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dossier CANCELLO, BARRIERA, INFERRIATA, RINGHIERA in ferro - SBARRA/STANGA
anno 2019

EDILIZIA PRIVATA: Sulla posa di un "cancello".
L’apposizione di un cancello costituisce, tradizionalmente, espressione della facoltà di godimento del proprietario e, in particolare, dello jus escludendi alios connaturato a questo diritto, cosicché anch’essa non necessita di un titolo abilitativo edilizio e non sottostà al regime dell’autorizzazione paesaggistica.
Invero, “L'apposizione di un cancello non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire. Inoltre, in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria, esula dall'assoggettamento ad autorizzazione paesaggistica in ossequio all'art. 149 del D.Lgs. n. 42 del 2004, non potendosi conseguentemente comminare ex art. 167 stesso decreto, la sanzione della riduzione in pristino per la sua mancata previa acquisizione”.
Si può dunque pronunciare l’annullamento del provvedimento gravato nella parte in cui, al punto 7, dispone il diniego di accertamento di conformità per quest’opera.
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5.3 Continuando l’esame della censura, va delibata quella inerente all’apposizione di un cancello a chiusura della proprietà della ricorrente.
5.3.1 Come rilevato anche in precedenti di questa Sezione (cfr. TAR Campania-Salerno, Sez. II, 04/03/2019, n. 358; TAR Campania–Salerno, Sez. II, 13/11/2018, n. 1623; TAR Campania–Salerno, Sez. II, 31/08/2018, n. 1235) l’apposizione di un cancello costituisce, tradizionalmente, espressione della facoltà di godimento del proprietario e, in particolare, dello jus escludendi alios connaturato a questo diritto, cosicché anch’essa non necessita di un titolo abilitativo edilizio e non sottostà al regime dell’autorizzazione paesaggistica.
5.3.2 L’assunto è corroborato anche da altre decisioni del Giudice Amministrativo.
Secondo quanto affermato dal TAR Campania-Napoli Sez. III, 11/05/2015, n. 2600, “L'apposizione di un cancello non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire. Inoltre, in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria, esula dall'assoggettamento ad autorizzazione paesaggistica in ossequio all'art. 149 del D.Lgs. n. 42 del 2004, non potendosi conseguentemente comminare ex art. 167 stesso decreto, la sanzione della riduzione in pristino per la sua mancata previa acquisizione” (cfr., altresì, TAR Basilicata–Potenza, Sez. I, 31/05/2016, n. 575; TAR Umbria–Perugia, Sez. I, 11/06/2014, n. 307).
5.3.3 Si può dunque pronunciare l’annullamento del provvedimento gravato nella parte in cui, al punto 7, dispone il diniego di accertamento di conformità per quest’opera (TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 25.06.2019 n. 1125 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Sull'installazione di una "ringhiera in ferro battuto in sostituzione di un parapetto in pietra".
Non può accogliersi la doglianza prospettata che concerne l’installazione di una ringhiera in ferro battuto in sostituzione di un parapetto in pietra.
L’opera infatti incide sul c.d. prospetto dell’edificio, poiché va a mutare quella che è la sua conformazione estetica fruibile dall’esterno.
Un simile intervento, per poter essere effettuato, è soggetto a permesso di costruire, ai sensi dell’art. 10, lett. c), D.P.R. n. 380 del 2001.
E’ legittimo dunque, in questo caso, il diniego opposto dal Comune e motivato in ragione dell’inedificabilità della zona in cui si situa l’immobile, nella quale, in virtù del P.R.G. e del P.U.T., sono possibili soltanto interventi di manutenzione ordinaria, di consolidamento statico, di eliminazione delle barriere architettoniche e relativi all’adeguamento funzionale degli alberghi e delle altre strutture ricettive, nonché degli edifici adibiti alla produzione di beni e servizi, nei termini strettamente necessari ad ottemperare a disposizioni di norme di legge specifiche, mentre quello compiuto dalla ricorrente, in forza dell’art. 10, lett. c), D.P.R. n. 380 del 2001, poc’anzi richiamato, è sussumibile all’interno della categoria della ristrutturazione edilizia.
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5.4 Non può invece accogliersi la doglianza prospettata, relativamente al punto 8) del provvedimento, che concerne l’installazione di una ringhiera in ferro battuto in sostituzione di un parapetto in pietra.
L’opera infatti incide sul c.d. prospetto dell’edificio, poiché va a mutare quella che è la sua conformazione estetica fruibile dall’esterno.
Un simile intervento, per poter essere effettuato, è soggetto a permesso di costruire, ai sensi dell’art. 10, lett. c), D.P.R. n. 380 del 2001 (TAR Calabria–Catanzaro, Sez. I, 26/01/2018, n. 244).
5.4.1 E’ legittimo dunque, in questo caso, il diniego opposto dal Comune di Positano e motivato in ragione dell’inedificabilità della zona in cui si situa l’immobile, nella quale, in virtù del P.R.G. e del P.U.T., sono possibili soltanto interventi di manutenzione ordinaria, di consolidamento statico, di eliminazione delle barriere architettoniche e relativi all’adeguamento funzionale degli alberghi e delle altre strutture ricettive, nonché degli edifici adibiti alla produzione di beni e servizi, nei termini strettamente necessari ad ottemperare a disposizioni di norme di legge specifiche, mentre quello compiuto dalla ricorrente, in forza dell’art. 10, lett. c), D.P.R. n. 380 del 2001, poc’anzi richiamato, è sussumibile all’interno della categoria della ristrutturazione edilizia (TAR Campania-Salerno, Sez. II, sentenza 25.06.2019 n. 1125 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2018

EDILIZIA PRIVATA: Il Comune legittimamente ordina la riduzione in pristino ove individui la violazione edilizia rappresentata dalla mancanza di un presupposto che deve essere presente per l’ottenimento di qualunque titolo edilizio, compreso quello che si forma secondo il meccanismo peculiare della segnalazione certificata di inizio attività.
Nella specie, risulta, infatti, che –pur se il paletto insiste nel terreno di proprietà degli appellanti– la sbarra quando è aperta insiste, in questa parte, sul terreno di proprietà comunale.
Così come un privato non può installare senza il consenso del vicino una sbarra che –quando è aperta– incide sull’altrui proprietà e sul libero passaggio, allo stesso modo un privato non può installare senza il consenso del Comune una sbarra che –quando è aperta– incide sul passaggio della strada comunale.
Nella specie, l’Amministrazione –che non ha esercitato il potere derivante dalla legge per rimuovere gli impedimenti incidenti sul libero transito di una strada– ha legittimamente esercitato il potere di natura edilizia, avendo riscontrato che la sbarra in questione quando è chiusa insiste su un terreno che non è di proprietà di chi la ha installata.
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Né si può ritenere che vi sia stato, nella fattispecie, un esercizio illegittimo del potere comunale per perseguire finalità di risoluzione di una controversia privata.
Infatti, da un lato l’accordo stipulato a suo tempo tra amministrazione provinciale e gli appellanti prevedeva solo gli aspetti del transito su quell’area e non anche la possibilità di installare una sbarra e, dall’altro, l’Amministrazione resta comunque titolare del potere-dovere di far proseguire il transito di una strada, quando un privato con le sue opere intenda alterare la relativa situazione di fatto.
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1.−I signori Gi. e Br. sono comproprietari di un immobile sito in Sesta Godano, via ..., n. 12, censito al mappale 704. Esso confina con un immobile, adibito a magazzino ed officina, censito al mappale 770, che un tempo era di proprietà della Provincia di La Spezia e poi è stato trasferito al Comune di Sesta Godano.
I signori sopra indicati hanno presentato, in data 14.04.2016, una segnalazione certificata di inizio attività per la realizzazione di un «dissuasore di transito di tipo girevole, costituito da un paletto di altezza pari a metri 1,00 e sbarra girevole ortogonale».
Il Comune, con determinazione 19.11.2016, n. 37, ha rilevato che «l’area interessata dalla realizzazione delle predette opere, catastalmente individuata al foglio 42, particella 770, è di proprietà del Comune di Sesta Godano e che, in persona del Sindaco, ha chiarito nell’ambito della corrispondenza intervenuta con le parti, la propria volontà di non autorizzare il posizionamento della predetta sbarra».
Per le suddette ragioni, il Comune ha ordinato la demolizione delle opere realizzate.
2.− Le parti hanno impugnato tale determinazione innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Liguria, prospettando plurimi motivi di illegittimità, riproposti in sede di appello e riportati nei successivi punti.
3.− Il Tribunale amministrativo, con la sentenza 04.09.2017, n. 712, ha rigettato il ricorso.
4.− I ricorrenti di primo grado hanno proposto appello ed hanno chiesto che, in riforma della sentenza impugnata, sia accolto il ricorso di primo grado.
4.1.− Si è costituiti in giudizio il Comune di Sesta Godano, chiedendo il rigetto dell’appello.
5.− La causa è stata decisa all’esito dell’udienza pubblica del 03.05.2018.
6.− L’appello non è fondato.
7.− Con il primo ed il terzo motivo, si è dedotta l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui non ha ravvisato l’illegittimità della determinazione comunale derivante dal fatto che non si comprenderebbe quale sarebbe la violazione edilizia commessa, atteso che l’opera sarebbe stata realizzata su un’area di proprietà degli appellanti.
Si deduce che il Comune avrebbe fatto una applicazione distorta dei poteri repressivi in materia edilizia, per perseguire finalità di risoluzione di una controversia privata.
In particolare, si rileva che tra il precedente proprietario dell’area, la Provincia di La Spezia, e gli odierni proprietari era stato stipulato un accordo che prevedeva:
   (i) la cessione gratuita da parte degli appellanti del diritto di passaggio sulla contigua striscia di terreno del fondo del mappale 704 di loro proprietà, al fine di ampliare l’accesso dalla via ... per assicurare, al contempo, maggiore sicurezza al traffico;
   ii) l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione provinciale agli appellanti di «apertura dell’accesso carrabile sul mappale 770» e di contestuale «transito carraio sul medesimo mappale».
Ritiene la Sezione che tali motivi non siano fondati.
Il Comune, con il provvedimento impugnato, ha chiaramente individuato la violazione edilizia rappresentata dalla mancanza di un presupposto che deve essere presente per l’ottenimento di qualunque titolo edilizio, compreso quello che si forma secondo il meccanismo peculiare della segnalazione certificata di inizio attività.
Nella specie, risulta, infatti, che –pur se il paletto insiste nel terreno di proprietà degli appellanti– la sbarra quando è aperta insiste, in questa parte, sul terreno di proprietà comunale.
Così come un privato non può installare senza il consenso del vicino una sbarra che –quando è aperta– incide sull’altrui proprietà e sul libero passaggio, allo stesso modo un privato non può installare senza il consenso del Comune una sbarra che –quando è aperta– incide sul passaggio della strada comunale.
Nella specie, l’Amministrazione –che non ha esercitato il potere derivante dalla legge per rimuovere gli impedimenti incidenti sul libero transito di una strada– ha legittimamente esercitato il potere di natura edilizia, avendo riscontrato che la sbarra in questione quando è chiusa insiste su un terreno che non è di proprietà di chi la ha installata.
Né si può ritenere che vi sia stato un esercizio illegittimo del potere per perseguire finalità di risoluzione di una controversia privata.
Infatti, da un lato l’accordo stipulato a suo tempo tra amministrazione provinciale e gli appellanti prevedeva solo gli aspetti del transito su quell’area e non anche la possibilità di installare una sbarra e, dall’altro, l’Amministrazione resta comunque titolare del potere-dovere di far proseguire il transito di una strada, quando un privato con le sue opere intenda alterare la relativa situazione di fatto (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 07.06.2018 n. 3454 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2017

EDILIZIA PRIVATALe caratteristiche proprie della copertura di cui si tratta costituiscono una conferma che quest’ultima ha le funzioni e la destinazione propria di una vera e propria terrazza, funzioni queste ultime del tutto differenti da quelle che contraddistinguono un lastrico solare, destinato com’è a costituire esclusivamente un tetto, privo un’utilizzazione da parte dei dimoranti nell’immobile.
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In presenza di un utilizzo protratto della copertura come terrazzo, l’avvenuta realizzazione di una ringhiera protettiva costituisce un intervento per il quale non è richiesto il preventivo rilascio del permesso di costruire.
Infatti, tali opere seppure finalizzate a consentire l'utilizzo del solaio di copertura di un immobile non determinano una significativa trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ma si configurano piuttosto come mere pertinenze, essendo preordinate ad un'oggettiva esigenza dell'edificio principale, funzionalmente inserite al servizio dello stesso, sfornite di un autonomo valore di mercato e caratterizzate da un volume minimo, tale da non consentire una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell'immobile al quale accedono e, comunque, tale da non comportare un aumento del carico urbanistico.
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2.2 Altrettanto legittima è la realizzazione del terrazzo.
2.3 Sul punto è necessario premettere che i coniugi Ni. hanno ottenuto la sanatoria, con provvedimento del nr. 75/88, di un bagno con ripostiglio in ampliamento sulla corte posta sul retro dell’edificio di loro proprietà.
2.4 Parte ricorrente afferma di aver collocato delle ringhiere sul lastrico solare riferito ai manufatti oggetto di sanatoria e, ciò, in considerazione del fatto che lo stesso lastrico solare sarebbe stato da sempre utilizzato come terrazzo, pertinente all’abitazione.
2.5 Le affermazioni dei ricorrenti risultano confermate dai documenti allegati al ricorso, nell’ambito dei quali è possibile evincere che la copertura sovrastante gli ambienti condonati si trova a livello delle porte finestre di un locale adibito a “sala”, esplicando così le funzioni tipiche di una terrazza o di un balcone prospiciente le aperture della stessa unità abitativa.
Detta circostanza, desumibile dalla documentazione fotografica, unitamente alle caratteristiche proprie della copertura di cui si tratta, costituisce una conferma che quest’ultima ha le funzioni e la destinazione propria di una vera e propria terrazza, funzioni queste ultime del tutto differenti da quelle che contraddistinguono un lastrico solare, destinato com’è a costituire esclusivamente un tetto, privo un’utilizzazione da parte dei dimoranti nell’immobile (sulla diversità di funzioni tra lastrico e terrazza si veda anche TAR Sicilia Catania Sez. I, 10/11/2008, n. 2068).
2.6 In presenza di un utilizzo protratto della copertura come terrazzo, non assume carattere dirimente nemmeno l’avvenuta installazione delle ringhiere da parte dei ricorrenti e, ciò, considerando che secondo un costante orientamento giurisprudenziale l’avvenuta realizzazione di una ringhiera protettiva costituisce un intervento per il quale non è richiesto il preventivo rilascio del permesso di costruire; “infatti, tali opere seppure finalizzate a consentire l'utilizzo del solaio di copertura di un immobile non determinano una significativa trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ma si configurano piuttosto come mere pertinenze, essendo preordinate ad un'oggettiva esigenza dell'edificio principale, funzionalmente inserite al servizio dello stesso, sfornite di un autonomo valore di mercato e caratterizzate da un volume minimo, tale da non consentire una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell'immobile al quale accedono e, comunque, tale da non comportare un aumento del carico urbanistico (TAR Campania Salerno Sez. II, 27.06.2014, n. 1139)”.
Le censure di cui al secondo e al terzo motivo sono, pertanto, fondate (TAR Toscana, Sez. III, sentenza 13.06.2017 n. 824 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: L’installazione di una sbarra metallica a delimitazione della proprietà privata è intervento che, “per la sua entità e tipologia, deve ricondursi in quelli di <<manutenzione ordinaria>> per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo”.
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1. Con atto di ricorso ritualmente notificato e depositato, il sig. Ev.Pe. ha adito l’intestato Tribunale per chiedere l’annullamento del provvedimento, meglio in epigrafe specificato, con il quale gli è stata ordinata al ricorrente predetto la rimozione di due cartelli di segnalazione di proprietà privata posti su due alberi e di una sbarra in ferro installati su strada vicinale privata, in quanto ritenuti abusivi per mancanza dei necessari titoli abilitativi.
...
2. Con il primo motivo, parte ricorrente lamenta che il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo per carenza di motivazione e contraddittorietà dell’istruttoria condotta dall’amministrazione comunale, in quanto le opere di cui è stata ordinata la demolizione sarebbero state realizzate prima del 1954, ossia prima dell’apposizione vincolo paesaggistico asseritamente violato.
2.1. Il motivo è fondato.
2.2. Dalla documentazione versata in atti e, in particolare, dalla relazione prodotta dall’Ufficio Servizi Operativi del Comune resistente (cfr., nota del 28.05.2015, prot. n. 28/2015 U.S.O) -peraltro non citata nelle premesse del provvedimento impugnato- risulta infatti che la strada in argomento, “è chiusa con una sbarra da tempo immemorabile” ed appare “utilizzata esclusivamente ad uso privato”.
2.3. Ciò conduce a ritenere inattendibile l’affermazione contenuta nel provvedimento impugnato secondo cui “la strada era libera da impedimenti al libero transito almeno dall’inizio degli anni 80”, trattandosi peraltro di determinazione alla quale l’amministrazione è giunta sulla scorta “di sommarie informazioni acquisite da tre persone” (cfr., verbale di polizia municipale in data 11.09.2015), che sul punto risultano contraddette da dichiarazioni prodotte da altri soggetti, concludenti, al contrario, per la presenza della sbarra in contestazione fin “dagli inizi degli anni 50” (cfr., dichiarazione di cui al doc. n. 6 di parte ricorrente, acquisita agli atti del Comune di Assisi in data 03.02.2015).
2.4. Deve pertanto confermarsi, ad avviso del Collegio, la sussistenza del dedotto vizio di contraddittorietà dell’istruttoria, risultando invero inequivocabile la mancata ponderazione di tutte le risultanze probatorie istruttorie in possesso dell’amministrazione resistente, la quale ha trascurato di verificare mediante accertamenti attendibili e non contradditori, in merito all’apposizione della sbarra in questione nonché dei relativi cartelli di segnalazione di proprietà privata, dopo l’apposizione del vincolo paesaggistico del quale è stata contestata la violazione.
2.5. Occorre peraltro aggiungere che, a prescindere dal menzionato vincolo paesaggistico, l’installazione di una sbarra metallica a delimitazione della proprietà privata è intervento che, “per la sua entità e tipologia, deve ricondursi in quelli di <<manutenzione ordinaria>> per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo” (cfr., ex multis, Cons. St., sez. VI, 20.11.2013, 5513, idem, sez. VI, 07.08.2015, n. 3898), per il che risulta parimenti sconfessata, sotto questo ulteriore profilo, la dedotta assenza dei necessari titoli abilitativi, anche con riferimento alla asserita sostituzione della sbarra stessa (TAR Umbria, sentenza 02.02.2017 n. 120 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2016

EDILIZIA PRIVATA: Sulla rimozione di una sbarra in ferro di mt. 4,80 circa x m. 1,00 di altezza, posta all'ingresso della strada.
In punto di diritto il Collegio non ha rinvenuto significativi precedenti giurisprudenziali specificamente inerenti alla tipologia di opera in questione e ben conosce quella giurisprudenza secondo cui un intervento quale l’installazione di un cancello non costituisce un abuso edilizio soggetto a demolizione, trattandosi di un intervento non subordinato al preventivo rilascio del permesso di costruire.
Ed ancora che la sostituzione di un cancello non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire, in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria.
Il Collegio rileva come un altro orientamento giurisprudenziale dia rilevanza urbanistica, seppure a fini paesaggistici, all’installazione ex novo di un cancello in ferro (a differenza della mera sostituzione), stante la sua idoneità a produrre una sensibile alterazione dello stato dei luoghi e conseguente trasformazione edilizia.
Ritiene, in ogni caso, il medesimo Collegio che la realizzazione di un’opera come quella in questione, consistente nell’istallazione di una sbarra di ferro, con relativo basamento nel terreno, fissa e lunga mt. 4,80, a chiusura di una strada, richiedesse il permesso di costruire, incidendo in modo permanente e non precario sull'assetto edilizio del territorio.
Ciò anche in considerazione della tipologia di intervento, diversa rispetto alla posa in opera di un cancello in sostituzione, che comporta una rilevanza ben maggiore di impatto sul territorio, avendo a oggetto un’opera avente carattere di stabilità e volta ad interdire, in maniera permanente, la percorrenza di una via.

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FATTO
Il Comune di Mondragone, con Disposizione Dirigenziale n. 14/2011, ordinava alla parte ricorrente la rimozione di una sbarra in ferro di mt. 4,80 circa x m. 1,00 di altezza, posta all'ingresso della via De Amicis.
Motivava l’ordine ripristinatorio sulla base della circostanza che la sbarra in questione sarebbe stata installata abusivamente.
Le parti ricorrenti, con ricorso notificato il 23.11.2011, hanno impugnato la suindicata ordinanza, nonché ogni altro atto preordinato, connesso o consequenziale, chiedendone l’annullamento, previa sospensione, in quanto l’ordine di demolizione sarebbe stato adottato sul presupposto non veritiero che la strada di fatto interrotta con la sbarra metallica risulterebbe essere pubblica o di uso pubblico.
In realtà, asseriscono i ricorrenti, si tratterebbe di una strada privata non interessata da alcun diritto di uso pubblico. Inoltre, dal punto di vista del titolo abilitativo edilizio, l’edificazione dell’opera in questione non avrebbe necessitato del rilascio di un permesso di costruire.
E’ intervenuta in giudizio ad opponendum Al.Me., che ha formulato argomentazioni difensive e sostenuto che l’istallazione oggetto di ordine di demolizione le impediva l’accesso al proprio fondo.
L’adito TAR, con ordinanza n. 265/2012, ha rigettato l’istanza cautelare “considerato che i ricorrenti non risultano aver addotto elementi probatori sufficienti ad escludere l’assoggettamento a servitù pubblica della strada attinta dall’intervento abusivo di cui alla gravata ordinanza n. 14 del 14.09.2011”.
Il Consiglio di Stato, adito in sede di appello, ha confermato con ordinanza n. 1902/2012, il provvedimento di rigetto rilevando, sull'assenza del fumus boni iuris, che “l’intervento è stato realizzato in assenza di titolo abilitativo”.
DIRITTO
Il ricorso si rivela infondato.
L’ordine di demolizione è stato motivato dal Comune con l’assenza di un titolo abilitativo edilizio, senza espressa menzione del carattere pubblico dell’area o dell’esistenza di un diritto di uso pubblico.
In punto di fatto appare pacifico che l’intervento realizzato non è suffragato da alcun titolo abilitativo edilizio.
In punto di diritto il Collegio non ha rinvenuto significativi precedenti giurisprudenziali specificamente inerenti alla tipologia di opera in questione e ben conosce quella giurisprudenza secondo cui un intervento quale l’installazione di un cancello non costituisce un abuso edilizio soggetto a demolizione, trattandosi di un intervento non subordinato al preventivo rilascio del permesso di costruire (TAR Basilicata Potenza Sez. I, 31.05.2016, n. 575; TAR Liguria, I, 09.12.2009, n. 3562); e ancora che la sostituzione di un cancello non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire, in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria (TAR Campania Napoli Sez. III, 11/05/2015, n. 2600).
Il Collegio rileva come un altro orientamento giurisprudenziale dia rilevanza urbanistica, seppure a fini paesaggistici, all’installazione ex novo di un cancello in ferro (a differenza della mera sostituzione), stante la sua idoneità a produrre una sensibile alterazione dello stato dei luoghi e conseguente trasformazione edilizia (TAR Campania Napoli, Sez. III, sentenze n. 439 e 1306 del 2016).
Ritiene, in ogni caso, il medesimo Collegio che la realizzazione di un’opera come quella in questione, consistente nell’istallazione di una sbarra di ferro, con relativo basamento nel terreno, fissa e lunga mt. 4,80, a chiusura di una strada, richiedesse il permesso di costruire, incidendo in modo permanente e non precario sull'assetto edilizio del territorio.
Ciò anche in considerazione della tipologia di intervento, diversa rispetto alla posa in opera di un cancello in sostituzione, che comporta una rilevanza ben maggiore di impatto sul territorio, avendo a oggetto un’opera avente carattere di stabilità e volta ad interdire, in maniera permanente, la percorrenza di una via.
Per le suindicate ragioni il ricorso deve essere rigettato.
Stante l’assenza di precedenti giurisprudenziali consolidati in ordine alla soluzione adottata, il Collegio ritiene sussistano gravi ed eccezionali motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese di lite (TAR Campania-Napoli, Sez. VIII, sentenza 21.11.2016 n. 5365 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAL’art. 6 del d.P.R. n. 380 del 2001 consente di eseguire interventi edilizi senza titolo abilitativo per specifiche previsioni (lavori per eliminare barriere architettoniche, opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo, connesse all’attività agricola, dirette a soddisfare esigenze contingenti, ecc.), ivi comprese le opere di manutenzione di cui all’art. 3, co. 1, lett. a), nonché, previa comunicazione di inizio dei lavori, gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all'art. 3, co. 1, lett. b).
Orbene, l’installazione di una sbarra automatica in sostituzione del precedente manufatto manuale rappresenta appunto un lavoro di manutenzione straordinaria soggetto a C.I.L., la cui inosservanza è sanzionata dallo stesso art. 6, co. 7, con una pena pecuniaria pari a 1.000 euro.

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Con ricorso notificato il 19/05/2015, Lo.Ag. e Lo.An., nella dedotta qualità di proprietarie di due unità edilizie in San Giorgio a Cremano nel fabbricato denominato C al prolungamento di via Manzoni, impugnavano gli atti in epigrafe concernenti l’apposizione di una sbarra metallica automatizzata in asserita sostituzione di preesistente sbarra in ferro, per il cui intervento, oggetto di accertamento da parte della Polizia Municipale, era stata presentata istanza di accertamento di conformità e di compatibilità paesaggistica.
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1. Nel merito le ricorrenti deducono che:
   - l’intervento in questione non sarebbe soggetto a permesso di costruire, per cui sarebbe da escludere la sanzione della demolizione; neppure sarebbe applicabile il ripristino dello stato dei luoghi per la mancanza del nulla-osta paesaggistico in quanto l’opera sarebbe priva di impatto ambientale;
   - il silenzio sull’istanza di conformità urbanistica ed il provvedimento di demolizione deriverebbero dal mancata pronuncia dell’autorità preposta alla tutela del vincolo; nessuna preclusione vi sarebbe al rilascio dell’autorizzazione in sanatoria attesa la tipologia dell’intervento ed i materiali impiegati; l’intervento sarebbe comunque sanabile sotto il profilo edilizio;
   - gli atti impugnati sarebbero in contrasto con gli artt. 146, co. 4, 167, co. 4 e 5, 181, co. 1-quater, del d.lgs. n. 42 del 2004 e con l’art. 25 del decreto-legge n. 133 del 2014; l’accertamento di compatibilità paesaggistica sarebbe ammissibile in sanatoria per cui l’amministrazione aveva l’obbligo di provvedere sull’istanza presentata dalle ricorrenti; né peraltro sussisterebbero ragioni ostative all’accertamento di conformità sotto il profilo urbanistico;
   - lo stesso Comune rappresenta nel provvedimento di demolizione la possibilità di chiedere l’accertamento di compatibilità paesaggistica ex art. 181, co. 1-quater, del d.lgs. n. 42 del 2004, senza considerare che l’istanza era già stata presentata;
   - la nuova sbarra sarebbe in sostituzione di una preesistente sbarra in ferro;
   - mancherebbe la comunicazione di avvio del procedimento, in violazione degli artt. 7 e 10-bis della legge n. 241 del 1990.
1.1. Giova premettere che l’art. 6 del d.P.R. n. 380 del 2001 consente di eseguire interventi edilizi senza titolo abilitativo per specifiche previsioni (lavori per eliminare barriere architettoniche, opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo, connesse all’attività agricola, dirette a soddisfare esigenze contingenti, ecc.), ivi comprese le opere di manutenzione di cui all’art. 3, co. 1, lett. a), nonché, previa comunicazione di inizio dei lavori, gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all'art. 3, co. 1, lett. b).
Orbene l’installazione di una sbarra automatica in sostituzione del precedente manufatto manuale rappresenta appunto un lavoro di manutenzione straordinaria soggetto a C.I.L., la cui inosservanza è sanzionata dallo stesso art. 6, co. 7, con una pena pecuniaria pari a 1.000 euro.
Appunto in esplicita applicazione di tale disposizione il Comune ha correttamente e doverosamente sanzionato l’opera abusiva in questione, per cui vanno disattese in parte qua le censure dedotte (TAR Campania-Napoli, Sez. III, sentenza 24.02.2016 n. 992 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Il passo carrabile non comprende la sbarra.
I proprietari di alcuni garage che ottengono le licenza per passo carrabile da posizionare all'ingresso del condominio non possono installare anche una sbarra automatica finalizzata a regolare meglio l'accesso dei veicoli ai box. Anche se la strada è cieca infatti si tratta pur sempre di una via pubblica che non può essere chiusa in modalità arbitraria.

Lo ha chiarito il TAR Liguria, Sez. II, con la sentenza 11.01.2016 n. 17.
I proprietari di alcune autorimesse posizionate in fondo a una strada senza uscita hanno ottenuto dal comune l'autorizzazione al posizionamento di un passo carrabile in prossimità del varco di accesso al fabbricato. Conseguentemente gli interessati hanno installato anche una sbarra automatica per regolare meglio l'accesso alla zona dei garage. A seguito di alcune segnalazioni dei vicini il comune ha ordinato la rimozione immediata della sbarra, posizionata in un'area pubblica, annullando anche la licenza di passo carrabile.
Contro questa severa misura gli interessati hanno proposto ricorso ai giudici amministrativi. La revoca della licenza di passo carrabile è illegittima perché anche se si tratta di una strettoia stradale pubblica la necessità di accedere ai fabbricati laterali deve essere riconosciuta ai proprietari dei veicoli. Ma non è possibile installare una sbarra sulla stessa area dove insiste un passo carrabile. Al massimo potranno essere utilizzati dei dissuasori di sosta regolarmente autorizzati (articolo ItaliaOggi Sette del 22.02.2016).
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MASSIMA
Occorre premettere come, alla luce delle emergenze documentali in atti (cfr. la documentazione di progetto dei box – doc. 10 delle produzioni 01.06.2015 di parte comunale, nonché il doc. 15 delle produzioni 04.11.2015), non possa seriamente contestarsi la natura pubblica della porzione di via Toti antistante i box, cui si accede per il tramite del passo carraio.
Stando così le cose,
pare al collegio che la revoca dell’autorizzazione per passo carrabile sia illegittima: la proprietà pubblica del sedime del varco non fa infatti venire meno il presupposto dell’autorizzazione, che è costituito, ex art. 22 del codice della strada, proprio dalla necessità di accedere –tramite esso– ai fabbricati laterali (nel caso di specie, i box).
Infondato è invece il ricorso avverso l’ingiunzione di rimozione della sbarra.
Premesso che il provvedimento di autorizzazione revocato (doc. 5 delle produzioni 13.5.2015 di parte ricorrente) non reca alcuna menzione della sbarra, che dunque è stata abusivamente installata, è evidente come la stessa precluda di fatto l’utilizzo pubblico del tratto di via abusivamente intercluso, per esempio per effettuare inversione di marcia (specialmente ai mezzi di soccorso).
L’ingiunzione di rimozione della sbarra, non consistendo in un atto di ritiro, non deve del resto necessariamente motivare in ordine alla sussistenza –ex art. 21-nonies L. n. 241/1990– di un interesse pubblico prevalente, interesse che pure è insito nella finalità di ripristino dell’uso pubblico della strada, ben potendo il contrapposto interesse privato all’effettivo utilizzo dell’accesso carraio essere adeguatamente tutelato altrimenti, per esempio mediante la posa di dissuasori negli spazi impropriamente utilizzati per la sosta dei veicoli, previa richiesta di occupazione del suolo pubblico ex art. 46, comma 3, del D.P.R. 16.12.1992, n. 495 (regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada).

anno 2015

EDILIZIA PRIVATA: L’installazione di una sbarra metallica, per la sua entità e tipologia, deve ricondursi negli interventi di «manutenzione ordinaria» per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo.
... per la riforma della sentenza 26.05.2014, n. 5554 del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Roma, Sezione I-quater;
...
1.– La A.i. s.p.a., proprietaria di un immobile adibito ad ufficio sito in una strada privata, ha installato, con due paletti in ferro, una sbarra di metallo.
Il Comune di Roma, con determinazione 14.05.2009, n. 1067, ha contestato l’abusività dell’intervento perché realizzato senza che la società abbia presentato la dichiarazione di inizio attività e ha, conseguentemente, irrogato, previa richiesta di determinazione della somma dovuta all’Agenzia del territorio competente, la sanzione pecuniaria di euro 44.412,00.
La società ha impugnato la suddetta determinazione innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, deducendo la violazione:
i) degli articoli 2, 3 e 10-bis della legge 07.08.1990 n. 241, nonché eccesso di potere, per non avere l’amministrazione comunale tenuto conto della richiesta di autorizzazione che la società aveva presentato in data 09.06.2003;
ii) dell’art. 22 del decreto del Presidente della Repubblica 06.06.2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) e dell’art. 19 della legge n. 241 del 1990, in quanto l’istallazione di una sbarra metallica rientrerebbe nell’ambito dell’attività edilizia libera;
iii) degli articoli 22 e 37 del d.p.r. n. 380 del 2001, per erroneità nella determinazione dell’entità della sanzione da corrispondere.
2.– Il Tribunale amministrativo, con sentenza 26.05.2014, n. 5554, ha rigettato il ricorso, ritenendo che, venendo in rilievo interventi consistenti nella «delimitazione dell’ultimo tratto di strada con sbarra in ferro bloccata con lucchetti di sicurezza e fissata al suolo a mezzo di pali murati, con lo scopo di realizzare un parcheggio privato», sarebbe necessario il titolo edilizio richiesto dal Comune.
3.– La ricorrente in primo grado ha proposto appello rilevando come lo scopo della sbarra fosse esclusivamente quello di «controllare l’accesso e la sosta di terzi» nella propria proprietà, come risulterebbe anche dalla richiesta di autorizzazione all’istallazione presentata dalla società stessa nel 2003. Si è, inoltre, fatta valere l’erroneità della sentenza per la mancata pronuncia in ordine agli altri motivi del ricorso introduttivo del giudizio che vengono riproposti in appello.
...
5.– L’appello è fondato.
6.– Il d.p.r. n. 380 del 2001, nell’individuare le forme di intervento pubblico richieste ai fini dell’effettuazione di interventi edilizi sul territorio, distingue tra: i) interventi per i quali non è necessario ottenere un titolo abilitativo venendo in rilievo una attività edilizia libera (art. 6); ii) interventi subordinati al rilascio di un permesso di costruire (art. 10); iii) interventi subordinati a denuncia di inizio attività (art. 22).
Nell’ambito dell’attività edilizia libera l’art. 6 indica «gli interventi di manutenzione ordinaria».
7.– Nel caso in esame risulta che l’appellante ha installato, nel terreno di propria proprietà, una sbarra metallica.
Tale tipologia di intervento, per la sua entità e tipologia, deve ricondursi in quelli di «manutenzione ordinaria» per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 20.11.2013, n.5513). A ciò si aggiunga che la società aveva comunque chiesto, nel 2003, l’autorizzazione all’istallazione della predetta sbarra senza che il Comune avesse mai adottato alcun provvedimento.
Né ad una diversa conclusione può giungersi in ragione della finalità, valorizzata nella sentenza impugnata, di realizzare un parcheggio. Questo dato non è stato, infatti, oggetto di puntuale dimostrazione da parte delle autorità preposte alla vigilanza del territorio.
E’ bene aggiungere che qualora la società dovesse effettivamente provvedere a cambiare destinazione all’area il Comune rimane titolare dei poteri di controllo e sanzionatori previsti dalla legge di disciplina della materia (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 07.08.2015 n. 3898 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: Serve l'autorizzazione comunale per installare le inferriate? Installazione inferriate è necessaria l'autorizzazione comunale?
Abito al piano rialzato di un edificio in condominio e dopo alcuni furti nella zona ho deciso d'installare delle inferriate alle mie finestre e portefinestre per ovvie ragioni di sicurezza.
Per l'installazione devo domandare l'autorizzazione al comune di residenza?

Questa la domanda che ci giunge da un nostro lettore.
Sebbene il suo quesito sia limitato ai rapporti con la pubblica amministrazione riteniamo utile richiamare l'attenzione anche sugli aspetti condominiali; lo facciamo rimandando alla lettura di questo articolo: Installazione inferriate su portefinestre.
L'attività edilizia è distinguibile in due categorie:
a) attività edilizia libera;
b) attività edilizia soggetta ad autorizzazioni amministrative.
Rispetto alla prima, sebbene non sempre obbligatorio (cfr. art. 6 d.p.r. n. 380/2001) è sempre consigliabile inviare una comunicazione d'inizio attività al comune competente, ossia il comune nel cui territorio è ubicato l'immobile oggetto d'intervento.
A titolo di esempio rientra nell'ambito dell'attività edilizia libera la manutenzione ordinaria finalizzata alla “riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici” (cfr. artt. 3 e 6 d.p.r. n. 380/2001).
Quanto alle autorizzazioni amministrative, si tratta di procedimenti finalizzati ad ottenere un placet alla esecuzione delle opere che s'intendono realizzare. A seconda degli interventi si parla, ad esempio, di permesso di costruire (il caso più significativo è la costruzione di un nuovo edificio) o di SCIA (segnalazione certificata di inizio attività).
Poiché l'installazione ex novo di inferriate non può essere ricondotta nell'ambito dell'attività edilizia libera, per rispondere alla domanda del nostro lettore è necessario prima d'ogni cosa comprendere in quale categoria tra quelle indicate nel testo unico in materia edilizia (d.p.r. n. 380/2001) possano essere ricondotte.
Osservate le norme definitorie contenute nell'art. 3 del d.p.r. summenzionato, ad avviso di chi scrive, l'installazione delle inferriate dev'essere ricompresa nell'ambito degli interventi di restauro o risanamento conservativo così definiti: "c) "interventi di restauro e di risanamento conservativo", gli interventi edilizi rivolti a conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio” (art. 3, primo comma, lett. c) d.p.r. n. 380/2001).
Le inferriate possono essere considerate elementi accessori.
In questo contesto, pertanto, deve farsi riferimento all'art. 22 del d.p.r. n. 380/2001 a mente del quale: “Sono realizzabili mediante segnalazione certificata di inizio attività gli interventi non riconducibili all'elenco di cui all'articolo 10 e all'articolo 6, che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente”.
Prima di iniziare l'attività d'installazione, dunque, è necessario segnalarla al comune competente non con una semplice comunicazione, ma secondo le indicazioni previste dal testo unico per l'edilizia e dai regolamenti edilizi locali (relazione di un tecnico, ecc.). E' comunque consigliabile, vista l'importanza delle norme locali, reperire informazioni più dettagliate presso gli sportelli unici dell'edilizia del comune competente (24.12.2015 - link a www.condominioweb.com).

EDILIZIA PRIVATACirca la posa in opera di un cancello in ferro in sostituzione di un pregresso cancello in materiale ligneo:
- non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire;
- in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria, esula dall’assoggettamento ad autorizzazione paesaggistica in ossequio all’art. 149 del d.lgs. n. 42/2004, non potendosi conseguentemente comminare ex art. 167 stesso decreto, la sanzione della riduzione in pristino per la sua mancata previa acquisizione.

- Premesso che il ricorrente ha realizzato la posa in opera di un cancello in ferro in sostituzione di un pregresso cancello in materiale ligneo;
- Considerato che il ricorrente nella comunicazione inizio lavori del 05.11.2014, contrariamente a quanto assume il Comune nel gravato provvedimento, ha indicato la posa del nuovo cancello in ferro in sostituzione del precedente quale uno degli oggetti dell’attività che stava ponendo in essere;
- ritenuto che l’apposizione di un cancello non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia (TAR Marche, 08.07.2014 n. 706; TAR Emilia-Romagna – Parma, Sez. I 13.03.2014 n. 81) tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire (TAR Lazio–Latina, 26.10.2011 n. 840; TAR Molise, 30.05.2013 n. 351);
- ritenuto pertanto che non sussistono i presupposti per l’applicazione della sanzione demolitoria irrogata ai sensi dell’art. 31 del DPR n. 380/2001;
- evidenziato che l’apposizione di un cancello, in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria, esula dall’assoggettamento ad autorizzazione paesaggistica in ossequio all’art. 149 del d.lgs. n. 42/2004, non potendosi conseguentemente comminare ex art. 167 stesso decreto, la sanzione della riduzione in pristino per la sua mancata previa acquisizione (TAR Campania-Napoli, Sez. III, sentenza 11.05.2015 n. 2600 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2013

EDILIZIA PRIVATAOsserva il Collegio che le opere in questione, ai sensi dell’art. 22 del d.p.r. 06.06.2001 n. 380, rientrano nella categoria degli interventi di manutenzione straordinaria, trattandosi nel primo caso dell’installazione di una protezione in ferro ad una finestra, nel secondo della sostituzione di una preesistente copertura di un solaio, senza che vi sia stato alcun aggravio urbanistico.
Ne consegue che il regime giuridico di riferimento è stato correttamente individuato sia da parte ricorrente che della resistente amministrazione in quello della denuncia di inizio di attività (assente nel caso di specie).

... per l'annullamento dell'ordinanza n. 2 UT del 08/01/2013 del Comune di Capua - Settore Urbanistica, con la quale viene ordinata la demolizione delle opere realizzate in assenza di denuncia di inizio attività presso l'immobile sito in Capua alla ....
...
In data 05.05.2010 la Polizia municipale di Capua accertava che presso un immobile sito alla via ..., nella disponibilità della “... s.r.l.”, erano stati realizzati interventi edilizi in assenza di preventiva denuncia di inizio attività, specificamente l’installazione di una grata in ferro all’esterno di una finestra delle dimensioni di circa mt. 1,50 x 1,50, nonché la copertura di un preesistente solaio mediante la posa in opera di lamiere metalliche ondulate.
All’esito del contraddittorio procedimentale, il Comune di Capua, con ordinanza n. 2 U.T. dell’08.01.2013, ha ordinato la demolizione delle predette opere, rilevando come, sebbene risalenti al 1987, le stesse fossero prive di titolo abilitativo.
Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso a questo Tribunale la società ... s.r.l. chiedendone l’annullamento, previa concessione di idonee misure cautelari.
Parte ricorrente ha lamentato che per interventi di tipo manutentivo e conservativo, come quelli in oggetto, l’assenza della denuncia di inizio attività non può comportarne la demolizione, ma solo l’applicazione di una sanzione pecuniaria; addirittura, le opere potrebbero configurarsi tra quelle ricadenti nell’ipotesi di cui all’art. 6 del d.p.r. 06.06.2001 n, 380, per cui sarebbe stata sufficiente una mera comunicazione. Con l’ultimo motivo è stata dedotta la carenza di motivazione, di istruttoria, nonché la violazione dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e legittimo affidamento.
...
Il ricorso è fondato.
Osserva il Collegio che le opere in questione, ai sensi dell’art. 22 del d.p.r. 06.06.2001 n. 380, rientrano nella categoria degli interventi di manutenzione straordinaria, trattandosi nel primo caso dell’installazione di una protezione in ferro ad una finestra, nel secondo della sostituzione di una preesistente copertura di un solaio, senza che vi sia stato alcun aggravio urbanistico.
Ne consegue che il regime giuridico di riferimento è stato correttamente individuato sia da parte ricorrente che della resistente amministrazione in quello della denuncia di inizio di attività, incontestabilmente assente nel caso di specie.
In tal caso, l’art. 37, primo comma, del d.p.r. 06.06.2001 n. 380 prevede l’applicazione di una sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione degli interventi, ma non la demolizione dei medesimi.
Ne discende che, in assenza di ulteriori specificazioni tali da far ricadere le opere nel regime di cui al secondo comma dell’art. 37, il provvedimento impugnato deve essere dichiarato illegittimo e di conseguenza annullato (TAR Campania-Napoli, Sez. VIII, sentenza 21.11.2013 n. 5280 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: L’elettrificazione di un cancello esistente, o l’apposizione di un barra mobile, integrativa delle funzioni del medesimo cancello e dalle caratteristiche estetiche non invasive, così come l’installazione di un sistema di illuminazione, rientrano nella nozione di manutenzione ordinaria e non risultano suscettibili di incidere su valori paesaggistici protetti, salvo prescrizioni particolarmente restrittive.
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Per quanto riguarda infatti, in primo luogo, l’installazione di una barra elettrificata, retrostante al cancello esistente di accesso al parcheggio, con impianto luce e allacci elettrici, appare condivisibile la tesi, secondo cui si tratterebbe di interventi corrispondenti ad “attività edilizia libera”, disciplinata dall’art. 6 del d.P.R. 06.06.2001, n. 380 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia).
Ai sensi del comma 1, lettera a), della citata norma non richiedono, infatti, alcun titolo abilitativo –fatte salve specifiche prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali o altre disposizioni, fra cui quelle dettate a tutela dei beni culturali ed il paesaggio– gli interventi di manutenzione ordinaria, che l’art. 3 del medesimo d.P.R. n. 380/2001 definisce come “interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie a mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.
Ad avviso del Collegio, l’elettrificazione di un cancello esistente, o l’apposizione (come nel caso di specie) di un barra mobile, integrativa delle funzioni del medesimo cancello e dalle caratteristiche estetiche non invasive, così come l’installazione di un sistema di illuminazione, rientravano nella nozione di manutenzione ordinaria sopra specificata e non risultavano suscettibili di incidere su valori paesaggistici protetti, salvo prescrizioni particolarmente restrittive, non evidenziate nella situazione in esame (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 20.11.2013 n. 5513 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATAI lavori eseguiti, consistenti nella collocazione di una ringhiera in ferro su un lastrico solare e di un corrimano in ferro su una scala che porta al lastrico solare, non comportano -di per sé- né la modifica della complessiva sagoma dell’edificio, né un aumento della superficie coperta e dei volumi interni, né un cambio di destinazione d'uso dei lastrico solare, che per le sue caratteristiche (posa orizzontale in piano di materiali calpestabili) denotava già una attitudine all’impiego pedonale ed implicava già la presenza di una scala di accesso, di modo che gli interventi contestati, lungi dal variarne la destinazione, consentono solo di migliorarne la fruizione in condizioni di maggiore comodità e sicurezza.
Pertanto, per l’intervento edilizio in esame, volto alla messa in sicurezza di un lastrico solare già idoneo all’uso pedonale, è quindi sufficiente la comunicazione di inizio lavori ai sensi dell'art. 6 DPR 380/2001, alla stregua del criterio secondo cui sono liberi, e quindi non soggetti ad autorizzazioni o asseverazioni, tutti gli interventi edilizi di modifica della distribuzione degli spazi interni o di arredo e protezione degli spazi esterni volti, indipendentemente dai materiali utilizzati e dalla natura provvisoria o meno delle opere, solo ad ottimizzare le qualità e potenzialità intrinseche del preesistente manufatto, consentendone una migliore, più sicura o più ampia fruizione in conformità alle originarie destinazioni d’uso.

- Che, alla stregua di un criterio di efficacia sostanziale della tutela giurisdizionale e di economia processuale, il Collegio ritiene quindi di esaminare l’ulteriore profilo controverso, concernente il rapporto fra infondatezza dell’istanza di accertamento di conformità ed obbligatoria esecuzione del precedente ordine di esecuzione;
- Che, al contrario, l’accertamento, da parte del Tribunale, dell’obbligo di dare diretta esecuzione all’ordine di demolizione previa reiezione della domanda di accertamento trova un insormontabile ostacolo proprio nella palese fondatezza della stessa domanda;
- Che dalla documentazione allegata agli atti del giudizio risulta, infatti, che:
   1) l’intervento edilizio, che il ricorrente chiede di demolire e di cui la contro interessata chiede l’accertamento di conformità, è avvenuto in conformità alla DIA a suo tempo presentata e non contraddetta in termini dal Comune, così come attestato dal sopralluogo eseguito da patte dei Vigili Urbani a lavori ultimati;
   2) lo stesso intervento, come espressamente rilevato dall'Ufficio edilizia Privata di Roma Capitale, per il tipo di lavori eseguiti, consistenti nella collocazione di una ringhiera in ferro su un lastrico solare e di un corrimano in ferro su una scala che porta al lastrico solare, non comporta di per sé, né modifiche della sagoma, né modifiche della superficie, né aumento di volume, né cambio di destinazione d'uso dei lastrico solare, e quindi richiede solo la comunicazione di inizio lavori ai sensi dell'art. 6 DPR 380/2001;
- Che il primo profilo non assume valore dirimente, stante il carattere di illecito permanente dell’abuso edilizio, che è destinato a veder progressivamente aggravare il proprio impatto sul territorio, anche in relazione al successivo uso del manufatto abusivo ed all’inevitabile effetto emulativo, e che quindi, secondo il principio di legalità insito al nostro sistema Costituzionale ed anche per la presenza delle previste forme di pubblicità in occasione degli interventi edili e delle formalità pubblicistiche dei trasferimenti immobiliari (rogito notarile e trascrizione), non può generare alcun affidamento, e quindi determinare alcuna convalescenza, in conseguenza del semplice decorso del tempo: in tal modo, il decorso dei termini previsti in caso di DIA e SCIA preclude l’intervento pubblico riferito ai profili formali e procedurali, ma non il successivo accertamento della non conformità del manufatto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie ad esso applicabili;
- Che, a giudizio del Collegio, merita al contrario apprezzamento il secondo profilo indicato, in quanto i lavori eseguiti, consistenti nella collocazione di una ringhiera in ferro su un lastrico solare e di un corrimano in ferro su una scala che porta al lastrico solare, non comportano di per sé, né la modifica della complessiva sagoma dell’edificio, né un aumento della superficie coperta e dei volumi interni, né un cambio di destinazione d'uso dei lastrico solare, che per le sue caratteristiche (posa orizzontale in piano di materiali calpestabili) denotava già una attitudine all’impiego pedonale ed implicava già la presenza di una scala di accesso, di modo che gli interventi contestati, lungi dal variarne la destinazione, consentono solo di migliorarne la fruizione in condizioni di maggiore comodità e sicurezza;
- Che per l’intervento edilizio in esame, volto alla messa in sicurezza di un lastrico solare già idoneo all’uso pedonale, è quindi sufficiente la comunicazione di inizio lavori ai sensi dell'art. 6 DPR 380/2001, alla stregua del criterio secondo cui sono liberi, e quindi non soggetti ad autorizzazioni o asseverazioni, tutti gli interventi edilizi di modifica della distribuzione degli spazi interni o di arredo e protezione degli spazi esterni volti, indipendentemente dai materiali utilizzati e dalla natura provvisoria o meno delle opere, solo ad ottimizzare le qualità e potenzialità intrinseche del preesistente manufatto, consentendone una migliore, più sicura o più ampia fruizione in conformità alle originarie destinazioni d’uso;
- Che la non infondatezza della domanda di accertamento di conformità, su di cui il Comune deve pronunciarsi prima di poter disporre la demolizione, conclusivamente osta a che l’accoglimento del ricorso in epigrafe entri nel merito del comportamento dovuto dal Comune intimato quanto all’esecuzione dell’ordine di demolizione (TAR Lazio-Roma, Sez. II-bis, sentenza 18.09.2013 n. 8328 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATACirca l’apposizione della sbarra di metallo all’accesso della strada di proprietà privata e la recinzione in muratura posta lungo il confine sud-ovest di delimitazione dell’area di pertinenza esclusiva del fabbricato da quella adibita a servitù di passaggio, si ritiene che tali interventi non siano sussumibili nella fattispecie di cui all’ art. 6 del D.P.R. n. 380/2001, come sostituito dall’art. 5, co. 1, del D.L. 25.03.2010 n. 40, conv. in legge 22.05.2010 n. 73, ma costituiscano, piuttosto, attività assentibile mediante Scia ai sensi dell’art. 49, comma 4-bis, della legge 122/2010, la cui mancanza risulta sanzionata mediante l’applicazione delle misure previste dall’art. 37 del D.P.R. 380/2001.
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Con il provvedimento n. 9432 del 29.08.2012 il Comune di Maruggio ha rigettato la richiesta presentata dalla sig. ra Co.Ro. volta a ottenere il permesso di costruire in relazione agli “interventi eseguiti in assenza di Permesso di Costruire e per l’installazione di una sbarra in metallo di delimitazione accesso alla proprietà, nonché per la nuova realizzazione di una recinzione con relativi accessi” sulla base delle seguenti argomentazioni:
   - esaminato l’elaborato progettuale di rilievo del Piano terra con riferimento alla parte di copertura priva di tamponamento, già autorizzata con concessione edilizia in sanatoria n. 177/2001,
   - premesso che la stessa deve considerarsi come portico, vista la mancanza di una diversa e precisa indicazione di destinazione;
   - se è vero che l’art. 18 del Regolamento Edilizio Comunale vigente, recante norme per la misurazione delle altezze e dei volumi dei fabbricati, prescrive che nel calcolo del volume non vengano computati i portici, è anche vero che, nel caso in esame, gli interventi realizzati dall’istante hanno determinato un mutamento di destinazione d’uso da porticato-garage a cantina e lavanderia;
   - mediante la realizzazione di opere murarie aggiuntive, si è determinato un incremento della volumetria, non consentito nella zona “F4.2- Verde pubblico e attrezzature collettive” in cui l’immobile ricade, in quanto le norme tecniche di attuazione prescrivono che nelle aree a verde pubblico è consentita unicamente la creazione di impianti sportivi e per lo svago, di stazioni di servizio, campeggi, autoparcheggi, negozi, chioschi ed altri impianti similari di uso pubblico;.
   – la disposizione di cui all’art. 32 del D.P.R. n. 380/2001, secondo cui non possono comunque ritenersi variazioni essenziali quelle che incidono sulla entità delle cubature accessorie, sui volumi tecnici e sulla distribuzione interna delle singole unità abitative, non trova applicazione al caso in esame in quanto i nuovi locali realizzati (cantina e lavanderia) non possono qualificarsi quali volumi tecnici;
   - l’apposizione della barra metallica all’ingresso della strada privata gravata da servitù di passaggio deve qualificarsi come “opera di recinzione” ai sensi dell’art. 49, comma 4-bis, della legge n. 122/2010 e deve considerarsi come intervento assentibile mediante Scia, la cui mancanza determina l’applicazione della sole sanzioni previste dall’art. 37 del D.P.R. n. 380/2001;
   - negli stessi termini, la realizzazione della recinzione in muratura costituisce “opera di recinzione” assentibile mediante Scia, per la quale, così come per la sanatoria della sbarra metallica, dovrà pervenire all’Ufficio competente nuova e separata richiesta corredata da tutta la documentazione tecnica prevista dalla normativa vigente a firma di un tecnico abilitato.
Con un unico motivo di ricorso la ricorrente ha impugnato il provvedimento denunciandone l’illegittimità per eccesso di potere, violazione e/o falsa applicazione della legge e/o violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 380/2001 e/eccesso di potere per difetto di motivazione e/o contraddittorietà ed illogicità, violazione del giusto procedimento e/o violazione del principio di legalità e buon andamento dell’attività amministrativa e/o irrazionalità ed illogicità dell’azione amministrativa e/o eccesso di potere ed erronea valutazione dei presupposti di fatto e di diritto e/o illogicità dell’azione amministrativa.
Il provvedimento di diniego, infatti, sarebbe illegittimo in quanto, a detta di parte ricorrente:
   - la planimetria della concessione in sanatoria n. 177/2001 indicava la destinazione di utilizzo del porticato in piano garage;
   - gli artt. 136 e 137 del D.P.R. 380/2001 mantengono in vigore la legge 05.08.1978 n. 457 ad eccezione dell’art. 48;
   - il porticato è stato condonato come piano garage e non è, pertanto, applicabile l’art. 18 del Regolamento Edilizio Comunale di Maruggio;
   - l’art. 27 della citata legge non è applicabile al caso in esame per assenza dei piani di recupero;
   - la richiesta di costruire del 23.02.2012 riguarda interventi di ristrutturazione edilizia ammissibili di cui all’art. 31 della legge n. 457/1978, trasfuso nell’art. 3 del D.P.R. n. 380/2001;
   - l’art. 31 della legge n. 457/1978 prevede che sono ammissibili le opere necessarie per realizzare ed integrare servizi igienico-sanitari e tecnologici;
   - l’uso del porticato con destinazione garage è pienamente compatibile con l’uso a cantina e lavatoio, e che la cantina/lavanderia, integrando mere cubature accessorie, e non volumi tecnici,
   - la sbarra metallica, posta su una strada privata, così come la recinzione in muratura costituiscono un’attività libera per la quale non è richiesto alcun permesso di costruire e per le quali, in ogni modo, è fatta salvo, per il privato, richiedere al Comune il permesso di costruire, con conseguente obbligo dall’Amministrazione di accogliere siffatta richiesta.
I motivi di ricorso così proposti sono infondati.
...
Per ciò che concerne, invece, l’apposizione della sbarra di metallo all’accesso della strada di proprietà privata e la recinzione in muratura posta lungo il confine sud-ovest di delimitazione dell’area di pertinenza esclusiva del fabbricato da quella adibita a servitù di passaggio, si ritiene che, contrariamente a quanto dedotto da parte ricorrente, tali interventi non siano sussumibili nella fattispecie di cui all’art. 6 del D.P.R. n. 380/2001, come sostituito dall’art. 5, co. 1, del D.L. 25.03.2010 n. 40, conv. in legge 22.05.2010 n. 73, ma costituiscano, piuttosto, attività assentibile mediante Scia ai sensi dell’art. 49, comma 4-bis, della legge 122/2010, la cui mancanza risulta sanzionata mediante l’applicazione delle misure previste dall’art. 37 del D.P.R. 380/2001 (TAR Puglia-Lecce, Sez. III, sentenza 27.08.2013 n. 1801 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATA: La realizzazione di una ringhiera protettiva e di una scala in ferro per consentire l’accesso ad un terrazzo costituiscono interventi per i quali non è richiesto il preventivo rilascio del permesso di costruire.
Infatti, tali opere seppure finalizzate a consentire l’utilizzo del solaio di copertura di un immobile non determinano una significativa trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ma si configurano piuttosto come mere pertinenze, essendo preordinate ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale, funzionalmente inserite al servizio dello stesso, sfornite di un autonomo valore di mercato e caratterizzate da un volume minimo, tale da non consentire una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell’immobile al quale accedono e, comunque, tale da non comportare un aumento del carico urbanistico.

Preliminarmente, il Tribunale ritiene di poter prescindere dalla richiesta, avanzata da parte resistente, di riunione del presente giudizio agli altri, originati da ulteriori ricorsi, avverso provvedimenti resi dal Comune di Ispani, in relazione all’immobile cui afferisce la scala in contestazione, e tanto perché il presente gravame può essere definito autonomamente dagli altri, concernenti la complessiva situazione dell’immobile di che trattasi.
Esso si presta, infatti, ad essere accolto, in virtù di aspetti, riguardanti la natura stessa dell’opera di cui è stata ingiunta, dal Comune, la demolizione (“installazione di una scala in ferro che si diparte dal piano di campagna per raggiungere il terrazzo posto al primo piano del fabbricato di proprietà della sig.ra Sansone”), quale risalta anche dall’esame della documentazione fotografica allegata al ricorso e la quale, per giurisprudenza pacifica (in disparte, quindi, ogni altra considerazione circa l’eventuale abusività dell’immobile, al cui servizio la medesima scala è destinata) non necessitava all’epoca, per il suo carattere pertinenziale, e non necessiterebbe del resto ancor oggi, di alcuna concessione edilizia (o permesso di costruire), onde illegittima si palesa l’adozione, da parte dell’Amministrazione Comunale di Ispani, della sanzione demolitoria.
E valga il vero: è costante in giurisprudenza la massima, secondo la quale: “La realizzazione di una ringhiera protettiva e di una scala in ferro per consentire l’accesso ad un terrazzo costituiscono interventi per i quali non è richiesto il preventivo rilascio del permesso di costruire; infatti, tali opere seppure finalizzate a consentire l’utilizzo del solaio di copertura di un immobile non determinano una significativa trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ma si configurano piuttosto come mere pertinenze, essendo preordinate ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale, funzionalmente inserite al servizio dello stesso, sfornite di un autonomo valore di mercato e caratterizzate da un volume minimo, tale da non consentire una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell’immobile al quale accedono e, comunque, tale da non comportare un aumento del carico urbanistico” (TAR Liguria–Genova, Sez. I, 11.07.2011, n. 1088; conformi: TAR Lazio–Latina, Sez. I, 07.05.2010, n. 740; TAR Campania–Napoli, Sez. VII, 27.05.2009, n. 2945).
Il ricorso va dunque accolto, in aderenza a tale orientamento diffuso in giurisprudenza, ed in accoglimento della corrispondente censura, laddove la richiesta di risarcimento del danno ingiusto, evidentemente subito, per asserzione dei ricorrenti, dall’adozione dell’ordinanza gravata, va respinta anzitutto (al di là d’ogni altra considerazione) per la sua assoluta genericità, tale da non consentirne, neppure in astratto, una positiva delibazione (TAR Campania-Salerno, Sez. I, sentenza 24.07.2013 n. 1680 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

EDILIZIA PRIVATALa costante giurisprudenza ritiene necessaria la concessione edilizia solo per gli interventi che producano una significativa e stabile trasformazione urbanistica del territorio
Invece, non presenta tale carattere lo spandimento di materiale stabilizzante sul tracciato stradale, che deve invece essere ricondotto agli interventi di tipo manutentivo–conservativo rientranti nell'attività edilizia libera, non abbisognante di alcun titolo concessorio o autorizzatorio.
Parimenti, non risulta abusiva nemmeno l'installazione della sbarra in metallo, in quanto le recinzioni di fondi rustici realizzate senza interventi in muratura non sono espressione dello jus aedificandi, bensì del diverso jus excludendi omnes alios che non necessitano di concessione edilizia.
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La ricorrente, insieme agli altri destinatari dei provvedimenti repressivi impugnati (non costituiti in giudizio), sono proprietari di fondi rustici con annessi fabbricati situati in C.C. Daone (pp.ff. nn. 2193/4 e 2193/1, 2201, 2210/2, 2210/08 e 2210/2, nonché 2450/1) asserviti da una vecchia strada che li attraversa, costeggiando il fiume Chiese, utilizzata anche dal Servizio Forestale della PAT per i necessari interventi di polizia idraulica.
Col ricorso in epigrafe la ricorrente espone che il Sindaco di Daone, con due distinti provvedimenti, ha ingiunto ad essa, congiuntamente agli altri proprietari, la rimessa in pristino dello stato dei luoghi sul presupposto che, come risulta dal sopralluogo effettuato in data 30.05.2012, la suddetta strada fosse stata oggetto di interventi abusivi consistenti nell'installazione di una sbarra in metallo all'ingresso e di riporto di materiale stabilizzato (ord. n. 22/12) e di ampliamento mediante realizzazione di un nuovo tratto, con modifica del tracciato preesistente (ord. n. 23/12) in assenza dei prescritti titoli edilizi.
...
A sostegno del presente ricorso viene dedotto:
  a) che non è stato comunicato l'avvio del procedimento, in violazione dell'art. 7 della l. n. 241 del 1990;
   b) che non vi sarebbe stato un sufficiente accertamento circa la consistenza quantitativa e/o qualitativa dell'abuso realizzato, concretandosi così il difetto di istruttoria e la violazione degli artt. 1, 3, 6 della l. n. 241/1990;
   c) che mancherebbero i presupposti di emanazione delle ordinanze gravate, stante il carattere non abusivo degli interventi realizzati che, in quanto di mero ripristino e non comportanti rilevante alterazione dello stato dei luoghi, non avrebbero abbisognato di titolo edilizio (terzo e quarto motivo di ricorso);
   d) che dette ordinanze sarebbero illegittime in quanto emanate in aperta lesione del legittimo affidamento che si sarebbe ingenerato nella ricorrente a fronte dell'inerzia e dei ritardi dell'amministrazione nell'accertare gli abusi, non colpiti dalle ord. nn. 64 e 71 del 2004, sebbene all'epoca già realizzati, e che comunque i provvedimenti gravati sarebbero privi della motivazione “rafforzata” necessaria, a detta della ricorrente, per perseguire abusi risalenti nel tempo, in violazione dell'art. 3 l. n. 241/1990 e del corrispondente art. 4 l. n. 23/1992;
   e) che sarebbe ravvisabile sviamento di potere nel fatto che la reiterata attività di vigilanza dell'Amministrazione sarebbe stata motivata, non dalle esigenze di repressione degli abusi edilizi ed urbanistici ma dall'intento di favorire la controinteressata, autrice della denuncia che ha determinato il sopralluogo del 30.05.2012.
...
Il terzo e quarto motivo di ricorso possono essere esaminati congiuntamente.
La ricorrente lamenta che le ordinanze censurate sarebbero state emanate sulla base dell'erroneo presupposto del carattere abusivo degli interventi ivi contestati, in quanto essi sarebbero stati realizzati in assenza dei prescritti titoli edilizi, in particolare della concessione per l'ampliamento della strada e della denuncia d'inizio attività per l'installazione della sbarra metallica e per il riporto di materiale stabilizzato.
Le censure avverso l'ord. n. 22/12, avente ad oggetto la realizzazione della sbarra e la stabilizzazione del terreno, sono fondate.
La costante giurisprudenza ritiene infatti necessaria la concessione edilizia solo per gli interventi che producano una significativa e stabile trasformazione urbanistica del territorio (cfr., ad es.: Cons. Stato, sez. V, n. 1922/2013).
Invece, non presenta tale carattere lo spandimento di materiale stabilizzante sul tracciato stradale, che deve invece essere ricondotto agli interventi di tipo manutentivo–conservativo rientranti nell'attività edilizia libera, non abbisognante di alcun titolo concessorio o autorizzatorio.
Parimenti, non risulta abusiva nemmeno l'installazione della sbarra in metallo, in quanto le recinzioni di fondi rustici realizzate senza interventi in muratura non sono espressione dello jus aedificandi, bensì del diverso jus excludendi omnes alios che non necessitano di concessione edilizia (cfr., ibidem: Cons. Stato, sez. V, n. 1922/2013).
Conseguentemente, dovendosi escludere il carattere abusivo delle opere anzidette, l'ingiunzione risulta essere stata emessa in assenza dei presupposti previsti dalla legge: da ciò la sua illegittimità.
E' invece infondata la censura di erroneità dei presupposti mossa nei confronti dell'ord. n. 23/12, avente ad oggetto l'avvenuta modifica del tracciato stradale rispetto a quello originario. Detto intervento è certamente abusivo poiché non poteva essere realizzato, come invece è avvenuto, in assenza di titolo concessorio: non rientrano infatti nel quadro degli interventi di manutenzione, neppure straordinaria, i lavori stradali che comportino varianti al tracciato, ampliamento della carreggiata e, più in generale, modifica dello stato dei luoghi o di destinazione delle aree interessate.
Come detto, l'effettiva realizzazione di tale ampliamento ed il suo carattere abusivo sono possono essere rimessi in discussione essendo stati positivamente accertati dalle citate ordinanze di demolizione nn. 64 e 71 del 2004 ritenute legittime da questo Tribunale con la citata sentenza n. 26/2006, passata in giudicato (TRGA Trentino Alto Adige-Trento, sentenza 20.06.2013 n. 210 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2009

EDILIZIA PRIVATA: L'installazione di un cancello, non comportando di norma la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, non richiede il rilascio di una concessione edilizia ma di una semplice autorizzazione e pertanto è irrogabile -ove non sia stata previamente acquisita detta autorizzazione- la sola sanzione pecuniaria e giammai la misura della demolizione.
La valutazione in ordine alla necessità della concessione edilizia per la realizzazione di opere di recinzione va effettuata sulla scorta dei seguenti due parametri: natura e dimensioni delle opere e loro destinazione e funzione; in base a tale criterio, dunque, non è necessario il permesso per costruire per modeste recinzioni di fondi rustici senza opere murarie, e cioè per la mera recinzione con rete metallica sorretta da paletti di ferro o di legno senza muretto di sostegno, in quanto entro tali limiti la recinzione rientra solo tra le manifestazioni del diritto di proprietà, che comprende lo ius excludendi alios o comunque la delimitazione e l'assetto delle singole proprietà; occorre, invece, il permesso, quando la recinzione è costituita da un muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica, incidendo esso in modo permanente e non precario sull'assetto edilizio del territorio.
Per la posa in opera di una semplice recinzione con paletti in ferro, non infissi in muratura nel terreno, non è necessaria alcuna richiesta di provvedimento concessorio, trattandosi di installazione precaria e rientrando tale opera tra le attività di mera manutenzione. Ne consegue che, non essendo necessario il previo rilascio della concessione edilizia, in caso di opera realizzata abusivamente non ne poteva essere intimata la demolizione, potendosi, al più, applicarsi la relativa misura sanzionatoria pecuniaria.

Quanto alla intervenuta realizzazione dei cancelli in ferro sia pedonali che sulla rampa del garage, in difetto del previo rilascio della concessione edilizia, si osserva che, per giurisprudenza consolidata in materia, l'installazione di un cancello, non comportando di norma la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, non richiede il rilascio di una concessione edilizia ma di una semplice autorizzazione e pertanto è irrogabile -ove non sia stata previamente acquisita detta autorizzazione- la sola sanzione pecuniaria e giammai la misura della demolizione (TAR Lazio Roma, sez. II, 03.07.2007, n. 5968).
Ed infatti le opere di recinzione e di chiusura dell'area condominiale, mediante l'apposizione di un cancello elettrico scorrevole, sono soggette al regime dell'autorizzazione di cui all'art. 10 della l. n. 47 del 1985; di conseguenza, il Comune, per dette opere, ove non autorizzate, non può applicare la disciplina sanzionatoria prevista nel caso di opere eseguite in assenza di concessione ad edificare ovvero in totale o parziale difformità dalla medesima (Consiglio Stato, sez. V, 19.06.2003, n. 3652).
Per quanto attiene, poi, alle opere di recinzione dell’area condominiale valgono i principi di cui di seguito, tenuto conto che, dal tenore testuale dell’impugnata ordinanza, emerge come trattatasi di una recinzione realizzata in tubolari di ferro a pettine posta al di sopra di un muretto preesistente.
La valutazione in ordine alla necessità della concessione edilizia per la realizzazione di opere di recinzione va effettuata sulla scorta dei seguenti due parametri: natura e dimensioni delle opere e loro destinazione e funzione; in base a tale criterio, dunque, non è necessario il permesso per costruire per modeste recinzioni di fondi rustici senza opere murarie, e cioè per la mera recinzione con rete metallica sorretta da paletti di ferro o di legno senza muretto di sostegno, in quanto entro tali limiti la recinzione rientra solo tra le manifestazioni del diritto di proprietà, che comprende lo ius excludendi alios o comunque la delimitazione e l'assetto delle singole proprietà; occorre, invece, il permesso, quando la recinzione è costituita da un muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica, incidendo esso in modo permanente e non precario sull'assetto edilizio del territorio (TAR Lazio Latina, sez. I, 03.09.2008, n. 1050).
Per la posa in opera di una semplice recinzione con paletti in ferro, non infissi in muratura nel terreno, non è necessaria alcuna richiesta di provvedimento concessorio, trattandosi di installazione precaria e rientrando tale opera tra le attività di mera manutenzione (TAR Lazio Roma, sez. II, 05.11.2004, n. 12554).
Ne consegue che, non essendo necessario il previo rilascio della concessione edilizia, in caso di opera realizzata abusivamente non ne poteva essere intimata la demolizione, potendosi, al più, applicarsi la relativa misura sanzionatoria pecuniaria
(TAR Lazio-Roma, Sez. II-ter, sentenza 11.09.2009 n. 8644 - link a www.giustizia-amministrativa.it).

anno 2000

EDILIZIA PRIVATA: Bellezze naturali e tutela paesaggistica.
Con riferimento a villino ad uso prevalentemente estivo sito in una località calda sottoposta a vincolo paesaggistico, la chiusura con inferriata di tre lati di un portico già murato sul quarto lato richiede la concessione edilizia (poiché il vano così ricavato in aggiunta a quelli preesistenti sicuramente si presta ad uso abitativo diurno, quanto meno nel periodo estivo) nonché l'autorizzazione dell'autorità preposta alla tutela del vincolo ambientale (posto che la posa in opera di pesanti cancellate non può non avere un considerevole impatto ambientale da valutarsi attentamente ad opera dell'autorità predetta (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 20.10.2000 n. 6776).