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dossier VINCOLO CIMITERIALE
anno 2013

EDILIZIA PRIVATA: Il rispetto del divieto di edificazione di cui all'art. 338, t.u. leggi sanitarie 27.07.1934 n. 1265, va calcolato con riferimento ad una fascia di rispetto di 200 metri, misurata dal muro di cinta del cimitero, ed entro tale fascia è da escludersi qualsiasi intervento edificatorio, anche se realizzabile in attuazione di atti di natura urbanistica.
---------------
Non può considerarsi edificabile un suolo rientrante nella zona di rispetto cimiteriale, ed assoggettato al relativo vincolo, trattandosi di limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sul valore del bene e non suscettibile di deroghe di fatto, siccome riconducibile a previsione generale, concernente tutti i cittadini, in quanto proprietari di beni che si trovino in una determinata situazione, e perciò individuabili "a priori".
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La fascia di rispetto cimiteriale prevista dall'art. 338 t.u. leggi sanitarie 27.07.1934 n. 1265, misurata a partire dal muro di cinta del cimitero, costituisce un vincolo assoluto d'inedificabilità, tale da imporsi anche a contrastanti previsioni di piano regolatore generale, che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che sono da individuarsi in esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale; segue da ciò che non esiste ragione alcuna per ritenere tale vincolo applicabile solo ai centri abitati e non ai fabbricati sparsi, così come, ai fini dell'applicazione del vincolo, appare ininfluente che, a distanza inferiore ai 200 metri, vi sia una strada, atteso che essa non interrompe la continuità del vincolo.

Ed invero: “il rispetto del divieto di edificazione di cui all'art. 338, t.u. leggi sanitarie 27.07.1934 n. 1265, va calcolato con riferimento ad una fascia di rispetto di 200 metri, misurata dal muro di cinta del cimitero, ed entro tale fascia è da escludersi qualsiasi intervento edificatorio, anche se realizzabile in attuazione di atti di natura urbanistica" (Consiglio di Stato, sez. IV, n. 1645 del 2011; meno recentemente ma nello stesso senso, v. Consiglio di Stato, sez. IV, n. 4403 del 2011).
Analogamente la giurisprudenza civile ha ritenuto, in tema di determinazione di indennità espropriativa, che “Non può considerarsi edificabile un suolo rientrante nella zona di rispetto cimiteriale, ed assoggettato al relativo vincolo, trattandosi di limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sul valore del bene e non suscettibile di deroghe di fatto, siccome riconducibile a previsione generale, concernente tutti i cittadini, in quanto proprietari di beni che si trovino in una determinata situazione, e perciò individuabili "a priori"” ….” (Cass. civ. sez. I, n. 25364/2006).
Né appare potersi derogare a detti principi considerando che tra il muro del cimitero e l’area degli appellati esiste nella fattispecie una grande strada comunale; la “ratio” del vincolo non risiede nella sola tutela delle prospettive di ampliamento ma anche in ragioni di igiene che suggeriscono di tenere le abitazioni sufficientemente distanti dai luoghi cimiteriali.
Del resto, con specifico riferimento all’esistenza di una strada pubblica che interseca l’area di rispetto, la giurisprudenza della Sezione ha già affermato che: “La fascia di rispetto cimiteriale prevista dall'art. 338 t.u. leggi sanitarie 27.07.1934 n. 1265, misurata a partire dal muro di cinta del cimitero, costituisce un vincolo assoluto d'inedificabilità, tale da imporsi anche a contrastanti previsioni di piano regolatore generale, che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che sono da individuarsi in esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale; segue da ciò che non esiste ragione alcuna per ritenere tale vincolo applicabile solo ai centri abitati e non ai fabbricati sparsi, così come, ai fini dell'applicazione del vincolo, appare ininfluente che, a distanza inferiore ai 200 metri, vi sia una strada, atteso che essa non interrompe la continuità del vincolo” (Consiglio di Stato, sez. IV, n. 4403 del 2011) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 22.11.2013 n. 5571 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il vincolo cimiteriale di inedificabilità viene ad imporsi ex se, con efficacia diretta ed immediata, indipendentemente da qualsiasi recepimento in strumenti urbanistici, i quali non sono idonei, proprio per la loro natura, ad incidere sulla esistenza o sui limiti di tal vincolo.
---------------
Poiché sia la disposizione di cui all'art. 338, primo comma, del testo unico approvato col R.D. n. 1265/1934, sia quella di cui all'art. 57 del D.P.R. n. 285/1990, dispongono il divieto di costruire o ampliare edifici intorno ai cimiteri, imponendo una fascia di rispetto, si deve ritenere che tali disposizioni determinino il regime giuridico delle aree rientranti nella fascia di rispetto cimiteriale e si applichino indipendentemente da quale sia la loro destinazione prevista dal piano regolatore.
---------------
La giurisprudenza amministrativa si è orientata per la necessità di rispettare il vincolo cimiteriale anche nelle fattispecie di riedificazione di edifici preesistenti e distrutti anche antecedentemente alla data imposizione del vincolo.
Tale orientamento muove dal concetto per cui la riedificazione di un edificio distrutto, comportando necessariamente la demolizione dei resti, ha natura di nuova costruzione; se così è, deve rilevarsi che tale tipologia non è assolutamente collocabile su aree di rispetto cimiteriale, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che detto vincolo assoluto intende tutelare.
Inoltre, il divieto in parola “è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o di costruzione … rendendo del tutto inedificabile l'area colpita dal divieto medesimo".

Il ricorso incidentale è fondato, alla luce del motivo in esame, che ha carattere assorbente.
Preliminarmente, e con riferimento alla previsione dell’intervento da parte del PUC (che secondo la ricorrente eviterebbe l’incidenza negativa del vincolo cimiteriale), il Collegio deve ricordare che la giurisprudenza si è da tempo orientata verso il principio opposto, per cui “il vincolo cimiteriale di inedificabilità viene ad imporsi ex se, con efficacia diretta ed immediata, indipendentemente da qualsiasi recepimento in strumenti urbanistici, i quali non sono idonei, proprio per la loro natura, ad incidere sulla esistenza o sui limiti di tal vincolo” (Cons. di Stato, sez. V, n. 519/1996).
Ed ancora è stato sottolineato che: “Poiché sia la disposizione di cui all'art. 338, primo comma, del testo unico approvato col R.D. n. 1265/1934, sia quella di cui all'art. 57 del D.P.R. n. 285/1990, dispongono il divieto di costruire o ampliare edifici intorno ai cimiteri, imponendo una fascia di rispetto, si deve ritenere che tali disposizioni determinino il regime giuridico delle aree rientranti nella fascia di rispetto cimiteriale e si applichino indipendentemente da quale sia la loro destinazione prevista dal piano regolatore" (Cons. di Stato, Sez. IV, n. 4415/2007).
Nello specifico, poi, rileva il Collegio che la giurisprudenza amministrativa si è orientata per la necessità di rispettare il vincolo cimiteriale anche nelle fattispecie di riedificazione di edifici preesistenti e distrutti anche antecedentemente alla data imposizione del vincolo. Tale orientamento muove dal concetto per cui la riedificazione di un edificio distrutto, comportando necessariamente la demolizione dei resti, ha natura di nuova costruzione (cfr. Cons. di Stato sez. V, n. 2020/2011); se così è, deve rilevarsi che tale tipologia non è assolutamente collocabile su aree di rispetto cimiteriale, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che detto vincolo assoluto intende tutelare (Cons. di Stato, sez. V, n. 1933/2007). Inoltre, il divieto in parola “è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o di costruzione … rendendo del tutto inedificabile l'area colpita dal divieto medesimo" (Cons. di Stato, sez. II, n. 3031/1996) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 22.11.2013 n. 5544 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAIn materia di vincolo cimiteriale, la salvaguardia del rispetto dei 200 metri prevista dall'art. 338 del T.U. del 1934 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità, valevole per qualsiasi manufatto edilizio anche ad uso diverso da quello di abitazione, che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, e tanto in ragione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico-sanitarie, nella salvaguardia della peculiare sacralità dei luoghi destinati alla sepoltura e nel mantenimento di un’area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
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Appare evidente che l’impianto di autolavaggio in questione, composto da tettoie, casotti prefabbricati, macchinari, vada a costituire un manufatto edilizio dotato di una certa importanza e stabilità, e che una volta autorizzato non potrebbe più essere rimosso a discrezione dell’amministrazione; e ciò andrebbe in pregiudizio degli interessi sottesi al vincolo cimiteriale, ed in particolare dell'esigenza di consentire l'espansione della cinta cimiteriale (dovendo sorgere, peraltro, proprio a ridosso delle mura perimetrali del cimitero).
La realizzazione dell’impianto contrasterebbe inoltre con l’esigenza di limitare la frequentazione di tale zona da parte del pubblico per motivi igienico-sanitari. Non meno evidente è il contrasto della natura dell’opera con la sacralità del luogo soggetto a tutela.
Conseguentemente, non sembra dubbio che l’impianto di autolavaggio in questione rientri tra le costruzioni edilizie del tutto vietate dalla disposizione di cui all’art. 338 citato e tale circostanza, puntualmente rilevata dall’Amministrazione, costituisce valido motivo giustificativo dell’opposto diniego.

Il ricorso è infondato.
L’art. 338 del Testo unico delle leggi sanitarie di cui al r.d. n. 1265 del 27.07.1934 nonché l’art. 57 del Dpr 10.09.1990 n. 285 vietano l’edificazione nelle aree ricadenti in fascia di rispetto cimiteriale dei manufatti che, per durata, inamovibiltà ed incorporazione al suolo possano qualificarsi come costruzioni edilizie, come tali, incompatibili con la natura dei luoghi e con l’eventuale espansione del cimitero.
Ora, la giurisprudenza ha affermato che in materia di vincolo cimiteriale, la salvaguardia del rispetto dei 200 metri prevista dal citato art. 338 del T.U. del 1934 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità, valevole per qualsiasi manufatto edilizio anche ad uso diverso da quello di abitazione, che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, e tanto in ragione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico-sanitarie, nella salvaguardia della peculiare sacralità dei luoghi destinati alla sepoltura e nel mantenimento di un’area di possibile espansione della cinta cimiteriale (Cons. Stato Sezione IV, 20.07.2011, n. 4403, Cons. Stato Sez. V 03.05.2007 n.1933; TAR Toscana, Sez. III, 02.07.2008 n. 1712).
Ora, appare evidente che l’impianto di autolavaggio in questione, composto da tettoie, casotti prefabbricati, macchinari, vada a costituire un manufatto edilizio dotato di una certa importanza e stabilità, e che una volta autorizzato non potrebbe più essere rimosso a discrezione dell’amministrazione; e ciò andrebbe in pregiudizio degli interessi sottesi al vincolo cimiteriale, ed in particolare dell'esigenza di consentire l'espansione della cinta cimiteriale (dovendo sorgere, peraltro, proprio a ridosso delle mura perimetrali del cimitero). La realizzazione dell’impianto contrasterebbe inoltre con l’esigenza di limitare la frequentazione di tale zona da parte del pubblico per motivi igienico-sanitari. Non meno evidente è il contrasto della natura dell’opera con la sacralità del luogo soggetto a tutela.
Conseguentemente, non sembra dubbio che l’impianto di autolavaggio in questione rientri tra le costruzioni edilizie del tutto vietate dalla disposizione di cui all’art. 338 citato e tale circostanza, puntualmente rilevata dall’Amministrazione, costituisce valido motivo giustificativo dell’opposto diniego.
Per le suesposte considerazioni, il ricorso si appalesa infondato e va, perciò, respinto (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 08.07.2013 n. 932 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Parere in merito alla possibilità di riduzione della zona di rispetto cimiteriale per l'attuazione di un "intervento urbanistico", ai sensi dell'art. 338, comma 5, del R.D. 1265 del 1934 (Regione Lazio, parere 05.07.2013 n. 184453 di prot.).

EDILIZIA PRIVATA: In materia di vincolo cimiteriale la salvaguardia del rispetto dei duecento metri prevista dall'art. 338 R.D. 1265/1934 (o del limite inferiore di cui al d.p.r. numero 285/1990 che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 200 mt. a 100 mt.) "si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale".
Tale vincolo osta al rilascio anche dei titoli edilizi in sanatoria, senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo, come affermato dalla giurisprudenza con riferimento alle istanze di condono avanzate ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47.
Detto vincolo comporta, in definitiva, una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio del titolo edilizio per opere incompatibili col vincolo medesimo.

In punto di diritto, va ricordato che l'articolo 338 del testo unico delle leggi sanitarie di cui al R.D. n. 1265/1934 vieta l'edificazione nelle aree ricadenti in fasce di rispetto cimiteriale dei manufatti che possono qualificarsi come costruzione edilizie, come tali incompatibili con la natura dei luoghi e con l'eventuale espansione del cimitero.
Al riguardo, la giurisprudenza, ormai consolidata, ha affermato che in materia di vincolo cimiteriale la salvaguardia del rispetto dei duecento metri prevista dal citato articolo (o del limite inferiore di cui al d.p.r. numero 285/1990 che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 200 mt. a 100 mt.) "si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale" (ex multis C. Stato, V, 14.09.2010, n. 6671; C. Stato, IV 12.03.2007, n. 1185, C. Stato, V, 12.11.1999, n. 1871; C. Stato, II, parere 28.02.1996, n. 3031/1995; TAR Sicilia, Palermo, III, 18.01.2012, n. 77; TAR Campania, Napoli, IV, 29.11.2007, n. 15615; Tar Lombardia-Milano, 11.07.1997, n. 1253; Tar Toscana, I, 29.09.1994, n. 471).
Non sfugge al Collegio che una parte minoritaria della giurisprudenza (TAR Genova Liguria sez. I 20.06.2008, n. 1388) opta per la natura relativa della inedificabilità prodotta dal vincolo, ma alla tesi contraria, che si lascia preferire per la complessità delle esigenze di tutela alle quali il vincolo presiede, propende decisamente la recenziore giurisprudenza del Consiglio di Stato (sez. IV, 20.07.2011, n. 4403), secondo cui, peraltro, il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi (cfr. TAR Milano, II, 06.10.1993 n. 551).
Da ciò consegue l’infondatezza anche del profilo di censura che valorizza il carattere isolato del manufatto, che pertanto incorre nella preclusività del vincolo che per giunta osta al rilascio anche dei titoli edilizi in sanatoria, senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo, come affermato dalla giurisprudenza con riferimento alle istanze di condono avanzate ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47 (cfr. C. Stato, se. V, 03.05.2007, n. 1933 e del 12.11.1999, n. 1871).
Detto vincolo, secondo consolidata giurisprudenza, comporta, in definitiva, una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio del titolo edilizio per opere incompatibili col vincolo medesimo
(TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 02.05.2013 n. 1034 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: L’espansione della zona cimiteriale costituisce solo una delle molteplici ragioni del vincolo cimiteriale e il vincolo non può dirsi interrotto per la presenza di una strada.
Invero, "la fascia di rispetto cimiteriale prevista dall'art. 338 t.u. leggi sanitarie 27.07.1934 n. 1265, misurata a partire dal muro di cinta del cimitero, costituisce un vincolo assoluto d'inedificabilità, tale da imporsi anche a contrastanti previsioni di piano regolatore generale, che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che sono da individuarsi in esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale; segue da ciò che non esiste ragione alcuna per ritenere tale vincolo applicabile solo ai centri abitati e non ai fabbricati sparsi, così come, ai fini dell'applicazione del vincolo, appare ininfluente che, a distanza inferiore ai 200 metri, vi sia una strada, atteso che essa non interrompe la continuità del vincolo”.

Infondata è, parimenti, la censura contenuta nel terzo motivo di ricorso, relativa all’asserita non configurabilità nell’ipotesi di specie del vincolo di rispetto cimiteriale, in quanto parte ricorrente non riferisce tale inesistenza all’inconfigurabilità del criterio distanziale, posto ope legis a base di tale vincolo, ma alla natura del cimitero –non connotato da possibilità espansive– ed al fatto che nell’ipotesi di specie vi sarebbe una strada comunale che interromperebbe la continuità con l’area cimiteriale.
Entrambi i presupposti sono privi di fondamento, atteso che l’espansione della zona cimiteriale costituisce solo una delle molteplici ragioni del vincolo cimiteriale e che il vincolo non può dirsi interrotto per la presenza di una strada (cfr., in tal senso Consiglio di Stato sez. IV, 20.07.2011 n. 4403 secondo cui “La fascia di rispetto cimiteriale prevista dall'art. 338 t.u. leggi sanitarie 27.07.1934 n. 1265, misurata a partire dal muro di cinta del cimitero, costituisce un vincolo assoluto d'inedificabilità, tale da imporsi anche a contrastanti previsioni di piano regolatore generale, che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che sono da individuarsi in esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale; segue da ciò che non esiste ragione alcuna per ritenere tale vincolo applicabile solo ai centri abitati e non ai fabbricati sparsi, così come, ai fini dell'applicazione del vincolo, appare ininfluente che, a distanza inferiore ai 200 metri, vi sia una strada, atteso che essa non interrompe la continuità del vincolo”)
(TAR Campania-Napoli, Sez. VII, sentenza 25.03.2013 n. 1639 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa fascia di rispetto cimiteriale risponde, da un lato, all'esigenza di tutela dell'interesse pubblico all'igiene di ogni tipo di costruzione destinata alla vita dell'uomo e, dall'altro, all'esigenza di assicurare decoro ai luoghi di sepoltura.
Il suddetto vincolo riguarda, pertanto, quelle costruzioni incompatibili con la funzione cimiteriale, in quanto destinate ad ospitare stabilmente l’uomo, quali: le abitazioni, gli alberghi, gli ospedali, le scuole. Tale vincolo non è quindi suscettibile di un’applicazione estensiva nei confronti della realizzazione di altri manufatti privi invece di tale funzione come nel caso, che qui interessa, delle strade e dei parcheggi.
Questa interpretazione è del resto avvalorata anche dal dato letterale della disposizione che vieta specificamente la realizzazione di nuovi “edifici” e non già la realizzazione di una qualsiasi opera.

Quanto alla asserita violazione della fascia di rispetto cimiteriale di 200 metri, il Collegio evidenzia che, come condivisibilmente affermato dalla giurisprudenza maggioritaria, la fascia di rispetto in questione risponde, da un lato, all'esigenza di tutela dell'interesse pubblico all'igiene di ogni tipo di costruzione destinata alla vita dell'uomo e, dall'altro, all'esigenza di assicurare decoro ai luoghi di sepoltura.
Il suddetto vincolo riguarda, pertanto, quelle costruzioni incompatibili con la funzione cimiteriale, in quanto destinate ad ospitare stabilmente l’uomo, quali: le abitazioni, gli alberghi, gli ospedali, le scuole. Tale vincolo non è quindi suscettibile di un’applicazione estensiva nei confronti della realizzazione di altri manufatti privi invece di tale funzione come nel caso, che qui interessa, delle strade e dei parcheggi.
Questa interpretazione è del resto avvalorata anche dal dato letterale della disposizione che vieta specificamente la realizzazione di nuovi “edifici” e non già la realizzazione di una qualsiasi opera (cfr. in termini TAR Lombardia-Milano, Sez. III, sentenza 26.09.2011 n. 2295) (TAR Veneto, Sez. I, sentenza 19.03.2013 n. 417 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAL'articolo 338 del testo unico delle leggi sanitarie di cui al R.D. n. 1265/1934 vieta l'edificazione nelle aree ricadenti in fasce di rispetto cimiteriale dei manufatti che possono qualificarsi come costruzione edilizie, come tali incompatibili con la natura dei luoghi e con l'eventuale espansione del cimitero.
Invero, in materia di vincolo cimiteriale la salvaguardia del rispetto dei duecento metri prevista dal citato articolo (o del limite inferiore di cui al d.p.r. numero 285/1990 che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 200 mt. a 100 mt.) "si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale".
Ritiene il Collegio tuttavia di aderire all’opposto orientamento giurisprudenziale, di recente confermato, secondo cui “In sede di condono di opere insistenti su fascia di rispetto cimiteriale l'Amministrazione è tenuta a valutare se ed in quale misura l'opera in questione venga effettivamente a concretizzare una lesione per il vincolo cimiteriale di inedificabilità e, più in particolare, se le opere da sanare possano aggravare il peso insediativo dell'area con la realizzazione di volumi edilizi tali da considerarsi nuove costruzioni”.
Tale lettura interpretativa si fonda, esattamente, sulle finalità perseguite dalla normativa di tutela del vincolo cimiteriale, che sono sostanzialmente tre: garantire la futura espansione del cimitero; garantire il decoro di un luogo di culto; assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri.

In punto di diritto, va ricordato che l'articolo 338 del testo unico delle leggi sanitarie di cui al R.D. n. 1265/1934, vigente ratione temporis, vieta l'edificazione nelle aree ricadenti in fasce di rispetto cimiteriale dei manufatti che possono qualificarsi come costruzione edilizie, come tali incompatibili con la natura dei luoghi e con l'eventuale espansione del cimitero.
Non sfugge al Collegio che, secondo cospicuo orientamento giurisprudenziale, in materia di vincolo cimiteriale la salvaguardia del rispetto dei duecento metri prevista dal citato articolo (o del limite inferiore di cui al d.p.r. numero 285/1990 che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 200 mt. a 100 mt.) "si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale" (ex multis C.d.S., V, 14.09.2010, n. 6671; C.d.S., IV 12.03.2007, n. 1185, C.d.S., V, 12.11.1999, n. 1871; C.d.S., II, parere 28.02.1996, n. 3031/95; TAR Sicilia, Palermo, III, 18.01.2012, n. 77; TAR Campania, Napoli, IV, 29.11.2007, n. 15615; Tar Lombardia-Milano, 11.07.1997, n. 1253; Tar Toscana, I, 29.09.1994, n. 471).
Ritiene il Collegio tuttavia di aderire all’opposto orientamento giurisprudenziale, di recente confermato, secondo cui “In sede di condono di opere insistenti su fascia di rispetto cimiteriale l'Amministrazione è tenuta a valutare se ed in quale misura l'opera in questione venga effettivamente a concretizzare una lesione per il vincolo cimiteriale di inedificabilità e, più in particolare, se le opere da sanare possano aggravare il peso insediativo dell'area con la realizzazione di volumi edilizi tali da considerarsi nuove costruzioni” (cfr. TAR Genova Liguria sez. I, 20.06.2008, n. 1388).
Tale lettura interpretativa si fonda, esattamente, sulle finalità perseguite dalla normativa di tutela del vincolo cimiteriale, che sono sostanzialmente tre: garantire la futura espansione del cimitero; garantire il decoro di un luogo di culto; assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri (cfr. TAR Liguria, 1^, 25.03.2004 n. 290; id., 09.07.1998 n. 373; id., 06.11.1995 n. 320; da ultimo Cons. Stato, V, 03.05.2007 n. 1933) (TAR Friuli Venezia Giulia, sentenza 06.03.2013 n. 128 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAAi sensi dell'articolo 338 rd 1265/1934 i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. Lo stesso articolo vieta, inoltre, di costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge.
In particolare, l'esistenza del vincolo cimiteriale, nell'area nella quale è stato realizzato un manufatto abusivo, comportando l'inedificabilità assoluta, preclude il rilascio della concessione in sanatoria ai sensi dell'art. 33, l. 28.02.1985 n. 47, senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo.
Il chiaro disposto dell'articolo 338 citato vieta, quindi, di costruire intorno ai cimiteri laddove il riferimento al centro abitato viene fatto nel primo periodo solo per escludere che si possano realizzare nuovi cimiteri all'interno del centro abitato.

Tanto premesso, il ricorso va rigettato.
Il Comune di Paderno Dugnano, prima in persona dell’assessore delegato all’urbanistica e poi del sindaco, ha correttamente rigettato l’istanza di rilascio di concessione in sanatoria e conseguentemente ordinato la demolizione dei manufatti abusivi. La motivazione su cui poggiano entrambi i provvedimenti è che i manufatti ricadono all’interno del limite cimiteriale e in zona vincolata a Parco Agricolo Nord Villoresi /Grugnotorto.
Orbene, la giurisprudenza amministrativa consolidata, che questo Collegio condivide, ha chiarito che ai sensi dell'articolo 338 rd 1265/1934 i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. Lo stesso articolo vieta, inoltre, di costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge.
In particolare, l'esistenza del vincolo cimiteriale, nell'area nella quale è stato realizzato un manufatto abusivo, comportando l'inedificabilità assoluta, preclude il rilascio della concessione in sanatoria ai sensi dell'art. 33, l. 28.02.1985 n. 47, senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo (Cons. St., IV, 12.03.2007 n. 1185). Il chiaro disposto dell'articolo 338 citato vieta, quindi, di costruire intorno ai cimiteri laddove il riferimento al centro abitato viene fatto nel primo periodo solo per escludere che si possano realizzare nuovi cimiteri all'interno del centro abitato (cfr., Cons. Stato citato).
Nel caso di specie, è emerso in modo incontestato che la società ricorrente ha realizzato manufatti abusivi all’interno del perimetro cimiteriale; manufatti che non potevano essere realizzati ai sensi dell’art. 338 rd 1265/1934, indipendentemente dall’esistenza dell’area vincolata.
Ne deriva, pertanto, che correttamente l’amministrazione resistente ha negato il rilascio della concessione in sanatoria e ordinato la demolizione dei manufatti abusivi (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 07.02.2013 n. 371 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2012

EDILIZIA PRIVATA: L'art. 338 del r.d. 1265/1934 (t.u. delle leggi sanitarie) prevede il divieto di costruire intorno ai cimiteri edifici entro il raggio di 200 mt., disponendo che il contravventore debba demolire l'edificio o la parte di nuova costruzione, salvi i provvedimenti d'ufficio in caso di inadempienza. Si tratta, infatti, di divieto assoluto, come più volte ha avuto modo di affermare la giurisprudenza amministrativa che ha evidenziato come il vincolo di inedificabilità in questione abbia finalità non solo urbanistico edilizie, ma anche di tutela dell'igiene e della sicurezza pubblica.
Il vincolo in questione non consente l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
Anche la giurisprudenza della Cassazione si è espressa in termini analoghi a quelli sopra riferiti, ravvisando nel vincolo cimiteriale un caso tipico di inedificabilità legale, vale a dire inderogabile divieto di qualsivoglia interevento modificativo dello stato dei luoghi, fatta eccezione per l'esercizio dell'agricoltura e per l'eventuale ampliamento delle strutture cimiteriali preesistenti.

Come è noto l'art. 338 del r.d. 1265/1934 (t.u. delle leggi sanitarie) prevede il divieto di costruire intorno ai cimiteri edifici entro il raggio di 200 mt., disponendo che il contravventore debba demolire l'edificio o la parte di nuova costruzione, salvi i provvedimenti d'ufficio in caso di inadempienza.
La difesa della ricorrente sostiene che tale divieto riguarderebbe solo l’intero centro abitato e sarebbe derogabile per singole abitazioni.
Tale tesi appare destituita di fondamento, si tratta, infatti, di divieto assoluto, come più volte ha avuto modo di affermare la giurisprudenza amministrativa che ha evidenziato come il vincolo di inedificabilità in questione abbia finalità non solo urbanistico edilizie, ma anche di tutela dell'igiene e della sicurezza pubblica (CdS Sez. IV n. 4259/2007; n. 1185/2007).
In particolare, la giurisprudenza del C.d.S. è consolidata nell'affermare che il vincolo in questione non consenta l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
Anche la giurisprudenza della Cassazione si è espressa in termini analoghi a quelli sopra riferiti, ravvisando nel vincolo cimiteriale un caso tipico di inedificabilità legale, vale a dire inderogabile divieto di qualsivoglia interevento modificativo dello stato dei luoghi, fatta eccezione per l'esercizio dell'agricoltura e per l'eventuale ampliamento delle strutture cimiteriali preesistenti (Cass. Civ. Sez. I 23.06.2004 n. 11669)
(TAR Veneto, Sez. II, sentenza 07.11.2012 n. 1352 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICALe scelte pianificatorie effettuate dalla p.a. costituiscano apprezzamento di merito -o, comunque, espressione di ampia potestà discrezionale- sottratto al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiate da errori di fatto o abnormi illogicità.
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L’art. 338, r.d. n. 1265/1934 prevede, al comma 1, che “i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”.
La prima parte della disposizione impone la collocazione dei cimiteri ad una distanza di 200 metri dal centro abitato; tale fascia di rispetto può essere ridotta, non oltre il limite minimo di 50 metri, allorché ricorrano le condizioni previste al comma 4.
La seconda parte della disposizione pone, invece, un vincolo di inedificabilità entro la fascia di 200 metri dal perimetro del cimitero.
Quest’ultima disposizione, che disciplina l’edificazione nella fascia di rispetto, non si rivolge al pianificatore allorché è chiamato a decidere la collocazione di un nuovo cimitero.
La scelta in ordine alla collocazione di un nuovo cimitero è, invero, soggetta unicamente alle previsioni di cui alla prima parte dell’art. 338, c.1 e c. 4, e cioè al rispetto della distanza dal centro abitato prevista dalla legge, oltre che ai limiti cui soggiace ogni potere discrezionale, ed entro i quali è sindacabile dal giudice amministrativo, della manifesta illogicità, irrazionalità o errore sui fatti.

La giurisprudenza è costante nel ritenere che le scelte pianificatorie effettuate dalla p.a. costituiscano apprezzamento di merito -o, comunque, espressione di ampia potestà discrezionale- sottratto al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiate da errori di fatto o abnormi illogicità (Cons. Stato, Sez. IV, 21.05.2007, n. 2571).
La decisione di collocare il cimitero a nord del centro abitato, in una zona che precedenti strumenti urbanistici qualificavano come avente valenza sovracomunale, non può ritenersi, di per sé, manifestamente illogicità, ben potendo l’amministrazione mutare, nel corso degli anni, le proprie scelte.
Né la collocazione del cimitero a nord del centro abitato si pone in contrasto con le osservazioni formulate dalla Provincia di Milano in sede di valutazione di compatibilità del documento di piano con il piano territoriale di coordinamento provinciale: la Provincia si è difatti limitata a dettare delle prescrizioni con riferimento ad alcuni ambiti di trasformazione, tra cui l’ambito IC2 (Corridoio ambientale ovest – nuovo cimitero), ma non ha affatto affermato l’incompatibilità della previsione del cimitero con le disposizioni del suo piano.
Né dalle osservazioni espresse dalla Provincia con riferimento all’ambito in questione –che, peraltro, come si osserverà al punto 10, sono state recepite dal Comune- possono poi dedursi elementi di manifesta illogicità della decisione del Comune.
Non può, poi, ritenersi illogica la previsione di una fascia di rispetto di 50 metri, anziché di 200 metri: la fascia è stata ridotta solo lungo due lati, quello sud e quello est; in ogni caso la riduzione della fascia, entro il limite dei 50 metri, è una facoltà che è espressamente prevista dall’art. 338, c. 4, r.d. n. 1265/1934.
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L’art. 338, r.d. n. 1265/1934 prevede, al comma 1, che “i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”.
La prima parte della disposizione impone la collocazione dei cimiteri ad una distanza di 200 metri dal centro abitato; tale fascia di rispetto può essere ridotta, non oltre il limite minimo di 50 metri, allorché ricorrano le condizioni previste al comma 4.
La seconda parte della disposizione pone, invece, un vincolo di inedificabilità entro la fascia di 200 metri dal perimetro del cimitero.
A differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, quest’ultima disposizione, che disciplina l’edificazione nella fascia di rispetto, non si rivolge al pianificatore allorché è chiamato a decidere la collocazione di un nuovo cimitero.
La scelta in ordine alla collocazione di un nuovo cimitero è, invero, soggetta unicamente alle previsioni di cui alla prima parte dell’art. 338, c.1 e c. 4, e cioè al rispetto della distanza dal centro abitato prevista dalla legge, oltre che ai limiti cui soggiace ogni potere discrezionale, ed entro i quali è sindacabile dal giudice amministrativo, della manifesta illogicità, irrazionalità o errore sui fatti.
Pertanto, nel caso di specie, anche ove fosse veritiero quanto affermato dal ricorrente circa la presenza, nell’ambito della fascia di rispetto, di “fabbricati sparsi” (parte di un fabbricato, a nord, e alcuni edifici, a sud) non potrebbe, per ciò solo, affermarsi l’illegittimità delle deliberazioni impugnate.
Né è pertinente la giurisprudenza invocata dal ricorrente, trattandosi di pronunce che hanno ad oggetto non la legittimità delle scelte pianificatorie del Comune di collocazione di nuovi impianti cimiteriali ma la differente questione della legittimità di nuove edificazioni all’interno della fascia di rispetto.
Ugualmente, la presenza di parcheggi e di strade non costituisce di per sé motivo di illegittimità degli atti impugnati.
Quanto alla previsione di una nuova viabilità e parcheggi, essa è espressamente ammessa all’interno della fascia di rispetto dall’art. 8, c. 3, del regolamento regionale in materia di attività funebri e cimiteriali
(TAR Lombardia-Milano, Se. II, sentenza 05.09.2012 n. 2223 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: M. Grisanti, Sul potere del Consiglio comunale di riduzione della fascia di rispetto a protezione dei cimiteri (link a www.lexambiente.it).

EDILIZIA PRIVATAIn materia di vincolo cimiteriale la salvaguardia del rispetto dei duecento metri prevista dal citato articolo (o del limite inferiore di cui al d.p.r. numero 285/1990 che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 200 mt. a 100 mt.) si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
Il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi e preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria (ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47), senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo.
Detto vincolo comporta, in definitiva, una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio della concessione per opere incompatibili col vincolo medesimo.
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Il vincolo cimiteriale comporta una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria, per opere incompatibili col vincolo medesimo, dovendosi, conseguentemente, escludere la necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo stesso.

Al riguardo, la giurisprudenza, ormai consolidata, ha affermato che in materia di vincolo cimiteriale la salvaguardia del rispetto dei duecento metri prevista dal citato articolo (o del limite inferiore di cui al d.p.r. numero 285/1990 che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 200 mt. a 100 mt.) "si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale” (ex multis C.d.S., V, 14.09.2010, n. 6671; C.d.S., IV 12.03.2007, n. 1185, C.d.S., V, 12.11.1999, n. 1871; C.d.S., II, parere 28.02.1996, n. 3031/1995; TAR Sicilia, Palermo, III, 18.01.2012, n. 77; TAR Campania, Napoli, IV, 29.11.2007, n. 15615; Tar Lombardia-Milano, 11.07.1997, n. 1253; Tar Toscana, I, 29.09.1994, n. 471).
Il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi (cfr. TAR Milano, II, 06.10.993 n. 551) e preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria (ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47), senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo (cfr. C.d.S., V, 03.05.2007, n. 1933 e del 12.11.1999, n. 1871).
Detto vincolo, secondo consolidata giurisprudenza, comporta, in definitiva, una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio della concessione per opere incompatibili col vincolo medesimo.
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Ugualmente destituito di fondamento risulta il secondo motivo di gravame, con cui il ricorrente, in base all’assunto che alla fascia di rispetto cimiteriale sia correlato solo un vincolo d’inedificabilità relativa, ha lamentato la violazione dell’art. 338 del R.D. 27.07.1934, n. 1265 e l’eccesso di potere per difetto dei presupposti e travisamento della realtà, per difetto d’istruttoria e di motivazione e l’erronea valutazione del pubblico interesse, per essersi limitato il Responsabile del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica ad un apodittico richiamo, nel proprio parere (acriticamente recepito dal Sindaco del Comune di Cuneo), alle norme di legge e regolamentari e ad affermare che “l’intervento in oggetto ricade totalmente nella suddetta fascia di mt. 100”, anziché svolgere un’adeguata istruttoria e formulare un’analitica valutazione di carattere igienico-sanitario, eventualmente ostativa, nel caso specifico, all’accoglimento dell’istanza di condono.
Al riguardo non possono, infatti, che richiamarsi le diffuse considerazioni dianzi svolte, con cui si è precisato che il vincolo cimiteriale comporta una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria, per opere incompatibili col vincolo medesimo, dovendosi, conseguentemente, escludere la necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo stesso (C.d.S., V, 03.05.2007, n. 1933)
(TAR Piemonte, Sez. II, sentenza 09.05.2012 n. 511 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATASe l’espressione “intervento urbanistico”, di cui al quinto comma del R.D. 338/1934 (ndr: area di vincolo cimiteriale), debba intendersi in senso letterale oppure –estensivamente- come riferita a qualsiasi attività di trasformazione del territorio, comprensiva di opere private di nuova edificazione.
Orbene, è
chiara, nell’ordinamento, la distinzione tra l’attività urbanistica e quella edilizia.
La prima concerne la pianificazione dell’uso del territorio a mezzo dei vari strumenti urbanistici generali ed attuativi, ed implica scelte altamente discrezionali in ordine –per esempio- all’indicazione delle vie di comunicazione, alla divisione in zone del territorio comunale, alla fissazione dei relativi indici di edificabilità, etc.; la seconda riguarda più propriamente i singoli interventi costruttivi e, dovendo svolgersi nel rispetto della prima, ha carattere sostanzialmente vincolato.
La natura discrezionale o vincolata delle relative scelte si riflette anche nelle rispettive competenze, posto che l’approvazione dei piani territoriali ed urbanistici, che costituiscono atti generali di pianificazione e di indirizzo, è demandata ai consigli comunali (art. 42, comma 2, lett. b, D.Lgs. 18.08.2000, n. 267), mentre i titoli abilitativi sono rilasciati dal dirigente competente (art. 13, comma 1, D.P.R. 06.06.2001, n. 380), proprio sul presupposto che trattasi di attività vincolata, comportando il mero accertamento della sua conformità alla disciplina urbanistica in vigore.

Giova preliminarmente riportare il testo dell’art. 338 R.D. 27.07.1934 n. 1265, a mente del quale “1. I cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge.
2. Le disposizioni di cui al comma precedente non si applicano ai cimiteri militari di guerra quando siano trascorsi 10 anni dal seppellimento dell'ultima salma.
3. Il contravventore è punito con l'ammenda fino a lire 1000 e deve inoltre, a sue spese, demolire l'edificio o la parte di nuova costruzione, salvi i provvedimenti di ufficio in caso di inadempienza.
4. Il consiglio comunale può approvare, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la costruzione di nuovi cimiteri o l'ampliamento di quelli già esistenti ad una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato, purché non oltre il limite di 50 metri, quando ricorrano, anche alternativamente, le seguenti condizioni:
   a) risulti accertato dal medesimo consiglio comunale che, per particolari condizioni locali, non sia possibile provvedere altrimenti;
   b) l'impianto cimiteriale sia separato dal centro urbano da strade pubbliche almeno di livello comunale, sulla base della classificazione prevista ai sensi della legislazione vigente, o da fiumi, laghi o dislivelli naturali rilevanti, ovvero da ponti o da impianti ferroviari.
5. Per dare esecuzione ad un'opera pubblica o all'attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igienico-sanitarie, il consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell'area, autorizzando l'ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici. La riduzione di cui al periodo precedente si applica con identica procedura anche per la realizzazione di parchi, giardini e annessi, parcheggi pubblici e privati, attrezzature sportive, locali tecnici e serre.
6. Al fine dell'acquisizione del parere della competente azienda sanitaria locale, previsto dal presente articolo, decorsi inutilmente due mesi dalla richiesta, il parere si ritiene espresso favorevolmente.
7. All'interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edificio stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457
”.
La questione sottoposta al collegio consiste nello stabilire se l’espressione “intervento urbanistico”, di cui al quinto comma, debba intendersi in senso letterale oppure –estensivamente- come riferita a qualsiasi attività di trasformazione del territorio, comprensiva di opere private di nuova edificazione, come quella oggetto dell’istanza di permesso di costruire avanzata dal ricorrente.
Orbene, ritiene il collegio che sia chiara, nell’ordinamento, la distinzione tra l’attività urbanistica e quella edilizia.
La prima concerne la pianificazione dell’uso del territorio a mezzo dei vari strumenti urbanistici generali ed attuativi, ed implica scelte altamente discrezionali in ordine –per esempio- all’indicazione delle vie di comunicazione, alla divisione in zone del territorio comunale, alla fissazione dei relativi indici di edificabilità, etc.; la seconda riguarda più propriamente i singoli interventi costruttivi e, dovendo svolgersi nel rispetto della prima, ha carattere sostanzialmente vincolato.
La natura discrezionale o vincolata delle relative scelte si riflette anche nelle rispettive competenze, posto che l’approvazione dei piani territoriali ed urbanistici, che costituiscono atti generali di pianificazione e di indirizzo, è demandata ai consigli comunali (art. 42, comma 2, lett. b, D.Lgs. 18.08.2000, n. 267), mentre i titoli abilitativi sono rilasciati dal dirigente competente (art. 13, comma 1, D.P.R. 06.06.2001, n. 380), proprio sul presupposto che trattasi di attività vincolata, comportando il mero accertamento della sua conformità alla disciplina urbanistica in vigore (Cons. di St., V, 24.08.2007, n. 4507) (TAR Liguria, Sez. I, sentenza 27.04.2012 n. 594 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: La salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 del R.D. 1265/1934 consiste in un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente la collocazione di edifici o comunque di opere ad esso incompatibili, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che s’intendono tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
In particolare, “il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi” e “lo stesso vincolo preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria (ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47), senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo”.

Ed invero, questo tribunale, in fattispecie analoga alla presente (v. sentenza n. 14149 del 26.11.2010) ha avuto occasione di precisare che l’art. 338 del RD 27/07/1934 n. 1265, Parte 2, prescrive che i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato.
Di conseguenza, è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge.
La salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri (nel caso di specie, 150 mt.) prevista dal richiamato art. 338 del R.D. 1265/1934 consiste, infatti, in un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente la collocazione di edifici o comunque di opere ad esso incompatibili, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che s’intendono tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale (cfr., altresì, TAR Lombardia Milano, sez. IV, 02.04.2010, n. 962, 10.09.2010, n. 5656; Cons. Stato, sez. IV, 08.10.2007, n. 5210; sez. V, 14.09.2010, n. 6671). In particolare, in quest’ultima sentenza si precisa che “il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi” e che “lo stesso vincolo preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria (ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47), senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo”.
Pertanto, nel caso di specie non occorre svolgere ulteriori considerazioni per confutare la tesi di fondo del ricorrente, secondo cui dovrebbe essere consentito il mantenimento (e quindi la sanatoria) del fabbricato abusivo destinato ad “attività produttiva”. Peraltro, appare evidente come proprio la “lavorazione del marmo”, per le sue stesse rumorose caratteristiche, possa compromettere la peculiare sacralità dei luoghi che il citato art. 338 intende, appunto, salvaguardare (TAR Sicilia-Palermo, Sez. III, sentenza 18.01.2012 n. 77 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICALa destinazione di un’area a zona cimiteriale, operata dallo strumento urbanistico generale, implica un vincolo di inedificabilità discendente ex lege da ragioni di tutela dell’igiene pubblica, quindi avente natura conformativa e non espropriativa.
La destinazione di un’area a zona cimiteriale, operata dallo strumento urbanistico generale, implica un vincolo di inedificabilità discendente ex lege da ragioni di tutela dell’igiene pubblica, quindi avente natura conformativa e non espropriativa (TAR Calabria, Catanzaro, sez. I, 29.10.2008, n. 1469; Cons. Stato, sez. IV, 31.07.2007, n. 4259) (TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 12.01.2012 n. 18 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2011

EDILIZIA PRIVATA: L’art. 338 del R.D. n. 1265/1934 all’ultimo comma stabilisce che “All'interno della zona di rispetto (ndr: cimiteriale) per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edificio stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457”, oggi previsti dall’art. 3 del D.P.R. 380/2001, tra cui la lett. d) “interventi di ristrutturazione edilizia", ove per tali si intendono “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente".
Ne discende, quindi, che, in base alla predetta disposizione di legge, per gli edifici esistenti i cambi di destinazione d'uso e gli ampliamenti (nella misura massima del 10%), devono essere conformi alle norma urbanistiche locali. In altri termini, se un P.R.G. dovesse vietare gli ampliamenti o limitarli ad una percentuale inferiore al 10%, sono queste ultime le norme da rispettare; al contrario se un P.R.G. dovesse ammettere ampliamenti superiori al 10%, non solo la norma locale sarebbe illegittima per violazione di legge, ma sarebbe comunque inapplicabile in quanto il limite imposto dalla norma statale di natura igienico-sanitaria prevale sulla norma locale.

L’art. 338 del R.D. n. 1265/1934, come modificato dalla legge n. 166/2002, all’ultimo comma stabilisce che “All'interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edificio stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457”, oggi previsti dall’art. 3 del D.P.R. 380/2001, tra cui la lett. d) “interventi di ristrutturazione edilizia", ove per tali si intendono “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente" (cfr. TAR Lazio, Latina, 12.06.2009 n. 564).
Ne discende, quindi, che, in base alla predetta disposizione di legge, per gli edifici esistenti i cambi di destinazione d'uso e gli ampliamenti (nella misura massima del 10%), devono essere conformi alle norma urbanistiche locali. In altri termini, se un P.R.G. dovesse vietare gli ampliamenti o limitarli ad una percentuale inferiore al 10%, sono queste ultime le norme da rispettare; al contrario se un P.R.G. dovesse ammettere ampliamenti superiori al 10%, non solo la norma locale sarebbe illegittima per violazione di legge, ma sarebbe comunque inapplicabile in quanto il limite imposto dalla norma statale di natura igienico-sanitaria prevale sulla norma locale.
Alla luce delle predette premesse, appaiono allora fondate le censure di illegittimità del diniego per violazione dell’art. 338 T.U. leggi sanitarie e per erronea applicazione delle N.T.A. laddove il Comune, pur dando atto degli interventi ammissibili sugli edifici preesistenti in fascia di rispetto cimiteriale ex art. 338, come modificato dalla legge n. 166/2002, ne nega l’autorizzabilità nel caso di specie in ragione del disposto dell’art. 30, comma 6, delle N.T.A., ritenendo erroneamente che il disposto di tale ultima norma vada integrato con la disciplina delle fasce di rispetto contenuta nel P.R.G. del 1975, anziché con quella delle zone territoriali (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 02.12.2011 n. 1788 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: 1. Fascia di rispetto cimiteriale - Divieto di edificazione - Art. 338, R.D. n. 1265/1934 - Applicabilità - Non sussiste.
2. Fascia di rispetto cimiteriale - Vincolo di inedificabilità - Peculiarità.
1. Laddove la disciplina urbanistica di zona vieti qualunque edificazione all'interno della fascia di rispetto cimiteriale, non è possibile applicare la previsione dell'art. 338, R.D. n. 1265/1934, essendosi comunque in presenza di un organismo che integra una "nuova costruzione", ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. e), D.P.R. n. 380/2001.
2. Il vincolo di inedificabilità derivante dalla fascia di rispetto cimiteriale deve dirsi peculiare rispetto ad analoghi vincoli, attesa la necessità di salvaguardare, tra l'altro, la tranquillità e il decoro dei luoghi di sepoltura (cd. pietas dei defunti) (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 14.11.2011 n. 2734 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAIl vincolo cimiteriale è di ostacolo alla costruzione di una piscina.
La giurisprudenza ha escluso la configurabilità del vincolo pertinenziale tra l’abitazione (cosa principale) e la piscina (pertinenza) in caso di contrasto di quest’ultima con le prescrizioni urbanistiche di zona.

Nel merito, il Collegio non può che esprimere il proprio dissenso rispetto alla tesi ricorrente, secondo cui il vincolo cimiteriale non sarebbe di ostacolo alla piscina, dovendosi ricondurre tale intervento fra quelli ammessi ai sensi dell’art. 338, u. co. R.D. 27.07.1934 n. 1265.
La norma da ultimo citata (recante “Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie”), infatti, prevede che:
<<All'interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edificio stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457>> (quindi: a) interventi di manutenzione ordinaria; b) interventi di manutenzione straordinaria; c) interventi di restauro e di risanamento conservativo; d) interventi di ristrutturazione edilizia).
Per ricondurre l’intervento in questione fra quelli anzi citati nel predetto art. 31, quindi, si dovrebbe escludere che si tratti di un intervento di <<nuova costruzione>>, non menzionato nell’anzidetta norma.
Detto intervento, per quel che qui interessa, è definito dall’art. 3, co. 1, del d.P.R. n. 380/2001, nei seguenti termini:
<<Ai fini del presente testo unico si intendono per: …
e) «interventi di nuova costruzione», quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi tali:
e.6) gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell'edificio principale; …
>>.
Ne consegue che, laddove la disciplina urbanistica di zona vieti, come nel qui presente caso, qualunque edificazione all’interno della fascia di rispetto cimiteriale, non è possibile applicare la previsione dell’u.co. dell’art. 338 cit., essendosi comunque in presenza di un organismo che integra una <<nuova costruzione>>, ai sensi dell’art. 3, co. 1, lett. e) cit..
Giova anche chiarire, al riguardo, come la giurisprudenza che si è occupata più da vicino dell’argomento, abbia escluso la configurabilità del vincolo pertinenziale tra l’abitazione (cosa principale) e la piscina (pertinenza) in caso di contrasto di quest’ultima con le prescrizioni urbanistiche di zona (cfr., ex pluribus, Cassazione penale, sez. III, 21.05.2009, n. 39067; Cassazione penale, sez. III, 11.06.2008, n. 37257).
Nel caso di specie, le prescrizioni di zona univocamente escludono la realizzazione di ogni intervento edilizio, anche di tipo pertinenziale, posto che la norma tecnica di attuazione (art. 17 cit. e in atti), espressamente vieta nella zona <<F2>> (di rispetto cimiteriale) qualunque nuova edificazione, mentre le allegate tabelle sui parametri edilizi, cui ha fatto riferimento l’esponente, a loro volta indicano come pari a <<zero>> tutti i parametri edilizi.
Né può assumere rilievo, al fine di annullare l’esplicita previsione del divieto di edificazione nella ridetta zona e, quindi, di escludere un contrasto della piscina con la cit. NTA, la previsione contenuta nelle Tabelle sui parametri, a proposito delle destinazioni ammesse nella zona <<F2>>, ove si indicano le destinazioni: <<sport, verde e parcheggi>>.
Si tratta, infatti, di un’indicazione che non può essere interpretata avulsa dal contesto di riferimento il quale, dal canto suo, è chiarissimo nell’azzerare tutti i parametri edilizi (come ad es. l’altezza massima, la superficie coperta, la densità fondiaria, la distanza minima dai confini, ecc.).
A ben vedere, poi, lo stesso confronto tra le prescrizioni valevoli per la zona <<F2>> cit. e quelle stabilite, ad esempio, per la zona <<G>> - parco naturale, rende evidente come, pur essendo in entrambi i casi esclusa ogni nuova edificazione, nondimeno soltanto la seconda zonizzazione tollera, fra le destinazione ammesse, accanto allo sport, anche quella turistica e di svago, precluse nella prima. Ciò rende evidente, quindi, la peculiarità del vincolo di inedificabilità derivante dalla fascia di rispetto cimiteriale rispetto ad analoghi vincoli, insita nella necessità di salvaguardare, tra l’altro, la tranquillità e il decoro dei luoghi di sepoltura (cd. pietas dei defunti. Cfr. ex multis, Consiglio di Stato, Sez. V, 14.09.2010, n. 6671; TAR Toscana, Firenze, Sez. III, 12.07.2010, n. 2446; TAR Napoli, Sez. VII, 21.04.2009, n. 2088; TAR Sicilia Catania, sez. I, 15.07.2003, n. 1141)
(TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 14.11.2011 n. 2734 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAIl divieto di costruire nuovi edifici o di ampliare quelli esistenti, sancito dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934 integra, in via ordinaria, un vincolo di inedificabilità assoluta.
Ne deriva che non trova applicazione, in relazione ad abusi edilizi realizzati all’interno dell’area di rispetto cimiteriale, l’istituto del silenzio-assenso, stante il disposto dell’art. 35, comma 12, della legge n. 47/1985.
La deroga alla distanza minima di duecento metri dai cimiteri può riguardare soltanto l’ampliamento degli stessi, e non anche l’attività edificatoria dei privati; infatti, con l’entrata in vigore dell’art. 57, comma 4, del D.P.R. n. 285/1990, si registrano due distinti regimi di inedificabilità per quanto concerne la fascia di rispetto cimiteriale: per gli ampliamenti dei cimiteri esistenti tale fascia è ridotta a 100 o 50 metri, con possibilità per i comuni di estenderne l’ampiezza ma non di ridurla ulteriormente, mentre per le restanti edificazioni la misura della zona di rispetto è stabilita in 200 metri dal perimetro dei cimiteri.
Il vincolo così regolamentato, costituendo vincolo assoluto di inedificabilità ex lege, è tale da prevalere anche su eventuali disposizioni contrarie del PRG: trattasi di vincolo operante ex se, indipendentemente dagli strumenti urbanistici vigenti ed eventualmente anche in contrasto con i medesimi.
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Il vincolo cimiteriale riguarda anche gli edifici sparsi utilizzati per il ricovero di attrezzi agricoli o aventi destinazione diversa da quella abitativa, ponendosi anche rispetto ad essi l’esigenza, perseguita dall’art. 338, comma 1, del R.D. n. 1265/1934, di salvaguardare la salubrità pubblica e di consentire futuri ampliamenti del cimitero.
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La riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è possibile, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 285/1990, solo a beneficio di ampliamenti del cimitero, e non per incrementare l’area di edificabilità privata. Il vincolo de quo, come risulta da consolidato orientamento giurisprudenziale puntualmente richiamato nella trattazione della prima censura, comporta l’inedificabilità assoluta nella fascia dei 200 metri e trova applicazione diretta, indipendentemente dalle previsioni dello strumento urbanistico, con la conseguenza che appare corretto il riferimento, espresso nell’atto impugnato, all’art. 33 della legge n. 47/1985.
Invero la presenza del manufatto all’interno della predetta fascia rappresenta, per applicazione diretta dell’art. 338 del R.D. n. 1265/1934, ragione di per sé ostativa alla regolarizzazione dell’abuso.

Il divieto di costruire nuovi edifici o di ampliare quelli esistenti, sancito dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934 integra, in via ordinaria, un vincolo di inedificabilità assoluta (Cons. Stato, V, 23/08/2000, n. 4574; TAR Campania, Napoli, II, 13/02/2009, n. 802; idem, 25/01/2007, n. 711; TAR Toscana, III, 02/07/2008, n. 1712).
Ne deriva che non trova applicazione, in relazione ad abusi edilizi realizzati all’interno dell’area di rispetto cimiteriale, l’istituto del silenzio-assenso, stante il disposto dell’art. 35, comma 12, della legge n. 47/1985.
La deroga alla distanza minima di duecento metri dai cimiteri può riguardare soltanto l’ampliamento degli stessi, e non anche l’attività edificatoria dei privati; infatti, con l’entrata in vigore dell’art. 57, comma 4, del D.P.R. n. 285/1990, si registrano due distinti regimi di inedificabilità per quanto concerne la fascia di rispetto cimiteriale: per gli ampliamenti dei cimiteri esistenti tale fascia è ridotta a 100 o 50 metri, con possibilità per i comuni di estenderne l’ampiezza ma non di ridurla ulteriormente, mentre per le restanti edificazioni la misura della zona di rispetto è stabilita in 200 metri dal perimetro dei cimiteri (Cons. Stato, V, 23/08/2000, n. 4574; TAR Sicilia, Catania, I, 19/05/2003, n. 791).
Il vincolo così regolamentato, costituendo vincolo assoluto di inedificabilità ex lege, è tale da prevalere anche su eventuali disposizioni contrarie del PRG: trattasi di vincolo operante ex se, indipendentemente dagli strumenti urbanistici vigenti ed eventualmente anche in contrasto con i medesimi (Cons. Stato, V, 27/08/1999, n. 1006; idem, IV, 27/10/2009, n. 6547).
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Il vincolo cimiteriale riguarda anche gli edifici sparsi (Cons. Stato, V, 14/09/2010, n. 6671; idem, 03/05/2007, n. 1933; TAR Campania, Napoli, II, 13/02/2009, n. 802; idem, 25/01/2007, n. 711) utilizzati per il ricovero di attrezzi agricoli o aventi destinazione diversa da quella abitativa (Cons. Stato, V, 23/08/2000, n. 4574), ponendosi anche rispetto ad essi l’esigenza, perseguita dall’art. 338, comma 1, del R.D. n. 1265/1934, di salvaguardare la salubrità pubblica e di consentire futuri ampliamenti del cimitero (TAR Abruzzo, L’Aquila, I, 14/10/2008, n. 1141).
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La riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è possibile, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 285/1990, solo a beneficio di ampliamenti del cimitero, e non per incrementare l’area di edificabilità privata (Cons. Stato, V, 23/08/2000, n. 4574; TAR Puglia, Bari, II, 07/06/1999, n. 392). Il vincolo de quo, come risulta da consolidato orientamento giurisprudenziale puntualmente richiamato nella trattazione della prima censura, comporta l’inedificabilità assoluta nella fascia dei 200 metri e trova applicazione diretta, indipendentemente dalle previsioni dello strumento urbanistico, con la conseguenza che appare corretto il riferimento, espresso nell’atto impugnato, all’art. 33 della legge n. 47/1985.
Invero la presenza del manufatto all’interno della predetta fascia rappresenta, per applicazione diretta dell’art. 338 del R.D. n. 1265/1934, ragione di per sé ostativa alla regolarizzazione dell’abuso (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 25.10.2011 n. 1542 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: In base al comma 5 dell'art. 338 del r.d. n. 1265/1934  “per dare esecuzione ad un'opera pubblica (…), purché non vi ostino ragioni igienico-sanitarie, il consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto…”.
Questa norma consente, dunque, la realizzazione di opere pubbliche entro la fascia di rispetto cimiteriale a condizione che intervenga l’autorizzazione del Comune e della ASL competenti; autorizzazione che, in caso di opere strategiche come quella in esame, è sostituita dalla deliberazione del CIPE di approvazione del progetto definitivo ai sensi dell’art. 165, comma 5, del d.lgs. n. 163/2006.
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La fascia di rispetto cimiteriale risponde, da un lato, all’esigenza di tutela dell'interesse pubblico all'igiene di ogni tipo di costruzione destinata alla vita dell'uomo e, dall'altro, all'esigenza di assicurare tranquillità e decoro ai luoghi di sepoltura.
Si deve pertanto ritenere che il vincolo in parola riguardi quelle costruzioni incompatibili con la funzione cimiteriale in quanto destinati ad ospitare stabilmente l’uomo quali, in primo luogo, le abitazioni (ma si pensi anche agli alberghi, agli ospedali, alle scuole ecc..); e che esso non osti alla realizzazione di altri manufatti che tale funzione non possiedono quali, ad esempio, strade e parcheggi (ragionando a contrario dovrebbe ritenersi che neppure le strade che portano al cimitero potrebbero realizzarsi).
Questa interpretazione è avvalorata dal dato letterale della disposizione che, come visto, vieta specificamente la realizzazione di nuovi “edifici” e non già la realizzazione di una qualsiasi opera.

In base al comma 5 dell'art. 338 del r.d. n. 1265/1934  “per dare esecuzione ad un'opera pubblica (…), purché non vi ostino ragioni igienico-sanitarie, il consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto…”.
Questa norma consente, dunque, la realizzazione di opere pubbliche entro la fascia di rispetto cimiteriale a condizione che intervenga l’autorizzazione del Comune e della ASL competenti; autorizzazione che, in caso di opere strategiche come quella in esame, è sostituita dalla deliberazione del CIPE di approvazione del progetto definitivo ai sensi dell’art. 165, comma 5, del d.lgs. n. 163/2006.
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Secondo la giurisprudenza la fascia di rispetto cimiteriale risponde, da un lato, all’esigenza di tutela dell'interesse pubblico all'igiene di ogni tipo di costruzione destinata alla vita dell'uomo e, dall'altro, all'esigenza di assicurare tranquillità e decoro ai luoghi di sepoltura (cfr. ex multis TAR Sicilia-Catania, sez. I, 15.07.2003, n. 1141).
Si deve pertanto ritenere che il vincolo in parola riguardi quelle costruzioni incompatibili con la funzione cimiteriale in quanto destinati ad ospitare stabilmente l’uomo quali, in primo luogo, le abitazioni (ma si pensi anche agli alberghi, agli ospedali, alle scuole ecc..); e che esso non osti alla realizzazione di altri manufatti che tale funzione non possiedono quali, ad esempio, strade e parcheggi (ragionando a contrario dovrebbe ritenersi che neppure le strade che portano al cimitero potrebbero realizzarsi).
Questa interpretazione è avvalorata dal dato letterale della disposizione che, come visto, vieta specificamente la realizzazione di nuovi “edifici” e non già la realizzazione di una qualsiasi opera (TAR Lombardia-Milano, Sez. III, sentenza 26.09.2011 n. 2295 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAIl divieto di edificare entro il raggio di 200 metri dal perimetro cimiteriale non può riguardare anche gli impianti di telefonia mobile, sia perché la realizzazione di tali infrastrutture non appare in contrasto con nessuna delle tre finalità sottese alla disciplina posta dall’art. 338, comma 1, del R.D. n. 1265/1934 (assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una “cintura sanitaria” intorno al cimitero, consentire futuri ampliamenti del cimitero, garantendo il rispetto della tranquillità ed il decoro dei luoghi di sepoltura), sia perché l’art. 86 del decreto legislativo n. 259/2003 assimila, ad ogni effetto, tali impianti alle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del D.P.R. n. 380/2001, e tale assimilazione rende gli impianti di cui trattasi compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica delle diverse zone del territorio comunale.
Si registrano orientamenti contrastanti in merito alla compatibilità degli impianti di telefonia mobile con il vincolo di inedificabilità posto dall’art. 338, comma 1, del R.D. n. 1265 del 27.07.1934, secondo il quale “i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”. In particolare:
- il primo orientamento (ex multis, TAR Lombardia Brescia, Sez. I, 01.12.2009, n. 2381; TAR Toscana Firenze, Sez. I, ordinanza 20.05.2009, n. 397), invocato dal Comune di Orta di Atella nella motivazione del provvedimento impugnato, si fonda sul seguente ragionamento:
a) il vincolo cimiteriale ha una triplice finalità -perché, oltre a soddisfare esigenze di carattere sanitarie ed a salvaguardare le possibilità di espansione del perimetro cimiteriale, tutela anche la c.d. pietas nei confronti dei defunti, garantendo il rispetto della tranquillità ed il decoro dei luoghi di sepoltura- e tali finalità vengono pregiudicate anche dalla realizzazione di una struttura ad elevato impatto sull’ambiente, quale è un traliccio per le telecomunicazioni;
b) il vincolo cimiteriale non è riferito soltanto agli immobili destinati alla stabile residenza di persone, perché l’art. 338 del R.D. n. 1265/1934 reca un divieto generalizzato di costruire nella fascia di rispetto cimiteriale, senza limitare tale divieto a specifiche tipologie di manufatti;
c) le valutazioni in fatto sulla concreta compatibilità di un manufatto con la fascia di rispetto cimiteriale sono quindi estranee alla disciplina del vincolo di cui trattasi, che si fonda su valutazioni astratte operate una volta per tutte dal legislatore;
- a fronte di tale orientamento, la giurisprudenza attualmente maggioritaria (in particolare, Cons. Stato, Sez. VI, ordinanza 16.07.2009, n. 3657, che riforma l’ordinanza del TAR Toscana Firenze, Sez. I, n. 397/2009; Cons. Stato, Sez. VI, ordinanza 24.02.2010, n. 877, che sospende la sentenza del TAR Lombardia Brescia, Sez. I, n. 2381/2009; TAR Toscana Firenze, Sez. I, 05.05.2010, n. 1239; TAR Lazio Roma, Sez. II-bis, 14.05.2007, n. 4367) afferma che gli impianti di telefonia mobile risultano compatibili con il vincolo di rispetto cimiteriale, la cui ratio non risulta in alcun modo compromessa da una scelta localizzativa degli stessi nella fascia di rispetto cimiteriale.
Sulla scorta del richiamato orientamento maggioritario, il Collegio ritiene di dover confermare in questa sede la decisione assunta in sede cautelare per le seguenti ragioni:
- innanzitutto deve ritenersi che il divieto di edificare entro il raggio di 200 metri dal perimetro cimiteriale non possa riguardare anche gli impianti di telefonia mobile, sia perché la realizzazione di tali infrastrutture non appare in contrasto con nessuna delle tre finalità sottese alla disciplina posta dall’art. 338, comma 1, del R.D. n. 1265/1934 (assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una “cintura sanitaria” intorno al cimitero, consentire futuri ampliamenti del cimitero, garantendo il rispetto della tranquillità ed il decoro dei luoghi di sepoltura), sia perché l’art. 86 del decreto legislativo n. 259/2003 assimila, ad ogni effetto, tali impianti alle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del D.P.R. n. 380/2001, e tale assimilazione rende gli impianti di cui trattasi compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica delle diverse zone del territorio comunale (ex multis, Cons. Stato, Sez. VI, 15.07.2010, n. 4557);
- inoltre -quand’anche si opinasse diversamente- si deve ribadire in questa sede che il Comune di Orta di Atella non ha operato un’adeguata ponderazione dell’interesse della società ricorrente ad evitare la rimozione di una stazione radio base già realizzata, così violando la disposizione generale in materia di autotutela decisoria posta dall’art. 21-nonies della legge n. 241/1990. In particolare l’Amministrazione comunale non ha tenuto conto del fatto che i lavori per la realizzazione dell’impianto risultano ultimati da oltre un anno (a seguito della decadenza -per effetto del decorso del termine di 45 giorni previsto dall’art. 27, comma 3, del D.P.R. n. 380/2001- dell’ordine di sospensione dei lavori inizialmente adottato con l’ordinanza n. 66 del 04.11.2009, ritualmente notificata in pari data al sig. ..., in qualità dipendente della società ricorrente), né delle spese sostenute dalla società ricorrente per la realizzazione dell’impianto stesso, ma si è limitata ad evidenziare in motivazione che «l’impianto non è entrato in funzione in quanto sottoposto a sequestro probatorio e preventivo da parte della competente procura della Repubblica», sequestro peraltro revocato dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con provvedimento del 17.03.2010 (TAR Campania-Napoli, Sez. VII, sentenza 01.09.2011 n. 4261 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il vincolo di inedificabilità relativo alla fascia di rispetto cimiteriale è applicabile anche ai fabbricati sparsi.
Occorre ricordare che l’art. 338 R.D. n. 1265/1934, prevede che “i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge” (comma 1).
Orbene, la giurisprudenza di questo Consiglio di Stato, con considerazioni che in questa sede si intendono ribadite, ha già avuto modo di affermare che la fascia di rispetto cimiteriale prevista dall'art. 338 t.u. leggi sanitarie (e che deve essere misurata a partire dal muro di cinta del cimitero), costituisce un vincolo assoluto di in edificabilità, tale da imporsi anche a contrastanti previsioni di PRG, che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale (Cons. Stato, sez. IV, 16.03.2011 n. 1645 e 27.10.2009 n. 6547; sez. V, 14.09.2010 n. 6671).
Stante la natura del vincolo e le sue finalità, come sopra evidenziate, non vi è alcuna ragione (peraltro non ricavabile né dalla lettera né dal contesto logico-sistematico della norma), per ritenere tale vincolo applicabile solo ai centri abitati e non ai fabbricati sparsi, così come, ai fini dell’applicazione del vincolo, appare ininfluente che, a distanza inferiore ai 200 metri, vi sia una strada, escludendosi che quest’ultima (così come invece risultante dalla prospettazione dell’appellante) “interrompa” la continuità del vincolo (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 20.07.2011 n. 4403 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICALa fascia di rispetto cimiteriale prevista dall'art. 338 R.D. 1265 del 1934 persegue una triplice finalità: a) assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una "cintura sanitaria" intorno allo stesso cimitero, b) garantire la tranquillità e il decoro ai luoghi di sepoltura, c) consentire futuri ampliamenti del cimitero.
Una volta intervenuta la soppressione del cimitero, si apre una fase temporale di quindici anni dall’avvenuta ultima inumazione, all’esito della quale, previo dissodamento del terreno, il sito ove era allocato il cimitero può essere destinato a tale funzione.

Il R.D. 27.7.1934 n. 1265 -T.U. delle leggi sanitarie- all’art. 338 dispone che i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato, vietando la costruzione intorno ai cimiteri di nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell'impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge.
La medesima norma, in forza delle modifiche da ultimo introdotte dall’art. 28 della L. 01.08.2002 n. 166, prevede la possibilità di deroga da parte del Consiglio comunale, previo parere favorevole della ASL, sino al limite di m. 50, in concorrenza di determinate condizioni.
La giurisprudenza ha rilevato (cfr. ex multis: TAR Brescia, sez. I, 01.12.2009 n. 2381, TAR Toscana Sez. III, 12.07.2010 n. 2446, Cons. St., Sez. V, 14.09.2010 n. 6671) che la fascia di rispetto cimiteriale prevista dall'art. 338 R.D. 1265 del 1934 persegue una triplice finalità: a) assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una "cintura sanitaria" intorno allo stesso cimitero, b) garantire la tranquillità e il decoro ai luoghi di sepoltura, c) consentire futuri ampliamenti del cimitero.
Va poi rilevato che la procedura di soppressione dei cimiteri risulta disciplinata dagli artt. 96-99 del D.P.R. 10.09.1990 n. 285. In particolare, l’art. 97 dispone (al primo comma) che il terreno di cimitero di cui sia stata deliberata la soppressione non può essere destinato ad altro uso se non siano trascorsi almeno 15 anni dall'ultima inumazione, con la conseguenza che per tale periodo esso rimane sotto la vigilanza dell'autorità comunale e deve essere tenuto in stato di decorosa manutenzione; mentre, una volta che è trascorso tale lasso di tempo, (secondo comma) il terreno del cimitero soppresso, prima di essere destinato ad altro uso, deve essere dissodato per la profondità di metri due al fine di recuperare tutte le ossa che si rinvengono da depositarsi nell'ossario del nuovo cimitero.
L’art. 98 prevede poi la possibilità, per i concessionari di posti per sepolture private nel vecchio cimitero, di ottenere a titolo gratuito, nel nuovo cimitero, un posto corrispondente in superficie a quello precedentemente loro concesso, per il tempo residuo spettante secondo l'originaria concessione, o per la durata di 99 anni nel caso di maggiore durata o di perpetuità della concessione estinta, nonché il gratuito trasporto delle spoglie mortali dal soppresso al nuovo cimitero, da effettuare a cura del Comune.
L’art. 99 infine disciplina la sorte dei monumenti funerari del cimitero soppresso.
Da tale complesso normativo si evince quindi che, una volta intervenuta la soppressione del cimitero, si apre una fase temporale di quindici anni dall’avvenuta ultima inumazione, all’esito della quale, previo dissodamento del terreno, il sito ove era allocato il cimitero può essere destinato a tale funzione
(TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 18.04.2011 n. 575 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAIl vincolo della zona di rispetto cimiteriale non è un vincolo di P.R.G., ma, in quanto posto dall’art. 338 del R.D. 27.07.1934 n. 1265, è operativo ope legis, con la conseguenza che esso si impone anche contro eventuali previsioni contrarie di P.R.G. o regolamenti locali e, per altro verso, la sua eventuale indicazione grafica negli strumenti urbanistici non ha carattere costitutivo ma semplicemente ricognitivo: sicché la sua mancata indicazione nel P.R.G. non significa che il vincolo non esista, bensì che la sua estensione è esattamente quella, di 200 metri, stabilita dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934.
Il vincolo in questione costituisce, inoltre, un vincolo assoluto di inedificabilità e vale, pertanto, per qualsiasi manufatto edilizio.

Il vincolo della zona di rispetto cimiteriale non è un vincolo di P.R.G., ma, in quanto posto dall’art. 338 del R.D. 27.07.1934 n. 1265, è operativo ope legis, con la conseguenza che esso si impone anche contro eventuali previsioni contrarie di P.R.G. o regolamenti locali (cfr., TAR Toscana, sez. I, 14.10.2003 n. 5314) e, per altro verso, la sua eventuale indicazione grafica negli strumenti urbanistici non ha carattere costitutivo ma semplicemente ricognitivo: sicché la sua mancata indicazione nel P.R.G. non significa che il vincolo non esista, bensì che la sua estensione è esattamente quella, di 200 metri, stabilita dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934.
Il vincolo in questione costituisce, inoltre, un vincolo assoluto di inedificabilità (cfr. Cons. di Stato, sez. II, 28.08.1996 n. 3031) e vale, pertanto, per qualsiasi manufatto edilizio.
Ne consegue che le opere di cui trattasi erano e sono, ex art. 33 della legge n. 47/1985, insuscettibili di condono edilizio per contrasto, appunto, con un vincolo di inedificabilità assoluta (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 08.04.2011 n. 633 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fasce di rispetto cimiteriale - Vincolo di inedificabilità ex lege - Recepimento negli strumenti urbanistici - Necessità - Esclusione.
Per giurisprudenza costante, le fasce di rispetto cimiteriale costituiscono un vincolo di inedificabilità rinveniente direttamente dalla legge, che si impone ex se, con efficacia diretta ed immediata, indipendentemente da qualsiasi recepimento negli strumenti urbanistici ed eventualmente anche in contrasto con i medesimi, per non essere essi idonei ad incidere sull’esistenza o sui limiti operativi del vincolo (v., ex multis, TAR Campania, Napoli, Sez. II, 25.01.2007 n. 704) (TAR Emilia Romagna-Parma, Sez. I, sentenza 08.03.2011 n. 67 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: A. Fedeli, Il vincolo di rispetto cimiteriale e i parcheggi interrati (Urbanistica e appalti n. 2/2011).

EDILIZIA PRIVATA: D. De Arena, Il Comune può disciplinare nel PAT e nel PI gli interventi nelle fasce di rispetto cimiteriali? (link a http://venetoius.myblog.it).
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L'art. 338 del R.D. n. 1265/1934 stabilisce che: "All'interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edificio stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457”.
Secondo alcuni interpreti, la previsione dell'art. 338, u.c. del TULS prevarrebbe su ogni diversa normativa di zona più restrittiva di PAT o PI, e, quindi, tali strumenti urbanistici non potrebbero legittimamente disciplinare in modo più restrittivo gli interventi.
Tale interpretazione si tradurrebbe nella ritenuta possibilità, che negli edifici esistenti in fascia di rispetto, ancorché in zona agricola o in zona "F" di interesse pubblico, siano consentiti intervento di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edifico stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'art. 31 della legge 05.08.1978, n. 457.

EDILIZIA PRIVATA: L'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 del R.D. n. 1265/1934 comporta un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare, e che la deroga all’estensione del limite è consentita ai soli fini della realizzazione di “opere pubbliche e di interesse pubblico”.
Detto vincolo comporta una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio della concessione per opere incompatibili col vincolo medesimo e la natura assoluta del vincolo medesimo non si pone in contraddizione con la possibilità che nella medesima area insistano degli edifici preesistenti e/o che ad esse vengano assegnate destinazioni compatibili con l'esistenza del vincolo ma mira essenzialmente ad impedire l'ulteriore addensamento edilizio dell'area giudicato ex lege, incompatibile con le prioritarie esigenze pubblicistiche sottese alla imposizione del vincolo.

Si è affermato un orientamento della giurisprudenza amministrativa, dal quale il Collegio non ha motivo di discostarsi, in base al quale l'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 del R.D. n. 1265/1934 comporta un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare, e che la deroga all’estensione del limite è consentita ai soli fini della realizzazione di “opere pubbliche e di interesse pubblico” (Cons. St., V, 29.03.2006, n. 1593)
Detto vincolo, secondo consolidata giurisprudenza, comporta, in definitiva, una limitazione legale a carattere assoluto del diritto di proprietà, che preclude il rilascio della concessione per opere incompatibili col vincolo medesimo.
D’altra parte, come si evince dal testo delle norme di cui alla legge n. 166/2002, sopra richiamata, la natura assoluta del vincolo non si pone in contraddizione con la possibilità che nella medesima area insistano degli edifici preesistenti e/o che ad esse vengano assegnate destinazioni compatibili con l'esistenza del vincolo (Cass. Civ., sez. I, n. 6510/1997), ma mira essenzialmente ad impedire l'ulteriore addensamento edilizio dell'area giudicato ex lege, incompatibile con le prioritarie esigenze pubblicistiche sottese alla imposizione del vincolo (C.G.A.R.S., sentenza 05.01.2011 n. 2 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2010

EDILIZIA PRIVATALa fascia di rispetto cimiteriale costituisce un vincolo di inedificabilità rinveniente direttamente dalla legge, che si impone ex se, con efficacia diretta ed immediata, indipendentemente da qualsiasi recepimento negli strumenti urbanistici ed eventualmente anche in contrasto con i medesimi, i quali non sono idonei, per la loro natura, ad incidere sulla esistenza o sui limiti operativi del vincolo stesso.
Per giurisprudenza costante, la fascia di rispetto cimiteriale costituisce un vincolo di inedificabilità rinveniente direttamente dalla legge, che si impone ex se, con efficacia diretta ed immediata, indipendentemente da qualsiasi recepimento negli strumenti urbanistici ed eventualmente anche in contrasto con i medesimi, i quali non sono idonei, per la loro natura, ad incidere sulla esistenza o sui limiti operativi del vincolo stesso (cfr., tra le tante, Consiglio di Stato, Sezione V, 07.05.1996 n.519).
Infatti, il divieto di costruire nuovi edifici e di ampliare quelli esistenti risulta sancito dall'art. 338, comma 1, del R.D. 27.07.1934 n. 1265, e si configura, in via ordinaria, come un vincolo di inedificabilità assoluta (cfr. Consiglio di Stato, Sezione V, 12.11.1999 n. 1871), per cui di regola non vi è la necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo.
Qualora, però, si tratti di immobile edificato prima dell’imposizione del vincolo, la disciplina applicabile è quella di cui all'art. 32 della legge 47/1985 e l'opera diventa sanabile ove intervenga il parere favorevole dell’autorità preposta alla gestione del vincolo (in termini, TAR Campania, Sezione II, 25.01.2007 n. 708, confermata da Consiglio di Stato, Sezione IV, 06.11.2008 n. 5489)
(TAR Campania-Napoli, Sez. II, sentenza 01.12.2010 n. 26459 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 del R.D. 1265/1934 consiste in un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente la collocazione di edifici o comunque di opere ad esso incompatibili, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che s’intendono tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
La salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 del R.D. 1265/1934 consiste in un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente la collocazione di edifici o comunque di opere ad esso incompatibili, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che s’intendono tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale (cfr., altresì, TAR Lombardia Milano, sez. IV, 02.04.2010, n. 962; Cons. Stato, sez. IV, 08.10.2007, n. 5210, secondo cui il suolo rientrante nella zona di rispetto cimiteriale ed assoggettato al relativo vincolo è da qualificare non edificabile ai sensi dell'art. 5-bis, d.l. n. 333 del 1992 (conv. con modificazioni nella l. n. 359 del 1992), e determina una tipica situazione di inedificabilità legale, assoluta, che non richiede valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'uso con i valori tutelati dal vincolo e non può dare ingresso ad ipotesi alcuna di disparità di trattamento) (TAR Sicilia-Palermo, Sez. II, sentenza 26.11.2010 n. 14146 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATATrattandosi di un vincolo assoluto (quello cimiteriale) non può essere utile fare riferimento al carattere derogatorio di cui all'art. 9 della L. n. 122/1989, in quanto anche il parcheggio interrato, in quanto struttura servente all'uso abitativo e, comunque, posta nell'ambito della fascia di rispetto cimiteriale, rientra tra le costruzioni edilizie del tutto vietate dalla disposizione di cui al cit. art. 338.
L'articolo 338 del testo unico delle leggi sanitarie di cui al R.D. n. 1265/1934 vieta l'edificazione nelle aree ricadenti in fasce di rispetto cimiteriale dei manufatti che possono qualificarsi come costruzione edilizie, come tali incompatibili con la natura dei luoghi e con l'eventuale espansione del cimitero.
Al riguardo, la giurisprudenza, ormai consolidata, ha affermato che in materia di vincolo cimiteriale la salvaguardia del rispetto dei duecento metri prevista dal citato articolo (o al limite inferiore di cui al d.p.r. numero 285/1990 che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto da 200 mt. a 100 mt.) “si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
Si consideri ancora che il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi (cfr. TAR Milano, II Sez., 06.10.1993 n. 551).
Infine, che lo stesso vincolo preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria (ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47), senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo (cfr. Cons. Stato, sez. V, n. 1871 del 12.11.1999)
” (cfr. C.S. V n. 1935/2007).
Inoltre, trattandosi di un vincolo assoluto, non può essere utile fare riferimento al carattere derogatorio di cui all'art. 9 della L. n. 122/1989, in quanto, anche il parcheggio interrato, in quanto struttura servente all'uso abitativo e, comunque, posta nell'ambito della fascia di rispetto cimiteriale, rientra tra le costruzioni edilizie del tutto vietate dalla disposizione di cui al cit. art. 338 .
La stessa Corte costituzionale, investita della questione di legittimità costituzionale di tale art. 9 (sent. 459/1989), ha interpretato la norma nel senso che il richiamo in essa contenuto al soli vincoli paesaggistici non consente l'indiscriminata utilizzazione del territorio per la realizzazione di parcheggi anche in zone soggette ad altri vincoli imposti dalla legislazione statale e regionale, che devono ritenersi fermi è impregiudicati, atteso che l'efficacia derogatoria di cui al citato art. 9 è prevista solo con riferimento, “agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti” mentre, nella fattispecie, vengono in rilievo ulteriori e diverse finalità specificamente tutelate dal cit. art. 338, posto a fondamento del provvedimento di diniego (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 14.09.2010 n. 6671 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa fascia di rispetto cimiteriale pone un vincolo di inedificabilità assoluta, finalizzato alla “tutela di molteplici interessi pubblici, tra cui quelli correlati ad esigenze di natura igienico-sanitaria ed alla salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati a cimitero, rispetto ai quali sono di per sé incompatibili tutte le tipologie di insediamenti abitativi".
L’art. 338, primo comma, del R.D. n. 1265 del 1934 (Testo unico delle leggi sanitarie), applicabile alla presente fattispecie nella versione vigente ratione temporis (ossia prima della modifica del 2002), stabilisce che, con riferimento alle costruzioni vicine ai cimiteri, “é vietato di costruire intorno agli stessi nuovi edifici e ampliare quelli preesistenti entro il raggio di duecento metri”.
Tale norma pone un vincolo di inedificabilità assoluta, finalizzato alla “tutela di molteplici interessi pubblici, tra cui quelli correlati ad esigenze di natura igienico-sanitaria ed alla salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati a cimitero, rispetto ai quali sono di per sé incompatibili tutte le tipologie di insediamenti abitativi" (Consiglio di Stato, V, 08.09.2008, n. 4256; TAR Lombardia, Milano, IV, 02.04.2010, n. 962).
Appare altresì pacifico che una tale disposizione si applichi in via diretta e senza necessità di intermediazione da parte delle fonti normative locali, ed anzi anche in contrasto con le stesse (cfr. Consiglio di Stato, IV, 27.10.2009, n. 6547)
(TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 10.09.2010 n. 5656 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA - URBANISTICA Quesito 9 - Quanto alla fascia di rispetto cimiteriale ed al potere attribuito al Consiglio Comunale dall'art. 338 del R.D. 27.07.1934 n. 1265, così come modificato dall'art. 28 della legge 01.08.2002 n. 166, se non vi ostino ragioni igienico-sanitarie accertate dalla competente Azienda USL, di ridurre la zona di rispetto cimiteriale, tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell'area (Geometra Orobico n. 3/2010).

EDILIZIA PRIVATA: Vincolo cimiteriale - Fabbricati non destinati ad abitazione e di carattere pertinenziale - Inedificabilità assoluta.
Il vincolo a zona di rispetto cimiteriale previsto dall’art. 338 del T.U.LL.SS. comporta (v., per tutte, recentemente, Cons. Stato , IV, 27.10.2009, n. 6547) inedificabilità assoluta dell’area, e tanto vale indipendentemente dal tipo di fabbricato, anche non finalizzato all’abitazione e di carattere pertinenziale.
Il vincolo, infatti, risponde ad una triplice funzione: di assicurare condizioni di igiene e di salubrità, di garantire tranquillità e decoro ai luoghi di sepoltura, di consentire futuri ampliamenti dell’impianto funerario (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 11.06.2010 n. 1815 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: F. P. Francica, Le antenne per telefonia mobile nella fascia di rispetto cimiteriale (Urbanistica e appalti n. 5/2010).

EDILIZIA PRIVATAGli impianti di telefonia mobile risultano compatibili con il vincolo di rispetto cimiteriale.
Le finalità della fascia di rispetto cimiteriale sono quelle della tutela dell’interesse pubblico sotto il profilo sanitario, urbanistico e di garanzia della tranquillità dei luoghi, ovverosia profili rispetto ai quali in nessun modo la realizzazione dell’opera per cui è causa si appalesa lesiva.
Gli impianti di telefonia mobile risultano pertanto compatibili con il vincolo di rispetto cimiteriale, la cui ratio non risulta in alcun modo compromessa da una scelta localizzativa degli stessi nella fascia di rispetto cimiteriale (cfr., Cons. Stato, VI, 28.2.2006 n. 894; TAR Lazio, II-bis, 19.04.2007 n. 4367; TAR Veneto, II, 11.02.2005 n. 644) (TAR Toscana, Sez. I, sentenza 05.05.2010 n. 1239 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: 1. Diniego di sanatoria - Classificazione giuridica delle strutture - Attività edilizia libera ex art. 33 L.R. n. 12/2005 - Serre - Titolo abilitativo - Legittimità.
2. Diniego di sanatoria - Fascia di rispetto cimiteriale - Art. 38 R.D. n. 1265/1934 - Inedificabilità ex lege - Motivazione - Legittimità.
3. Ordine di demolizione - Notifica all'affittuaria responsabile dell'abuso - Mancata notifica al proprietario dell'area - Carenza di interesse - Inammissibilità.

1. Per quanto la L.R. n. 12/2005 non detti prescrizioni analitiche circa le dimensioni delle coperture stagionali di cui all'art. 33 della stessa legge, ragioni di ordine sistematico e letterale, inducono alla conclusione che debba trattarsi di dimensioni tutto sommato contenute, essendo tali opere destinate alla protezione delle colture e dei piccoli animali -da allevare all'aria aperta-, quindi con dimensioni compatibili con la sola funzione di protezione e non con altre funzioni, quali l'accesso delle persone o l'esercizio nella struttura di attività commerciali di vendita, tali da non avere impatto sul territorio, impatto che sarebbe incompatibile con il regime di totale liberalizzazione dell'attività edilizia di cui al c. 2 dello stesso art. 33 L.R. n. 12/2005.
Pertanto, in assenza sia del carattere di semplice copertura che di quello di stagionalità richiesti dall'art. 33 L.R. n. 12/2005, risulta corretta la classificazione giuridica assunta dal Comune che ritiene le strutture di cui è causa "serre" e come tali, allorché soddisfino stabilmente le esigenze di esercizio dell'impresa agricola e siano destinate ad una indeterminata permanenza, necessitanti il rilascio di un permesso di costruire.
2. Le disposizioni sulla fascia di rispetto cimiteriale sono dettate da ragioni di ordine pubblico, sia di carattere igienico-sanitario sia di rispetto della sacralità dei luoghi di sepoltura, per cui il vincolo cimiteriale costituisce un'ipotesi di inedificabilità ex lege, destinata a prevalere su eventuali disposizioni difformi degli strumenti urbanistici generali.
Di conseguenza, in caso di opere abusive collocate in zona cimiteriale, il diniego di sanatoria non deve necessariamente, al fine dell'assolvimento dell'obbligo di motivazione dell'atto amministrativo, effettuare una comparazione fra le opere realizzate ed i valori salvaguardati dal vincolo essendo sufficiente quest'ultimo.
3. La censura di illegittimità dell'ingiunzione a demolire, in quanto rivolta contro l'affittuaria dell'area e non contro i proprietari, è infondata, se non addirittura inammissibile, non riuscendosi a comprendere quale interesse abbia la ricorrente affittuaria a lamentare la mancata notifica del provvedimento ad un soggetto giuridicamente distinto dalla stessa, che dovrebbe semmai essere fatto valere dai proprietari e non dall'esponente, la quale ha in ogni caso realizzato le opere abusive ed è quindi giuridicamente obbligata a demolirle, quale "responsabile del'abuso", indipendentemente da eventuali irregolarità della notificazione dell'ingiunzione a demolire (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 05.05.2010 n. 1234 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALe disposizioni sulla fascia di rispetto cimiteriale sono dettate da ragioni di ordine pubblico, sia di carattere igienico-sanitario sia di rispetto della sacralità dei luoghi di sepoltura, per cui il vincolo cimiteriale costituisce un’ipotesi di inedificabilità ex lege, destinata a prevalere su eventuali disposizioni difformi degli strumenti urbanistici generali.
Di conseguenza, in caso di opere abusive collocate in fascia cimiteriale, il diniego di sanatoria non deve necessariamente, al fine dell’assolvimento dell’obbligo di motivazione dell’atto amministrativo, effettuare una comparazione fra le opere realizzate ed i valori salvaguardati dal vincolo, essendo sufficiente il richiamo a quest’ultimo.
Le serre poiché necessitanti di titolo edilizio devono reputarsi “nuove costruzioni”, per le quali vale il vincolo assoluto di inedificabilità (fascia di rispetto cimiteriale) di cui al citato art. 338 del RD 27.07.1934 n. 1265
La disciplina del c.d. vincolo cimiteriale sia contenuta nell’art. 338 del RD 27.07.1934 n. 1265 (Testo Unico delle leggi sanitarie), in forza del quale (comma 1°, secondo periodo), <<E’ vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale>>, pur facendosi salve <<le deroghe ed eccezioni previste dalla legge>>.
Tali deroghe devono essere consentite, dopo la riforma dell’art. 338 introdotta dalla legge 166/2002, dal consiglio comunale, con le modalità procedurali indicate dallo stesso art. 338, le quali prevedono il parere dell’azienda sanitaria locale. Prima dell’entrata in vigore della citata legge 166/2002, le deroghe al vincolo cimiteriale erano invece autorizzate dal Prefetto.
Nella Regione Lombardia, l’art. 8 del Regolamento regionale 09.11.2004 n. 6 (articolo rubricato “Zona di rispetto cimiteriale”), richiama espressamente l’art. 338 sopra citato e prevede la possibilità di riduzione della fascia di rispetto fino ad un minimo di 50 metri, previo parere favorevole dell’ASL e dell’ARPA.
La giurisprudenza è concorde nel ritenere che le disposizioni sulla fascia di rispetto cimiteriale siano dettate da ragioni di ordine pubblico, sia di carattere igienico-sanitario sia di rispetto della sacralità dei luoghi di sepoltura, per cui il vincolo cimiteriale costituisce un’ipotesi di inedificabilità ex lege, destinata a prevalere su eventuali disposizioni difformi degli strumenti urbanistici generali.
Di conseguenza, in caso di opere abusive collocate in fascia cimiteriale, il diniego di sanatoria non deve necessariamente, al fine dell’assolvimento dell’obbligo di motivazione dell’atto amministrativo, effettuare una comparazione fra le opere realizzate ed i valori salvaguardati dal vincolo, essendo sufficiente il richiamo a quest’ultimo (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 27.10.2009 n. 6547, che conferma analoga pronuncia della Sezione II di questo TAR; Consiglio di Stato, sez. IV, 12.03.2007 n. 1185; TAR Veneto, sez. II, 07.02.2008 n. 325; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 17.03.2008 n. 541 e TAR Campania, Napoli, sez. IV, 29.11.2007 n. 15615).

Nel caso di specie, non vi è dubbio, in fatto, che le strutture della sig.ra ... siano collocate ad una distanza inferiore di 200 metri dal perimetro cimiteriale (l’esponente non contesta, anzi conferma tale circostanza), tuttavia, secondo la ricorrente, le opere realizzate sarebbero compatibili con la fascia di rispetto, trattandosi di opere destinate dall’agricoltura, non contrastanti con le previsioni di vincolo.
Sotto tale profilo, la censura è però infondata, in quanto le strutture collocate dall’esponente non possono essere considerate, come sopra indicato in sede di trattazione del motivo C, come mere coperture, prive di ogni impatto urbanistico, ma devono invece reputarsi opere stabili, destinate in via permanente e continuativa all’esercizio sia dell’attività agricolo sia di quella connessa di vendita al pubblico, il quale pertanto accede abitualmente alle serre per i propri acquisti.
Trattandosi, quindi, di serre necessitanti di titolo edilizio, per le ragioni già sopra esposte, le stesse devono reputarsi “nuove costruzioni”, per le quali vale il vincolo assoluto di inedificabilità di cui al citato art. 338
(TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 05.05.2010 n. 1234 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: 1. Costruzione vicine ai cimiteri - Inedificabilità assoluta - Applicabilità.
2. Costruzione vicine ai cimiteri - Inedificabilità assoluta -Rigetto della domanda di sanatoria - Parere favorevole dell'Amministrazione preposta alla tutela del vincolo - Non necessario.

1. Il vincolo di inedificabilità assoluta, imposto dalla legge per le costruzioni vicine ai cimiteri, in ragione degli interessi avuti di mira dalla normativa, vale sia per i centri abitati che per i fabbricati sparsi.
2. Trattandosi di vincolo assoluto di inedificabilità non vi è la necessità di richiedere il parere all'autorità sanitaria preposta al vincolo, in quanto, come stabilito dall'art. 32, primo comma, della legge n. 47 del 1985, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso e quindi, il parere è necessario soltanto quando viene accolta la domanda di sanatoria e non quando viene negata (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 02.04.2010 n. 962 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAIl vincolo cimiteriale rileva come vincolo di inedificabilità assoluta, in quanto le finalità perseguite dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934 sono di superiore interesse pubblicistico e rivolte a garantire il decoro di un luogo di culto e ad assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri.
Con la prima censura la deducente osserva che il vincolo cimiteriale non costituisce vincolo di inedificabilità assoluta; aggiunge che a seguito delle modifiche introdotte con l’art. 28, comma 1, lettera b, della legge n. 166/2002, il suddetto vincolo non preclude la costruzione di nuovi edifici e la realizzazione di ampliamenti nella zona sottoposta a vincolo.
Il motivo non può essere condiviso.
L’art. 338 del R.D. n. 1265/1934, nel testo novellato dall’art. 28 della legge n. 166/2002, ammette l’ampliamento solo nella percentuale massima del dieci per cento.
Gli ampliamenti di maggiore portata sono incompatibili col vincolo cimiteriale, il quale rileva come vincolo di inedificabilità assoluta, in quanto le finalità perseguite dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934 sono di superiore interesse pubblicistico e rivolte a garantire il decoro di un luogo di culto e ad assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri (Tar Campania, Napoli, IV, 29/11/2007, n. 15615).
Tale conclusione trova conferma nel primo comma del citato art. 338, che prevede il divieto di costruire entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, e nell’art. 33 della legge n. 47/1985, che esclude la possibilità della sanatoria edilizia laddove il vincolo sia imposto prima dell’esecuzione delle opere da parte del privato.
Risulta infatti che le opere in questione sono state ultimate nel 1983 (documento n. 3 depositato in giudizio dal Comune resistente), mentre l’ampliamento del cimitero del Pino è stato compiuto nel periodo 1979-1981, per cui non è invocabile nemmeno la deroga di cui all’art. 57, comma 4, del D.P.R. n. 285/1990, la quale non ha la funzione di ridurre la distanza minima indicata dal citato art. 338, ma di consentire l’ampliamento del cimitero con riferimento agli edifici preesistenti (Cons. Stato, V, 23/08/2000, n. 4574).
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Con la seconda censura la ricorrente afferma che gli interventi realizzati non costituiscono nuova edificazione, ma ampliamento del preesistente edificio o modifiche che si risolvono nell’introduzione di elementi accessori o pertinenziali, ammessi nella zona di vincolo cimiteriale e tali da ricondurre la fattispecie all’art. 32 della legge n. 47/1985.
Il rilievo è infondato.
La descrizione delle opere di cui alla relazione tecnica relativa all’istanza di condono edilizio indica vari interventi di trasformazione e incremento della superficie abitabile, costituiti dalla sopraelevazione di un piano, dalla creazione di locali abitativi, dalla costruzione di un locale ad uso rurale e dalla realizzazione di una loggia e di un terrazzo.
Non si tratta né di meri ampliamenti rispettosi del limite del dieci per cento previsto dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934, né della realizzazione di pertinenze o elementi accessori, ma della radicale trasformazione dell’edificio preesistente, reso diverso dalla struttura originaria per volume, sagoma, superficie e connesso carico urbanistico; rileva quindi nell’insieme un’edificazione contraddistinta da ampliamento notevole di superficie, precluso dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934 (Tar Campania, Napoli, IV, 29/11/2007, n. 15615).
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Con il terzo motivo l’istante lamenta la mancata acquisizione del parere dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo (ovvero dell’Azienda sanitaria locale) e della commissione edilizia.
Il rilievo non può essere accolto.
Il caso in esame non rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 32 della legge n. 47/1985, ma, trattandosi di intervento successivo alla costruzione del cimitero, nell’ambito di applicazione dell’art. 33 della legge stessa, con la conseguenza che l’esistenza del vincolo è di per sé preclusiva dell’opera oggetto della domanda di condono.
Per la stessa ragione non occorre nemmeno il parere della commissione edilizia, trattandosi di vincolo di inedificabilità assoluta, rispetto ai cui effetti rileva un mero accertamento tecnico della distanza intercorrente tra il cimitero e il fabbricato risultante dagli interventi di trasformazione, e non una valutazione avente margini di discrezionalità (Tar Toscana, III, 12/02/2003, n. 277; idem, II, 06/02/2006, n. 260) (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 15.03.2010 n. 660 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: La deroga prevista dall’art. 57, comma 4, del DPR n. 285/1990 riguarda esclusivamente l’ampliamento dei cimiteri esistenti e non anche l’attività edificatoria dei privati; in altre parole, la deroga che prevede la distanza di 100 metri dai centri abitati non ha lo scopo di ridurre la distanza indicata dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934, ma di consentire l’ampliamento di un cimitero con riferimento agli edifici preesistenti.
Nel caso di specie rileva non la realizzazione dell’edificio, ma la costruzione, in epoca successiva alla realizzazione del cimitero ed al suo ampliamento, di opere di incremento della superficie dell’edificio della deducente.
La deroga prevista dall’art. 57, comma 4, del DPR n. 285/1990 riguarda esclusivamente l’ampliamento dei cimiteri esistenti e non anche l’attività edificatoria dei privati; in altre parole, la deroga che prevede la distanza di 100 metri dai centri abitati non ha lo scopo di ridurre la distanza indicata dall’art. 338 del R.D. n. 1265/1934, ma di consentire l’ampliamento di un cimitero con riferimento agli edifici preesistenti (si veda: Cons. Stato, sez. V, 23/08/2000, n. 4574, sentenza riguardante appello presentato dalla odierna ricorrente).
Inoltre l’apposizione del vincolo cimiteriale persegue una molteplicità di interessi pubblici: la tutela di esigenze igienico sanitarie e della sacralità del luogo, l’interesse a mantenere un’area di possibile espansione del perimetro cimiteriale; pertanto anche la costruzione di case sparse, e persino la realizzazione di edifici isolati non destinati ad abitazione, deve rispettare la distanza minima di 200 metri, senza che sia richiesta all’Ente pubblico una valutazione in concreto della compatibilità della presenza del manufatto rispetto al vincolo de quo (Tar Toscana, sez. II, 27.11.2008, n. 3046; Cons. Stato, sez. V, 03.05.2007, n. 1933; idem, 27.08.1999, n. 1006) (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 26.02.2010 n. 549 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2009

EDILIZIA PRIVATA: Installazione impianti produzione energia elettrica in fasce di rispetto comunale.
Si chiede parere in merito alla possibilità di assentire l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica dal fonti rinnovabili in aree protette, in aree caratterizzate da elevata pericolosità geomorfologica (classe III), in fascia di rispetto cimiteriale ed in fascia di rispetto dei pozzi di captazione delle falde freatiche (Regione Piemonte, parere n. 144/2009 - link a www.regione.piemonte.it).

EDILIZIA PRIVATA: Rilascio permesso a costruire impianto fotovoltaico sottoposto a vincolo urbanistico.
Si chiede parere in merito alla possibilità di rilascio di un permesso di costruire avente ad oggetto la realizzazione di un impianto fotovoltaico da installare in zona sottoposta a vincolo di rispetto cimiteriale e, parzialmente, in fascia di rispetto stradale (Regione Piemonte, parere n. 140/2009 - link a www.regione.piemonte.it).

EDILIZIA PRIVATA: No alle antenne dei telefonini in zona a vincolo cimiteriale.
Il vincolo cimiteriale ha una triplice finalità, in quanto, oltre alle esigenze sanitarie ed alla salvaguardia della possibilità di espansioni del perimetro cimiteriale, esso garantisce anche il rispetto della tranquillità e del decoro dei luoghi di sepoltura, che vengono incise da una struttura impattante quale un traliccio di telecomunicazioni che non è più rispettoso della pietas nei confronti dei defunti di quanto non lo sia una abitazione di residenza.
Le valutazioni in fatto sulla concreta compatibilità dell’opera con l’area cimiteriale (quali quelle sulla non lesione delle esigenze sanitarie, e sulla impossibilità di espansione in fatto dell’area cimiteriale) sono estranee alla disciplina del vincolo di inedificabilità, che si fonda su valutazioni astratte prese in considerazione una volta per tutte dal legislatore.
La valutazione introdotta in giudizio sulla estraneità di un traliccio di telecomunicazioni dalla disciplina del vincolo di inedificabilità non trovano alcun fondamento nella norma attributiva del potere. In nessuna disposizione dell’art. 338 sopra citato, infatti, il vincolo di inedificabilità viene limitato soltanto alle abitazioni dove è prevista la stabile residenza di persone (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 01.12.2009 n. 2381 - link a www.altalex.com).

EDILIZIA PRIVATA: INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO - Fascia di rispetto cimiteriale - Vincolo di inedificabilità - Triplice finalità - Manufatti edilizi diversi dalle abitazioni - Tralicci per telecomunicazioni.
In materia di vincolo cimiteriale, la salvaguardia del rispetto dei 200 metri prevista dall'art. 338 del T.U. delle leggi sanitarie di cui al r.d. 27.07.1934 n. 1265 nonché dall'art. 57 del d.P.R. 10.09.1990 n. 285 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità, valevole per qualsiasi manufatto edilizio anche ad uso diverso da quello di abitazione.
Il vincolo cimiteriale ha infatti una triplice finalità, in quanto, oltre alle esigenze sanitarie ed alla salvaguardia della possibilità di espansioni del perimetro cimiteriale, esso garantisce anche il rispetto della tranquillità, del decoro e della speciale sacralità dei luoghi di sepoltura.
Di conseguenza, devono ritenersi compresi nel divieto di edificazione anche i tralicci per telecomunicazioni (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 01.12.2009 n. 2381 - link a
www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATALa salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 t.u. 27.07.1934 n. 1265 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici sia di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che la deroga all’estensione del limite è consentita ai soli fini della realizzazione di "opere pubbliche e di interesse pubblico".
L’individuazione di fasce di rispetto cimiteriali risale al r.d. 1265/1934 (TU leggi sanitarie) che nella sua formulazione originaria stabiliva, al primo comma, che i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno duecento metri dai centri abitati, e poneva, nello stesso, tempo, il divieto di costruire intorno agli stessi nuovi edifici e di ampliare quelli esistenti "entro il raggio di 200 metri".
Al Prefetto era attribuito il potere di consentire la costruzione e l'ampliamento dei cimiteri a distanza inferiore ai duecento metri dai centri abitati quando, a causa di speciali condizioni, non era consentito provvedere altrimenti. Inoltre, su motivata richiesta del Consiglio comunale, non ostandovi ragioni igieniche, lo stesso Prefetto poteva ridurre l'ampiezza della zona di rispetto, delimitandone il perimetro in relazione alla situazione dei luoghi, entro il limite di 100 metri per i Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, e di 50 metri per gli altri Comuni.
A sua volta il D.P.R. 10.09.1990, n. 285 (regolamento di polizia mortuaria), nel disciplinare i piani regolatori cimiteriali, all'art. 57 ribadisce che i cimiteri devono essere isolati dall'abitato mediante la fascia di rispetto prevista dall'art. 338 del r.d. n. 1265/1934. Su questo impianto è intervenuta la legge n. 166/2002 che con la modifica dei commi quarto, quinto, sesto e settimo del citato art. 338 ha disposto che "il Consiglio comunale può approvare, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la costruzione di nuovi cimiteri o l'ampliamento di quelli già esistenti a una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato, purché non oltre il limite di 50 metri, quando ricorrano, anche alternativamente, le seguenti condizioni: a) risulti accertato dal medesimo consiglio comunale che, per particolari condizioni locali, non sia possibile prevedere altrimenti; b) l'impianto cimiteriale sia separato dal centro urbano da strade pubbliche almeno di livello comunale, sulla base della classificazione prevista ai sensi della legislazione vigente, o da fiumi, laghi o dislivelli naturali rilevanti, ovvero da ponti o da impianti ferroviari".
Inoltre, "per dare esecuzione ad un'opera pubblica o all'attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igienico-sanitarie, il consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali e di pregio dell'area, autorizzando l'ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici. La riduzione di cui al periodo precedente si applica con identica procedura anche per la realizzazione di parchi, giardini e annessi, parcheggi pubblici e privati, attrezzature sportive, locali tecnici e serre...All'interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edificio stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457".
Tale essendo il quadro normativo di riferimento, deve, quindi, osservarsi che la normativa statale in materia si articola attraverso disposizioni aventi duplice valenza, in primo luogo nel porre limiti all'attività edificatoria dei privati nelle aree circostanti il perimetro dei cimiteri ed inoltre nel garantire l’osservanza, da parte delle amministrazioni preposte, di determinate distanze dai centri abitati atte a delineare una fascia di rispetto nella costruzione di nuovi cimiteri e/o nell'ampliamento di quelli esistenti e per altri interventi di pubblico interesse. Si tratta quindi di una facoltà rimessa alla valutazione dell’ente locale, in funzione dell'ampliamento dei cimiteri esistenti e/o della costruzione di nuovi cimiteri, oppure, in presenza di determinate circostanze di rilievo pubblicistico, dettagliatamente definite dalla norma con esclusione, pertanto, di interventi di edilizia per fini privati.
Sulla questione, la giurisprudenza amministrativa ha costantemente affermato che la salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 t.u. 27.07.1934 n. 1265 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici sia di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che la deroga all’estensione del limite è consentita ai soli fini della realizzazione di "opere pubbliche e di interesse pubblico" (Cons. St., V, 29.03.2006, n. 1593. TAR Veneto, II, 07.02.2008, n. 325; TAR Sicilia-Catania, I, 15/07/2003, n. 1141).
Si tratta, in definitiva, di una limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, che preclude il rilascio della concessione per opere incompatibili col vincolo medesimo (giurisprudenza pacifica: cfr. Cons. Stato, V, 03/05/2007). Del resto, la natura assoluta del vincolo non si pone in contraddizione con la possibilità che nella medesima area insistano delle preesistenze, e/o che ad esse vengano assegnate destinazioni compatibili con l'esistenza del vincolo (Cass. Civ., sez. I, n. 6510/1997), ma mira essenzialmente ad impedire l'ulteriore addensamento edilizio dell'area giudicato ex lege, incompatibile con le prioritarie esigenze pubblicistiche sottese alla imposizione del vincolo. (cfr. TAR Abruzzo, L’Aquila, I, 14.10.2008, n. 1141) (TAR Sicilia-Catania, Sez. I, sentenza 22.09.2009 n. 1571 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: All'interno della fascia di rispetto cimiteriale è legittimo il rilascio del permesso di costruire per la ristrutturazione di un fabbricato esistente, mediante demolizione e fedele ricostruzione, nonché mediante spostamento del fabbricato in prossimità del confine del lotto di proprietà, più distante dal locale cimitero, in guisa da migliorarne la collocazione.
E' illegittimo il diniego del permesso di costruire per la ristrutturazione di un fabbricato esistente, mediante demolizione e fedele ricostruzione, nonché mediante spostamento del fabbricato in prossimità del confine del lotto di proprietà, più distante dal locale cimitero, in guisa da migliorarne la collocazione.
Invero, l’art. 338 r.d. n. 1265/1934 stabilisce che “All'interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all'utilizzo dell'edificio stesso, tra cui l'ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d'uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457”, oggi previsti dall’art. 3 d.P.R. 380/2001 tra cui la lett. d) “interventi di ristrutturazione edilizia", ove per tali si intendono “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.
Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica
” (TAR Lazio-Latina, sentenza 12.06.2009 n. 564 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: No alle antenne per telefonini in zona a vincolo cimiteriale di inedificabilità assoluta.
Il vincolo cimiteriale si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l’allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare (TAR Toscana, Sez. I, ordinanza 20.05.2009 n. 397 - link a www.altalex.com).

EDILIZIA PRIVATA: Vincolo di rispetto cimiteriale.
La salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 T.U. 27.07.1934 n. 1265 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici, che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
Si consideri ancora che il vincolo di rispetto cimiteriale riguarda non solo i centri abitati ma anche i fabbricati sparsi (cfr. TAR Milano, II Sez., 06.10.1993 n. 551).
Lo stesso vincolo preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria (ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47), senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo (cfr. Cons. Stato, sez. V, n. 1871 del 12.11.1999) (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 03.05.2009 n. 1934 - link a www.lexambiente.it).

URBANISTICA: Fascia di rispetto cimiteriale.
L'art. 338 del R.D. 27.07.1934 n. 1265, come modificato dall’art. 28 della legge 01.08.2002 n. 166, attribuisce al consiglio comunale il potere di consentire, se non vi ostino ragioni igienico-sanitarie accertate dalla competente Azienda USL, la riduzione della zona di rispetto cimiteriale, tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell'area.
Resta dunque evidente che l’anzidetta attribuzione del potere decisorio all’organo consiliare non deve intendersi nel senso di riconoscere a quest’ultimo una mera facoltà di pronunciamento, dovendosi piuttosto ritenere che, fermo restando l’obbligo di adottare un tempestivo provvedimento in risposta alle istanze all’uopo presentate, il Consiglio comunale disponga di un ampio potere discrezionale, da esercitarsi attraverso l’esplicazione in motivazione delle ragioni delle determinazioni assunte, circa l’autorizzabilità di interventi edificatori in deroga rispetto alla fascia di rispetto sanitario (TAR Sardegna, Sez. II, sentenza 20.03.2009 n. 322 - link a www.lexambiente.it).

URBANISTICA: Il potere in capo al Consiglio Comunale  di ridurre la fascia di rispetto cimiteriale non deve intendersi nel senso di riconoscere a quest’ultimo una mera facoltà di pronunciamento, dovendosi piuttosto ritenere che, fermo restando l’obbligo di adottare un tempestivo provvedimento in risposta alle istanze all’uopo presentate, il Consiglio comunale disponga di un ampio potere discrezionale, da esercitarsi attraverso l’esplicazione in motivazione delle ragioni delle determinazioni assunte, circa l’autorizzabilità di interventi edificatori in deroga rispetto alla fascia di rispetto sanitario
L'art. 338 del R.D. 27.07.1934 n. 1265, come modificato dall’art. 28 della legge 01.08.2002 n. 166, attribuisce al consiglio comunale il potere di consentire, se non vi ostino ragioni igienico-sanitarie accertate dalla competente Azienda USL, la riduzione della zona di rispetto cimiteriale, tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell'area.
Resta dunque evidente che l’anzidetta attribuzione del potere decisorio all’organo consiliare non deve intendersi, come ritenuto dalla difesa comunale, nel senso di riconoscere a quest’ultimo una mera facoltà di pronunciamento, dovendosi piuttosto ritenere che, fermo restando l’obbligo di adottare un tempestivo provvedimento in risposta alle istanze all’uopo presentate, il Consiglio comunale disponga di un ampio potere discrezionale, da esercitarsi attraverso l’esplicazione in motivazione delle ragioni delle determinazioni assunte, circa l’autorizzabilità di interventi edificatori in deroga rispetto alla fascia di rispetto sanitario.
Nel caso di specie, non risulta che il consiglio comunale si sia pronunciato sulla richiesta presentata in data 12.11.2007 dalla ricorrente.
Né risulta che, in adesione alla disponibilità manifestata dalla stessa ricorrente al fine di evitare il presente giudizio, siano stati indicati tempi certi per la definizione del procedimento per cui è causa.
Di qui, accertato l’illegittimo inadempimento del Consiglio comunale al suo obbligo di provvedere, l’accoglimento del ricorso, con condanna dello stesso organo consiliare all’adozione del provvedimento richiesto entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla notificazione o dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, avvertendo che, per il caso di ulteriore inadempimento, si procederà senza indugio alla nomina di un commissario ad acta per gli adempimenti in via sostitutiva, con addebito delle spese (TAR Sardegna, Sez. II, sentenza 20.03.2009 n. 322 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Fascia di rispetto cimiteriale - Art. 338 R.D. n. 1265/1934 - Interventi edificatori in deroga - Riduzione della fascia - Potere discrezionale del Consiglio comunale.
L’art. 338 del R.D. 27.07.1934 n. 1265, come modificato dall’art. 28 della legge 01.08.2002 n. 166, attribuisce al consiglio comunale il potere di consentire, se non vi ostino ragioni igienico-sanitarie accertate dalla competente Azienda USL, la riduzione della zona di rispetto cimiteriale, tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell'area: l’anzidetta attribuzione del potere decisorio all’organo consiliare non deve intendersi nel senso di riconoscere a quest’ultimo una mera facoltà di pronunciamento, dovendosi piuttosto ritenere che, fermo restando l’obbligo di adottare un tempestivo provvedimento in risposta alle istanze all’uopo presentate, il Consiglio comunale disponga di un ampio potere discrezionale, da esercitarsi attraverso l’esplicazione in motivazione delle ragioni delle determinazioni assunte, circa l’autorizzabilità di interventi edificatori in deroga rispetto alla fascia di rispetto sanitario (TAR Sardegna, Sez. II, sentenza 20.03.2009 n. 322 - link a www.ambientediritto.it).

URBANISTICA: Fascia di rispetto del vincolo cimiteriale - Eccezione al divieto generale di edificazione - Limiti - Interpretazione restrittiva della norma - Art. 338 T.U. Sanità modificato dall'art. 28 L. n. 166/2002.
La locuzione "per dare esecuzione ad un'opera pubblica o all'attuazione di un intervento urbanistico", (contenuta nell’articolo 338 T.U. Leggi Sanitarie poi modificato dall'articolo 28 della legge 01.08.del 2002 n.166), deve essere interpretata nel senso che gli interventi urbanistici ai quali il legislatore ha inteso fare riferimento sono solo quelli pubblici o comunque aventi rilevanza pubblica e destinati a soddisfare interessi pubblicistici di rilevanza almeno pari a quelli posti a base della fascia di rispetto dei duecento metri. Specificatamente, la locuzione "attuazione di un intervento urbanistico" non può essere interpretata estensivamente fino a comprendervi anche l'edilizia residenziale privata, sia perché, trattandosi di eccezione al divieto generale di edificazione di cui al primo comma dell'articolo 338 T.U. Leggi Sanitarie, deve essere interpretata restrittivamente e quindi limitata ai soli interventi pubblici o quanto meno di rilevanza pubblica, e ciò perché solo un interesse pubblico, meritevole di tutela, come quelli esplicitamente indicati nella deroga, concorrente con quelli posti a base del divieto, potrebbe giustificare la riduzione della fascia di rispetto.
Invero, questa è imposta a tutela di esigenze di natura igienico sanitaria, a salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura e soprattutto a tutela della possibile espansione della cinta cimiteriale e ad assicurare una cintura sanitaria intorno ai luoghi per loro natura insalubri.
Vincolo cimiteriale - Fascia di rispetto (200 metri) - Divieto di costruire nuovi edifici dal perimetro del cimitero - Indennizzo espropriativo - Vincolo urbanistico operante indipendentemente dagli strumenti urbanistici - Deroga - Procedura - Art. 338 T.U. Sanità modificato dall'art. 28 L. n.166/2002.
L'articolo 338 T.U. Legge Sanitaria, come modificato dall'articolo 28 della legge 01.08.2002 n. 166, ribadisce al primo comma la regola generale che i cimiteri debbano essere collocati alla distanza di almeno duecento metri dai centri abitati e che è vietato costruire nuovi edifici (siano essi pubblici o privati) entro il raggio di duecento metri dal perimetro del cimitero. Siffatta fascia di rispetto costituisce un vincolo urbanistico posto con legge dello Stato e come tale è operante indipendentemente dagli strumenti urbanistici vigenti ed eventualmente anche in contrasto con essi (Cons. Stato sez V 27/08/1999 n 1006, Cass. pen. sez. III n. 8553/1996, Cons. Stato n. 1185/2007).
Il relativo suolo ai fini dell'indennizzo espropriativo, anche se può avere un valore di mercato superiore a quello agricolo per effetto di possibili utilizzazioni diverse da quelle edificatorie, non è comunque suolo edificatorio (Cass. Sez un. civ. n . 13596/1991, Cass. civ. sez. I n. 11669/2004, sez. III n. 4797/2006).
Tale fascia di rispetto può essere derogata in due ipotesi soltanto. Secondo la prima, il Consiglio comunale può approvare, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la costruzione di nuovi cimiteri o l'ampliamento di quelli già esistenti ad una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato purché non oltre il limite di 50 metri quando ricorrono anche alternativamente le due condizioni previste dalla norma, ossia quando non sia possibile provvedere altrimenti ovvero quando l'impianto cimiteriale sia separato dal centro urbano da strade pubbliche, fiumi ecc.
In base alla seconda, la deroga è consentita allorché si deve dare esecuzione ad un'opera pubblica o all'attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igienico sanitarie; in tali casi il Consiglio comunale può consentire previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell'area, autorizzando l'ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici o la realizzazione di parcheggi, attrezzature sportive, locali tecnici e serre (Corte di cassazione, Sez. III penale, sentenza 26.02.2009 n. 8626 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto del vincolo cimiteriale.
Nell’articolo 338 T.U. Leggi Sanitarie la locuzione "per dare esecuzione ad un'opera pubblica o all'attuazione di un intervento urbanistico" deve essere interpretata nel senso che gli interventi urbanistici ai quali il legislatore ha inteso fare riferimento sono solo quelli pubblici o comunque aventi rilevanza pubblica e destinati a soddisfare interessi pubblicistici di rilevanza almeno pari a quelli posti a base della fascia di rispetto dei 200 metri (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 26.02.2009 n. 8626 - link a www.lexambiente.it).

anno 2008

EDILIZIA PRIVATASul vincolo cimiteriale.
La individuazione di fasce di rispetto intorno ai cimiteri risale all’art. 338 del t.u.l.s. (R.D. n. 1265/1934) che, nella sua formulazione originaria, stabiliva, al primo comma, che i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno duecento metri dai centri abitati, e poneva, nello stesso, tempo, il divieto di costruire intorno agli stessi nuovi edifici e di ampliare quelli esistenti “entro il raggio di duecento metri”.
Al Prefetto era attribuito il potere di consentire la costruzione e l’ampliamento dei cimiteri a distanza inferiore ai duecento metri dai centri abitati quando, a causa di speciali condizioni, non era consentito provvedere altrimenti.
Inoltre, su motivata richiesta del Consiglio comunale, non ostandovi ragioni igieniche, lo stesso Prefetto poteva ridurre l’ampiezza della zona di rispetto, delimitandone il perimetro in relazione alla situazione dei luoghi, entro il limite di 100 metri per i Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, e di 50 metri per gli altri Comuni.
A sua volta il regolamento governativo di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10.9.1990, n.285, nel disciplinare i piani regolatori cimiteriali, all’art. 57 ribadisce che i cimiteri devono essere isolati dall’abitato mediante la fascia di rispetto prevista dall’art. 338 del t.u.l.s.
I commi 3 e 4 del precitato art. 57 del d.p.r. n. 285 cit. sono stati abrogati per effetto dell’art. 28 della legge 01.08.2002 n. 166, recante disposizioni in materia di infrastrutture e di trasporti, che ha rimodulato la disciplina statale sulle zone limitrofe alle aree cimiteriali attraverso la sostituzione dei commi 1, 4, 5, 6 e 7 dell’art. 338 del R.D. n. 1265/1934.
Il legislatore del 2002 ha precisato, con la modifica dei commi quarto, quinto, sesto e settimo del citato art.338 del R.D. n. 1265 del 1934, che “il consiglio comunale può approvare, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la costruzione di nuovi cimiteri o l’ampliamento di quelli già esistenti ad una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato, purché non oltre il limite di 50 metri, quando ricorrano, anche alternativamente, le seguenti condizioni:
a) risulti accertato dal medesimo consiglio comunale che, per particolari condizioni locali, non sia possibile prevedere altrimenti;
b) l’impianto cimiteriale sia separato dal centro urbano da strade pubbliche almeno di livello comunale, sulla base della classificazione prevista ai sensi della legislazione vigente, o da fiumi, laghi o dislivelli naturali rilevanti, ovvero da ponti o da impianti ferroviari
”.
Inoltre, “per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igienico-sanitarie, il consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali e di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici, La riduzione di cui al periodo precedente si applica con identica procedura anche per la realizzazione di parchi, giardini e annessi, parcheggi pubblici e privati, attrezzature sportive, locali tecnici e serre…All’interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all’utilizzo dell’edificio stesso, tra cui l’ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d’uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell’articolo 31 della legge 05.08.1978, n. 457”.
Tale essendo il quadro normativo di riferimento, deve quindi osservarsi che la normativa statale in materia si articola attraverso disposizioni aventi duplice valenza, in primo luogo nel porre limiti all’attività edificatoria dei privati nelle aree circostanti il perimetro dei cimiteri ed inoltre nel garantire la osservanza, da parte delle amministrazioni preposte, di determinate distanze dai centri abitati atte a delineare una fascia di rispetto nella costruzione di nuovi cimiteri e/o nell’ampliamento di quelli esistenti e per altri interventi di pubblico interesse.
Con riferimento alla delimitazione delle fasce di rispetto, a fronte della determinazione ex lege di una distanza dei cimiteri dai centri abitati di 200 metri, come detto, è stato previsto il potere eccezionale, prima in capo al prefetto, e poi al consiglio comunale, di ridurre detto limite sino a 50 metri, in funzione dell’ampliamento dei cimiteri esistenti e/o della costruzione di nuovi cimiteri, oppure, in presenza di determinate circostanze di rilievo pubblicistico, più dettagliatamente definite con le modifiche apportate all’art. 338 t.u.l.s. dall’art. 28 della l. n.166/2002, ossia per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico.
Per ciò che concerne in particolare l’attività edificatoria dei privati in prossimità dei cimiteri, la disciplina in esame ha subito una modifica sostanziale in quanto il divieto di costruire e di ampliare edifici preesistenti “intorno ai cimiteri”, definito nella fascia di 200 metri dalla formulazione originaria dell’art. 338 t.u.l.s., ha subito una prima modifica nella disciplina di cui all’art. 57, comma 3 del regolamento di polizia mortuaria (d.p.r. 285/1990), che imponeva un esplicito divieto di edificare “entro la fascia di rispetto”, relativamente sia a nuovi edifici che all’ampliamento di preesistenze.
Con le modifiche apportate dall’art. 28 L. n. 166/2002, sopra testualmente richiamato, il limite all’edificabilità privata è stato comunque fissato in 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, visto che il primo comma dell’art. 338 del t.u.l.s., nella nuova formulazione, stabilisce che “è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di duecento metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”.
Dalla lettura della norma si evince che il limite all’edificabilità privata non è più ancorato alla “fascia di rispetto”, che può variare in relazione alle determinazioni adottate dall’autorità Comunale, ma è legislativamente fissata in ogni caso entro il limite di 200 metri da calcolarsi dal perimetro dell’impianto cimiteriale.
Il regime vincolistico delineato con riferimento all’attività edilizia dei privati è sicuramente coerente con la ratio delle deroghe ed eccezioni previste dalle legge al limite dei 200 metri, ammesse in funzione dell’ampliamento dei cimiteri esistenti o della costruzione di nuovi cimiteri (comma 4), nonché nei casi in cui l’Amministrazione comunale debba dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico.
Si tratta in entrambi i casi di eccezioni giustificate da esigenze pubblicistiche correlate alla stessa edilizia cimiteriale, oppure ad altri interventi pubblici purché compatibili con le concorrenti ragioni di tutela della zona (comma 5).
Che la deroga in oggetto sia limitata alle sole “opere pubbliche e di interesse pubblico” è poi stato recentemente acclarato dal Consiglio di Stato, con sentenza sez. V, 29.03.2006, n. 1593.
Pertanto, non vi è motivo di dubitare della ragionevolezza di una interpretazione che svincola l’ambito di operatività del vincolo cimiteriale di inedificabilità dalla delimitazione “in concreto” delle fasce di rispetto da parte del Comune, tenuto conto del rilievo preminente di carattere igienico sanitario del vincolo stesso che può ammettere deroghe solo in presenza di concorrenti ragioni pubblicistiche e comunque compatibilmente con le esigenze sottese all’esistenza del vincolo.
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Il vincolo cimiteriale impone un divieto assoluto di edificazione (Cons. di Stato. sez. V, 22.06.1971, n. 606) e persegue una triplice finalità: in primo luogo vuole assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una “cintura sanitaria” intorno allo stesso cimitero, in secondo luogo garantire la tranquillità e il decoro ai luoghi di sepoltura, in terzo luogo consentire futuri ampliamenti del cimitero (TAR Piemonte, sez. I, 02.02.1989, n. 111).
Si tratta di una limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sui beni e non suscettibile di deroghe di fatto, giacché riconducibile a previsione generale, riguardante tutti i cittadini, in quanto proprietari di beni che si trovino in una determinata situazione, e perciò individuabili a priori (Cass. civ., sez. I, 29.11.2006, n. 25364)
La natura assoluta del vincolo non si pone in contraddizione con la possibilità che nell’area indicata insistano delle preesistenze, e/o che ad esse vengano assegnate destinazioni compatibili con l’esistenza del vincolo (Cass. Civ., sez. I, n. 6510/1997), ma mira essenzialmente ad impedire l’ulteriore addensamento edilizio dell’area giudicato ex lege incompatibile con le prioritarie esigenze di tutela igienico sanitaria e di tutela del culto sottese alla imposizione del vincolo.
Come per tutte le zone soggette a vincoli di rispetto, sono sempre ammessi, anche nella zona di rispetto cimiteriale, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, ai sensi dell’articolo 31, lettere a), b), c) e d) della legge n. 457/1978, entro i limiti imposti dal vincolo di inedificabilità, oltre i quali si è in presenza di alternazioni di volumi e di superfici (Cons. di stato. sez. V, n. 275/1989) possibili purché non incidano negativamente sull’ambiente cimiteriale, in quanto connaturati al diritto di proprietà (TAR Abruzzo-L'Aquila, sentenza 14.10.2008 n. 1141 -
link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Sulla possibilità o meno di costruire box interrati (ex lege Tognoli) in fascia di rispetto cimiteriale.
L’art. 338 del Testo unico delle leggi sanitarie di cui al r.d. n. 1265 del 27.07.1934 nonché l’art. 57 del Dpr 10.09.1990 n. 285 vietano l’edificazione nelle aree ricadenti in fascia di rispetto cimiteriale dei manufatti che, per durata, inamovibiltà ed incorporazione al suolo possano qualificarsi come costruzioni edilizie, come tali, incompatibili con la natura dei luoghi e con l’eventuale espansione del cimitero.
Ora, la giurisprudenza ha affermato che in materia di vincolo cimiteriale , la salvaguardia del rispetto dei 200 metri prevista dal citato art. 338 del T.U. del 1934 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità, valevole per qualsiasi manufatto edilizio anche ad uso diverso da quello di abitazione e tanto in ragione dei molteplici interessi pubblici nella specie in rilievo relativamente alla tutela delle esigenze di natura igienico-sanitarie e della speciale sacralità dei luoghi (Cons Stato Sezione v 03.05.2007 n. 1933; TAR Veneto Sezione II 06.04.1996 n. 861; Tar Lombardia Sezione II 28/02/1999 n. 167; questo Tar I Sezione 01.10.2007 n. 2903).
Ora, trattandosi di un vincolo assoluto, nella specie non ci si può “giovare” del carattere derogatorio che la norma di cui all’art. 9 della legge n. 122/1989 riconoscerebbe alla realizzazione delle autorimesse interrate, dal momento che anche il manufatto del genere progettato, il parcheggio interrato, ancorché struttura unicamente servente all’uso abitativo, ma comunque posta nell’ambito della fascia di rispetto cimiteriale,rientra tra le costruzioni edilizie del tutto vietate dalla disposizione di cui all’art. 338 citato e tale circostanza, puntualmente rilevata dall’Amministrazione, costituisce motivo giustificativo dell’opposto diniego.
Né vale invocare la portata modificativa della normativa recata dal DPR n. 285 del 1990 (che ha previsto la possibilità di riduzione della fascia di rispetto cimiteriale da 200 mt. a 100 mt.), atteso che essa delinea il regime giuridico unicamente degli interventi di ampliamento dei cimiteri, ma non è questo il caso che ci occupa, sicché, per l’edificazione in questione rimane la misura della fascia di rispetto stabilita in 200mt come fissata dall’art. 338 e il relativo vincolo, ribadito dalla normativa contenuta nel vigente Piano regolatore generale del Comune, è da ritenersi di carattere assoluto (cfr. Tar Sicilia Catania 19.05.2003 n. 791) (TAR Toscana, Sez. III,
sentenza 02.07.2008 n. 1712 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 T.U. 27.07.1934 n. 1265 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale.
Il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi.

Occorre premettere, quanto al vincolo cimiteriale, che la salvaguardia dell'area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall'art. 338 T.U. 27.07.1934 n. 1265 si pone alla stregua di un vincolo assoluto di inedificabilità che non consente in alcun modo l'allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che possono enuclearsi nelle esigenze di natura igienico sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale (giurisprudenza pacifica: cfr., da ultimo, CdS, V, 03.05.2007 n. 1933; IV, 12.03.2007 n. 1185).
Si consideri ancora che il vincolo di rispetto cimiteriale, riguarda non solo i centri abitati, ma anche i fabbricati sparsi (cfr. TAR Milano, II, 06.10.1993 n. 551).
Infine, che lo stesso vincolo preclude il rilascio della concessione, anche in sanatoria (ai sensi dell'art. 33 L. 28.02.1985 n. 47), senza necessità di compiere valutazioni in ordine alla concreta compatibilità dell'opera con i valori tutelati dal vincolo (cfr. Cons. Stato, V, 03.05.2007 n. 1934).
In relazione all’asserita inapplicabilità del disposto contenuto nell’art. 57, III comma del DPR n. 285/1990, va osservato come tale norma -peraltro abrogata dall’art. 28, II comma della legge n. 166/2002– sia invece applicabile al caso di specie in quanto vigente al momento della decisione della domanda di sanatoria: in ogni caso, sia la disciplina vigente all’epoca dei realizzati abusi, sia quella attualmente vigente, consente di realizzare, all’interno della fascia di 200 metri dal perimetro cimiteriale, solo interventi di recupero, di manutenzione, di restauro e risanamento conservativo dell’edificato esistente, ovvero interventi di ampliamento funzionali all’utilizzo dell’edificio nei limiti del 10% dell’esistente (TAR Veneto, Sez. II, sentenza 07.02.2008 n. 325 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAFascia di rispetto cimiteriale - Vincolo di inedificabilità assoluta - Strutture mobili - Applicabilità - Esclusione.
Il vincolo assoluto di inedificabilità nell'area di rispetto cimiteriale, di cui all’art. 338 del R.D. 1265/1934, finalizzato alla tutela di molteplici interessi pubblici (esigenze di natura igienico sanitaria, salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all'inumazione ed alla sepoltura, mantenimento di un'area di possibile espansione della cinta cimiteriale - cfr. Cds, V, 1934/2007), non può che interessare le opere edilizie di carattere stabile, esulando dal divieto altre diverse forme di utilizzazione dei terreni che si trovino in quella fascia, quali ad esempio l'installazione di strutture precarie o mobili (TAR Sicilia-Palermo, Sez. II,
sentenza 09.01.2008 n. 18 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2007

EDILIZIA PRIVATA: Il divieto di costruire nuovi edifici nella fascia di rispetto cimiteriale integra un vincolo di inedificabilità assoluta.
Le finalità perseguite dalla normativa (cfr. attualmente art. 28 l. 01.08.2002 n. 166) in tema di vincolo cimiteriale sono di superiore rilievo pubblicistico e rivolte essenzialmente a garantire la futura espansione del cimitero, a garantire il decoro di un luogo di culto nonché, non da ultimo, assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri.

Circa l'indubbia natura “assoluta” del vincolo di inedificabilità cimiteriale, il Collegio non condivide l’orientamento di una parte della giurisprudenza secondo cui la fascia di rispetto cimiteriale: “non comporta ex se un'inedificabilità assoluta ma è l'Autorità preposta alla tutela del vincolo che, in sede di formulazione del parere, deve specificare i motivi ostativi alla realizzazione del singolo manufatto e ciò in quanto la presenza di alcuni edifici all'interno della zona di rispetto cimiteriale non concreta di per sé una violazione della distanza minima, posto che questa è fissata dall'art. 338 del T.U. 27.07.1934 n. 1265, in relazione ai centri abitati, e non ai fabbricati sparsi che non possono ricondursi ai primi.” (così: TAR Trentino Alto Adige-Trento, sent. n. 64 del 02.04.1997; in termini: CdS, sez. IV sent. n. 775 del 16.09.1993; TAR Trentino Alto Adige-Trento, sent. n. 336 del 01.08.1994. Nel senso che la distanza minima, oltre la quale deve essere collocato il cimitero, fissata dall'art. 338 della legge citata, si riferisce ai centri abitati e che, pertanto, la presenza di alcuni edifici all'interno della zona di rispetto non concreta di per sé una violazione di tale distanza, cfr. C.d.S. n. 775/1993; Tar Emilia  Romagna-Bologna, I sez. 27.09.1997, n. 622; Tar Marche 12.08.1997, n. 677; Tar Campania-Napoli, 09.06.1997, n. 1503).
Il Collegio condivide l’orientamento della giurisprudenza secondo cui il divieto di costruire nuovi edifici, di cui alla normativa sopra citata, integri un vincolo di inedificabilità assoluta (così: C.d.S. sez. IV 12.03.2007 n. 1185, C.d.S., sez. V, 12.11.1999, n. 1871; CdS, sez. II, parere 28.02.1996, n. 3031/1995; Tar Lombardia-Milano, 11.07.1997 n. 1253; Tar Toscana, I sezione, 29.09.1994, n. 471). Ciò in quanto le finalità perseguite dalla normativa (cfr. attualmente art. 28 l. 01.08.2002 n. 166) in tema di vincolo cimiteriale sono di superiore rilievo pubblicistico e rivolte essenzialmente a garantire la futura espansione del cimitero, a garantire il decoro di un luogo di culto nonché, non da ultimo, assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri. Trattasi, quindi, di una limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sul bene e non suscettibile di deroghe di fatto, siccome riconducibile a previsione generale, concernente tutti i cittadini, in quanto proprietari di beni che si trovino in una determinata situazione, e perciò individuabili a priori (cfr Cass. Civ. sez. I, 29.11.2006 n. 25364). La natura assoluta del vincolo non si pone in contraddizione logica con la possibilità che nell’area indicata insistano delle preesistenze, e/o che ad esse vengano assegnate destinazioni compatibili con la esistenza del vincolo (Cass. Civ. sez. I, 16.07.1997, n. 6510), ma essa mira essenzialmente ad impedire l’ulteriore addensamento edilizio dell’area giudicato ex lege incompatibile con le prioritarie esigenze di tutela igienico-sanitaria, e di tutela del culto sottese alla imposizione del vincolo
(TAR Campania-Napoli, Sez. IV, sentenza 29.11.2007 n. 15615 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAAbuso edilizio - Fascia di rispetto cimiteriale - Sanabilità - Non sussiste.
Un'opera abusiva realizzata nella zona di rispetto cimiteriale, non può puramente e semplicemente essere edificata in tale sede, e quindi correttamente va ritenuta non sanabile (TAR Lombardia-Brescia,
sentenza 06.11.2007 n. 1143 - massima tratta da www.solom.it - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAVincolo cimiteriale - Natura e finalità - Attività edificatoria dei privati in prossimità dei cimiteri - Vincolo di inedificabilità assoluta - Orientamenti giurisprudenziali.
In tema di vincolo cimiteriale, le finalità perseguite dalla normativa (oggi art. 28 l. 01.08.2002 n. 166) sono di superiore rilievo pubblicistico e rivolte essenzialmente a garantire la futura espansione del cimitero, a garantire il decoro di un luogo di culto nonché, non da ultimo, assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri (in merito al divieto di costruire nuovi edifici “vincolo di inedificabilità assoluta” C.d.S. sez. IV 12.03.2007 n.1185, C.d.S., sez. V, 12.11.1999, n. 1871; CdS, sez. II, parere 28.02.1996, n. 3031/95; Tar Lombardia-Milano, 11.07.1997 n. 1253; Tar Toscana, I sezione, 29.09.1994, n. 471). Trattasi, di una limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sul bene e non suscettibile di deroghe di fatto, siccome riconducibile a previsione generale, concernente tutti i cittadini, in quanto proprietari di beni che si trovino in una determinata situazione, e perciò individuabili a priori (Cass. Civ. sez. I, 29.11.2006 n. 25364). La natura assoluta del vincolo non si pone in contraddizione logica con la possibilità che nell’area indicata insistano delle preesistenze, e/o che ad esse vengano assegnate destinazioni compatibili con la esistenza del vincolo (Cass. Civ. sez. I, 16.07.1997, n. 6510), ma essa mira essenzialmente ad impedire l’ulteriore addensamento edilizio dell’area giudicato ex lege incompatibile con le prioritarie esigenze di tutela igienico-sanitaria, e di tutela del culto sottese alla imposizione del vincolo. (In giurisprudenza contra: l’orientamento secondo cui la fascia di rispetto cimiteriale: “non comporta ex se un'inedificabilità assoluta ma è l'Autorità preposta alla tutela del vincolo che, in sede di formulazione del parere, deve specificare i motivi ostativi alla realizzazione del singolo manufatto e ciò in quanto la presenza di alcuni edifici all'interno della zona di rispetto cimiteriale non concreta di per sé una violazione della distanza minima, posto che questa è fissata dall'art. 338 del T.U. 27.07.1934 n. 1265, in relazione ai centri abitati, e non ai fabbricati sparsi che non possono ricondursi ai primi.” (così: TAR Trentino Alto Adige-Trento, sent. n. 64 del 02.04.1997; in termini: CdS, sez. IV sent. n. 775 del 16.09.1993; TAR Trentino Alto Adige-Trento, sent. n. 336 del 01.08.1994. Nel senso che la distanza minima, oltre la quale deve essere collocato il cimitero, fissata dall'art. 338 della legge citata, si riferisce ai centri abitati e che, pertanto, la presenza di alcuni edifici all'interno della zona di rispetto non concreta di per sé una violazione di tale distanza, cfr. C.d.S. n 775/1993 Tar Emilia Romagna-Bologna, I sez. 27.09.1997, n. 622; Tar Marche 12.08.1997, n. 677; Tar Campania-Napoli, 09.06.1997, n. 1503).
Trasformazione di edificio preesistente - Demolizione radicale e ricostruzione - Qualificazione dell’intervento - Ricostruzione - Piena conformità di sagoma, volume, e superficie, tra il vecchio ed il nuovo manufatto - Concetto di “recupero del volume preesistente” - Concetto della “ristrutturazione edilizia” - Concetto di “nuova edificazione”- D.p.r, 380/2001 mod. dall'art. 1 del d.lgs. n. 301/2002 - Giurisprudenza.
La trasformazione di un edificio preesistente, finalizzata al suo recupero funzionale, può essere compiuta anche attraverso la demolizione radicale e la ricostruzione di parti rilevanti del manufatto, specie quando ciò risulti più conveniente sotto il profilo tecnico od economico, anche nelle ipotesi di totale demolizione e ricostruzione dell'edificio, purché il nuovo edificio corrisponda pienamente a quello preesistente. (Al riguardo, la giurisprudenza, impone la piena conformità di sagoma, volume, e superficie, tra il vecchio ed il nuovo manufatto. Nello specifico contesto del recupero del patrimonio edilizio esistente, la demolizione rappresenta lo strumento necessario per la realizzazione del risultato finale, costituito dal pieno ripristino del manufatto. Tale orientamento resta confermato anche in seguito alla modifica del d.p.r, 380/2001 introdotta dall'art. 1 del d.lgs. 27.12.2002 n. 301, che ha fatto venir meno il vincolo della “fedele ricostruzione”, così estendendosi ulteriormente il concetto della ristrutturazione edilizia. Tale innovazione non fa comunque venir meno i limiti che condizionano le caratteristiche della ristrutturazione e consentono di distinguerla dall'intervento di nuova costruzione: vale a dire la necessità che la ricostruzione corrisponda, quanto meno nel volume e nella sagoma, al fabbricato demolito, C.d.S. sez. V 30.08.2006 n. 5061; C.d.S. sez. IV, 28.07. 2005 n. 4011) (TAR Campania-Napoli, Sez. IV,
sentenza 31.10.2007  n. 15615 - link a www.ambientediritto.it).

URBANISTICAIl vincolo cimiteriale è perpetuo e la sua reiterazione nel P.R.G., peraltro meramente ricognitiva, non dà luogo ad indennizzo alcuno.
Il vincolo cimiteriale è perpetuo, ex art. 338 del R.D. 27.07.1934, n. 1265 (da ultimo cfr. in proposito C.d.S., IV, 11.10.2006, n. 6064); né –afferendo a una specifica qualità del bene su cui incide– la sua reiterazione nel P.R.G., peraltro meramente ricognitiva, dà luogo ad indennizzo in base a Corte cost. 20.05.1999, n. 179 (C.G.A.R.S., sentenza 08.10.2007 n. 929 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2006
EDILIZIA PRIVATA - LAVORI PUBBLICIMancata notifica individuale del provvedimento di ampliamento del cimitero e contestuale riduzione fascia di rispetto a chi risiede in immobile vicino al cimitero - Termine di impugnativa del provvedimento - Non decorre.
Verifica esistenza del nuovo muro di cinta del cimitero - Termine di impugnativa del provvedimento di ampliamento del cimitero - Non decorre.

Obbligo di rispetto della fascia di rispetto cimiteriale - Mancata identificazione di "centro abitato" - Esistenza di numerosi edifici che costituiscono un "abitato" - Sussiste.
Chi risiede in un immobile a breve distanza dal cimitero è direttamente interessato dal progetto di ampliamento e dalla conseguente riduzione della fascia di rispetto, e pertanto ha titolo alla notificazione individuale del provvedimento di ampliamento e di sistemazione del cimitero, che riducono la profondità della fascia di rispetto al di sotto del minimo legale, in mancanza di tale notificazione individuale, salva l'acquisizione aliunde della piena conoscenza del provvedimento, il termine per impugnare non decorre.
Tale termine non decorre nemmeno dalla verifica dell'esistenza del nuovo muro di cinta del cimitero, trattandosi di fatto di per sé inidoneo a determinare la conoscenza dei provvedimenti atti a legittimare l'ampliamento del cimitero.
In assenza di una identificazione di "centro abitato", per il quale vige normalmente l'obbligo di rispetto della fascia di rispetto cimiteriale, deve considerarsi tale, anche l'esistenza di numerosi edifici che di per sé costituiscono un "abitato" (TAR Lombardia-Milano, Sez. II,
sentenza 04.12.2006 n. 2856 - massima tratta da www.solom.it - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Normative di settore  - Zona di rispetto cimiteriale.
Anche se l’art. 24, l.r. Piemonte n. 56 del 1977 consente in zona di rispetto cimiteriale gli interventi di ristrutturazione edilizia, con esclusione di qualsiasi aumento volumetrico, senza però menzionare l’ipotesi di mutamento di destinazione d’uso degli edifici, questa tipologia di intervento non può ritenersi preclusa dal legislatore regionale, dovendosi fare riferimento, in materia di legislazione concorrente, ai principi ricavati dalla normativa statale, che all’art. 338 del r.d. 27.07.1934 n. 1265, avente valenza anche urbanistico-edilizia, consente in tali zone tanto gli interventi di ristrutturazione quanto il mutamento di destinazione d’uso (massima tratta da www.studiospallino.it - TAR Piemonte, Sez. I, sentenza 11.10.2006 n. 3383 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2004

EDILIZIA PRIVATAPer lo svolgimento di attività edilizia all'interno dei cimiteri anche da parte dei privati non occorre il rilascio di alcuna concessione edilizia, essendo sufficiente il giudizio da parte del Sindaco di conformità del progetto alle prescrizioni edilizie contenute nel piano regolatore cimiteriale e non dalle norme comuni in tema di edilizia ed urbanistica.
L’attività edilizia all’interno dei cimiteri è regolata, in via primaria, non dalla normazione urbanistica, ma dalle norme del regolamento di polizia mortuaria (D.P.R. 10.09.1990 n. 285 e successive modificazioni), e, in via secondaria, non dagli strumenti urbanistici generali, ma dal piano regolatore cimiteriale che. ogni Comune è tenuto ad adottare (cfr. ex multis Cass. Sez. III 02.06.1983 n. 451, TAR Sicilia-Catania 18.02.1981 n. 86, TAR Abruzzo-Pescara 04.12.1989 n. 534, TAR Toscana 03.05.1994 n. 176, TAR Calabria-Reggio Calabria 06.04.2000 n. 304).
Pertanto, per lo svolgimento di attività edilizia all'interno dei cimiteri anche da parte dei privati non occorre il rilascio di alcuna concessione edilizia, essendo sufficiente il giudizio da parte del Sindaco di conformità del progetto alle prescrizioni edilizie contenute nel piano regolatore cimiteriale e non dalle norme comuni in tema di edilizia ed urbanistica (TAR Campania-Napoli, Sez. II, sentenza 04.06.2004 n. 9187 - link a ww
w.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: La funzione delle zone di rispetto cimiteriale non è ricollegabile ai comuni criteri urbanistici di tutela del regolare sviluppo degli insediamenti sul territorio, ma a diverse e varie esigenze di tutela del bene demaniale, quali in particolare:
1) assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una “cintura sanitaria” intorno al cimitero;
2) garantire la tranquillità ed il decoro ai luoghi di sepoltura, salvaguardando il sentimento di pietas verso i defunti;
3) consentire future espansioni dell’edificio cimiteriale.

... per l'annullamento delle delibere della Giunta Comunale del 14.5.2003 n. 110 e del 20.8.2003 n. 181, recanti rispettivamente l’approvazione del progetto di ampliamento e la riduzione della zona di rispetto del cimitero; 
...
Ritenuto:
- che l’art. 338 del vigente R.D. 24/07/1934 n. 1265 (Testo unico delle leggi sanitarie), fissa in 200 metri la distanza minima inderogabile dei cimiteri dal centro abitato, salve le eccezioni previste dalla legge;
- che il medesimo articolo stabilisce che “il Consiglio comunale può approvare, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la costruzione di nuovi cimiteri o l'ampliamento di quelli già esistenti ad una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato, purché non oltre il limite di 50 metri, quando ricorrano, anche alternativamente, le seguenti condizioni:
   a) risulti accertato dal medesimo consiglio comunale che, per particolari condizioni locali, non sia possibile provvedere altrimenti;
   b) l'impianto cimiteriale sia separato dal centro urbano da strade pubbliche almeno di livello comunale, sulla base della classificazione prevista ai sensi della legislazione vigente, o da fiumi, laghi o dislivelli naturali rilevanti, ovvero da ponti o da impianti ferroviari
.”
- che la funzione delle zone di rispetto non è ricollegabile ai comuni criteri urbanistici di tutela del regolare sviluppo degli insediamenti sul territorio, ma a diverse e varie esigenze di tutela del bene demaniale, quali in particolare:
   1) assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una “cintura sanitaria” intorno al cimitero;
   2) garantire la tranquillità ed il decoro ai luoghi di sepoltura, salvaguardando il sentimento di pietas verso i defunti;
   3) consentire future espansioni dell’edificio cimiteriale.
Rilevato:
- che nella fattispecie l’organo competente a statuire la riduzione delle zone di rispetto è inequivocabilmente il Consiglio comunale, ai sensi della disposizione sopra citata;
- che la delibera di approvazione del piano delle opere pubbliche non può sostituire lo specifico provvedimento tipico normativamente stabilito;
- che, in violazione della puntuale disposizione legislativa, gli atti contestati non hanno neppure dato conto dell’impossibilità di perseguire soluzioni alternative, le quali tra l’altro erano state prospettate nel progetto preliminare, il quale contemplava l’ampliamento nei lati sud e ovest del cimitero ... (TAR Lombardia-Brescia, sentenza 03.06.2004 n. 613 - link a www.giustizia-amministrativa.it).