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dossier VINCOLO STRADALE
anno 2014

EDILIZIA PRIVATA: Vincolo stradale opera anche per sopraelevazioni.
Il vincolo imposto sulle aree site in fasce di rispetto stradale, prescritto dal D.M. n. 1404 del 1968, si traduce in un divieto assoluto di edificazione che rende le aree legalmente inedificabili, indipendentemente dalle caratteristiche dell'opera realizzata e dalla necessità di accertamento, in concreto, dei connessi rischi per la circolazione stradale.
Tale vincolo deve ritenersi operante anche con riferimento a costruzioni realizzate ad un diverso livello da quello della sede stradale o che costituiscano mere sopraelevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti.

Come chiarito dalla consolidata giurisprudenza, infatti, il vincolo imposto sulle aree site in fasce di rispetto stradale, prescritto dal D.M. n. 1404 del 1968, si traduce in un divieto assoluto di edificazione che rende le aree legalmente inedificabili, indipendentemente dalle caratteristiche dell'opera realizzata e dalla necessità di accertamento, in concreto, dei connessi rischi per la circolazione stradale.
Tale vincolo, inoltre, deve ritenersi operante anche con riferimento a costruzioni realizzate ad un diverso livello da quello della sede stradale o che costituiscano mere sopraelevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti (cfr., ex multis, Cass. Civ., sez. II, 03.11.2010, n. 22422; TAR Toscana , sez. III, 23.07.2012, n. 1349).
Ciò detto, il Collegio rileva che, nella fattispecie in esame, i lavori abusivi, oggetto della richiesta di sanatoria, rientravano pienamente nella fascia di rispetto stradale in quanto, lungi dal costituire un manufatto distinto e ulteriore rispetto a quello originario, rappresentavano un ampliamento, peraltro di non irrilevante consistenza, dell’edificio originario che, a sua volta fronteggiava la sede stradale.
Risultava, pertanto, indiscussa l'operatività del vincolo imposto con D.M. n. 1404/1968.
Per tali ragioni, l’Amministrazione correttamente faceva applicazione dell’art. 33 della L. 28.02.1985 n. 47 ed escludeva la sanabilità dell’abuso. (cfr. ex multis, Cons. St., sez. IV, 12.02.2010, n. 772; TAR Lazio, Roma, sez. I, 12.11.2008, n. 10100; Cons. St., sez. IV, 18.10.2002 n. 5716).
Il vincolo di inedificabilità in zona di rispetto stradale, infatti, deve essere qualificato come un vincolo di inedificabilità assoluta, incompatibile per sua natura, con qualunque manufatto, con la conseguenza che, a differenza del vincolo di cui all’art. 32, lo stesso determina un divieto di edificazione a carattere assoluto e la non sanabilità dell’opera realizzata dopo la sua imposizione, a nulla rilevando la non pericolosità della porzione di manufatto per la sicurezza del traffico. (Cons. Stato, Sez. IV, 05.07.2000, n. 3731) (massima tratta da www.lexambiente.it - TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 11.04.2014 n. 705 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2013

EDILIZIA PRIVATA: Il vincolo autostradale ha senza dubbio carattere di vincolo di inedificabilità assoluta.
Tuttavia, nel caso di vincoli di inedificabilità assoluta sopravvenuti alla realizzazione dell’opera, la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che gli stessi assumono certamente rilevanza, seppure non quali elementi di preclusione assoluta al condono, bensì costituendo vincoli relativi, ai sensi dell’art. 32 della legge 47/1985, che impongono una concreta valutazione di compatibilità.

Nel merito il ricorso merita accoglimento, per le ragioni che seguono.
In primo luogo, appare incontestato –in quanto ammesso anche da ASPI, cfr. il doc. 2 della ricorrente, ultimo “considerato”– che le opere abusive di cui è causa sono state realizzate negli anni 1962-1963, mentre l’attuale disciplina legislativa del vincolo autostradale –che prevede nei centri abitati una fascia di rispetto di 30 metri– è contenuta nel D.Lgs. 285/1992 e nel DPR 495/1992, vale a dire il Nuovo Codice della Strada ed il suo regolamento di attuazione (cfr. in particolare l’art. 2, comma 2, del D.Lgs. 285/1992 e l’art. 28, comma 1, lett. a, del DPR 495/1992).
In precedenza, l’art. 9 della legge 24.07.1961 n. 729 (oggi abrogato), prevedeva una fascia di rispetto di 25 metri, da osservarsi dal momento di pubblicazione sul Foglio degli annunzi legali della Provincia (FAL) dell’avviso di avvenuta approvazione del progetto della strada.
Il vincolo autostradale ha senza dubbio carattere di vincolo di inedificabilità assoluta; tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto nel parere di ASPI ivi impugnato (cfr. ancora il doc. 2 della ricorrente), non sussistono nel caso di specie i presupposti per l’applicazione dell’art. 33, comma 1, della legge 47/1985 (come richiamato dall’art. 32 della legge 326/2003), in quanto tale norma prevede espressamente che i vincoli siano anteriori alla realizzazione dell’opera abusiva (<<…siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse>>).
Nel caso di vincoli di inedificabilità assoluta sopravvenuti alla realizzazione dell’opera, la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che gli stessi assumono certamente rilevanza, seppure non quali elementi di preclusione assoluta al condono, bensì costituendo vincoli relativi, ai sensi dell’art. 32 della legge 47/1985, che impongono una concreta valutazione di compatibilità (si veda sul punto, quale precedente specifico, la sentenza del Consiglio di Stato, sez. IV, 04.05.2012, n. 2576, che ha confermato la pronuncia del TAR Lombardia, Milano, sez. II, n. 3150/2004).
Nel caso di specie, il parere negativo non effettua alcuna concreta verifica della compatibilità dell’opera con il vincolo autostradale, limitandosi ad un apodittico richiamo all’art. 33 della legge 47/1985 ed al vincolo dei 30 metri introdotto dal Nuovo Codice della Strada.
Preme ancora evidenziare che il parere non contiene neppure alcun eventuale richiamo al vincolo di 25 metri previsto dalla legge 729/1961, la cui applicabilità al caso di specie (soprattutto in ordine alla pubblicazione sul FAL dell’avviso di approvazione del progetto), non viene concretamente provata dalle parti resistenti.
Per effetto dell’accoglimento del presente ricorso, devono essere annullati gli atti impugnati, con conseguente obbligo di riavvio del procedimento di condono e di rilascio, da parte dell’Ente preposto alla tutela del vincolo autostradale, di un nuovo parere sulla compatibilità o meno - in concreto - dell’opera abusiva con le esigenze della sicurezza del traffico e con gli altri interessi pubblici sottesi al vincolo (TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 11.10.2013 n. 2285 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAMani legate all'Anas sulla fascia di rispetto.
La c.d. «fascia di rispetto», essendo esterna al confine stradale, e dunque oltre il limite della proprietà stradale, non rientra nella sede stradale, e il suo uso o attraversamento non è suscettibile di essere oggetto di concessione da parte dell'ente proprietario della strada.

Lo ha stabilito la I Sez. del TAR Umbria con sentenza 12.08.2013 n. 448.
I giudici amministrativi hanno sottolineato come non possa essere condiviso, in quanto privo di base legale, l'avviso espresso dalla circolare del ministero delle Infrastrutture n. 2876 del 18.05.2011, che assoggetta anche il passaggio dei sottoservizi realizzati nella fascia di rispetto alla preventiva e specifica autorizzazione da parte dell'ente gestore stradale (artt. 65 e 66 del regolamento di esecuzione e di attuazione del codice della strada, di cui al dpr 16.12.1992, n. 495).
L'art. 25, comma 1, del dlgs 30.04.1992, n. 285, dispone che «non possono essere effettuati, senza preventiva concessione dell'ente proprietario, attraversamenti od uso della sede stradale e relative pertinenze con corsi d'acqua, condutture idriche, linee elettriche e di telecomunicazione, sia aeree che in cavo sotterraneo, sottopassi e sovrappassi, teleferiche di qualsiasi specie, gasdotti, serbatoi di combustibili liquidi, o con altri impianti e opere, che possono comunque interessare la proprietà stradale. Le opere di cui sopra devono, per quanto possibile, essere realizzate in modo tale che il loro uso e la loro manutenzione non intralci la circolazione dei veicoli sulle strade, garantendo l'accessibilità delle fasce di pertinenza della strada».
Secondo i giudici umbri la norma prevede chiaramente che la concessione, da richiedere, in caso di strade statali, all'Anas, secondo quanto precisato dall'art. 27 dello stesso codice della strada, occorre per gli attraversamenti e l'uso della sede stradale e relative pertinenze; in tale ambito nozionale non rientra la «fascia di rispetto», qualificata quale striscia di terreno, esterna al confine stradale, sulla quale esistono vincoli alla realizzazione, da parte dei proprietari del terreno, di costruzioni, recinzioni, piantagioni, depositi e simili evince, pertanto, l'inesistenza del potere concessorio dell'Anas sulla fascia di rispetto (articolo ItaliaOggi Sette del 02.09.2013).

EDILIZIA PRIVATA: Legittimità diniego condono edilizio opere all’interno della fascia di rispetto autostradale.
Il vincolo di inedificabilità gravante sulla fascia di rispetto autostradale ha carattere assoluto e prescinde dalla caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione sancito dall’art. 9 della L. 24.07.1961 n. 729 del 1961 e dal D.M. 1404 del 1968 non può essere inteso restrittivamente al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza limiti connessi alla presenza di costruzioni, con la conseguenza le distanze previste vanno osservate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale o che costituiscano mere sopraelevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti.
In tale contesto, le opere realizzate dopo l’imposizione del vincolo all’interno della fascia di rispetto autostradale rientrano nella previsione di cui all’art. 33, comma 1, lett. d), della L. 28.02.1985 n. 47 e non sono pertanto suscettibili di sanatoria.

Come è ben noto, il vincolo di inedificabilità gravante sulla fascia di rispetto autostradale ha carattere assoluto e prescinde dalla caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione sancito dall’art. 9 della L. 24.07.1961 n. 729 del 1961 e dal susseguente D.M. 1404 del 1968 non può essere inteso restrittivamente al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza limiti connessi alla presenza di costruzioni, con la conseguenza le distanze previste vanno osservate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale o che costituiscano mere sopraelevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti (cfr. sul punto, ex plurimis, Cons. Stato, Sez. IV, 30.09.2008 n. 4719 e Cass. Civ., Sez. II, 03.11.2010 n. 22422).
In tale contesto, le opere realizzate dopo l’imposizione del vincolo all’interno della fascia di rispetto autostradale rientrano nella previsione di cui all’art. 33, comma 1, lett. d), della L. 28.02.1985 n. 47 e non sono pertanto suscettibili di sanatoria (cfr. al riguardo, ad es., Cons. Stato, Sez. IV, 18.10.2002 n. 5716 e 25.09.2002 n. 4927) (massima tratta da www.lexambiente.it - Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 15.04.2013 n. 2062 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: In relazione alle opere realizzate in zona vincolata, ricadente in fascia di rispetto stradale, si è in presenza di un vincolo di carattere assoluto, che prescinde dalle caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di “edificazione” sancito dall’art. 4, D.M. 01.04.1968 (recante norme in materia di "distanze minime a protezione del nastro stradale da osservarsi nella edificazione fuori del perimetro dei centri abitati, di cui all'art. 19, legge 06.08.1967, n. 765"), non può essere inteso restrittivamente, cioè al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma è correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile per finalità di interesse generale, e, cioè, per esempio, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito dei materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi alla presenza di costruzioni.
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Il vincolo urbanistico sulle distanze minime a protezione del nastro stradale, previsto dall’art. 33 della legge n. 47 del 1985, a differenza di quello di inedificabilità relativa previsto dall’art. 32 –che può essere rimosso a discrezione dell’Autorità preposta alla cura dell’interesse tutelato–, contiene un divieto di edificazione di carattere assoluto, che comporta la non sanabilità dell’opera abusiva realizzata dopo la sua imposizione, trattandosi di vincolo per sua natura incompatibile con ogni manufatto.
Ed in effetti, in tema di sanatoria di abusi edilizi in applicazione della legge n. 47 del 1985, la natura del vincolo riveniente da una fascia di rispetto stradale differisce a seconda che le opere edilizie abusive siano state realizzate prima o dopo l’imposizione del vincolo, dovendosi ammettere solo nel primo caso la possibilità di sanatoria (previa acquisizione del parere previsto dall’art. 32), che resta invece esclusa nella seconda ipotesi, ai sensi del successivo art. 33, comma 1, lett. d); ciò in quanto l’art. 32, comma 4 –nella versione vigente ratione temporis- consente la sanatoria –tra le altre ipotesi– per le opere abusive “in contrasto con le norme del D.M. 01.04.1968 ... sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico” (lett. c), quando esse siano “... insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione ...”, sicché soltanto in tale caso, attesa la natura «relativa» del vincolo (ai fini della sanatoria), l’Amministrazione deve darsi carico di verificare che le opere “... non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico”, mentre per gli interventi realizzati dopo l’imposizione del vincolo opera la preclusione assoluta di cui all’art. 33, comma 1.

In relazione alle opere realizzate in zona vincolata, ricadente in fascia di rispetto stradale, si è in presenza di un vincolo di carattere assoluto, che prescinde dalle caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di “edificazione” sancito dall’art. 4, D.M. 01.04.1968 (recante norme in materia di "distanze minime a protezione del nastro stradale da osservarsi nella edificazione fuori del perimetro dei centri abitati, di cui all'art. 19, legge 06.08.1967, n. 765"), non può essere inteso restrittivamente, cioè al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma è correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile per finalità di interesse generale, e, cioè, per esempio, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito dei materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi alla presenza di costruzioni (cfr., Cons. di Stato, sez. IV, 14.04.2010, n. 2076).
Quanto, poi, all’asserita sanabilità dell’abuso, va ricordato che esso, risalente al 1973, è stato realizzato dopo l’imposizione del vincolo di assoluta inedificabilità previsto dal D.M. n. 1404 del 1968, onde ricade nell’ipotesi di cui all’art. 33, comma 1, della legge n. 47 del 1985 (“Le opere di cui all’articolo 31 non sono suscettibili di sanatoria quando siano in contrasto con i seguenti vincoli, qualora questi comportino inedificabilità e siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse: a) …; b) …; c) …; d) ogni altro vincolo che comporti la inedificabilità delle aree”).
E’ stato in proposito rilevato che il vincolo urbanistico sulle distanze minime a protezione del nastro stradale, previsto dall’art. 33 della legge n. 47 del 1985, a differenza di quello di inedificabilità relativa previsto dall’art. 32 –che può essere rimosso a discrezione dell’Autorità preposta alla cura dell’interesse tutelato–, contiene un divieto di edificazione di carattere assoluto, che comporta la non sanabilità dell’opera abusiva realizzata dopo la sua imposizione, trattandosi di vincolo per sua natura incompatibile con ogni manufatto (v. Cons. Stato, Sez. IV, 05.07.2000 n. 3731).
Ed in effetti, in tema di sanatoria di abusi edilizi in applicazione della legge n. 47 del 1985, la natura del vincolo riveniente da una fascia di rispetto stradale differisce a seconda che le opere edilizie abusive siano state realizzate prima o dopo l’imposizione del vincolo, dovendosi ammettere solo nel primo caso la possibilità di sanatoria (previa acquisizione del parere previsto dall’art. 32), che resta invece esclusa nella seconda ipotesi, ai sensi del successivo art. 33, comma 1, lett. d); ciò in quanto l’art. 32, comma 4 –nella versione vigente ratione temporis- consente la sanatoria –tra le altre ipotesi– per le opere abusive “in contrasto con le norme del D.M. 01.04.1968 ... sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico” (lett. c), quando esse siano “... insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione ...”, sicché soltanto in tale caso, attesa la natura «relativa» del vincolo (ai fini della sanatoria), l’Amministrazione deve darsi carico di verificare che le opere “... non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico”, mentre per gli interventi realizzati dopo l’imposizione del vincolo opera la preclusione assoluta di cui all’art. 33, comma 1 (cfr., TAR Emilia Romagna, Parma, sez. I, 26.01.2006, n. 22)
(TAR Toscana, Sez. III, sentenza 12.03.2013 n. 405 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2012

EDILIZIA PRIVATA: Il vincolo imposto sulle aree site in fasce di rispetto stradale prescritte dal D.M. n. 1404 del 1968 si traduce in un divieto assoluto di edificazione che rende le aree legalmente inedificabili, indipendentemente dalle caratteristiche dell'opera realizzata e dalla necessità di accertamento in concreto dei connessi rischi per la circolazione stradale, con la conseguenza che tale limitazione deve ritenersi operativa anche con riferimento a costruzioni realizzate ad un diverso livello da quello della sede stradale o che costituiscano mere sopraelevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti.
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L’art. 33 della L. 28.02.1985 n. 47 non consente alcuna possibilità di deroga da parte dell'autorità preposta –a differenza del caso in cui l’edificazione sia avvenuta all'interno del centro abitato– in relazione alle opere costruite successivamente all’imposizione del vincolo, sicché doverosamente e legittimamente l’amministrazione provinciale ha escluso la sanabilità dell’opera abusiva de qua.

Si sottolinea, infatti, che, come chiarito dalla consolidata giurisprudenza, condivisa dal Collegio, il vincolo imposto sulle aree site in fasce di rispetto stradale prescritte dal D.M. n. 1404 del 1968 si traduce in un divieto assoluto di edificazione che rende le aree legalmente inedificabili, indipendentemente dalle caratteristiche dell'opera realizzata e dalla necessità di accertamento in concreto dei connessi rischi per la circolazione stradale, con la conseguenza che tale limitazione deve ritenersi operativa anche con riferimento a costruzioni realizzate ad un diverso livello da quello della sede stradale o che costituiscano mere sopraelevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti (cfr., ex multis, Cass. Civ., sez. II, 03.11.2010, n. 22422; TAR Toscana, sez. III, 23.07.2012, n. 1349).
Nella fattispecie, dunque, trova applicazione l’art. 33 della L. 28.02.1985 n. 47, che non consente alcuna possibilità di deroga da parte dell'autorità preposta –a differenza del caso in cui l’edificazione sia avvenuta all'interno del centro abitato– in relazione alle opere costruite successivamente all’imposizione del vincolo, sicché doverosamente e legittimamente l’amministrazione provinciale ha escluso la sanabilità dell’opera abusiva de qua (cfr. ex multis, Cons. St., sez. IV, 12.02.2010, n. 772; TAR Lazio, Roma, sez. I, 12.11.2008, n. 10100; Cons. St., sez. IV, 18.10.2002 n. 5716).
Il Collegio rileva, inoltre, l’adeguatezza dell’istruttoria condotta dall’amministrazione che non ha trascurato di esaustivamente considerare le diverse opere oggetto di sanatoria; dallo stesso atto gravato emerge, infatti, che gli altri abusi hanno ricevuto una diversa valutazione in quanto realizzati prima del 13.04.1968, data di entrata in vigore del D.M. n. 1404 del 1968 (abusi indicati ai punti 1, 4 e 6) ovvero in quanto realizzati in conformità alla distanza prescritta (abuso indicato al punto 5) o, infine, in quanto sostanziatisi in una mera modifica di destinazione d’uso senza aumento di superficie e volume (abuso indicato al punto 3).
Quanto alla deduzione diretta a contestare il diverso trattamento riservato dall’amministrazione in relazione ad altre costruzioni asseritamente edificate in palese violazione dell’art. 4 del D.M. n. 104 del 1968, il Collegio, oltre a rilevare che tale argomentazione è stata prospettata, peraltro genericamente, solo nella perizia di parte depositata in data 31.08.2012, sottolinea che la disparità di trattamento non rileva quando si tratta di rivendicazione di posizioni riconosciute ad altri in modo illegittimo in quanto, altrimenti, il giudice si troverebbe a dover consentire un'applicazione incongrua ed illegittima della normativa in favore del mero principio di par condicio (cfr. ex multis, Cons. St., sez. VI, 27.08.2010, n. 5980; TAR Sicilia, Catania, sez. I, 20.09.2010, n. 3763; TAR Lazio, Roma, sez. I, 07.09.2010, n. 32113) (TAR Campania-Napoli, Sez. II, sentenza 26.10.2012 n. 4283 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il vincolo di rispetto stradale ha carattere assoluto, in quanto perseguente una serie concorrente di interessi pubblici fondamentali ed inderogabili, dal che si è tratta la conseguenza che il diniego di condono di un edificio abusivamente realizzato in violazione di detto vincolo non richiede un previo accertamento sulla effettiva pericolosità dello stesso per il traffico stradale.
Si rammenta sul punto: "il vincolo di rispetto stradale ha carattere assoluto, in quanto perseguente una serie concorrente di interessi pubblici fondamentali ed inderogabili, dal che si è tratta la conseguenza che il diniego di condono di un edificio abusivamente realizzato in violazione di detto vincolo non richiede un previo accertamento sulla effettiva pericolosità dello stesso per il traffico stradale - Consiglio Stato, sez. IV, 06.05.2010, n. 2644" (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 05.10.2012 n. 5204 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Il vincolo di inedificabilità della "fascia di rispetto stradale" -che è una tipica espressione dell’attività pianificatoria della p.a. nei riguardi di una generalità di beni e di soggetti- non ha natura espropriativa, ma unicamente conformativa, perché ha il solo effetto di imporre alla proprietà l’obbligo di conformarsi alla destinazione impressa al suolo in funzione di salvaguardia della programmazione urbanistica, indipendentemente dall’eventuale instaurazione di procedure espropriative.
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In presenza di un vincolo conformativo previsto dalla legge (quale è la fascia di rispetto), non sono predicabili riferimenti di effettualità edificatoria “di fatto”, ma, ai fini del ristoro del proprietario inciso, rileva solo la distinzione tra aree edificabili “di diritto” ed aree “giuridicamente non edificabili".

La giurisprudenza ha correttamente concluso che il vincolo di inedificabilità della "fascia di rispetto stradale" -che è una tipica espressione dell’attività pianificatoria della p.a. nei riguardi di una generalità di beni e di soggetti- non ha natura espropriativa, ma unicamente conformativa, perché ha il solo effetto di imporre alla proprietà l’obbligo di conformarsi alla destinazione impressa al suolo in funzione di salvaguardia della programmazione urbanistica, indipendentemente dall’eventuale instaurazione di procedure espropriative (cfr. Consiglio Stato, sez. IV, 13.03.2008, n. 1095).
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Deve dunque concordarsi con la Cassazione che, in presenza di un vincolo conformativo previsto dalla legge (quale è la fascia di rispetto), non sono predicabili riferimenti di effettualità edificatoria “di fatto”, ma, ai fini del ristoro del proprietario inciso, rileva solo la distinzione tra aree edificabili “di diritto” ed aree “giuridicamente non edificabili" (cfr. infra multa: Cassazione civile, sez. I, 13.04.2006, n. 8707; Cassazione civile, sez. I, 28.10.2005, n. 21092) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 27.09.2012 n. 5113 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Insanabilità opere su area di rispetto autostradale.
Il vincolo di rispetto autostradale previsto dal D.M. n. 1404/1968 comporta, dopo la sua imposizione, un divieto di edificabilità di carattere assoluto ex art. 33 (opere non suscettibili di sanatoria), comma 1, lett. d, della Legge n. 47/1985, differente dalla inedificabilità relativa e rimuovibile, di cui all’art. 32 della legge n. 47/1985.
Come correttamente ritenuto dal TAR, ricadendo la fattispecie in esame nel contesto dell’art. 33, comma 1, lett. d, della Legge n. 47/1985 (opere non suscettibili di sanatoria), l’Amministrazione comunale non era tenuta ad acquisire alcun parere da parte dell’Autorità preposta al vincolo di rispetto stradale che nella specie era l’A.N.A.S.
Il vincolo di rispetto autostradale, previsto dal D.M. n. 1404/1968, comporta infatti un divieto di edificabilità di carattere assoluto dopo la sua imposizione, differentemente dalla inedificabilità relativa e rimuovibile, di cui all’art. 32 della legge n. 46/1985 
(massima tratta da www.lexambiente.it - Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 03.08.2012 n. 4432 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAIl vincolo di inedificabilità gravante sulla fascia di rispetto stradale ha carattere assoluto e prescinde dalle caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione sancito dall’art. 9 della legge n. 729 del 1961 e dal successivo D.M. 01.04.1968 n. 1404 non può essere inteso restrittivamente al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e all’incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare un’area contigua all’arteria stradale utilizzabile in qualsiasi momento dall’Ente proprietario o gestore per l’esecuzione di lavori ivi compresi quelli di ampliamento senza limiti connessi alla presenza di costruzioni; pertanto tale distanze vanno mantenute anche con riferimento ad opere che pur rientrando nella fascia stessa, siano arretrate rispetto ad opere preesistenti qual è nel caso il muro di confine con la strada.
Tale principio trova applicazione per tutte le opere stabilmente realizzate sul terreno, a prescindere dalla loro tipologia, utilizzazione e dalla precarietà dei materiali utilizzati.
Trattandosi di vincolo assoluto permanente e inderogabile, non occorre alcuna particolare motivazione che si faccia carico della situazione in concreto, essendo sufficiente la verifica della violazione del limite di distanza dalla strada dato che l’atto di diniego si configura come un provvedimento del tutto vincolato. Dal che consegue anche l’infondatezza del vizio di disparità di trattamento, peraltro genericamente dedotta, non potendo giustificare eventuali illegittime precedenti autorizzazioni l’adozione di un provvedimento in ripetuta violazione della legge.
Neppure l’esistenza di un muro di confine fra l’opera abusiva e la fascia posta a rispetto della strada può costituire una deroga al divieto posto dalla legge posto che verificandosi la necessità anche tale muro di cinta può essere oggetto di interventi ripristinatori.
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La specialità del procedimento di condono edilizio, rispetto all'ordinario procedimento di rilascio della concessione ad edificare, e l'assenza di una specifica previsione in ordine alla sua necessità rendono, per il rilascio della concessione in sanatoria c.d. straordinaria (o condono), il parere della Commissione edilizia non obbligatorio ma, tutt'al più, facoltativo, al fine di acquisire eventuali informazioni e valutazioni con riguardo a particolari e sporadici casi incerti e complessi, in assenza dei quali il rilascio della concessione in sanatoria è subordinato alla semplice verifica dei numerosi presupposti e delle condizioni espressamente e chiaramente fissati dal legislatore.

Va detto che un pacifico orientamento giurisprudenziale che il Collegio non ha motivo di disattendere, ha da tempo affermato che il vincolo di inedificabilità gravante sulla fascia di rispetto stradale abbia carattere assoluto e prescinda dalle caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione sancito dall’art. 9 della legge n. 729 del 1961 e dal successivo D.M. 01.04.1968 n. 1404 non può essere inteso restrittivamente al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e all’incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare un’area contigua all’arteria stradale utilizzabile in qualsiasi momento dall’Ente proprietario o gestore per l’esecuzione di lavori ivi compresi quelli di ampliamento senza limiti connessi alla presenza di costruzioni; pertanto tale distanze vanno mantenute anche con riferimento ad opere che pur rientrando nella fascia stessa, siano arretrate rispetto ad opere preesistenti qual è nel caso il muro di confine con la strada (cfr. sul punto Cons. Stato, sez. IV, 30.09.2008 n. 4719).
Tale principio trova applicazione per tutte le opere stabilmente realizzate sul terreno, a prescindere dalla loro tipologia, utilizzazione e dalla precarietà dei materiali utilizzati.
Trattandosi di vincolo assoluto permanente e inderogabile, non occorre alcuna particolare motivazione che si faccia carico della situazione in concreto, essendo sufficiente la verifica della violazione del limite di distanza dalla strada dato che l’atto di diniego si configura come un provvedimento del tutto vincolato. Dal che consegue anche l’infondatezza del vizio di disparità di trattamento, peraltro genericamente dedotta, non potendo giustificare eventuali illegittime precedenti autorizzazioni l’adozione di un provvedimento in ripetuta violazione della legge.
Neppure l’esistenza di un muro di confine fra l’opera abusiva e la fascia posta a rispetto della strada può costituire una deroga al divieto posto dalla legge posto che verificandosi la necessità anche tale muro di cinta può essere oggetto di interventi ripristinatori.
La circostanza che dalla data di realizzazione dell’opera il Comune non abbia adottato alcun provvedimento repressivo non costituisce legittimo affidamento al mantenimento del manufatto abusivo né impedimento per l’Amministrazione al ripristino della legalità in occasione dell’esame della domanda di sanatoria.
Quanto alla mancanza del parere della C.E., va detto che l’orientamento costante dei giudici amministrativi è nel senso che la specialità del procedimento di condono edilizio, rispetto all'ordinario procedimento di rilascio della concessione ad edificare, e l'assenza di una specifica previsione in ordine alla sua necessità rendono, per il rilascio della concessione in sanatoria c.d. straordinaria (o condono), il parere della Commissione edilizia non obbligatorio ma, tutt'al più, facoltativo, al fine di acquisire eventuali informazioni e valutazioni con riguardo a particolari e sporadici casi incerti e complessi, in assenza dei quali il rilascio della concessione in sanatoria è subordinato alla semplice verifica dei numerosi presupposti e delle condizioni espressamente e chiaramente fissati dal legislatore (cfr. tra le tante Cons. Stato, sez. IV, 03.08.2010 n. 5156) (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 23.07.2012 n. 1347 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Diniego di rilascio del Permesso di costruire nel caso in cui la costruzione ricada nella fascia di rispetto stradale.
E’ legittimo il diniego di rilascio di un permesso di costruire per una costruzione che ricade nella fascia di rispetto stradale, atteso che il vincolo di rispetto stradale ha carattere assoluto, in quanto perseguente una serie concorrente di interessi pubblici fondamentali ed inderogabili; da ciò deriva la conseguenza che il diniego di condono di un edificio abusivamente realizzato in violazione di detto vincolo non richiede un previo accertamento sulla effettiva pericolosità dello stesso per il traffico stradale (Cfr. Cons. Stato, sez. IV, 06.05.2010, n. 2644) (massima tratta da www.regione.piemonte.it - Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 17.05.2012 n. 2842 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: OGGETTO: Distanza delle costruzioni dalle autostrade.
In relazione al Suo quesito sulla distanza da rispettare dalle pertinenze autostradali “nel caso in cui si debba costruire o condonare un manufatto edile, sia in zona rurale che in zona urbana (all’interno del centro urbano)” osservo quanto segue (Regione Marche, parere 20.04.2012 n. 255/2012).

EDILIZIA PRIVATA: Il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale ha natura assoluta. Lo stesso, cioè, ha una giustificazione che non ammette prova contraria.
La sussistenza del divieto vale anche nel caso in cui il vincolo sopravvenga alla realizzazione della costruzione e nel caso in cui il sedime autostradale si trovi a un livello diverso da quello della realizzanda costruzione. Di talché le distanze previste dalla normativa vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale. Ovvero anche nel caso, invero speculare, di costruzioni realizzate ad un livello superiore rispetto al sedime autostradale.
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L’art. 4 d.m. 01.04.1968 n. 1404 si limita ad imporre il divieto di edificazione senza ulteriormente specificare, onde deve ritenersi l’irrilevanza del carattere frontistante alla strada dell’ampliamento.

Il ricorso in esame è rivolto avverso il parere negativo rilasciato dalla società Autostrade relativamente alla deroga al rispetto delle distanze autostradali per la ristrutturazione di un immobile.
Con il primo motivo i ricorrenti, dopo avere evidenziato come il vincolo di inedificabilità sia funzionale al perseguimento di interessi e utilità pubbliche, hanno lamentato l’illegittimità del provvedimento impugnato in quanto, per la conformazione dei luoghi e le caratteristiche dell’area ove è previsto l’intervento edilizio, non sarebbe ravvisabile, nella specie, alcun interesse o utilità pubblica nel rispetto del vincolo.
Il motivo è infondato: il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale ha natura assoluta (da ultimo Cass. civ. II 22.11.2010 n. 22422). Lo stesso, cioè, ha una giustificazione che non ammette prova contraria.
La sussistenza del divieto vale anche nel caso in cui il vincolo sopravvenga alla realizzazione della costruzione e nel caso in cui il sedime autostradale si trovi a un livello diverso da quello della realizzanda costruzione. Di talché le distanze previste dalla normativa vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (Cass., II, 01.06.1995, n. 6118; Cons. di St., IV, 18.10.2002, n. 5716; id., 25.09.2002, n. 4927; TAR Campania-Salerno, II, 09.04.2009, n. 1383). Ovvero anche nel caso, invero speculare, di costruzioni realizzate ad un livello superiore rispetto al sedime autostradale (Cass. civ. II 03.02.2005 n. 2164).
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Con il secondo motivo i ricorrenti invocano il disposto dell’art. 26, comma 2, del d.p.r. 495/1992 recante regolamento di esecuzione del codice della strada sostenendo che il divieto di costruzione vale esclusivamente riguardo alle costruzioni che fronteggiano la strada e non già gli ampliamenti non fronteggianti la strada per essere, ad esempio, che come nel caso di specie .
Il motivo è infondato.
Il complesso normativo che regole le distanze dalle strade è ancora costituito dal d.m. 01.04.1968 n. 1404 per effetto della norma transitoria contenuta all’art. 234, comma 5, cds che recita: “Le norme di cui agli articoli 16, 17 e 18 si applicano successivamente alla delimitazione dei centri abitati prevista dall'articolo 4 ed alla classificazione delle strade prevista dall'articolo 2, comma 2. Fino all'attuazione di tali adempimenti si applicano le previgenti disposizioni in materia”.
Poiché il decreto ministeriale previsto dall’art. 2, comma 8, non è stato mai emanato, con conseguente impossibilità di classificazione delle strade, per effetto del disposto della norma transitoria di cui all’art. 234, comma 5, cds è ancora applicabile il complesso normativo previgente cioè per quanto qui interessa il d.m. 01.04.1968 n. 1404.
La misura della fascia di rispetto autostradale così come disciplinata dall'art. 26 del regolamento di attuazione del codice della strada e dall'art. 16, comma 3, c. strad., in base al disposto dell'art. 234, comma 5, del codice, si applica "successivamente alla delimitazione dei centri abitati prevista dall'art. 4 ed alla classificazione delle strade prevista dall'art. 2, comma 2. Fino all'attuazione di tali adempimenti si applicano le previgenti disposizioni in materia". La classificazione delle strade in conformità alle indicazioni di cui all'art. 2, comma 2, è demandata ad un decreto del Ministro delle infrastrutture, non emanato, con conseguente inapplicabilità della norme richiamate (TAR Toscana Firenze, sez. III, 12.07.2010, n. 2449).
Orbene l’art. 4 d.m. 01.04.1968 n. 1404 si limita ad imporre il divieto di edificazione senza ulteriormente specificare, onde deve ritenersi l’irrilevanza del carattere frontistante alla strada dell’ampliamento
(TAR Liguria, Sez. I, sentenza 13.02.2012 n. 281 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2011

EDILIZIA PRIVATAIl vincolo di inedificabilità gravante sulla fascia di rispetto autostradale ha carattere assoluto e prescinde dalla caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione sancito dall’art. 9 della l. n. 729/1961 e dal successivo d.m. n. 1404/1968 non può essere inteso restrittivamente al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza limiti connessi alla presenza di costruzioni.
Cosicché le distanze previste vanno osservate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale o che costituiscano mere sopraelevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti
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Come affermato da recente giurisprudenza, che il Collegio condivide, “il vincolo di inedificabilità gravante sulla fascia di rispetto autostradale ha carattere assoluto e prescinde dalla caratteristiche dell’opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione sancito dall’art. 9 della l. n. 729/1961 e dal successivo d.m. n. 1404/1968 non può essere inteso restrittivamente al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza limiti connessi alla presenza di costruzioni.
Cosicché le distanze previste vanno osservate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (Cass. civ., n. 6118/1995) o che costituiscano mere sopraelevazioni (Cass. civ., n. 193/1987) o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti
” (TAR Campania, Napoli, VIII, 14.03.2011, n. 1461; altresì, ex multis, Cassazione civile, II, 03.11.2010, n. 22422; Consiglio di Stato, IV, 14.04.2010, n. 2076) (TAR Lombardia-Milano, Sez. IV, sentenza 05.10.2011 n. 2353 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Per espresso dato normativo (art. 9 della legge 24/07/1961 n. 729), le fasce di rispetto autostradali sono soggette a vincolo di inedificabilità assoluta non suscettibile a deroghe o sanatorie.
Sul punto conforta altresì l’orientamento giudice di seconde cure. Il Consiglio di Stato ha chiarito come le opere realizzate all'interno della fascia di rispetto autostradale prevista al di fuori del perimetro del centro abitato (fascia di sessanta metri) sono ubicate in aree assolutamente inedificabili e, pertanto, se costruite dopo l'imposizione del vincolo, rientrano nella previsione di cui all'articolo 33, comma 1, lettera d), della legge 28.02.1985, n. 47 e non sono suscettibili di sanatoria.
Le distanze previste dalla norma suddetta vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale o che costituiscano mere sopralevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti.
In altri termini, in presenza di una norma introduttiva di un vincolo di inedificabilità assoluto, non può operare, all’interno del procedimento volto all’eventuale rilascio di una concessione edilizia in sanatoria, l’istituto del silenzio significativo per l’acquisizione del parere da parte dell’autorità preposta alla tutela dello specifico vincolo.
Né come già sopra evidenziato, possono venire il rilievo le caratteristiche concrete delle opere abusive realizzate nell’ambito della fascia medesima.

Analoga questione è stata già affrontata da questa sezione con la condivisibile sentenza n. 1070/2009 dalla quale il Collegio non trae oggi motivo di discostarsi.
Ed invero il dettato letterale dell’art. 23, comma nono, della L.R. n. 37/1985 prevede la concedibilità del titolo edilizio in sanatoria per le costruzioni realizzate all’interno delle fasce di rispetto “stradali”, come definite dal D.M. 01/04/1968 e “semprechè a giudizio degli enti preposti alla tutela della viabilità le costruzioni stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico”.
Si osserva a tal fine che per espresso dato normativo (art. 9 della legge 24/07/1961 n. 729), le fasce di rispetto autostradali sono soggette a vincolo di inedificabilità assoluta non suscettibile a deroghe o sanatorie.
Sul punto conforta altresì l’orientamento giudice di seconde cure. Il Consiglio di Stato ha chiarito come le opere realizzate all'interno della fascia di rispetto autostradale prevista al di fuori del perimetro del centro abitato (fascia di sessanta metri) sono ubicate in aree assolutamente inedificabili e, pertanto, se costruite dopo l'imposizione del vincolo, rientrano nella previsione di cui all'articolo 33, comma 1, lettera d), della legge 28.02.1985, n. 47 e non sono suscettibili di sanatoria.
A tale riguardo giova premettere che, ai sensi dell'articolo 41-septies, commi 1 e 2, della legge urbanistica 17.08.1942, n. 1150 (articolo aggiunto dall'articolo 19 della l. 06.08.1967, n. 765) "Fuori del perimetro dei centri abitati debbono osservarsi nell'edificazione distanze minime a protezione del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada. Dette distanze vengono stabilite con decreto del Ministro per i Lavori pubblici di concerto con i Ministri per i trasporti e per l'Interno, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, in rapporto alla natura delle strade ed alla classificazione delle strade stesse, escluse le strade vicinali e di bonifica".
Tale vincolo di inedificabilità è configurato come assoluto nel caso di autostrade per le aree situate al di fuori del centro abitato, perché -ai sensi del D.M. 01.04.1968- è esclusa ogni possibilità di deroga alla distanza minima, fissata in sessanta metri (la fascia di rispetto è, invece, ridotta a venticinque metri all'interno del perimetro del centro abitato ed è derogabile a mente dell'articolo 9, comma 1, della legge 24.07.1961, n. 729). [...]
Va, inoltre, osservato che il carattere assoluto del vincolo sussiste a prescindere dalla concrete caratteristiche dell'opera realizzata. Infatti il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale, posto dall'articolo 9 della legge 24.07.1961, n. 729 e dal successivo d.m. 01.04.1968, non può essere inteso restrittivamente e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, dal concessionario, per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni.
Pertanto le distanze previste dalla norma suddetta vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (in termini, Cass. civ., 01.06.1995, n. 6118) o che costituiscano mere sopralevazioni (v. Cass. civ., 14.01.1987, n. 193), o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti (Cons. Stato, sez. IV, 18.10.2002 n. 5716; Cons. Stato, sez. IV, 25.09.2002 n. 4927; Cons. Stato, sez. V, 08.09.1994 n. 968).
In altri termini, in presenza di una norma introduttiva di un vincolo di inedificabilità assoluto, non può operare, all’interno del procedimento volto all’eventuale rilascio di una concessione edilizia in sanatoria, l’istituto del silenzio significativo per l’acquisizione del parere da parte dell’autorità preposta alla tutela dello specifico vincolo.
Né come già sopra evidenziato, possono venire il rilievo le caratteristiche concrete delle opere abusive realizzate nell’ambito della fascia medesima (cfr. TAR Lombardia Brescia, sez. I, 30.04.2010, n. 1628; TAR Emilia Romagna Bologna, sez. II, 20.05.2009, n. 768; Consiglio Stato, sez. IV, 14.04.2010, n. 2076) (TAR Sicilia-Palermo, Sez. II, sentenza 20.09.2011 n. 1663 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto stradale - Art. 9 L. n. 729/1961 - Finalità - Divieto assoluto di edificare - Verifica in concreto dei rischi per la circolazione stradale - Necessità - Esclusione.
Il divieto di costruire a una certa distanza dal nastro autostrdale, imposto dall'art. 9 l. n. 729/1961 e dal d.m. Lavori Pubblici 01.04.1968, non può essere inteso restrittivamente, e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibilità di costituire, per la prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, in quanto è correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, dal concessionario per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito dei materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza limitazioni connesse alla presenza di costruzioni.
Pertanto, il vincolo in questione, traducendosi in un divieto assoluto di costruire, rende legalmente inedificabili le aree site in fascia di rispetto stradale o autostradale, indipendentemente dalle caratteristiche dell'opera realizzata e dalla necessità di accertamento in concreto dei connessi rischi per la circolazione stradale (Cass. civ., sez. II, 03.11.2010 n. 22422; Cons. Stato, sez. IV, 14.04.2010 n. 2076).
Fascia di rispetto autostradale - Divieto di costruire a distanza inferiore a 25 metri - Art. 9, c. 1 L. n. 729/1961 - Vigenza - Autostrade costruite successivamente all’entrata in vigore della legge.
Il divieto di costruire di ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie, a distanza inferiore a 25 m. dal limite della zona di occupazione dell'autostrada, di cui all'art. 9, 1° comma, l. 24.07.1961, n. 729, opera soltanto per le autostrade la cui costruzione è avvenuta dopo l'entrata in vigore della legge medesima, oppure alle autostrade la cui costruzione è stata già concessa anteriormente a tale data.
È la stessa lettera della legge ad implicare tale conclusione, laddove fa riferimento alle autostrade e ai relativi accessi, previsti sulla base di progetti regolarmente approvati: tanto basta a rendere inapplicabile la nuova normativa ad autostrade già edificate in base al generale principio della irretroattività sancito dall'art. 11 delle preleggi (Consiglio di Stato sez. IV, 29.04. 2002 n. 2277) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 08.06.2011 n. 3498 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATAE' vero che, in base al T.U. n. 380/2001, la ristrutturazione edilizia può consistere nella demolizione e ricostruzione di un edificio, ma questo ha rilievo solo dal punto di vista edilizio. Ai fini dell’applicazione delle norme del Codice della Strada, invece, la demolizione e fedele ricostruzione è assimilata ad una nuova costruzione (art. 26, commi 2 e 3, DPR n. 495/1992). Questo obbedisce all’esigenza di rimuovere con il tempo situazioni di pericolo che preesistevano all’introduzione delle fasce di rispetto.
E' vero che, in base al T.U. n. 380/2001, la ristrutturazione edilizia può consistere nella demolizione e ricostruzione di un edificio, ma questo ha rilievo solo dal punto di vista edilizio. Ai fini dell’applicazione delle norme del Codice della Strada, invece, la demolizione e fedele ricostruzione è assimilata ad una nuova costruzione (art. 26, commi 2 e 3, DPR n. 495/1992).
Questo obbedisce all’esigenza di rimuovere con il tempo situazioni di pericolo che preesistevano all’introduzione delle fasce di rispetto (TAR Marche, sentenza 26.05.2011 n. 361 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto autostradale - Vincolo di inedificabilità assoluto - D.M. 01.04.1968 n. 1404.
Nell’ambito della fascia di rispetto autostradale di 60 metri, prevista dal D.M. 01.04.1968 n. 1404, il vincolo di inedificabilità è assoluto (conforme Cons. Stato, Sez. V, 25.09.2002 n. 4927), essendo a tal fine irrilevanti le caratteristiche concrete delle opere abusive realizzate nell’ambito della fascia medesima; il divieto di costruire è infatti in questo caso correlato alla esigenza di assicurare un’area libera utilizzabile dal concessionario dell’autostrada -all’occorrenza- per installarvi cantieri, depositare materiali e, comunque, per ogni necessità di gestione relativa ad interventi in loco sulla rete autostradale. (Tar Toscana, sez. II, sentenza 25.06.2007, n. 934; Tar Liguria, I, 05.07.2010, n. 5565; Cass. civ., II, 03.11.2010, n. 22422) (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 21.03.2011 n. 450 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATA: D.M. 01.04.1968 n. 1404 - Fascia di rispetto autostradale - Vincolo assoluto di inedificabilità - Condono edilizio - Non ammissibile - Caratteristiche concrete delle opere abusive - Non rilevano.
Nell'ambito della fascia di rispetto autostradale di 60 metri, prevista dal D.M. 01.04.1968 n. 1404, il vincolo di inedificabilità è assoluto e la sua violazione impedisce il conseguimento di una concessione edilizia a seguito di domanda di condono edilizio, essendo a tal fine irrilevanti le caratteristiche concrete delle opere abusive realizzate nell'ambito della fascia medesima (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 02.03.2011 n. 603 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto autostradale - Inedificabilità assoluta - Abusi - Insuscettibilità di sanatoria.
Le opere realizzate all'interno della fascia di rispetto autostradale prevista al di fuori del perimetro del centro abitato (fascia di sessanta metri) sono ubicate in aree assolutamente inedificabili e, pertanto, se costruite dopo l'imposizione del vincolo, rientrano nella previsione di cui all'articolo 33, comma 1, lettera d), della legge 28.02.1985, n. 47 e non sono suscettibili di sanatoria.
Vincolo autostradale - Carattere assoluto - Caratteristiche dell’opera - Opere che non superino il livello della sede stradale - Rilevanza - Esclusione.
Il carattere assoluto del vincolo di cui all’art. 9 della L. n. 729/1961 sussiste a prescindere dalla concrete caratteristiche dell'opera realizzata.
Infatti il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale, posto dal menzionato art. 9 e dal successivo d.m. 01.04.1968, non può essere inteso restrittivamente e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, dal concessionario, per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni.
Pertanto le distanze previste dalla norma suddetta vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (in termini, Cass. civ., 01.06.1995, n. 6118) o che costituiscano mere sopralevazioni (v. Cass. civ., 14.01.1987, n. 193), o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti. (Cons. Stato, sez. IV, 30.09.2008, n. 4719; 18.10.2002 n. 5716; 25.09.2002 n. 4927; Cons. Stato, sez. V, 08.09.1994 n. 968) (TAR Sicilia-Palermo, Sez. II, sentenza 11.01.2011 n. 24 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2010

EDILIZIA PRIVATALe norme sulle distanze in materia urbanistica di cui agli articoli 19 l. 06.08.1967 n. 765 e 4 d.m. 01.04.1968 -le quali prescrivono che le distanze minime a protezione del nastro stradale debbono osservarsi nell'edificazione fuori del perimetro dei centri abitati- hanno lo scopo di garantire la sicurezza della circolazione stradale nei confronti di quanti transitano sulle strade o passano nelle immediate vicinanze ovvero in queste abitano od operano.
Pertanto, esse impongono all'attività edificatoria un vincolo (ontologico e funzionale) d'assoluta inedificabilità la cui applicazione costituisce puntuale esecuzione dell'art. 33 l. 28.02.1985 n. 47.

La Sezione condivide l’orientamento giurisprudenziale secondo cui “le norme sulle distanze in materia urbanistica di cui agli articoli 19 l. 06.08.1967 n. 765 e 4 d.m. 01.04.1968 -le quali prescrivono che le distanze minime a protezione del nastro stradale debbono osservarsi nell'edificazione fuori del perimetro dei centri abitati- hanno lo scopo di garantire la sicurezza della circolazione stradale nei confronti di quanti transitano sulle strade o passano nelle immediate vicinanze ovvero in queste abitano od operano.
Pertanto, esse impongono all'attività edificatoria un vincolo (ontologico e funzionale) d'assoluta inedificabilità la cui applicazione costituisce puntuale esecuzione dell'art. 33 l. 28.02.1985 n. 47 (cfr. TAR Puglia Bari, sez. II, 08.01.2003 n. 20)
"
(TAR Roma-Latina, Sez. I, sentenza 15.12.2010 n. 1981 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATASebbene la fascia di rispetto della strada demaniale sia vincolata ad inedeficabilità assoluta dalla normativa vigente, il divieto di costruire su tale striscia di terreno non impedisce che essa sia computata come superficie fondiaria, ai fini del calcolo dell’indice di fabbricabilità.
In altri termini, il proprietario non può costruire sulla parte di fondo fiancheggiante la strada pubblica, ma ciò non impedisce che tale superficie debba essere presa in considerazione ai fini della determinazione della volumetria complessivamente edificabile, in quanto lo strumento urbanistico determina l’indice di fabbricabilità facendo riferimento al rapporto tra volume della costruzione e superficie del fondo, ivi compresa la parte vincolata al rispetto della sicurezza stradale.

Deve ritenersi che sebbene la fascia di rispetto della strada demaniale sia vincolata ad inedeficabilità assoluta dalla normativa vigente, il divieto di costruire su tale striscia di terreno non impedisce che essa sia computata come superficie fondiaria, ai fini del calcolo dell’indice di fabbricabilità.
In altri termini, il proprietario non può costruire sulla parte di fondo fiancheggiante la strada pubblica, ma ciò non impedisce che tale superficie debba essere presa in considerazione ai fini della determinazione della volumetria complessivamente edificabile, in quanto lo strumento urbanistico determina l’indice di fabbricabilità facendo riferimento al rapporto tra volume della costruzione e superficie del fondo, ivi compresa la parte vincolata al rispetto della sicurezza stradale
(TAR Calabria-Catanzaro, Sez. I, sentenza 14.12.2010 n. 2945 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAL'area sita in fascia di rispetto, sebbene inedificabile, esprime una volumetria concentrabile sulle aree adiacenti esterne a detta fascia, secondo i parametri nelle stesse fissate e, quindi, concorre per intero alla determinazione della superficie utile ai fini del calcolo della cubatura assentibile e della superficie che può essere coperta.
Ciò corrisponde ad un principio pacifico e consolidato in giurisprudenza, secondo cui la fascia di rispetto partecipa, come regola generale e salvi gli specifici obblighi da essa nascenti, della natura e della disciplina della zona nella quale essa è inserita, concorrendo alla determinazione delle capacità edificatorie della più vasta area in cui essa è inclusa.
Il vincolo derivante da una fascia di rispetto stradale ha l'effetto urbanistico di prescrivere un semplice obbligo di distanza, ma non quello di rendere inedificabile l'area che vi ricade, posto che la "ratio" delle disposizioni che danno origine alla cosiddetta "zona di rispetto viario" sono quelle di garantire la sicurezza della circolazione stradale, con la conseguenza che tali aree possono essere computabili ai fini della volumetria edificabile.
Le norme che impongono vincoli di rispetto dalla sede stradale operano al pari della disciplina sulle distanze tra costruzioni e tra costruzioni e confini, che hanno natura edilizia ed impongono arretramenti e distacchi, senza incidenza sulla vocazione edificatoria del suolo compreso nella distanza, la quale, a sua volta, trae origine dalla disciplina a natura urbanistica.

La “fascia di rispetto stradale” costituisce un vincolo al quale è riconosciuta natura “conformativa”, per essere configurato in maniera obiettiva e rispetto alla totalità dei soggetti e beni che si trovano nelle suddette condizioni nonché in considerazione del fatto che esso non è funzionale ad alcuna vicenda ablatoria, per cui non incide sulla qualità edificatoria della superficie, che deriva esclusivamente dalla destinazione impressa dalla zonizzazione nello strumento urbanistico.
L’amministrazione sostiene, nella specie, che l’area derivante dalla fascia di rispetto stradale, essendo graficizzata come zona bianca, non potrebbe essere computata ai fini volumetrici, non essendo compresa tra le aree a destinazione agricola.
Osserva il Collegio che l'area sita in fascia di rispetto, sebbene inedificabile, esprime una volumetria concentrabile sulle aree adiacenti esterne a detta fascia, secondo i parametri nelle stesse fissate e, quindi, concorre per intero alla determinazione della superficie utile ai fini del calcolo della cubatura assentibile e della superficie che può essere coperta.
Ciò corrisponde ad un principio pacifico e consolidato in giurisprudenza, secondo cui la fascia di rispetto partecipa, come regola generale e salvi gli specifici obblighi da essa nascenti, della natura e della disciplina della zona nella quale essa è inserita, concorrendo alla determinazione delle capacità edificatorie della più vasta area in cui essa è inclusa (conf: Cons. Stato Sez. IV 31.01.2005 n. 253; TAR Campania-Salerno, Sez. I, 27/11/2006, n. 2178; TAR Catania, I, 15.10.2007 n. 1663, in cui si richiama Cass. Civ., Sez. I 06.09.2006 n. 19132; TAR Toscana n. 1982 del 2000).
In definitiva, il vincolo derivante da una fascia di rispetto stradale ha l'effetto urbanistico di prescrivere un semplice obbligo di distanza, ma non quello di rendere inedificabile l'area che vi ricade, posto che la "ratio" delle disposizioni che danno origine alla cosiddetta "zona di rispetto viario" sono quelle di garantire la sicurezza della circolazione stradale, con la conseguenza che tali aree possono essere computabili ai fini della volumetria edificabile.
La tesi del Comune e la conclusione della relazione, posta alla base dell’attività amministrativa svolta in via di autotutela non è condivisibile, poiché la ricostruzione della cubatura assentibile effettuata appare viziata dal medesimo errore di fondo e, cioè, l'aver escluso, dalla superficie "utile" dell’unità culturale, quella oggetto della fascia di rispetto stradale.
In particolare, le norme che impongono vincoli di rispetto dalla sede stradale operano al pari della disciplina sulle distanze tra costruzioni e tra costruzioni e confini, che hanno natura edilizia ed impongono arretramenti e distacchi, senza incidenza sulla vocazione edificatoria del suolo compreso nella distanza, la quale, a sua volta, trae origine dalla disciplina a natura urbanistica.
Nella specie, la volumetria derivante dalla fascia di rispetto (pari a quella agricola 0,03) non determina un superamento della densità fondiaria: infatti per le residenze è previsto un indice di densità fondiaria di edificazione=0,03 mc/mq che è il medesimo previsto anche per la restante proprietà.
Pertanto, non risultando dimostrato che l’accorpamento della volumetria, derivante anche dal computo della fascia di rispetto, abbia superato i limiti della densità fondiaria, non esiste alcuna valida ragione per ritenere i provvedimenti autorizzativi a suo tempo assentiti non conformi alle previsioni legislative e regolamentari disciplinati la fattispecie, trattandosi, peraltro, di situazioni urbanistiche assolutamente equiparabili (TAR Calabria-Catanzaro, Sez. I, sentenza 17.11.2010 n. 2709 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: La fascia di rispetto stradale ha un contenuto omnicomprensivo, che incide sulla recinzione e su qualsiasi altro manufatto avente carattere di consistenza e stabilità.
Gli interventi in questione, oggetto dell’impugnata ordinanza, sono costituiti dall’installazione di sette pali metallici alti 9 metri posti a sostegno di fari, dieci lampioni alti 3,50 metri, quattro pali portabandiera alti 7-8 metri, una zona lavaggio auto con calcestruzzo grigliato, un cartellone pubblicitario, due tettoie, zona pavimentata con grigliato in calcestruzzo, recinzione e cancello metallici anziché in legno, recinzione su cordolo in cemento armato.
Trattasi di opere che, nell’insieme, per dimensioni e destinazione modificano in via definitiva l’assetto del territorio, in contrasto sia con la zonizzazione agricola, sia con le preclusioni derivanti dalla fascia di rispetto stradale in cui esse ricadono.
Le ricorrenti, in particolare, affermano che la recinzione ed il cancello in esame rientrano tra gli interventi liberamente realizzabili, in quanto espressione del diritto di escludere i terzi dalla proprietà privata.
Al riguardo occorre considerare che la predetta fascia di rispetto ha un contenuto omnicomprensivo, che incide sulla recinzione e su qualsiasi altro manufatto avente carattere di consistenza e stabilità (TAR Toscana, III, 20/05/2002, n. 1035).
Inoltre, come specificato al punto 10 della contestata ordinanza, una parte della recinzione è su cordolo in calcestruzzo, il quale richiede il rilascio del permesso di costruire e giustifica di per sé l’ordine di rimessa in pristino, a prescindere dagli effetti della destinazione a fascia di rispetto stradale (TAR Lombardia, Milano, IV, 29/12/2009, n. 6266) (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 04.10.2010 n. 6437 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto stradale e autostradale - Artt. 16, 17 e 18 C.d.S. e Artt. 26-28 Regolamento di attuazione - Limiti all’edificazione - Finalità - Parcheggi pertinenziali - Disciplina ex art. 6 L.r. Campania n. 19/2001 - Applicabilità - Esclusione.
L'esistenza di limiti all'edificazione da rispettare con riferimento al nastro di autostrade e strade, tanto fuori del centro abitato che nell'ambito di quest'ultimo, deriva direttamente dalla normativa del Codice della Strada (artt. 16, 17, e 18 Decr. Leg.vo 285/1992) e del suo Regolamento di attuazione (artt. 26, 27, e 28 D.P.R. 495/1992).
Il limite in questione è finalizzato a mantenere una fascia di rispetto utilizzabile per l'esecuzione di lavori, l'impianto di cantieri, l'eventuale allargamento della sede stradale, e per evitare possibili pregiudizi alla percorribilità della via di comunicazione; per cui le relative distanze vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (cfr. Cons. di Stato sez. IV, n. 7275 del 23.12.2002; Cons. di Stato sez. IV, n. 5716 del 18.10.2002; TAR Campania-Napoli n. 5226 del 05.12.2001).
Sulla base di tali premesse deve allora escludersi che possa trovare applicazione la speciale disciplina prevista dall'art. 6 L. Reg. Campania 19/2001 in tema di parcheggi pertinenziali: il comma 8 assicura la prevalenza di essa rispetto alle sole disposizioni dei Regolamenti edilizi comunali, ma non può superare previsioni che promanano da norme primarie anch'esse speciali.
Fascia di rispetto autostradale - Tutela dell’incolumità pubblica - Applicabilità dell’istituto del silenzio-assenso - Esclusione. - Art. 19, c. 4, L. n. 241/1990.
La fascia di rispetto autostradale, disciplinata dall’art. 18 del codice della strada e dall’art. 28, comma 1, del relativo regolamento, che ne hanno fissato l'ampiezza in metri 30, è prevista al fine di evitare possibili pregiudizi alla percorribilità delle strade e per assicurare l’incolumità non solo dei conducenti dei veicoli, ma anche della popolazione che risiede vicino alle autostrade.
Trattandosi, quindi, di un divieto che ha la funzione di assicurare l'incolumità pubblica, non può trovare applicazione il meccanismo del silenzio assenso, in virtù dell’espressa esclusione sancita dall'articolo 19, comma 4, della legge 241/1990 (TAR Campania-Napoli, Sez. II, sentenza 23.07.2010 n. 16967 - link a www
.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATAIl divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede stradale non deve essere inteso restrittivamente, e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla sua incolumità delle persone, ma è connesso alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, dal concessionario, per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni, sicché le distanze previste dalla normativa vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale.
Giova richiamare l’art. 1 del D.Lgs. 16.12.1992, n. 495 (recante il regolamento di esecuzione e di attuazione del codice della strada), a mente del quale “le distanze dal confine stradale all'interno dei centri abitati, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle demolizioni integrali e conseguenti ricostruzioni o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a: a) 30 m per le strade di tipo A […]”.
Contrariamente a quanto ritenuto dai ricorrenti, il termine “fronteggianti” non si riferisce affatto ai soli manufatti “in elevazione” rispetto al livello della strada, bensì a tutte le costruzioni che si trovino, in proiezione orizzontale, di fronte al confine stradale, e siano dunque finitime ad esso.
Per costante giurisprudenza, infatti, il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede stradale non deve essere inteso restrittivamente, e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla sua incolumità delle persone, ma è connesso alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, dal concessionario, per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni, sicché le distanze previste dalla normativa vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (Cass., II, 01.06.1995, n. 6118; Cons. di St., IV, 18.10.2002, n. 5716; id., 25.09.2002, n. 4927; TAR Campania-Salerno, II, 09.04.2009, n. 1383).
Del resto, già la normativa precedente (art. 4 del D.M. 01.04.1968) -rispetto alla quale quella di cui all’art. 1 del D. Lgs. 16.12.1992, n. 495 si pone in linea di coerente continuità– stabiliva che alle distanze da osservarsi nella edificazione a partire dal ciglio della strada e da misurarsi in proiezione orizzontale, “va aggiunta la larghezza dovuta alla proiezione di eventuali scarpate”, con ciò confermando che, al fine di escludere l’applicazione della fascia di rispetto stradale, non rileva che l’autostrada corra (come nel caso di specie) su di un rilevato posto ad una quota superiore rispetto a quella del terreno oggetto della progettata edificazione.
Per il resto, l’art. 9 della legge 24.03.1989, n. 122, nella parte in cui consente di derogare agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti, costituisce norma eccezionale, non applicabile –ex art. 14 disp. prel. c.c.– oltre i casi in essa specificamente considerati (i divieti contenuti negli strumenti urbanistici e nei regolamenti edilizi) (TAR Liguria, Sez. I, sentenza 05.07.2010 n. 5565 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Vincolo stradale - Finalità - Sicurezza della circolazione - Impianto di cantieri e deposito di materiali - Opere realizzate a livello della sede stradale, non emergenti dal suolo - Rispetto delle distanze - Obbligo.
Il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede stradale non deve essere inteso restrittivamente, e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla sua incolumità delle persone, ma è connesso alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, dal concessionario, per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni, sicché le distanze previste dalla normativa vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (Cass., II, 01.06.1995, n. 6118; Cons. di St., IV, 18.10.2002, n. 5716; id., 25.09.2002, n. 4927; TAR Campania-Salerno, II, 09.04.2009, n. 1383) (TAR Liguria, Sez. I, sentenza 05.07.2010 n. 5565 - link a ww
w.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATAIl divieto di inedificabilità nella fascia di rispetto autostradale ha carattere assoluto e prescinde dalla caratteristica dell’opera realizzanda e risulta finalizzato a mantenere una fascia di rispetto, utilizzabile per l'esecuzione di lavori, l'impianto di cantieri, l'eventuale allargamento della sede stradale, nonché per evitare possibili pregiudizi alla percorribilità della via di comunicazione; per cui le relative distanze vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale.
Il Collegio osserva, in linea con la consolidata giurisprudenza (ex plurimis Tar Campania, Salerno, n. 1383/2009 e n. 89/2006) che:
a) l’esistenza di limiti di edificazione da rispettare con riferimento al nastro di autostrade e strade, tanto fuori del centro abitato che nell'ambito di quest'ultimo, deriva direttamente dalla normativa del Codice della Strada (artt. 16, 17 e 18 d.lvo 285/2002) e del suo Regolamento di attuazione, nonché per le sole autostrade dall'art. 9 della l. 729/1961: in particolare l'art. 28 del dpr 495/1992 fissa delle "fasce di rispetto per l'edificazione nei centri abitati" (mt. 30 per le strade di tipo A, cioè per le autostrade), mentre il comma 1 dell'art. 9 l. n. 729/1961 pone comunque il divieto di realizzare qualsivoglia edificazione a distanza inferiore a mt. 25 dal limite della zona di occupazione dell'autostrada;
b) la giurisprudenza ha in proposito precisato che il divieto di inedificabilità nella fascia di rispetto autostradale ha carattere assoluto e prescinde dalla caratteristica dell’opera realizzanda (CS, sez. IV, n. 4618/2008) e risulta finalizzato a mantenere una fascia di rispetto, utilizzabile per l'esecuzione di lavori, l'impianto di cantieri, l'eventuale allargamento della sede stradale, nonché per evitare possibili pregiudizi alla percorribilità della via di comunicazione; per cui le relative distanze vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (cfr. Cass. n. 6118 dell'01-06-1995; Cons. Stato, IV, n. 7275/2002, n. 5716/2002, n. 3731/2000; TAR Calabria, Catanzaro, n. 130/2003; TAR Campania, Napoli, n. 5226/2001);
c) alla luce di quanto sopra deve escludersi che, con riferimento alla fascia di rispetto oggetto della presente controversia, possa trovare applicazione sia la speciale disciplina di cui all’art. 9 della L. n. 122/1989 sia quella regionale dettata dall'art. 6, comma 8, della L.R. Campania n. 19/2001, atteso che nelle suddette disposizioni è prevista la prevalenza rispetto alle sole disposizioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi comunali, con esclusione, quindi, delle previsioni che promanino direttamente da norme primarie anch'esse speciali (TAR Lazio-Roma, Sez. III, sentenza 17.05.2010 n. 11642 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede stradale si applica anche nel caso di opere che costituiscono mera sopraelevazione di un edificio esistente.
Come è noto, la giurisprudenza della Suprema Corte e quella del Consiglio di Stato convergono nell’affermare che il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede stradale si applica anche nel caso di opere che costituiscono –come nel caso all’esame- mera sopraelevazione di un edificio esistente (cfr. Cass. Civile II Sez. n. 2164 del 2005 e Consiglio di Stato IV Sez. n. 5716 del 2002) (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 14.05.2010 n. 3032 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il divieto di edificare nelle fasce di rispetto stradale risulta finalizzato a mantenere una fascia di rispetto, utilizzabile per l’esecuzione di lavori, l’impianto di cantieri, l’eventuale allargamento della sede stradale, nonché per evitare possibili pregiudizi alla percorribilità della via di comunicazione; per cui lo stesso è di carattere assoluto, tanto che le relative distanze vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale.
La fascia di rispetto stradale determina, dunque, una limitazione dello ius aedificandi: come stabilito dall’art. 26 del Regolamento del Codice della Strada, al suo interno non è consentito costruire, ricostruire o ampliare fabbricati.

Ai sensi dell’articolo 41-septies, commi 1 e 2 della legge urbanistica 17.08.1942, n. 1150 (articolo aggiunto dall’articolo 19 della l. 06.08.1967, n. 765) “Fuori del perimetro dei centri abitati debbono osservarsi nell’edificazione distanze minime a protezione del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada. Dette distanze vengono stabilite con decreto del Ministro per i Lavori pubblici di concerto con i Ministri per i trasporti e per l’Interno, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, in rapporto alla natura delle strade ed alla classificazione delle strade stesse, escluse le strade vicinali e di bonifica”.
L’esistenza di limiti di edificazione da rispettare con riferimento al nastro di autostrade e strade, tanto fuori del centro abitato che nell’ambito di quest’ultimo, deriva direttamente dalla normativa del Codice della Strada (artt. 16, 17 e 18 d.lvo 285/2002) e del suo Regolamento di attuazione, nonché per le sole autostrade dall’art. 9 della l. 729/1961.
La disciplina delle zone di rispetto stradale è oggi dettata dal Codice della Strada, approvato con il D.Lgs. n. 285/1992, e dal relativo Regolamento di cui al D.P.R. n. 495/1992.
E’ l’art. 26 del D.P.R. n. 495/1992 –in attuazione dell’art. 16 del Codice della Strada- che detta la disciplina relativa alle “fasce di rispetto fuori dai centri abitati”, prescrivendo che: “Fuori dai centri abitati… le distanze dal confine stradale, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a: …
d) 20 mt. per strade di tipo F, ad eccezione delle “strade vicinali”, come definite dall’art. 3, comma 1, n. 52 del Codice;
e) 10 mt. per le “strade vicinali” di tipo F
”;
A sua volta il comma 3 dispone:
"3. Fuori dai centri abitati, come delimitati ai sensi dell'articolo 4 del codice, ma all'interno delle zone previste come edificabili o trasformabili dallo strumento urbanistico generale, nel caso che detto strumento sia suscettibile di attuazione diretta, ovvero se per tali zone siano già esecutivi gli strumenti urbanistici attuativi, le distanze dal confine stradale, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a:
a) 30 m per le strade di tipo A;
b) 20 m per le strade di tipo B;
c) 10 m per le strade di tipo C.
".
Il divieto in oggetto, secondo la costante interpretazione della giurisprudenza, risulta finalizzato a mantenere una fascia di rispetto, utilizzabile per l’esecuzione di lavori, l’impianto di cantieri, l’eventuale allargamento della sede stradale, nonché per evitare possibili pregiudizi alla percorribilità della via di comunicazione; per cui lo stesso è di carattere assoluto, tanto che le relative distanze vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (cfr. TAR Campania Salerno Sez. II sent. 1383 del 09.04.2009; Cassazione Civile, sezione II, n. 2164 del 03.02.2005).
In termini più generali, va comunque osservato che, poiché il Codice della Strada contiene norme di rango primario in una materia, quale è la sicurezza della circolazione stradale, attribuita alla legislazione esclusiva dello Stato, tali norme devono ritenersi oggetto di immediata applicazione sull’intero territorio nazionale cosicché ad esse devono adeguarsi gli strumenti urbanistici locali, come del resto sistematicamente ricordano le deliberazioni regionali con le quali vengono approvati i P.R.G. e le relative varianti.
La fascia di rispetto stradale determina, dunque, una limitazione dello ius aedificandi: come stabilito dall’art. 26 del Regolamento del Codice della Strada, al suo interno non è consentito costruire, ricostruire o ampliare fabbricati (TAR Campania-Napoli, Sez. II, sentenza 05.05.2010 n. 2673 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto autostradale - Vincolo di inedificabilità assoluto - Fondamento - D.M. 01.04.1968 n. 1404.
Nell’ambito della fascia di rispetto autostradale di 60 metri, prevista dal D.M. 01.04.1968 n. 1404, il vincolo di inedificabilità è assoluto (Cons. Stato, Sez. V, 25.09.2002 n. 4927), essendo a tal fine irrilevanti le caratteristiche concrete delle opere abusive realizzate nell’ambito della fascia medesima; il divieto di costruire è infatti in questo caso correlato alla esigenza di assicurare un’area libera utilizzabile dal concessionario dell’autostrada -all’occorrenza- per installarvi cantieri, depositare materiali, per necessità varie e, comunque, per ogni necessità di gestione relativa ad interventi in loco sulla rete autostradale (Tar Toscana, 25.06.2007, n. 934) (TAR Lombardia-Brescia, Sez. I, sentenza 30.04.2010 n. 1628 - link a www.ambientediritto.it).

EDILIZIA PRIVATAIl vincolo di rispetto stradale ha carattere assoluto, in quanto perseguente una serie concorrente di interessi pubblici fondamentali ed inderogabili.
Il vincolo prescinde dalla caratteristiche dell'opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione (sancito prima dall'art. 9 della L. n. 729/1961 e poi dal successivo D.M. n. 1404 del 1968) non può essere inteso restrittivamente, cioè al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile per finalità di interesse generale, ad esempio per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi alla presenza di costruzioni.

Come chiarito da univoca giurisprudenza penale ed amministrativa, le fasce di rispetto previste dal codice della strada, che comportano l'inedificabilità assoluta dell'area, vanno incluse tra i vincoli previsti dal citato articolo 33, lett. d).
Ed infatti il codice stradale prevede, nell'ipotesi di violazione di dette fasce, l'obbligo per l'autore della stessa di "ripristino dei luoghi a proprie spese" (u.c. degli artt. 16, 17, 18, 19 cod. vigente). Deve, allora, escludersi l'applicabilità della sanatoria prevista dalla L. n. 326 del 2003 alle opere costruite abusivamente (Cons. St., sez. IV, 05.07.2000, n. 3731; cfr. Cass. Pen., Sez. III, 25-11-2008 n. 47106).
Rileva la Sezione che il vincolo di rispetto stradale ha carattere assoluto, in quanto perseguente una serie concorrente di interessi pubblici fondamentali ed inderogabili (posti in evidenza dalla fondamentale sentenza della Corte Costituzionale n. 133 del 1971, che ha evidenziato anche come il vincolo rilevi pur quando sopraggiunga alla realizzazione del manufatto, in ragione della riconducibilità del relativo regime giuridico alla categoria identificata dalla normativa primaria).
Il vincolo, infatti, prescinde dalla caratteristiche dell'opera realizzata, in quanto il divieto di costruzione (sancito prima dall'art. 9 della L. n. 729/1961 e poi dal successivo D.M. n. 1404 del 1968) non può essere inteso restrittivamente, cioè al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile per finalità di interesse generale, ad esempio per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi alla presenza di costruzioni (Consiglio di Stato, sez. IV, 18.10.2002, n. 5716; id., 30.09.2008, n. 4719; id. 12.02.2010, n. 772).
D’altra parte, la correlazione del vincolo di rispetto stradale con la tutela di interessi fondamentali della collettività traspare dalla semplice osservazione dell’entità e quantità delle opere accessorie necessarie per tutelare i diritti fondamentali delle persone che abitano in insediamenti sorti incontrollatamente a ridosso delle sedi stradali (barriere antiacustiche, barriere antisfondamento, strumenti di protezione e mitigazione visiva ed ambientale, ecc. ), opere poste a carico delle finanze pubbliche e, quindi, dell’intera collettività.
Non rileva in contrario la giurisprudenza di questo Consiglio, sulla realizzabilità nella fascia di rispetto di manufatti completamente interrati e di modesta entità, tale da non compromettere gli interessi pubblici coinvolti (C.d.S sez. V, 19.06.2003, n. 3641 ).
Infatti, nel caso di specie la domanda di condono ha riguardato un vano seminterrato, quindi parzialmente sporgente dal terreno, tale da compromettere i sopra evidenziati profili di viabilità e di sicurezza.
Quanto al profilo della rilevanza della situazione di fatto in mancanza di formale provvedimento di perimetrazione del centro abitato, richiamato dal TAR per ritenere illegittimo il parere negativo, osserva la Sezione che il TAR ha considerato sussistente una circostanza rimasta indimostrata nel corso del giudizio.
L’articolo 41-septies della legge n. 1150 del 1942, come modificato con l'art. 19 della legge 06.08.1967, n. 765, ha disposto che “fuori del perimetro dei centri abitati debbono osservarsi nell'edificazione distanze minime a protezione del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada, ... stabilite con decreto del Ministro per i lavori pubblici di concerto con i Ministri per i trasporti e per l'interno, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge”.
Il TAR, al riguardo, ha ritenuto che, all’epoca della sua realizzazione, il manufatto si trovava nel centro abitato, desumendo tale situazione da una presunzione, cioè dal fatto che solo nel settembre 1998 il Comune di Diso ha formalmente delimitato il territorio comunale: ciò varrebbe come “conferma a posteriori di una situazione preesistente di fatto e valutabile come tale già all’epoca del procedimento di sanatoria”.
Ritiene la Sezione che un’operazione ermeneutica del genere non sia corretta, poiché ha invertito l’onere della prova disciplinato dalla legge, spettando a chi richieda il condono l'onere di dimostrare il fatto che si sostiene e l'epoca dell'abuso e la sussistenza dei relativi presupposti (Cons. St., sez. IV, 12.02.2010, n. 772; id., 24.12.2008, n. 6548; V, 27.09.1996, n. 1275).
Inoltre, il TAR non ha considerato che il provvedimento di perimetrazione è stato emesso a distanza di oltre 20 anni dalla commissione dell’abuso e da esso, pertanto, non può ricavarsi nessuna presunzione di conformità dello stato di fatto esistente all’epoca dell’abuso stesso rispetto a quello ricostruito ed accertato con il provvedimento formale di limitazione del centro abitato (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 14.04.2010 n. 2076 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Vincolo di rispetto stradale - Vincolo di inedificabilità assoluta - Sussiste.
In merito al vincolo di rispetto stradale l'esistenza di limiti di edificazione da rispettare con riferimento al nastro stradale, tanto fuori del centro abitato che nell'ambito di quest'ultimo, deriva direttamente dalla normativa del codice della Strada (art. 16, 17 e 18 d.lgs. 285/2002) e del suo Regolamento di attuazione) ed ha natura cogente in quanto finalizzata alla tutela della sicurezza del traffico (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 26.01.2010 n. 178 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

LAVORI PUBBLICI: E' legittima la realizzazione di una piazzola ecologica, in difetto di qualsivoglia opera edilizia, nell'ambito della fascia di rispetto cimiteriale e di rispetto stradale.
Le isole ecologiche sono aree pubbliche sulle quali sono collocati a cielo aperto i contenitori (amovibili) per i rifiuti urbani, per cui deve essere condivisa l’obiezione addotta dal difensore del Comune, secondo cui non si tratta di opere o di manufatti che, in quanto tali, non potrebbero essere collocati nelle aree di rispetto cimiteriale e nelle fasce di rispetto stradale.
Le vigenti prescrizioni urbanistiche locali sono chiare, infatti, nel far divieto di realizzazione nelle aree ricadenti in fascia di rispetto cimiteriale unicamente per quei manufatti che, per durata, inamovibilità ed incorporazione al suolo, possano qualificarsi come costruzioni edilizie. Solo queste, infatti, sono incompatibili con la natura insalubre dei luoghi e con l'eventuale futura espansione del cimitero.
Alcun rischio del tipo considerato si profila al contrario per le viste isole ecologiche, di cui è da ritenere legittima la realizzazione in difetto di qualsivoglia opera edilizia (cfr., per una fattispecie analoga: TAR Lombardia, Milano, sez. II, 12.10.1990, n. 837)
(TRGA Trentino Alto Adige-Trento, sentenza 14.01.2010 n. 20 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2009

URBANISTICA: 1. Piano regolatore generale - Vincolo di rispetto stradale - Natura espropriativa - Non sussiste - Natura conformativa - Sussiste - Decadenza del vincolo - Non sussiste.
2. Piano regolatore generale - Azzonamenti - Obbligo di motivazione - Non sussiste - Superamento degli standard minimi - Obbligo di motivazione - Sussiste.
3. Variante al P.R.G. - Annullamento - Diritto al risarcimento del danno - Non sussiste atteso il carattere eventuale dell'emanazione del provvedimento ampliativo della sfera giuridico- patrimoniale dell'interessato.

1. Il vincolo di rispetto stradale non ha natura espropriativa, ma unicamente conformativa e, in quanto tale, non è soggetto a decadenza. E' pacifico, infatti, che il vincolo di inedificabilità relativo alla "fascia di rispetto stradale" riguardante una generalità di beni e di soggetti, ha una funzione di salvaguardia della circolazione, indipendentemente dalla eventuale instaurazione di procedure espropriative; esso quindi non è soggetto a scadenze temporali.
2. Sebbene gli azzonamenti non richiedano apposita motivazione, oltre quella implicita nelle scelte tecnico-urbanistiche effettuate in sede di redazione del piano regolatore, una più incisiva motivazione si impone, viceversa, in talune ipotesi, tra le quali va annoverata quella del superamento degli standard minimi di cui al d.m. 02.04.1968 n. 1444.
3. Il risarcimento del danno può essere ammesso solo quando l'attività amministrativa rinnovatoria conseguente ad annullamento di illegittimo diniego si connoti in termini tali da escludere ogni ulteriore apprezzamento discrezionale, ovvero quando spetti all'Autorità amministrativa un potere sostanzialmente vincolato, anche se entro i termini della sentenza di annullamento.
Esso deve escludersi, al contrario, nei casi, quali la rinnovazione della pianificazione urbanistica, nei quali in capo all'Autorità stessa residui un margine di apprezzamento discrezionale che configuri come eventuale l'emanazione del provvedimento ampliativo della sfera giuridico patrimoniale dell'interessato (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 01.12.2009 n. 5215 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Rilascio permesso a costruire impianto fotovoltaico sottoposto a vincolo urbanistico.
Si chiede parere in merito alla possibilità di rilascio di un permesso di costruire avente ad oggetto la realizzazione di un impianto fotovoltaico da installare in zona sottoposta a vincolo di rispetto cimiteriale e, parzialmente, in fascia di rispetto stradale (Regione Piemonte, parere n. 140/2009 - link a www.regione.piemonte.it).

EDILIZIA PRIVATA: 1. Ordinanza di demolizione opera abusiva - Istanza di permesso di costruire in sanatoria - Improcedibilità.
2. Opera abusiva - Vincolo di inedificabilità - Diniego di sanatoria - Mancata comunicazione avvio procedimento - Atto vincolato - Art. 21-octies L. n. 241/1990 - Legittimità.

1. L'ordinanza di demolizione impugnata, per effetto della presentazione dell'istanza di permesso di costruire in sanatoria e del successivo provvedimento di diniego, ha perso la propria efficacia lesiva con conseguente improcedibilità del ricorso (principale) per sopravvenuta carenza di interesse.
2. La presenza di un vincolo di inedificabilità assoluta sull'area in questione (ricadente in una fascia di rispetto stradale), imposto prima dell'esecuzione delle opere, esclude la sanabilità delle stesse ai sensi dell'art. 33 L. n. 47/1985, senza che assumano rilievo le norme dettate dal codice della strada e dal relativo regolamento in tema di recinzioni e le norme del regolamento edilizio relative alle distanze delle recinzioni dall'asse stradale.
Peraltro, in considerazione della natura vincolata del potere esercitato con il diniego di sanatoria e della correttezza del contenuto dispositivo dello stesso atto, la mancata comunicazione di avvio del procedimento, di cui si duole il ricorrente, non porta, ai sensi dell'art. 21-octies, L. n. 241/1990, all'annullamento del provvedimento impugnato (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 06.10.2009 n. 4762 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto stradale.
L’esistenza di limiti di edificazione da rispettare con riferimento al nastro di autostrade e strade, tanto fuori del centro abitato che nell’ambito di quest’ultimo, deriva direttamente dalla normativa del Codice della Strada (artt. 16, 17 e 18 d.lvo 285/2002) e del suo Regolamento di attuazione), nonché per le sole autostrade dall’art. 9 della l. 729/1961: in particolare l’art. 28 del dpr 495/1992 fissa delle “fasce di rispetto per l’edificazione nei centri abitati” (mt. 30 per le strade di tipo A, cioè per le autostrade), mentre il comma 1 dell’art. 9 l. n. 729/1961 pone comunque il divieto di realizzare qualsivoglia edificazione a distanza inferiore a mt. 25 dal limite della zona di occupazione dell’autostrada.
Il divieto in oggetto risulta finalizzato a mantenere una fascia di rispetto, utilizzabile per l’esecuzione di lavori, l’impianto di cantieri, l’eventuale allargamento della sede stradale, nonché per evitare possibili pregiudizi alla percorribilità della via di comunicazione; per cui le relative distanze vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 09.04.2009 n. 1383 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAAmpliamento edificio rurale. Rispetto limite fascia stradale.
La questione posta nel quesito riguarda la distanza delle costruzioni dalle strade.
Nello specifico, il Comune ha evidenziato la seguente situazione.
Nel territorio agricolo esiste un fabbricato rurale, edificato antecedentemente all’entrata in vigore del d.m. 01.04.1968, n. 1404, (“distanze minime a protezione del nastro stradale da osservarsi nella edificazione fuori del perimetro dei centri abitati”).
L’edificio ricade, in base alla normativa anzidetta, successivamente intervenuta ed oggi vigente, in fascia di rispetto stradale.
In virtù delle disposizioni del Piano Regolatore Generale Comunale in vigore, il fabbricato può essere fatto oggetto di ampliamento nel limite massimo del 20% del volume residenziale esistente.
Il privato ipotizza di sfruttare la facoltà di ampliamento predetta, sopraelevando l’edificio a filo.
La sopraelevazione, pertanto, verrebbe a ricadere nella fascia di rispetto stradale di cui dianzi si è detto.
Sia la legge reg. 56/1977 (art. 27) che il P.R.G. medesimo dispongono che in fascia di rispetto gli ampliamenti siano ammessi esclusivamente sul lato opposto alla strada, nei casi in cui essi sono di per sé possibili.
Viene quindi richiesto se l’intervento, così come proposto, sia ammissibile o se, invece, debba rispettare il limite della fascia di rispetto stradale come dianzi statuita (
Regione Piemonte, parere 39/2009 - tratto da www.regione.piemonte.it).

EDILIZIA PRIVATADisciplina edilizia concernente fasce di rispetto stradale.
E’ chiesto parere in merito alla disciplina edilizia concernente le fasce di rispetto stradali.
Il Comune richiedente, partendo dal presupposto che “il Codice Stradale equipara le strade vicinali alle strade comunali”, chiede di sapere, nel caso in cui “il P.R.G. preveda distanze diverse (20 mt. per le comunali e 10 mt. per le vicinali) e in sede di approvazione del P.R.G. la Regione abbia prescritto “fatto salvo il codice della strada”, quale distanza deve essere rispettata in caso di realizzazione di un edificio limitrofo ad una strada vicinale” e se sia possibile “realizzare costruzioni interrate nelle fasce di rispetto stradali” (
Regione Piemonte, parere 22/2009 - tratto da www.regione.piemonte.it).

anno 2008

EDILIZIA PRIVATA: Quesito 7 - Sulla natura del vincolo derivante dalla fascia di rispetto stradale e sul procedimento per la sanatoria di abusi commessi in area di rispetto stradale (Geometra Orobico n. 5/2008).

EDILIZIA PRIVATA: 1. Giustizia amministrativa - Ricorso avverso ordinanza di demolizione opera abusiva- Presentazione sanatoria dell'opera abusiva - Improcedibilità del ricorso - Sussiste.
2. Vincolo di rispetto stradale - Vincolo di inedificabilità assoluta - Sussiste - Vincoli di rispetto stradale che rientrano nell'art. 32 della L. n. 47/1985 - Vincoli ex art. 32, comma 2, lett. c), della L. n. 47/1985 a condizione che siano stati imposti dopo l'esecuzione delle opere abusive - Sussiste.
3. Concessione edilizia in sanatoria - Specialità del procedimento - Obbligo del parere della commissione edilizia - Non sussiste.

1. La presentazione della domanda di sanatoria fa venire meno l'interesse alla decisione sul ricorso contro l'ordinanza di demolizione dell'abuso, considerato che, da un lato, il rilascio della concessione in sanatoria produce evidentemente l'improcedibilità del ricorso e, dall'altro, uguale effetto si produce in caso di diniego di sanatoria, concentrandosi l'interesse nel contestare con apposito ricorso l'eventuale provvedimento di diniego della sanatoria, nei termini e nei limiti in cui essa è stata richiesta.
2. IL vincolo di rispetto stradale costituisce vincolo di inedificabilità assoluta che rientra nelle previsioni dell'art. 33 L. n. 47/1985 applicabile al condono in base all'art. 32, comma 25, del D.L. n. 269/2003, e gli unici vincoli di rispetto stradale che rientrano nella disciplina dell'art. 32 della L. n. 47/1985 sono quelli indicati al comma 2, lettera c), a condizione che siano stati imposti dopo l'esecuzione delle opere abusive.
3. Ai fini del rilascio della concessione edilizia in sanatoria non è obbligatorio, al più facoltativo, il parere della commissione edilizia e ciò in considerazione della specialità del procedimento di condono edilizio rispetto all'ordinario procedimento di rilascio di concessione edilizia (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 10.09.2008 n. 4045 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICA: Vincolo di inedificabilità relativo alla fascia di rispetto stradale - Natura conformativa e non espropriativa - Sussiste - Scadenza temporale del vincolo - Non sussiste.
Il vincolo di inedificabilità relativo alla "fascia di rispetto stradale" non ha natura espropriativa, ma unicamente conformativa, in quanto riguarda una generalità di beni e di soggetti ed ha una funzione di salvaguardia della circolazione indipendentemente dalla eventuale instaurazione di procedure espropriative; esso, quindi, non è soggetto a scadenze temporali (massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 10.09.2008 n. 4045 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Quesito 6 - Sul vincolo di inedificabilità derivante dalla fascia di rispetto stradale prevista dal p.r.g. (Geometra Orobico n. 3/2008).

EDILIZIA PRIVATA: 1. Destinazione di un piazzale a deposito duraturo di autoveicoli - Comporta attività di modifica del territorio urbanisticamente rilevante - Necessità di titolo abilitativo edilizio - Sussiste.
2. Realizzazione di opere o destinazione di un'area ad usi precari - Non comporta attività di modifica del territorio urbanisticamente rilevante - Necessità di titolo abilitativo edilizio - Non sussiste.
3. Fascia di rispetto stradale - Carattere espropriativo del vincolo - Non sussiste - Carattere conformativo del vincolo - Sussiste.
4. Vincolo urbanistico - Qualificazione - Dipende dalla circostanza che il vincolo precluda o meno l'iniziativa privata - Vincolo espropriativo - Sussiste solo quando il bene viene sottratto alla disponibilità del privato.

1. Adibire un piazzale in modo duraturo al deposito di autoveicoli costituisce attività di modifica dell'assetto del territorio urbanisticamente rilevante e quindi necessitante di titolo abilitativo.
2. È irrilevante sul piano urbanistico, e rientra nel mero esercizio del diritto di proprietà, la realizzazione di opere o la destinazione di un'area ad usi precari, in quanto le opere precarie sono inidonee ad incidere sull'assetto urbanistico del territorio.
3. L'apposizione di una fascia di rispetto stradale non ha carattere espropriativo, ma rappresenta vincolo conformativo, conseguenza di una previsione generale ed astratta relativa a tutte le aree del territorio comunale che si trovino in una certa situazione.
4. Ciò che è decisivo per qualificare la natura di un vincolo urbanistico non è la quantità di facoltà dominicali incise, ma la circostanza che il vincolo non precluda del tutto l'iniziativa privata, consentendo l'utilizzazione dell'area da parte della collettività anche tramite costruzioni non di proprietà pubblica; in presenza di tali possibilità di utilizzo del bene non si può parlare di un vincolo espropriativo, perché di espropriazione in senso tecnico si può parlare solo quando il bene viene sottratto alla disponibilità del privato
(massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 28.04.2008 n. 1271).

EDILIZIA PRIVATADistanza dalle strade.
(...) detto divieto di edificazione non preclude, di norma, il recupero di edifici esistenti entro le fasce in oggetto; in difetto di specifici divieti stabiliti dalla disciplina edificatoria comunale (PRG o Regolamento edilizio), il recupero può considerarsi quindi ammissibile, anche eventualmente spinto ai limiti estremi della ristrutturazione integrale da cui deriva un edificio completamente diverso, purché venga accertato, in sede istruttoria, che il nuovo edificio non rechi, rispetto alla situazione preesistente, pregiudizi maggiori alle esigenze di tutela sopra indicate (massima tratta da www.lavatellilatorraca.it -
TAR Lombardia-Brescia, sentenza 07.04.2008 n. 357 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Fascia di rispetto stradale - Ratio - Sicurezza della circolazione e possibilità di esecuzione lavori - Edifici esistenti - Recupero - E' ammissibile -Ristrutturazione integrale - E' ammissibile - Ipotetici maggiori oneri espropriativi - Sono irrilevanti.
La fascia di rispetto stradale si traduce in un divieto di edificazione, che rende le aree medesime legalmente inedificabili per favorire la circolazione ed offrire idonee garanzie di sicurezza a quanti transitano sulle strade, passano nelle vicinanze od abitano in esse, nonché per assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito dei materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza limitazioni connesse alla presenza di costruzioni, tuttavia, detto divieto di edificazione non preclude, di norma, il recupero di edifici esistenti entro le fasce in oggetto.
Pertanto, in difetto di specifici divieti stabiliti dalla disciplina edificatoria comunale, il recupero può considerasi ammissibile, anche eventualmente spinto ai limiti estremi della ristrutturazione integrale da cui deriva un edificio completamente diverso, purché venga accertato, in sede istruttoria, che il nuovo edificio non rechi, rispetto alla situazione preesistente, pregiudizi maggiori alle esigenze di tutela sopra indicate senza che il mero riferimento ad ipotetici maggiori oneri di esproprio o di indennizzo in caso di eventuali lavori di adeguamento della sede viaria, non può considerarsi legittima causa di diniego
(massima tratta da www.solom.it - TAR Lombardia-Brescia, sentenza 07.04.2008 n. 357 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

URBANISTICAFascia di rispetto stradale - Vincolo di inedificabilità - Natura - Subordinazione a scadenza temporale - Esclusione.
Il vincolo di inedificabilità relativo alla “fascia di rispetto stradale” non ha natura espropriativa, ma unicamente conformativa, in quanto riguarda una generalità di beni e di soggetti ed ha una funzione di salvaguardia della circolazione, indipendentemente dalla eventuale instaurazione di procedure espropriative; esso quindi non è soggetto a scadenze temporali.
Adozione del P.R.G. - Sindacato di legittimità - Limiti.
Le scelte effettuate dall’amministrazione all’atto di adozione del piano regolatore generale costituiscono apprezzamenti di merito sottratti come tali al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiate da errori di fatto o abnorme illogicità (in tal senso, ex plurimis, Consiglio Stato, IV, 06.02.2004, n. 664) (Consiglio di Stato, Sez. IV,
sentenza 13.03.2008 n. 1095 - link a www.ambientediritto.it).

anno 2007

EDILIZIA PRIVATA: Nell’ambito della fascia di rispetto autostradale o stradale il vincolo di inedificabilità è assoluto per cui sono irrilevanti le caratteristiche concrete delle opere abusive realizzate nell’ambito della fascia medesima; il divieto di costruire è infatti in questo caso correlato alla esigenza di assicurare un’area libera utilizzabile dal concessionario dell’autostrada -all’occorrenza- per installarvi cantieri, depositare materiali, per necessità varie e, comunque, per ogni necessità di gestione relativa ad interventi in loco sulla rete autostradale.
Le opere abusive realizzate all’interno della fascia di rispetto autostradale, al di fuori del perimetro del centro abitato, se realizzate dopo l’imposizione del vincolo, non sono suscettibili di sanatoria anche se si tratta di mere sopraelevazioni di manufatti preesistenti ed anche se l’opera resti al di sotto del livello della strada.

Nell’ambito della fascia di rispetto autostradale o stradale, come è stato chiarito dalla giurisprudenza (vedi ex multis C.d..S. 25.09.2002 n. 4927), il vincolo di inedificabilità è assoluto per cui sono irrilevanti le caratteristiche concrete delle opere abusive realizzate nell’ambito della fascia medesima; il divieto di costruire è infatti in questo caso correlato alla esigenza di assicurare un’area libera utilizzabile dal concessionario dell’autostrada -all’occorrenza- per installarvi cantieri, depositare materiali, per necessità varie e, comunque, per ogni necessità di gestione relativa ad interventi in loco sulla rete autostradale.
Premesso che il divieto di edificazione nell’ambito della fascia di rispetto autostradale è assoluto, nel caso di specie le opere abusive non risultano condonabili poiché innegabilmente hanno comportato un aumento della superficie utile del fabbricato preesistente; inoltre, secondo la citata giurisprudenza seguita anche da questo TAR (vedi Sez. 3^, 12.02.2003 n. 277), le opere abusive realizzate all’interno della fascia di rispetto autostradale, al di fuori del perimetro del centro abitato, se realizzate dopo l’imposizione del vincolo, non sono suscettibili di sanatoria anche se si tratta di mere sopraelevazioni di manufatti preesistenti ed anche se l’opera resti al di sotto del livello della strada (TAR Toscana, Sez. II, sentenza 25.06.2007 n. 934 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2005

EDILIZIA PRIVATAIl sopralzo di un fabbricato esistente è subordinato al rispetto delle norme sulle distanze dalle strade o da altre costruzioni.
Il rilascio del titolo edilizio, con riguardo alla parte dell’intervento qualificabile come nuova costruzione, è subordinato al rispetto delle norme sulle distanze dalle strade o da altre costruzioni (v. Cass. Civ., Sez. II, 16.03.2000, n. 3054; id., 24.05.2000, n. 6809; TAR Veneto, sez. II, 22.04.2005, n. 1778, relative ad interventi di sopraelevazione di edifici esistenti) (TAR Valle d'Aosta, sentenza 18.10.2005 n. 109 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2002

EDILIZIA PRIVATAIl divieto di costruire ad una determinata distanza dalle strade vale anche per le sopraelevazioni di edifici già esistenti.
Non è suscettibile di sanatoria, ai sensi della citata legge n. 47 del 1985, la sopraelevazione di edificio che disti dal ciglio dell’autostrada, all’esterno dei centri abitati, meno di quanto previsto dal d.m. 01.04.1968, se la sopraelevazione è stata realizzata dopo l’imposizione del vincolo autostradale.
Il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale, posto dall’articolo 9 della legge 24.07.1961, n. 729 e dal successivo d.m. 01.04.1968, non può essere inteso restrittivamente e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla sua incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni.
Pertanto le distanze previste dalla norma suddetta vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale o che costituiscano mere sopralevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti.

Le opere realizzate all’interno della fascia di rispetto autostradale prevista al di fuori del perimetro del centro abitato (fascia di sessanta metri) sono ubicate in aree assolutamente inedificabili e, pertanto, se costruite dopo l’imposizione del vincolo, rientrano nella previsione di cui all’articolo 33, comma 1, lettera d) della legge 28.02.1985, n. 47 e non sono suscettibili di sanatoria.
A tale riguardo giova premettere che, ai sensi dell’articolo 41-septies, commi 1 e 2 della legge urbanistica 17.08.1942, n. 1150 (articolo aggiunto dall’articolo 19 della l. 06.08.1967, n. 765) “Fuori del perimetro dei centri abitati debbono osservarsi nell’edificazione distanze minime a protezione del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada. Dette distanze vengono stabilite con decreto del Ministro per i Lavori pubblici di concerto con i Ministri per i trasporti e per l’Interno, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, in rapporto alla natura delle strade ed alla classificazione delle strade stesse, escluse le strade vicinali e di bonifica”.
Tale vincolo di inedificabilità è configurato come assoluto nel caso di autostrade per le aree situate al di fuori del centro abitato, perché -ai sensi del D.M. 01.04.1968- è esclusa ogni possibilità di deroga alla distanza minima, fissata in sessanta metri (la fascia di rispetto è, invece, ridotta a venticinque metri all’interno del perimetro del centro abitato ed è derogabile a mente dell’articolo 9, comma 1 della legge 24.07.1961, n. 729).
Il ricorrente, che ha realizzato un’opera abusiva all’interno della predetta fascia di rispetto ed al di fuori del perimetro del centro abitato, non può, inoltre, avvalersi della possibilità di sanatoria offerta dall’articolo 32, comma 4, lettera c), della citata legge n. 47 del 1985 (per cui “Sono suscettibili di sanatoria, alle condizioni sottoindicate, le opere insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione e che risultino: […] c) in contrasto con le norme del D.M. 01.04.1968 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 13.04.1968, sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico”), perché nella fattispecie in esame il vincolo sull’area era stato imposto prima della costruzione del manufatto.
Trova, allora, applicazione la norma di cui all’articolo 33, comma 1, lettera d), della legge 28.02.1985, n. 47, che esclude la possibilità di sanatoria delle opere di cui al precedente articolo 31 “quando siano in contrasto con i seguenti vincoli, qualora questi comportino inedificabilità e siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse: […] d) ogni altro vincolo che comporti la inedificabilità delle aree”.
In tal senso si è espressa sia la giurisprudenza della Corte di cassazione (cfr. Cass. civ., 14.01.1987, n. 193, per cui non è suscettibile di sanatoria, ai sensi della citata legge n. 47 del 1985, la sopraelevazione di edificio che disti dal ciglio dell’autostrada, all’esterno dei centri abitati, meno di quanto previsto dal d.m. 01.04.1968, se la sopraelevazione è stata realizzata dopo l’imposizione del vincolo autostradale; v. anche Cass. civ., 26.01.2000, n. 841, che per tale ragione esclude la natura edificatoria del terreno rientrante nella fascia di rispetto) sia quella del Consiglio di Stato (Sez. V, 08.09.1994, n. 968, che qualifica come inedificabile l’area ricompresa nella predetta fascia di rispetto).
Va, inoltre, osservato che il carattere assoluto del vincolo sussiste a prescindere dalla concrete caratteristiche dell’opera realizzata.
Infatti il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale, posto dall’articolo 9 della legge 24.07.1961, n. 729 e dal successivo d.m. 01.04.1968, non può essere inteso restrittivamente e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla sua incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni.
Pertanto le distanze previste dalla norma suddetta vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (in termini, Cass. civ., 01.06.1995, n. 6118) o che costituiscano mere sopralevazioni (v. la citata Cass. civ., 14.01.1987, n. 193), o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 18.10.2002 n. 5716 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATANon è suscettibile di sanatoria, ai sensi della citata legge n. 47 del 1985, la sopraelevazione di edificio che disti dal ciglio dell’autostrada, all’esterno dei centri abitati, meno di quanto previsto dal d.m. 01.04.1968, se la sopraelevazione è stata realizzata dopo l’imposizione del vincolo autostradale.
Il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale, posto dall’articolo 9 della legge 24.07.1961, n. 729 e dal successivo d.m. 01.04.1968, non può essere inteso restrittivamente e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni. Pertanto, le distanze previste dalla norma suddetta vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale o che costituiscano mere sopralevazioni o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti.

Le opere realizzate all’interno della fascia di rispetto autostradale prevista al di fuori del perimetro del centro abitato (fascia di 60 metri) sono ubicate in aree assolutamente inedificabili e, pertanto, se costruite dopo l’imposizione del vincolo, rientrano nella previsione di cui all’articolo 33, comma 1, lettera d), della legge 28.02.1985, n. 47 e non sono suscettibili di sanatoria, anche se si tratti di mere soprelevazioni di manufatti preesistenti ed anche se l’opera resti al di sotto del livello della strada.
A tale riguardo giova premettere che, ai sensi dell’articolo 41-septies, commi 1 e 2 della legge urbanistica 17.08.1942, n. 1150 (articolo aggiunto dall’articolo 19 della l. 06.08.1967, n. 765) “Fuori del perimetro dei centri abitati debbono osservarsi nell’edificazione distanze minime a protezione del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada. Dette distanze vengono stabilite con decreto del Ministro per i Lavori pubblici di concerto con i Ministri per i trasporti e per l’Interno, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, in rapporto alla natura delle strade ed alla classificazione delle strade stesse, escluse le strade vicinali e di bonifica”.
Tale vincolo di inedificabilità è configurato come assoluto nel caso di autostrade per le aree situate al di fuori del centro abitato, perché -ai sensi del D.M. 01.04.1968- è esclusa ogni possibilità di deroga alla distanza minima, fissata in 60 metri (la fascia di rispetto è, invece, ridotta a 25 metri all’interno del perimetro del centro abitato ed è derogabile a mente dell’articolo 9, comma 1 della legge 24.07.1961, n. 729).
Il ricorrente, che ha realizzato un’opera abusiva all’interno della predetta fascia di rispetto ed al di fuori del perimetro del centro abitato, non può, inoltre, avvalersi della possibilità di sanatoria offerta dall’articolo 32, comma 4, lettera c), della citata legge n. 47 del 1985 (per cui “Sono suscettibili di sanatoria, alle condizioni sottoindicate, le opere insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione e che risultino: […] c) in contrasto con le norme del D.M. 01.04.1968 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 13.04.1968, sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico”), perché nella fattispecie in esame il vincolo sull’area era stato imposto prima della costruzione del manufatto.
Trova, allora, applicazione la norma di cui all’articolo 33, comma 1, lettera d), della legge 28.02.1985, n. 47, che esclude la possibilità di sanatoria delle opere di cui al precedente articolo 31 “quando siano in contrasto con i seguenti vincoli, qualora questi comportino inedificabilità e siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse: […] d) ogni altro vincolo che comporti la inedificabilità delle aree”.
In tal senso si è espressa sia la giurisprudenza della Corte di cassazione (cfr. Cass. civ., 14.01.1987, n. 193, per cui non è suscettibile di sanatoria, ai sensi della citata legge n. 47 del 1985, la sopraelevazione di edificio che disti dal ciglio dell’autostrada, all’esterno dei centri abitati, meno di quanto previsto dal d.m. 01.04.1968, se la sopraelevazione è stata realizzata dopo l’imposizione del vincolo autostradale; v. anche Cass. civ., 26.01.2000, n. 841, che per tale ragione esclude la natura edificatoria del terreno rientrante nella fascia di rispetto) sia quella del Consiglio di Stato (Sez. V, 08.09.1994, n. 968, che qualifica come inedificabile l’area ricompresa nella predetta fascia di rispetto).
Va, inoltre, osservato che il carattere assoluto del vincolo sussiste a prescindere dalla concrete caratteristiche dell’opera realizzata.
Infatti il divieto di costruire ad una certa distanza dalla sede autostradale, posto dall’articolo 9 della legge 24.07.1961, n. 729 e dal successivo d.m. 01.04.1968, non può essere inteso restrittivamente e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede autostradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico ed alla incolumità delle persone, ma appare correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all’occorrenza, dal concessionario, per l’esecuzione dei lavori, per l’impianto dei cantieri, per il deposito di materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza vincoli limitativi connessi con la presenza di costruzioni.
Pertanto, le distanze previste dalla norma suddetta vanno rispettate anche con riferimento ad opere che non superino il livello della sede stradale (in termini, Cass. civ., 01.06.1995, n. 6118) o che costituiscano mere sopraelevazioni (v. la citata Cass. civ., 14.01.1987, n. 193), o che, pur rientrando nella fascia, siano arretrate rispetto alle opere preesistenti
(Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 25.09.2002 n. 4927 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2000

EDILIZIA PRIVATADistanza dalle strade.
Le fasce di rispetto stradale previste dalle norme poste dal c. strad. non costituiscono vincoli urbanistici, ma misure poste a tutela della sicurezza stradale che, tuttavia, comportano l'inedificabilità delle aree interessate (massima tratta da www.lavatellilatorraca.it - Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 20.10.2000 n. 5620 -
link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 1990

EDILIZIA PRIVATAFattispecie in materia di ristrutturazione - Distanze.
Le limitazioni contenute nell'art. 19 legge n. 765 del 1967 e nel d.m. 01.04.1968 n. 1404 in tema di distanze legali delle costruzioni dal ciglio stradale, mentre non possono essere applicate in caso di interventi di semplice restauro e risanamento volti alla conservazione degli elementi strutturali, tipologici e formali dell'edificio, sono invece operanti in caso di ristrutturazione o di ricostruzione dal momento che, intervenendo sull'immobile in modo consistente e tale da modificarlo in tutto od in parte, si devono necessariamente osservare le limitazioni imposte allo "ius aedificandi" nell'interesse pubblico (massima tratta da www.studiospallino.it - TAR Lombardia-Milano, Sez. II, sentenza 12.05.1990 n. 356).