento sulla area) solo se la violazione gli sia imputabile "a titolo di dolo o di colpa".
Accanto al generale divieto di abbandono dei rifiuti e al correlato obbligo di rimozione in capo a colui che ha proceduto all'abbandono (ed alla posizione del proprietario "incolpevole"), si colloca l'ordinanza sindacale di rimozione, smaltimento e ripristino dei luoghi, prevista dall'art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 22 del 1997, ora D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 192, comma 3. In tale ambito si era, in particolare chiarito, che l'ordinanza emessa ex art. 14, comma 3, ora art. 192, comma 3 cit., può essere emanata solo nei confronti dei soggetti che hanno abbandonato i rifiuti.

Sempre la pronuncia Grispo si riallaccia e ripete i principi fissati dalla precedente sentenza (Sez. 3, n. 31003 del 10/07/2002, P.M. in proc. Viti ed altro, Rv. 222421), che evidenziava come,
mentre il comando di cui all'art. 14, comma 3, è rivolto ai responsabili dell'abbandono di rifiuti e ai proprietari del terreno inquinato, il precetto dell'art. 50, comma 2, è rivolto ai destinatari formali dell'ordinanza sindacale; di modo che spetta a costoro, per evitare di rendersi responsabili dell'inottemperanza, di ottenere l'annullamento dell'ordinanza sindacale per via amministrativa o per via giurisdizionale, o -al limite- di provare in sede penale di non essere proprietari del terreno né responsabili dell'abbandono, al fine di ottenere dal giudice penale la disapplicazione dell'ordinanza per illegittimità (cioè per mancanza dei presupposti soggettivi).
Mentre onere dell'organo dell'accusa è solo quello di provare gli elementi essenziali del reato previsto dall'art. 50, comma 2, D.Lgs. 22/1997, oggi dall'art. 255, comma 3, del D.Lgs. n. 152 del 2006, ossia, da una parte, l'esistenza dell'ordinanza sindacale, emessa ai sensi dell'art. 192 cit., assistita da presunzione di legittimità e, dall'altra, l'inottemperanza da parte dei suoi destinatari.
7. Ora, quanto al caso in scrutinio, la corte territoriale non ha adeguatamente chiarito se si trattava di un'ipotesi di abbandono costituente presupposto per l'adozione dell'ordinanza ex art. 193, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006, ovvero di inottemperanza al dictum di un provvedimento amministrativo, legalmente dato ai sensi dell'art. 50, comma 5, del d.lgs. 18.08.2000, n. 267, da cui la rilevanza della questione di diritto posta dal ricorrente, di configurazione della violazione dell'art. 650 cod. pen. E ciò in quanto solo l'inottemperanza all'ordinanza sindacale emessa ai sensi dell'art. 193, comma 3, cit., è assistita dalla sanzione penale ex art. 255, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006.
In tale ambito, incidentalmente rileva, il Collegio, che
la giurisprudenza di legittimità ha, ancora di recente, chiarito che, nel considerare i rapporti tra la disciplina generale dei rifiuti e quella contenuta in norme specifiche, ha affermato che la legge n. 257 del 1992 riguarda, in via principale, la cessazione dell'impiego dell'amianto e si occupa dei rifiuti di amianto per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall'inquinamento di amianto, e contempla fra i "rifiuti di amianto" qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto che abbia perso la sua destinazione d'uso e che possa disperdere fibre di amianto nell'ambiente in determinate concentrazioni applicabili, e che in tali casi si deve avere riguardo alla legge n. 257 medesima e non alla disciplina generale dei rifiuti (Sez. 3, n. 31398 del 10/07/2018; Sez. 3, n. 31011 del 18/06/2002, Zatti, Rv. 222390, non massimata sul punto).
8. In accoglimento del primo motivo di ricorso, la sentenza va annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Milano. Resta assorbito il secondo motivo (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 17.07.2019 n. 31310).

AMBIENTE-ECOLOGIA: Rifiuti contenenti amianto.
Con riferimento ai rifiuti contenenti amianto la disciplina generale dei rifiuti è applicabile in tutti i casi non disciplinati in modo specifico dalla legge.
La eterogeneità dei rifiuti e l'assenza di cautele volte ad impedire pericoli o lesioni dell'integrità dell'ambiente sono dati fattuali certamente indicativi della presenza di un deposito incontrollato.
L'applicazione di norme aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria in tema di rifiuti fa sì che l'onere della prova circa la sussistenza delle condizioni di legge debba essere assolto da colui che ne richiede l'applicazione.

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La giurisprudenza di questa Corte nel considerare i rapporti tra la disciplina generale dei rifiuti e quella contenuta in norme specifiche ha affermato, tra l'altro, che la legge n. 257 del 1992 riguarda, in via principale, la cessazione dell'impiego dell'amianto e si occupa dei rifiuti di amianto per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall'inquinamento di amianto, cosicché contempla fra i "rifiuti di amianto" qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto che abbia perso la sua destinazione d'uso e che possa disperdere fibre di amianto nell'ambiente in determinate concentrazioni applicabili, però, alle attività disciplinate dalla legge n. 257 medesima e non alla disciplina generale dei rifiuti.
Dunque nei casi in precedenza esaminati si tratta, come si è detto, di disposizioni speciali rispetto a quelle generali in materia di rifiuti, con la conseguenza che la disciplina generale sarà applicabile in tutti i casi non disciplinati in modo specifico.
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Nel nostro ordinamento, i presidi di sicurezza in materia di rifiuti pericolosi contenenti amianto sono specificamente previsti non solo dalla norma generale dell'art. 183 del D.Lgs. cit. ma anche dal D.M. 29.07.2004, n. 248 e da quelli del D.M. Sanità 06.09.1994, D.M. Sanità 26.10.1995 e D.M. Sanità 20.08.1999, sicché anche la mancanza di presidi di sicurezza, come adeguatamente accertato nel caso in esame dai Giudici del merito, determina l'abbandono dei rifiuti, escludendo la configurabilità del deposito temporaneo.
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RITENUTO IN FATTO
1. La Corte di appello di L'Aquila, con sentenza dell'08/07/2016 ha parzialmente riformato la sentenza in data 18/05/2015 il Tribunale di Chieti, dichiarando l'imputato non punibile in riferimento ai fatti di cui ai punti B) e C) dell'imputazione ai sensi dell'art. 649 cod. proc. pen. e rideterminando la pena relativamente alla residua condotta, contestata al punto A) della medesima imputazione a Ro.CA. e concernente la violazione dell'art. 256, comma 1, lett. b), d.lgs. 152/2006, per avere effettuato in un sito di sua proprietà, quale titolare di un ditta artigianale, un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi costituiti da materiale cementizio tipo "eternit": vasche, onduline e raccordi di tubo contenenti fibre di amianto (fatto accertato in Guardiagrele, il 25/09/2012).
Avverso tale pronuncia il predetto propone ricorso per cassazione tramite il proprio difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione di legge, affermando che la sentenza impugnata sarebbe fondata sull'erroneo presupposto che tutti i materiali contenenti amianto siano pericolosi, prescindendo da ogni accertamento tecnico, così configurandosi in ogni caso, con la mera detenzione o il deposito in un'area privata, un "deposito temporaneo di rifiuti pericolosi", soggetto alla relativa disciplina.
Aggiunge che la sentenza impugnata sarebbe stata assunta in violazione di plurime disposizioni di legge, poiché nessuna norma consentirebbe di qualificare, a priori, come pericoloso il materiale contenente amianto ed, inoltre, i dd.mm. 29/07/2004 n. 248, 26/10/1995 e 20/08/1999, sarebbero destinati agli operatori di settore e non anche ai privati, mentre la Corte di appello avrebbe dovuto considerare quanto disposto dal d.m. 06/09/1994.
Rileva che nella relazione dell'ARTA (allegata al ricorso) non vi sarebbe alcun riferimento alla esecuzione di prove destinate ad accertare il grado di conservazione dei materiali rinvenuti ed il coefficiente di dispersione delle fibra.
3. Con un secondo motivo di ricorso denuncia la violazione di legge, osservando che la Corte di appello avrebbe erroneamente qualificato il materiale rinvenuto come rifiuto, pur avendo egli contestato tale natura, ritenendone necessario lo smaltimento che, invece, in base a quanto disposto dall'art. 2 l. 257/1992 e dagli artt. 1 e 7 dell'Allegato 1 al d.m. 06/09/1994, sarebbe obbligatorio solo in caso di pericolo di dispersione delle relative fibre dovuto ad un cattivo stato di conservazione della sostanza o ad interventi di manutenzione.
Aggiunge che il materiale probatorio acquisito nel giudizio di merito non consentirebbe di supportare le conclusioni adottate dalla Corte di appello, non risultando eseguite le necessarie prove tecniche per attribuire al materiale rinvenuto la natura di rifiuto pericoloso.
4. Con un terzo motivo di ricorso lamenta il vizio di motivazione, rilevando che la sentenza avrebbe erroneamente qualificato l'area oggetto di accertamento come aperta al pubblico ed il deposito del materiale quale deposito incontrollato.
Insiste, pertanto, per l'accoglimento del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile.
Nella sentenza impugnata viene data atto che, nell'appello, la difesa aveva dedotto, con riferimento ai beni contenenti amianto rinvenuti nell'area oggetto di controllo, che gli stessi, acquistati in precedenza dalla società dell'imputato "come beni in libera vendita", erano stati poi rinvenuti in locali originariamente destinati a magazzino e collocati all'esterno, su bancali di legno, in attesa che una società destinata al loro smaltimento ne curasse il ritiro.
Sulla base di tale premessa l'appellante osservava anche che, all'atto del controllo, non era ancora spirato il termine annuale di cui all'art. 183 d.lgs. 152/2006. 
2. Alla luce di tali premesse risulta, dunque, evidente che i materiali rinvenuti erano certamente rifiuti, emergendo, dalle affermazioni contenute nell'atto di appello, che il detentore aveva l'intenzione di disfarsene, tanto che li aveva destinati allo smaltimento rivolgendosi ad una società che avrebbe dovuto curarne il ritiro.
E' appena il caso di ricordare, infatti, che secondo quanto disposto dall'art. 183, comma 1, lettera a), d.lgs. 152/2006, nella sua attuale formulazione, deve ritenersi rifiuto «qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disti o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi».
3. E' altrettanto evidente che l'appellante, richiamando l'art. 183 e riferendosi ad un termine annuale, aveva inteso riferirsi all'istituto del deposito temporaneo, all'epoca dei fatti definito, nel medesimo art. 183, alla lettera bb), come il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti o, per gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci.
Il deposito temporaneo, sempre secondo la richiamata disposizione nella formulazione vigente all'epoca dei fatti, era soggetto alle seguenti condizioni:
   - i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
   - i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
   - il "deposito temporaneo" deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
   - devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose;
   - per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalità di gestione del deposito temporaneo.
4. A tali specifiche censure si è dunque riferita la Corte territoriale, la quale, seppure talvolta con termini non del tutto pertinenti alla materia trattata, ha chiaramente e motivatamente escluso la sussistenza dei presupposti per la sussistenza di un deposito temporaneo.
In particolare, i giudici del gravame hanno preso in considerazione il luogo ove i rifiuti erano depositati e le modalità di collocazione degli stessi e, affermando che i rifiuti erano in un'area aperta accessibile a tutti, in un posto che non era un "cantiere di lavoro", si riferiscono chiaramente al fatto che il raggruppamento era avvenuto in luogo diverso da quello di produzione del rifiuto e che le modalità di deposito non erano compatibili con quelle indicate dalla norma di riferimento, come meglio si intende successivamente, laddove si esclude espressamente la sussistenza dei presupposti per il deposito temporaneo, ritenendosi in definitiva configurabile, nella fattispecie, il deposito incontrollato di cui all'imputazione.
Invero,
la eterogeneità dei rifiuti e l'assenza di cautele volte ad impedire pericoli o lesioni dell'integrità dell'ambiente sono dati fattuali certamente indicativi della presenza di un deposito incontrollato.
Va peraltro osservato che, invocando l'applicazione, nel caso in esame, della disciplina del deposito temporaneo, l'imputato avrebbe dovuto dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge, poiché, come più volte affermato da questa Corte,
l'applicazione di norme aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria in tema di rifiuti fa sì che l'onere della prova circa la sussistenza delle condizioni di legge debba essere assolto da colui che ne richiede l'applicazione (v., con riferimento al deposito temporaneo Sez. 3, n. 15680 del 03/03/2010, Abbatino, non massimata; Sez. 3, n. 21587 del 17/03/2004, Marucci, non massimata; Sez. 3, n. 30647 del 15/06/2004, Dell'Angelo, non nnassimata).
5. Il ricorso, tuttavia, non prende in considerazione, se non in parte, gli argomenti sviluppati dalla Corte di appello e, continuando a negare la natura di rifiuto del materiale rinvenuto, natura che, però, come si è detto, nell'atto di appello aveva chiaramente riconosciuto, sposta l'attenzione sulla disciplina applicabile ai rifiuti contenenti amianto con le considerazioni sintetizzate in premessa e riferite al primo motivo di ricorso.
6. Va preliminarmente osservato, a tale proposito, che il Titolo Terzo della Parte Quarta del d.lgs. 152/2006 si occupa, come è noto, della gestione di categorie particolari di rifiuti. Ciò, come si legge nella relazione illustrativa, ha lo scopo di costituire un raccordo con la legislazione comunitaria e nazionale intervenuta dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 22/1997, di introdurre nuove fattispecie sulla scorta dell'esperienza maturata nella prassi operativa sotto la vigenza del "decreto Ronchi" e di adeguare ai criteri direttivi dei sistemi di gestione anche i preesistenti consorzi obbligatori.
Si è così ricavato un sistema di norme che riguarda il raccordo con le discipline speciali, attinenti, tra l'altro, anche al recupero di rifiuti e beni contenenti amianto.
In particolare, l'articolo 227 del d.lgs. 152/2006, nello stabilire che restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative alle altre tipologie di rifiuti, menziona in particolare, per quel che qui rileva, al comma 1, lett. d), il d.m. 29.07.2004, n. 248 con riferimento al recupero dei rifiuti dei beni e prodotti contenenti amianto.
Tale decreto contiene il regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto e adotta, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 257/1992, i disciplinari tecnici sulle modalità per il trasporto ed il deposito dei rifiuti di amianto, nonché sul trattamento, sull'imballaggio e sulla ricopertura dei rifiuti medesimi nelle discariche (tra l'altro, nell'allegato A, al punto 3, relativo alla gestione dei rifiuti contenenti amianto, ai nn. 2 e 3 vi sono indicazioni specifiche per il loro deposito temporaneo).
La legge 27.03.1992, n. 257, recante "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto" riguarda, tra l'altro, l'utilizzazione in genere e lo smaltimento, nel territorio nazionale, dell'amianto e dei prodotti che lo contengono, la cessazione della sua utilizzazione e la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall'inquinamento da amianto.
L'articolo 12, comma 6, precisa, inoltre, che i rifiuti di amianto sono classificati tra i rifiuti speciali, tossici e nocivi in base alle caratteristiche fisiche che ne determinano la pericolosità, come la friabilità e la densità. Quanto alla natura del rifiuto, va ricordato che la legge si riferisce all'allora vigente d.P.R. 915/1982 e che il richiamo ai rifiuti tossico-nocivi deve intendersi ora riferito a quelli pericolosi, ai sensi dell'articolo 265, comma 1, del d.lgs. 152/2006.
È nota, poi, l'estrema pericolosità di tale sostanza, che ha capacità di indurre gravissime patologie la cui insorgenza è stata strettamente correlata dalla comunità scientifica all'esposizione alle fibre di amianto. Ciò ha determinato l'emanazione di numerose disposizioni normative finalizzate a ridurre l'uso dell'amianto ed i rischi conseguenti all'esposizione tanto nell'ambiente di lavoro che nell'ambiente esterno.
7.
La giurisprudenza di questa Corte, in una risalente pronuncia, cui può tuttavia farsi ancora riferimento, nel considerare i rapporti tra la disciplina generale dei rifiuti e quella contenuta in norme specifiche ha affermato, tra l'altro, che la legge n. 257 del 1992 riguarda, in via principale, la cessazione dell'impiego dell'amianto e si occupa dei rifiuti di amianto per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall'inquinamento di amianto, cosicché contempla fra i "rifiuti di amianto" qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto che abbia perso la sua destinazione d'uso e che possa disperdere fibre di amianto nell'ambiente in determinate concentrazioni applicabili, però, alle attività disciplinate dalla legge n. 257 medesima e non alla disciplina generale dei rifiuti (Sez. 3, n. 31011 del 18/06/2002, Zatti, Rv. 222390, non massimata sul punto).
8. Dunque
nei casi in precedenza esaminati si tratta, come si è detto, di disposizioni speciali rispetto a quelle generali in materia di rifiuti, con la conseguenza che la disciplina generale sarà applicabile in tutti i casi non disciplinati in modo specifico.
9. Ciò posto, va rilevato che, nella sentenza impugnata, la Corte del merito non è incorsa in una errata lettura delle disposizioni richiamate in ricorso, che ha chiaramente citato, evidentemente a titolo esemplificativo, laddove si riferisce, in generale, ai "presidi di sicurezza in materia di rifiuti pericolosi contenenti amianto", specificando che degli stessi si occupano disposizioni diverse da quella generale contenuta nel d.lgs. 152/2006. Del resto, come osservato in ricorso, alcune disposizioni tra quelle richiamate riguardano materie del tutto estranee ai fatti per cui è processo.
Inoltre appare evidente che i giudici dell'appello, con il riferimento censurato, hanno testualmente richiamato quanto indicato in motivazione in un provvedimento in precedenza citato (Sez. 7, n. 17333 del 18/03/2016, Passarelli, Rv. 266911) ove, nel trattare un caso di abbandono di rifiuti contenenti amianto, si è appunto affermato che "
nel nostro ordinamento, i presidi di sicurezza in materia di rifiuti pericolosi contenenti amianto sono specificamente previsti non solo dalla norma generale dell'art. 183 del D.Lgs. cit. ma anche dal D.M. 29.07.2004, n. 248 e da quelli del D.M. Sanità 06.09.1994, D.M. Sanità 26.10.1995 e D.M. Sanità 20.08.1999, sicché anche la mancanza di presidi di sicurezza, come adeguatamente accertato nel caso in esame dai Giudici del merito, determina l'abbandono dei rifiuti, escludendo la configurabilità del deposito temporaneo."
Dunque quanto affermato in ricorso è privo di fondamento, poiché la Corte territoriale ha applicato, ai rifiuti di cui all'imputazione, la disciplina generale in base alla loro classificazione, limitandosi alla citazione di cui si è appena detto (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 10.07.2018 n. 31398).

AMBIENTE-ECOLOGIA - ATTI AMMINISTRATIVI - EDILIZIA PRIVATA: Sulla illegittimità dell'ordinanza sindacale contingibile ed urgente per rimuovere l'amianto.
La giurisprudenza ha chiarito che <<la possibilità di ricorrere allo strumento dell'ordinanza contingibile e urgente è legata alla sussistenza di un pericolo concreto che imponga di provvedere in via d'urgenza, con strumenti extra ordinem, per fronteggiare emergenze sanitarie o porre rimedio a situazioni di natura eccezionale ed imprevedibile di pericolo attuale e imminente per l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana, non fronteggiabili con i mezzi ordinari apprestati dall'ordinamento>>.
Si è inoltre precisato che i <<presupposti per l'adozione da parte del Sindaco dell'ordinanza contingibile ed urgente sono la sussistenza di un pericolo irreparabile ed imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall'ordinamento, e la provvisorietà e la temporaneità dei suoi effetti, nella proporzionalità del provvedimento; non è, quindi, legittimo adottare ordinanze contingibili ed urgenti per fronteggiare situazioni prevedibili e permanenti o quando non vi sia urgenza di provvedere, intesa come assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile, a tutela della pubblica incolumità; aggiungasi che tale potere di ordinanza presuppone necessariamente situazioni non tipizzate dalla legge di pericolo effettivo, la cui sussistenza deve essere suffragata da istruttoria adeguata e da congrua motivazione, e in ragione di tali situazioni si giustifica la deviazione dal principio di tipicità degli atti amministrativi e la possibilità di derogare alla disciplina vigente, stante la configurazione residuale, quasi di chiusura, di tale tipologia provvedimentale>>.
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A fronte di precisa e puntuale normativa tecnica, introdotta in attuazione della l. n. 257 del 1992, la legittima adozione di un’ordinanza contingibile ed urgente in materia di amianto presuppone lo svolgimento di un’adeguata istruttoria e di una motivazione estremamente puntuale e dettagliata che dia conto di tutti gli elementi essenziali sopra ricordati previsti dal d.m. 06.09.1994.
Sul punto, deve ritenersi che la speciale competenza accordata dall’art. 12, l. n. 257 del 1992 alle USL, non faccia venire meno il potere extra ordinem riconosciuto dall’art. 50, d.lgs. n. 267 del 2000, in capo al Sindaco, essendo quest’ultimo finalizzato a operare in situazioni di pericolo dovuto ad una situazione di pericolo imprevedibile ed eccezionale, attuale ed urgente.
D’altronde, perché tale competenza eccezionale sia legittimamente esercitata occorre che nella motivazione del provvedimento sia dato conto in modo preciso e puntuale degli elementi peculiari della fattispecie che impongono un intervento contingibile ed urgente.
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Nel caso di specie, risulta che né l’ordinanza sindacale né i documenti tecnici da essa richiamati danno conto, tra l’altro:
   a) delle modalità e della procedura di campionamento e di analisi adottata e della puntuale compatibilità con i criteri previsti dal d.m. 06.09.1994;
   b) di una puntuale valutazione delle condizioni di rischio effettive e, in particolare, quali e quanti manufatti contenenti amianto occorra procedere a mettere in sicurezza, le dimensioni e caratteristiche degli stessi e se siano friabili o meno, e con quale grado di friabilità, in relazione anche alla maggiore o minore predisposizione al danneggiamento da parte di terzi;
   c) della gravità e rilevanza dell’estensione delle zone potenzialmente interessate;
   d) dei possibili fattori di pericolosità (manomissione) esterna dei manufatti in relazione alla consistenza degli stessi (ovvero se i beni interessati siano manomettibili e in che misura e con quale grado potenziale di rischio);
   e) del perché sia, quindi, necessaria proprio la bonifica, e quale modalità, tra quelle possibili, sia quella necessaria e sufficiente a mettere in sicurezza la zona.
L’omessa precisa e puntuale indicazione di tutti gli elementi sopra estesi non consente di comprendere se sussista o meno l’eccezionale urgenza e l’imprevedibilità del pericolo che solo giustifica l’intervento da parte del Sindaco.
Sul punto, deve ritenersi meramente ipotetico il pericolo connesso ad una possibile reiterazione di episodi di incendio, senza una puntuale descrizione e valutazione delle potenzialità di aerodispersione dell’amianto presente nei manufatti in relazione allo specifico grado di “fragilità” dei manufatti in contestazione in caso di incendio medesimo.
Peraltro, sempre con riferimento al pericolo di incendio, non è nemmeno esplicitato per quale motivo non sia possibile adottare, e, quindi, ordinare, l’adozione di misure diverse idonee a mettere adeguatamente in sicurezza l’intero sito dal rischio di incendi.
A conferma di tutto quanto sopra detto, si rammentano le pronunce giurisprudenziali che hanno sottolineato come <<è illegittimo l'ordine di rimuovere manufatti contenenti amianto che non è stato preceduto da un approfondimento tecnico-istruttorio in merito alla scelta del metodo di bonifica più opportuno tra le diverse modalità attuabili, essendo invece necessario un preventivo apprezzamento dei rischi connessi alla sua concreta attuazione>>.
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La particolarità della fattispecie in materia di amianto sia in termini di attività istruttoria che di motivazione del provvedimento, in particolare in caso di ordinanza contingibile e urgente, comporta, poi, di apprezzare diversamente la questione della “derogabilità” all’obbligo di preventiva comunicazione di avvio del procedimento.
Infatti, è vero che è affermato il principio secondo il quale <<in caso di emanazione di un'ordinanza sindacale contingibile ed urgente non occorre il rispetto delle regole procedimentali poste a presidio della partecipazione del privato, ex art. 7, l . 07.08.1990 n. 241, essendo queste incompatibili con l'urgenza di provvedere, anche in ragione della perdurante attualità dello stato di pericolo, che può aggravarsi con il trascorrere del tempo; in sostanza, la comunicazione di avvio del procedimento nelle ordinanze contingibili e urgenti del Sindaco non può che essere di pregiudizio all'urgenza di provvedere>>.
D’altronde, la complessità istruttoria, argomentativa e anche decisoria che caratterizza i provvedimenti in materia di amianto, tali da comportare anche un rilevante esercizio di discrezionalità tecnica da parte della P.A., comporta che anche nel caso di ordinanze contingibili ed urgenti, salvi casi di eccezionale urgenza e gravità adeguatamente indicati nella motivazione del provvedimento, il soggetto possibile destinatario di quest’ultimo deve essere messo nelle condizioni di contraddire e offrire anche il suo apporto tecnico alle valutazioni che la P.A. è chiamata ad adottare.
Poiché, come sopra visto, non è stato dato conto in modo adeguato e puntuale della sussistenza di una situazione di tale eccezionale urgenza e gravità, il Comune avrebbe dovuto procedere alla comunicazione di avvio del procedimento nei confronti di parte ricorrente.
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... per l'annullamento, previa sospensione, dell'ordinanza contingibile ed urgente n. 11 dell'11.05.2019, notificata a mezzo p.e.c. in pari data, avente ad oggetto l'ordine alla società di provvedere, entro 30 giorni dalla notifica dell'ordinanza, alla bonifica completa della struttura dell'ex Villaggio Marino Europa, all'interno del quale “è stata accertata la presenza di amianto crisotilo”.
...
Con ordinanza n. 11 datata 11.05.2019, il Sindaco del Comune di Riomaggiore ordinava alla società Vi.Ma.Eu. srl (d’ora in poi Vi.), proprietaria della struttura sita nell’ex Villaggio Europa, Località Spiaggione di Corniglia (Comune di Riomaggiore), in zona marino-costiera, di provvedere <<alla bonifica completa della struttura attualmente in essere nel sito dell’ex Villaggio Marino Europa, all’interno della quale è stata accertata la presenza di amianto crisotilo, secondo modalità e criteri stabiliti dalle normative vigenti>> e di comunicare al Comune il <<piano di lavoro>>.
...
1. Il provvedimento oggetto di impugnazione risulta essere stato adottato ai sensi dell’art. 50, comma 5, d.lgs. n. 267 del 2000, in forza del quale <<in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Le medesime ordinanze sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale, in relazione all'urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell'ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti, anche intervenendo in materia di orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche>>.
Tale disposizione attribuisce al Sindaco, quale rappresentante della comunità locale, il potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti tra l'altro "in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale".
In proposito, la giurisprudenza ha chiarito che <<la possibilità di ricorrere allo strumento dell'ordinanza contingibile e urgente è legata alla sussistenza di un pericolo concreto che imponga di provvedere in via d'urgenza, con strumenti extra ordinem, per fronteggiare emergenze sanitarie o porre rimedio a situazioni di natura eccezionale ed imprevedibile di pericolo attuale e imminente per l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana, non fronteggiabili con i mezzi ordinari apprestati dall'ordinamento>> (TAR Piemonte, Sez. II, n. 903 del 2018; TAR Friuli-Venezia Giulia, sez. I, 05/11/2018, n. 339).
Si è inoltre precisato che i <<presupposti per l'adozione da parte del Sindaco dell'ordinanza contingibile ed urgente sono la sussistenza di un pericolo irreparabile ed imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall'ordinamento, e la provvisorietà e la temporaneità dei suoi effetti, nella proporzionalità del provvedimento; non è, quindi, legittimo adottare ordinanze contingibili ed urgenti per fronteggiare situazioni prevedibili e permanenti o quando non vi sia urgenza di provvedere, intesa come assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile, a tutela della pubblica incolumità; aggiungasi che tale potere di ordinanza presuppone necessariamente situazioni non tipizzate dalla legge di pericolo effettivo, la cui sussistenza deve essere suffragata da istruttoria adeguata e da congrua motivazione, e in ragione di tali situazioni si giustifica la deviazione dal principio di tipicità degli atti amministrativi e la possibilità di derogare alla disciplina vigente, stante la configurazione residuale, quasi di chiusura, di tale tipologia provvedimentale>> (Cons. Stato, Sez. V, n. 774 del 2017).
Con riferimento, poi, alle fattispecie nelle quali viene in esame la pericolosità della presenza di “amianto” occorre rammentare che sussiste una specifica disciplina.
Il d.m. 06.09.1994 recante <<normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie>>, contiene una disciplina che si applica a strutture edilizie ad uso civile, commerciale o industriale aperte al pubblico o comunque di utilizzazione collettiva in cui sono in opera manufatti e/o materiali contenenti amianto dai quali può derivare una esposizione a fibre aerodisperse.
Il documento contiene normative e metodologie tecniche riguardanti:
   - l'ispezione delle strutture edilizie, il campionamento e l'analisi dei materiali sospetti per l'identificazione dei materiali contenenti amianto;
   - il processo diagnostico per la valutazione del rischio e la scelta dei provvedimenti necessari per il contenimento o l'eliminazione del rischio stesso;
   - il controllo dei materiali contenenti amianto e le procedure per le attività di custodia e manutenzione in strutture edilizie contenenti materiali di amianto;
   - le misure di sicurezza per gli interventi di bonifica;
   - le metodologie tecniche per il campionamento e l'analisi delle fibre aerodisperse.
Il decreto precisa che <<la potenziale pericolosità dei materiali di amianto dipende dall'eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell'ambiente che possono venire inalate dagli occupanti. Il criterio più importante da valutare in tal senso è rappresentato dalla friabilità dei materiali: si definiscono friabili i materiali che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere mediante la semplice pressione delle dita. I materiali friabili possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna (soprattutto se sottoposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d'aria, infiltrazioni di acqua) e possono essere facilmente danneggiati nel corso di interventi di manutenzione o da parte degli occupanti dell'edificio, se sono collocati in aree accessibili>>.
In base alla friabilità, i materiali contenenti amianto possono essere classificati come:
   - friabili: materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale;
   - compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l'impiego di attrezzi meccanici (dischi abrasivi, frese, trapani, ecc.).
Quindi, <<una volta individuate le strutture edilizie su cui intervenire, sarà opportuno, prima di procedere al campionamento dei materiali, articolare un finalizzato programma di ispezione, che si può così riassumere:
   1) ricerca e verifica della documentazione tecnica disponibile sull'edificio, per accertarsi dei vari tipi di materiali usati nella sua costruzione, e per rintracciare, ove possibile, l'impresa edile appaltatrice;
   2) ispezione diretta dei materiali per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto;
   3) verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili, per fornire una prima valutazione approssimativa sul potenziale di rilascio di fibre nell'ambiente;
   4) campionamento dei materiali friabili sospetti, e invio presso un centro attrezzato, per la conferma analitica della presenza e del contenuto di amianto;
   5) mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto;
   6) registrazione di tutte le informazioni raccolte in apposite schede (allegato 5), da conservare come documentazione e da rilasciare anche ai responsabili dell'edificio
>>.
Il decreto, poi, indica analiticamente la procedura che il personale incaricato dell'ispezione e del campionamento deve seguire, indicando anche i criteri di selezione del materiale da campionare.
Il decreto chiarisce altresì che <<la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale>>.
Per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto del personale presente nell'edificio, poi, sono utilizzabili due tipi di criteri:
   - l'esame delle condizioni dell'installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre dal materiale;
   - la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all'interno dell'edificio (monitoraggio ambientale).
Viene precisato, ancora, che il c.d. monitoraggio ambientale, non può rappresentare da solo un criterio adatto per valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività. In particolare, in caso di danneggiamenti, spontanei o accidentali, si possono verificare rilasci di elevata entità, che tuttavia, sono occasionali e di breve durata e che quindi non vengono rilevati in occasione del campionamento. In fase di ispezione visiva dell'installazione, devono essere, quindi, attentamente valutati:
   - il tipo e le condizioni dei materiali;
   - i fattori che possono determinare un futuro danneggiamento o degrado;
   - i fattori che influenzano la diffusione di fibre e l'esposizione degli individui.
Il decreto, quindi, precisa che deve essere compilata una scheda di sopralluogo, separatamente per ciascun'area dell'edificio in cui sono presenti materiali contenenti amianto.
I fattori considerati, pertanto, devono consentire di valutare l'eventuale danneggiamento o degrado del materiale e la possibilità che il materiale stesso possa deteriorarsi o essere danneggiato.
In base agli elementi raccolti per la valutazione possono, conseguentemente, delinearsi tre diversi tipi di situazioni:
a) Materiali integri non suscettibili di danneggiamento.
Sono situazioni nelle quali non esiste pericolo di rilascio di fibre di amianto in atto o potenziale o di esposizione degli occupanti, come ad esempio:
   - materiali non accessibili per la presenza di un efficace confinamento;
   - materiali in buone condizioni, non confinati ma comunque difficilmente accessibili agli occupanti;
   - materiali in buone condizioni, accessibili ma difficilmente danneggiabili per le caratteristiche proprie del materiale (duro e compatto);
   - non esposizione degli occupanti in quanto l'amianto si trova in aree non occupate dell'edificio.
In questi casi non è necessario un intervento di bonifica. Occorre, invece, un controllo periodico delle condizioni dei materiali e il rispetto di idonee procedure per le operazioni di manutenzione e pulizia dello stabile, al fine di assicurare che le attività quotidiane dell'edificio siano condotte in modo da minimizzare il rilascio di fibre di amianto, secondo le indicazioni riportate nel capitolo 4.
b) Materiali integri suscettibili di danneggiamento
Sono situazioni nelle quali esiste pericolo di rilascio potenziale di fibre di amianto, come ad esempio:
   - materiali in buone condizioni facilmente danneggiabili dagli occupanti;
   - materiali in buone condizioni facilmente danneggiabili in occasione di interventi manutentivi;
   - materiali in buone condizioni esposti a fattori di deterioramento (vibrazioni, correnti d'aria, ecc.).
In situazioni di questo tipo, in primo luogo, devono essere adottati provvedimenti idonei a scongiurare il pericolo di danneggiamento e quindi attuare un programma di controllo e manutenzione secondo le indicazioni riportate nel capitolo 4. Se non è possibile ridurre significativamente i rischi di danneggiamento dovrà essere preso in considerazione un intervento di bonifica da attuare a medio termine.
c) Materiali danneggiati
Sono situazioni nelle quali esiste pericolo di rilascio di fibre di amianto con possibile esposizione degli occupanti, come ad esempio:
   - materiali a vista o comunque non confinati, in aree occupate dell'edificio, che si presentino:
   - danneggiati per azione degli occupanti o per interventi manutentivi;
   - deteriorati per effetto di fattori esterni (vibrazioni, infiltrazioni d'acqua, correnti d'aria, ecc.), deteriorati per degrado spontaneo;
   - materiali danneggiati o deteriorati o materiali friabili in prossimità dei sistemi di ventilazione.
Sono queste le situazioni in cui si determina la necessità di un'azione specifica da attuare in tempi brevi, per eliminare il rilascio in atto di fibre di amianto nell'ambiente.
I provvedimenti possibili possono essere:
   - restauro dei materiali: l'amianto viene lasciato in sede senza effettuare alcun intervento di bonifica vera e propria, ma limitandosi a riparare le zone danneggiate e/o ad eliminare le cause potenziali del danneggiamento (modifica del sistema di ventilazione in presenza di correnti d'aria che erodono il rivestimento, riparazione delle perdite di acqua, eliminazione delle fonti di vibrazioni, interventi atti ad evitare il danneggiamento da parte degli occupanti). È applicabile per materiali in buone condizioni che presentino zone di danneggiamento di scarsa estensione (inferiori al 10% della superficie di amianto presente nell'area interessata). È il provvedimento di elezione per rivestimenti di tubi e caldaie o per materiali poco friabili di tipo cementizio, che presentino danni circoscritti. Nel caso di materiali friabili è applicabile se la superficie integra presenta sufficiente coesione da non determinare un rilascio spontaneo di fibre;
   - intervento di bonifica mediante rimozione, incapsulamento o confinamento dell'amianto. La bonifica può riguardare l'intera installazione o essere circoscritta alle aree dell'edificio o alle zone dell'installazione in cui si determina un rilascio di fibre.
Quando si presentano situazioni di incerta classificazione è necessaria anche una indagine ambientale che misuri la concentrazione di fibre aerodisperse, con le tecniche indicate nel decreto.
Una volta che si accerti una situazione per la quale è necessaria la “bonifica”, il decreto indica le metodologie applicabili.
I metodi di bonifica che possono essere attuati, sia nel caso di interventi circoscritti ad aree limitate dell'edificio, sia nel caso di interventi generali, sono:
  
1) Rimozione dei materiali di amianto
È il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione ed ogni necessità di attuare specifiche cautele per le attività che si svolgono nell'edificio. Comporta un rischio estremamente elevato per i lavoratori addetti e per la contaminazione dell'ambiente; produce notevoli quantitativi di rifiuti tossici e nocivi che devono essere correttamente smaltiti.
È la procedura che comporta i costi più elevati ed i più lunghi tempi di realizzazione. In genere richiede l'applicazione di un nuovo materiale, in sostituzione dell'amianto rimosso.
  
2) Incapsulamento
Consiste nel trattamento dell'amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che (a seconda del tipo di prodotto usato) tendono ad inglobare le fibre di amianto, a ripristinare l'aderenza al supporto, a costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. Costi e tempi dell'intervento risultano più contenuti. Non richiede la successiva applicazione di un prodotto sostitutivo e non produce rifiuti tossici. Il rischio per i lavoratori addetti e per l'inquinamento dell'ambiente è generalmente minore rispetto alla rimozione. È il trattamento di elezione per i materiali poco friabili di tipo cementizio.
Il principale inconveniente è rappresentato dalla permanenza nell'edificio del materiale di amianto e dalla conseguente necessità di mantenere un programma di controllo e manutenzione. Occorre inoltre verificare periodicamente l'efficacia dell'incapsulamento, che col tempo può alterarsi o essere danneggiato, ed eventualmente ripetere il trattamento. L'eventuale rimozione di un materiale di amianto precedentemente incapsulato è più complessa, per la difficoltà di bagnare il materiale a causa dell'effetto impermeabilizzante del trattamento. Inoltre, l'incapsulamento può alterare le proprietà antifiamma e fonoassorbenti del rivestimento di amianto.
  
3) Confinamento
Consiste nell'installazione di una barriera a tenuta che separi l'amianto dalle aree occupate dell'edificio. Se non viene associato ad un trattamento incapsulante, il rilascio di fibre continua all'interno del confinamento. Rispetto all'incapsulamento, presenta il vantaggio di realizzare una barriera resistente agli urti.
È indicato nel caso di materiali facilmente accessibili, in particolare per bonifica di aree circoscritte (ad es. una colonna). Non è indicato quando sia necessario accedere frequentemente nello spazio confinato. Il costo è contenuto, se l'intervento non comporta lo spostamento dell'impianto elettrico, termoidraulico, di ventilazione, ecc. Occorre sempre un programma di controllo e manutenzione, in quanto l'amianto rimane nell'edificio; inoltre la barriera installata per il confinamento deve essere mantenuta in buone condizioni.
Con riferimento, proprio alla scelta del metodo di bonifica, il decreto fornisce precise indicazioni:
   i) un intervento di rimozione spesso non costituisce la migliore soluzione per ridurre l'esposizione ad amianto; se viene condotto impropriamente può elevare la concentrazione di fibre aerodisperse, aumentando, invece di ridurre, il rischio di malattie da amianto;
   ii) materiali accessibili, soprattutto se facilmente danneggiabili, devono essere protetti da un idoneo confinamento;
   iii) prima di scegliere un intervento di incapsulaggio deve essere attentamente valutata l'idoneità del materiale di amianto a sopportare il peso dell'incapsulante.
In particolare trattamenti incapsulanti non sono indicati:
   - nel caso di materiali molto friabili o che presentano scarsa coesione interna o adesione al substrato, in quanto l'incapsulante aumenta il peso strutturale aggravando la tendenza del materiale a delaminarsi o a staccarsi dal substrato;
   - nel caso di materiali friabili di spessore elevato (maggiore di 2 cm), nei quali il trattamento non penetra molto in profondità e non riesce quindi a restituire l'adesione al supporto sottostante.
Per contro l'aumento di peso può facilitare il distacco dell'amianto:
   - nel caso di infiltrazioni di acqua: il trattamento impermeabilizza il materiale così che si possono formare internamente raccolte di acqua che appesantiscono il rivestimento e ne disciolgono i leganti, determinando il distacco;
   - nel caso di materiali facilmente accessibili, in quanto il trattamento forma una pellicola di protezione scarsamente resistente agli urti. Non dovrebbe essere mai effettuato su superfici che non siano almeno a 3 metri di altezza, in aree soggette a frequenti interventi di manutenzione o su superfici, a qualsiasi altezza, che possano essere danneggiate da attrezzi (es. soffitti delle palestre);
   - nel caso di installazioni soggette a vibrazioni (aeroporti, locali con macchinari pesanti, ecc.): le vibrazioni determinano rilascio di fibre anche se il materiale è stato incapsulato;
   iv) tutti i metodi di bonifica alternativi alla rimozione presentano costi minori a breve termine. A lungo termine, però il costo aumenta per la necessità di controlli periodici e di successivi interventi per mantenere l'efficacia e l'integrità del trattamento. Il risparmio economico (così come la maggiore rapidità di esecuzione), rispetto alla rimozione, dipende prevalentemente dal fatto che non occorre applicare un prodotto sostitutivo e che non vi sono rifiuti tossici da smaltire. Le misure di sicurezza da attuare sono, invece, per la maggior parte le stesse per tutti i metodi;
   v) interventi di ristrutturazione o demolizione di strutture rivestite di amianto devono sempre essere preceduti dalla rimozione dell'amianto stesso.
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A fronte della precisa e puntuale normativa tecnica sopra ricordata, introdotta in attuazione della l. n. 257 del 1992, la legittima adozione di un’ordinanza contingibile ed urgente in materia di amianto presuppone lo svolgimento di un’adeguata istruttoria e di una motivazione estremamente puntuale e dettagliata che dia conto di tutti gli elementi essenziali sopra ricordati previsti dal d.m. 06.09.1994.
Sul punto, deve ritenersi che la speciale competenza accordata dall’art. 12, l. n. 257 del 1992 alle USL, non faccia venire meno il potere extra ordinem riconosciuto dall’art. 50, d.lgs. n. 267 del 2000, in capo al Sindaco, essendo quest’ultimo finalizzato a operare in situazioni di pericolo dovuto ad una situazione di pericolo imprevedibile ed eccezionale, attuale ed urgente.
D’altronde, perché tale competenza eccezionale sia legittimamente esercitata occorre che nella motivazione del provvedimento sia dato conto in modo preciso e puntuale, in aggiunta a quanto già sopra rilevato, degli elementi peculiari della fattispecie che impongono un intervento contingibile ed urgente.
Come accennato, il Comune ha ordinato la “bonifica” completa della struttura attualmente in essere nel sito, limitandosi a precisare “secondo le modalità e criteri stabiliti dalle norme vigenti”.
Il provvedimento risulta fondato:
   - sui rilievi operati dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di La Spezia, di cui alla nota acquisita al protocollo comunale il 5.3.2019, nota che a sua volta richiama i risultati dei rapporti di prova dell’Arpal sul campione raccolto in data 21.02. u.s., “in corrispondenza della struttura” ancora in essere nell’Ex Villaggio Europa presso lo spiaggione di Corniglia, dai quali emergere la presenza di amianto crisotilo;
   - sul fatto che l’intera struttura si trova in stato di abbandono sicché <<non è esclusa la possibilità di ulteriori incendi, i quali a causa delle problematiche collegate alle difficoltà di raggiungimento del sito da parte dei vigili del fuoco, potrebbero risultare di difficile spegnimento, rappresentando un potenziale pericolo per la salute delle persone, i beni limitrofi e la salvaguardia della pubblica incolumità>>;
   - sulla nota dei vigili del fuoco che indica come <<indispensabile l’emissione da parte del Sindaco di un provvedimento amministrativo che obblighi la proprietà ad una messa in sicurezza dell’intero sito dell’Ex Villaggio Europa>>;
Per quanto concerne, poi, l’omessa comunicazione di avvio del procedimento, il Comune si è limitato ad asserire che <<le particolari esigenze di celerità del procedimento connesse all’urgenza e conseguente immediata esecutività del presente provvedimento, rendono impossibile l’effettuazione della comunicazione di avvio del procedimento prevista dalla legge 07.08.1990, n. 241>>.
Esaminiamo, quindi, la documentazione richiamata dal Comune.
Per quanto concerne la <<proposta di emissione di ordinanza per ripristino rete e chiusure presso l’ex villaggio Marino Europa>> emessa, in data 19.06.2019, dai Carabinieri, questi ultimi hanno segnalato sia la presenza irregolare di persone senza fissa dimora, sia il fatto che la presenza dei soggetti nell’area non è limitata solo ad avere un giaciglio dove trascorrere la notte, ma con l’estate il luogo riceve turisti amanti della natura che invadono il terreno privato, nuovamente privo di reti, limitazioni e cartelli segnalanti la chiusura; in talune occasioni, poi, il comportamento di alcuni degli occupanti ha avuto risalto delittuoso per discussioni alimentate anche dall’alcool e sfocianti con l’aggressione l’uno contro l’altro, nonché con l’accensione di fuochi pericolosi per il rischio incendio;
I carabinieri, quindi, per risolvere i problemi di cui sopra hanno proposto al Comune di adottare un’ordinanza per:
   - sensibilizzare la proprietà a reinstallare reti interdittive e a vigilare sull’efficienza di queste, già oggetto di precedente ordinanza;
   - ripristinare il cartello (anche in inglese) ad inizio sentiero, anche in lingua inglese per preavvisare coloro che vi accedono e per mettere in condizione la FFPP di contestare la violazione sindacale oltre a quelle di settore;
   - valutare la rimozione o l’abbattimento, mantenendo traccia dei manufatti delle poche baracche ancora integre che vengono puntualmente occupate abusivamente.
Nella relazione di intervento dei vigili del fuoco del 09.01.2019, poi, è stato dato conto del fatto che gli stessi si erano recati in loco perché stava bruciando <<l’ultima baracca lato Riomaggiore dell’abbandonato villaggio turistico “Europa”, ubicato sotto la stazione ferroviaria di Corniglia>>. E <<avendo sentore di probabile presenza di materiali M.C.A. si attuavano normali e importanti precauzioni anti-contaminazione tra cui porsi sopravento (forza vento alta) e bagnare tutta la zona circostante; si provvedeva, poi, ad attaccare l’incendio e a smassare per il minuto spegnimento>>.
Con riguardo ai provvedimenti di tutela adottati, veniva dato conto di: <<lavaggio d.p.i., prelievo campione di materiale con sospetto M.C.A. e consegnato a personale NBCR DEL comando>>.
Con atto del 05.03.2019 il Comando provinciale dei VV.FF. di La Spezia ha dato conto del fatto che in occasione dell’intervento del 09.01.2019 di cui sopra, era stata <<rilevata la presenza di materiale con sospetta presenza di amianto>> <<in matrice compatta, in coperture, serbatoi, tubazioni>>, e che era stato prelevato un campione di detto materiale consegnato ad Arpal, la quale in data in data 21.02.2019 aveva fatto pervenire rapporti di prova del campione dai quali emergeva la presenza di amianto crisotilo.
E’ stato, quindi, rilevato che <<l’intera struttura era in stato di abbandono e non si esclude la possibilità che si possano verificare in futuro ulteriori incendi e visto che la viabilità del sito non consente un facile accesso agli automezzi di soccorso, si ritiene necessario che codesta amministrazione comunale competente provveda a far eseguire gli interventi necessari per la messa in sicurezza del sito>>.
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Ebbene, alla luce di tutto quanto sin qui detto risulta evidente che né l’ordinanza, né i documenti tecnici da essa richiamati danno conto, tra l’altro:
   a) delle modalità e della procedura di campionamento e di analisi adottata e della puntuale compatibilità con i criteri previsti dal d.m. 06.09.1994;
   b) di una puntuale valutazione delle condizioni di rischio effettive e, in particolare, quali e quanti manufatti contenenti amianto occorra procedere a mettere in sicurezza, le dimensioni e caratteristiche degli stessi e se siano friabili o meno, e con quale grado di friabilità, in relazione anche alla maggiore o minore predisposizione al danneggiamento da parte di terzi;
   c) della gravità e rilevanza dell’estensione delle zone potenzialmente interessate;
   d) dei possibili fattori di pericolosità (manomissione) esterna dei manufatti in relazione alla consistenza degli stessi (ovvero se i beni interessati siano manomettibili e in che misura e con quale grado potenziale di rischio);
   e) del perché sia, quindi, necessaria proprio la bonifica, e quale modalità, tra quelle possibili, sia quella necessaria e sufficiente a mettere in sicurezza la zona.
L’omessa precisa e puntuale indicazione di tutti gli elementi sopra estesi non consente di comprendere se sussista o meno l’eccezionale urgenza e l’imprevedibilità del pericolo che solo giustifica l’intervento da parte del Sindaco.
Sul punto, deve ritenersi meramente ipotetico il pericolo connesso ad una possibile reiterazione di episodi di incendio, senza una puntuale descrizione e valutazione delle potenzialità di aerodispersione dell’amianto presente nei manufatti in relazione allo specifico grado di “fragilità” dei manufatti in contestazione in caso di incendio medesimo.
Peraltro, sempre con riferimento al pericolo di incendio, non è nemmeno esplicitato per quale motivo non sia possibile adottare, e, quindi, ordinare, l’adozione di misure diverse idonee a mettere adeguatamente in sicurezza l’intero sito dal rischio di incendi.
A conferma di tutto quanto sopra detto, si rammentano le pronunce giurisprudenziali che hanno sottolineato come <<è illegittimo l'ordine di rimuovere manufatti contenenti amianto che non è stato preceduto da un approfondimento tecnico-istruttorio in merito alla scelta del metodo di bonifica più opportuno tra le diverse modalità attuabili, essendo invece necessario un preventivo apprezzamento dei rischi connessi alla sua concreta attuazione>> (in tal senso, TAR, Ancona, sez. I, 07/10/2016, n. 545; conformemente, TAR Puglia, sez. dist. Lecce, sez. I, 06/02/2014, n. 337).
La particolarità della fattispecie in materia di amianto sia in termini di attività istruttoria che di motivazione del provvedimento, in particolare in caso di ordinanza contingibile e urgente, comporta, poi, di apprezzare diversamente la questione della “derogabilità” all’obbligo di preventiva comunicazione di avvio del procedimento.
Infatti, è vero che è affermato il principio secondo il quale <<in caso di emanazione di un'ordinanza sindacale contingibile ed urgente non occorre il rispetto delle regole procedimentali poste a presidio della partecipazione del privato, ex art. 7, l . 07.08.1990 n. 241, essendo queste incompatibili con l'urgenza di provvedere, anche in ragione della perdurante attualità dello stato di pericolo, che può aggravarsi con il trascorrere del tempo; in sostanza, la comunicazione di avvio del procedimento nelle ordinanze contingibili e urgenti del Sindaco non può che essere di pregiudizio all'urgenza di provvedere>> (C. Stato, sez. V, 01/12/2014, n. 5919).
D’altronde, la complessità istruttoria, argomentativa e anche decisoria che caratterizza i provvedimenti in materia di amianto, tali da comportare anche un rilevante esercizio di discrezionalità tecnica da parte della P.A., comporta che anche nel caso di ordinanze contingibili ed urgenti, salvi casi di eccezionale urgenza e gravità adeguatamente indicati nella motivazione del provvedimento, il soggetto possibile destinatario di quest’ultimo deve essere messo nelle condizioni di contraddire e offrire anche il suo apporto tecnico alle valutazioni che la P.A. è chiamata ad adottare.
Poiché, come sopra visto, non è stato dato conto in modo adeguato e puntuale della sussistenza di una situazione di tale eccezionale urgenza e gravità, il Comune avrebbe dovuto procedere alla comunicazione di avvio del procedimento nei confronti di parte ricorrente.
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In conclusione, alla luce di quanto sopra esposto, il provvedimento impugnato deve essere annullato, nei limiti e per i motivi sopra esposti, per difetto di motivazione e omessa comunicazione dell’avvio del procedimento (TAR Liguria, Sez. I, sentenza 08.07.2019 n. 603 - link a www.giustizia-amministrartiva.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATAOrdinanza sindacale di rimozione manto di copertura in lastre tipo eternit di fabbricati industriali.
Ai sensi della L. n. 257/1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), qualora sugli edifici si renda necessaria la rimozione dell’amianto, al ricorrere delle circostanze ivi previste, “il costo delle operazioni di rimozione dell’amianto è a carico dei proprietari degli immobili” (art. 12, c. 3).
La L.R. n. 45/2017 ha previsto che “L’Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi per la realizzazione degli interventi sostitutivi di rimozione dell’amianto da edifici o manufatti di proprietà privata, nel caso di inottemperanza all’ordinanza contingibile e urgente emessa dal Sindaco nei confronti dei proprietari degli edifici e dei manufatti interessati”. In attuazione di tale disposizione è stato emanato il DPReg. n. 45/2019.

Il Comune riferisce di voler avviare il procedimento per la rimozione del manto di copertura in lastre tipo eternit di due fabbricati ad uso industriale, a seguito delle risultanze del sopralluogo effettuato dall’AAS competente per territorio per la verifica dello stato di conservazione di detta copertura.
Il Comune precisa che i privati proprietari dei fabbricati hanno concesso nel 2014, con atto pubblico, un diritto di superficie sulla “porzione immobiliare ad uso lastrico solare, costituente il piano copertura” ad una Società, che, in forza del contratto, avrebbe dovuto rimuovere le lastre tipo eternit ivi presenti e costruirvi e mantenervi quattro impianti fotovoltaici e quant’altro necessario per lo svolgimento dell’attività di produzione di energia elettrica.
Nel 2016 la Società è stata dichiarata fallita dal Tribunale competente ed il diritto di superficie è entrato nella procedura fallimentare
[1].
In tale contesto, il Comune chiede a chi vada notificata l’ordinanza di rimozione del manto di copertura con lastre tipo eternit dei fabbricati industriali di cui si tratta.
Si premette che l’attività di consulenza svolta da questo Servizio consta nel fornire elementi giuridici in generale sulle questioni poste, che possano essere di ausilio agli enti locali per la soluzione, in autonomia, dei casi concreti, senza alcuna ingerenza nella valutazione degli atti inerenti alle singole fattispecie.
Per cui, preso atto dell’intenzione dell’Ente di far rimuover le coperture in eternit degli immobili di cui si tratta, a seguito della verifica compiuta dall’AAS competente, con riferimento al quesito posto circa i soggetti cui notificare l’ordinanza di rimozione, si formulano alcune riflessioni, che l’Ente potrà utilizzare per addivenire alla soluzione più opportuna del caso di interesse.
Secondo la normativa di settore, di cui alla L. 27.03.1992, n. 257, “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, qualora sugli edifici si renda necessaria la rimozione dell’amianto al ricorrere delle circostanze ivi previste
[2], “il costo delle operazioni di rimozione dell’amianto è a carico dei proprietari degli immobili” (art. 12, c. 3).
La normativa richiamata, da prendere a riferimento da parte del Comune per il procedimento di rimozione dell’amianto, individua espressamente nei proprietari i soggetti tenuti a sostenerne i costi, a prescindere dai rapporti di natura contrattuale che questi possano aver instaurato con altri privati in relazione agli immobili e da cui siano sorti altri diritti sugli stessi.
Non vi è, invero, nell’art. 12 della L. n. 257/1992, alcun riferimento, per quanto concerne l’imputazione dei costi della rimozione dell’amianto, a soggetti titolari –sugli immobili di cui si tratta– di altri diritti diversi dal diritto di proprietà.
Sembra dunque potersi ritenere –venendo al caso di specie– che l’ordinanza sindacale di rimozione del manto di copertura in lastre eternit dei fabbricati industriali vada notificata –ai sensi della normativa di settore richiamata– ai proprietari di detti immobili, a prescindere dalle vicende giuridiche che li hanno interessati, in particolare dai rapporti inter partes tra i proprietari e la ditta concessionaria del diritto di superficie sul lastrico solare, che potranno essere da questi risolti nelle opportune sedi.
Con riferimento alla posizione del Comune –cui l’attività di consulenza di questo Servizio è rivolta– si informa che la L.R. 28.12.2017, n. 45 (Legge di stabilità 2018), ha previsto, all’art. 4, comma 27, che “L’Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi ai Comuni per la realizzazione degli interventi sostitutivi di rimozione dell’amianto da edifici o manufatti di proprietà privata, nel caso di inottemperanza all’ordinanza contingibile e urgente emessa dal Sindaco nei confronti dei proprietari degli edifici e dei manufatti interessati”
[3].
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[1] Peraltro, il curatore fallimentare ha comunicato di essere stato autorizzato dal comitato dei creditori e con il visto del Giudice Delegato alla rinuncia alla liquidazione del diritto di superficie del manto di copertura di cui è questione, ai sensi dell’art. 104-ter, della legge fallimentare (R.D. n. 267/1942).
Viene altresì detto nel quesito che il diritto di superficie di cui si tratta è stato fatto oggetto nel 2015 di espropriazione immobiliare. In proposito, il Comune ha riferito che la procedura esecutiva nei confronti della Società è ancora in corso, ma il legale della ditta esecutrice ha fatto sapere che la sua assistita rinuncerà all’espropriazione immobiliare del diritto di superficie.
[2] Come osserva la Corte di Cassazione, la L. n. 257/1992 –posta a tutela dell’ambiente e della salut –ha vietato per il futuro la commercializzazione e l’utilizzazione di materiali costruttivi in fibrocemento, ma non ha imposto la rimozione generalizzata di tali materiali nelle costruzioni già esistenti al momento della sua entrata in vigore, prevedendo rispetto a tali costruzioni l’obbligo dei proprietari degli immobili di comunicare agli organi sanitari locali la presenza di amianto fioccato o friabile negli edifici (art. 12).
[3] In attuazione di tale disposizione, è stato emanato il DPReg. 28.03.2019, n. 54, recante: “Regolamento per la concessione dei contributi di cui all’articolo 4, comma 27 della legge regionale 28.12.2017, n. 45 (Legge di stabilità 2018) per la realizzazione da parte dei Comuni, di interventi sostitutivi di rimozione dell’amianto da edifici o manufatti di proprietà privata, nel caso di inottemperanza di ordinanze contingibili e urgenti”. Il Regolamento è pubblicato nel BUR Friuli Venezia Giulia n. 15 del 10.04.2019
 (15.04.2019 - link a http://autonomielocali.regione.fvg.it).

EDILIZIA PRIVATA: RIFIUTI - AMIANTO – D.M. 06.09.1994 – Applicazione – Strutture suscettibili di utilizzazione collettiva – Utilizzazione in atto – Non è richiesta.
Circa la disciplina di cui di cui al d.m. 06.09.1994 (Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27.03.1992 n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto) l'art. 1a) recita testualmente che <<la potenziale pericolosità dei materiali di amianto dipende dall’eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell’ambiente che possono venire inalate dagli occupanti. Il criterio più importante è la friabilità dei materiali>>.
Sicché, risulta infondata la censura in ordine alla dedotta violazione della normativa in tema cessazione dell’impiego dell’amianto in conseguenza del fatto che <<i capannoni coperti dalle lastre in eternit oggetto dell’ordinanza impugnata sono ubicati in una tenuta agricola di notevole estensione (14 ettari), interamente recintata, inaccessibile da terze persone, in una zona disabitata ed i fabbricati sono chiusi con cancelli e lucchetti di sicurezza>>.
Ciò che infatti rileva ai fini dell’applicazione della su indicata normativa è che si tratti comunque di strutture suscettibili di <<utilizzazione collettiva in cui sono in opera manufatti e/o materiali contenenti amianto dai quali può derivare una esposizione a fibre aerodisperse>>.
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... per l’annullamento dell’ordinanza n. 1 del 30.11.2016 del Comune di Castel Giorgio (Area Tecnica), irritualmente notificata in allegato alla raccomandata n. 15230114710-2 il 17.04.2018, con cui si è disposto la messa in sicurezza di coperture in cemento amianto (eternit) in località ... n. 13 in Contrada ... 13, nel Comune di Castel Giorgio (TR).
...
1. Con il ricorso in epigrafe si chiede l’annullamento del provvedimento con il quale il Comune di Castel Giorgio ha disposto la messa in sicurezza di coperture in cemento amianto (eternit) di alcuni manufatti di proprietà della sig.ra Si.Le., odierna ricorrente.
2. L’impugnativa è stata affidata ai seguenti motivi:
   I. Violazione di legge in relazione alla disciplina del combinato disposto delle norme di cui al D.M. 06.09.1994 in merito alle metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27.03.1992 n. 257, per errata interpretazione ed applicazione normativa.
Riferisce la ricorrente che <<i capannoni coperti dalle lastre in eternit oggetto dell’ordinanza impugnata sono ubicati in una tenuta agricola di notevole estensione (14 ettari), interamente recintata, inaccessibile da terze persone, in una zona disabitata ed i fabbricati sono chiusi con cancelli e lucchetti di sicurezza. Inoltre, le lastre di eternit non sono in materiale friabile, bensì compatto ed in quanto tali non possono subire danneggiamenti se non per opera vandalica dell’uomo o per eventi calamitosi naturali come accaduto ed al quale evento si è prontamente provveduto, peraltro senza richiedere indennizzi dalla comunità>>.
Ne conseguirebbe l’insussistenza di alcun rischio alla salute nei confronti di lavoratori e/o occupanti come richiesto dalla citata disciplina normativa.
   II. Violazione di legge in relazione al richiamato Titolo IX, capo 3° del D.Lgs. 81/2008, per errata interpretazione ed applicazione normativa.
Adduce la ricorrente che <<il campo di applicazione del decreto citato, infatti, riguarda esclusivamente le imprese ed i lavoratori che provvedono alla bonifica di siti contenenti amianto e, pertanto, la normativa esplicitamente richiamata non è antecedente logico, né giuridico dell’ordinanza contestata>>.
   III. Violazione di legge in relazione alla disciplina di cui agli artt. 7, 8 e 10 della legge 241/1990, nonché alla ratio legis che ne sta a fondamento, per impedimento alla partecipazione del procedimento amministrativo e violazione del contraddittorio. Violazione art. 3 della Costituzione e art. 1 della Legge 241/1990 per sperequazione di trattamento di situazioni identiche.
Lamenta la ricorrente la violazione delle garanzie procedimentali di cui agli artt. 7, 8 e 10 della legge 241/1990, non avendo <<mai ricevuto notizia, comunicazione o notifica di atti prodromici all’emissione del provvedimento impugnato>>, come pure del sopralluogo eseguito dalla U.S.L. il 04.05.2016, nonché degli esiti del medesimo.
   IV. Violazione di legge in relazione all’art. 10 della legge 265/1999 per irritualità della notificazione del provvedimento amministrativo.
Sostiene la ricorrente che il provvedimento impugnato <<avrebbe dovuto essere notificato con l’apposita procedura e non portato a conoscenza della ricorrente con una semplice raccomandata postale, per giunta allegato ad una lettera, ingenerando confusione nella medesima>>.
   V. Violazione di legge in relazione all’art. 3, comma 1, della legge 241/1990 per carenza di motivazione conseguente all’inesistenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento.
...
1. È materia del contendere la legittimità del provvedimento con il quale il Comune di Castel Giorgio ha disposto la messa in sicurezza di coperture in cemento amianto (eternit) di alcuni manufatti di proprietà dell’odierna ricorrente.
2. Nel merito il ricorso è infondato e va respinto.
3. Dalle premesse del provvedimento impugnato risulta infatti che l’indice di degrado delle coperture in eternit dei fabbricati di parte ricorrente <<risulta pari a 30 e che tale indice prevede la messa in sicurezza mediante sopracopertura, incapsulamento o rimozione come descritto dalla D.G.R. n. 129 del 01/02/2010 entro il termine di 3 (tre) anni dall’accertamento>>.
4. Non colgono pertanto nel segno le doglianze (terzo e quinto motivo di ricorso) relative all’asserita violazione delle garanzie procedimentale ed al paventato difetto di motivazione e/o istruttoria del provvedimento impugnato, le cui risultanze appaiono invero coerenti con la disposta valutazione dello stato di conservazione delle coperture di cemento-amianto, la quale è stata correttamente condotta attraverso l’ispezione dei manufatti e l’applicazione dell’Indice di Degrado (I.D) di cui alla deliberazione della Giunta Regionale 01.02.2010, n. 129 (rimasta inoppugnata), il cui allegato A riporta l’algoritmo che la Regione Umbria ha deciso di adottare per la valutazione obbligatoria delle coperture esterne in cemento amianto.
5. E ciò coerentemente alla disciplina di cui di cui al d.m. 06.09.1994 (Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6 comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27.03.1992 n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto), il cui art. 1a) recita testualmente che <<la potenziale pericolosità dei materiali di amianto dipende dall’eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell’ambiente che possono venire inalate dagli occupanti. Il criterio più importante è la friabilità dei materiali>>.
6. Sempre per l’infondatezza, deve giungersi in ordine alla dedotta violazione della normativa in tema cessazione dell’impiego dell’amianto (primo motivo di ricorso) in conseguenza del fatto che <<i capannoni coperti dalle lastre in eternit oggetto dell’ordinanza impugnata sono ubicati in una tenuta agricola di notevole estensione (14 ettari), interamente recintata, inaccessibile da terze persone, in una zona disabitata ed i fabbricati sono chiusi con cancelli e lucchetti di sicurezza>>.
7. Ciò che infatti rileva ai fini dell’applicazione della su indicata normativa è che si tratti comunque di strutture suscettibili di <<utilizzazione collettiva in cui sono in opera manufatti e/o materiali contenenti amianto dai quali può derivare una esposizione a fibre aerodisperse>> (cfr., premesse al d.m. 06.09.1994), indipendentemente dal fatto che esse si trovino, allo stato, inutilizzate.
8. Parimenti destituita di fondamento, è l’affermazione di parte ricorrente (secondo motivo), con cui si contesta l’applicazione al caso di specie della disciplina di cui al titolo IX, capo 3°, del d.lgs. 81/2008, trattandosi invero di normativa il cui ambito di applicazione concerne <<tutte le rimanenti attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate>> ed è quindi perfettamente attinente al caso di specie, in cui è stata ordinata <<la messa in sicurezza mediante sopracopertura, incapsulamento o rimozione>> delle coperture di cemento-amianto dei fabbricati di parte ricorrente, la quale dovrà essere effettuata dalle apposite ditte specializzate, coerentemente a detta disciplina normativa.
9. Sempre per l’infondatezza, deve infine concludersi in ordine all’asserita irritualità della notifica del provvedimento impugnato, trattandosi di rilievo puramente formale insuscettibile di inficiare nella sostanza la legittimità delle valutazioni e determinazioni assunte dall’amministrazione intimata nei confronti dell’odierna ricorrente.
10. In conclusione il ricorso va rigettato siccome infondato (TAR Umbria, sentenza 18.02.2019 n. 75 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2017

AMBIENTE-ECOLOGIA: Oggetto: Amianto. Sanzioni e controlli. Legge regionale 29.09.2003, n. 17, art. 8-bis, co. 1 (Regione Lombardia, nota 13.11.2017 n. 33278 di prot.).
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La nota regionale scaturisce a fronte di interrogativi formulati da parte di un comune bergamasco siccome riportati nel prosieguo.
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OGGETTO: L.R. 29.09.2003 n. 17 - Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto. RICHIESTA CHIARIMENTI.
   La presente per chiedere chiarimenti applicativi per quanto citato in oggetto. Segnatamente, premesso:
   a) che l’art. 6, comma 1, così recita:
      1. Al fine di conseguire il censimento completo dell’amianto presente sul territorio regionale ai sensi dell’articolo 12 della legge 257/1992, i soggetti pubblici e i privati proprietari sono tenuti a:
         a) per edifici, impianti o luoghi nei quali vi è presenza di amianto o di materiali contenenti amianto, a comunicare tale presenza all’ASL competente per territorio, qualora non già effettuato;
         b) per mezzi di trasporto nei quali vi è presenza di amianto o di materiali contenenti amianto, a comunicare alla ASL competente per territorio ed alla amministrazione provinciale tale presenza;
         c) per impianti di smaltimento di amianto o di materiali contenenti amianto, a comunicare alla ASL competente per territorio ed alla amministrazione provinciale i quantitativi smaltiti, aggiornando l’informazione annualmente.

   b) che l’art. 8-bis, comma 1, della L.R. 29.09.2003 n. 17 così dispone:
“Art. 8-bis - Sanzioni e controlli
1. La mancata comunicazione di cui all’articolo 6, comma 1, comporta, a carico dei soggetti proprietari pubblici e privati inadempienti, l’applicazione di una sanzione amministrativa da € 100,00 a € 1.500,00.”;

   c) che l’art. 9, comma 2-bis, recita quanto segue:
“2-bis. All’introito delle somme provenienti alla Regione dalle sanzioni previste all’articolo 8-bis, si provvede con l’UPB 3.4.10 “Introiti diversi”, iscritta allo stato di previsione delle entrate del bilancio per l’esercizio finanziario 2012 e successivi.”,
lo scrivente Settore si trova a gestire un affare laddove il proprietario del manufatto, avente copertura in cemento-amianto, non ha provveduto alla comunicazione di cui alla precedente lett. a).
   Sicché, chi scrive -non comprendendo appieno il tenore letterale della norma- formula i seguenti interrogativi al fine di avere contezza circa il corretto modus operandi:
   1.
qual è il soggetto che deve irrogare la sanzione ex art. 8-bis? Detto altrimenti, la scrivente Amministrazione oppure l’ATS di Bergamo?
   2.
la sanzione da comminare parrebbe evincersi che la introiti la Regione, siccome deducibile “indirettamente” dalla lettura dell’art. 9, comma 2-bis? E’ corretta tale interpretazione? In caso affermativo
   3.
quali sono i riferimenti da indicare nell’ingiunzione di pagamento affinché il destinatario della medesima possa provvedere in merito?

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. del 27.07.2016, "Recepimento dell’accordo del 07.05.2015 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano concernente la qualificazione dei laboratori pubblici e privati che effettuano attività di campionamento ed analisi sull’amianto sulla base dei programmi di controllo di qualità, di cui all’articolo 5 e all’allegato 5 del decreto 14.05.1996 e individuazione del centro di riferimento regionale" (deliberazione G.R. 18.07.2016 n. 5416).

anno 2015

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATAAmianto, tre strade per la bonifica. Il materiale può essere incapsulato, confinato o rimosso da ditte iscritte all’Albo gestori.
Sicurezza. Obbligatorio comunicare alla Asl il piano di lavoro, che si intende approvato dopo 30 giorni con il silenzio-assenso.

Nelle abitazioni sono diversi i casi in cui ci si può imbattere nell'amianto: pannelli, pavimenti, rivestimenti di camini, tubazioni, lastre di copertura, canne fumarie, serbatoi idrici, guarnizioni stufe, intonaco.
Come afferma l’allegato sulla valutazione del rischio al Dm 06.09.1994, la presenza di materiali che contengono amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti: «Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto». Lo stesso allegato indica norme e metodologie tecniche di applicazione della legge 257/1992 che ha messo al bando questo materiale.
Le indicazioni del decreto si applicano a tutte le strutture edilizie: ad uso civile, commerciale o industriale.
Il proprietario dell’immobile -l’amministratore di condominio per le parti comuni, o il gestore dell’attività- deve sempre designare una figura responsabile del rischio amianto, con compiti di controllo e coordinamento dell’attività manutentiva, da cui passa la valutazione dell'eventuale bonifica. Il proprietario deve anche tenere i documenti relativi all’ubicazione dell’amianto, predisporre la segnaletica e le misure di sicurezza, fornire una corretta informazione agli occupanti dell’edificio sui rischi potenziali e i comportamenti da adottare.
A seconda del tipo di matrice, si predispone quindi un controllo visivo e strumentale periodico. «Il responsabile deve individuare la ditta qualificata e abilitata ad eseguire i lavori: cioè un’impresa iscritta all’Albo nazionale gestori ambientali, in categoria 10, con coordinatore e operai specificamente formati», aggiunge Erminio Barbati, vicepresidente Aibam (Associazione imprese bonificatori amianto).
La ditta deve redigere un “piano di lavoro” da presentare all'Asl competente per territorio -tranne casi di urgenza- almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori. Dopo 30 giorni scatta il silenzio-assenso.
A seconda delle caratteristiche di installazione e dello stato di conservazione, la bonifica può esser fatta tramite incapsulamento (trattare con vernice che ricostruisce la superficie e impedisce la fuga del materiale), confinamento (“chiusura” dietro murature) o rimozione del materiale. Non sempre è possibile rimuovere il materiale, a causa di impedimenti strutturali dell’edificio. In ogni caso, una volta accertata la presenza dell’amianto, è necessario stilare almeno un programma di controllo e manutenzione, per prevenire il rilascio e la dispersione di fibre, e nel caso intervenire per rimuovere o mettere in sicurezza.
«Il rischio è rappresentato dalla friabilità dei materiali e dalla loro esposizione. L’amianto in matrice compatta, comunemente conosciuto come cemento-amianto (fibrocemento, o eternit, dal nome del più diffuso prodotto commerciale), è meno pericoloso di quello in matrice friabile, che ha fibre libere o debolmente legate. Ma va sottoposto alla valutazione periodica dell’indice di degrado», spiega Nicola Giovanni Grillo, presidente di Aibam. In ogni caso, i lavori non si effettuano mai in presenza di abitanti.
«Quanto alle autorizzazioni edilizie -aggiunge Grillo- dipendono dal tipo di intervento collegato: se rimuovo soltanto una parte, non necessito di alcun particolare documento; se tolgo il cemento-amianto e rimetto un’altra copertura, coibentata, dovrò fare una comunicazione di inizio lavori».
Una volta completata l’opera, il materiale rimosso va portato in un centro di stoccaggio o direttamente in discarica. «A farlo può essere la stessa ditta che ha eseguito i lavori, ma per il trasporto deve esser comunque iscritta all’Albo in categoria 5: tutto è indicato nel piano di lavoro inviato all’Asl, anche il tragitto compiuto per lo smaltimento», dice il presidente di Assoamianto, Sergio Clarelli.
«Al proprietario deve poi tornare entro 90 giorni una copia del Fir (formulario di identificazione rifiuti), che attesta il conferimento presso una discarica autorizzata. Questo documento si aggiunge al certificato di fine lavori, e all’eventuale copia del campionamento dell’aria successivo all’intervento».
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PERMESSI E NULLA OSTA
Il piano di lavoro predisposto dalla ditta abilitata alla bonifica va inviato alla Asl del proprio territorio 30 giorni prima dell’inizio delle opere. Se entro 30 giorni l’Asl non richiede integrazioni o modifiche, né dà prescrizioni, la ditta può eseguire le opere.
Le autorizzazioni edilizie dipendono dal tipo di intervento e dalle norme regionali o locali. In generale, in caso di sola rimozione di una parte di amianto, non serve alcun titolo abilitativo; se, ad esempio, si sostituisce una copertura in eternit con un altro manto coibentato, ci sarà bisogno di una Cila.
L’IMPRESA
L’impresa che effettua i lavori deve essere iscritta all'Albo nazionale gestori ambientali, in categoria 10: categoria 10A e/o 10B, a seconda che sia abilitata al trattamento dei soli materiali compatti (di solito cemento-amianto, eternit) o a tutti i tipi di bonifica.
La ditta deve avere dipendenti provvisti di patentino di abilitazione per coordinatore e operatori addetti alla bonifica. L’impresa che trasporta i materiali alla discarica –può essere anche la stessa che ha eseguito la rimozione– deve essere iscritta all’Albo in categoria 5.
AGEVOLAZIONI PER PERSONE FISICHE
Anche per le spese di rimozione dell’amianto su abitazioni e pertinenze (box, cantina, soffitta) si applica la detrazione Ipref del 50%, entro il limite di 96mila euro (articolo 16-bis del Dpr 917/1986). Per accedere ai benefici basta pagare le fatture con bonifico bancario o postale.
Se la rimozione dell’amianto è intervento di carattere condominiale sarà l’amministratore a provvedere al pagamento con bonifico in cui oltre alla partiva Iva dell’impresa esecutrice dei lavori indicherà anche il codice fiscale del condominio.
AGEVOLAZIONI PER LE SOCIETÀ
La detrazione del 50% non è applicabile per gli immobili posseduti da imprese e società nell’esercizio dell’attività commerciale. Ma le spese di rimozione amianto rientrano tra quelle detraibili quando si effettuano contestualmente gli interventi di risparmio energetico cui si applica la detrazione del 65 per cento.
Oltre agli edifici abitativi anche tutti gli edifici non residenziali e quelli a destinazione produttiva fruiscono di questa detrazione, se dotati di impianto di riscaldamento preesistente.
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Bonus del 50% anche per il 2016.
Persone fisiche. La detrazione confermata per gli immobili abitativi con il disegno di legge di Stabilità - In arrivo un credito di imposta per beni e strutture produttive.

Anche la leva fiscale può essere utilizzata per la rimozione di amianto/eternit presente nel patrimonio edilizio esistente in modo da ridurre significativamente i costi di questa operazione.
Gli sconti fiscali applicabili attualmente per le persone fisiche consentono la detrazione del 50% e, in taluni casi, del 65% per i contestuali interventi di risparmio energetico (si veda articolo in basso).
Si tratta di un’ottima opportunità di risparmio per chi vuole smaltire l’amianto. Ma come funziona l’incentivo? L’articolo 16-bis, comma 1, lettera l) del Dpr 917/1986, prevede espressamente, per gli interventi eseguiti su immobili abitativi e relative pertinenze (box, cantina, soffitta), la detraibilità dall’Irpef del 50% delle spese sostenute, entro il limite massimo di 96mila euro per gli interventi di bonifica dall’amianto.
La formulazione testuale della norma lascerebbe pensare che i benefici fiscali si possano applicare anche agli interventi eseguiti su immobili non abitativi, anche non pertinenziali, sempreché posseduti da persone fisiche, tenuto conto del carattere oggettivo della normativa che non limita espressamente alle abitazioni questa tipologia specifica di intervento. In pratica, se posseduto da una persona fisica l’edificio non residenziale (ufficio, negozio, capannone, ma anche tettoie, pollai e ricoveri di materiali), fruirebbe del bonus del 50% previsto per le abitazioni. Ma sul punto non sono mai arrivate conferme ufficiali.
Sino al 31.12.2015 (per ora ma la proroga al dicembre 2016 è contenuta nella legge di stabilità) l’importo della detrazione è pari al 50% delle spese sostenute sino a un ammontare massimo di 96mila euro, cioè 48mila euro da ripartirsi in dieci rate annuali fino a 4.800 euro ciascuna da recuperare con la presentazione della dichiarazione dei redditi. Perciò, chi spende 20mila euro per la bonifica dall’amianto potrà recuperare 10 mila euro in 10 quote annuali da mille euro.
A regime, invece, la detrazione sarà pari al 36% delle spese sostenute fino a un ammontare massimo di 48mila euro, cioè 17.280 euro da ripartirsi in dieci quote.
Per accedere ai benefici basta pagare le fatture con bonifico bancario o postale.
Nella maggior parte dei casi la rimozione dell’amianto è un intervento che interessa i condomini: in questo caso sarà l’amministratore a provvedere al pagamento con bonifico, in cui oltre alla partiva Iva dell’impresa esecutrice dei lavori indicherà anche il codice fiscale del condominio. Lo stesso amministratore poi rilascerà ai singoli condomini un’attestazione degli importi da ciascuno dei condomini detraibili sulla base della tabella millesimale.
Da ultimo nel Ddl «Collegato ambientale« (atto Senato 1676), è stato approvato un emendamento presentato dal Governo che prevede un credito di imposta del 50% delle spese sostenute nel 2016 per interventi di bonifica dell’amianto anche su beni e strutture produttive (con fondi pari a 5,6 milioni di euro per il triennio 2017-2019).
Il credito di imposta -quando entrerà in vigore- non si applicherà per investimenti di importo unitario inferiore a 20mila euro.
L’importo del credito sarà ripartito in tre quote di pari importo da recuperare in sede di dichiarazione dei redditi. Il credito non concorre alla determinazione del reddito né dell’imponibile Irap. Modalità e termini di applicazione del beneficio saranno rimesse a uno specifico decreto del Mef.
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Per le società abbinamento con il risparmio energetico
Persone giuridiche. Recuperabili al 65% i lavori connessi all’isolamento termico.

Per gli immobili posseduti da imprese e società nell’esercizio dell’attività commerciale la detrazione Irpef del 50% non è applicabile. Tuttavia, le spese di rimozione dell’amianto rientrano tra quelle detraibili quando si effettuano contestualmente gli interventi di risparmio energetico cui si applica la detrazione Irpef/Ires del 65% (prorogata al 2016 secondo il Ddl di stabilità).
In sostanza se l’intervento di rimozione dell’eternit è collegato a interventi sui serramenti, all’implementazione di un cappotto termico, all’installazione di pannelli solari termici, o caldaie a condensazione, all’aggiunta di un camino solare, o pompe di calore, allora la detrazione è pari al 65% della spesa sostenuta sino a un importo massimo di detrazione pari a 100mila euro per gli interventi di riqualificazione globale, ovvero 60mila per gli interventi sulle strutture opache orizzontali o verticali (cappotto, finestre o solai) o 30mila per gli interventi di sostituzione degli impianti termici.
Il perimetro
In pratica, mentre la detrazione del 65% non si applica di per sé alla sola rimozione dell’amianto, le spese complessive di riqualificazione energetica con contestuale rimozione dell’amianto, se non separatamente fatturate (altrimenti si perde il diritto al beneficio), fruiscono anche di questa maggiore detrazione.
Trattandosi di intervento di risparmio energetico non sussistono i limiti oggettivi previsti per la detrazione del 50%: quindi l’agevolazione vale sia per le abitazioni sia per tutti gli edifici non residenziali e quelli a destinazione produttiva. L’importante è che gli stessi siano accatastati prima dell’inizio dell’intervento e siano dotati di impianto di riscaldamento preesistente.
Anche sotto il profilo soggettivo, la detrazione del 65% non subisce i limiti previsto per il bonus fiscale per le ristrutturazioni edilizie e, quindi, si applica oltre che ai soggetti Irpef anche a imprese e società (soggetti Ires). In entrambi i casi, trattandosi di una detrazione è necessario che il soggetto che sostiene le spese abbia capienza di imposta, cioè Irpef o Ires da versare nell’anno di imposta da cui poter scomputare l’importo detraibile.
Facciamo un esempio: una società vuole rimuovere l’amianto e, contestualmente, coibentare il tetto per migliorare l’isolamento termico dell’edificio. Nell’ipotesi in cui al termine dei lavori di rifacimento del tetto si conseguano i prescritti valori di trasmittanza termica, tutte le spese sostenute, anche per la rimozione dell’amianto nel tetto, fruiscono dei benefici fiscali.
Se si tratta di intervento di risparmio energetico eseguito su immobile strumentale, la detrazione si applica senza problemi a prescindere dal fatto che le spese sostenute sono già elemento di costo nella determinazione del reddito di impresa o arti e professione (es. maggiore ammortamento per capitalizzazione dell’investimento ovvero abbattimento dal reddito imponibile). In sostanza, la spesa sostenuta rileva, sia nella determinazione del reddito che come detrazione dalle imposte sul reddito dovute sull’utile (Irpef o Ires). Fanno eccezione gli immobili non abitativi locati per i quali l’agenzia delle Entrate ha posto dei limiti all’applicazione del 65 per cento.
Per i titolari di reddito d’impresa (ditte individuali, società di persone o di capitali), infatti, la detrazione del 65% spetta solo se gli interventi di riqualificazione energetica sono eseguiti su fabbricati strumentali (per natura o destinazione) utilizzati nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. Sono pertanto esclusi gli immobili locati a terzi (risoluzione n. 340/E/2008) e gli altri immobili posseduti dalle imprese o società. Tuttavia, i più recenti orientamenti giurisprudenziali di merito non riconoscono legittima questa interpretazione (si veda Il Sole 24 Ore del 29 giugno scorso).
La procedura
Il contribuente deve, in primo luogo, acquisire l’asseverazione di un tecnico abilitato che certifichi il rispetto dei requisiti di trasmittanza termica. È necessario acquisire anche l’attestato di prestazione energetica dell’edificio e la scheda informativa dei lavori secondo lo schema contenuto nel Dm 19.02.2007.
Una volta ottenuta l’asseverazione, l’Ape e la scheda informativa, il contribuente deve inviarli all’Enea (tramite il programma informatico disponibile sul sito internet www.acs.enea.it) entro i 90 giorni successivi alla fine dell’intervento
(articolo Il Sole 24 Ore del 02.11.2015).

EDILIZIA PRIVATA: Oggetto: Piano Regionale Amianto Lombardia (P.R.A.L.) (ASL di Bergamo, nota 01.04.2015 n. 38941 di prot.)

anno 2014

CONDOMINIO - EDILIZIA PRIVATAAmianto, il degrado obbliga alla bonifica. In base alla spesa maggioranze variabili per le delibere. Sicurezza. La valutazione del rischio deve essere affidata a tecnici abilitati.
L'amianto piaceva: le sue peculiari proprietà fonoassorbenti e termoisolanti e il basso costo hanno spinto al suo utilizzo per decenni anche negli edifici condominiali. Ma, dopo aver scoperto la sua pericolosità, dato che Comune e Asl non sono tenuti a effettuare sopralluoghi negli edifici privati, l'onere grava totalmente sul condominio e, quindi, sull'amministratore.
I doveri dell'amministratore
Va precisato che l'amianto è stato applicato in due forme diverse: l'amianto compatto e quello friabile.
La differenza è rilevante anche dal punto di vista giuridico e degli obblighi dell'amministratore. Il comma 5 dell'articolo 12 della legge 257/1992 stabilisce che «presso le unità sanitarie locali è istituito un registro nel quale è indicata la localizzazione dell'amianto floccato o in matrice friabile presente negli edifici».
I proprietari (quindi l'amministratore in caso di condomìni) devono comunicare alle Asl i dati relativi alla presenza di materiali. In caso di omessa comunicazione la legge 257 stabilisce la sanzione amministrativa da 2.582 a 5.164 euro
I lavori da eseguire
Per i materiali edilizi in cemento amianto presenti in forma compatta in edifici privati e in condomìni, qualora essi siano in buono stato, non è previsto alcun obbligo né di comunicazione alla Asl né di rimozione.
Se però il manufatto compatto manifesta condizioni di degrado l'amministratore deve far effettuare un'accurata ispezione e una valutazione del rischio rivolgendosi a un tecnico o a un'impresa abilitati e accuratamente selezionati, oppure far eseguire le analisi da un laboratorio in possesso dei requisiti previsti dall'allegato 5 del Dm del 14.05.1996. Sono poi necessari controlli periodici dopo il primo intervento.
Ma che succede se l'analisi accerta la necessità di intervenire sull'amianto? In tal caso è obbligatorio rivolgersi a una ditta specializzata iscritta all'albo nazionale gestori ambientali alla categoria 10 sub categoria 10A o 10B (articolo 26 del Dlgs 81/2008).
Sull'amministratore incombono anche responsabilità nei confronti di chi lavora nei condomìni : gli articoli da 246 al 261 del Tu sulla sicurezza regolamentano la protezione dai rischi connessi all'esposizione all'amianto.
Spese e maggioranze
La spesa va ripartita tra i condòmini (articolo 12, comma 3, della legge 257/1992), con possibilità di rivalersi nei confronti della ditta costruttrice solo se l'amianto sia stato installato successivamente alla data in cui la legge ne ha vietato l'uso.
Quanto alle maggioranze assembleari per deliberare gli interventi relativi all'amianto, dato che dovrebbero qualificarsi come manutenzione ordinaria poiché l'intervento è imposto dalla legge, sarebbe sufficiente la maggioranza prevista dal terzo comma dell'articolo 1136 del Codice civile (la maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresenti almeno 1/3 dei millesimi e dei condòmini).
Invece, quando l'opera di bonifica è di rilevante entità, soprattutto economica, si ricade nella manutenzione straordinaria e quindi si applica la maggioranza prevista dal secondo comma dell'articolo 1136 del Codice civile (maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno 500 millesimi) (articolo Il Sole 24 Ore del 26.08.2014).

EDILIZIA PRIVATAIl carattere compatto o friabile della struttura (copertura) in amianto non rileva ai fini di stabilire se la stessa debba o meno essere bonificata, ma solo al fine di stabilire entro quale termine e con quali modalità debba esserlo.
... per l'annullamento dell'ordinanza n. 55, prot. n. 7265, emessa dal Comune di Tortona, Settore Territorio e Ambiente - Servizio Ambiente, in data 25.03.2013 e notificata alla ricorrente in pari data, con cui è stato ordinato alla ricorrente di provvedere alla bonifica del manufatto sito in Tortona (AL), Strada Statale per Voghera n. 42, tramite rimozione della relativa copertura di eternit.
...
Con un secondo profilo di censura, la ricorrente ha sostenuto che le valutazioni svolte dall’ARPA sarebbero contraddittorie, dal momento che la copertura del fabbricato di proprietà della ricorrente è stata giudicata “friabile” benché la stessa Agenzia abbia riconosciuto che il materiale “si spezza a fatica con le pinze”, il che significa che esso non è friabile ma “compatto”, con la conseguenza che esso non necessita di alcuna bonifica in base alla normativa di settore.
Anche tale censura non può essere condivisa.
Le valutazioni svolte nel caso di specie dall’ARPA non appaiono affatto contraddittorie, ma perfettamente coerenti con la normativa tecnica applicata.
Risulta dagli atti di causa (ci si riferisce, in particolare, alla relazione di servizio ARPA prodotta in giudizio dalla difesa comunale sub doc. 9) che le condizioni di degrado della copertura sono state valutate dall’Agenzia con riferimento a tutti i parametri previsti dal protocollo tecnico operativo “U.RP.T104”: età, spessore, consistenza (friabile/compatto), trattamenti superficiali, muschi e licheni, sfaldamenti e/o crepe superficiali, residui (stalattiti) a bordo lastra, residui di canali di gronda, affioramenti superficiali di fibre.
A ciascuno di tali parametri, in relazione allo stato del manufatto, è stato attribuito un punteggio nell’ambito del range individuato dal protocollo.
La somma di tali punteggi (42) ha consentito di determinare l’”indice di degrado” della struttura (0,52) attraverso l’applicazione di un determinato algoritmo previsto dal protocollo.
Quindi, dall’indice di degrado così determinato, l’Agenzia è pervenuta a determinare, attraverso un altro algoritmo, “l’indice di valutazione complessiva” (0,78).
Quest’ultimo è ricompreso dal protocollo tecnico nella fascia “0,60-0.89” che individua uno stato di conservazione della struttura qualificato “scadente”, in relazione quale si prevedono i seguenti “provvedimenti da adottare”: “Necessaria la bonifica dei manufatti da programmare nell’arco di uno/due anni. Predisposizione del programma di manutenzione e custodia ex D.M. 06/09/1994 ove applicabile”: esattamente quello il Comune ha imposto di fare alla ricorrente, sia con il provvedimento qui impugnato, sia con la precedente diffida del 17.02.2012.
Tali provvedimenti sono dunque coerenti rispetto agli accertamenti e agli adempimenti successivi previsti dalla normativa tecnica applicata.
E vero, quindi, che la struttura è stata giudicata sostanzialmente “compatta” perché “si spezza a fatica con le pinze”, ma tale circostanza è stata valutata correttamente dall’ARPA con l’attribuzione del punteggio più basso (2 punti) previsto dal protocollo tecnico proprio con riferimento a tale ipotesi, laddove se il materiale fosse stato giudicato mediamente friabile (“si spezza facilmente con le pinze”) sarebbe stato valutato con 5 punti, ovvero con 10 punti laddove fosse stato giudicato friabile (“si può spezzare senza l’uso degli attrezzi”).
In altre parole, il carattere compatto o friabile della struttura in amianto non rileva ai fini di stabilire se la stessa debba o meno essere bonificata, ma solo al fine di stabilire entro quale termine e con quali modalità debba esserlo
(TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 18.04.2014 n. 688 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Oggetto: Attività di bonifica amianto: invio di notifiche e piani tramite applicativo Ge.M.A. (ANCE Bergamo, circolare 21.03.2014 n. 69).

AMBIENTE-ECOLOGIA: Le ordinanze sindacali contingibili e d'urgenza in materia di igiene e sanità pubblica, ex art. 54 d.lgs. 267/2000, sono atti pacificamente rientranti nella competenza del sindaco e sottratti, in ragione del loro carattere cautelare e urgente, all’obbligo della previa comunicazione di avvio del procedimento, ex art. 7, l. n. 241 del 1990.
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E' legittima l'adottata ordinanza sindacale (per la rimozione di una copertura in eternit) poiché sussistono in concreto i presupposti della contingibilità e urgenza, posto che l'accertato (da parte dell'Azienda Sanitaria) rischio di dispersione delle fibre di amianto nell'ambiente, eziologicamente riconducibile allo stato di conservazione, alla friabilità e all'estensione dei pannelli, per di più collocati in area aperta al pubblico, assumeva i requisiti di imprevedibilità, eccezionalità nonché di urgenza (intesa come impellente necessità di provvedere al fine di non pregiudicare l'interesse pubblico, che può essere definitivamente danneggiato con il trascorrere del tempo) richiesti dalla legge e dalla giurisprudenza per la legittima adozione del provvedimento contingibile e urgente.
Alla luce dei citati presupposti e di un'urgenza da considerare quindi, ad avviso del collegio, sufficientemente qualificata (come pure evincibile dalla valutazione specificamente resa dal Sindaco, sul punto, nell'atto impugnato) legittimamente si è ritenuto di prescindere dall'effettuazione delle modalità partecipative tipiche dell'azione amministrativa ordinaria, secondo i canoni di cui alla legge n. 241/1990 (art. 7).
D’altra parte, la censurata omissione deve essere valutata alla luce del principio ormai costantemente accolto dalla giurisprudenza, per cui le norme in materia di partecipazione procedimentale vanno interpretate non in senso formalistico, ma coerentemente con l'effettivo e oggettivo vulnus che la parte possa subire in relazione al rapporto controverso; dal che consegue che il giudice non può annullare il provvedimento per vizi formali che non abbiano inciso sulla sua legittimità sostanziale e, quindi, allorché il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
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Appare condivisibile, in termini più generali, l’indirizzo operativo fatto proprio dall’amministrazione, in sintonia con l'attuale quadro legislativo e giurisprudenziale chiaramente orientato all'obiettivo primario della progressiva eliminazione del materiale amianto, secondo il quale la conservazione di alcuni tipi di copertura in eternit è da ritenersi tollerabile, sia pure alla luce di accurate valutazioni tecnico-scientifiche, unicamente laddove sussista una contenuta esposizione ad agenti atmosferici esterni aggressivi e/o uno stato di buona manutenzione del manufatto.

Sul piano formale il provvedimento si sottrae a tutti i rilievi contenuti in ricorso inerenti la legittimità dell’iter procedimentale che ha condotto all’adozione dell’ordinanza contingibile.
Innanzitutto, vanno respinte le tre censure (a, d, e) riferite alla qualificazione giuridica dell’atto impugnato, alle garanzie partecipative che ad esso si correlano e alla competenza ad adottarlo da parte del sindaco.
Le deduzioni svolte sul punto dai ricorrenti, infatti, si pongono in termini dissonanti rispetto al pacifico orientamento giurisprudenziale che ascrive tale tipologia di provvedimenti alla categoria delle ordinanze sindacali contingibili e d'urgenza in materia di igiene e sanità pubblica, ex art. 54 d.lgs. 267/2000. Si tratta di atti pacificamente rientranti nella competenza del sindaco e sottratti, in ragione del loro carattere cautelare e urgente, all’obbligo della previa comunicazione di avvio del procedimento, ex art. 7, l. n. 241 del 1990 (Cons. St, sez. II, 28.04.2004, n. 3444; TAR Pescara sez. I, 13.04.2010, n. 433; TAR Basilicata sez. I, 21.06.2012, n. 296; Cons. St., sez. V, 19.09.2012, n. 4968; TAR Bari sez. I, 01.08.2013, n. 1217).
Con specifico riguardo al caso in esame, la sussistenza in concreto del presupposto del danno grave e imminente per l’incolumità pubblica risulta esplicitata nel provvedimento, sia attraverso un diretto riferimento allo scadente stato di conservazione delle lastre, e quindi al livello medio di esposizione alla fibre di amianto; sia per relationem agli accertamenti tecnici condotti dall’ARPA.
Essa non è contraddetta, peraltro, dal fatto che siano stati concessi 12 mesi per l’esecuzione dell’intervento di rimozione. Nel calibrare i tempi di esecuzione, l’amministrazione ha infatti dovuto contemperare l’urgenza dell’opera di messa in sicurezza con la necessità di concedere un termine congruo e tecnicamente proporzionato ai tempi dell’autorizzazione e della realizzazione dell’intervento, tenuto anche conto dell’entità della superficie da bonificare (4500 mq) e dei necessari protocolli procedurali imposti dalla normativa vigente in materia.
Diversamente da quanto sostenuto in ricorso, inoltre, sussistevano in concreto i presupposti della contingibilità e urgenza, posto che l'accertato (da parte dell'Azienda Sanitaria) rischio di dispersione delle fibre di amianto nell'ambiente, eziologicamente riconducibile allo stato di conservazione, alla friabilità e all'estensione dei pannelli, per di più collocati in area aperta al pubblico, assumeva i requisiti di imprevedibilità, eccezionalità nonché di urgenza (intesa come impellente necessità di provvedere al fine di non pregiudicare l'interesse pubblico, che può essere definitivamente danneggiato con il trascorrere del tempo) richiesti dalla legge e dalla giurisprudenza per la legittima adozione del provvedimento contingibile e urgente.
Alla luce dei citati presupposti e di un'urgenza da considerare quindi, ad avviso del collegio, sufficientemente qualificata (come pure evincibile dalla valutazione specificamente resa dal Sindaco, sul punto, nell'atto impugnato) legittimamente si è ritenuto di prescindere dall'effettuazione delle modalità partecipative tipiche dell'azione amministrativa ordinaria, secondo i canoni di cui alla legge n. 241/1990 (art. 7).
A questo riguardo trova adeguati margini applicativi al caso di specie anche la disposizione di cui all'art. 21-octies della legge 241/1990, se solo si considera, per un verso, che le parti resistenti hanno fornito adeguata dimostrazione che il tenore dell’atto impugnato non sarebbe mutato in caso di regolare comunicazione dell'inizio del procedimento, stante l’inconferenza dei rilievi critici sollevati sul punto dei ricorrenti.
Per altro verso, l’affermazione secondo cui il contraddittorio con la parte privata avrebbe consentito di selezionare meglio la soluzione operativa da adottare, è contraddetta dal fatto che neppure in sede processuale i ricorrenti hanno allegato concreti elementi -inerenti il grado di efficacia e di onerosità dei diversi interventi contemplati dalla letteratura scientifica- dai quali possa desumersi l’effettiva maggiore vantaggiosità delle misure di bonifica tralasciate rispetto a quelle prescelte dall’amministrazione.
Pertanto, anche sotto il profilo della scelta (certamente connotata da margini di discrezionalità) dei rimedi da adottare al fine di scongiurare il temuto danno alla salute, la parte ricorrente non ha provato di aver risentito un concreto pregiudizio dall’omesso esercizio delle facoltà partecipative.
D’altra parte, la censurata omissione deve essere valutata alla luce del principio ormai costantemente accolto dalla giurisprudenza, per cui le norme in materia di partecipazione procedimentale vanno interpretate non in senso formalistico, ma coerentemente con l'effettivo e oggettivo vulnus che la parte possa subire in relazione al rapporto controverso; dal che consegue che il giudice non può annullare il provvedimento per vizi formali che non abbiano inciso sulla sua legittimità sostanziale e, quindi, allorché il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato (Cons. Stato Sez. IV, 29.01.2014, n. 449; 31.01.2012, n. 480).
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I ricorrenti assumono, ancora, la presunta violazione del principio di proporzionalità nella scelta dell'amministrazione di imporre l'intervento di bonifica "più oneroso" -la rimozione della copertura- "esistendo tecnicamente altre modalità di intervento egualmente idonee, in astratto, a tutelare l'interesse pubblico".
Tuttavia -al di là del fatto che, come già esposto, non è stato allegato alcun elemento di stima dei costi di interventi alternativi, in comparazione con quello qui contestato, dal quale possa desumersi l’effettiva maggiore gravosità della bonifica imposta- appare condivisibile, in termini più generali, l’indirizzo operativo fatto proprio dall’amministrazione, in sintonia con l'attuale quadro legislativo e giurisprudenziale chiaramente orientato all'obiettivo primario della progressiva eliminazione del materiale amianto, secondo il quale la conservazione di alcuni tipi di copertura in eternit è da ritenersi tollerabile, sia pure alla luce di accurate valutazioni tecnico-scientifiche, unicamente laddove sussista una contenuta esposizione ad agenti atmosferici esterni aggressivi e/o uno stato di buona manutenzione del manufatto.
Ebbene, nessuna di dette circostanze è stata riscontrata nel caso di specie, tenuto conto dell’accentuata condizione di danneggiamento della copertura e della sua considerevole superficie, fattori ai quali corrisponde -in misura proporzionale– un altrettanto elevato rischio di esposizione agli agenti atmosferici e di conseguente dispersione del materiale pernicioso per la salute.
In conclusione, tutte le considerazioni sin qui esposte denotano l’assenza di profili di irragionevolezza o illogicità nelle valutazioni espresse dagli organi consultivi compulsati ai fini dell'accertamento della sussistenza del pericolo per la salute pubblica e della conseguente individuazione degli opportuni rimedi.
Il ricorso non può pertanto trovare accoglimento
(TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 20.03.2014 n. 480 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 11 del 14.03.2014, "Trasmissione informatizzata della notifica e del piano per i lavori di bonifica dei manufatti contenenti amianto (artt. 250 e 256 d.lgs. 81/2008) e delle relazioni annuali (art. 9 l. 257/1992)" (decreto D.G. 04.03.2014 n. 1785).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Oggetto: AMIANTO: relazione annuale entro il 31.03.2014 (ANCE Bergamo, circolare 28.02.2014 n. 58).

AMBIENTE-ECOLOGIA: E' illegittimo, per vizio di difetto di istruttoria, l'ordine di rimozione della copertura in eternit della chiesa.
La presenza (incontestata) di materiale contenente amianto sul tetto della chiesa costituisce fonte di pericolo per la privata e pubblica incolumità, così da giustificare l’emissione dell’ordinanza contingibile ed urgente: tuttavia, la stessa non sfugge però alla necessità di un’adeguata istruttoria, dalla quale risultino quali specifiche prescrizioni debbano essere osservate, al fine di rimuovere la situazione pregiudizievole.
Nel caso di specie, l’esame del D.M. 06.09.1994 (“Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27.03.1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto”) mostra la necessità di avere riguardo all’effettiva consistenza del materiale, dovendo dipendere da esso la scelta del metodo di bonifica, tra quelli indicati all’art. 6 (rimozione; incapsulamento; confinamento).
Con detta norma tecnica sono dettate le indicazioni per la scelta del metodo di bonifica, precisando espressamente che <<un intervento di rimozione spesso non costituisce la migliore soluzione per ridurre l'esposizione ad amianto. Se viene condotto impropriamente può elevare la concentrazione di fibre aerodisperse, aumentando, invece di ridurre, il rischio di malattie da amianto>>.
A ciò consegue che l’ordinanza impugnata, priva di istruttoria e di motivazione in ordine alla scelta di rimuovere la copertura della chiesa, palesa una inesatta modalità di esercizio del potere, astrattamente idoneo (per quanto detto) ad aggravare il fenomeno anziché risolverlo, allorché sia dimostrato che la rimozione costituiva una cattiva scelta per prevenire il pericolo alla salute pubblica.

... per l’annullamento dell’ordinanza contingibile e urgente n. 230 prot. n. 0020039 del 31/07/2007, notificata il 06/08/2007; di qualsiasi altro atto presupposto, comunque connesso e/o consequenziale, ivi compreso il rapporto e/o la relazione dell’Ufficio di Polizia Municipale del Comune di Grottaglie, redatta a seguito del sopralluogo effettuato in data 06/05/2007.
...
Con l’impugnata ordinanza contingibile ed urgente, sulla scorta del sopralluogo effettuato dal Comando di Polizia Municipale presso la Chiesa Matrice in Piazza Regina Margherita, è stato ingiunto di “provvedere ad horas a mettere in sicurezza l’immobile rimuovendo la copertura in eternit e trasporto della stessa presso una discarica autorizzata”.
...
Il ricorso è meritevole di accoglimento.
Posto che la presenza (incontestata) di materiale contenente amianto sul tetto della Chiesa Madre di Grottaglie costituisce fonte di pericolo per la privata e pubblica incolumità, così da giustificare l’emissione dell’ordinanza contingibile ed urgente, la stessa non sfugge però alla necessità di un’adeguata istruttoria, dalla quale risultino quali specifiche prescrizioni debbano essere osservate, al fine di rimuovere la situazione pregiudizievole.
Nel caso di specie, l’esame del D.M. 06.09.1994 (“Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27.03.1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto”) mostra la necessità di avere riguardo all’effettiva consistenza del materiale, dovendo dipendere da esso la scelta del metodo di bonifica, tra quelli indicati all’art. 6 (rimozione; incapsulamento; confinamento).
Con detta norma tecnica sono dettate le indicazioni per la scelta del metodo di bonifica, precisando espressamente che <<un intervento di rimozione spesso non costituisce la migliore soluzione per ridurre l'esposizione ad amianto. Se viene condotto impropriamente può elevare la concentrazione di fibre aerodisperse, aumentando, invece di ridurre, il rischio di malattie da amianto>>.
A ciò consegue che l’ordinanza impugnata, priva di istruttoria e di motivazione in ordine alla scelta di rimuovere la copertura della chiesa, palesa una inesatta modalità di esercizio del potere, astrattamente idoneo (per quanto detto) ad aggravare il fenomeno anziché risolverlo, allorché sia dimostrato che la rimozione costituiva una cattiva scelta per prevenire il pericolo alla salute pubblica.
Il provvedimento è pertanto illegittimo, per il denunciato vizio di difetto di istruttoria, e va conseguentemente annullato (TAR Puglia-Lecce, I, sentenza 06.02.2014 n. 337 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - SICUREZZA LAVOROBonifica dell’amianto in comune: soggetti obbligati e idoneità dell’appaltatore.
La fattispecie appare di notevole rilievo: un dirigente comunale venne condannato per la violazione dell’art. 26, comma 1, D.Lgs. n. 81/2008, «perché, in relazione alla gestione di un’isola ecologica, non provvedeva, nell’affidamento di lavori di bonifica e smaltimento di materiali contenenti amianto, a verificare i requisiti tecnico-professionali delle ditte affidatarie
A sua discolpa, l’imputato sostiene che egli «era dirigente dell’ufficio tecnico comunale e tale ufficio era estraneo rispetto alla gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della bonifica delle aree e delle determinazione di spesa e liquidazione dei compensi alle ditte affidatarie, che erano state invece curate dall’ufficio patrimonio del comune, del quale era dirigente un soggetto diverso dall’imputato e nel quale vi era un funzionario non dotato di qualifica dirigenziale, responsabile del servizio ecologia
Nel respingere il ricorso proposto dall’imputato, la Sez. III prende atto che «le ditte affidatarie dei lavori di raccolta, trasporto smaltimento dei materiali contenenti amianto erano prive dell’autorizzazione ad effettuare i lavori di bonifica per detti materiali, in quanto non iscritte alla categoria 10 dell’albo nazionale smaltitori
Precisa che, «nell’ambito dell’affidamento di appalti pubblici, la qualifica di datore di lavoro ai fini della sicurezza sul lavoro può ben essere attribuita ad un dirigente o funzionario dell’amministrazione competente diverso da  quello che ha provveduto all’affidamento dell’incarico e che si occupa del pagamento dei relativi corrispettivi
Osserva che «questo è quanto è avvenuto nel caso di specie, in cui pacificamente l’incarico era stato conferito e i pagamenti dei compensi erano stati effettuati da un dirigente e da un funzionario appartenenti ad un ufficio diverso da quello diretto dall’imputato», e che «nondimeno, con deliberazione della giunta municipale, l’imputato, nella sua veste di responsabile dell’ufficio tecnico comunale, è stato individuato come datore di lavoro ai sensi e per gli effetti delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 626 del 1994, poi sostituito dal decreto legislativo n. 81 del 2008
Aggiunge che «ciò che conta, poi, ai fini dell’applicazione dell’art. 26, comma 1, dello stesso decreto legislativo è che il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori, servizi e di forniture all’impresa appaltatrice, è tenuto a verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa appaltatrice stessa, attraverso l’acquisizione della necessaria documentazione, sempre che l’amministrazione abbia la disponibilità giuridica di luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo.» (sugli obblighi previsti dall’art. 26 D.Lgs. n. 81/2008 v., anche sotto il profilo attinente alla verifica dell’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici e dei lavoratori autonomi, Guariniello, Il T.U. Sicurezza sul Lavoro commentato con la giurisprudenza. Integrato con i commenti al Codice penale (artt. 434, 437, 449, 575, 582, 589, 590), V edizione, Milano, 2013, in ispecie 315 ss.) (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 22.01.2014 n. 2862 - tratto da Igiene & Sicurezza del Lavoro n. 4/2014).

anno 2013

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: A. Scarcella, Dalla UE prospettive di eliminazione totale dell’amianto (Igiene e Sicurezza del Lavoro n. 5/2013 - tratto da www.ispoa.it).

EDILIZIA PRIVATAAmianto nelle abitazioni: dove si nasconde, quali sono i rischi e come eliminarlo. Dal SUVA tour interattivo, opuscolo e video esplicativo.
Anche se bandito da anni, l'amianto continua a rappresentare un pericolo per la salute dei lavoratori.
Infatti, durante lavori di ristrutturazione, manutenzione o risanamento di edifici costruiti prima del 1992 (anno di entrata in vigore della Legge 27.03.1992, n. 257) capita spesso di entrare in contatto con prodotti e materiali realizzati in parte o del tutto con fibre di amianto.
In particolare, la presenza di amianto negli edifici può essere classificata secondo i seguenti criteri: ... (02.05.2013 - link a www.acca.it).

AMBIENTE-ECOLOGIARifiuti. Discarica materiali di matrice cementizia contenenti amianto.
L’art. 1, comma 184, lettera c), della legge n. 296 del 2006, come modificato dall’art. 1, comma 166, della legge n. 244 del 2007, il quale prevede che la proroga delle autorizzazioni fino al 31.12.2008 non si applichi alle discariche di II categoria, tipo A, in cui si conferiscono materiali di matrice cementizia contenenti amianto, deve essere interpretato nel senso che l'esclusione della proroga dipende dal contenuto dell’autorizzazione e, cioè, dalla tipologia di discarica e non dai materiali concretamente conferiti nella stessa. La circostanza se una discarica autorizzata a ricevere materiali di matrice cementizia contenenti amianto abbia effettivamente ricevuto tali materiali risulta, dunque, irrilevante.
Diversamente opinando, del resto, la proroga dell’autorizzazione verrebbe fatta dipendere da un fattore estraneo al contenuto dell’autorizzazione stessa e di difficile accertamento, in quanto dipendente esclusivamente dal comportamento in concreto tenuto dal gestore della discarica (massima tratta da www.lexambiente.it - Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 05.04.2013 n. 15782).

EDILIZIA PRIVATA: Gli aspetti riguardanti la sostenibilità statica dell’intervento e le cautele da adottare all’atto di manomissioni di manufatti in amianto, non costituiscono profili valutabili in sede di rilascio del titolo edilizio, il quale presuppone esclusivamente, ai sensi dell’art. 12, comma 1, del d.P.R. n. 380/2001, la conformità dell’intervento alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e, più in generale, della disciplina urbanistico–edilizia vigente.
Invero:
- le disposizioni contenute nel d.m. 14.01.2008, non impongono l’allegazione di uno studio di fattibilità, che certifichi la sostenibilità statica dell’intervento, all’istanza di rilascio del permesso di costruire.
I controlli di idoneità statica vanno invero compiuti in una fase successiva a quella di rilascio del permesso di costruire e, precisamente, in fase di rilascio del certificato di agibilità che, ai sensi dell’art. 25, comma primo, del d.P.R. n. 380/2001, deve attestare, fra l’altro, la sussistenza delle condizioni di sicurezza dell’edificio, valutate secondo quanto disposto dalla vigente normativa. Per ciò che concerne poi in particolare le opere composte da strutture in cemento armato, come quelle di cui è causa, è previsto, dall’art. 25, comma 3, lett. b), dello stesso d.P.R. n. 380/2001, che il certificato di agibilità venga rilasciato solo previo esperimento di collaudo statico, effettuato ai sensi dell’art. 67 del d.P.R. n. 380/2001; e che, comunque (cfr. art. 65 del d.P.R. n. 380/2001), prima dell’inizio lavori, venga depositata presso lo sportello unico comunale una denuncia cui va allegata una relazione, firmata dal progettista incaricato, nella quale vengano riportati i calcoli che attestino l’idoneità statica dell’intervento;
- nessuna disposizione impone di allegare all’istanza di rilascio del titolo edilizio un piano di smaltimento dei materiali in fibrocemento; fermo restando ovviamente il potere delle competenti autorità di verificare il rispetto, in fase esecutiva, delle vigenti disposizioni in materia.

46. Con il quarto motivo, che sarà esaminato congiuntamente al quinto, viene dedotta la violazione dell’art. 8 del d.m. 14.01.2008, in quanto il progetto assentito non sarebbe corredato da adeguato studio di fattibilità che certifichi la sostenibilità statica dell’intervento.
47. Con il quinto motivo viene dedotto eccesso di potere per violazione del Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL), approvato con DGR 22.12.2005 n. VIII/1526, in quanto l’intervento assentito comporterebbe la manomissione di canne fumarie realizzate in fibrocemento (eternit), senza che siano state previste le misure di bonifica necessarie per scongiurare pericoli per la salute umana.
48. In proposito va osservato che, come messo in luce in sede cautelare, gli aspetti riguardanti la sostenibilità statica dell’intervento e le cautele da adottare all’atto di manomissioni di manufatti in amianto, non costituiscono profili valutabili in sede di rilascio del titolo edilizio, il quale presuppone esclusivamente, ai sensi dell’art. 12, comma 1, del d.P.R. n. 380/2001, la conformità dell’intervento alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e, più in generale, della disciplina urbanistico–edilizia vigente (cfr. TAR Sardegna, 30.12.1999 n. 1685)
49. In particolare, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, le disposizioni contenute nel d.m. 14.01.2008, non impongono l’allegazione di uno studio di fattibilità, che certifichi la sostenibilità statica dell’intervento, all’istanza di rilascio del permesso di costruire.
50. I controlli di idoneità statica vanno invero compiuti in una fase successiva a quella di rilascio del permesso di costruire e, precisamente, in fase di rilascio del certificato di agibilità che, ai sensi dell’art. 25, comma primo, del d.P.R. n. 380/2001, deve attestare, fra l’altro, la sussistenza delle condizioni di sicurezza dell’edificio, valutate secondo quanto disposto dalla vigente normativa. Per ciò che concerne poi in particolare le opere composte da strutture in cemento armato, come quelle di cui è causa, è previsto, dall’art. 25, comma 3, lett. b), dello stesso d.P.R. n. 380/2001, che il certificato di agibilità venga rilasciato solo previo esperimento di collaudo statico, effettuato ai sensi dell’art. 67 del d.P.R. n. 380/2001; e che, comunque (cfr. art. 65 del d.P.R. n. 380/2001), prima dell’inizio lavori, venga depositata presso lo sportello unico comunale una denuncia cui va allegata una relazione, firmata dal progettista incaricato, nella quale vengano riportati i calcoli che attestino l’idoneità statica dell’intervento (Nel caso concreto queste prescrizioni sono state peraltro rispettate, avendo la controinteressata depositato presso gli uffici comunali, in data 4 ottobre 2010, e quindi prima dell’inizio lavori, la suddetta denuncia, nella quale viene attestata, dal progettista incaricato, l’idoneità statica del realizzando intervento, anche con riferimento ai riflessi sulla struttura sottostante).
51. Allo stesso modo, nessuna disposizione impone di allegare all’istanza di rilascio del titolo edilizio un piano di smaltimento dei materiali in fibrocemento; fermo restando ovviamente il potere delle competenti autorità di verificare il rispetto, in fase esecutiva, delle vigenti disposizioni in materia.
52. Anche il quarto ed il quinto motivo sono quindi infondati
(TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 05.04.2013 n. 847 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

LAVORI PUBBLICILombardia, 1 mln per bonificare edifici dall'amianto. Beneficiari i comuni.
Parte il sostegno per la bonifica ambientale negli edifici pubblici. È aperto lo sportello per l'erogazione di contributi a fondo perduto ai comuni lombardi per la bonifica del proprio patrimonio abitativo da manufatti contenenti amianto.
Il fondo di 1 milione di euro è gestito da Finlombarda spa. Possono presentare proposta di accesso al finanziamento a fondo perduto esclusivamente i comuni lombardi per interventi di rimozione dei materiali contenenti amianto presenti negli edifici destinati a edilizia residenziale pubblica. I contributi verranno concessi secondo la modalità «a sportello», vale a dire fino a esaurimento dello stanziamento assegnato.
Sono da considerarsi ammissibili i costi per spese tecniche di progettazione al massimo 8% del totale costi ammissibili, spese per l'allestimento del cantiere, ponteggi e sicurezza, limitatamente al periodo necessario per le operazioni di rimozione dei manufatti contenenti amianto, spese per rimozione, trasporto, conferimento e smaltimento dei materiali contenenti amianto presso gli impianti autorizzati. È ammessa la cumulabilità con eventuali altri contributi di provenienza regionale, nazionale ed europea previsti per la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica e produzione di energia da fonte solare.
Il finanziamento a fondo perduto è concesso a copertura dei costi ammissibili dell'intervento nella misura massima del 100%, fino ad un massimo di 150 mila euro Iva inclusa. I comuni possono presentare anche più di una domanda, fino a una richiesta massima di 300 mila euro (articolo ItaliaOggi del 22.02.2013).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Aggiornamento su censimento presenza amianto edifici territorio lombardo (ASL di Bergamo, 20.02.2013).

LAVORI PUBBLICI: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 7 dell'11.02.2013, "Approvazione dell’invito a presentare proposte per l’accesso ai finanziamenti a fondo perduto del fondo costituito presso Finlombarda s.p.a. e riservato ad interventi di rimozione di manufatti contenenti amianto dal patrimonio di edilizia residenziale pubblica dei comuni lombardi" (decreto D.U.O. 05.02.2013 n. 782).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 5 dell'01.02.2013 "Definizione dei criteri per l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 8-bis, comma 1, della legge regionale 29.09.2003 n. 17" (deliberazione G.R. 30.01.2013 n. 4777).
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Riguarda l’obbligo (non rispettato) per il proprietario di comunicare (entro il 31.01.2013) all’ASL territorialmente competente la presenza di manufatto in amianto.

EDILIZIA PRIVATA: Oggetto: Censimento amianto entro il 30.01.2013 (ANCE Bergamo, circolare 18.01.2013 n. 19).

anno 2012

ATTI AMMINISTRATIVI: Le ordinanze contingibili e urgenti non debbono per forza avere sempre il carattere della provvisorietà, dato che il loro connotato essenziale è la necessaria idoneità delle relative misure ad eliminare la situazione di pericolo che costituisce il presupposto della loro adozione, e quindi le misure stesse possono essere provvisorie o definitive a seconda del tipo di rischio che intendono fronteggiare, nel senso che occorre avere riguardo alle specifiche circostanze di fatto del caso concreto e allo scopo pratico perseguito attraverso il provvedimento sindacale.
La motivazione del ricorso allo strumento straordinario ben può evincersi dalla pluralità di elementi acquisiti al procedimento, se oggettivamente capaci di rivelare in sé le ragioni di urgenza che legittimano l'intervento eccezionale dell'Autorità sindacale.
Peraltro, la scelta dell'amministrazione di provvedere a porre rimedio a tale situazione con l'emanazione di un’ordinanza contingibile ed urgente a tutela dell'igiene e della sanità pubblica, nonché della sicurezza dei cittadini, in quanto concerne il merito dell'azione amministrativa sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, non risultando manifestamente inficiata da illogicità, arbitrarietà, irragionevolezza, oltre che da travisamento dei fatti.
Infine l'attualità della minaccia per l’incolumità pubblica e l'igiene esclude rilevanza al fatto che la situazione di pericolo fosse nota da tempo. Del resto la giurisprudenza ha precisato più volte che presupposto per l'adozione dell'ordinanza contingibile è la sussistenza e l'attualità del pericolo, cioè del rischio concreto di un danno grave e imminente, a nulla rilevando neppure che la situazione di pericolo fosse, come parrebbe nel caso di specie, nota da tempo.

... per l'annullamento quanto al ricorso principale:
- delle Ordinanze sindacali contingibili ed urgenti -in materia di incolumità pubblica- n. 92 del 14/07/2011, nn. 78 e 88 del 06/07/2011, recanti ordine di lasciare libero da persone e cose i prefabbricati in Via Di Vittorio, ai fini della rimozione delle lastre di cemento-amianto poste a coperture dei prefabbricati stessi, nonché della nota sindacale prot. n. 9846/11 del 06/06/2011;
...In ordine alla possibilità da parte del Comune di ricorrere allo strumento dell'ordinanza contingibile e urgente per eliminare definitivamente la situazione di pericolo accertata, il Collegio rileva che nella fattispecie in esame gli effetti pregiudizievoli per la salute pubblica derivanti dal pericolo di dispersione di fibre di amianto palesano una situazione di concreta ed immediata minaccia per la sanità e l'incolumità pubbliche, indice della necessità di interventi solleciti e non più dilazionabili.
A tal riguardo il Collegio condivide l'orientamento secondo cui le ordinanze contingibili e urgenti non debbono per forza avere sempre il carattere della provvisorietà, dato che il loro connotato essenziale è la necessaria idoneità delle relative misure ad eliminare la situazione di pericolo che costituisce il presupposto della loro adozione, e quindi le misure stesse possono essere provvisorie o definitive a seconda del tipo di rischio che intendono fronteggiare, nel senso che occorre avere riguardo alle specifiche circostanze di fatto del caso concreto e allo scopo pratico perseguito attraverso il provvedimento sindacale (cfr. TAR Veneto, III, 07.07.2010 n. 2887).
La motivazione del ricorso allo strumento straordinario ben può evincersi dalla pluralità di elementi acquisiti al procedimento, se oggettivamente capaci di rivelare in sé le ragioni di urgenza che legittimano l'intervento eccezionale dell'Autorità sindacale.
Peraltro, la scelta dell'amministrazione di provvedere a porre rimedio a tale situazione con l'emanazione di un’ordinanza contingibile ed urgente a tutela dell'igiene e della sanità pubblica, nonché della sicurezza dei cittadini, in quanto concerne il merito dell'azione amministrativa sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, non risultando manifestamente inficiata da illogicità, arbitrarietà, irragionevolezza, oltre che da travisamento dei fatti (cfr. Consiglio Stato,V, 28.09.2009, n. 5807).
Infine l'attualità della minaccia per l’incolumità pubblica e l'igiene esclude rilevanza al fatto che la situazione di pericolo fosse nota da tempo. Del resto la giurisprudenza ha precisato più volte che presupposto per l'adozione dell'ordinanza contingibile è la sussistenza e l'attualità del pericolo, cioè del rischio concreto di un danno grave e imminente, a nulla rilevando neppure che la situazione di pericolo fosse, come parrebbe nel caso di specie, nota da tempo (cfr. Consiglio di Stato, V, 28.03.2008, n. 1322) (TAR Basilicata, sentenza 05.12.2012 n. 543 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.
Infine, per quanto concerne la rimozione delle canne fumarie in eternit il Comune non indica i motivi per cui deve essere operata detta rimozione, atteso che le canne fumarie, per come affermato dai ricorrenti, non si troverebbero in stato di degrado.
Ciò che infatti non emerge dall’ordinanza è la motivazione su cui poggia la decisione dell’amministrazione di ordinare la demolizione delle contestate canne fumarie, non risultando alcuna verifica o valutazione effettuata al fine di evidenziare la pericolosità delle stesse per la salute pubblica. Secondo il D.M. del 06.09.1994 in tema di valutazione del rischio “La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale”.
Dall’ordinanza impugnata non emerge l’espletamento di alcuna attività di valutazione dell’effettivo rischio che le canne fumarie rappresentano per i cittadini.
In conclusione, l’atto impugnato risulta affetto anche da difetto di motivazione per non avere il Comune intimato evidenziato i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno condotto l’amministrazione ad ordinare il ripristino dello stato dei luoghi (TAR Calabria-Catanzaro, Sez. I, sentenza 10.11.2012 n. 1085 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

ATTI AMMINISTRATIVIIn merito all'adozione di una ordinanza contingibile ed urgente, alla denunciata insussistenza dell’eccezionalità ed imprevedibilità del pericolo, per trattarsi di situazione risalente nel tempo, deve opporsi il consolidato indirizzo che, a fronte dell’attualità della minaccia per l’incolumità pubblica e l’igiene, esclude rilevanza al fatto che la situazione di pericolo fosse nota da tempo.
Tali provvedimenti non devono necessariamente avere il carattere della provvisorietà e ciò in quanto, la provvisorietà o definitività è in funzione del tipo di rischio che si intende fronteggiare, nel senso che occorre avere riguardo alle specifiche circostanze di fatto e allo scopo perseguito attraverso il provvedimento sindacale.
Le ragioni dell’impiego di siffatto mezzo straordinario ben possono evincersi dalla sua giustificazione quindi dagli elementi acquisiti ed atti a manifestare i motivi di urgenza rapportati, nel caso, all’aggravamento delle condizioni ambientali che “proprio a causa dei crolli delle coperture collassate … sono notevolmente peggiorate”, dal che la conseguenza per la quale la “presenza di notevoli quantitativi di lastre di cemento di amianto spezzate a cielo aperto, oltre al fatto che la mancanza di elementi di copertura è causa della diretta esposizione agli agenti atmosferici di materiali friabili che prima si trovavano confinati all’interno della struttura”.

... per l’annullamento dell’ordinanza contingibile ed urgente del Sindaco del Comune di Ferentino n. 48, prot. n. 13242, datata 22.06.2012 avente ad oggetto: “interventi urgenti di messa in sicurezza di emergenza sito “ex Cemamit”;
...
Considerato che il ricorso non merita accoglimento perché:
[a] alla denunciata insussistenza dell’eccezionalità ed imprevedibilità del pericolo, per trattarsi di situazione risalente nel tempo, deve opporsi il consolidato indirizzo che, a fronte dell’attualità della minaccia per l’incolumità pubblica e l’igiene, esclude rilevanza al fatto che la situazione di pericolo fosse nota da tempo (Consiglio di Stato, V, 28.03.2008 n. 1322; 19.09.2012, n. 4968);
[b] il Collegio condivide l’orientamento per il quale, tali provvedimenti non devono necessariamente avere il carattere della provvisorietà e ciò in quanto, la provvisorietà o definitività è in funzione del tipo di rischio che si intende fronteggiare, nel senso che occorre avere riguardo alle specifiche circostanze di fatto e allo scopo perseguito attraverso il provvedimento sindacale (Tar Veneto, III, 07.07.2010 n. 2887);
[c] le ragioni dell’impiego di siffatto mezzo straordinario ben possono evincersi dalla sua giustificazione quindi dagli elementi acquisiti ed atti a manifestare i motivi di urgenza rapportati, nel caso, all’aggravamento delle condizioni ambientali che “proprio a causa dei crolli delle coperture collassate … sono notevolmente peggiorate”, dal che la conseguenza per la quale la “presenza di notevoli quantitativi di lastre di cemento di amianto spezzate a cielo aperto, oltre al fatto che la mancanza di elementi di copertura è causa della diretta esposizione agli agenti atmosferici di materiali friabili che prima si trovavano confinati all’interno della struttura”;
[d] non infine è fondato il dedotto eccesso di potere per contraddittorietà, perché le presupposte evenienze giustificano un provvedimento per definizione straordinario quindi diverso rispetto a quello eventualmente conclusivo del pendente, ordinario procedimento di cui al D.Lgs. 152/2006 (TAR Lazio-Latina, sentenza 18.10.2012 n. 781 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATACome devono essere gestiti i rifiuti contenenti amianto derivanti dai crolli degli edifici in Emilia? (14.09.2012 - link a www.ambientelegale.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: Oggetto: Modifiche alla legge regionale sull’amianto (ANCE Bergamo, circolare 03.08.2012 n. 208).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 31 del 03.08.2012, "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 29.04.2003, n. 17 (Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto)" (L.R. 31.07.2012 n. 14).

AMBIENTE-ECOLOGIA: Sostanze pericolose. Amianto.
In caso di ritrovamento di amianto, è legittima l’ordinanza del Sindaco con la quale si dispone la caratterizzazione e la messa in sicurezza di aree inquinate da amianto, anche se la stessa non è stata preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento.
Infatti l’Amministrazione con tale procedimento intende porre rimedio ad una situazione di grave pericolo per la salute, così come consentito dal primo comma dell’art. 7 della legge n. 241 del 1990 ( TAR Veneto, Sez. III, sentenza 23.07.2012 n. 1031 - tratto da www.lexambiente.it - link a www.giustizia-amministrativa.it).

AMBIENTE-ECOLOGIAI materiali derivanti dal crollo degli edifici del sisma in Emilia se contenenti amianto ricadono nella deroga all’art. 184 del D.Lgs n. 152/2006? (29.06.2012 - link a www.ambientelegale.it).

SICUREZZA LAVOROLinee Guida Regionali per la Sorveglianza Sanitaria in Edilizia: aggiornamento del decreto Direttore Generale Giunta Regionale 31.10.2002 n. 20647 (decreto D.G. 19.06.2012 n. 5408).
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Regione Lombardia: ecco le Linee Guida per la sorveglianza sanitaria in edilizia.
Le malattie professionali in edilizia sono le più numerose tra quelle riconosciute dall’Inail, nonostante sia notoria la sottostima di tale fenomeno.
Al riguardo, la Regione Lombardia ha approvato le nuove “Linee Guida Regionali per la Sorveglianza Sanitaria in Edilizia”, con il Decreto n. 5408 del 19.06.2012.
Le linee guida, seppur di carattere regionale, offrono utili indicazioni a tutti gli operatori della prevenzione, pubblici e privati, ai medici competenti, ai medici delle ASL, ai datori di lavoro, ai RSPP, ai RLS e lavoratori del settore edile,
Il documento è così strutturato:
Parte 1
Þ Visita ed accertamenti sanitari periodici
Þ Visite di minori, apprendisti e studenti della scuola edile
Þ Accertamenti finalizzati ad escludere o identificare l’assunzione di sostanze stupefacenti
Þ Vaccinazioni
Parte 2
Þ Esami integrativi per i lavoratori esposti ad AMIANTO
Þ Esami integrativi per i lavoratori esposti a SILICE
Þ Esami integrativi per i lavoratori esposti a IPA
Þ Esami integrativi per i lavoratori che svolgono attività in quota in sospensione su funi
Parte 3
Þ Accertamenti sanitari a richiesta del lavoratore
Þ Accertamenti sanitari nel caso di cambio di mansione del lavoratore
Þ Accertamenti sanitari nel caso di ripresa del lavoro dopo assenza per motivi di salute di durata superiore ai 60 giorni
Þ Accertamenti sanitari a fine rapporto di lavoro
Þ
Titolari di impresa, artigiani e lavoratori autonomi del settore edile che svolgono attività a rischio come i lavoratori dipendenti (commento tratto da www.acca.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATAAmianto, cos'è e come si smaltisce. Ecco una interessante guida su rischi, interventi di bonifica e smaltimento.
L'amianto è un insieme di minerali del gruppo dei silicati molto comune in natura. La sua estrema resistenza al calore, all’azione di agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura lo hanno reso un ottimo materiale per tessuti a prova di fuoco, per la coibentazione di edifici e per manufatti in cemento-amianto (eternit) quali tubazioni o lastre.
Tuttavia, l’inalazione delle sue polveri o delle sue fibre è nociva in quanto provoca malattie al sistema respiratorio di natura cancerogena.
L'amianto rappresenta un pericolo per la salute; il suo utilizzo è vietato dalla legge.
La Redazione di BibLus-net, a seguito di alcune richieste da parte dei propri lettori, propone un interessante opuscolo sull'amianto negli edifici a cura dell'ARPA Piemonte (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale).
La pubblicazione si propone come una guida per tutelarsi da eventuali rischi legati alla presenza di amianto negli edifici e fornisce risposte chiare a domande quali:
Cos’è l’amianto?
Quali sono i rischi di esposizione alle polveri di amianto?
Dove si trova l’amianto negli edifici e quali sono i materiali che possono contenerlo?
Quali sono gli interventi di bonifica e quando sono necessari?
Come smaltire i materiali contenenti amianto?
Quali sono le leggi di riferimento? (19.01.2012 - link a www.acca.it).

anno 2011

AMBIENTE-ECOLOGIA: INQUINAMENTO - Minacce alla salute pubblica o all’ambiente - Esigenza di autonoma protezione delle persone che vivono nell’area interessata - Vicinitas - Misura della legittimazione - Elasticità del criterio.
Premesso che, in materia di minacce alla salute pubblica o all’ambiente, va riconosciuta in linea di principio l’esigenza di autonoma protezione delle persone che vivono nell’area interessata dalla fonte di pericolo, occorre tuttavia (in una giurisdizione di tipo soggettivo e in mancanza di un’espressa previsione di azione popolare) individuare un criterio atto a differenziare e qualificare la posizione dei singoli che agiscono per la tutela del bene ambiente.
La giurisprudenza di primo grado e il Consiglio di Stato hanno da tempo valorizzato, in tal senso, il criterio della vicinitas (cfr., fra le ultime, Cons. Stato, sez. VI, 13.09.2010, n. 6554). Tale criterio, peraltro, non coincide con la proprietà o con la residenza in un’area immediatamente confinante con quella interessata dall’intervento contestato, ma deve essere inteso in senso elastico e va modulato, quindi, in proporzione alla rilevanza dell’intervento e alla sua capacità di incidere sulla qualità della vita dei soggetti che risiedono in un’area più o meno vasta.
Ciò comporta, in concreto, che la “misura” della legittimazione ad agire dei singoli in materia ambientale non sia univoca, variando in relazione all’ampiezza dell’area coinvolta dalla ipotizzata minaccia ambientale.
AMIANTO - Contaminazione da amianto - Fabbricato dismesso dalla precedente attività produttiva - Riutilizzo - Misure di risanamento - Art. 6, l.r. Piemonte n. 42/2000 - Principio comunitario di precauzione.
La grave situazione di contaminazione da amianto di un fabbricato dismesso dalla precedente attività produttiva impone, ai sensi dell’art. 6 della legge regione Piemonte 07.04.2000, n. 42 (ma anche in applicazione del principio comunitario di precauzione, direttamente cogente per tutte le amministrazioni pubbliche) l’effettuazione di preliminari indagini e la conseguente adozione di tutte le necessarie misure di risanamento atte a prevenire i pericoli per l’ambiente e la salute pubblica legati al riutilizzo di tale struttura (TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 16.06.2011 n. 635 - link a www.ambientediritto.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: AMIANTO - Ordinanza di bonifica emessa ai sensi dell’art. 54 d.lgs. n. 267/2000- Termine di sessanta giorni - Incongruità - Ragioni.
Deve ritenersi illegittimo l’ordine di rimozione e smaltimento, entro sessanta giorni, di tutto l’amianto presente in uno stabilimento amianto imposto, ex art. 54, comma secondo, del decreto legislativo 28.08.2000 n. 267.
A prescindere dalla sussistenza del presupposto della situazione di necessità grave e urgente, non appaiono infatti congrui i termini assegnati dall'ordinanza per la realizzazione della bonifica, che non tengono conto dei delicati passaggi procedurali, necessitati non solo dall'esigenza di prescegliere in modo ponderato e di pianificare attentamente le modalità delle operazioni (D.M. 06.09.1994), ma anche da quella di tutelare i lavoratori impiegati nella pericolosa attività a contatto con fibre di amianto (legge n. 257/1992; decreto legislativo n. 277/1991) (TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 12.05.2011 n. 718 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: AMIANTO - Diniego di sanatoria per la presenta di ondulati in cemento amianto - Illegittimità - Ragioni.
La circostanza che un manufatto sia composto da ondulati in cemento amianto non basta a giustificare il diniego di sanatoria, giacché l’attuale ordinamento vieta bensì di utilizzare ulteriormente tale materiale per nuove costruzioni, ma non ne impone senz’altro lo smaltimento controllato per le costruzioni civili esistenti (fatti salvi gli obblighi d’ incapsulamento, sovracopertura e rimozione in caso di rilascio di fibre d'amianto), che non sono dunque per ciò stesso incompatibili con il contesto in cui si trovano (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 22.04.2011 n. 673 - link a www.ambientediritto.it).

SICUREZZA LAVOROAMIANTO - Prescrizioni vincolanti sullo svolgimento dei lavori di demolizione o rimozione - Potere dell’ASL - Attribuzione - d.lgs. n. 106/2009, art. 118, c. 1, lett. c) - Art. 256 d.lgs. n. 81/2008.
Il potere di impartire prescrizioni vincolanti sullo svolgimento dei lavori di demolizione o rimozione dell’amianto, è stato attribuito all’ASL solo con l’art. 118, comma 1, lettera c), del d.lgs. 03.08.2009 n. 106, in vigore dal 20 agosto successivo, che ha aggiunto un capoverso in tal senso al citato art. 256 d. lgs. 81/2008 (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 13.04.2011 n. 549 - link a www.ambientediritto.it).

SICUREZZA LAVORO: Guida pratica per la determinazione delle ESPOSIZIONI SPORADICHE E DI DEBOLE INTENSITÀ (ESEDI) all’amianto.
In attuazione alle disposizioni dell’art. 249 del D.lgs. 81/2008, la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha pubblicato, con Lettera Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 25.01.2011, degli orientamenti pratici circa la determinazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI) all’amianto.
In particolare, le attività sporadiche e di debole intensità ricadono in quelle che prevedono:
- massimo di 60 ore di intervento all’anno;
- massimo 4 ore per singolo intervento;
- massimo di 2 interventi al mese;
- livello massimo di esposizione a fibre di amianto pari a 10 F/L (in 8 ore);
- numero massimo di addetti operanti contemporaneamente pari a 3 (se non possibile occorre limitare gli addetti al numero più basso possibile).
Inoltre, al fine di verificare se la propria attività rientri nella categoria delle ESEDI, è possibile consultare l’Allegato 1 delle Lettera Circolare, in cui sono riportate, sulla base delle attuali conoscenze, le attività di tipo ESEDI (03.02.2011 - link a www.acca.it).

anno 2010

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: INQUINAMENTO - SALUTE - Amianto - Obbligo cogente e generalizzato di rimozione - Sussistenza - Esclusione - Parere tecnico in ordine allo stato di manutenzione - Competenza - ASL - Artt. 3 e 12 L. n. 257/1992.
Dalla lettura degli artt. 3, c. 1 e 12 della legge 27.03.1992, n. 257 non pare potersi evincere un obbligo cogente e generalizzato di rimuovere il materiale contenente amianto già utilizzato negli edifici privati prima dell'entrata in vigore della legge n. 257/1994, salvo che lo stato di manutenzione del medesimo ne renda evidente l'opportunità (TAR Campania, Napoli, sez. V, 07.06.2006, n. 6786); la competenza ad emettere il parere tecnico necessario è assegnata dalla legge agli uffici delle Aziende sanitarie locali e non all’Agenzia per la protezione dell’ambiente (TAR Toscana, Sez. II, sentenza 11.12.2010 n. 6722 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: Amianto nelle costruzioni: le indicazioni di SUVA.
Nella precedente edizione (newsletter n. 205) abbiamo parlato della presenza di amianto nelle costruzioni e dei rischi ad esso connessi.
Continuiamo ad occuparci di amianto presentando una pubblicazione realizzata da SUVA (il più grande assicuratore svizzero per gli infortuni sul lavoro).
Il documento "Amianto: come riconoscerlo e intervenire correttamente" illustra prodotti e manufatti nei quali può nascondersi l'amianto, come intervenire correttamente e quando è il caso di rivolgersi ad uno specialista (07.10.2010 - link a www.acca.it).

EDILIZIA PRIVATA: Amianto nelle costruzioni: rischio da esposizione, tipologia di interventi e normativa applicabile.
In greco la parola amianto significa immacolato e incorruttibile e asbesto significa perpetuo e inestinguibile.
L'amianto, chiamato perciò anche asbesto, è un minerale naturale a struttura microcristallina, di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.
La struttura fibrosa attribuisce all'amianto particolari caratteristiche:
- resiste al fuoco e al calore, all'azione di agenti chimici e biologici, all'abrasione e all'usura (termica e meccanica);
- è facilmente filabile e può essere tessuto;
- è dotato inoltre di proprietà fonoassorbenti e termoisolanti;
- si lega facilmente con materiali da costruzione (calce, gesso, cemento) e con alcuni polimeri (gomma, PVC).
Tali caratteristiche spiegano il largo utilizzo che è stato fatto del materiale in campo edile.
L'amianto, tuttavia, è una sostanza cancerogena; la Legge n. 257 del 27/03/1992, per questa ragione, ha vietato l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto o di prodotti contenenti amianto. La Legge ha impedito qualsiasi ulteriore diffusione e aumento di prodotti contenenti amianto sul territorio nazionale, non prevedendo alcun obbligo di rimozione dagli edifici di materiali contenenti amianto. L'amianto rappresenta un pericolo per la salute solo quando esiste la possibilità che le fibre (costituenti la polvere) siano inalate.
La presenza di amianto in un edificio, pertanto, non presenta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti; se il materiale contenente amianto è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto.
Sul sito della Regione Campania sono disponibili alcuni documenti che illustrano normativa di riferimento, storia, tipologie di intervento possibili in presenza di amianto e protezione dai rischi connessi all'esposizione all'amianto.
Tutti i documenti sono aggiornati alle disposizioni del D.Lgs. 81/2008 con le modifiche del D.Lgs.106/2009 (30.09.2010 - link a www.acca.it).

SICUREZZA LAVORO: Le Linee guida per la rimozione dell’amianto dall'A.S.L. di Novara.
Il capo III del Titolo IX “Sostanze pericolose” del Testo Unico della Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) fornisce precise indicazioni sui rischi connessi all’esposizione all’amianto e sugli obblighi connessi, in particolare nelle attività di demolizione o rimozione ... (11.02.2010 - link a www.acca.it).

AMBIENTE-ECOLOGIA: INQUINAMENTO - Bonifica - Amianto - Doverosità della funzione pubblica - Attribuzione dell’interesse ambientale diffuso in capo a singoli portatori - Esclusione - Vincolo di prossimità - Diritto soggettivo o interesse legittimo pretensivo idonei a fondare la legittimazione processuale - Esclusione.
La doverosità della funzione pubblica di bonifica ambientale dei siti inquinati (nella specie, per la presenza di amianto) non si traduce ipso facto nell’attribuzione di una pretesa tutelata dalla legge direttamente in capo ai singoli portatori dell’interesse diffuso ambientale, come tale suscettibile di essere fatta valere in sede procedimentale o in un successivo giudizio, con domanda o azione individuale, uti singulus.
La tutela ambientale, anche allorché si traduca e si concretizzi in azioni dirette di bonifica di specifici siti contaminati, non determina, in capo ai soggetti che si trovino legati a quel territorio da un vincolo di prossimità, il sorgere di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo pretensivo, idonei a fondare una legittimazione procedimentale propria di tali soggetti, siccome distinti e qualificati, rispetto all’interesse (semplice o di fatto) diffuso tra i componenti la collettività locale in vario modo interessata.
INQUINAMENTO - Bonifica di siti contaminati da amianto - Azione verso il silenzio inadempimento della P.A. - Pretesa di buon andamento della funzione pubblica - Pretesa fondata su posizione qualificata e differenziata - Interessi generali e diffusi - Singolo individuo - Azionabilità - Esclusione.
L’azione avverso il silenzio-inadempimento della p.a. non può valere a tutelare nella forma dell’azione individuale domande, reclami e pretese che possono essere fatti valere uti civis, che attengono, cioè, al buon funzionamento della funzione pubblica e alla cura efficace della qualità ambientale e della salute umana.
Occorre sempre bene distinguere la pretesa di buon andamento della funzione e dei servizi pubblici, reclamabile nella sede civica e politica della partecipazione democratica, dalla pretesa di provvedimento specifico a sé favorevole fondata su di una posizione qualificata e differenziata che legittimi al procedimento, al provvedimento e, quindi, alla conseguente azione avverso il silenzio illegittimo dell’amministrazione. Una cosa sono i “propri diritti e interessi legittimi” contemplati dall’art. 24 della Costituzione e dall’art. 100 c.p.c., cui è data azione in giudizio, altra cosa sono gli interessi generali, diffusi, che appartengono alla collettività e al singolo cittadino, ma come parte della collettività, non come singolo individuo.
L’interesse alla bonifica dei siti contaminati dall’amianto è e resta pertanto un interesse generale, cui corrisponde, sì, un dovere funzionale delle amministrazioni competenti, ma non anche una pretesa differenziata e qualificata, suscettibile di tradursi in un’azione giudiziaria individuale, dei singoli soggetti prossimi allo specifico sito da bonificare (TAR Campania-Napoli, Sez. V, sentenza 12.01.2010 n. 70 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2009

LAVORI PUBBLICI: Amianto (contratti pubblici).
L'iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali è regolata dall’articolo 212 del decreto legislativo 03.04.2006 n. 152. Per la specifica categoria 10, la disciplina contiene una serie di particolarità quanto alle garanzie economiche e di professionalità, giustificate dalla pericolosità di tale tipo di attività.
È infatti imposto (v. deliberazione 30.03.2004 n. 1 del Comitato nazionale dell’Albo) alle imprese il possesso (ovvero la “piena ed esclusiva disponibilità”) delle attrezzature minime, specificamente individuate nella tipologia e nel loro valore, e la presenza di responsabili tecnici con precisi requisiti professionali.
A norma del terzo comma dell’articolo 59-quaterdecies (“Formazione dei lavoratori”) del decreto legislativo 19.09.1994 n. 626, introdotto dall’articolo 2 del decreto legislativo 25.07.2006 n. 257 (“Attuazione della direttiva 2003/18/CE relativa alla protezione dei lavoratori dai rischi derivanti dall'esposizione all'amianto durante il lavoro"); inoltre, “Possono essere addetti alla rimozione e smaltimento dell'amianto e alla bonifica delle aree interessate i lavoratori che abbiano frequentato i corsi di formazione professionale di cui all'articolo 10, comma 2, lettera h), della legge 27.03.1992, n. 257”.
Per quanto riguarda la disciplina dei contratti pubblici, d’altro canto, bisogna ricordare che mentre la qualificazione SOA è normalmente oggetto di avvalimento, come risulta dagli articoli 49 e 50 del decreto legislativo 12.04.2006 n. 163, altrettanto non può dirsi (nonostante la giurisprudenza parli senza troppi distinguo del carattere generale del meccanismo dell’avvalimento) per gli altri "sistemi legali vigenti di attestazione o di qualificazione nei servizi e forniture" per i quali le disposizioni dell'articolo 50 “si applicano, in quanto compatibili” (TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 03.06.2009 n. 1379 - link a www.lexambiente.it).

anno 2008

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 51 del 15.12.2008, "Direzione Generale Sanità: d.d.g. n. 13237 del 18.11.2008 «Approvazione del «Protocollo per la valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento amianto» e contestuale abrogazione dell'algoritmo per la valutazione delle coperture esterne in cemento amianto di cui alla d.g.r. n. 7/1439 del 04.10.2000" (avviso di rettifica n. 51/01-Se.O. 2008).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia, serie ordinaria n. 50 del 09.12.2008, "Approvazione del «Protocollo per la valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento amianto» e contestuale abrogazione dell'algoritmo per la valutazione delle coperture esterne in cemento amianto di cui alla d.g.r. n. 7/1439 del 04.10.2000" (decreto D.G. 18.11.2008 n. 13237).

AMBIENTE-ECOLOGIA: Rifiuto. Particelle d’amianto.
Non possono farsi rientrare nella nozione di rifiuto le particelle di amianto che si sono staccate dalle lastre di copertura di un capannone per effetto del dilavamento dovuto alle acque piovane, trattandosi di un fenomeno estraneo alla volontà del detentore (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 04.06.2008 n. 22245 - link a www.lexambiente.it).

AMBIENTE-ECOLOGIARIFIUTI - Amianto - Natura di rifiuto pericoloso - Deposito incontrollato.
La presenza di una considerevole quantità di eternit, materiale contenente amianto, rinvenuta sul suolo all’interno di capannoni e nelle immediate vicinanze, in condizioni di corrosione e degrado, integra certamente la sussistenza di un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi. Non può infatti mettersi in dubbio che i frantumi di eternit, a causa dell’affioramento delle fibre di amianto, costituiscano tecnicamente “rifiuti pericolosi”, come peraltro costantemente affermato dalla Suprema Corte (ex pluribus, sentenza 26.10-29.11.2006, n. 39360, Lo Bello (rv 345464) e la recentissima decisione del 27.03.2007, n. sezionale 00959/2007, Bertuzzi ed altri, non ancora massimata). D’altro canto, ai fini della configurabilità del reato di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, è sufficiente che la contaminazione costituisca, in una valutazione che tenga conto del dato logico e dell'esperienza comune, una conseguenza inevitabile o altamente probabile, atteso che la disciplina di cui all’art. 14 del DLvo 22/1997 costituisce una norma di chiusura che persegue la finalità di impedire che per effetto della raccolta e dell'accumulo sul suolo di rifiuti possa derivare una danno all'ambiente (cfr. Cass. Sez. 3, n. 38689 del 09/07/2004). (Nella specie, i materiali provenienti crollo dei tetti in cemento amianto giacevano sul terreno lunghissimo tempo, per cui il deposito, avendo superato abbondantemente il periodo di un anno, non poteva qualificarsi come temporaneo ai sensi del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 6, comma 1, lett. m).
RIFIUTI - Amianto - Art. 674 c.p. - Integrazione del reato - Superamento dei valori di cui al D.M. 06.09.1994 - Necessità - Esclusione - Ragioni.
In tema di amianto, quando la situazione di pericolosità è collegata ad un deposito irregolare, il reato previsto dall’art. 674 c.p. risulta integrato dalla prova che la dispersione di fibre di amianto vi sia stata, a nulla rilevando il mancato superamento dei valori di cui al D.M. 06.09.1994 o della normativa successivamente intervenuta. Tali valori, infatti, operando con riferimento al rispetto, da parte dell’imprenditore, dei limiti posti a tutela delle persone che vengono professionalmente a contatto l'amianto e le fibre di amianto, hanno riguardo esclusivamente allo svolgimento di attività autorizzate e regolamentante. Diverso è il discorso per la dispersione delle fibre nell'ambiente circostante, dispersione che assume carattere di incontrollata pericolosità e riguarda una platea non limitata di possibili destinatari.: le cautele previste dalle norme in questione, relative alla formazione delle persone che possono venire a contatto con l’amianto, la predisposizione di strumenti e di abbigliamento atti a ridurre il pericolo che le fibre possano venire respirate, la predisposizione di attività di decontaminazione, restano escluse nelle situazioni in cui difetti qualsivoglia autorizzazione ed in costanza di un pericolo rivolto alla generalità dei soggetti che abitano nelle vicinanze.
RIFIUTI - Sequestro dell'area - Intervenuto fallimento - Rapporti - Incompatibilità - Esclusione.
L’incompatibilità della misura del sequestro con l’intervenuto fallimento (cfr. Sezioni Unite, sent. n. 29951 del 2004) è correlata al fatto che il conseguente effetto di "spossessamento", comporta la sottrazione al fallito della disponibilità del proprio patrimonio e la sua devoluzione al pubblico ufficio fallimentare, privando il soggetto, in ipotesi autore del reato, della disponibilità della cosa. Tuttavia, il giudice - a fronte di una dichiarazione di fallimento - ben può disporre l'applicazione, il mantenimento o la revoca del sequestro previsto dal 1° comma dell'art. 321 c.p.p., senza essere vincolato dagli effetti di cui all'art. 42 L.F.; lo stesso giudice, nel discrezionale giudizio sulla pericolosità della res, dovrà effettuare una valutazione di bilanciamento (e darne conto con adeguata motivazione) del motivo della cautela e delle ragioni attinenti alla tutela dei legittimi interessi dei creditori, anche attraverso la considerazione dello svolgimento in concreto della procedura concorsuale. E’ ovvio che la misura non potrà essere revocata allorquando l’intervenuto fallimento (e spossessamento) è inidoneo a scongiurare comportamenti penalmente illeciti o reiterazioni di condotte criminose. (Nel caso di specie, il Tribunale del riesame, nel confermare il provvedimento di sequestro, ha ritenuto prevalenti le esigenze di tutela della salute dei cittadini, a rischio per l’esposizione alle polveri dell’amianto, nel giudizio di bilanciamento con gli interessi meramente economici della massa dei creditori).
RIFIUTI - Deposito incontrollato - Intervenuto fallimento - Responsabilità del curatore fallimentare - Configurabilità.
Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, la responsabilità penale per il reato di deposito incontrollato di rifiuti è configurabile sia nei confronti del soggetto cui compete la gestione diretta dell'area occupata dai rifiuti, sia nei confronti del soggetto che dispone dell’area, almeno sotto il profilo della "culpa in vigilando" (cfr. Cass. Sez. 3, n. 21677 del 26/01/2007) . Poiché l’articolo 31 della legge fallimentare attribuisce al curatore “l'amministrazione del patrimonio fallimentare sotto la direzione del giudice delegato”, ne deriva che il curatore, quale custode e amministratore dei beni, ha il dovere di interrompere il continuo accumularsi di rifiuti pericolosi contenenti amianto, protrattosi anche nel corso della amministrazione del compendio fallimentare. In altri termini, la violazione da parte dei privati delle norme in materia di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti non può perdere il carattere di illiceità sul presupposto che neppure le autorità e gli enti aventi competenza sul sito e sugli immobili hanno saputo riportare nell'ambito della legalità una situazione gravemente compromessa, cui i privati hanno dato origine: pur nella consapevolezza delle difficoltà che si collegano alla sanatoria di una realtà tanto complessa, quella prospettata dal curatore costituisce una vera inversione dei principi di responsabilità che non può essere in alcun modo condivisa (cfr. per un caso analogo, la recente sentenza della Suprema Corte n. 22826 del 2007, sul caso FIBRONIT) (Tribunale di Cosenza, Sez. II penale,
ordinanza 30.01.2008 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2007

AMBIENTE-ECOLOGIA: ACQUE - Nozione di acque reflue industriali - Disciplina applicabile - Art. 2, lett. h) del d. lgs. n. 152/1999, come mod. dal d. l.vo n. 258/2000 ora art. 74, c. 1 lett. h) d. Lgs. n. 152/2006.
L'art. 2, lettera h) del d. lgs. n. 152/1999, come modificato dal decreto legislativo n. 258/2000, (ora trasfuso nell'art. 74, comma 1 lettera h) del d. Lgs. n. 152/2006) definisce "acque reflue industriali" qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzioni di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche o di dilavamento. Il refluo deve essere considerato nell'inscindibile composizione dei suoi elementi, a nulla rilevando che parte di esso sia composta di liquidi non direttamente derivanti dal ciclo produttivo, come quelli delle acque meteoriche o dei servizi igienici, immessi in un unico corpo recettore. [Cassazione Sezione III n. 13376/1998, 10/11/1998 - 18/12/1998, Brivio, RV. 212541]. Ne consegue che rientrano tra le acque reflue industriali quelle che possiedono qualità, necessariamente legate alla composizione chimica-fisica, diverse da quelle proprie delle acque metaboliche e domestiche.
ACQUE - Disciplina degli scarichi - Scarico discontinuo di reflui e scarico occasionale - Differenza.
In tema di disciplina degli scarichi, mentre lo scarico discontinuo di reflui, sia pure caratterizzato dai requisiti dell'irregolarità, intermittenza e saltuarietà, se collegato ad un determinato ciclo produttivo, ancorché di carattere non continuativo, trova la propria disciplina nel decreto legislativo 11.05.1999 n. 152, e successive modificazioni, lo scarico occasionale, sia se effettuato in difetto di autorizzazione che con superamento dei valori limite, è privo di sanzione a seguito della eliminazione, ad opera dell'art. 23 del decreto legislativo 18.08.2000 n. 258, del riferimento alle immissioni occasionali precedentemente contenuto negli art. 54 e 59 del citato decreto n. 152" [Cassazione Sezione III n. 16720/2004, Todesco, RV.228208]. Quindi, quale che sia il suo carattere temporaneo, soltanto una condotta del tutto estranea alla nozione legislativa di scarico di acque reflue [le immissioni effettuate fuori dal ciclo produttivo senza il tramite di una condotta] non è soggetta alla preventiva autorizzazione perché ogni immissione diretta tramite un sistema di convogliabilità, ovvero tramite condotta, è sottoposta alla disciplina di cui al decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152 [cfr. Cassazione Sezione III n. 14425/2004, Lecchi, RV. 227781 e n. 16717, Rossi, RV. 228027].
ACQUE - INQUINAMENTO - Nozione di acque reflue industriali - Fattispecie: versamento di sostanza chimica allo stato liquido destinata a fissare le fibre d'amianto che componevano la copertura di un capannone industriale.
Nella nozione di acque reflue industriali rientrano tutti i reflui derivanti da attività che non attengono strettamente al prevalente metabolismo umano ed alle attività domestiche, atteso che a tal fine rileva la sola diversità del refluo rispetto alle acque domestiche. Conseguentemente rientrano tra le acque reflue industriali quelle provenienti da attività artigianali e da prestazioni di servizi. [Cassazione Sezione III, n. 42932/2002, 24/10/2002 - 19/12/2002, Ribattoni, RV. 222966]. Nella specie deve escludersi il carattere occasionale dello scarico essendo stato accertato che lo stesso è avvenuto nel corso di un'attività rientrante nel ciclo di lavorazione dell'impresa richiedente l'impiego di liquidi inquinanti. In tal contesto è stata versata una sostanza chimica allo stato liquido destinata a fissare le fibre d'amianto che componevano la copertura di un capannone industriale (Corte di Cassazione, Sez. III penale,
sentenza 29.05.2007 n. 21119 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2006

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: OGGETTO: protocollo operativo per la gestione delle segnalazioni di presenza d'amianto in edifici (Regione Lombardia e ARPA Lombardia, nota 07.08.2006 n. 37229 di prot.).

anno 2005

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: B.U.R. Lombardia serie ordinaria n. 50 del 12.12.2005, pag. 4443, "Determinazioni in ordine alla realizzazione e la gestione delle discariche per rifiuti costituiti da materiali da costruzione contenenti amianto" (deliberazione G.R. 30.11.2005 n. 1266).

AMBIENTE-ECOLOGIA: B.U.R. Lombardia, 2° suppl. straord. al n. 3 del 17.01.2005, "Approvazione del «Piano Regionale Amianto Lombardia» (PRAL) di cui alla legge regionale 29.09.2003 n. 17" (deliberazione G.R. 22.12.2005 n. 1526).

anno 2004

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 05.10.2004 n. 234 "Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto" (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, decreto 29.07.2004 n. 248).

anno 1999

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 22.10.1999 n. 249 "Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto, previsti dall'art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27.03.1992, n. 257, recante norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto" (Ministero della Sanità, decreto 20.08.1999).

anno 1994

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 10.12.1994 n. 288, suppl. ord., "Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27.03.1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto" (Ministero della Sanità, decreto 06.09.1994).

AMBIENTE-ECOLOGIA - EDILIZIA PRIVATA: G.U. 20.09.1994 n. 220, suppl. ord., "Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27.03.1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto" (Ministero della Sanità, decreto 06.09.1994).